Love-giver

Mia cara ragazza, In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi. Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione. Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi concede di escluderti dalla mia mente anche per un breve momento. Dentro la mia anima non so a pensare a null’altro. Tempo fa avevo la forza di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita. Il mio amore mi ha reso egoistico. Non posso esistere senza di te. Scorderei tutto pur di vederti ancora. La mia vita sembra fermarsi qui, non vedo oltre. Mi hai assorbito. In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto. Sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto.Sarei spaventato di dovermi allontanare da te. Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Mio amore cambierà? Ora il mio amore è senza limiti… Tuo biglietto è arrivato proprio qui. Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo. Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro religione. Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più. Potrei essere un martire per la mia religione – la mia religione è l’amore – potrei morire per questo. Potrei morire per te. Il mio credo è l’amore e tu sei il mio unico dogma. Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere;eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso “di ragionare contro le ragioni del mio amore”. Non posso più farlo. Il dolore sarebbe troppo grande.Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te. Tuo per sempre, John Keats

(Lettera d’amore di John Keats a Fanny Brawne – 13 ottobre 1819)

Yours-ever

Ultimamente si sente sempre più spesso parlare di “assistenza sessuale”. Sembra addirittura che a breve partiranno dei corsi atti a qualificare questa figura professionale dedicata ai “bisogni affettivi e fisici delle persone colpite da disabilità motoria o mentale” (cito da Repubblica).

Sempre da Repubblica, una definizione dell’assistente sessuale:

un uomo o una donna che accompagna chi non è in grado di gestire la sfera sessuale aiutandolo materialmente, con i giusti tempi e nei limiti decisi dal disabile stesso, a scoprire l’erotismo e a indirizzare energia e impulsi che diversamente potrebbero esprimersi in malessere o in rabbia.

L’erotismo, ci dice l’enciclopedia Treccani, è la forma “elaborata attraverso diversi tipi di mediazione culturale” attraverso la quale un essere umano manifesta la sua sessualità.

In tutto l’articolo, erotismo, sessualità e amore sono usati come termini equivalenti: se l’assistente sessuale dovrebbe essere, a quanto si legge, una figura professionale in grado di aiutare il disabile a scoprire ed incanalare i suoi impulsi sessuali, il sito dedicato alla questione si chiama “love ability”, e l’assistente sessuale è definito “love-giver”, che potremmo tradurre con l’espressione “dispensatore d’amore”.

“E se qualcuno dovesse innamorarsi del suo assistente? ‘Vivrà una delusione d’amore, (spiega Max Ulivieri, ideatore di love ability) come capita al novanta per cento degli esseri umani. Le relazioni non si possono inventare. Si può invece aiutare una persona a migliorare la propria autostima, preparandola così, in determinati casi, anche ad un eventuale incontro’.
Un punto di vista sul quale non nasconde qualche perplessità Gabriella D’Abbiero, presidente dell’Anffas, associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, nonché mamma di un disabile. “Le persone che hanno disabilità di tipo intellettivo difficilmente riuscirebbero a filtrare un rifiuto o un abbandono…

La confusione fra amore e sessualità è tale che, in calce all’articolo, commenta Maria Novella De Luca:

…parlare di sesso e disabilità è qualcosa che sfida tabù profondi, ci impone di cambiare il punto di vista, e quell’immagine radicata e tenace per cui il diritto all’eros dovrebbe riguardare soltanto la sfera di una normalità sana, esteticamente gradevole e possibilmente giovane… Parlare di eros ed handicap ha prima di tutto un valore civile: perché vuol dire considerare chi è affetto da una disabilità, chi nasce diverso, non soltanto un soggetto debole da accudire e da proteggere, ma una persona. E dunque un uomo o una donna, un ragazzo o una ragazza con bisogni speciali sì, ma anche con un’affettività, una fisicità e un bisogno di relazioni degne di essere vissute, esattamente come accade per i “normodotati”… Dunque la formazione anche nel nostro paese dei cosiddetti “assistenti sessuali”, o con termine un po’ più ambiguo “accarezzatori”,  è di certo un fatto positivo. Un secolo di psicoanalisi insegna che l’eros non vissuto e sperimentato, diventa frustrazione, rabbia, dolore. C’è però dietro questo coraggioso progetto qualcosa di incompiuto e che pone non pochi interrogativi. Si può “sanitarizzare” l’amore? E una volta che  l’assistente sessuale ha insegnato al o alla sua paziente come e dove procurarsi il piacere, o semplicemente procurandoglielo egli stesso, come gestire poi la valanga di emozioni che segue a tutto questo?

Si parla prima di sesso, poi di eros, e infine di amore.

Ho navigato il sito loveability.it, e ho trovato un articolo che fornisce delle istruzioni a chi intende intraprendere la carriera di “love-giver”.
Il sito ci spiega le ragioni che renderebbero necessaria questa figura professionale:

Ora, è abbastanza evidente che chi nasce in un corpo affetto da disabilità o vi si ritrova dentro a un certo punto della vita, masturbazione a parte, debba fare i conti anche con questo problema: non molti esseri umani, esclusi i familiari, saranno ansiosi di interagire fisicamente o intimamente con lui/lei. Potrei provare a darvi le mie motivazioni al riguardo, ma non credo sia utile. Rimaniamo sul dato di fatto: un corpo non in linea con la bellezza comune, per com’è intesa nella nostra società adesso, rende più difficoltose le interazioni fisiche e una non completa padronanza del corpo rende più rare e difficoltose le interazioni sessuali. Adesso veniamo alla risoluzione del problema, in attesa che ciascuno di noi venga baciato dalla fortuna e si imbatta nel partner perfetto che risolverà tutti i suoi problemi affettivi e sessuali. L’assitente sessuale sarebbe quella figura che permette al disabile di attendere senza troppe frustrazioni “il partner perfetto”, ovvero qualcuno in grado di andare oltre al tabù di approcciarsi sessualmente ad un corpo “non in linea con la bellezza comune”.

Non so come la vedete voi, ma io credo ci siano molti non disabili il cui aspetto non è “in linea con la bellezza comune”. Mi domando se anche le persone che non hanno una vita sentimentale e/o sessuale appagante perché considerate brutte non abbiano anche loro il diritto, sulla base di questa spiegazione, di richiedere l’intervento di un/una assistente sessuale.

Non possiamo negare, ad esempio, che le persone sovrappeso soffrano a causa della stigmatizzazione sociale. Il fat-shaming, ci dicono gli esperti, è causa di conseguenze devastanti per la psiche di chi lo subisce, e la mancanza di autostima può condurre ad una depressione cronica. Non farebbe bene anche ai grassi un po’ di assistenza sessuale?

Mi domando anche chi si preoccuperà di quantificare il livello di “frustrazione” che un individuo dovrebbe essere in grado di sopportare prima di essere considerato un candidato ad ottenere le prestazioni di un assistente: quanto tempo deve trascorrere tra un “accarezzatina” e l’altra prima che “l’eros non vissuto” sia considerato pericoloso per la salute?

L’articolo prosegue introducendo la figura dell’assistente sessuale così:

Le donne che interagiscono sessualmente con un cliente pagante, si sa, non sono molto ben considerate nella nostra cultura. In parte è un’abitudine mentale che ci viene inculcata, quella di disprezzare chi esercita il mestiere più antico del mondo.

Ora: abbiamo letto su Repubblica che l’assistente sessuale è una figura professionale che non esiste ancora in Italia. L’articolo ci parla di “sexability”, ovvero di ricerche dedicate a scoprire “nuovi modi di raggiungere il piacere sessuale, oltre i limiti imposti della disabilità”…

Qui invece si parla del “mestiere più antico del mondo”.

Sempre su loveability.it trovo questo post, dedicato al primo bordello esclusivamente dedicato ai disabili, nel quale leggo:

“I disabili hanno le loro relazioni come le persone normodotate”, aggiunge Adams. “Si sposano, convivono, hanno rapporti sessuali esattamente come chiunque altro. Però, come chiunque altro, a volte possono sentire il bisogno di ricorrere al sesso a pagamento o di avere un contatto con una persona estranea, e noi vogliamo dar loro questo diritto, come lo hanno le persone che non hanno una disabilità. A volte, però, questo non è possibile perché le lavoratrici del corpo (così le chiama Adams, NDR) non pensano all’accessibilità dei loro appartamenti quando si stabiliscono in un posto”.

Non si può non essere d’accordo sul fatto che il disabile – o la disabile, alla quale nessuno ha pensato di dedicare un bordello pieno di maschietti che prestano servizio in luoghi privi di barriere architettoniche – abbiano tutto il diritto di esprimere e anche di sperimentare i loro desideri sessuali.

Ma concordo con Gabriella D’Abbiero sul fatto che non sia prudente confondere l’impulso sessuale con il desiderio di affetto e di amore e trovo il termine love-giver terribilmente fuorviante.

Inoltre, mi sempra che la difficoltà di un disabile – fisico o mentale – nel vivere una dimensione erotica soddisfacente abbia ben poco a che fare con “il diritto di scopare (a pagamento) un’estranea”. Diritto che io ritengo non dovrebbero vantare neanche quelli che disabili non lo sono affatto.

A proposito di erotismo e disabilità, tempo fa il blog “Un altro genere di comunicazione” pubblicò un bellissimo progetto, nel quale Jes Sachse offre al fotografo il suo corpo non in linea con la bellezza comune”:

 Le foto sessualizzano il corpo di Jes, compiendo un’operazione che solitamente non viene concessa ai “corpi disabili” o non conformi alla norma socialmente accettata. Abbracciata a un ragazzo, in biancheria intima, in pose provocanti e sensuali, Jes attira su di sé lo sguardo e costringe chi la guarda a modificare la propria percezione sul “corpo con disabilità”, ad accettarlo come normalità, quella normalità dalla quale a torto è escluso.

In un articolo tradotto sul blog Lunanuvola, la scrittrice Philippa Willits scrive:

L’assunto che nessuno farebbe mai sesso con una persona disabile per scelta personale non è solo inaccurato, è anche offensivo. Una visione infantilizzata delle persone disabili pure contribuisce all’idea che il sesso con uno/a di noi sia sbagliato o strambo, aumentando lo stigma e il pregiudizio che limitano le nostre vite… non è soprendente che la gente non disabile non sappia cosa pensare di noi. Se ti piace una persona disabile, il chiederti se si romperà durante il sesso (suggerimento: comunica), o se il sesso le farebbe male (suggerimento: comunica), può creare barriere che molti troveranno troppo difficili da superare. In effetti, un impressionante 70% di inglesi, secondo un sondaggio dell’Observer, “non prende in considerazione” l’idea di fare sesso con una persona disabile.
Il pregiudizio sociale agisce così profondamente che persino alcune persone disabili evitano di avere relazioni con altri disabili: in due esempi, entrambi pubblicati su “Disability Horizons”, un uomo disabile – preoccupato di riuscire ad avere un incontro lui stesso – ha scritto in modo offensivo delle donne con problemi di salute mentale, mentre un altro – giustificando il suo uso di una donna che si prostituisce – si è riferito alle donne disabili come ad un’opzione di “seconda scelta”.
E’ importante, quindi, vedere che la supposta situazione inevitabile ove le persone disabili non scoperanno mai, è intessuta nel pregiudizio sociale. E, invece di combattere quest’ultimo e sfidare i concetti errati e le offese, ci sono ancora quelli per cui la soluzione è sostenere il diritto degli uomini disabili (praticamente sempre degli uomini) di fare sesso con una prostituta. Perciò, se stai lottando per il “diritto” di una persona disabile a fare sesso tramite prostituzione, considera di stare rafforzando idee discriminatorie: non ci stai liberando.

