Di linciaggi, di navi e di dubbi

Ecco le norme: chi è e cosa deve fare il Comandante di una nave, alla partenza, in navigazione, all’arrivo in porto, in caso di pericolo o di fatto eccezionale. (da saily.it)

QUALI SONO I POTERI E I DOVERI DEL COMANDANTE?
Sono quelli che derivano dalla responsabilità di adottare tutti i provvedimenti atti alla sicurezza della navigazione, alla salvezza delle persone che sono a bordo in caso di evento pericoloso, di abbandono della nave e di soccorso ad altre unita’ in pericolo.

COSA DEVE FARE ALLA PARTENZA?
1- Deve assicurarsi che i documenti di bordo siano in ordine
2- Deve prendere visione degli avvisi ai naviganti e dei bollettini meteo relativi alla zona interessata alla navigazione
3- Deve assicurarsi che l’imbarcazione sia efficiente in ogni sua parte e che sia rifornita di combustibile e viveri sufficienti per la navigazione
4- Deve assicurarsi dell’esistenza e della piena efficienza delle dotazioni di sicurezza
5- Deve programmare la navigazione
6- Deve informare le autorità portuali circa il programma in caso di navigazione prolungata e fornire un elenco delle persone ospiti a bordo
7- Deve illustrare alle persone imbarcate il funzionamento delle dotazioni di sicurezza
8- Deve assegnare ad ognuno un compito nelle eventuali necessita’ di manovre con cattivo tempo

QUALI SONO I DOVERI DEL COMANDANTE DURANTE LA NAVIGAZIONE?
1- È responsabile della condotta della navigazione, ha il dovere di prestare soccorso ad unita’ in difficolta’, sempre che cio’ non comprometta la sicurezza delle persone che sono a bordo della propria imbarcazione o dell’imbarcazione stessa;
2- Nel caso ciò non fosse possibile deve rimanere in zona e prestare la sua opera per eventuali collegamenti radio con i mezzi di soccorso

QUALI SONO I DOVERI DEL COMANDANTE ALL’ARRIVO IN PORTO?
1- Si deve presentare appena possibile alle Autorità portuali e, se si trova all’estero, anche alle autorita’ consolari, segnalando gli eventuali eventi straordinari verificatisi in navigazione
2- Nel caso di evento straordinario dovrà recarsi prima possibile, e comunque entro le 24 ore, in Capitaneria di Porto e sporgere denuncia dell’accaduto.
3- Il Comandante di una unità da diporto può delegare ad altri la conduzione dell’imbarcazione, purché maggiorenni e non in presenza di opere portuali.
4- Rimane comunque sempre responsabile dell’imbarcazione.

COMANDO DELLA NAVE IN NAVIGAZIONE
Il comandante, anche quando sia obbligato ad avvalersi del pilota, deve dirigere personalmente la manovra della nave all’entrata e all’uscita dei porti, dei canali, dei Fiumi e in ogni circostanza in cui la navigazione presenti particolari difficoltà.

COSA FARE IN CASO DI PERICOLO?
Il comandante non può ordinare l’abbandono della nave in pericolo se non dopo esperimento senza risultato dei mezzi suggeriti dall’arte nautica per salvarla, sentito il parere degli ufficiali di coperta o, in mancanza, di due almeno fra i più provetti componenti dell’equipaggio.

È VERO CHE IL COMANDANTE DEVE ESSERE L’ULTIMO AD ABBANDONARE LA NAVE?
Il comandante deve abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore affidati alla sua custodia.

COSA FARE IN CASO DI EVENTI STRAORDINARI?
Se nel corso del viaggio si sono verificati eventi straordinari relativi alla nave, al carico o alle persone che erano a bordo, il comandante deve farne, entro ventiquattro ore dall’arrivo, relazione scritta alla competente autorità del luogo.

A proposito del comandante Schettino:

 

Io sento che Schettino non ha abbandonato la nave per ultimo, perché mentre veniva esortato a tornare a bordo c’erano ancora passeggeri in difficoltà.

Non ho bisogno di tre gradi di giudizio per sentirlo, né ho bisogno di tre gradi di giudizio per indignarmi.

Indignazione (da dizionario):  risentimento vivo soprattutto per cosa che offende il senso di umanità, di giustizia e la coscienza morale.

Sdegno (da dizionario): risentimento misto a disprezzo che insorge verso persone o cose da cui si sente gravemente offeso il proprio senso morale.

Ogni professione è esercitata da uomini ed è rivolta ad altri uomini. L’attività lavorativa ha una ricaduta più o meno diretta sulla vita dell’uomo e assume quindi, inevitabilmente, un risvolto etico.

