Il contesto

Contesto: può essere definito in generale come l’insieme di circostanze in cui si verifica un atto comunicativo. Tali circostanze possono essere linguistiche o extra-linguistiche. (…) Non è possibile interpretare un atto comunicativo se non si conosce il contesto entro cui esso si produce: non solo non è possibile determinare i motivi e gli effetti della sua produzione, ma neppure cogliere il suo significato esplicito e suoi eventuali significati impliciti.

colombia(Per coloro che si sono chiesti/e: “ma come sarà la divisa dei ciclisti colombiani?”. Dal sito della squadra)

Dall’articolo Cicliste colombiane nude: “Non siamo indecenti” 

Angie_RojasA parlare di “decenza”, a proposito del caso della squadra femminile colombiana di cilcismo,  è stato Brian Cookson, presidente dell’UCI (Union Cycliste Internationale), in un tweet:

brian_cooksonIl concetto di “decenza” (convenienza, decoro, pudore), poco o nulla ha a che fare con la critica femminista alla tutina delle atlete colombiane, che invece – come ho scritto nel mio post precedente – riguarda il problema della sessualizzazione e dell’oggettificazione del corpo femminile.

Definire la divisa oggetto delle polemiche “inaccettabile per ogni standard di decenza” è un’affermazione il cui significato richiama concetti come il “comune senso del pudore“, e con “pudore” intendo il riserbo, la vergogna e/o il disagio nei confronti di parole, allusioni, immagini o comportamenti che riguardano la sfera sessuale, scatenati da dettami di tipo morale.

Ad affermazioni di questo genere è possibile rispondere come ha fatto Dagospia:

dagospia

Bacchettone è chi osserva minuziosamente le pratiche religiose, più per ostentazione che per intima religiosità.

Alcuni passi biblici per chiarire in che modo il concetto di “decenza” è connesso alla religione e alla “passera al vento”:

Non mostri la sua bellezza a qualsiasi uomo, non segga a ciarlare insieme con le altre donne, perché dagli abiti esce fuori la tignola e dalla donna malizia di donna” (Siracide, 42,12)

“Alla stessa maniera facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di trecce e ornamenti d’oro, di perle o di vesti sontuose, ma di opere buone, come conviene a donne che fanno professione di pietà. La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.” (Prima Lettera a Timoteo, 9,15)

Il contesto in cui si colloca la critica alla tutina colombiana, quella critica che associa l’effetto nude-look (“volevamo solo dare un effetto color oro che però stampato è risultato diverso da quello che avevamo pensato” – riporta Repubblica – mi chiedo: si ridurrà tutto ad un problema di daltonismo o di “bassa risoluzione della fotografia”, come hanno tuonato alcuni?) al femminicidio, necessita di contesti completamente diversi per essere compresa, contesti che non ricomprendono la Bibbia.

Il primo contesto da tenere in considerazione – come giustamente hanno sottolineato alcune lettrici sotto il mio ultimo post – è l’attuale condizione della donna in Colombia.

Tra qualche settimana – precisamente il 29 settembre – tre donne colombiane, Mery Medina, Maritza Yaneth Asprilla, e Gloria Amparo Arboleda, riceveranno a Ginevra il Premio Nansen per i Rifugiati 2014, assegnato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) alla Red Mariposas de Alas Nuevas Construyendo Futuro (Farfalle con Nuove Ali per Costruire il Futuro) per il lavoro a sostegno delle donne sopravvissute a migrazioni forzate e abusi sessuali.

red_mariposas

“La Colombia è seconda solo alla Siria come numero di sfollati interni a livello globale. In nessuna zona del paese la devastazione causata dal conflitto armato durato cinque decenni è sentita così profondamente come a Buenaventura. Il porto industriale registra tra i più alti tassi di violenza e di migrazioni forzate a causa delle crescenti rivalità tra gruppi armati illegali che spesso hanno come bersaglio proprio le donne. I gruppi commettono violenze su donne e  bambini per dimostrare il proprio potere e la propria forza e spesso torturano, stuprano o uccidono per vendicarsi.scrive il sito dell’UNHCR.

“Nei primi 6 mesi del 2013, nel Paese sono state massacrate ben 514 donne – per la maggior parte fra i 30 e i 34 anni. Lasciando dietro di sé scie di orfani e famiglie distrutte. Il primato alla regione della Valle del Cauca, con 144 femminicidi, seguita da Antioquia con 68, e altri 56 nella sola capitale, Bogotà.” riporta il sito Politica Femminile.

“Non si può passare da una strada all’altra, perché si corre il rischio che ti ammazzino, che ti violentino o rapiscano” – racconta in proposito Mery Medina, ma la violenza le donne non la subiscono solo fuori casa, la subiscono anche in famiglia:

“una donna, madre di 7 figli, 4 a suo carico, che ha ancora difficoltà a raccontare quanto ha sofferto a causa del suo compagno nel 2013 e vuole rimanere anonima: “Tirò fuori la pistola, me la puntò alla testa, stava per uccidermi Ma il colpo non uscì. Allora mi puntò ancora la pistola a quel punto provai a spostarla con la mano e lui mi ha sparato a un piede. Voleva uccidermi”.

Questa primavera il caso di Natalia Ponce ha sollevato il problema dell’aumento degli attacchi con l’acido e della violenza domestica; l’articolo che vi ho linkato cita Monica Roa, che dirige la sezione colombiana dell’organizzazione internazionale per i diritti umani Women’s Link Worldwide, la quale dichiarò nel 2012 al Washington Post:

“The violence here may be different, but it emanates from the same place. This is a culture where machismo reigns, where men do what they want to do.”

(La violenza qui può essere differente, ma emana dallo stesso luogo. Questa è una cultura dove regna il maschilismo, dove gli uomini fanno quello che vogliono fare.)

Ma qual è il legame fra la violenza di genere in Colombia, il maschilismo e le tutine “passera al vento“?