Prima di esprimere un giudizio su questa questione dell’assistenza sessuale, aspetto di leggere il programma dei corsi che, ci dice Repubblica, dovrebbero partire già quest’autunno.

Spero vivamente che tutta questa attenzione alla disabilità non si riduca a case di tolleranza munite di ascensori e bagni accessibili, perché se ho parecchi dubbi sul fatto che l’amore si posa “sanitarizzare”, ne ho altrettanti sul fatto che si possa comprare.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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104 risposte a Love-giver

  1. Pinzalberto ha detto:

    Ultimamente si cerca di risolvere i problemi sanitarizzando, sta diventando la teoria di tutti. Qualsiasi cosa si può sistemare ambulatorialmente con la scusa “tanto non si può evitare, allora apriamo dei bei consultori e strutture adeguate con medici specializzati, abbiamo legalizzato l’aborto per evitare quello clandestino, allora perché non estenderlo a tutto il resto?”. Si confonde la tutela della donna con i bisogni dell’uomo.

  2. paolam ha detto:

    Cara Ricciocorno, una mia amica e collega ha avuto un’ideona: l’assistenza sessuale ai disabili come nuova frontiera del volontariato. Quello che i nostri governanti attuali vorrebbero dappertutto. E del resto, come ci sono i medici volontari e il personale sanitario volontario che dedicano un po’ del loro tempo a prestare assistenza sanitaria gratuitamente nei contesti più svantaggiati e remoti, allo stesso modo tante/e volontari/-e potrebbero dedicare parte del loro tempo “a tirare pippe ai disabili” (cit.) senza diminuzione e/o danno per nessuno/a. Che ne dite? Mi sembra geniale 3:)

  3. Paolo ha detto:

    bisogna accettare il fatto che in media esistono persone esteticamente più attraenti di altre poi soggettivamente si può essere attratti da chi è bellissimo/a come da chi non lo è.

    • Bisogna anche comprendere che ciò che è “attraente” non è stabilito da una legge divina.
      A tale proposito è interessante il progetto della giornalista statunitense Esther Honig, che ha mandato una sua foto a 40 appassionati di Photoshop in 25 paesi del mondo, chiedendo loro di rendere la sua foto più “bella”: http://www.internazionale.it/news/societa/2014/06/27/il-viso-di-una-donna-ritoccato-con-photoshop-in-25-paesi-diversi/
      Se ci spostiamo in Mauritania, scopriamo che un detto popolare recita “Una donna occupa nel cuore del marito il posto che occupa nel letto”.(donna, se vuoi essere amata e desiderata, devi essere obesa) http://it.peacereporter.net/articolo/27036/Mauritania,+schiave+del+peso+%28e+delle+convenzioni%29
      Questi sono solo esempi di come il concetto di “bellezza” è estremamente relativo e condizionato dal momento storico e dal luogo in cui ci si trova a vivere. Osservare le foto di una “attraente” donna mauritana dovrebbe farci riflettere…

      • Paolo ha detto:

        è ovvio che in ogni epoca e cultura esistono canoni estetici (maschili o femminili) è normale, ci sono anche oggi in occidente ma credo che oggi in occidente la bellezza abbia una sua pluralità.
        Come ripeto spesso il fatto che jude law è in media più attraente di danny de vito va accettato non significa che de vito debba sparire o che soggettivamente non possa piacere a qualcuno

      • Vale ha detto:

        Scusate il seguente post, che spero non venga considerato come “alla faccia della modestia”, ma mi pare che ogni volta che si affrontano argomenti simili, si riduca tutto a “viva i belli e abbasso i brutti”. Quindi, giunta all’esasperazione, vorrei fornire un altro punto di vista.

        Pare che io sia particolarmente attraente (pure se io penso di essere normalissima). Mi hanno proposto anche vari lavori come modella, che ho sempre rifiutato. Di solito le ragazze fanno casting su casting per entrare nel mondo della moda, io vengo fermata nei negozi, per strada, dal fotografo (andata a sviluppare delle foto delle vacanza, non per farmi fotografare), in banca!, ovunque. Non posso citare le aziende che mi hanno contattata, ma parlo di aziende serie, anche piuttosto famose.
        C’è gente che riempie le proprie pagine fb di foto ritoccate, per mostrarsi belli: io non sono neppure sui social network e non mi lascio fotografare nemmeno dagli amici, per paura che le mie foto finiscano in giro. Questo come preambolo per giustificare il “pare io sia particolarmente attraente” (… ma non me ne frega un accidenti).

        Orbene, so che sto per sconvolgere molti: l’avvenenza non è assolutamente un vantaggio nella vita sentimentale. Ogni volta che leggo che “se sei bello, è tutta in discesa”, vorrei spaccare il muso a badilate a chiunque abbia profferito una simile assurdità. Oh, sicuramente se sei bello hai 10 mila persone che sono in fila per divertirsi mezz’ora, ma se mirate ad avere una vita sentimentale (e non a fare ginnastica!), in realtà è una grandissima fregatura.
        Sei una ragazza bella? Tutti ti vogliono portare a letto, ma a nessuno frega un accidenti di te come persona. Non hai dei sentimenti, sei bella. Non hai delle opinioni, sei bella. Non hai dei pensieri, sei bella. Nessuno ti prende mai sul serio, nessuno ti considera UNA PERSONA.
        Sei solo una bella statuina da mettere lì.
        E quei pochi che sono per bene e magari a te ci tengono sul serio, si sentono inferiori e inadeguati e preferiscono svanire, che doversi confrontare ogni giorno con lo “stigma sociale”. Cito a memoria dall’ultimo ragazzo con cui sono uscita: “Quando ci vedono insieme, penseranno ‘Ma che fa quello schianto di ragazza, con un barbone simile? Dovrebbe mollarlo e trovarsene uno migliore’ “. Per quanto mi riguarda, lui è una persona adorabile, nonché molto carino, quindi quella del barbone non so proprio da dove gli sia uscita. Ho passato settimane a cercare di convincerlo che non vedevo tutta questa “disparità” (e che anche se qualcuno avesse pensato quanto sopra, di sicuro una persona non si giudica per la faccia che ha), ma non ci sono stati santi. Si sentiva sempre inadeguato.

        Capisco che oggettivamente le persone disabili abbiano grandi difficoltà a rapportarsi con il resto del mondo, non lo nego. Sottolineo anche che il sesso è una cosa, l’amore è un’altra e ritengo che i disabili vogliano delle relazioni vere, più che mezz’ora di ginnastica ogni tanto, per la quale potrebbero comunque pagare già adesso. [Sorvolo sul fatto che, come al solito, ci preoccupiamo degli uomini che hanno diritto al sesso, ma delle donne, chi se ne frega.]
        Ma, fatemi una benedettissima carità, se si sta parlando di mettere su una relazione, una persona bella ha gli stessi identici problemi di una brutta, forse qualcuno di più.
        Non ci si innamora dell’aspetto delle persone, ma della loro anima e quella ce l’abbiamo tutti. Jude Law e anche Danny De Vito. Solo che quelli a cui piace Jude Law, 9 su 10 se ne infischieranno di andarla a cercare (l’anima) e si limiteranno a volersi accompagnare ad una bella faccia.
        Vale

        PS: “comunione e fatturazione” è bellissima 😀

      • Paolo ha detto:

        ovviamente non ci si innamora solo dell’aspetto di una persona ma l’attrazione fisica, sessuale in amore (e non solo nella “ginnastica”) conta almeno secondo me e se non scatta non scatta

      • Vale ha detto:

        Certo, ma non è detto che l’attrazione scatti solo con chi rappresenta il canone estetico proposto dai media. La mia compagna di lab 4 adorava quelli calvi, magrolini e con la pancia. Ed era una gran bella ragazza!
        Quindi piantiamola di fare il piagnisteo per i poveri brutti. Non è la bellezza che garantisce una serena vita sentimentale, sennò sarebbero sposati in 10!
        Riccio: quel link è oltraggioso. Di nuovo, è colpa di lei e va cacciata, perché, poverino, lui non sa controllarsi (e magari lei neppure avrebbe voluto una storia col capo, oltretutto, ma si sa che la volontà della donna non vale nulla).

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Applausi per Vale! Se la bellezza fisica garantisse l’amore, Hollywood sarebbe il regno delle coppie felici. Mi pare di no…

        Sarò cinica, ma io non vedo altro che il tentativo di legalizzare la prostituzione facendola entrare dalla finestra invece che dalla porta d’ingresso. Una volta stabilito che esiste il diritto al sesso, anche ammesso che si trovi un appiglio per negarlo ai non-disabili non reggerà.

        Questa frase mi ha colpito “questo non è possibile perché le lavoratrici del corpo (così le chiama Adams, NDR) non pensano all’accessibilità dei loro appartamenti quando si stabiliscono in un posto”. Non ci pensano, che egoistone! Abbiamo la società meno inclusiva d’Europa ma ci preoccupiamo che le prostitute cacciate da un posto all’altro, spesso clandestine, sotto coercizione e abusate da clienti e magnaccia, non siano abbastanza accoglienti. Pazienza se i mezzi pubblici, il lavoro, le cure, l’istruzione non sono accessibili, ma insomma, le prostitute devono essere a disposizione di tutti!

        Che poi, se includiamo le disabilità mentali, quante prostitute sono esse stesse disabili? Ai loro diritti chi ci pensa? Per carità, prima di tutto i bordelli accessibili… per il resto c’è sempre tempo.

        PS. Comunque se in Italia legalizzano la prostituzione, nessuno mi venga più a dire che non si possono fare le cose contro il Vaticano. Quando si vuole, si può…

      • Scriveva Sant’Agostino: “Togli le prostitute dalla società e ogni cosa verrà sconvolta dalla libidine” (De Ordine II, c. 4, 12).
        San Tommaso d’Aquino: “La donna pubblica è nella società ciò che la cloaca è nel palazzo: togli la cloaca e l’intero palazzo ne sarà infettato” (San Tommaso d’Aquino, De Regimine Principum IV, 14).

      • Pinzalberto ha detto:

        Poi bisognerebbe capire con che grado di disabilità puoi accedere ai servizi. Alla fine con qualche escamotage chiunque risulterebbe idoneo con un semplice certificato medico. Fatta la legge….

      • IDA ha detto:

        Vale, credo e sono d’accordo in quello che dici.. anche se con me quando associano il concetto di bellezza usano sempre il trapassato…Mi dispiace di quello che dici sul tuo ultimo ragazzo, che si sente inadeguato, ma secondo me, non è sincero.. è vittima di molti pregiudizi che hanno gli uomini in genere..lo dico così da esterna in base a quello che hai raccontato…. Penso che la bellezza possa aiutare sia nella vita sentimentale e sociale, ma può creare anche molti problemi, come hai ben raccontato te.. come sempre per molti uomini, te come persona, non interessi e non interesserai mai, vogliono solo portarti a letto o averti come trofeo, poco importa se sei bella o giovane.. Ho notato negli ultimi periodi una pericolosa involuzione del genere maschile.. (pericolosa per noi donne).. e soprattutto la mancanza di autoironia in molti uomini, che mi spaventa.. Ma passiamo oltre.
        la mia prof di storia dell’arte, ci diceva che la bellezza è quell’insieme di qualità percepite con i cinque sensi; vista, udito, olfatto, gusto e tatto.. che deve suscitare emozioni positive e sensazioni piacevoli.. e che ognuno di noi ha dei canoni estetici intuitivi e istintivi, oltre naturalmente a quelli dominanti del momento storico in cui uno vive. Ora se nell’arte si può stabilire una bellezza oggettiva, con dei canoni universali e oggettivi, nell’architettura, secondo Leo Battista Alberti si può calcolare con la matematica e con l’armonia nella musica.. ecco quando abbiamo a che fare con le persone tutto cambia.. anche il concetto di bellezza che porti in te svanisce quando incontri certe persone.. Esempio; da ragazza con una mia amica si andava ad assistere gli allenamenti di pallanuoto.. e la pallanuoto non c’interessava …. Il mio canone di bellezza maschile era quella, del nuotatore di un atleta, bene io sono stato per 23 anni e fatto due figli con novanta chili, con la barba e l’occhiali, allergico a qualsiasi attività sportiva anche a vederla in TV. Con la testa sui libri o sui registri di scuola, una persona timida e insicura, e tutt’oggi posso dire che è l’uomo più bello e interessante che ho incontrato nella mia vita,,, dopo mio figlio naturalmente..