Vi sono professioni che dal punto di vista etico presentano maggiori implicazioni di altre; la responsabilità personale è maggiore soprattutto quando i destinatari della prestazione vengono raggiunti proprio nel momento in cui stanno vivendo situazioni e momenti decisivi della propria esistenza, come il naufragio di una nave, ad esempio.

Ogni professione, dalla più umile alla più prestigiosa, comporta una responsabilità, piccola o grande che sia, espressamente morale. Una responsabilità morale del giornalista è raccontare dei fatti, riportare la verità. Schettino è passato dall’essere Professore alla Sapienza, poi soggetto esperto convocato per una lectio magistralis sul panico nel corso di un master, per finire con l’essere descritto dal Professor Mastronardi come inopportuno ospite che si è autoinvitato ad un “evento riservato ad esperti”. La verità, temo, nessuno di noi lettori la saprà mai.

Indignarsi, dicevamo, significa che si possiede il senso di umanità, di giustizia, una coscienza morale.

La “coscienza morale” è la consapevolezza del valore morale del proprio agire. Ogni volta che compiamo una scelta tra più azioni  possibili (abbandonare la nave mentre dei passeggeri in difficoltà sono ancora a bordo, rimanere ed abbandonarla per ultimo), la coscienza morale è ciò che ci permette di attribuire ad ognuna di queste scelte un valore diverso o opposto (bene e male, giusto e ingiusto). Quando parliamo di scelta in termini di coscienza morale, siamo su un piano squisitamente razionale.

Leggo su fanpage.it: Come giudica  questa incredibile sollevazione mediatica contro Schettino?
L’idea ascrivibile all’errore di un solo uomo fa sentire tutti più protetti. In verità, siamo passati dalle piazze medievali ai social network.

Secondo Angela Azzaro, che commenta su facebook, quelli che si indignano lo fanno per ritagliarsi “il ruolo di eroi e santi, che a detta loro mai e poi mai abbandonerebbero la nave”:

Trovo questa reazione assolutamente fuori luogo, anzi preoccupante, perché racconta di un Paese pronto a lanciare la prima pietra sentendosi sempre innocente, coraggioso, senza peccato.

Per la dottoressa Luana De Vita e per Angela Azzaro non c’è nulla di razionale o morale nello sdegno della gente. Secondo loro si tratta di una reazione emotiva, dovuta ad esigenze personali più o meno inconsce: sentirsi al sicuro ed autogratificarsi.

La discussione si sposta quindi dal piano etico ad una analisi di tipo psicologico. Che la decisione di Schettino di abbandonare la nave sia giusta o sbagliata dal punto di vista etico è relativamente rilevante, mentre determinanti sono i processi mentali di chi su Schettino ha espresso un giudizio.

Su questo genere di analisi psicologiche io, ve lo confesso, nutro seri dubbi. Se è lapalissiano, grazie alle registrazioni, che Schettino non ha adempiuto almeno ad uno dei sui doveri (non rimanere a bordo della nave), è piuttosto difficile stabilire come “si sente” la gente che su questa vicenda emette un giudizio.

In altri termini: quali dovrebbero essere i fattori che ci mostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che la Ministra dell’Istruzione, università e ricerca Stefania Giannini, nel commentare “Trovo che l’intervento di Schettino nel corso di un seminario organizzato dall’università sia un fatto sconcertante”, si sia sentita coraggiosa oppure senza peccato? Che cosa dimostrerebbe che la decisione del rettore Frati di sottoporre la questione al Senato accademico è stata dettatta dalla sua personale esigenza di sentirsi protetto?

A mio avviso si tratta di speculazioni, di ipotesi, che potrebbero essere eventualmente verificate solo alla luce di una analisi più approfondita della personalità della Ministra o del Rettore. E’ possibile che la Ministra si senta coraggiosa e senza peccato, ma non c’è nessuna registrazione che ce lo dimostri.

Quello che è certo, invece, è che Schettino non ha abbandonato per ultimo la nave.

Quello che mi domando, in questi casi, è perché l’indignazione, uno stato d’animo che deriva da una consapevolezza morale, sembri a questi commentatori una aberrazione dal punto di vista psicologico. Perché possedere una coscienza morale è una cosa della quale ci si dovrebbe vergonare?

La Azzaro accenna anche al “pentimento” (sentimento di rimorso, dolore, rammarico per aver fatto cosa che si vorrebbe non aver fatto):

Perché, così come la punizione deve avvenire in pubblica piazza, anche il pentimento non attiene più la sfera personale, nel rapporto con dio se si crede, nel rapporto con se stessi se non si ha un dio di riferimento. Deve essere un atto pubblico. Un pentimento in mondo visione.

