Il senso della lettura

«È importante» disse Sir Kevin « che Sua Maestà non perda di vista gli obiettivi».«Quando dice “non perdere di vista gli obiettivi”, Sir Kevin, immagino intenda stare sulla palla. Be’, dopo esserci stata per sessant’anni, penso di potermi guardare un po’ intorno». La regina si accorse di aver un po’ stiracchiato la metafora, ma tanto Sir Kevin non se n’era accorto. «Capisco» disse lui « Sua Maestà deve passare il tempo».«Passare il tempo?» esclamò la regina. «I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite. Di altri mondi. Altro che far passare il tempo, Sir Kevin; non so cosa darei per averne di più». 

Riaccese la luce, prese il taccuino e annotò: «Non si mette la vita nei libri. La si trova».

(da “La sovrana lettrice”, di Alan Bennet)

Ormai mi sono convinta che la vera democrazia non può esistere senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti.
Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti?

(da “Leggere Lolita a Teheran”, di Azar Nafisi)

…desideravo ardentemente una capacità di visione che fosse in grado di   oltrepassare quel confine; che fosse in grado di raggiungere  quel mondo   indaffarato, e le città, e le regioni piene di vita delle quali avevo sentito parlare ma che non avevo mai visto; desideravo una esperienza pratica più   grande di quella che possedevo; più  frequenti rapporti  con i miei   simili,  e una conoscenza di diversi caratteri maggiore di quanto fosse alla  mia portata. Apprezzavo quanto vi era di buono nella signora Fairfax, e  quanto vi era di buono in Adèle; ma credevo nell’esistenza di altre e più  intense forme di bontà, e le cose nelle quali credevo, io desideravo vederle.  Chi mi biasima? Molti, non c’è dubbio, e sarò considerata una persona  scontenta. Non potevo farci niente: l’irrequietezza era nella mia natura; a volte mi agitava fino a farmi male… Non ha senso dire che gli esseri umani dovrebbero accontentarsi della tranquillità: hanno bisogno di azione; e se non riescono a trovarla la creano. Sono milioni le persone condannate a un destino più immobile del mio, e sono milioni quelli che silenziosamente si ribellano al proprio fato. Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra. In generale si pensa che le donne siano calme:  ma le donne provano le stesse cose che provano gli uomini; hanno bisogno di esercitare le proprie facoltà e di un terreno per i loro sforzi tanto quanto ne hanno bisogno i loro fratelli; soffrono di costrizioni troppo rigide, di una immobilità troppo assoluta, la stessa della quale soffrirebbero gli uomini; è un sintomo di ristrettezza mentale da parte dei loro simili più privilegiati dire che esse dovrebbero limitarsi a fare dolci e calze ai ferri, suonare il piano e ricamare borsette. È sconsiderato condannarle o deriderle se cercano di fare di più di quanto la tradizione abbia decretato necessario per il loro sesso.

(da “Jane Eyre”, di Charlotte Brontë)

Qualche giorno fa ho ricevuto da una lettrice queste foto, scattate mentre si faceva un giro in libreria:

racconti_illustrati

Secondo questa casa editrice, i maschietti e le femminucce dovrebbero leggere storie diverse.

per_bimbi

Per i bambini marinai, robot e cavalieri, ma soprattutto un traduttore maschio (una coincidenza?)

per_bimbe

Per le bambine – e la loro traduttrice – sirenette, fatine e naturalmente principesse.

Cosa potrebbe capitare ad un maschietto che incautamente decidesse di leggere la Sirenetta di Hans Christian Andersen? Che era un uomo – pensate – un uomo che scrive di una sirena! (Che matti questi danesi! Già nel 1800 il Nord Europa doveva essere stato invaso da perverse femministe…)

Colgo l’occasione per ricordarvi in breve alcune definizioni importanti:

  • il sesso biologico dipende dal nostro apparato riproduttore: possiamo averne uno maschile, uno femminile, oppure entrambi;
  • l’identità di genere indica il genere con il quale una persona si identifica (possiamo percepirci uomo, donna, o qualcosa di diverso, e non è detto che la nostra identità di genere corriponda al sesso biologico);
  • con l’espressione ruolo di genere, infine si intende quella serie di norme di comportamento indirizzate agli individui di un determinato genere (culturalmente definito) in quanto differenti dagli individui di un altro genere (culturalmente definito).

Il fatto che i bambini amino robot e mostri, e le bambine fate e sirenette, ha qualche cosa a che fare con il sesso biologico?

Non vi nascondo che c’è chi sostiene che sia così. E quando capita che un bimbo o una bimba non si trovino a loro agio nel sistema di regole che stabilisce i ruoli di genere in un determinato contesto sociale, quel bambino o quella bambina vengono percepiti come contronatura, e vengono puniti per questo. A tale proposito tempo fa vi avevo raccontato la storia di Sunnie.

Come ci mostra il passo di “Jane Eyre” che vi ho citato all’inizio di questo post, ci sono sempre state e sempre ci saranno persone insofferenti ai “ruoli di genere”; bambine che non sognano di diventare principesse ma preferiscono immaginarsi come cavalieri dalla scintillante armatura

giovanna

oppure bambini che amano circondarsi di leziose cavalline rosa.