Per comprenderlo è necessario fare riferimento al concetto di sessualizzazione.

Il fatto che la tutina delle cicliste attiri l’attenzione, con l’effetto nude-look, sulla zona del corpo femminile dove risiedono gli organi sessuali, sessualizza un prodotto, cioè la squadra di atlete: lo dimostra l’intervento di Brian Cookson che parla di decenza, un concetto strettamente connesso alla sessualità.

Sembra che l’esposizione alle immagini dei media che ci propongono il corpo delle donne rappresentato in un determinato modo, abbia finito col condizionare il cervello umano e il processo di elaborazione dell’immagine del corpo femminile:

“When casting our eyes upon an object, our brains either perceive it in its entirety or as a collection of its parts… We don’t break people down to their parts – except when it comes to women, which is really striking. Women were perceived in the same ways that objects are viewed.”-  spiega uno studio pubblicato nel 2012.

(“Quando osserviamo un oggetto, il nostro cervello lo percepisce nella sua interezza oppure come un insieme di sue parti… Noi non scomponiamo le persone in parti tranne quando si tratta di donne, il che è impressionante. Le donne vengono percepite come vengono percepiti gli oggetti.”)

Per questo, la grande maggioranza delle persone – uomini e donne – che osservano le tutine delle atlete colombiane non vedono “un effetto color oro” (anche se, per quanto pessima possa essere la foto, al massimo parlerei di “effetto color beige”…), ma una “passera al vento“, ovvero un pezzo di donna e non una donna tutta intera.

E quando osservano quella tutina, non la osservano come osserverebbero un ciclista colombiano, ovvero come una persona, ma come un attrezzo, una macchina, un suppellettile. Oggetti, non persone.

Questo contesto non lo possiamo ignorare, né lo possiamo ridurre ad un problema di pruderie.

Tutti quelli che si occupano di violenza di genere, mettono in relazione sessualizzazione e violenza: la sessualizzazione dei corpi femminili, e la conseguente percezione degli stessi come meri “oggetti sessuali”, se non è la causa è comunque il terreno fertile nel quale la violenza di genere germoglia con più facilità.

“Il fatto che il prodotto venga sessualizzato con un corpo significa oggettificare il corpo, non valorizzare le caratteristiche del prodotto … Il femminicidio è innanzitutto un fatto culturale e va attaccato da tante direzioni, compreso quello dell’oggettificazione dei corpi nelle pubblicità: la nostra formazione ci insegna a vedere le donne come oggetti e gli uomini come persone. Storicamente le donne sono state oggetti con precise funzioni nei confronti degli uomini: cura personale, servizi domestici, servizi sessuali, concepimento e crescita dei figli. Il femminicidio, come dice la parola stessa, è innanzitutto un problema di genere. La donna viene ammazzata in quanto donna: perché l’uomo ha delle aspettative precise sul ruolo della donna che la donna disattende. L’uomo si sente autorizzato a perpetrare violenza perché pensa che la donna non stia rispettando una serie di doveri che lui si aspetta da lei.” (Femminicidio: microfisica di un problema sistemico)

Jean Kilbourne, esperta di media, scriveva nel libro “Deadly Persuasion: why women and girls must fight the addictive power of advertising” del 1999: “Le pubblicità non provocano direttamente la violenza, ma le immagini violente contribuiscono a uno stato di terrore. La trasformazione di un essere umano in una cosa, in un oggetto, è quasi sempre il primo passo verso la giustificazione della violenza contro quella persona. Questo passo è stato già compiuto con le donne. La violenza, l’abuso, è in parte l’agghiacciante ma logico risultato di quell’oggettificazione”. Kilbourne si riferiva in particolare alla consuetudine dei pubblicitari di rappresentare il corpo femminile come un insieme di problematiche, ognuna riguardante una parte del corpo (cellulite, pelle grassa, capelli secchi, unghie fragili, denti gialli…etc) a cui cercare di trovare soluzioni; donne come insiemi di pezzi, quindi, non umane. (Donne in bikini: il cervello maschile le considera “cose”)

“La sessualizzazione non ha a che fare con il normale sviluppo sessuale. Tutte le persone sono esseri sessuali, e hanno desideri e pensieri che sono una parte naturale dello sviluppo. La sessualizzazione è trattare le altre persone come oggetti di desiderio, il cui principale valore deriva dall’appetibilità sessuale e dall’attrazione fisica. Quando qualcuno è ripetutamente sessualizzato, comincia a pensare al proprio corpo come a un oggetto del desiderio altrui e a trattarlo come tale.” Jennifer Shewmaker, medica e psicologa. (Manca il krapfen)

Con queste ulteriori riflessioni sto suggerendo che le atlete colombiane dovrebbero dismettere le tutine?

Ovviamente no.

Sto solo offrendo degli spunti di riflessione a tutti quelli che liquidano ogni discorso intorno all’oggettificazione dei corpi femminili come chiacchiere tra beghine represse che non hanno niente di meglio da fare…

Commenti di questo tipo, tra l’altro, mi ricordano il precetto che ho citato qualche paragrafo sopra: “non segga a ciarlare insieme con le altre donne”.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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79 risposte a Il contesto

  1. Paolo ha detto:

    la pubblicità sessista esiste (certo quando dalla pubblicità si passa ai fumetti e ai prodotti artistici il discorso cambia) eppure dubito che un uomo sia violento per colpa (anche indiretta) delle immagini che vede..è violento perchè l’ha deciso lui punto.
    quanto al discorso sulla “sessualizzazione” e al fatto che sia sempre sbagliata e degradante (se riferita a persone adulte) avrei dei dubbi anche su questo
    quelle tutine in quel contesto rimangono inopportune

    • Paolo ha detto:

      e l’oggettificazione in pubblicità certo esiste e andrebbe evitata

    • Il termine “sessualizzazione” non è un sinonimo di sessualità, e l’ho scritto: “La sessualizzazione non ha a che fare con il normale sviluppo sessuale. Tutte le persone sono esseri sessuali, e hanno desideri e pensieri che sono una parte naturale dello sviluppo. La sessualizzazione è trattare le altre persone come oggetti di desiderio.”
      Si parla di sessualizzazione quando il valore di una persona viene fatto derivare SOLTANTO dal suo sex appeal, escludendo altre sue caratteristiche; una persona è tenuta a conformarsi ad uno standard, che equipara l’attrazione fisica – intesa in senso stretto – con l’essere sexy; le persone sono viste come oggetti adibiti all’uso sessuale altrui, piuttosto che come individui in possesso della capacità di agire e prendere decisioni autonomamente e la sessualità è inappropriatamente imposta a qualcuno.
      Quindi il termine “sessualizzazione” ha una connotazione negativa, mentre sesso, eros, sensualità e derivati no.

