Perché lo fa?

Una traduzione da Ten reason to stay the same (“Why Does He Do That? Inside the Minds of Angry and Controlling Men” di Lundy Bancroft).

aiutiamo

Per rispondere alla domanda “Perché lo fa?” dobbiamo esaminare su cosa si basano i comportamenti di chi maltratta. Ad un primo livello di analisi ci sono gli atteggiamenti, le convinzioni di chi abusa e le sue abitudini – i pensieri che quotidianamente stanno dietro i comportamenti, che abbiamo esaminato. Ad un secondo livello di analisi c’è il processo di apprendimento che trasforma alcuni ragazzi in uomini maltrattanti o, in altri termini, il modo in cui i determinati valori si trasmettono, che è l’argomento del capitolo 13.

C’è anche un terzo livello, che è raramente menzionato nelle discussioni intorno alla violenza domestica, ma che in realtà è una delle dinamiche più importanti: i benefici che un aggressore ottiene, benefici che rendono quel comportamento desiderabile per lui. In che modo è gratificante la violenza? Da cosa questo modello distruttivo trae un rinforzo?

Si consideri il seguente scenario: mamma, papà e i loro figli stanno cenando. Il papà è nervoso e irritabile, critica tutti durante il pasto, diffondendo tensione intorno come fosse elettricità. Quando finisce di mangiare, si alza da tavola bruscamente e si appresta ad uscire dalla stanza. La figlia di 10 anni dice: “Papà, dove stai andando? E’ il tuo turno di lavare i piatti.” A queste parole, il papà esplode, urlando: “Tu stronzetta, non osare dirmi cosa fare! In faccia te li tiro i piatti!” Afferra un piatto dal tavolo, finge di lanciarlo contro di lei, poi si allontana e lo getta con violenza sul pavimento. Ribalta una sedia ed esce dalla stanza. La mamma e bambini sono terrorizzati; la figlia scoppia in lacrime. Il papà riappare sulla soglia e urla che avrebbe dovuto stare zitta, così lei tenta di soffocare le lacrime, senza riuscirci. Senza toccare nessuno, papà ha scioccato e provocato dolore all’intera famiglia.

La settimana successiva, stessa famiglia. La cena si svolge abbastanza normalmente, senza la tensione della settimana precedente, e di nuovo il papà si alza appena finisce di mangiare. Un membro della famiglia gli ricorderà che è il suo turno di lavare i piatti? Ovviamente no. Passeranno molti mesi prima che qualcuno faccia nuovamente lo stesso errore. Li laveranno loro, magari litigheranno su chi deve farlo, scaricando l’uno sull’altro la frustrazione causata dalla mancanza di impegno del papà. Il comportamento spaventoso di papà ha creato un contesto in cui egli non dovrà lavare i piatti se non ne ha voglia, e nessuno avrà il coraggio di richiamarlo ai suoi doveri.

Ogni abuso comporta un vantaggio al maltrattante, proprio come in questo esempio. Nel corso del tempo, l’uomo acquisisce una collezione di comfort e privilegi. Ecco alcuni dei motivi per cui potrebbe essere così determinato a non fermarsi:

1. La soddisfazione intrinseca fornita dal potere e dal controllo

L’uomo maltrattante guadagna potere attraverso i suoi comportamenti coercitivi e intimidatori  – una sensazione potente. Chi detiene il potere si sente importante e vigoroso e prova un momentaneo sollievo dalle normali angosce della vita. Non è il dolore della donna che gli piace; la maggior parte dei maltrattanti non è sadica. In realtà, spesso l’uomo maltrattante deve fare uno sforzo per proteggersi dalla propria naturale empatia verso la partner. Il sentimento che lo governa è il piacere che prova ad ottenere potere.

Eppure la corsa inebriante al potere è solo l’inizio. Se fosse l’unico beneficio che si trae dal maltrattare il proprio partner, sarebbe molto più facile per me per indurre i miei pazienti a cambiare.

2. Ottenere ciò che vuole, soprattutto quando di tratta di cose che contano per lui

Una relazione comporta una serie infinita di trattative per trovare un compromesso che bilanci le esigenze, i desideri e i gusti di due persone diverse. Molti dei compromessi sono questioni di enorme importanza per la vita emotiva di ciascun partner, come ad esempio:

– Trascorreremo il Natale con i miei parenti, il che mi rende felice, o con i tuoi parenti, che mi danno sui nervi e sono così diversi da me?