A proposito del “rammarico” del comandante Schettino, leggo su Il Fatto:

Nella sua ricostruzione del naufragio, l’ex comandante sfida la verità dei periti e degli ufficiali della Capitaneria. Ribadisce che dopo l’urto sugli scogli del Giglio è stato lui a portare la Costa Concordia a ridosso del porto dell’isola per consentire così le operazioni di soccorso. La sua, però, è una tesi che è già stata smentita dalle relazioni di ammiragli e ingegneri nominati dal tribunale. Nelle ultime settimane, durante il trasferimento del relitto a Genova, l’ex capitano era andato oltre, sostenendo che il merito del successo del trasferimento del relitto a Genova fosse anche suo. “L’esito positivo ed encomiabile della complessa operazione, che ha consentito di recuperare la Concordia senza creare danni ambientali, ha rafforzato la mia convinzione di avere compiuto la giusta decisione, nel lasciarla adagiare sul basso fondale anziché correre il rischio che potesse inabissarsi al largo – aveva dichiarato in una nota scritta diffusa dalle agenzie di stampa – Durante il trasferimento non ho mai avuto dubbi in merito al buon esito dell’operazione e rivedere la Concordia in porto credo possa essere ragione di riflessione in merito alle scelte compiute, dopo l’urto con il basso fondale delle Scole”.

Ci troviamo di fronte ad una persona che non solo pubblicamente non mostra alcun accenno di pentimento, ma che pubblicamente rivendica dei meriti.

Lo chiedo a voi: il mio sdegno è davvero tanto malsano? E se lo è, perché?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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31 risposte a Di linciaggi, di navi e di dubbi

  1. Cinzia ha detto:

    Non vorrei essere troppo puntigliosa malsana o moralista, ma la Costa Concordia semplicemente non doveva essere lì. Il capitano Schettino ha dato l’ordine di ignorare un divieto, quello che impone una distanza di sicurezza sotto la quale NON scendere mai per motivi di sicurezza. Tutto il resto è conseguenza è colpa di quella scelta .Non ho scelto a caso la parola colpa. Quando ha deciso di “fare l’inchino’ sapeva di non commettere una simpatica marachella, ma un vero e proprio reato. Cos’altro c’è da capire… da un punto di vista giuridico questa si definisce”flagranza di reato”

  2. Stefano Dall'Agata ha detto:

    Non è malsano, sono infami le parole di Angela Azzaro. Sempre contro le vittime e a carezzare i colpevoli.

  3. Il rasoio di Occam ha detto:

    Ma chi mi ricorda il discorso sugli innocenti senza macchia e senza paura?
    E l’idea che se sbagli son solo (pardon) “cazzi tuoi” e nessuno deve permettersi di giudicarti? Ma vanno tutti alla stessa scuola? 😛

    Sono sconcertata da quanta gente anti-sociale popola la classe dirigente di questo Paese. Se io sbaglio e poi difendo i miei errori, giustamente la gente non si fiderà di me, o dell’istituzione o dell’azienda che rappresento. Se invece esprimo comprensione dei miei sbagli, ci sono meno possibilità che li ripeta. E’ elementare, no? Mi meraviglio che gente che si atteggia a esperta di psicologia ignori questo meccanismo – o il bisogno essenziale di potersi fidare dell’altro – che sia una persona o un’istituzione o la società nel suo complesso.

    Ma forse quella di fidarsi è un’esigenza dei poveracci? Dopo tutto se uno si sente intoccabile, se sguazza nello status quo e crede che non possa mai cambiare, è facile convincersi che gli altri (al di fuori di un gruppo ristretto) non contano, e non servono a niente.

  4. winola ha detto:

    Quello scoglio è segnato addirittura sulle mappe di epoca romana, per la miseria, sapeva benissimo che era lì e che cosa rischiava facendo l’inchino, ha urtato lo scoglio, ha abbandonato la nave e i passeggeri fregandosene degli ordini di un superiore (oltre a dimostrarsi una persona di merda, e scusate la volgarità, ma non ho altri termine per definire uno che si mette in salvo dopo un danno da lui causato lasciando morire delle persone) e per di più pretende pure che la colpa non sia sua, anzi di essere considerato un eroe? Ma chi la guidava/pilotava (non so quale sia il termine corretto) la Concordia? Io forse? Bah.
    Lo sdegno di fronte a fatti del genere per me è assolutamente sano, mostra che ancora abbiamo una qualche morale e che certi comportamenti non sono socialmente accettabili. Altro che emotività, dovremmo sdegnarci molto di più e per molte altre cose, secondo me.