      • Paolo ha detto:

        tracciare una linea di demarcazione netta e valida ovunque e per chiunque mi pare molto difficile specie quando si parla di rappresentazione. Dove tu vedi il male, altri e altre potrebbero non vederlo e viceversa
        e anche il sexy fa parte delle caratteristiche umane

      • Il “male”? Inteso come tutto ciò che si oppone al “bene”, è un concetto metafisico e religioso. Un concetto che in questo post non ho affrontato proprio…

  2. maria de francisco ha detto:

    La tragedia de mio paese, Colombia, son los terroristi delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia. Voi estermisti de sinistra ci avete prima lanciato contro quesosi assassini e ahora venite a raccontarci che è un problema di sessismo. Ma vergognati, privilegiata

    • Cara Maria: un paio di mesi fa ti chiamavi Mariangela Bisleri? A giugno Massimo, a maggio Silvana, a gennaio Nanni o Luigi per caso? O magari Selenia, Lucia, lafatina, Simona? Oppure “Australia Feminazi Herald”, o Thomas Jefferson? Il tuo è un disturbo dissociativo dell’identità oppure pensi che quello che fai sia in qualche modo divertente?

    • Sandra ha detto:

      De francisco de tu paese ,ma la tragedia de – ntro la tua testa? quando te ne occupi? che c’hai due neuroni criceto che ogni tanto sbattono tra loro e si dicono “Vergognati , privilegiato!”

  3. Lilli ha detto:

    Lo Spagnolo maccheronico mi ricorda il Milanese di Totò e Peppino: “Noio volevàn savuar” 🙂

  4. IDA ha detto:

    Si.. appunto l’oggettivazione non può essere liquidata o minimizzata come spesso accade.. L’oggettivazione è una particolare forma di deumanizzazione, il dominio, tende a trasformare le persone in oggetti per poi dominarli.. l’oggettivazione non riguarda solo le donne ma anche il mondo del lavoro e in altri tipi di rapporti sociali ..però il più chiaro e sistematico è quello verso le donne, che serve soprattutto a garantire lo status e la legittimità alla mascolinità…
    Per semplicità riporto lo schema sull’oggettivazione di Martha Nussbaum (Giustizia sociale e dignità umana. Da individui a persone- il Mulino. 2002)
    1. Strumentalità: l’oggetto è uno strumento per gli scopi altrui;
    2. Negazione dell’autonomia: l’oggetto è un’entità priva di autonomia e autodeterminazione;
    3. Inerzia: l’oggetto è un’entità priva della capacità di agire e di essere attivo;
    4. Fungibilità: l’oggetto è interscambiabile con altri oggetti della stessa categoria;
    5. Violabilità: l’oggetto è un’entità priva di confini che ne tutelino l’integrità. È possibile farlo a pezzi, e gettarlo.
    6. Proprietà: l’oggetto appartiene a qualcuno
    7. Negazione della soggettività: l’oggetto è un’entità le cui esperienze e i cui sentimenti sono trascurabili.
    Tendenza sempre più diffusa è il minimizzare l’oggettivazione e delegittimare di chi ne parla, e inserendola erroneamente, ma in malafede in un contesto moralistico.

  5. Maura ha detto:

    Da profana da studi sociologici o psicologici colgo come interessante una realtá propria della sessualizzazione della donna occidentale: ill superamento della millenaria dicotomia Madonna/puttana. Dicotomia che persiste ancora credo in tutte le altre culture come la musulmana.
    In passato o in altre culture la donna seria, destinata cioé a essere moglie e madre, mostrava assai poco la propria sessuazione e si mostrava sì come merce, ma in quanto portatrice di decenza, nell abbigliamento, nell agire, nel parlare…… Il corpo veniva mostrato dalle prostitute, attrici, ballerine, per cui gli uomini potevano anche fare follie, ma che mai avrebbero sposato ( vedi Violetta).
    Nella cultura di oggi é invece possibile che una ragazza si mostri in tutti i modi e in tutti i laghi ritenendosi una ragazza serissima e aspirando ad sposarsi in chiesa e in bianco ( ancoché scollato e mostrante) facendosi poi fotografare nuda e incinta. Questa apparente libertá che svincolerebbe la donna sé mostrante dal disvalore, in realtá finisce per sintetizzare i fabbisogni maschili non in due ma in una sola donna che lava le sue mutande in guêpière .
    Che poi, quello che rende veramente oscena la foto delle cicliste, é il loro non essere affatto maliziose, per cui la loro presunta nuditá non appare quella di moana pozzi, ma quella delle ebree denudate per dileggio nei campi di concentramento

    • Paolo ha detto:

      sposarsi in chiesa e in bianco non è più un obbligo ma una aspirazione legittima che si può avere o non avere e questo è un progresso. Anche il superamento della dicotomia madonna/puttana che tu dici completamente realizzato in occidente (non sono tanto ottimista anche se dei passi avanti li abbiamo fatti) è un progresso innegabile e non c’entra nulla il lavare le mutande in guepiere (mah! Le laveranno come credono comunque oggi esistono le lavatrici e anche gli uomini possono azionarle con o senza guepiere) ma esprimersi anche sessualmente senza essere bollate come infami

