Box Trolls

“Formaggi, tube, scatole, queste cose non siamo noi, Noi siamo noi” (Eggs: “Don’t do it. It won’t change who you are. Cheese. Hats. Boxes. They don’t make who you are. YOU make who you are.”, dal film Boxtrolls)

boxtrolls

“Il caso non esiste”, ammoniva il maestro Oogway nel film animato “Kung Fu Panda”. Così probabilmente non è proprio un caso se dopo la manifestazione nazionale delle Sentinelle in piedi ho deciso di andare al cinema a vedere “Boxtrolls”, la storia di un bambino cresciuto da un gruppo di troll in scatola, tutti maschi.

sentinelle_boxtrolls

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E dire che l’idea del cucciolo di uomo cresciuto da una famiglia “non convezionale” non è nuovissima… Questi soggetti avranno boicottato anche Tarzan?

tarzan(Kala: Chiudi gli occhi. Dimentica quello che vedi. Che cosa senti? Tarzan: Il mio cuore. Kala: Vieni qui. Tarzan: Il tuo cuore. Kala: Visto? Siamo identici)

Io, comunque, il mio cucciolo al cinema ce l’ho portato. Anzi, vi confesso che ci ho portato anche i suoi amichetti, quelli che per insultarsi a vicenda non esitano ad usare la parola “frocio”. Ripongo la mia fiducia nelle future generazioni e considero il mio andare al cinema un modo di resistere pacificamente alle mistificazioni e alla propaganda messa in atto da personaggi quali Costanza Miriano e Mario Adinolfi.

Ma veniamo all’ “abominevole” film.

La vicenda si ambienta in una cittadina che rimanda all’Inghilterra di Dickens, e come nei romanzi di Dickens è evidente contrasto fra l’opulenza della classe privilegiata e la sporcizia dei vicoli dove risiedono i più indigenti.

Nel mondo vittoriano regnava l’ipocrisia e a denunciare l’ossessione dell’epoca per una “rispettabile” apparenza che spesso nascondeva le peggiori nefandezze ci sono due straordinarie opere letterarie: ” “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde e “Lo stano caso del Dottor Jekyll e mister Hyde” di Robert Louis Stevenson.

Come la bellezza esteriore di Dorian non rispecchia la sua realtà interiore, così la bruttezza dei Boxtroll non rende giustizia alla gentilezza d’animo che li contraddistingue; e come nel romanzo di Wilde, nonostante alla gente giungano gli echi degli atti criminosi del giovane Gray, chiunque se lo trovi di fronte non riesce a concepire che una simile deliziosa creatura possa essere corrotta, così per gli abitanti di Pontecacio è facile convincersi della crudeltà dei piccoli mostriciattoli che abitano il sottosuolo e si nutrono di vermi ed insetti.

Insomma, è chiaro fin da subito che uno dei messaggi del film è il vecchio adagio “don’t judge a book by its cover”: un messaggio che, a pochi giorni dall’orribile aggressione di un ragazzino a Napoli, vittima perché “troppo grasso“, conviene ribadire con convinzione.

Il villain di questa storia, Archibald Penelope Arraffa (Snatcher, nell’originale, ovvero ladruncolo, borseggiatore), è un uomo ossessionato dall’idea di entrare a far parte dell’élite cittadina, costituita da un manipolo di ricconi fieri dei propri privilegi, che trascorrono il tempo a degustare i pregiati formaggi che acquistano col denaro loro affidato per migliorare la qualità della vita della popolazione (meno male che cose del genere avvengono solo nei cartoni animati!).

