Il patrimonio androtecnico: Jocelyn Bell Burnell

Fra i commenti al mio ultimo post, Battaglie fra maschi, una lettrice mi chiedeva: ma cosa intende, la Deputata Ciprini, quando scrive:

Si vuole colpire il patrimonio androtecnico, inteso come insieme di strumenti, ruoli, pratiche, valori, norme, modi di pensare, sentire e agire di educazione al maschile, facendo sì che intere generazioni di uomini crescano senza più riferimenti dell’universo maschile?

Che cos’è il “patrimonio androtecnico”?

androtecnico

La Ciprini dice anche:

Il cognome del padre spesso tramandava ai figli il mestiere dei padri, il saper fare, come preziosa eredità di appartenenza a un ruolo sociale.

Perché i padri “sanno fare”, e lo tramandano. Le donne, le madri, sanno fare qualcosa? Hanno una preziosa eredità da tramadare?

A leggere la Deputata Ciprini sembrerebbe di no.

Come ha scritto a proposito della questione del cognome materno Camillo Langone, è idea comune e diffuse che la donna genera, mentre l’uomo si perpetua: questi sono i ruoli maschili e femminili ai quali la Ciprini fa riferimento.

La donna, una volta che ha generato – come ci mostra una inquietante serie di fotografie raccolte nel volume “The Hidden Mothers” (le madri nascoste) – è bene che si renda il meno visibile possibile.

hidden_mother

 

“La stragrande maggioranze delle opere umane sono state realizzate degli uomini”, mi scrisse tempo fa un mio commentatore. In un’altra occasione: “senza gli uomini le donne non avrebbero potuto rivendicare il diritto di studiare, perché non ci sarebbe stato nulla da studiare”.

Eppure di donne che sanno e sanno fare, donne che hanno scoperto, creato e inventato, se ne sono a bizzeffe. Solo che spesso, troppo spesso, il loro lavoro rimane celato allo stesso modo in cui la madre vittoriana è completamente ricoperta dalla tenda che fa da sfondo.

Ma proprio come questi due bambini cadrebbero a terra se non ci fossero le braccia invisibili di una donna a sostenerli, così “il sapere” e “il saper fare” degli uomini non sarebbe lo stesso senza il contributo delle donne.

Come è possibile – direte voi – rendere invisibile il contributo delle donne?

Un modo semplice semplice è premiare un uomo al posto loro.

Come è accaduto a Jocelyn Bell Burnell.

jocelyn_bell_burnellUna pulsar, nome che stava originariamente per sorgente radio pulsante, è una stella di neutroni, nome derivante dal fatto che contiene 20 volte più neutroni che protoni.

Le pulsar sono stati scoperte per caso, mentre si studiavano le emissioni radio delle stelle. Per la ricerca venne costruito un grande radiotelescopio e Jocelyn Bell, dottoranda, contribuì alla costruzione di questo telescopio, che copriva quattro ettari di campo Esaminando risme e risme di dati, Bell notò un’anomalia che a suo avviso meritava attenzione. Registrata nel dettaglio, questa anomalia mostrò un impulso regolare ad intervalli di 1,3 secondi. Quando Bell mostrò i suoi dati al suo supervisore, Antony Hewish, si sentì rispondere che 1,3 secondi era un intervallo di tempo troppo breve perché si potesse trattare di una stella. Il segnale venne soprannominato LGM1 (Little Green Men1), un nome che voleva alludere alla possibile esistenza di una evoluta civiltà extraterreste. Ma quando altri impulsi regolari vennero identificati in diverse parti del cielo, è diventato chiaro a tutti che si trattava di impulsi naturali. Queste fonti vennero chiamate pulsar.

Per il suo lavoro in radioastronomia e, in particolare, “il suo ruolo decisivo nella scoperta delle pulsar“, Hewish stato insignito del Premio Nobel per la Fisica nel 1974. Hewish ha condiviso il premio con un altro astronomo, ma alla Bell non è stato riconosciuto alcun titolo, nonostante il suo ruolo determinante nella scoperta e la sua ricerca ostinata del segnale anomalo che ha portato alla scoperta delle prime quattro pulsar.