– Stasera ceniamo al mio ristorante preferito, o in un luogo che non sopporto nel quale i bambini vanno si di giri e mi irritano?

– Vado da solo alla mia festa nel mio ufficio, cosa che mi fa stare male, o hai intenzione di venire con me, anche se preferiresti trascorrere la serata a fare qualsiasi altra cosa pur di non venire?

È importante non sottovalutare l’impatto che mediare per risolvere situazioni di questo genere ha sulla vita di coppia, giorno dopo giorno. La felicità in un rapporto dipende molto dalla capacità di ottenere che i bisogni individuali vengano ascoltati e presi in seria considerazione. Se queste decisioni sono prese con un partner violento, l’altro subirà delusioni e delusioni, dovrà sopportare il sacrificio costante delle proprie esigenze. Il maltrattante, invece, godrà il lusso di un rapporto in cui raramente deve scendere a compromessi, otterrà sempre ciò che vuole in cambio di nulla. Il maltrattante mostra la sua generosità quando la posta in gioco è bassa, e solo perché così gli amici potranno vedere che bravo ragazzo che è.

Il maltrattante ottiene tutti i vantaggi di essere in una relazione senza i sacrifici che normalmente comporta. E questo è uno stile di vita piuttosto privilegiato.

3. Qualcun altro si accolla i suoi problemi

Avete mai sofferto una terribile delusione o una perdita dolorosa e per questo avete cercato qualcuno da incolpare? Per esempio, siete mai stati brutali con il commesso di un negozio perché eravate usciti sconvolti dal lavoro? La maggior parte delle persone prova l’impulso di scaricare i suoi sentimenti negativi sugli altri, anche se non c’entrano niente, perché è un modo per alleviare – temporaneamente – la tristezza o la frustrazione. Certi giorni dobbiamo stare attenti a non aggredire il prima che passa.

L’uomo maltrattante non sta attento, invece. Piuttosto si considera nel pieno diritto di usare la sua partner come una sorta di discarica umana dove può riversare tutto il dolore e  le frustrazioni che la vita gli procura. Lei è un obiettivo sempre a disposizione, al quale è facile dare la colpa – in quanto partner è perfetto – e lei non lo può impedire, perché se ci prova otterrà un trattamento ancora peggiore. La scusa dell’uomo maltrattante, dopo che ha scaricato tutte le sue angustie su di lei, è che la vita è particolarmente dolorosa – una razionalizzazione inaccettabile anche se fosse vera, e generalmente non lo è.

4. Manodopera gratuita e tempo libero per lui

Nessun uomo violento fa la sua parte di lavoro in un rapporto. Approfitta del duro lavoro della compagna in casa: pulire, lavare, cucinare, curarsi dei bambini e gestire la miriade di dettagli della quotidianità. Oppure, se è uno di quei pochi maltrattanti che contribuisce materialmente alla vita familiare, sfrutta la partner emotivamente, richiedendo costantemente attenzione, cura e supporto, e restituendo ben poco.

Questo lavoro che lei svolge senza alcun riconoscimento significa tempo libero per lui. Tutto il tempo che lui spende a parlare di sé lo solleva dall’onere di ascoltare a sua volta. I lunghi giorni del fine settimana, quando lei si prende cura dei bambini, gli danno la possibilità di guardare lo sport in TV, di dedicarsi alle arrampicate su roccia, o di scrivere il suo romanzo. I miei pazienti non sembrano notare che qualcun altro svolge un mucchio di lavoro; le cose vengono fatte, come per magia, e quando descrivono le partner, le definiscono “pigre”. Eppure, a un livello più profondo, il maltrattante si rende conto di quanto duramente lavora la sua partner, perché è disposto a combattere con le unghie e con i denti per non condividere tutti quegli impegni. E’ così abituato al lusso di non far niente che parla spesso della sua stanchezza, esagerando, per giustificare la sua interpretazione della realtà.

Gli studi in merito hanno dimostrato che nella coppia le responsabilità domestiche non sono equamente condivise. Tuttavia, una donna il cui partner non è maltrattante almeno ha la possibilità sottolineare il maggiore carico di lavoro che svolge per insistere sul fatto che l’uomo si faccia carico della sua parte. Con un uomo violento una simile affermazione viene ignorata, o peggio, la donna finisce con lo scontarla.