  5. Il Conte ha detto:

    Schettino ha mancato ai suoi doveri sia quando ha fatto l’inchino e sopratutto quando ha abbandonato la nave quindi lo sdegno è più che giusto. Detto questo, la biscagina di prua era in quel momento piena di passeggeri che scappavano, se Schettino l’avesse percorsa in senso contrario per tornare a bordo avrebbe di fatto reso più difficile l’uscita dei passeggeri..insoma l’ordine perentorio di De Falco pur comprensibile era credo impossibile da eseguire: ormai Schettino il disastro l’aveva fatto

  6. Rossana ha detto:

    Aberrante è voler arrampicarsi sugli specchi per giustificare e anzi quasi lodare un tale personaggio. Indignazione? ma certamente e anche oltre: Incredulità che si possa assistere a questi indegni spettacoli.

  7. Maura ha detto:

    Tutto questo é vero se accettiamo la versione ufficiale. L inchino, schettino che abbandona la nave perché pavido, le sue distrazioni femminili, ecc. tutto troppo semplice, troppo urlato, troppo universalmente gridato: giornali, tv, blog…. Magari, per farvi un idea diversa, leggete altre ipotesi che sono comparse in rete. Ad esempio del perché potrebbero avergli ordinato di scendere e del perché quell’ altro lo voleva a bordo ( questioni d’argent qui fait la guerre) . Quanto alle smentite degli ammiragli, son troppo vecchia per fidarmi degli ammiragli. E della veritä ufficiale su disastri navali, aerei, ferroviari e quant altro. Resta comunque il fatto che trattasi di innocente fino a condanna, tutto sto sdegno mentre un condannato cambia la Costituzione…

    • Non è che sdegnarsi per qualcosa ci impedisce di sdegnarsi per qualcos’altro allo stesso tempo… E poi qui non si tratta di “accettare una versione”, ma di ascoltare con le proprie orecchie. Un comandante DEVE rimanere sulla nave, a prescindere da quello che gli viene detto (da chi, poi? C’è un complotto? Su una nave da crociera?). L’ho pubblicata, la lista delle competenze di un comandante.

    • Cinzia ha detto:

      Maura, sono certa anche io che la vicenda possa avere risvolti meno noti, ed è per questo che fermo restando Schettino un uomo di paglia e come tale da valutare … se mai e necessario allargare la nostra riprovazione ai sistemi e ai potentati che selezionano, non i migliori, ma i più asserviti al padrone. A me personalmente non basta un consolatorio “aver capito tutto” se poi ne segue una cinica, pavidità rassegnazione. Qui è questione di tornare ad essere gli ATTIVI propugnatori dei propri diritti… che ,per tornare, allora domanda di Ricciocorno, è esattamente quello di cui ci si vuole inconsapevoli e per questo si manipolano le evidenze con fumose teorie para social psicologiche.

  8. IDA ha detto:

    Lo sdegno, l’indignazione, sono sempre importanti, vuol dire che non ci hanno ancora anestetizzati.. Schettino è figlio di questo tempo, dove tutti scaricano le proprie responsabilità..sono sempre vittime delle circostanze.. non a caso siamo in un paese dove l’omofobia è considerata un’opinione, si fanno battute razziste, ma si accusa chi ti chiede le dimissioni.. ecc. la lista sarebbe lunga.. ma peggiore di questi signori; sono chi li difende, chi li giustifica, chi li normalizza, chi non s’indigna!

    • Esterrefatta da questo articolo: http://www.wired.it/attualita/media/2014/08/07/produzione-di-streghe-mezzo-di-media-e-social-media-svolgimento/
      Intanto non trovo alcuna analogia fra Schettino e il caso Braibanti (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/09/il-reato-di-plagio-e-la-manipolazione-mentale/): i reati contestati sono così diversi che la citazione mi sembra veramente pretestuosa.
      E poi: “L’etica. Come se un paese civile si reggesse sull’etica e non sul diritto.” Si sta sostenendo che l’etica è un’espressione di inciviltà??? Che fra etica e diritto non c’è rapporto alcuno???

      • IDA ha detto:

        No.. analogie non ce ne sono, ma fa figo tirare in ballo Eco, Pasolini,ecc..ecc..Se uno non conosce i fatti non si capisce nemmeno di che cosa stà parlando.. etica e diritto il rapporto ci deve essere, se il diritto sono le norme che regolano la vita dei membri di una comunità, con quali criteri, se non etici sono fatte queste norme? Le condanne vengono emesse dai tribunali, ma questo non toglie agli altri il diritto di giudicare un’azione.. o comportamenti in’appropriati.. Mentre leggevo questo articolo, mi veniva in mente una cosa: Ma se invece di chiamarsi Francesco Schettino, si chiamava Francesca? Se era una donna, questi signori avrebbero fatto gli stessi discorsi?