      • Stefano ha detto:

        Somigli a un personaggio di infinite jest, joelle van dyne, talmente bella da essere deforme e che era fissata con il credere che gli altri la considerassero solo per la bellezza. Tu attiri tutti, belli e brutti, profondi e superficiali. Puoi scegliere fra più possibilità e avere più occasioni di incontrare belle persone. Questo è il vantaggio. Solo questo. Ma uno superficiale lo sarà con te come con una brutta, che in più si sentirà additare come tale. E anche uno profondo inizialmente non sarà attratto da ragazze poco attraenti. Poi i generi sono proporzionati e grossomodo tutti si accoppiano. Il discorso dell’assistenza sessuale è un’altra cosa. Ed è una bella cosa

      • “Il discorso dell’assistenza sessuale è un’altra cosa. Ed è una bella cosa.” Cosa è “una bella cosa”? Che si parli del desiderio sessuale sessuale dei disabili? Concordo. Che si gettino nel medesimo calderone pulsioni sessuali, bisogni affettivi e amore? No, non sono d’accordo. Che “assistente sessuale” sia per qualcuno un mero eufemismo per non scrivere prostituta? Mi sembra ipocrisia. Che le persone che hanno una vita sessuale e sentimentale rivendichino comunque il diritto di servirsi a pagamento del corpo delle donne? Non è “bello” per niente.

      • Stefano ha detto:

        Dicendo che è una bella cosa intendo dire che è una bella cosa che alcune persone diano piacere ed attenzione ad altre persone. L’assistenza sessuale non è imposta, dunque parlare di diritto al sesso è improprio. E non so se qualcuno sta rivendicando il diritto alla vita sessuale, anche fosse, non è di questo che si parla, dato che appunto che non sarà un lavoro imposto.

        Se vuoi puoi chiamarla prostituzione, non vedo cosa cambi.

      • Si, è una bella cosa che alcune persone diano piacere ed attenzione ad altre persone. Anche se di solito, in un rapporto sessuale, si presume che il piacere sia reciproco. Io non ho dovuto fare nessun corso professionalizzante per imparare a farlo, comunque… Ma magari è perché sono particolarmente dotata.

      • Stefano ha detto:

        Non so perché i commenti schizzano in alto, cmq.
        La nostra sessualità, intesa come il nostro modo di esprimerci dal punto di vista sessuale, non c’entra in alcun modo, perché stiamo parlando di assistenza, ovvero di un servizio alla persona, scelto dalla persona o al limite dai suoi famigliari, ed offerto da una figura professionale che ha scelto di fare quel lavoro. Semmai sarà una possibilità in più per qualcuno che ne potrà aver bisogno (esempio: se lo Stato introducesse la possibiità di scegliere una dieta vegana nelle scuole, questo non andrebbe in alcun modo ad intervenire nella dieta degli studenti e delle loro famiglie). C’è un articolo della Costituzione, intorno al 30 mi pare, che garantisce a chiunque il diritto di rifiutare qualsiasi cura. E cmq questa non è una cura per un disturbo, poi non so bene in che modo e se verrà creato un servizio del genere. Se vogliamo parlare di medicalizzazione nella società contemporanea è un conto, ma non è questo il caso. Né mi pare che qualcuno abbia teorizzato l’esistenza del disturbo da asessualità.

      • Assistenza (da dizionario): Opera svolta da chi si trattiene presso chi ha bisogno di cure o di prestazioni professionali o specifiche.
        Bisogno (sempre da dizionario): Necessità di ciò che manca ed è indispensabile.
        Cura (nel suo significato di “terapia”, ancora da dizionario): Il complesso dei mezzi terapeutici e delle prescrizioni mediche che hanno il fine di guarire una malattia.
        Non credo proprio che esistano “cure” per chi non è affetto da qualche malattia.
        Il problema di fondo (nonché l’argomento del mio post) è che intorno a questo argomento si usino le parole un po’ a casaccio… Profittando, a volte, della polisemanticità di alcuni termini. Perché “cura” significa anche “Interessamento solerte e premuroso”, oppure “Impegno, zelo, diligenza”.

      • Parlare di “assistenza”, quando invece si intende un “servizio” (prestazione suscettibile di valutazione economica e di compravendita), spacciandola per “cura” – se non c’è nessun disturbo da curare – mi sembra una manipolazione.
        Con tutto ciò, ribadisco ciò che ho scritto: il disabile o la disabile, hanno tutto il diritto di esprimere e anche di sperimentare i loro desideri sessuali. Ben vengano i progetti a sostegno di coloro che hanno bisogno di supporto per giungere “alla conoscenza di sé e dell’altro” (come scrive Repubblica), ma non bisogna dimenticare che “sebbene chiunque abbia diritto ad un’identità sessuale, io non penso che chiunque abbia il diritto di fare sesso con una seconda persona. Questo coinvolge i diritti di qualcun altro.” http://lunanuvola.wordpress.com/2014/04/02/sesso-e-disabilita/

      • “non so se qualcuno sta rivendicando il diritto alla vita sessuale, anche fosse, non è di questo che si parla”: per la cronaca, non lo so neppure io. Non è molto chiaro di cosa si sta parlando…

      • IDA ha detto:

        “è una bella cosa che alcune persone diano piacere ed attenzione ad altre persone.” Chi? Donne a uomini.. infondo le donne esistono per questo.. perché in pratica sarà solo così.. siamo in una società talmente arretrata che per una donna esiste ancora lo stigma, per cui non una disabile ne la famiglia non faranno mai richiesta del “servizio”. Ammesso che ci siano uomini preparati per tale servizio..Quindi diventa discriminatorio all’interno dei disabili. Poi c’è la presunzione dell’eterosessualità, chi non lo è “servizio” negato? Perché in quel caso non verrà più considerata una bella cosa dare piacere ad altre persone. Quindi nuovamente discriminazione nella discriminazione.. La prostituzione è sempre un “lavoro” imposto, imposto da un padrone, imposto dai bisogni, imposto dalla condizione sociale,culturale ed economica.. bisognerebbe anche iniziare a finirla con la leggenda metropolitana della prostituzione come libera scelta..e con uno stato che stabilisce qual è il modo di amare giusto e quello sbagliato.. ma questo è un altro discorso..
        Poi mi domando, ma perché in questi ultimi anni, si sono fatti continuamente tagli all’assistenza dei disabili, si sono allontanati dal posto di lavoro con cinismo e disprezzo, lasciate sole le famiglie perché non ci sono i soldi nemmeno per la carta igienica, e poi la stessa istituzione nello stesso momento economico è disposta a formare e pagare una “professionista”?

      • paolam ha detto:

        eh già, chissà perché 😉

      • enrico ha detto:

        “La prostituzione è sempre un “lavoro” imposto, imposto da un padrone, imposto dai bisogni, imposto dalla condizione sociale,culturale ed economica”
        gli altri lavori non sono imposti?

      • Ma allora assistenza sessuale = prostituzione? Perché era questa la domanda che poneva il mio post.

      • IDA ha detto:

        Appunto, perchè è un lavoro, ma il sesso non è lavoro, appartiene al tempo libero.. lo so per il liberismo e il pensiero liberale il “tempo libero” non esiste, tende a trasformare tutto in lavoro e in profitto..se la prostituzione è un lavoro, ed è un lavoro, non ha nulla a che fare con il tempo libero.. quindi con l’erotismo, il sesso, amore, desiderio, libertà sessuale, libertinaggio e libero amore.. ecc..ecc..
        http://bccida.wordpress.com/2014/02/04/essere-anarchiche-e-femministe-oggi/
        http://www.massimolizzi.it/2013/07/04/lo-stupro-a-pagamento-non-e-un-lavoro-come-un-altro/#respond

      • IDA ha detto:

        Forse ho sbagliato qualcosa… ma stavo rispondendo a Enrico..

      • Stefano ha detto:

        % va a casa di & e chiede un rapporto completo. & accetta. Il giorno dopo % torna a casa di &, offre dei soldi e chiede un altro rapporto completo. & accetta.

        a) nel primo caso hanno fatto sesso e nel secondo no?
        b) i due hanno fatto sesso entrambe le volte, ma la seconda volta & non voleva, ha accettato solo per i soldi, e dunque il rapporto era consensuale, ma il sesso no?
        c) è impossibile che & abbia accettato e goduto con completa soddisfazione entrambe le volte?

        se la a) fosse vera, sarebbe per te ancora un problema quello che è successo fra i due la seconda volta?

        Se invece è vera la b) stai dicendo che a una persona non dovrebbe essere permesso di acconsentire dietro pagamento? oppure che & non era più in condizione di scegliere?

        Se la c) fosse falsa, sarebbe per te comunque da vietare una pratica del genere?

      • Stefano ha detto:

        @ IDA

        il questionario è per te

        un’altra domanda:

        se l’assistente sessuale opera volontariamente e gratuitamente per un anno può in seguito richiedere di essere retribuito, dagli stessi famigliari o dal disabile stesso o dallo Stato oppure può operare solo gratuitamente?

      • Stefano, non avevi detto tutto quello che avevi da dire?

      • IDA ha detto:

        @Stefano…Per me non è un problema, e non voglio vietare nulla.. Io non ho mai parlato di divieti, stò dicendo che non si può spacciare come libera scelta ne come libertà sessuale.. Tra l’altro parlare di libera scelta della prostituzione, vuol dire colpevolizzare oltre misura la vittima della prostituzione, quelle che non hanno scelto, ma sono state costrette e ce ne sono molte, ma nessuno le vede… se una persona fa sesso in cambio di denaro, o per la carriera, ritengo che sia legittimo, ma non può essere spacciato come libertà sessuale.. La prostituzione rientra nello sfruttamento economico- sessuale e non nelle attività legate alla liberazione sessuale. Questo quello che volevo dire io, e non ho parlato di divieti, lo ripeto.
        Vedo che, oggi per libertà sessuale si intende solo prostituzione e pornografia, basta non esiste altro. si parla sempre di scelte volontarie,( della donna naturalmente), e il resto sono tutti innocenti..le donne sono le uniche colpevoli della prostituzione, le uniche colpevoli della pornografia.. ma in realtà la prostituzione e la pornografia, costituiscono un unico discorso, che ha un unico significato: significa che le donne sono dominate, culturalmente e sessualmente.. ..e questo come donna, come femminista non lo posso accettare. Io voglio liberare il sesso e l’amore, e non creare nuove sbarre o nuovi divieti. La prostituzione come la pornografia, fanno parte della violenza esercitata sulle donne, umilia e degrada, sono tattiche di vessazione che hanno forme di controllo e di avvertimento.. Il sesso femminile è rinchiuso in gabbie, una quella del matrimonio forzatamente eterosessuale e monogamo, l’altra in quella della prostituzione e pornografia, queste gabbie, non vanno colorate o rese vivibili, ma vanno distrutte.