Il maltrattante va e viene come gli pare, si assume o ignora le responsabilità a suo capriccio, ed evita tutto quello che trova troppo sgradevole. In effetti, alcuni maltrattanti sono raramente in casa e a tutti la casa serve solo come base per il rifornimento periodico.

5. Essere al centro dell’attenzione, con priorità data alle sue esigenze

Quando una donna è maltrattata, chi riempie i suoi pensieri? Lui, il maltrattante, naturalmente. Medita continuamente su come rabbonirlo in modo che non esploderà, su come apparire migliore ai suoi occhi, su come sollevare delicatamente una questione importante con lui. Le rimane poco spazio per pensare alla sua vita, che si modella sul maltrattante; lui vuole che lei pensi a lui. Il maltrattante ottiene il pieno soddisfacimento dei suoi bisogni fisici, emotivi e sessuali. E se la coppia ha figli, l’intera famiglia si sforza di migliorare il suo buon umore e risolvere i suoi problemi, nella speranza che questo gli impedisca di farli a pezzi. Costantemente al centro dell’attenzione e sempre in grado di ottenere ciò che vuole, il maltrattante ha la garanzia che i suoi bisogni emotivi vengano soddisfatti alle sue condizioni – un lusso al quale è restio a separarsi.

6. Controllo finanziario

Il denaro è una delle principali cause di tensione nei rapporti moderni, almeno nelle famiglie con bambini. Le scelte che riguardano il denaro hanno enormi implicazioni sulla qualità della vita, ad esempio: chi fa gli acquisti più importanti per lui o lei; che genere di investimenti si fanno per il futuro, compreso il problema della pensione; quanto e come investire per il tempo libero e i viaggi; chi va a lavorare; chi non va a lavorare e chi no, e come soddisfare le esigenze dei bambini. Non avere voce in capitolo quando si tratta di queste decisioni è una negazione monumentale dei diritti dell’individuo e ha implicazioni a lungo termine. Il maltrattante che prende da solo questo tipo di decisioni importanti estorce enormi benefici per se stesso, nel caso che la famiglia sia a basso reddito come nel caso sia ricca. Una delle tattiche più comuni che sento a questo proposito, per esempio, è che il maltrattante riesce a intrallazzare in modo da cointestare o intestarsi le proprietà della partner – la sua auto o la sua casa. Ho avuto pazienti il cui abusi erano quasi interamente di tipo econimico, gente che è riuscita a sottrarre molte migliaia di dollari ai partner, apertamente o ingannando.

La violenza economica è mirata a fare in modo che nel caso la relazione finisse, il maltrattante si troverebbe in una situazione migliore della partner. Questo squilibrio rende più difficile per lei il lasciarlo, soprattutto se deve trovare un modo per mantenere i suoi figli. Il maltrattante può anche minacciare di usare il suo vantaggio economico per assumere un buon avvocato e richiedere la custodia dei figli, che è la prospettiva più terrificante per una donna abusata.

7. La sua carriera, la sua istruzione o altri obiettivi sono la priorità

Strettamente intrecciata al controllo economico è la questione della priorità degli obiettivi personali. Se il maltrattante ha bisogno di rimanere fuori la sera per studiare per un diploma che gli consentirà di migliorare la sua situazione lavorativa, lo farà. Se un’opportunità di carriera per lui comporta lo spostamento in un altro stato, è probabile che ignorerà l’impatto che la sua decisione può avere sulla partner. Lei può perseguire i suoi personali obiettivi solo se non interferiscono con quelli del maltrattante.

8. Ottenere lo status di partner e/o padre senza sacrifici

Grazie alla sua capacità di piacere alla gente e all’energia vitale che sfodera quando è sotto gli occhi di tutti, l’uomo violento è spesso visto come un partner insolitamente divertente e amorevole, e un papà dolce e impegnato. Si gode i sorrisi e l’apprezzamento che riceve da parenti, vicini, e tutti coloro che non sono a conoscenza del suo comportamento in privato.