Per approfondire:

Jocelyn Bell Burnell – Pulsar

The lady vanishes: Victorian photography’s hidden mothers

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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8 risposte a Il patrimonio androtecnico: Jocelyn Bell Burnell

  1. maura ha detto:

    Questa tesi è bellissima, dico quella della Ciprini. Secondo la quale esistono due tipi di paternità, entrambe mordi e fuggi. Una è quella biologica, di chi lascia il seme e sparisce e i suoi geni, per altro fino alla scoperta del dna alquanto opinabili, restano come eredità. Ma dei geni, si sa, spesso i padri si sono assai poco occupati, non ritenendola una eredità di un qualche valore in sé, riconducibile ad un po’ di sperma e quindi notoriamente di scarso valore. Per cui, che il pargolo ereditasse i suoi geni, non lo spingeva tipo a sottrarlo all’orfanotrofio se nato da madre non conforme (stuprata, sedotta, prostituta, occasionale…) da Claudio Villa a Maradona. Oppure, giacchè anche la madre trasmette geni, allora i geni contano veramente poco.(Dimenticando che alche il padre trasmette un sacco di geni femminili quanto maschili, ma questo ci porterebbe lontano.)
    Se invece la madre è conforma allora il padre trasmetterebbe il suo patrimonio androtecnico, inteso come insieme di strumenti, ruoli, pratiche, valori, norme, modi di pensare, sentire e agire di educazione al maschile, facendo sì che intere generazioni di uomini crescano con riferimenti dell’’universo maschile col COGNOME. Il cognome e bon, che dopo essere andato all’anagrafe di occasioni per trasferire il patrimonio androtecnico, inteso come insieme di strumenti, ruoli, pratiche, valori, norme, modi di pensare, sentire e agire di educazione al maschile…. il padre non ne ha altre . Oppure, che interesse avrebbe a trasmetterlo ad un figlio che possieda solo i suoi geni (cioè il suo sperma) e non il suo cognome (cioè, che cosa rappresenta il cognome, il possesso, la storia, che altro?) .
    Che poi, il figlio tipo di Maradona, cui è stato imposto il cognome di Maradona per legge, ma che Maradona non l’ha mai visto se non in fotografia, a calcio è una pippa (niente patrimonio androtecnico), per cui…..

  2. Vale ha detto:

    Ricordo la storia della scoperta delle pulsar, me la raccontò il mio prof quando ero entrata in tesi. Mi ha detto “Il professore ha preso il Nobel” e io “E la studentessa, che si era fatta tutto il lavoro?” “Ah, beh, lei si è dottorata a pieni voti!” “Beh, ma non è come prendere un Nobel :-/
    Senza parole…

  3. Il rasoio di Occam ha detto:

    Però in una cosa la apprezzo, questa Ciprini, è raro che una donna anti-femminista dica apertamente “ma che bello il patriarcato”. Sicuramente è meno contorta della post-femministe. Certo, del patrimonio androtecnico a lungo ha fatto parte anche quel ruolo di parlamentare che ella ingiustamente occupa, senza riguardo alcuno per la perdita di valori dell’universo maschile. Ma forse l’incoerenza fa parte del patrimonio ginotecnico che si trasmette attraverso la prima poppata? Su Kazzenger!

  4. L. ha detto:

    Ciao, ti lascio giusto un commento, visto che comunque l’argomento l’hai accennato e ormai il post è vecchio. Comunque, sul discorso della “madre” ci sarebbe da valutare anche il significato relativo alla fantasia/ideologia maschile in merito al fatto che “la madre aperta” (ovvero che viene percepita con la vagina aperta, dal quale è passata “la vita”) è terrifica. Mi spiego meglio riportandoti il breve stralcio che spiega il concetto (anche se ci sarebbero da riportare pagine e pagine per una visione più integrale, ma il commento risulterebbe un papiro :P) tratto da “la madonna” di Ida Maglio (nel suo periodo femminista, non la Ida Magli degli ultimi anni che ha rinnegato ogni cosa):

    “La prova più convincente la si trova, come sempre, nel cristianesimo dato che il cristianesimo ha tentato di portare a compimento, di condurre alla realizzazione perfetta, servendosi della trascendenza, ogni desiderio, ogni aspirazione degli uomini. La madonna incarna non soltanto quell’ideale di donna senza mestruazioni, totalmente chiusa, prima durante e dopo il parto, vergine madre, che i maschi inseguono ovunque (…) gli innumerevoli santuari mariani, le infinite statue della madonna (…) per quanto sia falsa e ingannevole, le donne non si sentono sole perché vedono ovunque la propria immagine e credono che questa le rispecchi, attesti la loro presenza nel mondo.”