    • paolam ha detto:

      Concordo Maura, quelle che chiamavamo “le due facce della stessa medaglia”, e cioè donna per bene/donna per male, santa/puttana, moglie-e-madre/prostituta-e-o-di facili costumi, dispensatrice-di-servizi riproduttivi-e-accuditivi/dispensatrice-di-intrattenimento-sessuale, subiscono un processo di sovrapposizione, per cui alla stessa donna si richiede di interpretare i due ruoli contemporaneamente, almeno al livello dell’immagine; ma l’immagine crea l’immaginario e i comportamenti. Così, alle donne uscite di casa e avventuratesi negli spazi pubblici, viene calato addosso l’unico ruolo possibile per le donne che, in passato, avessero voluto fare altrettanto.

    • IDA ha detto:

      Molto vero quello che dite; Maura e Paolam, una volta la moglie , madre e tutti i ruoli legati alla domesticità, erano asessuati. Oggi la donna è sessualizzata in tutte le sue manifestazioni. Dire donna, vuol dire fare sempre un richiamo al sesso, la femminilità è vista solo come oggetto del desiderio. … che alcuni chiamano anche “divertente”..questo aggettivo usato da una commessa che mi voleva vendere delle mutande con lo spacco d’avanti, “ma sono divertenti”.. certo è uno spasso..non capisco perchè devo essere elegante in mutande tutte le sere, quelle già ci sono per le occorrenze, da tenere nell’armadio, insieme alla biancheria nuova, – come mi ha insegnato mia madre – biancheria nuova, sempre pronta per quando uno va all’ospedale..
      No.. voglio un paio di mutande, semplici, comode, pratiche funzionali, confortevoli, da portare tutti i giorni sotto i jeans.. Non ci sono.. Non esistono.. (si lo so, esistono le culotte e quelle a pantaloncino.. ma costano, meglio i boxer elasticizzati da uomo, che costano meno..)

      • Paolo ha detto:

        non vuoi le mutande divertenti non comprarle chi le vuole le compra, se davvero dici che non c’è altro compra pure i boxer

      • IDA ha detto:

        Paolo.. io non stò rivendicando il diritto a comprare o non comprare, quello già ce l’ho.. sto parlando di altro, di comodità, di praticità, come l’abbigliamento maschile, che non ha richiami sessuali, quelli femminili si.. di questo stavo parlando..

      • Paolo ha detto:

        ok, io ci tenevo solo a dire che in qualunque modo una donna si vesta io la ritengo libera

  6. Maura ha detto:

    Paolo, io non ho affatto detto che sé stato superato il dualismo Madonna/puttana ma che viene incarnato dalla stessa donna. Per cui a porta a porta si può fare una trasmissione sulla bellezza in politica, dove si contrappone la brutta Bindi con la bella Boschi che contemporaneamente firma la propria nomina a Ministra e mostra il culo in posa sessuale al fotografo , tipico sistema che le scimmie femmine usano con i maschi ( mostrare i genitali per chetarli).sul matrimonio in bianco o in verde ti rimando alle migliaia di pagine scritte sui condizionamenti. Solo che negli anni cinquanta, quando il dominio era esercitato dalla chiesa cattolica era legato alla ( non) sessualitå esposta della sposa madonna mentre una sposa puttana ( non in senso letterale, ma incinta e quindi sessuata) si esponeva come tale sposandosi in nero e di nascosto. Ora che il dominio é rimasto solo al pensiero unico capitalista tutte possono sposarsi in bianco perché il matrimonio é una della migliaia di scelte “libere” assolutamente idiote che ci spingono a fare per farci spendere. E la sposa in bianco (purezza) con le tetre di fuori è la schiena nuda, in chiesa, é la perfetta madonna/ puttana di cui sopra. (P.s. Non sono io che la considero puttana, eh!)

    • Paolo ha detto:

      Maura..per rima cosa la Boschi non mostra il culo, non lo ha mai kostrato, se ti riferisci al fotomontaggio che la mostrava in perizoma mentre firmava il giuramento era uno squallido fotomontaggio, lei era in pantaloni e un tizio a sua insaputa ha pensato bene di fotografarla mentre faceva un atto normalissimo, quando sei inpiedi e devi firmare un foglio ti pieghi punto e basta..il sesso in quel caso è nell’occhio di chi guarda non nelle intenzioni di chi compie il gesto checchè se ne dica..se poi essere una donna di trent’anni con le forme di maria elena boschi deve essere una colpa..
      Tu lo chiami liberismo io lo considero progresso il fatto che una donna possa sposarsi incinta in chiesa o in comune in bianco scollata o non scollata la schiena nuda o coperta, in rosso, in verde come vuole senza essere stigmatizzata come “puttana” o altro..ripeto tu ci vedi qualcosa di negativo io no..abbiamo valori diversi, io ai tuoi occhi sono un sostenitore del “liberismo” forse ma pensala come vuoi

  7. paolam ha detto:

    Chissà se la funzione dei commentatori seriali è in realtà quella di permetterci di sviluppare lo stesso concetto (quello che non capiscono) sotto tutti gli aspetti, illustrandolo nel modo più vario ed esauriente, così da non lasciare nulla di implicito. Fosse così dovremmo ringraziarli. Bel quadro Maura, grazie.

    • Vale ha detto:

      No, la loro funzione è quella di farci guadagnare il Paradiso, dopo aver messo a notevole prova la nostra pazienza! :-/

      • winola ha detto:

        Il Paradiso lo lascio volentieri a voi, allora, che sto esaurendo la pazienza e l’unica risposta che mi viene in mente è una sequela di volgarità assortite… 😉

      • IDA ha detto:

        Mi viene a mente una storiella, che è questa:
        Professore: “scuola” si scrive senza la “Q”.
        Ho capito, risponde l’allievo e scrive: “suola”.