9. L’approvazione dei suoi amici e parenti

Un maltrattante è portato a scegliere amici che condividono i suoi atteggiamenti. Potrebbe provenire da una famiglia abusante; suo padre o il patrigno potrebbero essere stati il modello di riferimento dal quale ha imparato a trattare le donne. In un contesto sociale del genere, ottiene approvazione ogni volta che dimostra di saper controllare la partner, ogni volta che la “rimette al suo posto” e ridicolizza le sue lamentele su di lui. I suoi amici e parenti possono anche allearsi con lui sulla base della comune opinione donne in generale, pregiudizi come “le donne sono irrazionali, vendicative, o avare”. Per questo l’uomo che rinuncia a maltrattare deve anche rinunciare alla sua squadra di cheerleaders.

10. Due pesi e due misure

Un uomo violento impone, sottilmente o apertamente, un sistema nel quale lui è esente dal rispettare le regole che applica agli altri. Lui può permettersi di avere relazioni occasionali, “perché gli uomini hanno le loro esigenze”, ma appena lei posa lo sguardo su un altro uomo è una “puttana”. Lui può urlare nel corso delle discussioni, ma se lei alza la voce, allora è un’ “isterica”. Lui può prendere i figli per un orecchio, ma se lei afferra il figlio e lo mette in castigo perché magari l’ha colpita, è una “madre abusante”. Lui è libero di gestire i suoi impegni, mentre lei deve rendere conto ogni momento di ciò che fa. Lui può rimarcare le colpe di lei, ma è al di sopra di ogni critica, e non deve mai confrontarsi con le conseguenza delle sue azioni egoistiche e distruttive. L’uomo maltrattante ha il privilegio di vivere secondo una speciale serie di criteri che sono stati progettati solo per lui.

Rileggete rapidamente questa impressionante collezione di privilegi. C’è da meravigliarsi che gli uomini violenti siano riluttanti a cambiare? I vantaggi che si ottengono per mezzo della violenza sono un grande segreto, raramente menzionato nella nostra società. Perché? Soprattutto perché i maltrattanti sono specialisti nel distrarre la nostra attenzione. Essi non vogliono che si noti quanto questo sistema funzioni bene per loro (e di solito non hanno nemmeno voglia di ammetterlo con se stessi). Se li prendiamo in carico, dobbiamo smettere di sentirci dispiaciuti per loro e iniziare invece a ritenerli responsabili delle loro azioni. Finché continueremo a vedere i maltrattanti come vittime o come mostri fuori controllo, essi continueranno a rovinare delle vite. Se vogliamo cambiare gli uomini maltrattanti, dovremo imporre loro di rinunciare ai privilegi che ottengono sfruttando gli altri.

Quando vi sentite ferite o confuse dopo uno scontro con il vostro partner maltrattante, chiedetevi: che cosa stava cercando di ottenere con quello che ha appena fatto? Qual è il vantaggio per lui? Porsi questo genere di domande può aiutare a chiarire le dinamiche e comprendere le sue tattiche.

Certamente l’uomo maltrattante perde anche qualcosa a causa del suo agire violento. Perde la possibilità di vivere un vero rapporto intimo con la sua partner, ad esempio, e la sua capacità di provare compassione ed empatia. Ma spesso queste non sono cose alle quali lui dà un qualche valore, quindi non è in grado di sentirne la mancanza. E anche se volesse una maggiore intimità, quel desiderio è superato dal suo attaccamento ai benefici che gli derivano dagli abusi che perpetra.

Per approfondire:

I libri raccontati dagli Editori. “Uomini che maltrattano le donne” di Lundy Bancroft

Uomini che maltrattano le donne

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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23 risposte a Perché lo fa?

  1. Paolo ha detto:

    qualche sadico tra i maltrattanti secondo me c’è. Comunque uno che si fa intestare le propietà della moglie è un imbroglione, forse uno stronzo, non necessariamente un violento

  2. enola78 ha detto:

    Un’analisi veramente interessante ed illuminante. Personalmente non avevo mai pensato a tutti i vantaggi che un abusante trae dal suo comportamento; l’unico vantaggio davvero diretto che mi veniva in mente era la sensazione di potere. Fa “piacere” vedere come in realtà tutto abbia uno scopo, e davvero l’abusante non è un “pazzo” che ha un “raptus” ma è una persona che fa ciò che fa di solito per riceverne qualcosa di tangibile in cambio.
    Mentre leggevo i vari punti, sorvolando sul controllo finanziario e su dinamiche tipicamente adulte, mi tornavano alla mente alcuni capricci di mio figlio di 2 anni. Sì perché molti dei comportamenti che ho letto sembrano portati avanti da un bambino che, come la maggior parte dei bambini, vive in un ambiente in cui è abituato ad una serie di scenari: avere l’attenzione di chi gli sta intorno accentrata su di sé, ottenere spesso quel che vuole (coi capricci magari), avere sempre qualcuno che gli risolve i problemi, non dover pensare ai bisogni altrui ma solo ai propri e quindi pretendere di vedere soddisfatte le proprie esigenze anche a discapito degli altri, non dover pensare a faccende domestiche o simili e potersi dedicare alle attività che più gli piacciono e che lo faranno “crescere”. A me viene proprio da pensare che questi abusanti siano rimasti bambini, che per qualche motivo la loro mente non abbia fatto il salto da bambino ad adulto, e che utilizzino il loro status di adulto per rafforzare questi comportamenti ormai infantili. Ma sarà colpa loro? O colpa dei genitori? O colpa della società? O di tutte queste cose e non solo? Non so proprio dare una risposta, ma forse se la conoscessi saremmo già a buon punto…

    • IDA ha detto:

      enola78, hai colto il punto, chi ricerca il potere chi detiene il potere, chi ama il potere; è monto infantile, come è compulsivo, ossessivo, paranoico, sono persone maniacali e assillanti… in pratica molto sgradevoli..

  3. IDA ha detto:

    È talmente vero tutto questo; che mi ha fatto pensare ad una mia ex collega di lavoro, veniva a lavorare anche con la febbre, perché penso, che il lavoro era il suo unico momento di libertà, il controllo del marito su d lei, era tale che lei non aveva un conto corrente, un unico conto, in modo che lui poteva avere il controllo di ogni spesa che lei faceva.. Una volta nel parcheggio della società in cui si lavorava, ci graffiarono le macchine, lei si mise a piangere, non per il danno subito, ma per come farlo sapere al marito senza ricevere insulti e rimproveri.. Una cosa che l’articolo non cita o mi è sfuggito.. il famoso metodo “il bastone e la carota”, lui la riempiva di regali, anche costosi come anelli o orologi..ricordo quando andai a trovarla, dopo il parto del suo secondo figlio, lui offriva Champagne a tutti, aveva comprato due casse da dodici di Veuve Clicquot, e lo faceva notare a tutti, era al centro dell’attenzione, che lei avesse avuto un parto non facile e il cesario, era di seconda importanza.. era lui l’eroe…..
    Quello che ci si può domandare, perché certe donne, anche come lei che non sono nemmeno delle sprovvedute, accettano questa situazione? Le risposte possono essere molteplici, ma penso che questi uomini abusanti non si fanno riconoscere subito, e attuano la loro strategia lentamente, goccia dopo goccia, diventando sempre più ipercritici, isolando la loro vittima, colpevolizzandola, distruggendola nell’autostima. E quando lei si rende conto, è troppo tardi è in trappola, è una schiava e inizia a pensare come una schiava. Ogni sua azione e pensiero è in relazione con il suo padrone e considera tutto questo normale.. poi i figli ecc.. ecc..

  4. Angela Giuffrida ha detto:

    Considerare un semplice calcolo di benefici un fenomeno brutale che conduce spesse volte all’assassinio è a dir poco riduttivo. Non solo i singoli uomini maltrattanti, ma tutte le società maschiocentriche traggono enormi benefici dallo sfruttamento delle attività di cura non riconosciute malgrado producano un’enorme ricchezza, calcolata dal 30 al 50% del PIL. Tale sfruttamento veniva giustificato nella “democraticissima” Atene dai filosofi perché consentiva agli uomini la libertà nella sfera pubblica. Secondo me esso ha potenziato invece la naturale dipendenza maschile dalle donne ed ha impedito lo sviluppo di una razionalità aperta, capace di comprendere il vivente e le sue necessità. L’orizzonte cognitivo ne è stato fortemente limitato; chi, infatti, non riconosce e rispetta l’altra/o non può pretendere riconoscimento e rispetto per sé, se inoltre per lui la vita altrui non vale niente dovrà accettare che la sua non abbia valore per gli altri. I furbi sono in realtà piuttosto stupidi perché legittimano la prevaricazione e la violenza di cui prima o poi saranno vittime.