Voglio ricordarvi la storia di Michael Morones: un bambino di 11 anni colpevole di amare la serie TV “My Little Pony” – un cartone da femmine – vittima per questo di bullismo a scuola.

Michael ha tentato il suicidio, si è impiccato. Il suo pony preferito era Pinkie Pie. Le ultime notizie lo danno in stato vegetativo.

Pinkie_Pie

Se fosse davvero “naturale”, se davvero dipendesse dalla conformazione degli organi genitali l’interesse dei maschi per i robot e l’amore delle bambine per le fate, credete davvero che ci sarebbe bisogno di scrivere a lettere cubitali sui libri “per bimbi” e “per bimbe”?

Ci sarebbe bisogno di selezionare delle letture specifiche per ragazze…

per_ragazze

e letture per ragazzi?

per_ragazzi

Ogni volta che si criticano le iniziative come questa, che rinforzano gli stereotipi di genere (le ragazze contemplano le farfalline, i ragazzi si arrampicano sugli alberi, alle bambine il rosa, ai bambini l’azzurro), esce sempre qualcuno che si sente “oppresso”: “Vuoi negare alle bambine la libertà di scegliere il rosa? Vuoi negare alle bambine la gioia di maneggiare una bacchetta canticchiando bidibi-bodibi-bu?”

A queste persone mi sento di rispondere che nessun bambino ha mai tentato il suicidio perché tormentato a causa del suo amore per le Tartarughe Ninja, come nessuna bambina viene emarginata se a Carnevale decide di vestirsi da Biancaneve. Siamo già tutti liberissimi di adeguarci e fare esattamente ciò che questa società si aspetta da noi.

Quali sono invece le conseguenze per quelli che si rifiutano di rispettare le norme che definiscono il ruolo di genere che la società ha stabilito per loro?

Vi pregherei di accogliere l’invito della mia lettrice, e scrivere alle Edizioni Usborne qualcosa a proposito della sua scelta di fiabe per bimbi e per bimbe: potete inviare una recensione a questo e a quest’altro link.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a Il senso della lettura

  1. Paolo ha detto:

    la questione è questa: è ovvio che un bambino deve poter leggere la Sirenetta e amare il rosa senza essere bullizzato (ma può anche leggere la Sirenetta e amare i mostri spaziali) così come una bambina può leggere Tom Sawyer e amare i mostri spaziali come può amarli e leggere Pollyanna o può leggere Pollyanna e amare il rosa. Questo per dire che una rigida divisione per genere dei libri è stupida., i bambini devono leggere quello che vogliono a prescindere dal marketing delle case editrici.
    Detto questo, è anche vero che una bambina che si veste da Biancaneve, da principessa o cose del genere e il bambino che si veste da tartaruga ninjhia non è detto che stiano aderendo passivamente a un ruolo..stanno facendo qualcosa che gli piace, come la bambina che ama spiderman o il bambino che ama i minipony.
    Va detto questo: nostra identità di genere, la mascolinità, la femminilità può essere vissuta in tanti modi statisticamente diffusi o meno ma sempre legittimi

  2. Maura ha detto:

    L altro giorno ho visto un bel film” incantesimo napoletano”. Un bambina napoletana parla milanese fin dalla culla. Da vedere, a proposito.

  3. Veronica ha detto:

    Sabato scorso sono stata a un matrimonio. I bimbi sotto i 13 anni erano stati vestiti con un look che andava dal casual elegante al “vado a giocare al parchetto” , ma tutti avevano scarpe da ginnastica. Le bimbe avevano tutte un vestito elegante, tipo le grandi anche se rapportato alla loro età, e tutte avevano le ballerine ai piedi.

  4. primavera ha detto:

    Mio figlio, 4 anni, maschio…ama tartarughe ninja, peter pan, kung fu panda, ecc ma anche le winx, biancaneve e ogni classico disney…sa che può vedere ciò che vuole in tv e al cinema e leggere ciò che vuole (non so quante volte abbiamo letto insieme e raccontato biancaneve..).
    Non sono particolarmente speciale io come mamma semplicemente vorrei un bambino e un futuro uomo forte e consapevole delle sue idee e di ciò che desidera e non schiavo di un cliché. .le favole sono favole..punto.
    Nessun bambino dovrebbe avere mai problemi per certe cose..
    Questo mi hanno insegnato fin da bambina (si confesso adoravo holly e benji e i cyborg ma anche candy candy e simili.. e ringrazio i miei che non hanno mai detto “è roba da maschi!!!”), di scegliere ciò che volevo e difendere la mia scelta…

  5. M. ha detto:

    Ma avete visto le app?
    http://www.usborne.it/catalogo/app-usborne.asp

    Ho provato a commentare ma apparentemente non rilasciano alcuna ricevuta di invio.

  6. Pingback: Cos’è la fantasia? | Nuvolette di pensieri

  7. Sacrosanto. Ti condivido parola per parola. Bellissima la tua prima citazione.

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