        Altra questione: Io sono convinta, che il problema della sessualità dei disabili, non interessi a nessuno, ma è solo un pretesto, in realtà c’è solo l’interesse ad inserire una nuova figura professionale che faccia da “cavallo di troia” per la regolamentazione della prostituzione.. ora qui, ti senti dire che sostenere posizioni abolizioniste è da moralisti, ma ritengo che il vero moralismo stà nella regolamentazione, e mi spiego: in Italia prostituirsi non comporta reato, ma è lo sfruttamento e l’induzione alla prostituzione che è un reato..Con la regolamentazione si inserisce lo Stato, (cosa che ora è al di fuori) regolamenta e stabilisce, cosa, dove, come e perché una si può prostituire, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Se non è essere bigotti questo! Ma la cosa peggiore è che trasforma il pappone in onesto imprenditore, il quale nel nome del profitto tutto sarà concesso.. la libertà della prostituta non è contemplata… è solo una merce.. che risponde al mercato…la schiavitù, anche se volontaria non è mai libertà..
        Penso di aver risposto al questionario.. anche se un pò lunga, penso di essere stata chiara…

      • Vale ha detto:

        Commento meraviglioso, grazie, Ida.

      • Paolo ha detto:

        oggi il matrimonio non è una gabbia: se non vuoi sposarti non ti sposi e puoi divorziare

      • IDA ha detto:

        Sul fatto dell’assistente sessuale e il volontariato, è un problema che si era già posto in Francia, si erano iscritte diverse donne, (nota bene donne, non uomini,) alla domanda se erano disposte a farlo gratis, tutte ma tutte hanno detto “assolutamente no!” Cosa vuol dire questo?

      • Zorin ha detto:

        Che le donne sono venali e materialiste?

      • Si infatti. Lo stiamo dimostrando con tutti i commenti che abbiamo scritto…

      • Stefano ha detto:

        @ IDA

        Io ti ho presa in parola. Se mi dici che il sesso e il denaro si escludono a vicenda te ne chiedo ragione. Se il denaro elude il consenso significa che tutti i rapporti dietro pagamento non sono consensuali. Allora per me è difficile ipotizzare che una persona possa essere consenziente, ma non libera, per tutti i casi. Posso capire se parliamo di necessità economica che restringe la libertà, ma tu la libertà la escludi a prescindere. Mentre tu poi mi dici una cosa diversa, ovvero che per te la prostituzione può anche essere legittima, ma che quella non è libertà sessuale. Ora, che tu lo pensi ci sta, però la libertà sessuale non può essere stabilita da qualcuno, immagino che ognuno avrà la sua idea di ciò che vuole e di ciò non vuole fare. Nel tuo discorso ciò è escluso. Anch’io anni fa pensavo che le donne non potessero volersi prostituire, e non capivo perché le persone girassero video porno. Poi semplicemente uno legge, si informa, ascolta gli altri. Se ci sono collettivi di sex worker che chiedono e pretendono di essere riconosciuti come soggetti liberi, io ascolto. Posso dire che non mi piace ciò che fanno, ma non mi metto a disquisire sulla loro capacità di essere liberi. Se ovunque, dai siti agli studi accademici si parla di distinguere il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dal sex working, io ascolto. Se ti fai un giro in rete e cerchi porno-femminismo trovi cose interessanti. Se ci sono donne che recitano in film porno, che dirigono film porno e che guardano film porno e mi dicono che a loro piace così, le ascolto. Per te la strada della liberazione femminile non passa da lì, ma almeno non dire che queste donne non sono libere, che quella non è libertà, prova a darti il beneficio del dubbio che ognuna di loro sia cosciente di ciò che vuole. Se la tua idea di femminismo non coincide con altre idee di femminismo, puoi provare a vedere cosa dicono, forse l’hai già fatto, non so.

        Se i disabili, le loro famiglie, le associazioni che se ne occupano, da quelle di settore a per esempio l’associazione Coscioni, e se c’è un ddl, forse vuol dire che a qualcuno interessa. Magari sarebbe il caso di ascoltare queste persone.

        @ Vale

        D’accordo, sono stato inopportuno.

        Nel sito intersexioni c’è uno spazio dedicato alla disabilità, ci sono poi almeno un paio di documentari, The special need e Sesso, amore e disabilità.

      • Caro Stefano… Io mi informo. E scopro cose interessanti. Ad esempio ho scoperto che i cosiddetti “collettivi di sex-workers” che chiedono una regolamentazione della prostituzione, a volte sono costituiti da trafficanti di esseri umani e sfruttatori: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/20/turn-on-the-light/
        http://www.massimolizzi.it/2014/02/26/chi-rappresenta-linternational-union-of-sex-workers/
        http://www.massimolizzi.it/2013/04/26/sfruttatori-che-si-spacciano-per-sex-workers/

        E scopro anche che non tutti i disabili considerano l’assistenza sessuale un’iniezione di autostima: http://www.massimolizzi.it/2013/07/15/assistenza-sessuale-un-binario-morto-per-i-disabili/
        http://www.massimolizzi.it/2013/07/16/persone-con-disabilita-scrivono-a-hollande/

        Questo non significa che non esistano persone che in buona fede ritengono che il sesso possa essere venduto come un qualsiasi altro servizio. Significa che ritengo di poter dissentire affermando che la mia opinione non è dovuta alla sordità.

      • IDA ha detto:

        Tutto stà nel concetto di libertà, il mio concetto di libertà, è assoluto, totale, senza confini ne limiti.. la libertà di cui mi parli te, è una falsa libertà, una libertà che non esiste, che è costituita dalla “libertà di.”. la preposizione di, indica una libertà senza potere, una libertà vuota, che ha la necessità di una potenza, non a caso qualunque regime ha sempre garantito la libertà di… la libertà di pensiero, non ha valore se non è accompagnato dalla libertà di poterlo esprimere, e la libertà di esprimere un pensiero, non ha valore se non c’è il pensiero, come sosteneva Karl Kraus.. La libertà è quella che ha già la potenza nel suo interno, con la preposizione da, dal: libertà dal dominio, dal volere altrui, dai bisogni.. ecc..ecc.. libertà assoluta, è un concetto che ti fa muovere, impegnarti, lottare, essere ribelli e sovversivi, per cambiare continuamente, al contrario il concetto di libertà di, ti rende quieto, perchè sei schiavo ma convinto di essere libero. Detto questo che riguarda il concetto di libertà.
        Legittima non è la prostituzione, ma la scelta della prostituta è legittima.. la prostituta è l’oggetto, ma non è la prostituzione.
        Io ascolto tutti, quelle che hanno scelto e si sentono libere, ma anche le altre, quelle che non hanno scelto, che non possono parlare, quelle che vengono fatte a pezzi e messe dentro i sacchi, perchè volevano smettere o non erano adatte a quel mestiere.. perchè devo ascoltare solo quelle che hanno “scelto liberamente”?..la presunta libera scelta, che diritti in più da nei confronti di quella che ha subito una coercizione, che è minacciata continuamente… e che non può parlare? Invece di ascoltarle, o creare strutture per il rinserimento di quelle che vogliono smettere, cosa si vuol fare? si vuole regolamentare, e cosa comporta l’ho detto nel commento precedente..
        Anche sulla libertà sessuale, cosa intendi? La libertà sessuale per me, coincide con il “libero amore”, anche qui, non vuol dire libero di, ma libero da, ogni vincolo sociale religioso, ecc..ecc comunque quando si parla di relazioni amorose o sessuali, non ci può essere una verità assoluta, non esiste una superiorità o inferiorità di una forma d’amore.

      • Paolo ha detto:

        la libertà “assoluta” che intendi non esiste e mai esisterà dato che gli esseri umani vivono in società e fare l’eremita non è un’aspirazione diffusa , solo gli animali selvatici sono liberi in maniera assoluta e forse manco loro

      • IDA ha detto:

        Certo che non esiste, ma questo non vuol dire che non va cercata, o avvicinarsi il più possibile.. se rinunci in partenza rimani schiavo.. anche la democrazia non esiste e non esisterà mai,ma per questo non rinunciamo in partenza alla democrazia..

      • Stefano ha detto:

        Operetta immorale per gentile concessione di Giacomino in omaggio a IDA

        Dialogo fra la Morte e la Moda
        Morte: Io sono libera
        Moda: anch’io sono libera
        Morte: no, tu non lo sei

        Certo passare da Sant’Agostino a Massimo Lizzi è un bel salto epistemologico, auguri!

      • Un salto in avanti, dal mio punto di vista.

      • IDA ha detto:

        io non stò dicendo qual’è la vera libertà, ma che la libertà va cercata perchè non c’è, e non la impongo al contrario giustificare con la libertà certe scelte, vuol dire imporre la propria su chi non ha avuto la possibilità di scegliere.. libertà come valore soggettivo? Bene! Per me non ha valore, ma gusti son gusti, disse quello che ciucciava un chiodo arrugginito. Che altro devo dire.. Auguri..

      • Vale ha detto:

        Se la scelta è fra morire di fame in mezzo a una strada o farsi (cito) “stuprare a pagamento”, io non la vedo ‘sta grande scelta, eh?
        Ma perché prima di parlare non vai a prostituirti un po’ anche tu? E se non lo fai, forse dovresti credere alle testimonianze che ti hanno linkato finora… Un detto un po’ volgare recita “facile essere gay con il c*** degli altri”. Ecco, lo riadatterei alla tua situazione.

      • paolam ha detto:

        Rispondo io: il sesso non si compra. Non solo l’amore non si compra, ma nemmeno il sesso si compra. Perché quando si compra, allora una delle due parti non fa sesso, ma offre un servizio, e fare sesso non è offrire un servizio. Benché tutte le culture maschili, dall’inizio della storia, ci abbiano convinte del contrario, e abbiano adibito le donne alla funzione di corpi di servizio (riproduttivo, accuditivo, di intrattenimento sessuale). All’occasione, s’intende, perché poi, quando c’è l’esigenza emotiva, allora c’è Keats. Amen.

      • Zorin ha detto:

        paolam ha detto:
        Rispondo io: il sesso non si compra. Non solo l’amore non si compra, ma nemmeno il sesso si compra.

        Glielo dici tu a tutte le donne che, durante il corteggiamento (un rituale che per l’uomo è nient’altro che un pedaggio da pagare per fare sesso) pretedono tutta una serie di benefits (cene pagate, uscite spesate, passaggi gratis, ecc.) sempre tutti a carico dell’uomo.

        NO DICO GLIELO SPIEGHI TU?