    L’immagine della madre tutta velata, che hai messo, e il tuo commento
    “La donna, una volta che ha generato – come ci mostra una inquietante serie di fotografie raccolte nel volume “The Hidden Mothers” (le madri nascoste) – è bene che si renda il meno visibile possibile”, rappresenta un’altra conferma a quanto è evidente leggendo queste poche righe che “svelano l’idolatria – che poi, è una proiezione idealistica maschile – della maternità come la vorrebbero e percepiscono i maschi”

    Difatti la donna che ha partorito “deve nascondersi” proprio perché “quella sua vagina ormai aperta, che ha lasciato passare la vita” viene percepita come “minacciosa, angosciosa”. Da qui anche le prescrizioni antiche (esempio bibliche) che giudicavano una femmina con mestruo/che aveva partorito (i due estremi della biologia femminile che terrorizzano il maschio patriarcale) appunto impura, quindi “da mettere da parte”, da non poter essere toccata da un maschio, che se ne sarebbe “immondato”. Per questo i maschi patriarcali sono sempre stati ossessionati da imene/vagina/mestruazioni/parto, dal cercare di “metterli sotto controllo”.

    e ancora:

    “Vi si associa la verginità e, per quanto funzionale all’affermazione della paternità di Dio che l’ha fecondata, inizia con la verginità di una donna che partorisce il dramma logico che porta alla costruzione della Madonna.
    Il corpo femminile è “il contenitore” della cosa più sacra: l’essenza della mascolinità, lo sperma. Deve, quindi, essere totalmente puro da qualsiasi altro contatto.”
    “La teologia cattolica ha costruito a poco a poco, con la “madonna”, quello che gli uomini di tutti i tempi e di tutti i paesi hanno desiderato e tentato di costruire con le donne. La verginità prima, durante, dopo il parto, garantisce la chiusura nel momento più drammatico di comunicazione con il trascendente: l’apparizione del figlio. Ma non basta: la necessità che questo corpo sia privo di qualsiasi contaminazione sessuale ha guidato i teologi fino al dogma dell’immacolata concezione: la madonna perde qualsiasi concretezza biologica e diviene ciò che gli uomini desiderano: un corpo femminile perfettamente chiuso. Pertanto la madonna, priva del peccato di origine, non ha le mestruazioni, viene fecondata senza la rottura dell’imene e partorisce senza doglie e senza puerperio.”

    da qui, da questi simbolismi (maschili, dell’inconscio maschile) concetti come “velo che protegge”, “velo che tutela la donna”, “velo che si addice alle sante donne” ma anche sangue vaginale e uterino che viene percepito – dai maschi e di riflesso dalle femmine che fanno loro questa percezione – come oscuro, diabolico, infetto, ctonio e così via. Come fai notare tu, vediamo una donna completamente avvolta in un velo pesante, che occulta un corpo, che continua ad essere desiderabile per la sessualità maschile, e che pure “ha già dato forma allo sperma, prima contenendolo nel ventre, e poi facendolo formare in bambino, passato poi per “l’oleodotto” vaginale” [il termine così crudo non è mio, è usato da san Bernardo http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=555%5D e che pure “è bene che si renda il meno visibile possibile”.

    Avrei da dire molto di più tra citazioni e altro, magari citando anche la visione della Vagina in certi culti orientali della Shakti e molto altro passando per l’Africa e altri simbolismi che rappresentano le parti intime della donna e della madre, ma diventerebbe il solito papiro ed evito 😛 comunque, per chi fosse interessata ad approfondire miti, allegorie, simboli ecc. sulla vagina “della vergine, della madre che ha partorito” ecc., come l’hanno percepita i maschi (anche nelle tante forme di dominio androcentrico, non ultima “la vagina straziata nello stupro e offesa”), nei simbolismi della cultura, suggerisco l’ottimo libro “Vagina” di Naomi Wolf.

