Alcuni dati a proposito del suicidio

Il mio post di ieri ha scatenato qualche protesta:

suicidi

La “mattanza” dei poveri papà è un argomento chiave della propaganda del “Fathers’ Rights Movement”.

“Questa enfasi sui suicidi mira a colpevolizzare le donne, che sarebbero la causa dell’instabilità mentale e della depressione maschile; la soluzione a questo problema, secondo il FRAO (Fathers Rights Activist Organization), non è un supporto medico-psicologico a chi manifesta sintomi di stress in caso di separazione, bensì l’imposizione della shared care (affido condiviso)” (Tratto da The politics of fathers’rights activists –Le critiche all’operato dei Tribunali meritano di essere esaminate alla luce dei fatti? di M.C.Dunn – qui la traduzione)

Ma cosa ci dicono le statistiche sui suicidi in Italia?

L’Istat, a pag.3 del rapporto, ci informa che nel decessio 1993-2009 la mortalità è diminuita da 8,3 a 6,7 suicidi ogni 100.000 abitanti, con piccole variazioni su livelli storicamente bassi negli ultimi anni.

In altri termini: non si registra alcun incremento dei suicidi, non c’è nessuna “emergenza suicidi”.

Se negli ultimi anni si è parlato di una “impennata” di suicidi – ad esempio sono stati 2.986 i suicidi nel 2009, rispetto ai 2.828 nel 2008 – se si guardano le tabelle si scopre che nel 1995 i suicidi erano a quota 3.911, tanto che Stefano Marchetti, responsabile dell’indagine Istat su  suicidi e tentativi di suicidio in Italia, relativa all’anno 2010 dichiarò in proposito nel maggio 2012: “ Ogni gesto estremo, come quelli che le cronache recenti raccontano, nasconde una tragedia umana e impone il massimo rispetto. Ma è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiamo facendo affermazioni forti, senza robuste evidenze scientifiche”.

A proposito dell’ “impennata di suicidi” (dal comunicato stampa dell’Eures, pag.2):

considerando i moventi (principali presunti) è la malattia a caratterizzare in primo luogo il fenomeno suicidario (…). Sotto questo aspetto le rilevazioni statistiche dell’Istat relative agli ultimi 10 anni (2000-2009) attribuiscono alla malattia psichica il 59,5% dei suicidi “spiegati” (il 37,5% di quelli complessivi); seguono la malattia fisica (17,5%), i motivi affettivi (15,9%) e quelli economici (6,3%).

Sempre l’Eures (pag.2) ci dice che:

Ciò che sembra caratterizzare il fenomeno suicidario nel 2009 è la sua forte interdipendenza con la crisi economico-occupazionale: sono stati infatti 357 i suicidi compiuti da disoccupati nel 2009, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008 (sono stati 270 nel 2007, 275 nel 2006 e 281 nel 2005), generalmente compiuti da persone espulse dal mercato del lavoro.

Sempre l’Eures, a proposito del fatto che il fenomeno riguarda maggiormente la popolazione maschile piuttosto che quella femminile, ci spiega che per l’uomo, più che per la donna

questo si leghi alla acquisizione/perdita di identità e di ruolo sociale definita dal binomio lavoro/autonomia economica.

Con “identità sociale” si intende in psicologia quall’insieme di sentimenti e di caratteristiche che un individuo prova e si attribuisce nel considerare la propria appartenenza a specifici gruppi sociali; detto altrimenti, attraverso tutta una serie di criteri la persona definisce se stessa e si colloca nella società in termini di inclusione. Perdere il lavoro e non essere più economicamente autonomo provocherebbe nel maschio una crisi identitaria peggiore di quella che provoca agli individui di sesso femminile.

Forse perché le donne hanno alle spalle secoli e secoli di storia durante i quali hanno vissuto economicamente dipendenti da qualcun altro, escluse dal mondo del lavoro? Chissà…

Da nessuna parte, comunque, troverete evidenza scientifica dell’esistenza di “associazioni a delinquere” volte a fabbricare “false accuse” contro inermi papà separati.

Quello che invece si legge, su alcune ricerche pubblicate all’estero, è che la diffusione della notizia dell’esistenza di una “epidemia di false accuse” (come è normalmente definita dai “papà separati“) condiziona la percezione del fenomeno della violenza domestica, portando le autorità competenti a sottovalutare le denunce delle donne.