    • Questa è una prospettiva, una lettura del fenomeno, che limita il suo sguardo ad aspetto intimo, ridotto: la realzione di coppia eterosessuale. Una lettura che va integrata con una prospettiva più ampia, che abbraccia prima la società, e poi la storia…

      • Angela Giuffrida ha detto:

        La società e la storia non esistono senza i viventi umani che le producono. Partire da questi ultimi perciò non significa ridurre il problema, ma semplicemente raddrizzare la realtà e individuare la vera fonte dei problemi. Piaccia o non piaccia bisogna riconoscere e fare i conti con un’occupazione millenaria delle società umane da parte di un sesso – quello maschile – che le gestisce in toto usando categorie mentali parziali e riduttive, platealmente inadatte a gestire la complessità del mondo vivente. Il lamentato appiattimento sulla coppia esterosessuale, obliando la varietà e variabilità degli organismi, è tipico di tale sistema di pensiero.

      • Io non ho usato il termine “ridurre”, ma “limitare”. A mio parere un’analisi del modo in cui la violenza sessista si realizza all’interno della coppia eterosessuale non può che partire da una necessaria premessa: un’analisi della società patriarcale. Se si dimentica questa premessa, è vero, ci si riduce a parlare di “violenza relazionale”, una lettura che commette di l’errore di escludere la più ampia prospettiva di genere.
        L’utilità di un una simile analisi, a detta del suo autore, è meramente pratica. Quello che Bancroft ha voluto scrivere è una sorta di manuale in grado di fornire ad una particolare tipologia di vittime – le vittime di violenza domestica – gli strumenti per individuare un uomo maltrattante e liberarsene prima del più drammatico degli epiloghi: il femmicidio. (questa è l’intenzione che ha dichiarato nelle interviste)
        Ciò che compete ad un manuale del genere non è certo offrire una soluzione del problema della violenza di genere, che è molto più vasto e non si riduce al fenomeno della violenza domestica.

      • Paolo ha detto:

        non parlerei di appiattimento, è solo che le coppie etero sono numericamente di più quindi per un mero fatto statistico la maggior parte delle violenze domestiche riguarderà una coppia etero per la stessa ragione per cui in Australia la maggior parte dei criminali sarà di nazionalità australiana

      • Io volevo dire che oltre alla violenza domestica ci sono molti altri modi in cui la violenza di genere si manifesta: nella nostra società occidentale le donne, in virtù della discriminazione, soffrono violenza istituzionale, molestie nel luogo di lavoro ecc. Questo intendevo.

  5. Dan ha detto:

    Complimenti per l’articolo. Un’analisi dettagliata che mi ha riportato alla memoria episodi dell’infanzia. Mio padre é del tipo descritto, per cui molte delle situazioni le ho sperimentate dal vivo. Soprattutto per quanto riguarda la situazione economica. Mia madre non ha mai considerato il divorzio perché non aveva un impiego fisso, pur lavorando duramente in casa e anche “in nero”.

    Chi detiene il potere é chi detiene il patrimonio. Per questo mi stupisce sempre che ci siano cosí tante donne che vogliono “fare le casalinghe” e si mettono volontariamente “a disposizione” di un uomo. Senza indipendenza economica ci si rende schiavi.

  6. Vale ha detto:

    Sarò strana, ma io francamente avevo sempre pensato che uno fa il violento perché gli conviene, e sì, avevo considerato tutta questa serie di vantaggi. Ecco perché non riesco a spiegarmi come tanti giornalisti non ci arrivino…

    • Il rasoio di Occam ha detto:

      Forse è perché, eliminata la violenza, queste relazioni squilibrate hanno molto in comune con quelle “normali”? Basta vedere la reazione alle parole della Boldrini sugli stereotipi del lavoro domestico. La maggior parte degli uomini sposati che conosco hanno più tempo libero, danno per scontata la non-condivisione dei lavori domestici, danno per scontato che i loro obiettivi professionali e di svago abbiano la precedenza su quelli della famiglia, parlano più di quanto ascoltano, si sentono più in diritto di esprimere negatività (per esempio criticare, usare sarcasmo, esprimere insofferenza, prendere in giro), in poche parole la mancanza di reciprocità è la cifra di moltissime relazioni eterosessuali non violente (?). Non è una cosa piacevole da ammettere.