    p.s perdona sempre la mia pesantezza nel chiederti le cose, posso sapere che ne pensi e se hai letto qualcosa (pro e contro del pensiero che ti sei fatta sull’argomento) su quei libri dedicati al simbolismo religioso, allegorico, psichico, archetipi e via dicendo che formano le visioni culturali di un dato popolo e/o data epoca, che vengono partoriti dalla mente umana, come si modificano, come ci influenzano e via dicendo? sarei curiosa di sapere che ne pensi (forse hai fatto qualche post, ma siccome il tuo lavoro è mastodontico non sono neanche sicura di riuscire a visionarlo tutto) Farai mai (per mera curiosità di quelle come me che se lo chiedono) (o hai già fatto?) un post dove ci elenchi tutti i libri/autori/autrici su cui ti sei formata e che sono stati fondamentali nel tuo percorso culturale? Te lo chiedo perché daresti la possibilità di leggere le cose che hai letto tu, negli anni, a chi condivide letture a tema femminista (e ciò che ruota intorno) ma magari si è persa qualche autrice/autore. Ammetto che ho la fissa della bibliografia, sono curiosa di sapere sempre l’elenco di letture per vedere cosa mi manca da leggere 😀

    • Un post dove ci elenchi tutti i libri/autori/autrici su cui mi sono formata? Una bibliografia della mia vita? Beh, considerato che il primo libro vero e proprio (era “Piccole donne”, di Louisa May Alcott, il primo libro non si scorda mai) l’ho letto a 5 anni (quando sono nata io andava di modo il metodo Doman, “leggere a tre anni”) e che leggere mi piace moltissimo, non so proprio se sarei in grado di fare una cosa del genere. La verità è che neanche mi ricordo tutto quello che ho letto. A volte, i libri mi tornano in mente all’improvviso, leggo una frase, e mi torna in mente un autore, un volume, che fino a poco prima non ricordavo affatto di aver letto. Tutto quello che ho letto, da quel primo libro in poi, ha sicuramente avuto un ruolo in quello che sono oggi e non sono in grado di fare una selezione in base all’influenza che i testi hanno avuto sul mio essere oggi una donna femminista. E’ stato più importante “Memorie d’una ragazza perbene” di Simone de Beauvoir, oppure Stephen King, quando ero adolescente? Ricordo un’estate – avrò avuto 15 o 16 anni – ero ospite di una zia, e lessi tutti i suoi romanzi di Barbara Cartland 🙂 Hanno contribuito alla mia formazione di donna femminista? Senza dubbio. Anche se oggi non saprei citarti neanche uno dei titoli. Non so dire, davvero, cosa sia stato “fondamentale” e cosa non lo è stato. Sono sempre stata disordinata, nelle mie letture. Ci sono stati dei momenti in cui un libro ha dato una certa direzione alle mie riflessioni. Dei “turning point”, potremmo definirli. Come quando lessi da giovanissima “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti, ad esempio. Dovrei mettermi a tavolino e pensarci, per qualche mese, magari.

      • L. ha detto:

        magari sì, se avrai tempo (e voglia) magari fai un punto della situazione con i libri più importanti che giudichi fondamentali, tipo top 10. Anzi, potresti anche accoppiarli poi a dei link di qualche tuo scritto che tratta lo stesso argomento, di modo che poi diventa interessante collegare il libro con l’argomento che hai trattato. Magari, sarebbe divertente, puoi anche citare i libri che invece giudichi pessimi xD e divertirti a cestinarli.

        Nel mio caso, io avendo una memoria fotografica ricordo tutte le copertine dei libri che sono stati fondamentali, nella mia vita, soprattutto dai 18 anni in su 🙂 poi onestamente quelli davvero fondamentali si possono ridurre anche solo a 3 o 4 scritti da autrici radicali, che giudico la summa totale che poi è diventato il mio pensiero. Eppure, strano a dirsi, anche i libri orribili, sì, quei classici puzzolenti del pensiero maschilista, sono stati fondamentali per giungere a certe consapevolezze (“aprire gli occhi”) che prima non potevo avere, visto che non potevo immaginare che questo o quel maschio del passato fosse stato in grado di “partorire” simili deliri contro le donne 😛 . Quindi forse anche la letteratura da misogino ha un suo perché e una sua ragione di essere, se la usi per “far aprire gli occhi alle donne”…

        p.s “Piccole donne” lo lessi anch’io a 9 o 10 anni, forse. Ma ricordo molto poco, nel senso che non saprei dire se fosse un libro proto-femminista o piuttosto il suo contrario. Forse Jo era quella più “femminista di tutte”, tra le altre sorelle, di cui ho nebulosi ricordi. Ma onestamente, devo proprio rileggerlo con gli occhi (e la consapevolezza) di adesso.

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