      • Vale ha detto:

        Winola, non ho mai detto che io sarei riuscita ad andarci 😀 Altro che volgarità, meglio non scriva cosa viene in mente a me!

  8. Maura ha detto:

    Paolo: Fornero ha firmato così:

    Bonino così

    Digirolamo così

    ecco Padoan

    Letta è alto, ma firma in piedi

    E’ che da vecchia, invidiosa, bruttina femminista sono invidiosa della Boschi che è bella e in carriera… ma non ci vedo nessuna innocenza nel suo gesto. Se non il voler rassicurare i maschi della politica di essere innocua. Compreso fotomontaggio che non è mai stato fatto neppure per ministre belle come Carfagna o Prestigiacomo. Lasciatemi qui, che non rompo. Scusami ma ho fatto politica per 30 anni ad un certo livello e so di cosa parlo.

    E poi spiegami, perché una si sposa in bianco? liberamente eh, ma perché cavolo? Non dirmi che è la tradizione. che non è vero. spiegami perché una è libera di sposarsi come cavolo vuole, ma sceglie un abito bianco da 2,3,10 mila euro? PERCHE’?

    • Paolo ha detto:

      nessun fotomontaggio sulla carfagna, ma sabina guzzanti la accusò in pubblico e senza prove di essere diventata ministro elargendo favori sessuali a Berlusconi e giustamente venne querelata dalla Carfagna (e tutti ci ricordiamo le basse insinuazioni sulle donne politiche del PDL partito per cui non simpatizzo minimamente ma quel modo di polemizzare è vergognoso e la guzzanti perse un’occasione per tacere)..ecco l’unico errore di Boschi non sta nell’essersi piegata per firmare ma forse nel non aver querelato il fotografo e pure gli autori dello squallido fotomontaggio e i redattori di Libero per i “sondaggi” idioti che fanno su di lei.
      Comunque Boschi è co-autrice di una riforma del Senato, criticate quella se ne avete le capaità invece di preoccuparvi di come ha firmao il giuramento o come era vestita perchè sembrate la versione intellettuale e finto-progressista degli artcoli di Libero

    • Paolo ha detto:

      perchè una sceglie di sposarsi in chiesa con l’abito bianco? Chiedilo al’interessata e rispetta la sua risposta anche se non ti piace. Io presumo che siano le stesse ragioni per le quali altri si sposano in una cappella di Las Vegas, altri si sposano in comune, altri ancora sulle navi da crociera, sulle spiagge, in USA a quanto ne so ci si può sposare anche nel prato di casa per quelli che ce l’hanno abbastanza grande.

      • Sandra ha detto:

        Guardi troppi film! Paolo, nozze a Las Vegas ,in giardino, in spiaggia , non siamo in America, gli unici che ho visto celebrare un rito in giardino fidanzamento o matrimonio che fosse erano una famiglia rom e ti garantisco che la gente passando li guardava come se fossero stati un cumulo di rifiuti e li derideva, conformismo!qui la gente si sposa in chiesa o in comune con grande dispendio di risorse economiche per puro conformismo, per non dispiacere genitori o parenti perché si fa così!

      • Paolo ha detto:

        anche ammesso che sia così e in certi casi è come dici: sono loro che decdono comunque di compiacere le famiglie

    • Sandra ha detto:

      Maura ammettiamo che la ministra Boschi invece sia più ingenua di quanto tu immagini, mi domando se è possibile che non ci sia uno straccio di direttiva su come fare queste fotografie per la firma o per altre uscite della Ministra? non sarà colpa della Boschi ma questo è il contesto italiano sia nel mio quartiere che al quirinale, in un paese meno disturbato sessualmente sarebbe stato lo stesso fotografo a scartare la foto in quanto non rappresentativa della solennità del momento che doveva immortalare, non sarebbe stata bella neanche per la firma di un matrimonio civile per intenderci.
      Questa vicenda secondo me è stata discussa un po’ troppo rivendicando la libertà di una donna di vestirsi come vuole, certo che tutte siamo libere di vestirci come si vuole, al limite una può anche fregarsene del giudizio altrui, ma delle conseguenze no.

      • Paolo ha detto:

        Questa estate la ministra Stefania Giannini è stata fotografata in topless..perchè in quel caso non ho letto nessuna di voi invitare il ministro a stare attenta a giudizi e conseguenze? avreste avuto torto anche in quel caso secondo me ma perchè tale differenza di trattamento: come la Boschi poteva firmare in piedi anche Giannini poteva tenere il pezzo sopra delbikini, poteva mettere un costume intero, poteva anche non andare al mare: perchè la legittima scelta della Giannini vi sta bene e la legittima scelta di Boschi no?
        e perchè ho il sospetto che se fosse stata Rosi Bindi a piegarsi in quel modo e a vestirsi con un tailleur blu elettrico e un fotografo le avesse fotografato il sedere per dileggiarla o delegittimarla voi tutte avreste difeso il diritto della Bindi a firmare il giuramento come cavolo voleva prendendovela (giustamente!) col fotografo?

  9. paolam ha detto:

    Stavamo parlando dell’auto-oggettivazione, e questo è un magnifico esempio. Come’era quella poesia sulle voci che accompagnano e (talvolta) guidano la vita di una donna: “Sii questa/no, sii quella”, “brutta questa/brutta quella”. E c’è chi non sa dove girarsi e svolge tutti i ruoli che le sono richiesti, compreso l’oggetto di ludibrio.

    • Sandra ha detto:

      La mia era un’osservazione scaturita dal confronto tra le foto voglio chiarire, non voglio che sembri un tentativo di minimizzare l’argomento oggettivazione da parte mia, relativamente all’auto-oggettivazione personalmente l’ho sempre valutata come una risposta alla sfiducia che il ruolo della donna possa cambiare ” funziona così e mi adeguo”, “volete questo e vi accontento” spesso è percepita come un occasione un opportunità da saper cogliere e gestire.
      Per il resto sono d’accordissimo con quanto detto, illuminanti i 7 punti riportati da Ida sull’oggettivazione, praticamente la trama della quasi totalità di film e tv !