      • Caro Zorin, non so che genere di esprienze abbia vissuto, ma molte donne sono stufe di questi stereotipi stantii molto più di quanto non lo sia tu: http://www.linkiesta.it/blogs/non-aprite-quelle-porte/l-insostenibile-fastidio-del-menu-senza-prezzi-madame

      • Paolo ha detto:

        che il corteggiamento per l’uomo è solo un pedaggio da pagare per fare sesso lo pensi tu, sarà così senza dubbio per te e per alcuni uomini, ma esiste anche gente romantica a questo mondo.
        poi possono essere pure le donne a corteggiare..nel corteggiamento e nella seduzione nessuno è davvero passivo

      • Vale ha detto:

        @Zorin:
        1) Smettila di sparare idiozie. Io non mi sono mai fatta pagare qualcosa in vita mia, e come me, chissà quante altre. Quindi la tua tesi è già miseramente crollata. Prima di aprire bocca perché c’hai il fiato, prova a connettere il cervello.
        2) le volte che offrivo io una cena al mio ragazzo, o un cinema, o gli davo un passaggio con l’auto, cosa ci avrei guadagnato? Visto che a tuo dire gli uomini fanno ciò per il sesso (sottotitolo: e le donne non sono interessate, visto che sennò lo farebbero gratis), qualcosa non mi torna.
        3) se davvero tu frequenti una donna solo ed esclusivamente per fare sesso, che vita triste!, allora fanno bene le signore a spillarti quanto più possibile e poi spero ti lascino a bocca asciutta.
        Ti stupirà ma ci sono persone al mondo che si frequentano per reciproco affetto e che riescono a vedere una relazione come qualcosa di più che “prostituzione a pagamento dilazionato”. Rivelazione delle rivelazioni: le donne sono esseri umani, non oggetti lì a tua disposizione, che devi pagare per poter usare.

      • paolam ha detto:

        maddoveccacchiovivi stop

      • Vale ha detto:

        Apprezzo moltissimo che tu non abbia capito un accidenti di ciò che ho detto, che non abbia fatto caso a chi era rivolto il mio post e che hai deciso che il fatto che una tizia debba essere pagata per far fare sesso a un disabile (non ce ne freghiamo che lo Stato gli paghi un/a badante o le terapie, ma che gli passi le prostitute) sia una bella cosa.
        Ma bella per chi? Ti comunico che se un disabile vuole farsi un giro con una prostituta, lo può fare anche adesso. Invece questa è un’ottima mossa di facciata per far accettare la prostituzione anche per chi, poverini!, non essendo disabile se la deve pagare da solo!
        Stefano, che ti nascondi dietro tante belle parole è un conto. Che sei convinto ti prenderci per idioti, un altro.

        PS: la “gioia” di avere l’opportunità di conoscere più persone: http://italia.ihollaback.org/home/ e smettila di dire stupidaggini.

  4. Paolo ha detto:

    a me risulta che le persone grasse si innamorino e si sposino senza problemi e abbiano più o meno le stesse difficoltà amorose o sessuali degli altri. e
    Il problema di fondo è il seguente: non esiste alcun diritto al sesso nè per i grassi, nè per i brutti nè per i disabili nè per nessuno. O trovi qualcuno che vuole fare sesso con te oppure no, nessuno sta violando i tuoi diritti.
    Poi il fatto che Richard Gere abbia maggiori possibilità di avere rapporti sessuali rispetto a me non è in alcun modo una ingiustizia nei miei confronti e l’esempio vale anche al femminile,
    Che poi non è che solo i bellissimi/e si sposano a sto mondo.
    in teoria non ho niente contro l’assistente sessuale per i disabili ce non possono neanche masturbarsi ma è l’idea del sesso come diritto che non mi piace: o trovi chi vuole farlo con te oppure ti rassegni..non ti è stato negato nessun diritto

  5. winola ha detto:

    Questa cosa dell’assistenza sessuale ai disabili è molto discussa ultimamente e sinceramente non mi sono ancora fatta un’opinione vera e propria. Da un lato mi sa tanto di prostituzione legalizzata rivolta a una sola categoria di persone, dall’altro però c’è la tendenza a considerare i disabili come asessualti, mentre invece hanno istinti e desideri come chiunque altro ed è giusto che possano esplorare anche questa parte di se stessi.
    Non credo che signore a pagamento (e le donne disabili niente? Bah) siano una vera soluzione del problema, che di certo esiste. Credo che il discorso sia molto più ampio e che vada affrontato in altri termini perché medicalizzare l’affettività e l’erotismo IMHO non serve a nulla. Cosa ottiene un disabile da un rapporto mercenario? Nulla, se non del sesso. In questo modo temo che gli stessi disabili possano convincersi di non aver diritto ad altro che non una scopata ogni tanto, mentre invece meritano una vita affettiva e relazionale esattamente come i non disabili.

    • Paolo ha detto:

      ma non è questione di “meritare”..o trovi chi vuole stare con te (sessualmente, affettivamente..) oppure no..o succede o non succede..semplice. L’errore è credere che tutti hanno il diritto di essere felici e contenti..non è così. In maniera molto intelligente la costituzione americana parla del diritto alla ricerca della felicità, riuscire a trovarla è un altro discorso

      • IDA ha detto:

        No. no Paolo tutti hanno il diritto ad essere felici.. poi esserlo o non esserlo è un’altra cosa.. e quello della costituzione americana mi sembra più furba che intelligente, perchè è un concetto molto classista e colpevolizza le vittime.. se di una cosa non hai il diritto che la cerchi a che fare.. diritto in questo caso si intende un qualcosa di legittimo, e garantito dall’ordinamento.. poi, l’amore il sesso, va meritato.. la vita affettiva va costruita giorno dopo giorno, anno dopo anno, e dopo in un giorno la distruggi, ma va bene così….

      • winola ha detto:

        Paolo, ovviamente succede o non succede, ma i disabili, ad oggi, sono stigmatizzati e spesso emarginati e non hanno nemmeno la possibililtà di cercarsela una vita affettiva nella maggior parte dei casi. Questo intendevo.

  6. IDA ha detto:

    Io sono molto prevenuta e scettica.. stesso metodo stessa tecnica.. in un paese cinico che ha il disprezzo per la diversità, e le minoranze..fino ad adesso hanno fatto continui tagli all’assistenza, lasciato sole le famiglie, (basta pensare poi alla scuola e l’insegnanti di sostegno, come sono stati trattati in questi ultimi anni e la considerazione che hanno avuto) ecco lo stesso paese, improvvisamente diventa sensibile con nobili principi.. No! Non ci credo.. Può essere l’occasione per creare una nuova figura professionale e di fatto regolamentare la prostituzione, e da li bordelli, senza barriere architettoniche, naturalmente.. oppure un nuovo giro d’affari per comunione e fatturazione. poi mi chiedevo, ma la disabilità ce l’hanno anche le donne, e anche i desideri sessuali, quindi che fanno le pagano un gigolò? Ma lo sanno quanto costa? Stranamente mi trovo parzialmente d’accordo con Paolo, il sesso non può essere un diritto, stabilito per legge..e poi chi lo stabilisce chi ha diritto e chi no? Con quali criteri? … Lo so ora sono io che divento cinica e mi scuso..
    Comunque, detto questo riconosco che in una certa disabilità il sesso è un grosso problema… di cui io non saprei dare risposte, anche perchè non conosco bene la situazione.. ma questa mi sembra una strada non percorribile, poi mi sbaglio..

    • Si, è vero. Leggiamo troppo spesso notizie come questa: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/04/13/news/mio_figlio_autistico_escluso_dalle_gite_la_scuola_si_difende_decisione_insieme-83486170/ ” Il bambino, che ha 13 anni, soffre di un disturbo autistico e, dice la mamma, “è stato escluso da due viaggi scolastici senza il mio consenso”.
      Questa notizia, in particolare, mi ha rattristato da morire, perché le immagini dicono più di mille parole: http://www.fanpage.it/in-disparte-nella-foto-di-classe-perche-disabile-mamma-denuncia-la-scuola/ Tutti i bambini “normali” seduti vicini, e il piccolo Miles da solo. Ecco, è da qui che dovremmo partire… Un bambino non dovrebbe essere rappresentato in questo modo: escluso, diverso, allontanato. Cosa può attenderlo da adulto, se fin da bambino viene trattato così?

      • paolam ha detto:

        Già, questo è quel che importa a noi, e ai/alle disabili, ma non è quel che cercano gli imprenditori del corpo delle altre, prossimamente benedetti da comunione fatturazione?

      • winola ha detto:

        Assolutamente d’accordo. Conosco tanti disabili e tante famiglie di disabili, attraverso il progetto Dopo di Noi della citta dove vivo e il volontariato che faccio in una struttura per disabili e non ho mai sentito da nessuno di loro esprimere il desiderio di un’assistente sessuale. Le preoccupazioni sono altre: l’inclusione, la possibilità di una vita normale e soprattutto per i disabili più gravi, quelli che non sono autonomi in alcun modo, la preoccupazione più grande è cosa succederà una volta che la famiglia verrà a mancare.
        Quello che mi chiedo è come l’assistenza sessuale possa migliorare davvero la loro qualità di vita, in una società dove ci sono ancora barriere architettoniche ovunque, dove il disabile è stigmatizzato, dove le istituzioni, la scuola in primis, se ne fregano e li lasciano in un angolo isolati eccetera eccetera.

  7. Stefano ha detto:

    In casi come questo, ovvero casi che non riguardano la nostra sessualità e la nostra vita in generale, l’importante è che il rapporto sessuale sia consenziente, come qualsiasi altra prestazione professionale offerta dalla pubblica amministrazione. Per questo ha un senso la formazione. Pur essendo particolarmente dotata potresti non essere adatta per questa figura professionale 🙂

    • Non riguardano la “nostra sessualità”? Secondo me, il fatto che la pubblica amministrazione decida di stabilire che il rapporto sessuale possa essere prescritto come una crema al cortisone riguarda la anche la mia di sessualità. Intanto: che genere di disturbo va a curare? Insomma, è stabilito che l’assenza di rapporti sessuali è una patologia? Sono discorsi che riguardano tutti…

  8. Stefano ha detto:

    Guarda, ne stai facendo una questione semantica perché ti suona male l’idea che il sesso e più in generale i rapporti siano considerati un servizio. Non capisco in che modo si possa parlare di “curare dei malati”. Se sarà un servizio per disabili riguarderà i disabili, così come nelle scuole. Che poi tu parti da questo per fare un altro discorso è un altro paio di maniche. Ma l’AS questo è. Non è detto che tutti ne beneficeranno né che sarà tutto facile, ma come per qualsiasi assistenza o pratica di questo tipo.

  9. Stefano ha detto:

    Per diritto a x non si intende che chiunque avrà a disposizione x. Esempio, nessuno è costretto a praticare la medicina eppure parliamo di diritto alla salute. Stessa cosa per il sesso, se anche di quello si parlerà.