      • La cosa assurda, è che se studiamo la storia, i momenti nei quali abbiamo fatto dei passi avanti in termini di civiltà sono quelli in cui gli uomini si sono opposti al “diritto” in nome di principi etici. Penso, un esempio su tutti, all’opposizione alle leggi razziali… Mi sembra un discorso senza senso, francamente.

      • IDA ha detto:

        Dimenticavo; tra Braibanti e Schettino non ci possono essere analogie, perchè uno è stato giudicato per l’orientamento sessuale, e Schettino viene giudicato per degli errori che hanno causato la morte di 34 persone, non mi sembra proprio che si possa mettere sullo stesso piano..

      • IDA ha detto:

        Si è vero.. la morale e l’etica cambia, è in continua evoluzione con la società, quello che è sbagliato oggi, può essere giusto domani, e il diritto si deve adeguare a questo cambiamento etico..
        Poi il caso Tortora, è diventato come le “foibe” lo inseriscono dappertutto!

      • Cinzia ha detto:

        Lo stato etico è quello che definisce ciò ch’è bene e ciò ch’è male.
        Lo stato di diritto ciò ch’è giusto e ciò ch’è sbagliato..
        Le democrazie si fondano sul diritto, mentre le teocrazia sono forme di governo etico.
        Il diritto e una sintesi che comprende anche istanze etiche, l’etica è un assoluto che non prevede deroghe alla norma.
        Per me stessa preferisco uno stato di diritto e scelte etiche personali.

      • Io non ho parlato di “stato etico” o di “teocrazia”, bensì di etica professionale e di etica personale nel mio post. Non si può negare che alla base di qualsiasi diritto (inteso come insieme di norme che regolato la vita di una comunità) vi è una riflessione etica. Non sono due cose che appartengono ad universi separati.
        A mio avviso è un giudizio morale (e quindi razionale) quello che la gente ha espresso sul comandante Schettino mostrando tutto il suo disprezzo, un giudizio ponderato sulla base di elementi piuttosto inequivocabili, come ad esempio l’audio che ho pubblicato. Vi è sicuramente in ognuno di noi una componente emotiva, ma ridurre il discorso ad un’analisi psicologica di chi protesta di fronte ad una élite che fatica a riconoscersi la minima responsabilità, mi sembra occulti una parte importante della questione.

      • Cinzia ha detto:

        Sono assolutamente d’accordo Riccio, ho solo voluto fare una introduzione esplicativa, perché, nel nostro paese la tendenza a legiferare “etnicamente” e molto forte, e credo che più è forte l’etica di stato, più è debole la generale etica individuale.tradire una norma implica meno freni che tradire se stessi.per questo la legge dovrebbe normare la pratica e la cultura plasmare la civilta.
        Lo ricordo senza polemiche di sorta, perché in questo stato non abbiamo ancora una legge sul fine vita, sulla procreazione assistita, sulle coppie di fatto … tanto per dirne tre che non siano altro che una espressione etica della stato e non il normare lo status quo.

  9. paolam ha detto:

    Premesso che giudico (non sono una giudice, è un mio giudizio personale) il comportamento professionale dello Schettino in questione spregevole e ingiustificabile, le domande che mi pongo sono due: la prima è “Per quale motivo un breve intervento a confronto, nell’ambito di un seminario, svoltosi in una sede extra universitaria, è diventato una lezione universitaria, anzi, addirittura una lectio magistralis”. Questa è una falsificazione della realtà del fatto. Grave. Dunque, una volta appurata la mistificazione “giornalistica”, parliamo pure dell’opportunità dell’iniziativa, presa da personale docente universitario, di invitare il tale a confrontarsi, anche per cinque minuti, in una sede xx ma non universitaria. Perché questa è tutt’altra storia da quella che ci hanno presentato all’inizio. La seconda domanda è: “Come si fa a passare dalla critica alla modalità scorretta in cui è stata offerta la notizia, al giustificazionismo e all’assoluzione nei confronti del personaggio in questione?”. Qui c’è un salto mortale con triplo avvitamento.

    • A proposito del presentare uno studio di criminologia su un caso “famoso” al pubblico, la trattazione di casi giudiziari ancora aperti e la possibile influenza che una simile trattazione può avere sugli esiti di un processo rappresenta una questione complessa. Mi pare di aver letto che il Tribunale abbia richiesto la registrazione dell’intervento in questione. Non sarebbe stato più opportuno attendere che il caso fosse giudiziariamente concluso?