Due studi sull’argomento in particolare

sostengono che i pregiudizi di genere – ovvero la convizione che la donna generalmente menta quando denuncia una violenza perpetrata da un uomo contro di lei o contro i suoi figli – influiscono pesantemente sull’esame delle prove, soprattutto quando si parla di violenza domestica, e che il risultato  è che le vere vittime di abusi non vengono tutelate a sufficienza.

Stimolati dalla propaganda dei “Fathers’ Rights”, altri paesi hanno deciso di condurre indagini sulla base di criteri scientifici per rilevare l’incidenza del fenomeno delle “false accuse”:

Tutti hanno rilevato che il numero delle accuse false, ovvero quelle intenzionalmente fabbricate per danneggiare qualcuno, è quasi irrilevante rispetto alla mole di accuse confermate dalle indagini, nonostante l’esistenza di forti pregiudizi tra le autorità giudiziarie.

A tutt’oggi non esistono ricerche italiane su campioni ampi e significativi che possano confermare la preoccupazione dei commentatori che continuano imperterriti ad inviarmi messaggi come quello che vi ho riportato all’inizio di questo post.

So di aver dedicato ampio spazio a questo argomento in questi anni nel mio blog, e molti di quelli che mi seguono esclameranno “che barba, che noia, che noia, che barba!” alla pubblicazione dell’ennesimo post…

Sappiate che vivo il vostro medesimo stato d’animo.

che_noia_1

A tutti i seguaci di Goebbels convinti che “ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte la renderà una verità“, vorrei dire che non c’è nessuna possibilità che io prenda in seria considerazione le vostre affermazioni.

E che ad ogni vostro intervento seguirà la medesima, noiosissima, confutazione.

A tutti gli altri chiedo scusa anticipatamente.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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21 risposte a Alcuni dati a proposito del suicidio

  1. maria serena ha detto:

    ti amiamo

  2. Gabriele Logozzo ha detto:

    Tra l’altro dovrebbero preoccuparsi: se “rendessero vere” queste storie, sarebbero i primi a “sparire” 😉

  3. Lilli ha detto:

    Spero che finalmente venga a galla la verità venga conosciuta da tutti perché queste bugie diffuse da alcuni padri separati hanno proprio stancato. Grazie ancora, cara Ricciocorno.

  4. IDA ha detto:

    Nel commento ho notato uno schema che si ripete; ora non dicono più l’80 % delle accuse sono false, ma fanno riferimento a fantomatiche associazioni che organizzerebbero false accuse al fine di incastrare i poveri uomini…

    • Massimiliano ha detto:

      Prima di tangentopoli tutti sapevano che i socialisti erano una banda di ladri ma non si poteva dire pubblicamente. Allo stesso modo i nomi di chi organizza queste false accuse sono noti. Tra l’altro arrivrci è facile, in quanto questi soggetti hanno l’esigenza di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia

      • A quindi sarei io. Farei parte di una misteriosa lobby di inventori di accuse, Massimiliano, giusto? Io, insieme ai relatori del DSM V (Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, ultima edizione), che si sono rifiutati di accogliere fra i disturbi diagnosticabili l’alienazione genitoriale.

        Ma per favore…

        L’illogicità del parallelo coi socialisti ci dà l’idea di quanto irrazionale sia un certo modo di ragionare.

      • IDA ha detto:

        No! è il mondo scientifico che complotta contro di loro.. la scienza è giusta solo quando è a sostegno delle loro tesi..

  5. IDA ha detto:

    Posso capire che la separazione possa creare notevoli problemi, ma per quello che conosco io, quindi non ha nessun valore scientifico ne statistico, conosco molte donne che dopo la separazione si sono ritrovate con grosse difficoltà economiche, tra cui una di queste sono io, ma uomini, non ne conosco nessuno..Quello dei suicidi per motivi economici, gli uomini sono di più, penso perché per un uomo, c’è una maggiore aspettativa sociale, cosa che per la donna non c’è.. anche sul lavoro, per un uomo è normale avere ambizioni di carriera, una donna è guardata con sospetto, è un’arrivista, una poco di buono… perché siamo in un paese ancora molto maschilista, la donna è vista tra i fornelli , a fare i figli e dipendere economicamente da un uomo.. salvo poi se si separa lei si deve “attrezzare” perché altrimenti il maschietto italico e no, si sente parassitato.