      • Paolo ha detto:

        non è vero! ma che film guardi? E quale tv? In film e serie tv ci sono molti personaggi femminili complessi quanto quelli maschili

      • Vale ha detto:

        😀 😀 😀
        Vedi il discorso lunghissimo sull’altro thread. Paolo, non c’è peggior sordo… e quando ti toccano i film che guardi, vuoi essere il più sordo dei sordi!
        http://en.wikipedia.org/wiki/Bechdel_test
        http://bechdeltest.com/
        Ma ha ragione Paolo, non gli toccate i filmetti, per carità. Che poi questi conducano all’oggettivazione femminile, al sessismo, alla violenza e alla impossibilità per molte donne di sentirsi sicure e vivere in pace, non ha importanza.
        E no, dannazione, Paolo, il fatto che TU che non sei donna e non ti trovi dal lato sbagliato del sessismo non pensi che i film sessisti creino tutti ‘sti problemi, non frega un accidenti a nessuno. Rinasci donna, vivi discriminato e poi potrai tornare a parlarne.

      • Paolo ha detto:

        conosco il bechdel test ed è inattendibile: un film che non lo supera non è di per sè nè maschilista nè provo di personaggi femminili interessanti e un ilm che racconta la violenza (che esiste) non conduce ad essa

      • Perché è inattendibile?

      • Paolo ha detto:

        potrei farti decine di esempi di film che non rispettano del tutto o in parte il bechdel e sono tutt’altro che sesssti o privi di figure femminili interessanti (da il Grinta dei Coen a Now you see me, ma anche Pulp fiction)

      • Vale ha detto:

        In realtà dicono che è inattendibile, ma per il motivo DIAMETRALMENTE OPPOSTO. Cioè, non è detto che un film che lo supera (cioè che abbia più di due donne nel cast che non sono lì solo a parlare di uomini) non sia comunque maschilista. 😉

      • Paolo ha detto:

        sì lo so cosa dicono, ma resto della mia idea..i film maschilisti sono pochi specie oggi e quei pochi almeno in base alla mia esperienza sono film italiani, non hollywoodiani..e in ogni caso il bechdel è inattendibile

      • Allora, cerchiamo di argomentare. Il test è inattendibile perché?
        “Il test evidentemente non misura la qualità di un film né stabilisce se sia o no femminista: il fatto che un film contenga i tre requisiti non assicura infatti una corretta rappresentazione delle donne, basti pensare che i film di Barbie l’hanno superato, così come molti film horror dove le donne sono spesso rappresentate come vittime. Il test riguarda qualcosa che viene ancora prima: la presenza delle donne in ruoli che non siano irrilevanti o dipendenti esclusivamente dal loro rapporto con gli uomini.” http://www.ilpost.it/2014/05/19/test-bechdel-donne-film/

      • Paolo ha detto:

        le vittime esistono..i film horror hanno vittime sia maschili sia femminili (e di solito è una donna quella che affronta il mostro e sopravvive sino alla fine) non c’è proprio nulla di maschilista nè di scorretto . Nè è irrilevante o senza spessore un ruolo femminile anche quando è la compagna del protagonista (e nella vita le donne parlano anche di uomini), e gli uomini parlano anche di donne..l’amore coinvolge uomini e donne e va raccontato. Il Bechdel test è un esempio di paranoia politically correct che non serve a nulla, non serve contro il maschilismo nè a giudicare la rilevanza dei personaggi femminili
        non cambierò mai idea su questo anche se tutti dicessero che mi sbaglio io rimango assolutamente convinto di essere nel giusto.

      • Ma cosa c’entra il “politically correct”??? Si tratta di verificare se il personaggio femminile esiste principalmente in virtù della relazione con i personaggi maschili… l’articolo che ti ho linkato cita in proposito Virginia Woolf:
        «Cercai di ricordare qualche caso incontrato nel corso delle mie letture, in cui due donne venissero rappresentate come amiche. (…) Ogni tanto sono madre e figlia. Ma, quasi senza eccezioni, sono mostrate nei loro rapporti con gli uomini. Era strano pensare che tutte le grandi donne della letteratura erano state, fino all’epoca di Jane Austen, non solo viste dall’altro sesso, ma viste soltanto in relazione all’altro sesso. E quella non è che una piccola parte della vita di una donna; e persino di quella, un uomo può saperne molto poco, se la osserva attraverso le lenti nere o rosate che il proprio sesso gli mette sul naso».

      • Paolo ha detto:

        credo che un autore uomo possa descrivere credibilmente un personaggio femminile (e le sue relazioni con gli uomini) così come un’autrice può descrivere credibilmente un personaggio maschile e le sue relazioni con le donne. poi il fatto che autori maschi solitamente prediligano protagonisti maschili (con le dovute eccezioni) e le autrici prediligano (con le dovute eccezioni) protagoiniste femminili mi pare comprensibile. Ma un personaggio non è privo di spessore e non credibile solo perchè “moglie del protagonista”

      • Il punto non è “essere la moglie del protagonista”, ma “soltanto la moglie/figlia/nonna/zia/amante/baby sitter/vicina/ecc. del protagonista”. Soltanto.
        Se una persona esiste solo in virtù della relazione che ha con me, quando quella relazione cessa di esistere, posso pensare che anche quella persona debba cessare di esistere, perché l’unica cosa che conta è ciò che fa con me.
        Ti ricorda qualcosa?

