La risata

Andersen

La pura, spontanea risata, quella che sentiamo provenire dalla bocca dei bambini e di sciocche donne, è tenuta in discredito. Si sostiene sia la voce della frivola stupidità, che non trae ispirazione né dal sapere né dall’emozione, che non offre messaggi, non comunica informazioni; è un’emissione vocale come l’abbaiare di un cane o il belato di una pecora, ed è al di sotto del livello di dignità di una razza che ha inventato una lingua per potersi esprimere. Ma ci sono cose che vanno oltre le parole e non al di sotto, e la risata è una di queste. (…)

La risata è l’espressione dello spirito comico dentro di noi, e questo spirito ha a che fare con le stranezze, le eccentricità, le deviazioni da una modello riconosciuto. Esprime il suo commento nella risata improvvisa e spontanea che scoppia senza che quasi sappiamo perché, senza che possiamo dire quando.

Se ci prendessimo il tempo per pensare – per analizzare l’impressione che lo spirito comico registra – senza dubbio scopriremmo che ciò che è superficialmente comico, è fondamentalmente tragico, e mentre avremmo il sorriso sulla labbra, i nostri occhi si riempirebbero di lacrime. Questa -le parole sono di Bunyan – è stata accettata come definizione dell’umorismo; ma la risata della commedia non comporta l’obbligo delle lacrime.

Nello stesso tempo, sebbene il suo compito sia relativamente lieve se confrontato con quello dell’umorismo vero e proprio, il valore della risata nella vita e nell’arte non può essere sopravvalutato. L’umorismo abita sulle vette; solo le menti eccezionali possono salire sulle cime da dove tutti gli aspetti della vita si possono vedere come in un panorama; ma la commedia cammina sulla strada comune e riflette il banale e il casuale, le colpe veniali e le particolarità di tutti quelli che passano davanti al suo lucido specchietto. La risata, più di qualunque altra cosa, mantiene il nostro senso delle proporzioni; è lì a ricordarci sempre che siamo soltanto umani, che nessun uomo è del tutto un eroe completamente un malvagio. Immediatamente, appena dimentichiamo di ridere, perdiamo il senso delle proporzioni e della realtà.

(…) Per poter ridere di una persona si deve, tanto per cominciare, essere capaci di vederla per come e’. Tutto il suo paludarsi con le insegne della ricchezza, del rango, e del sapere, se è soltanto un accumulo di esteriorità, non deve ottundere la lama tagliente dello spirito comico, che affonda nel vivo. Tutti sanno che i bambini hanno una maggiore capacità, rispetto agli adulti, di conoscere gli uomini per quello che sono, e credo che il verdetto che le donne emettono sul carattere delle persone non sarà smentito il giorno del Giudizio. Le donne e i bambini, dunque, sono i principali rappresentanti dello spirito comico, perché non hanno gli occhi annebbiati dal sapere, né le menti ingombrate da teorie libresche, il che fa sì che uomini e cose preservino nitidamente i loro tratti originali.

Tutte le odiose, soffocanti escrescenze che hanno ricoperto a dismisura la nostra vita moderna, le cerimonie pompose, le convenzioni, e le noiose celebrazioni solenni, niente temono di più del balenare di una risata, che, come un lampo, le inaridisce e le dissecca fino a lasciarne solo le ossa. E’ perché la loro risata possiede questa qualità che i bambini sono temuti dalle persone consapevoli della propria affettazione e falsità; ed è probabile che, per la stessa ragione, le donne siano guardate con tanta sospettosa disapprovazione nelle professioni dotte. Il pericolo è che possano ridere, come il bambino nella favola di Hans Andersen, che notava apertamente che il re era nudo, mentre gli adulti ne ammiravano lo splendido abbigliamento – che non esisteva.

In arte, come nella vita, tutti gli errori più grossolani derivano dalla mancanza di misura, e
dalla tendenza a essere esageratamente e ostentatamente seri. I nostri grandi scrittori
usano un linguaggio eccessivamente ampolloso, e si compiacciono di frasi magniloquenti, quelli minori moltiplicano gli aggettivi e si crogiolano in quel sentimentalismo che nelle classi inferiori produce il sensazionalismo dei manifesti e il melodramma. Noi andiamo ai funerali e al capezzale dei malati molto più volentieri che ai matrimoni o alle cerimonie festose, e non siamo capaci di spazzare via dalla nostra mente la convinzione che c’è qualcosa di virtuoso nelle lacrime e che il nero è il colore che più ci si addice.

Non c’è niente, in verità, tanto difficile quanto ridere e far ridere, ma non esiste qualità che valga di più. E’ una lama che recide ciò che è superfluo, riproporziona e restituisce giusta misura e sincerità alle nostre azioni e alla parola scritta e parlata.

Tratto da Voltando pagina, Saggi 1904-1941, Virginia Woolf, a cura di Liliana Rampello, il Saggiatore

A proposito di:

Turchia, la “battaglia del sorriso”

Advertisements

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in riflessioni, società e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...