    • A parte il considerare il sesso un “servizio” – questione sulla quale ho espresso altrove la mia opinione https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/08/femminismo-e-industria-del-sesso/ – non sono io che parlo di “curare di malati”; ti faccio notare che hai paragonato l’assistenza sessuale prima all’insegnante di sostegno e poi al medico. Se fai un parallelo con il dottore, è ovvio che io giungo alla conclusione che si sta parlando di “curare una malattia”. Se mi viene una polmonite e nessuno mi prescrive degli antibiotici, molto probabilmente morirò. Se ho voglia di fare sesso, e sono da sola, posso arrangiarmi: https://www.youtube.com/watch?v=tXFtvkY61Q0
      Se si sta parlando di “sesso come servizio”, perché infarcire il discorso di chiacchiere intorno ai bisogni affettivi e all’amore? Cosa c’entra l’amore? Io non credo che dover pagare qualcuno per ricevere delle attenzioni possa essere un metodo soddisfacente per aumentare l’autostima, a meno che non siamo diventati così bravi nel bispensiero di orwelliana memoria dall’essere capaci di credere che non è la somma versata che costringe l’ “assistente sessuale” a fare ciò che un competenziario le impone di fare… E sulle problematiche che potrebbero investire i disabili mentali in un simile, confuso contesto, bene si sono espressi alcuni di quelli che hanno commentato su Repubblica.
      Quello che chiedevo, con questo post, è: che genere di competenze dovrebbe avere un/una assistente sessuale? Di quali “bisogni” si dovrebbe occupare? Perché se il bisogno è “scopare con un’estranea”, beh, non ritengo che lo Stato dovrebbe investire denaro pubblico in una cosa del genere… Soprattutto perché al momento sono molte le esigenze – e molto più importanti per il benessere di chi soffre – che questo paese oggi non è in grado di soddisfare.
      A differenza di chi richiede l’assistenza sessuale, penso che un approccio diverso alla disabilità e alla sessualità potrebbe contribuire ad un futuro in cui il disabile possa sentirsi amato e persino desiderato senza il bisogno di mettere mano al portafoglio, mentre le donne potrebbero vivere la loro sessualità da soggetti desideranti, invece che da meri oggetti desiderati (e questo si, che è un problema vecchio come il mondo…)

  10. Stefano ha detto:

    Io non ho fatto paralleli con un bel niente, ho fatto degli esempi di volta in volta per specificare cosa non si intende con diritto al sesso, e mi hai linkato un post che fa un’inferenza completamente sbagliata e parla dei diritti degli altri a non fare sesso, cosa che non c’entra nulla, dato che la prestazione è volontaria. Per questo l’esempio del medico curante. Ma potevo dirti che parliamo di diritto all’istruzione, eppure nessuno è costretto a fare l’insegnante. Questo mi serve per chiarire come è improprio e al limite pure intellettualmente disonesto (se fatto con cognizione di causa) tirare in ballo i presunti diritti violati degli altri in questa faccenda. Così come, per dire, è improprio e intellettualmente disonesto (sempre se fatto con cognizione di causa) parlare di obiezione di coscienza per i ginecologi che praticano l’aborto, dal momento che hanno scelto di esercitare quella professione nella pubblica amministrazione.

    Poi, tanto per curiosità, il concetto di malattia si è per così dire evoluto, e ci sono testi su questo, ad esempio quelli di Corbellini. Cito un passo: “la persona che si reca dal medico descrive spesso, in almeno il 50% delle visite, dei disturbi a cui non corrisponde alcuna condizione patologica clinicamente o funzionalmente rilevabile.”

    Si sta parlando di varie cose, non solo di sesso, ma anche di sesso, e anche del fatto che non tutti sono in grado di masturbarsi. Si usano varie parole perché è così che si descrivono situazioni complesse, che finora non sono state mai affrontate, per questo si cerca di studiare la situazione, le famiglie con persone disabili fanno incontri, si scambiano esperienze, lo Stato raccoglie pareri eccetera e formula delle possibili direttive. Anche a scuola molti hanno sofferto, con i compagni, con i professori, per disagi personali, eppure nessuno si sogna di mettere in discussione l’offerta formativa. Dal momento che un servizio del genere è per forza di cose volontario, per chi lo richiede e per chi lo fornisce, mi dici a cosa serve esprimere riserve su ciò che possa far bene o meno per un’altra persona? Ci penserà questa persona se può, i suoi famigliari magari supportati da uno psicologo. Poi se tu vuoi ridurre e portare la questione sul tuo campo, fai pure, ma qua la sessualità delle donne come soggetti desideranti non c’entra nulla (e tanto meno il tema della prostituzione), a meno che non parliamo delle donne disabili.

    • Io ho fatto domande molto precise, e tu non hai risposto a nessuna. Tra le quali ricordo: che genere di competenze dovrebbe avere un/una assistente sessuale? Di quali “bisogni” si dovrebbe occupare? Ma poi si potrebbe anche chiedere: in che cosa consisterebbe praticamente il “servizio”? A che genere di utenza si rivolgerebbe questo servizio?
      Che cosa c’è di disonesto nel rivolgere domande semplici e pretendere una risposta chiara?
      Io ho denunciato quelle che a me è sono sembrate incongruenze fra diversi articoli che ho letto sull’argomento. Innanzi tutto si fa una gran confusione fra sessualità, affettività e amore; si parla di corsi di formazione, di figure professionali, e poi si accenna al “mestiere più vecchio del mondo”; si parla di persone private di una dimensione sessuale dalla disabilità, e contemporaneamente di disabili che “hanno le loro relazioni come le persone normodotate”… “Si sposano, convivono, hanno rapporti sessuali esattamente come chiunque altro.”
      Io non mi sento affatto intellettualmente disonesta se a proposito di questo minestrone di informazioni in evidente contraddizione l’una con l’altra mi pongo delle domande.

  11. Stefano ha detto:

    Scusa eh, ma ho forse scritto da qualche parte che sei intellettualmente disonesta se fai delle domande? Mi hai fornito un link nel quale si nomina il diritto al sesso e la violazione del diritto altrui a non fare sesso. Ora, è abbastanza semplice dimostrare come questo argomento non abbia nulla a che vedere con una qualsiasi assistenza sessuale esistente oggi in Europa e ventilata in Italia, in maniera informale e nella proposta di legge presentata dal parlamentare del PD. Dunque definisco improprio continuare a parlare di diritto al sesso e di violazione del diritto altrui a non fare sesso. Presumo, ma posso sbagliare, che una persona che usi un argomento del genere lo faccia in maniera intellettualmente disonesta se lo fa con cognizione di causa, perché mi pare abbastanza ovvio che non è un argomento utilizzabile per parlare di assistenza sessuale. Nessun operatore viene costretto a fare sesso e nessuno ha chiesto che vengano costretti. Ma posso tranquillamente abbandonare la mia presunzione e aspettarmi che chiunque accetti che non è un buon argomento.

    Per quanto riguarda le tue domande, posto che non sono onnisciente mi hai chiesto cosa ci trovassi di bello e ti ho risposto. Hai inferito alcune cose tipo il già risolto diritto al sesso, oppure la confusione tra sessualità, amore eccetera, ma questa è una confusione che leggi tu nei vari articoli e spetta a te risolvere. Io non vedo alcuna confusione in atto, ho letto alcuni articoli, alcune proposte, testimonianze dei disabili e degli assistenti. Non sono un esperto, non posso sapere che tipo di formazione e di quali bisogni si parli per ovvi motivi. I bisogni di una persona sono personali. Il ddl parla di assistenza sessuale ai disabili, dunque mi pare ragionevole pensare che sarà rivolto ai disabili. L’assistenza presumibilmente riguarda i vari aspetti della sessualità e dell’affettività: tutte cose che si possono leggere e chiaramente descritte, dal semplice dialogo e dall’educazione alla conoscenza del proprio corpo fino a pratiche sessuali nel rispetto reciproco.

    Poi, dato che per te questo significa prostituzione e che a te la prostituzione non piace a prescindere, per te diventa un problema, ed è legittimo da parte tua. Ma non per questo la faccenda è confusa. Semmai è complicata dal fatto che in alcuni paesi è sufficiente un documento che attesti la formazione dell’operatore, e in altri, come l’Italia, c’è bisogno di un intervento legislativo perché la prostituzione non è ammessa.

    • Intanto, la prostituzione in Italia non è illegale. Ciò che non è permesso è lo sfruttamento della prostituzione. Se una persona vuole prostituirsi è liberissima di farlo, quindi non è per questo che è necessario un intervento legislativo. E quindi si sta parlando di prostituzione?

      Comunque qui c’è il progetto di legge. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/769165/index.html?part=ddlpres_ddlpres1
      Nel quale leggo: «Essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’articolo 2 Cost. impone di garantire».

      In che modo si coniuga il diritto di esprimere liberamente la propria sessualità con il fornire un “servizio sessuale”? Se io metto il mio corpo a servizio della sessualità di qualcun altro, in quel momento non sto esprimento liberamente la mia sessualità, ma metto la mia sessualità a disposizione del piacere di qualcun altro, rinunciando ad esprimere i miei desideri. Ecco come il diritto di qualcuno va ledere il diritto di qualcun altro… Se concordo con la necessità di un’educazione alla sessualità e affl’affettività per chiunque – e quindi anche per i disabili – non posso essere d’accordo con il fatto che il corpo di qualcuno si faccia strumento dell’esigenza di intimità di qualcun altro.

      • Stefano ha detto:

        Oltretutto nel momento in cui fai sesso con qualcuno non hai alcun diritto a esprimere liberamente la tua sessualità, se ciò implica il mancato rispetto di quella altrui, secondo il principio della consensualità reciproca. La tua sessualità si esprime liberamente se acconsenti a fare ciò che fai, non vuol dire che sei libera di esprimerti come vuoi.

      • Con il termine “sessualità” si intende il complesso dei fenomeni psicologici e comportamentali relativi al sesso (dall’enciclopedia). Ma ascolta bene ciò che segue: “Tali comportamenti sono diretti alla ricerca del piacere fisico e dell’appagamento psicologico mediante l’attivazione delle funzioni fisiologiche proprie degli organi genitali maschili e femminili, nonché l’insieme delle percezioni, istinti e desideri legati alla consapevolezza del proprio sesso.”
        Esprimere liberamente la propria sessualità quindi non significa dire di si, bensì dedicarsi “alla ricerca del piacere fisico e dell’appagamento psicologico mediante l’attivazione delle funzioni fisiologiche proprie degli organi genitali maschili e femminili, nonché l’insieme delle percezioni, istinti e desideri legati alla consapevolezza del proprio sesso.”
        http://www.treccani.it/enciclopedia/sessualita/
        Partiamo dal presupposto che a tutti dovrebbe essere garantita la “libera espressione” del desiderio sessuale, libera espressione che avviene senza bisogno di scambi di denaro quando e se esiste una controparte che lo desideri altrettanto; in questo caso, tutti i soggetti coinvolti hanno come obiettivo la ricerca del piacere fisico e dell’appagamento psicologico; il problema, secondo chi parla di “assistenza sessuale”, si pone proprio quando non esiste nessuno che condivida il medesimo desiderio, pertanto si deve creare una figura professionale atta a sopperire a questa mancanza. L’assistente sessuale andrebbe a compensare l’assenza di un soggetto che spontaneamente accetti di avere un rapporto sessuale. Il pagamento a cosa serve, dunque? Pagare per fare sesso serve ad eludere il consenso, trasformando la libera espressione del desiderio sessuale che è propria del sesso consensuale (e gratuito) in una situazione in cui una sola persona soddisfa il suo bisogno di esprimere la sua sessualità e l’altra si limita a soddisfare i suoi bisogni. Che genere di educazione alla sessualità e al rispetto reciproco può insegnare una figura professionale che accetta per contratto di rinunciare ad esprimere liberamente la propria sessualità?
        E’ così difficile per un uomo immaginare un mondo in cui tutti godono del sesso che stanno facendo?
        You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one…

      • paola v ha detto:

        «Essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’articolo 2 Cost. impone di garantire».

        In che modo si coniuga il diritto di esprimere liberamente la propria sessualità con il fornire un “servizio sessuale”? Se io metto il mio corpo a servizio della sessualità di qualcun altro, in quel momento non sto esprimento liberamente la mia sessualità, ma metto la mia sessualità a disposizione del piacere di qualcun altro, rinunciando ad esprimere i miei desideri.