      • Paolo ha detto:

        Non esiste “soltanto” e poi anche la baby sitter del protagonista va raccontata e può essere un personaggio ben scritto e comunque in ogni storia ci sono protagonisti co-protagonisti comprimari e figure di contorno ma possono essere tutte ben caratterizzate (vedi il trono di spade dove peraltro i protagonisti sno tanti ma anche lì ci sono i comprimari) le figure femminili al cinema non sono responsabili dei femminicidi, i femminicidi sono responsabilità di chi li commette non c’entra nulla la narrativa. considero irrecevibile questa argomentazione da chiunque provenga e in qualunque modo venga formulata

      • http://www.huffingtonpost.it/2014/09/23/donne-film-silenzio-belle_n_5866456.html
        Sono questi i risultati di uno studio commissionato dalla agenzia delle Nazioni Unite per la parità di genere alla University of Southern California’s Annenberg School in occasione della Assemblea generale dell’Onu. I ricercatori hanno preso in esame la produzione cinematografica di 10 Paesi (Stati Uniti, Australia, Brasile, Cina, India, Francia, Giappone, Russia, Corea del Sud e Gran Bretagna) dal 2010 al 2013.
        Soltanto il 10% delle pellicole presentano una sostanziale parità di genere nel cast, ma la norma è che gli attori sono per il 30,9% donne e il 69,1% uomini. Il ruolo del protagonista è affidato tre volte su quattro a un uomo. Con delle sorprese: i film più paritari sono quelli cinesi, seguiti dai coreani e dai britannici. Hollywood invece risulta particolarmente maschilista (nessun film ha superato l’esame di genere), così come Bollywood e persino la filmografia francese.
        Ad ogni modo, le donne che appaiono sul grande schermo sono spesso mute: il 70% dei dialoghi è pronunciato dagli attori, e soltanto il 30% dalle attrici, con punte del 38% nei film inglesi e 37% nelle produzioni brasiliani, D’altronde le attrici sono protagoniste della trama nel 23% dei casi.

      • Paolo ha detto:

        puoi presentarmi tutte le statistiche che vuoi le cose sono più complesse, io guardo i film e vedo nella maggior parte dei casi personaggi femminili, protagonisti o comprimari, complessi quanto i personaggi, protagonisti o comprimari maschi. La complessità del cinema non si può ridurre a statistiche come queste

      • Paolo ha detto:

        comunque oggi personaggi femminili protagoniste, forti complesse quanto i personaggi maschili non mancano

      • Vale ha detto:

        “non cambierò mai idea su questo anche se tutti dicessero che mi sbaglio io rimango assolutamente convinto di essere nel giusto.”
        Com’era? “Chiunque non abbia mai dubbi è un idiota! Ne è certo? Non ho alcun dubbio!”. Ecco.
        Quindi: mondo, Paolo è convinto di questo, non importa se ci sono fatti, studi, evidenze sperimentali, ecc. Paolo ne è convinto, se gli parlate mette le mani sulle orecchie e fa “bla bla bla” per non sentirvi, come un bambino di 3 anni, tanto a lui che gli frega? Lui è un maschio bianco etero, il mondo è fatto a misura per lui.
        Paolo, seriamente: prima credevo che tu non ci arrivassi. Ora capisco che *non vuoi* arrivarci. Per comodo.
        Questo non ti differenzia molto da Zorin che è convinto che una donna ubriaca circuita per fare sesso non dovrebbe lamentarsi. Il concetto che condividete è lo stesso: chi se ne frega se c’è un’ingiustizia. Finché non tocca voi, non è un problema, sono gli altri ad essere paranoici e se vi si prova a spiegare il punto, voi avete le vostre opinioni e gli altri sbagliano.
        Non c’è bisogno di dimostrare che sbagli. Ti rendi sufficientemente ridicolo da solo.
        E ribadisco: dal momento che tu non hai alcuna conoscenza tecnica del mondo della fiction, non sei in grado di valutare la caratterizzazione dei personaggi. Le donne forti o sono ideate da donne, o quelle ideate da uomini prima o poi ricadono di nuovo nella stereotipizzazione, essendo lì come premio per l’uomo. Ma tu ne sai di più.
        Ma vai, vai, vai e continua ad andare.
        Ti auguro con tutto il cuore di rinascere in un mondo maschilista e misognino. E che tu sia rinato donna.

      • Paolo ha detto:

        buffy e daenerys targaryen, sidney bristow, la stessa wonder woman, un sacco di personaggi femminili tosti sono stati creati da uomini e non possono essere ridotti certo a “premio per l’uomo”. Persino le Bond Girl degli ultimi film sono più emancipate e al passo coi tempi. E la compagna di un protagonista maschile, non è un “premio”, è la sua compagna

      • Paolo ha detto:

        comunque ho una laurea in storia del cinema se ti interessano le mie conoscenze

      • Paolo ha detto:

        faccio notare comunque che senza che io abbia offeso qualcuno, sono stato definito “idiota” ed equiparato ad un mascolinista che giustifica gli stupri da parte di una persona che peraltro non mi conosce e nulla sa di me..io non ho mai giustificato nè minimizzato la gravità dello stupro. Mi ritengo gravemente e ingiustamente offeso, gradirei delle scuse da questa persona ma so già che non verranno

      • Vale ha detto:

        1) fai lo stesso ragionamento di Zorin. E non l’ho detto io, lo hai detto tu. Alias “non mi frega se mi date prove, statistiche, evidenze, ecc, ho ragione io perché la penso così”. Quindi sì, fai lo stesso ragionamento di Zorin e, sì di nuovo, lo hai detto tu. Offenditi con te stesso.
        2) se ti offendi per il “Chiunque non abbia mai dubbi è un idiota! Ne è certo? Non ho alcun dubbio!” vuol dire che hai la coda di paglia e che mi stai dando implicitamente ragione. Di nuovo, hai fatto tutto tu.
        Avrai le mie scuse quando tu ti degnerai di scusarti con tutte le donne che offendi ogni sacrosanto gg dicendo che l’oggettivazione non esiste. Ti senti offeso dalle mie parole? Non hai idea di quante volte ci hai offeso tu, ma non veniamo a piagnucolare da te per la tua nulla considerazione e il tuo inesistente tatto.
        E le bond girl sono lì di contorno: belle, affascinanti e disponibili per Bond. Se proprio c’è un “premio per il protagonista maschile”, sei andato ad azzeccare il caso più conclamato al mondo. Non so quanto tu ci abbia capito degli esami che hai fatto…