  10. Maura ha detto:

    Vi invito a leggere il libro scritto dall universitä di Pisa a riguardo, in cui viene appunto demolita la dicotomia buono/ cattivo tra Di Falco e Schettino. E di molto ridimensionata la sua responasabilitä. Schettino é sceso dalla Costa per ordine dell’ armatore, perché senza comandante una nave diventa un relitto e le attivitâ ( costi) che la riguardano passano allo Stato. Ha fatto male? Certo. Poteva opporsi? Non so, contratto, ricatti, distruzione economica… Per cosa? Se rimaneva sulla nave, le operazioni di soccorso sarebbero andate meglio e i morti non ci sarebbero stati? Ma va lä. La vita di 4000 persone dipendono da una persona sola. Aiuto! Per altro, la vera analogia é con il comandante dell Andrea Doria. La storia si ripete. Si, c’ é un complotto. A tutti va bene che” la colpa é tutta di Schettino’ su una questione che riversa milioni di euro a tanti. Se volete sentire con le vostre orecchie, leggetevi i molti articoli pubblicati su ‘ come don Chisciotte’ . Nessun complotto, in realtä ma molti business. Non tutti puliti. Io leggo questo blog per conoscere l altra veritä su questioni femminili, ma esistono altre veritä su molte altre questioni.

    • Il punto è che nessuno ha detto “la colpa è tutta di Schettino, solo di Schettino”: questo è uno straw man, l’argomento dell’uomo di paglia, una fallacia logica. Ci si inventa un argomento simile a quello esposto, allo scopo di confutarlo, dando l’illusione a chi legge di aver confutato l’argomento principale.
      Innanzitutto, il fatto che le indagini possano portare alla luce responsabilità in capo ad altri soggetti non deresponsabilizza il comandante Schettino.
      “Se rimaneva sulla nave, le operazioni di soccorso sarebbero andate meglio e i morti non ci sarebbero stati?” Non lo so, non ne ho idea, probabilmente no. Certo è che quando si tratta di godere dei privilegi che un determinato ruolo comporta, nessuno si tira mai indietro, quando invece si tratta di assolvere un dovere, di assumersi delle responsabilità – rimanere a bordo finché l’ultimo passeggero o componente dell’equipaggio non è in salvo – improvvisamente si scopre che, poverino, il comandante è in fondo solo un uomo, che ha eseguito degli ordini…
      Un complotto? Ti riesce più facile pensare all’ipotesi di un complotto piuttosto che credere che un essere umano pensi innanzi tutto a salvarsi la pelle piuttosto che metterla a rischio per salvare altre vite umane? Io sono molto più pessimista, e sulla base degli elementi a disposizione trovo molto più credibile l’ipotesi della vigliaccheria… Con questo, non sono qui ad invocare gogne o pubbliche esecuzioni sommarie. Sono qui a difendere l’indignazione della gente comune, quella che non gode dei privilegi di un comandante, che vorrebbe vedere le persone che ricoprono ruoli di grande responsabilità mostrare un minimo di consapevolezza del valore etico delle decisioni che sono chiamati a prendere.
      E comunque: anche gli ufficiali delle SS si sono difesi sostenendo che stavano solo eseguendo degli ordini, appellandosi alle gerarchie e alla loro incolumità. Ed è in situazioni come queste che si evidenzia l’abissale differenza fra diritto e coscienza morale.

      • Paolo ha detto:

        Riccio, sono totalmente d’accordo.con te. Certo, per citare Don Abbondio (personaggio a cui Schettino comincia a somigliare un po’) “il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare” ma allora non dovresti fare certe professioni o scelte di vita che in determinate situazioni richiedono coraggio e persino (ahia) “sacrificio”.
        Per quanto forse il paragone coi criminali nazisti possa sembrare esagerato, la notizia che Schettino avrebbe “obbedito agli ordini” dell’armatore mi riporta alla mente che in effetti a Norimberga è stata impiccata della gente proprio perchè non avrebbe dovuto obbedire agli ordini dei loro capi in quanto erano ordini criminali..e poi scusate Schettino è un adulto, non un bambino,.ha obbedito per paura? E’ la prova che non era un buon capitano

      • Sicuramente non si può paragonare questa storia al comportamento di un criminale nazista! Non era questo che intendevo! Ma non si può neanche arrivare a giustificare l’agire di un uomo sostenendo che la rettitudine di un singolo essere umano è tanto irrilevante che è preferibile che ognuno di noi pensi innanzi tutto al tornaconto personale, senza porsi il problema dell’incolumità delle persone delle quali ha accettato di assumersi la responsabilità!

