Specchietti per le allodole

L’ hate speech – espressione spesso tradotta in italiano con la formula “incitamento all’odio” – è una categoria elaborata dalla giurisprudenza americana per indicare quei discorsi che non hanno altra funzione a parte quella di esprimere odio e intolleranza verso una persona o un gruppo di persone, e che rischiano di provocare reazioni violente contro quel gruppo. Nel linguaggio comune indica un genere di offesa fondata sulla discriminazione (razziale, etnica, religiosa, di genere o di orientamento sessuale) ai danni di un gruppo.

 

hate_speech

 

Questo commento l’ho ricevuto ieri, in calce all’articolo che denunciava la strumentalizzazione della morte dell’attore Robin Williams.

Non è il primo commento del genere che ricevo, e sospetto che non sarà neanche l’ultimo.

Ho tentato di spiegarvi in diverse occasioni quello che autori come Michael Flood o Molly Dragiewicz identificano come un movimento di reazione alle rivendicazioni del femminismo, un movimento conosciuto a livello internazionale che usa la paternità come specchietto per le allodole allo scopo di mascherare l’apertà ostilità nei confronti dell’emancipazione femminile. E purtroppo ci riesce piuttosto bene.

L’aspetto su cui vorrei attirare l’attenzione non è tanto il vittimismo che caratterizza l’esprimersi di molti dei membri di questa corrente di pensiero – che amano dipingere gli uomini come il genere discriminato senza fornire dati empirici a prova dell’esistenza di una simile discriminazione – bensì la violenza che trasuda da una frase quale “meriterebbero la pena di morte”.

Se è legittimo che un padre manifesti il desiderio di contribuire attivamente all’educazione e alla cura dei propri figli, nessuna delle persone che infila la parola “bambini” in frasi rabbiose analoghe a questa si adopera in qualche modo affinché gli uomini raggiungano una effettiva uguaglianza in questo campo (ad esempio denunciando il sessismo imperante nei media, che relega la donna tra le mura domestiche), limitandosi a lamentare un’erosione dei loro “diritti”.

Le statistiche sul lavoro familiare ci mostrano che l’impegno maschile all’interno della famiglia è desolantemente scarso. E’ forse colpa delle femministe se soltanto il 57,8% dei padri (rispetto all’85,9% delle madri) svolge ogni giorno almeno un’attività di accudimento dei figli?

Se le femministe hanno una “colpa”, è proprio quella di sottolineare l’asimmetria esistente ancora oggi all’interno della grande maggioranza delle famiglie italiane.

Tutto questo odio, allora, da dove viene? Da cosa è causato?

Se vi interessa approfondire:

Le politiche dei papà separati in Australia… e in Italia. Strategie a confronto.

Dall’Australia: i papà separati e la violenza contro le donne

Quebec, Italia… una faccia una razza

Dall’Australia: i papà separati e la violenza contro le donne

Dalla Francia: i papà separati un movimento internazionale

Chi ha paura di Paul Elam: i papà separati degli USA

Dalla Gran Bretagna: Fathers 4 justice, i super papà separati

 

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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