  6. Massimo Boldrini ha detto:

    Il tasso di suicidio fra gli uomini si quadruplica con la separazione salendo a 284 per milione per anno (dati EURES http://www.eures.it/upload/doc_1305878239.pdf) a causa delle sentenze che li privano dei loro diritti umani. Per confronto il tasso di omicidi di donne è di 5 per milione per anno: 50 volte di meno.

    • Non diciamo minchiate, per favore. Il rapporto Eures dice questo (pag.3):
      All’interno di un fenomeno declinato sempre più al maschile, le differenze di genere più significative si riscontrano in relazione allo stato civile: considerando i dati relativi al 2009 (confermati anche nel 2000 e nel 1990), sono infatti i vedovi a registrare lo scarto più elevato, con un indice di suicidi tra gli uomini (37,6 ogni 100 mila abitanti), dieci volte superiore a quello femminile (3,6 ogni 100 mila vedove); l’indice di rischio complessivamente più alto si rileva tuttavia tra i separati e i divorziati (14,2 ogni 100 mila abitanti, che sale a 28,4 tra gli uomini contro un indice pari a 4,8 tra le donne), seguiti dai vedovi (8,9), dai celibi (6,2, che sale a 9,3 tra gli uomini a fronte di 2,5 tra le donne) e dai coniugati, con l’indice complessivamente più basso (4,3 ogni 100 mila coniugati), confermato sia nella componente maschile (6,8) sia in quella femminile della popolazione (1,7). Questi indici sembrano evidenziare come l’integrazione e la condivisione di uno spazio affettivo (ma anche di uno spazio economico) costituiscano elementi “preventivi” del rischio suicidario e, al tempo stesso, come la perdita affettiva (nella separazione e/o nel lutto) rappresenti soprattutto per gli uomini una perdita di identità e di punti di riferimento molto superiore a quella delle donne.

      Le “sentenze” te le sei sognate dopo una porzione troppo abbondante di impepata di cozze… E poi, ti prego, spiegaci quali sentenze dovrebbero riguardare i VEDOVI.
      Si parla di “perdita affettiva”, di sentimenti, non di sentenze. Ma che ne sai di sentimenti te… Voi avete solo problemi di soldi, e i sentimenti non vi riguardano.

  7. Alberto Amati ha detto:

    Sapete che la passione allunga la vita? L’ultimo numero di Focus spiega che se il cervello si infiamma, ci regala un’ora di gioia in più al giorno, e ci allunga la vita. Le passioni possono essere il propulsore di una vita più lunga e felice…

  8. Massima Tardocchi ha detto:

    Puoi gentilmente dare visibilità a questa petizione che va nella direzione di quanto stai mostrando? Se serve aiuto per la traduzione dimmelo

    https://www.change.org/petitions/google-inc-youtube-llc-categorize-the-mrm-as-flaggable-for-terrorism-promoting-hate-on-youtube

    • La petizione risulta chiusa… Comunque traduco:

      “Il “Movimento per i diritti degli uomini” (MRM), e gli “Attivisti per i diritti degli uomini” (MRA), hanno invaso la comunità di YouTube con i loro video e con i loro contenuti, e, così facendo, stanno diffondendo non solo il loro programma anti-donne, ma una gran quantità di propaganda odiosa, misogina, dannosa, indottrinante e fallace.

      La presenza dei loro video e contenuti, che non sono altro che tentativi palesi di denigrare e diffamare le donne, e i loro obiettivi, volti a convincere donne, uomini e bambini a credere a bugie odiose, stanno creando uno spazio su YouTube che non è più accettabile o sicuro per chiunque – Femmine, maschi, bambini, adulti, eccetera.

      Le operazioni della loro organizzazione, che spesso consistono nell’orchestrare molestie di massa e attività illegali, come ad esempio la pubblicazione di informazioni personali di privati ​​cittadini su siti web pieni di odio, diffamando e calunniando in particolare le donne, al fine di causare loro angoscia e rovinare la loro vita, sono prove sufficienti del fatto che essi non sono altro che una maschera per atti di terrorismo e fanatismo, una associazione che promuove la violenza e l’abuso, e questo non può più essere accettato su YouTube.