        E’ un ragionamento circolare, e vagamente lesivo/limitativo della libertà altrui.
        Ognuno ha diritto ad esprimere la propria sessualità come meglio crede, e non sta agli altri esprimere un giudizio sui limiti di tale sessualità, almeno sinché non si reca danno ad altri. Una persona può quindi liberamente decidere che fornire un servizio sessuale fa parte della sua libera espressione della sessualità. Personalmente non lo farei, ma trovo un po’ bigotto ed autoritario che altri pongano dei limiti. Quale parte è danneggiata nell’esempio? Non certo chi liberamente decide di fornire un servizio sessuale, né tantomeno chi ne beneficia.

      • “Se io metto il mio corpo a servizio della sessualità di qualcun altro, in quel momento non sto esprimento liberamente la mia sessualità, ma metto la mia sessualità a disposizione del piacere di qualcun altro, rinunciando ad esprimere i miei desideri”, non è un ragionamento circolare, è un ragionamentpo logico. Ah, dimenticavo, la logica l’abbiamo messa da parte. La logica è bigotta. E la vera libertà sta nel ragionare senza alcun filo logico. Mi spiace, sono schiava del raziocinio… ah quanto è bigotto essere razionali! Evviva i ragionamenti a cazzo di cane!
        https://www.youtube.com/watch?v=BBvIweCIgwk Mamma mia, quanto è stato profetico questo film… Vote Camacho!

        E scusate, ma di minchiate ho fatto il pieno con questo post. Pensavo che non sarebbe successo – di solito non mi innervosisco – ma la mia pazienza si è esaurita. Tornate a scuola. Compratevi un dizionario, ma soprattutto un manuale di fisiologia del corpo umano.
        Anni fa le donne si studiavano il clitoride. Credevo fosse roba preistorica, invece, santo cielo, è ora di ricominciare dall’ABC! Ma che è successo? (e dov’ero mentre succedeva? Probabilmente ibernata… spero. Se no è anche colpa mia.)

        Ok, riprendendo il controllo. Ragioniamo con la fantasia. Immaginiamo un mondo in cui il piacere sessuale non si ottiene stimolando le proprie zone erogene e i propri organi sessuali, ma a volte si ottiene inginocchiandosi accanto a qualcuno chiedendo gentilmente: di cosa hai bisogno, tesoro? Ti tocco un po’ qui? Oppure lì? Ti farebbe piacere toccarmi? Toccami pure dove vuoi, come piace a te…
        Appurato che un mondo del genere esista, lo scambio di denaro a che serve, visto che entrambi o soggetti coinvolti esprimono liberamente ognuno la sua peculiare sessualità? Perché uno dovrebbe pagare in denaro e l’altro no, visto che tutti i soggetti coinvolti esercitando il medesimo diritto?
        E’ piuttosto ingiusto, mi pare… A questo punto la parte lesa sembra quasi chi è costretto a pagare.

      • Ah, no scusa. Sto ancora ragionando. Ed è una cosa bigotta. Sarà l’età avanzata, cosa vuoi… Si tende ad essere autoritari con l’età.

      • Un ragionamento circolare, conosciuto anche come Petitio Principii, è un errore in cui le premesse includono l’affermazione che la conclusione sia vera o (direttamente o indirettamente) assumono che la conclusione sia vera.
        Esempio: “Dio deve esistere.”
        “Come fai a saperlo?”
        “Perché la Bibbia lo dice.”
        “Perché dovrei credere alla Bibbia?”
        “Perché la Bibbia è stata scritta da Dio.”
        Perché il mio ragionamento non rientra nella Petitio Principii.
        Premessa: Essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’articolo 2 Cost. impone di garantire.
        Cos’è la sessualità? Il complesso dei fenomeni psicologici e comportamentali relativi al sesso. Tali comportamenti sono diretti alla ricerca del piacere fisico e dell’appagamento psicologico mediante l’attivazione delle funzioni fisiologiche proprie degli organi genitali, nonché l’insieme delle percezioni, istinti e desideri legati alla consapevolezza del proprio sesso. Ergo, la libera espressione della sessualità implica la ricerca del proprio piacere, del proprio appagamento psicologico, non di quello di qualcun altro attraverso la stimolazione degli altrui organi sessuali, diventando consapevoli degli altrui desideri mettendo a disposizione i propri organi sessuali.
        L’unico modo in cui il mio ragionamento può essere considerato fallace è confutando la definizione di sessualità, oppure la sentenza della Cassazione che rivendica il diritto alla libera espressione della sessualità come diritto soggettivo sancito dalla Costituzione, oppure dimostrando che il mettere a servizio i propri organi sessuali per il piacere altrui non abbia alcuna influenza sulla vita sessuale delle persone che offrono questo genere di servizio, non certo invocando la petitio principii o il bigottismo.

  12. Stefano ha detto:

    @ Paola m e Riccio

    Penso che avete delle buone ragioni per pensare ciò che pensate, perché la prostituzione ha delle implicazioni tragiche. Però ecco, se non vi piace che il sesso si compri, pace, ma né la logica né le parole possono essere piegate a piacimento. In fondo è una questione di poco conto 🙂

    Banalmente, se scegli di fare qualsiasi cosa, stai implicitamente esprimendo liberamente ciò che vuoi esprimere, a meno di non mettere in dubbio in anticipo la tua capacità di intendere e di volere, e non mi pare questo il caso. Se la tua volontà è di mettere il tuo corpo al serivizio di un altro, stai esprimendo una volontà di farlo, che ti piaccia o no, è una tua scelta. Mettiti d’accordo prima di farlo. Se ciò che stai facendo non è in linea con la tua sessualità o con i tuoi desideri allora smetti di farlo. Il diritto al rispetto della propria sessualità viene meno se e solo se qualcuno ti costringe ad un rapporto sessuale. Nel momento in cui scegli di fare quel lavoro, eserciti una professione, una professione che tra l’altro ha dei requisiti etici da rispettare e i tuoi cazzi e mazzi te li tieni per te, tutto puoi dire tranne che qualcuno sta ledendo il tuo diritto ad esprimere liberamente la sessualità.

    Non capisco per quale bizzarro motivo uno deve incaponirsi e arrivare a piegare la realtà in questo modo.

    • Quello che esprimi tu è un paradosso. Se sono libero di rinunciare alla mia libertà (ad esempio libero di rinunciare ad esercitare una libera sessualità), finché non esercito tale opzione, sono ‘più libero’ di quanto lo sarei se non fossi libero di rinunciarvi; d’altra parte, nel momento esercito tale libertà, rinunciando alla mia libertà, divento immediatamente meno libero di quanto non lo fossi se non avessi mai avuto tale possibilità.
      E questo è un ragionamento che chiunque dovrebbe fare prima di cianciare della “libera” scelta di rinunciare alla propria libertà.

      • Stefano ha detto:

        Io non ho espresso alcun paradosso. Se vuoi fare l’operatrice e sei cosciente di ciò che significa, scegli di farlo. Se non vuoi farlo scegli di non farlo. Se scegli di farlo non puoi in alcun modo dire di non essere libera di farlo, a meno di non portare delle prove, del tipo qualcuno ti ha costretta, in quel momento non eri in te, ti hanno ipnotizzata, fai tu, sii convincente. Se chiedi una terapia che prevede un’operazione chirurgica, ti fanno firmare un foglio. Puoi avere mille dubbi e insicurezze, se firmi, hai espresso la tua volontà. Il diritto non si occupa di metafisica o di seghe mentali. I casi limite occorrono in medicina, quando i pazienti finiscono in stati cerebrali che la scienza ancora non conosce, per cui diventa arduo stabilire fin dove una persone può essere cosciente o meno.

        Rinunciare alla propria libertà significa robe tipo suicidarsi oppure legarsi e buttare la chiave. Nel momento in cui ti presenti per fare l’operatrice la tua sessualità te la tieni per te, il tuo diritto non è assoluto, d’altronde nessuno ti ha costretta a presentarti. Se ti sta bene fare tutto ciò che ti viene richiesto lo fai, se non ti sta bene tutto o qualcosa, non lo fai. Non stai rinunciando a nessuna libertà nel momento in cui eserciti, perché la libertà riguarda fare o non fare l’operatrice, non la tua sessualità più o meno libera, che è una roba intima tua. Se a te piace esprimere la tua sessualità in modi che non sono compatibili con l’assistenza sessuale, ancora, non fare l’assistente sessuale. Se uno sceglie di fare l’assistente sessuale è perché si presume che abbia capito di cosa si tratta, frequenta un corso in cui glielo spiegano e poi esercita. Se non gli piace, se cambia idea, smette di farlo. Che tu in tutto ciò veda una lesione del diritto della sessualità altrui è una roba che non sta né in cielo né in terra. Se qualcuno mi chiede di fargli una sega e io accetto, il discorso è chiuso. Se continuo a masturbarlo pur trovando la cosa sgradevole, è un problema mio.

      • Vabbè ho capito, era troppo difficile… Non fa niente.

  13. Stefano ha detto:

    era troppo difficile cosa? Prima di suicidarsi uno ci pensa. Per me fare l’operatore, ovvero se io volessi farlo, non significherebbe in alcun modo rinunciare alla mia sessualità. Al limite potrebbe presentarsi il caso in cui io ho voglia di fare qualcosa che non è opportuno fare, che va oltre la mia figura professionale, e quelle sono questioni intime e personali. Non si tira in ballo il diritto alla propria sessualità per queste cose, perché ancora per la ennesima volta, nessuno mi costringe a farlo.

    • Non hai capito quello che ho scritto. E continui a ripetere osessivamente in medesimo concetto, senza cambiare una virgola. Hai mai sentito il detto “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”? Ecco, basandomi su questo detto, mi rifiuto di spiegare ancora il mio punto di vista, perché è evidente che né tu né io siamo disposti a cambiare opinione.

  14. Stefano ha detto:

    Nel momento in cui mi chiedi se è difficile per un uomo immaginare qualcosa stai facendo una domanda tendenzialmente sessista, vedi te

    Che il pagamento eluda il consenso è un’altra fantasia tua, come anche che eluda il piacere di chi viene pagato. A meno che tu non abbia delle prove per cui sia fisicamente impossibile raggiungere l’orgasmo se si viene pagati

    • Ah, mi accusi di sessismo? Eh no, io mi limito a constatare che sotto i miei post sulla prostituzione sono prevalentemente gli interlocutori di sesso maschile quelli che rivendicano “il diritto” a prostituirsi (e nessuno di loro lo fa…) Il mio è un ragionamento induttivo. Forse mi sbaglio, non dico di no, ma se ti fai un giro nel blog scoprirai che è così: sono sempre i maschi che vengono a scrivere le cose che scrivi tu. Stranamente le commentatrici donne sono per lo più di tutt’altro avviso… Leggi i commenti sotto questo post. C’è qualche donna che è intervenuta a sostenerti?

    • IDA ha detto:

      @Stefano.. Sesso e denaro si escludono a vicenda. Il denaro è un’astrazione, il sesso no. Il sesso si fa tra due o più persone, dove più o meno liberamente si scelgono.. Nella prostituzione è la prostituta che viene scelta, il denaro sancisce l’asservimento, perché stabilisce nella transazione chi è il soggetto e chi è l’oggetto. Quindi non è una fantasia di Riccio o di altri.. è un dato di fatto il denaro serve a eludere il consenso. Le operatrici di cui si parlava, perchè non sono previste come volontariato? come ricordava Paola.. Perchè andrebbe a mancare il consenso da parte delle operatrici..

  15. Stefano ha detto:

    Mah, per metterla sul ridere direi che sei affetta dalla sindrome ermeneutica di II livello. Se scrivo che mi pare ovvio che sia frequente negli uomini l’approvazione della prostituzione, non vuol dire che non ho riflettuto sul perché, che non sappia dell’esistenza del concetto di patriarcato eccetera.