      • Paolo ha detto:

        ho detto che sono d’accordo con te

  11. maura ha detto:

    Mi spiace non essere affatto d’accordo conte. Non sono io ad inventarmi che “tu hai detto che la colpa è tutta di Schettino” per darmi ragione. Nè mi piace l’ironia con cui banalizzi quanto scrivo, che era un modo serio e pacato di far conoscere aspetti diversi da quanto strombazzato dai media. Cioè non che il povero Schettino ha solo obbedito a degli ordini, ma che su una questione per cui girano milioni e milioni di dollari ( la Costa è statunitense di proprietà) , sicurezza ambientale ( navi di tal fatta che girano per il fragile mare nostrum) e dei passeggeri si è abbattuta una controinformazione giornalistica, politica e blogghistica senza pari. Se ti interessa veramente, leggi gli articoli scritti da persone qualificate cui io faccio riferimento:
    http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/1997-costa-concordia-laltra-verit%C3%A0
    o tutte le considerazioni di Alessandro Gaeta, che è un giornalista serio. O di Rita Pennarola.
    Che poi, uno che vive in Italia dovrebbe evitare di fare ironie sui “comblotti”, che di false verità nei miei sessantanni di vita ne ho subite così tante che cercare sempre, nel clamore mediatico uniforme e di regime (compreso il furibondo sdegno per la lezione di Schettino di cui tu lamenti l’assenza) altre voci, diverse verità non mi pare un’idea così assurda. Anche su questioni femminili. Ma non solo.

    Se invece, vuoi avere ragione, bon parei.

    • Ma io non voglio affatto convincerti che ho ragione. Soprattutto perché mi pare che abbiamo la stessa opinione, visto che nel primo articolo che mi hai linkato leggo: “Nessuno mette in dubbio le responsabilità del comandante Schettino, ma tutto il resto, la nave, i suoi sistemi di sicurezza, l’organizzazione e la formazione dell’equipaggio, era tutto a posto? Tutto in regola?”. Quindi, nessuno di noi mette in dubbio le responsabilità del comandante Schettino, a parte lo stesso Schettino. Ed è esattamente questo che la gente non gli perdona…

      Se io fossi in qualche modo corresponsabile della morte di 32 persone, non diramerei un comunicato stampa nel quale mi bullo dei “meriti” che avrei avuto nel gestire la situazione che ha portato a quei decessi. Non è l’errore o gli errori di quella notte a suscitare il disprezzo (almeno credo io), è l’arroganza con la quale degli stessi non si mostra alcuna consapevolezza. E, come ha scritto il Rasoio prima di me, chi non è in grado di ammettere i propri errori, molto probabilmente li commetterà ancora e ancora.

  12. Luana De Vita ha detto:

    Scopro questo Blog solo oggi…e scopro che viene riportato un mio commento completamente estrapolato dal testo dell’intervista (sì, certo c’è il link! ) .Chiariamo un punto: Schettino non ha tenuto nessuna Lectio Magistralis, non è mai entrato alla Sapienza. La lezione sull’emergenza e il panico l’ho tenuta io, in una sede privata, in un seminario per criminologi ed esperti forensi. Lui ha commentato un video 3d proiettato dal Prof. Paduano. 5 minuti non di più. E’ un soggetto imputato in primo grado di giudizio ed evidentemente non è in stato di arresto quindi può andare in giro, dove vuole, tanto più se accompagnato dai suoi legali (liberi di indignarvi quanto volete e quanto vi piace ma verso altri soggetti, non me, non l’Università).

    Non ultimo, a dirla tutta, l’unico presunto colpevole di una strage di quelle dimensioni è sicuramente un soggetto “di studio” interessante per una platea di criminologi…che non studiano insetti, ma criminali.
    Ecco cosa forse, probabilmente sfugge ai tanti commentatori “inferociti”…i criminologi considerano il crimine oggetto e materia di studio, riconoscono alla Magistratura il “potere” di giudicare e non al “popolo del web o della televisione o della stampa” e non ricorrono al “mal di pancia” e alle “frustrazioni” personali per alimentare i propri sfoghi on line.

    Purtroppo noi con l’orrore lavoriamo e lo guardiamo con l’occhio di chi spera di riuscire a limitare i danni, salvare future vittime potenziali, favorire con deduzioni scientifiche l’identificazione e la condanna dei colpevoli, valutare in prospettiva come “evitare” il reiterarsi di certi eventi e ridurre i danni, diminuire i rischi potenziali.

    Il resto, tipo certe chiacchiere da bar dello sport, di cui il web è pieno, è materia che non ci interessa. L’italiano medio che è sempre più furbo e più bravo, e più capace, e più onesto di chiunque…purché sia al bar a bersi un caffè e parlare con gli amici o in internet a muovere l’aria. Roba da sociologi, non da criminologi. Gli altri con ruoli perfino istituzionali? Cavalcano la “Buena Onda”…due parole, tanto consenso! Italians!