      • Paolo ha detto:

        eva green in Casinò Royale è personaggio molto più complesso e non “decorativo”, in quantum of solace la bond girl interpretata da olga kurylenko non va neanche a letto con bond, e in Skyfall la vera protagonista femminile è il diretto superiore di Bond, M interpretata da Judi Dench

        agli esami di storia del cinema ho sempre avuto voti alti, se ti interessa

      • Vale ha detto:

        Non mi importa molto della tua resa scolastica, anche perché personalmente ho un’opinione ben definita di alcuni “corsi di laurea”. Mi importa che in 3 topic che ti spiegano le stesse cose, tu continui per la tua strada urlando “bla bla bla” con le mani sulle orecchie.
        Ma non dicevano che l’università apre la mente? 😀

        Noto comunque che, al solito, ha preferito bellamente ignorare la parte del mio commento che non ti comoda. La riporto qui, giusto per vedere quanto hai la faccia tosta di continuare a ignorare il problema.
        Avrai le mie scuse quando tu ti degnerai di scusarti con tutte le donne che offendi ogni sacrosanto gg dicendo che l’oggettivazione non esiste. Ti senti offeso dalle mie parole? Non hai idea di quante volte ci hai offeso tu, ma non veniamo a piagnucolare da te per la tua nulla considerazione e il tuo inesistente tatto.

      • Paolo ha detto:

        ho solo espresso delle opinioni con molto tatto e pacatezza, se questo viene percepito come “offesa” mi spiace ma non so cosa farci. non so esprimermi meglio di così

      • Vale ha detto:

        Quando milioni di persone (miliardi, tipo il 52% della popolazione mondiale) sono oppressi e ti dicono che sono oppressi, dire “a me non pare” non è esprimere un’opinione, è perc**are gli oppressi!
        Il tatto è non pervenuto.
        Il punto non è che devi esprimerti meglio, ma che devi mettere da parte la tua opinione SBAGLIATA (che ne puoi sapere tu di come si sentono le donne, se non sei una donna?) e prendere per buone le opinioni di chi ti dice che è oppresso. E se questo cozza coi tuoi assodati privilegi, beh, è il momento di crescere.

      • Paolo ha detto:

        non ho mai negato che le donne sono oppresse in molte parti del mondo. limitandoci al nostro Paese: le dimissioni in bianco mi sembrano una palese forma di oppressione così come l’uso e abuso dell’obiezione di coscienza su aborto e contraccezione

      • Vale ha detto:

        No, tu stai negando che l’oggettificazione e la sessualizzazione nei media siano un’altra forma di oppressione. Perché? Perché tu non ti senti oppresso da una cosa che opprime le donne e non te.
        Ma grazie al cavolo!

      • Paolo ha detto:

        io sostengo che quando si parla di media per prima cosa si definiscono media cose che personalmente considero “arte” come film e fumetti (e non possono essere trattati alla stregua di uno spot pubblicitario: una stessa immagine in un contesto pubblicitario o in un fumetto non ha lo stesso significato e non può essere giudicata allo stesso modo) e poi si vede il maschilismo e misoginia e svilimento della donna dove non c’è o dove ci possono essere anche altre interpretazioni (di sicuro erotizzazione di per sè non è degrado, l’eros fa parte della vita, non cambio idea)

  10. Vale ha detto:

    E *tutti* ti stiamo dicendo: Paolo, guarda che ti sbagli!
    (erotizzazione sempre femminile, eh, un caso anche qui)

    • Paolo ha detto:

      io vi ripeto che su questo non cambio idea

      (femminile o no, non è degradante di per sè dato che l’eros è umano e fa parte della vita)

      • Vale ha detto:

        Bravo, tu non cambiare idea. Ma hai torto lo stesso e stai offendendo un sacco di persone. Quelle discriminate dal sessismo ogni sacrosanto giorno. Circa il 52% della popolazione mondiale, a spanne.
        Anzi, ma visto che tanto tu hai le tue idee e sei convinto di avere ragione tu… perché ci fai perdere anche tempo a leggere i tuoi commenti sbagliati e ribatti ai commenti sensati altrui? Se tanto sei un monolite che fa “bla bla bla” tappandosi le orecchie, almeno non rompere agli altri!
        (non è degradante l’eros, è degradante che i media rinforzino l’idea che la donna è a uso e consumo dell’uomo e, fatalità, mai il viceversa 😉 e no, non è un caso.)

      • Paolo ha detto:

        se sono così offensivo, il ricciocorno può bannarmi spetta a lei decidere, fino a quando questo non avverrà io continuerò a scrivere i miei commenti

      • Vale ha detto:

        Certo e io continuerò a ripeterti che se vieni qui solo per riscrivere la stessa cosa 800 volte, infischiandotene di quanto ti dicono le altre persone (quelle che, nel mondo di oggi, non sono privilegiate in quanto maschio etero, come te, ma oppresse dalla tua categoria), è del tutto inutile perché noi, al contrario di te, abbiamo capito il senso delle tue parole ancora al primo commento. Gli altri 799 sono solo indice del tuo essere logorroico (e offensivo verso le persone che, a causa del patriarcato, soffrono). Come peraltro ti ho già detto nell’altro post 😉
        A proposito di “non c’è peggior sordo”…

      • Paolo ha detto:

        non sto offendendo nessuno, e tantomeno offendo chi soffre

      • Vale ha detto:

        Non puoi sapere se offendi qualcuno, perché non sei nella testa delle altre persone.
        E continua, continua, continua…

  11. Pingback: La scelta | Libreria delle donne di Milano

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