  7. Chiara Boato ha detto:

    Aiuto siamo messi bene, purtroppo trovo questo articolo molto interessante, sopratutto nel rivelare che certi comportamenti conquistano spazio senza l’uso della violenza fisica, ma esclusivamente grazie alla violenza “minacciata”

  8. Uno Ganzo ha detto:

    Io non lo faccio perché pratico la castità e parlo alle donne solo da dietro uno schermo. Perché vivo così? Perché quando instaurai una relazione con una ragazza mi sentivo così: o la dominavo o ne venivo dominato. Siccome però l’iperpotenza femminista mi impedisce di dominare le donne senza sentirmi in colpa, finivo dominato. Però ho sempre trovato umiliante il farmi dominare, ed anche triste. A molti e molte piace, ma a me no. Ovviamente queste violenze di cui parlate voi scoppiano quando l’uomo sadico incontra o una masochista che poi si converte oppure quando considera normale il suo sadismo e crede che tutte le donne siano masochiste. In realtà questo succede anche al contrario solo che non passa in tv perché di solito gli stuprati o gli uccisi da donne vengono uccisi con il cianuro che lo fa sembrare un enfisema o stuprati con un dildo che impedisce di rintracciare il DNA. Quindi ho deciso di rinunciare all’amore. Preferisco la scienza. L’unico dispiacere è che non avrò una discendenza.

    • Sono certa che il tuo obiettivo era risultare divertente. Non fa ridere però.

      • Uno Ganzo ha detto:

        Signorina Ricciocorno,
        forse parlare di obiettivi ha poco senso. Senz’altro c’è di mezzo un tono umoristico. Dall’altro il tono umoristico riguarda cose assolutamente vere, serie. Dall’inizio alla fine. Io non mento mai: neanche quando scherzo. Il punto è che c’è molto di assurdo nelle cose che accadono: questo assurdo è come l’ironia del fato nei confronti dell’uomo (o della donna, visto che sennò mi si dà del sessista). Parlare di quest’assurdità richiede un tono umoristico. O preferirebbe che io mi trascinassi al suolo piangendo per il fatto che non riesco ad amare o che non avrò una discendenza?

      • Non nutro nessuna speranza che uno così possa dolersi non solo del non amare, ma soprattutto del non saper provare un minimo di empatia. .. potrei provare a spiegare che non esistono solo dominio e sottomissione, ma anche altre modalità di relazione, ma non credo ti interessi e poi sono in ferie.

      • Uno Ganzo ha detto:

        Lo so bene che esistono altre modalità di relazione. Però io non riesco ad attuarle, non ne ho la capacità, ho un blocco psicologico: sono malato? Può darsi. Nel momento in cui provo a cambiare vengo sopraffatto dalle mie emozioni. Ho chiesto aiuto a più di uno psicoterapeuta, ma ahimè, sono anche abbastanza povero e la psicoterapia costa. Forse non sono malato, forse ho solo una gerarchia di valori appresa che non mi si scrolla di dosso. Oppure questi miei “valori” sono innati, scritti nel mio DNA. Se anche questo fosse vero, un conto è decidere di porre nuovi valori, un altro è porli effettivamente. Ci sono innumerevoli variabili in gioco e potrei finire peggiorando la situazione. Intanto l’astinenza sessuale e l’assenza di relazioni con le donne mi aiuteranno a riflettere. Poi chissà.
        Non mi biasimi per questo, io la trovo simpatica.

      • Mi spiace, non era mia intenzione dare l’impressione di biasimare l’assenza di relazioni, anzi, tutt’altro.

      • Uno Ganzo ha detto:

        “[…]Così è la stessa cosa ubriacarsi in solitudine o guidare i popoli. Se una di queste attività prevale sull’altra non sarà a causa del suo scopo reale, ma a causa del grado di coscienza che essa possiede del suo scopo ideale; e, in questo caso, succederà che il quietismo dell’ubriaco solitario prevarrà sull’inutile agitazione del condottiero di popoli. […]”

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