    Rispondo subito alla sua domanda: Sì, il suo sdegno è malsano! (molto malsano, ma non è colpa sua, lei ha solo letto una scemenza travestita da notizia). Ha “abboccato”…l’unica responsabilità che si potrebbe onestamente assumere. Non altro. E poiché è in ottima compagnia (vedi Rettore Frati e Ministro e tutto il resto della “stampa” ah ah ah 🙂 come dire è in ottima compagnia!)

    E, pertanto, il “suo” sdegno è ANCHE gratuito.
    Perché la notizia della lezione di Schettino è falsa, è una bufala. E commentare notizie “sparate” senza uno straccio di verifica è come commentare il nulla.

    Ecco cosa è sconcertante…che il giornalista non abbia fatto il suo di lavoro.
    Ecco di cosa dovremo indignarci tutti, il giornalismo rimbalza scemenze e il “popolino” della rete si “scatena”…e poi qualcuno ha pure il coraggio di parlare di “arrampicarsi sugli specchi”.
    Costa davvero fatica anche darsi dello/a sciocco/a da solo/a? Perché una notizia del genere è degna del Lercio.it non certo di una testata nazionale, e i commenti che ne sono seguiti possono essere prodotti solo da chi non è probabilmente in grado di “distinguere” un cane da una banana e si beve qualsiasi “bufala” gli propongono, senza alcun spirito critico senza alcuna capacità di analisi oggettiva.
    Con questa “fuffa” si “muovono” solo “mal di pancia”, umori corporali più che morali o etici, contrazioni intestinali (non certo intellettuali)…che in genere favorirebbero peti rumorosi e sgradevoli, non certo riflessioni intellettuali.

    Ecco io suggerirei a tutti di “indignarsi” di meno per le bufale della stampa e porsi qualche domanda in più prima di aprire la bocca a vanvera o sfogare la propria emotività sulla tastiera di un computer
    Ma credo che tutti preferiscono faticare poco, studiare meno, e “indignarsi un tanto al chilo” a suon di bla bla bla 🙂

    Ciò detto, per farle capire “quanto” è malsano il suo “sdegno” da bufala mediatica, pensi che proprio gli avvocati delle vittime della Costa Concordia hanno immediatamente rappresentato massima solidarietà al Prof. Mastronardi per l’aggressione mediatica gratuita e basata su menzogne. Loro drammaticamente coinvolti, sono sicuramente più informati e capaci di capire quando è il caso di andare “oltre” la fuffa dei media. E, probabilmente, rappresentando la sofferenza delle vittime e dei loro familiari, non hanno bisogno di “sentirsi male” o “indignarsi” per le scemenze della stampa e del web, forse hanno problemi più seri. E forse hanno anche qualche problema vero a sopportare tanta idiozia mediatica. Ma di questo l’”indignazione” nazional-popolare on line non si interessa. Meglio, molto meglio “ragliare” per le bufale occasionali, quelle un tanto al chilo.
    Cordialità
    Dott.ssa Luana De Vita (psicologa, psicoterapeuta, criminologa)

    • Chiariamo un punto: che la notizxia fosse una bufala, e che la mancanza di professionalità dei giornalisti sia una cosa da biasimare è un concetto già espresso nel mio post, al quale evidentemente non ha prestato la dovuta attenzione, tanto era impegnata a trovare le ragioni per le quali la mia indignazione è malsana.
      Ecco il passo: ” Una responsabilità morale del giornalista è raccontare dei fatti, riportare la verità. Schettino è passato dall’essere Professore alla Sapienza, poi soggetto esperto convocato per una lectio magistralis sul panico nel corso di un master, per finire con l’essere descritto dal Professor Mastronardi come inopportuno ospite che si è autoinvitato ad un “evento riservato ad esperti”. La verità, temo, nessuno di noi lettori la saprà mai.”
      Mi sembra piuttosto chiaro che il testo critica aspramente la mancanza di etica professionale di chi riporta notizie false o inaccurate, e la mia critica è molto più netta del suo usare il termine come “sconcertante”.
      Per ciò che riguarda l’indignazione nei confronti di Schettino, a prescindere dalle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella strage (che questo post non nega in nessun modo e che è compito della magistratura indagare), intendevo rilevare che c’è almeno una responsabilità certamente imputabile a Schettino perché documentata e diffusa attraverso i media: la responsabilità di aver abbandonato la nave senza preoccuparsi dei passeggeri che ancora erano a bordo.
      Riconoscergli questa responsabilità ed indignarsi non so proprio perché dovrebbe essere definito “gratuito” (senza motivo, senza ragione, senza senso, discutibile, assurdo, infondato, immotivato, arbitrario, ecc.), visto il motivo di indignarsi lo si trova nel video che ho linkato.

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