    Siamo finiti a parlarne perché tutto il tuo post mira a quello, e le domande che mi hai fatto lo stesso. Io sono intervenuto perché una commentatrice mi ha ricordato un personaggio letterario e di sfuggita ho detto la mia sull’AS. Tu a momenti ci mancava mi chiedessi se trovo bello che le donne siano violentate. Io parlo di persone che si dànno piacere e il risultato è che voglio perpetrare il dominio maschile sulle donne vittime della prostituzione (ma pure sulle donne in generale). Io per dirla con Nanni Moretti a malapena rappresento me stesso, però no, se scrivo qualcosa è perché come tutti i maschi scrivo per difendere il privilegio di usare il corpo delle donne (ma de che? Non sono mai stato a puttane, né mai ci andrò. Oltretutto sono pure innamorato e non corrisposto e mi manca l’amore, l’affetto e il sesso). In più se non sono contrario alla prostituzione in sé, non vuol dire che non conosco come stanno le cose e che approvi tutto quanto càpiti alle donne. Mi limito a dirti e non per farti cambiare idea, che a un certo punto la logica esce di scena e ci vogliono le prove. Se pensassi di prostituirmi non accetterei che qualcuno mettesse in dubbio la mia volontà. Immagino che lo stesso valga per una donna. Se per te non è così, portami delle prove per cui io non sarei libero. Prove non significa il concetto metafisico di libertà vera o di sessualità libera (che inoltre non puoi imporre agli altri), slegate dal contesto. In questo modo nessuno è libero di fare nulla. Parlare di libertà ha senso solo relativamente a un contesto. Altrimenti valgono anche i discorsi contrari all’eutanasia volontaria, all’aborto, a qualsiasi libertà che i principi liberali garantiscono su di sé, compreso il diritto a rifiutare una cura anche se porta alla morte. La Costituzione sta lì apposta per fare in modo che ognuno sia messo nella migliore condizione possibile per poter scegliere. Quindi oltre a batterti per abolire la prostituzione battiti per un reddito garantito, così poi hai una piccola controprova. Poi so bene che ci sono politiche di diverso tipo che di fronte alla complessità intervengono in altri modi, e a me può pure star bene una legge illiberale se questo porta un miglioramento generale delle condizioni delle donne. Però ho anche il santo piacere di poter difendere un concetto senza essere considerato un alleato degli schiavisti che gode a vedere le donne sottomesse. Ho letto qualche pezzo del blog info sulla prostituzione e mi viene da dirti di fare attenzione, dato che scrivi, allo stile. Il dolore di tante donne non è il dolore di tutte le donne. Se si vuole che quelle testimonianze siano rispettate e credute si deve mostrare lo stesso rispetto e la stessa fiducia per le testimonianze altrui.

    • Ad un certo punto la logica esce di scena? Allora esco di scena anche io, grazie. Se dobbiamo affastellare parole a casaccio pur di giungere alla conclusione che più ci aggrada, ho di meglio da fare.

      Qui si parlava di assistenza sessuale. Non c’entrano niente l’aborto, l’eutanasia, o mille altri interessanti argomenti, dei quali è opportuno occuparsi uno per volta. Gettare nel calderone della conversazione parole ad effetto, giusto per dare ad intendere che si è attenti alla “complessità” dell’esistenza, non serve a supportare i tuoi argomenti. Tu di prove qui non ne hai portate.
      Ci dici “se mi prostuissi vorrei…” e sostieni di essere più concreto di me con un periodo ipotetico?
      Non hai risposto alle mie domande. In pratica non sai nulla del tema in oggetto.
      L’unica cosa che ti interessa è ribadire ancora e ancora che le donne sono libere di prostituirsi. Lo hai fatto decine di volte.

      Se dovessi buttarla sullo scherzo anche io, direi che sei affetto dalla sindrome del pappagallo.

      • Stefano ha detto:

        Riccio, guarda, non è un problema, quello che dovevo dire l’ho detto. La logica a un certo punto esce di scena perché nel campo dell’etica con la sola logica si arriva per forza a delle tautologie, a meno che tu non creda che esistano dei valori assoluti, come il Bene e il Male, che non vanno dimostrati. Sono due scuole di pensiero. Mi voglio prostituire, così va meglio? Addio

  16. Veronica ha detto:

    Se per voi i lavori dietro pagamento sono allo stesso livello, la prossima volta che passa di qui il sig. Jabba the hutt (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/8/87/Jabba_the_Hutt.png) si fa che io gli porto da bere e voi ci fate sesso insieme, ok? Tanto per voi e’ uguale e sicuramente darebbe piu’ soldi a voi. Si, sono una persona generosa 🙂
    Scherzi a parte mi sembra che molti abbiano una visione della prostituzione alla “diario di una squillo per bene” , ovvero la prostituta e’ una con la vocazione/missione del sesso, che guadagna i miliardi e va a letto con persone gentili e ammodo, alcuni anche bravi sotto le lenzuola e discreti mani

  17. paolam ha detto:

    Peccato che questa casistica teorica non abbia a che vedere con la realtà. Con nessuno dei casi realtà. Con nessuno de dati di realtà. Poi, certo, se mio nonno aveva le ruote era un carretto.

  18. winola ha detto:

    No, ma siamo al delirio o cosa? Stavamo parlado di problematiche dei disabili e di come un’assistente sessuale potrebbe migliorare davvero la loro qualità di vita in una società dove lo stigma sul disabile è ancora molto forte. Abbiamo posto delle domande serie e le risposte sono state le solite menate a favore della prostituzione e allora mi viene da pensare che ci avevo visto giusto, che è nè più nè meno di una forma di prostituzione rivolta ad una sola categoria di persone.
    Poi, mi chiedo che deontologia professionale abbia un’assistente sessuale, che parametri deve seguire? Qual’è il protocollo terapeutico? Quali studi dimostrano che è un protocollo terapeutico valido?
    Non so, ho forti dubbi che l’assistenza sessuale possa essere una terapia, non ho letto studi convincenti in merito e per di più non ho sentito i disabili con cui sono in contatto esprimere una tale necessità (come ho detto sopra le preoccupazioni principali riguardano l’inclusione, lo stigma sociale eccetera), quindi mi chiedo se davvero sia utile per loro o se sia solo l’ennesima trovata per fare soldi, senza alcuna valenza terapeutica reale. Credo siano domande legittime e che non ci sia nulla di bigotto nel porsele.

  19. winola ha detto:

    A me sapete cosa fa rabbia? Che i fondi per l’assistenza sessuale sì, ma quelli per i progetti di domiciliarità non ce li passano manco a morire (difatti abbiamo dovuto lavorare in rete con le associazioni di volontariato per garantire le OSS a domicilio a disabili con seri problemi motori, in modo da togliere un po’ di peso alle famiglie). Negli ultimi cinque anni i fondi stanziati per i servizio socio-assistenziali sono stati tagliati dell’ottanta per cento, se osiamo lamentarci che non riusciamo a lavorare ci viene risposto che c’è crisi e dobbiamo fare sacrifici, se non ci fossero le associazioni di volontariato avremmo già chiuso bottega probabilmente e invece i fondi per formare delle assistenti sessuali ci sono? Sarà mica che l’assistenza sessuale rende allo Stato e invece le OSS che vanno materialmente a lavare e vistire i disabili no?
    Poi, magari questa proposta non passerà mai, eh, ma i parlamentari che hanno scritto il disegno di legge avrebbero dovuto farsele, queste domande. Avrebbero dovuto venire un giorno da noi a vedere che salti mortali facciamo per aiutare gli utenti che ne hanno diritto senza avere i fondi necessari (ma manco il personale, eh, al UEPE di Vercelli ogni assisente sociale segue ottocento casi, come diavolo si fa a offrire un buon servizio se non si ha manco il tempo per fare i colloqui individuali con gli utenti?) e magari ripristinare il budget dei servizi di base, prima di pensare ad attivarne di nuovi. Poi, se i soldi ci sono si può fare tutto, non voglio scadere nel benaltrismo, ma un disabile grave che non ha l’OSS che gli cambia il pannolone o lo fa alzare dal letto la mattina (per dirla proprio chiara) credete davvero che si preoccupi dell’assistente sessuale? Davvero davvero?
    Non dico che non esistano disabili che chiedono assistenza sessuale, eh, sono certa che ce ne siano. La maggior parte, però, non vuole pagare per fare sesso: vuole una relazione affettiva, vuole essere amato/a, vuole che chi fa sesso con lui/lei lo faccia per piacere e non per denaro.
    La maggior parte ha cose un filo più urgenti di cui preoccuparsi, tra l’altro, visto che i servizi sono quel che sono e le famiglie si devono accolare la maggior parte del lavoro di cura…

  20. http://infosullaprostituzione.blogspot.it/2014/09/quello-che-i-clienti-non-vogliono.html

    Victor Malarek è un giornalista che si è occupato con grande acume dei clienti della prostituzione nel libro The Johns – Sex for Sale and the Men who Buy It pubblicato negli Stati Uniti e in Canada nel 2009, testo preceduto da The Natashas – Inside the Global Sex Trade, dato alle stampe nel 2003 e tradotto in 10 lingue in 12 Paesi. E scrive:
    ” Quando ho studiato le cause di quella calamità mondiale che è la schiavitù sessuale, ho subito scoperto la principale ragione della sua esistenza: GLI UOMINI, uomini che ritengono, perché hanno i soldi, di avere il diritto di affittare e di invadere il corpo di una donna.
    Le mie ricerche mi hanno fatto scoprire il lato peggiore degli uomini che affittano il corpo delle donne e delle bambine. Ho potuto constatare la loro totale indifferenza verso un altro essere umano, il loro profondo disinteresse e la loro mancanza di rispetto per la persona prostituita, la loro pretesa di essere nel giusto e il castello di illusioni che si costruiscono.
    E ho subito imparato che i clienti non vogliono sentir parlare dell’incredibile sofferenza umana che stanno causando in tutto il mondo.
    Ho scoperto che la sola cosa che vogliono e di cui hanno bisogno è di credere ai miti [sulla prostituzione], alle bugie e alla propaganda che li aiutano a chiudere gli occhi sulla realtà.
    Al giorno d’oggi, gli uomini che escono la sera con aria di sfida alla ricerca di sesso a pagamento si aggrappano al mito che tutte le persone prostituite lo siano per SCELTA e guadagnino soldi facili – senza uscire dal letto.”

  21. Molto toccante la testimonianza di Maria Cristina Pesci, “Voglio essere un’alchimista”:
    “A volte mi sono sentita molto “diversa” e isolata nell’esprimere ciò che penso e nel sottolineare le contraddizioni che emergono, ad esempio, sulla figura dell’assistente sessuale, oltre all’estrema semplificazione che si fa in questo modo, rispetto alla sessualità, quando riguarda persone con disabilità. E’ per me una risposta ghettizzante, “speciale” in senso discriminante, altro che inclusione! E’ un rimedio peggiore del male che si vorrebbe curare, è la negazione di ogni dignità di persone, si diventa oggetti e non soggetti e interlocutori primi di sé… è un modo di mettersi al riparo (come persone non disabili), rispetto a ogni possibile coinvolgimento e senso di una comune appartenenza all’essere persone umane, è una illusoria soluzione che acquieta chi si sente incapace di “essere” con l’altra/o.”
    http://www.uildm.org/gruppodonne/unidea-inclusiva-di-sessualita/#Alchimista

  22. Pingback: Love Giver: la discriminazione degli assistenti sessualiLo Sbuffo

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