      Il Men’s Rights Movement, che ha la pretesa di presentarsi come una organizzazione per la parità tra i sessi, in realtà si augura di eliminare le conquiste delle donne, si occupa di diffamare le donne, allo scopo di riportarle indietro e ridurle al silenzio, mettendole in pericolo attraverso le loro azioni, che, come hanno apertamente ammesso, sono illegali.

      Si prega di firmare questa petizione per chiedere la rimozione di tutto ciò che è anti-femminista e anti-donna, o ha a che fare con il “movimento dei diritti degli uomini”, in quanto atti di terrorismo, o di promozione dell’odio e della violenza. O, se non altro, per inviare un messaggio al MRM, in modo che sappiano che questo comportamento non è appropriato.”

  9. A proposito di maschi e suicidio: http://www.theguardian.com/society/2014/aug/15/suicide-silence-depressed-men
    Why are so many more men killing themselves than women? “Is it biologically set in stone that men take their own lives – or is it cultural?”
    “If you look at how the suicide rates have changed, how they go up and down, you can see that it’s cultural – it’s about what we expect.” And this is what is so troubling about male suicide. Women are actually more likely to suffer from depression, but more likely to seek help whey encounter trouble. The uncomfortable truth is that stereotypical forms of masculinity – stiff upper lips, “laddishness” – are killing men.
    Perché si suicidano molti più uomini che donne? “E’ biologicamente scolpito nella pietra che gli uomini si tolgano la vita – o è un fatto culturale?”
    “Se si guarda a come variano i tassi di suicidio, come vanno su e giù, si può vedere che è un fatto culturale – si tratta di ciò che ci aspettiamo.” E questo è preoccupante, a proposito del suicidio maschile. Le donne hanno più probabilità di soffrire di depressione, ma sono più propense a cercare aiuto quando si accorgono di avere dei problemi. La scomoda verità è che gli stereotipi sulla mascolinità – l’atteggiamento da uomo forte, da macho – stanno uccidendo gli uomini.

    • IDA ha detto:

      Sono perfettamente d’accordo, per un uomo chiedere aiuto è segno di debolezza fragilità, cosa che invece è normale per una donna il chiedere aiuto.. una volta tanto, uomini vittime del maschilismo.. più forti sono questi stereotipi, maggiore è l’aspettativa e maggiore è il numero delle vittime.. però da non dimenticare che la maggioranza dei suicidi e tentati suicidi delle casalinghe, sono legati all’alcol, che a sua volta ad abusi fisici, psicologici e sessuali domestici.

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Ora non ricordo la fonte, e credo che il dato riguardasse gli USA, ma ho letto che tenendo conto anche dei tentati suicidi le differenze di genere si livellano. Poiché gli uomini si suicidano prevalentemente con le armi da fuoco, raramente il tentativo fallisce. E anche la diffusione delle armi da fuoco tra gli uomini più che tra le donne ha sempre a che vedere con stereotipi sulla mascolinità. Non so se questo possa valere anche in Europa…

      • IDA ha detto:

        Si la scelta del mezzo fa la differenza, tra i suicidi e tentati suicidi,gli uomini ; impiccagione, arma da fuoco e precipitazione, mezzi che non ti danno la possibilità di ripensarci. Le donne in genere preferisco avvelenamento e arma da taglio..
        I suicidi hanno molto a che fare con gli stereotipi sociali, le aspettative sociali, il suicida non si riconosce più, si sente escluso da questa o quella categoria e dalla specie di appartenenza, perché il suicidio è una chiara violazione biologica. Quando un uomo (inteso come specie) perde i suoi rapporti sociali, si svuota di umanità, escludendosi dal contesto comunitario, si ha la visione di se stessi come non più uomini..
        Se si sommano i suicidi e i tentati suicidi la differenza di genere è minore, ma c’è ancora, perché la pressione sociale sul maschio, che deve essere forte, ecc..ecc.. è maggiore.. Se si guarda il movente, la malattia è il maggiore movente sia per gli uomini che per le donne. Se si guarda la professione, per le donne è la casalinga, gli uomini, “persone ritirate dal lavoro”, quindi perdita di rapporti sociali, di importanza sociale. Quello della mattanza di uomini separati è una sciocchezza, se si sommano con i tentati suicidi, la differenza non è così enorme. appunto è il mezzo usato che fa la differenza..

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