Arraffa è uno straordinario incrocio tra Uriah Heep – l’ossequioso, falso e viscido impiegato che in “David Copperfield” riesce ad impadronirsi dello studio legale di Mr. Wickfield – e Becky Sharp, l’arrampicatrice sociale protagonista de “La fiera delle vanità” di Thackeray: per avere accesso ai salotti che gli sono negati dalla sua bassa estrazione sociale, infatti, non esita a sfruttare le armi della seduzione presentadosi come Madame Frou Frou, travestimento che ha procurato al film l’accusa di transfobia – anche se a mio parere dovrebbero offendersi i maschi eterosessuali, visto che lo stereotipo proposto dalle bavose tube bianche è il solito uomo che perde il lume della ragione di fronte alla soubrette tutta piume, ammiccamenti e paillettes.

Il suo piano perfetto per la scalata al successo consiste nell’inventarsi un perfido nemico che complotta nell’ombra per distruggere il mondo (da bravo vigliacco sceglie i Boxtroll ben consapevole del fatto che non sono in grado di difendersi) e quindi proporsi come eroico salvatore della comunità: una tattica che ho già sentito da qualche parte…

Come ammantare di buonismo un genocidio? Facile: basta sostenere che lo si fa per il bene dei bambini, anche se è chiaro che tutti gli adulti di questa storia tengono molto di più ai loro cappelli che a qualsiasi bambino, persino il loro.

O meglio: gli adulti “umani” tengono più ai loro cappelli che ai loro bambini, perché il piccolo umano Uovo, adottato dalla comunità dei Boxtrolls, può vantare un padre fra i più teneri e solleciti della storia dei cartoni.

boxtrolls_pesce

Ad un certo punto della storia Uovo e Winnie (l’unico personaggio femminile, fatto che rimanderebbe alla “legge di puffetta“, se non fosse che Winnie è tutt’altro che una bambina stereotipata) si confrontano proprio sul tema “paternità”:

A father is someone who raises you, looks after you, loves you: un padre è colui che ti cresce, si prende cura di te, ti ama.

Bellissima definizione di “padre”, anche se io l’avrei applicata al termine “genitore”, perché il messaggio alla fine è che non è così importante se sei un padre, una madre, un troll o un gorilla: è ciò che fai per costruire un rapporto con le persone che ami ciò che rende tanto speciale quella che chiamiamo famiglia.

D’altra parte non ci sono femmine tra i Boxtrolls e il trailer originale introduce la storia con la voce narrante che recita

“Sometimes there’s a father. Sometimes there’s a father and a father. Sometimes both fathers are mothers.”

Cosa manca? Semplice: sometimes there’s a mother, and sometimes both parents are mothers…

In effetti c’è una mamma nel film, la mamma di Winnie, ma è utile allo svolgimento della  trama come il due di bastoni quando la briscola è denari, quindi forse sarebbe stato meglio farla morire in tempo utile a lasciare lo spazio per sviscerare il rapporto padre-figlio, come è avvenuto alla mamma del pesciolino Nemo o di Chicken Little…

Winnie, invece, è un personaggio veramente interessante, caratterizzato da una solida autostima (“Se avete intenzione di mangiarmi, fatelo in fretta. Sono sicuramente deliziosa”), da una vera ossessione per il grand guignol che la rende piuttosto originale nel panorama delle bambine dei cartoni (“Hanno mangiato la tua famiglia? Ti hanno lasciato guardare?”) e dalla tendenza ad imporsi come leader:

Senza svelarvi altro, per non guastarvi la visione del film, io questo “abominevole” Boxtrolls lo consiglio a grandi e piccini, lo consiglio anche alle Sentinelle in piedi, alle quali rivolgo un invito: non giudicate questo film per sentito dire, ma come Winnie andate a vedere con i vostri occhi.

Forse scoprirete che i mostri non sono quelli che ci hanno insegnato a temere e che forse dovremmo temere quelli che all’apparenza non hanno nulla di mostruoso.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Box Trolls

  1. primavera ha detto:

    Io e mio figlio lo abbiamo adorato questo film e lui ,che vedendo in effetti l’aspetto poco piacevole dei boxtroll, inizialmente ne aveva un pò paura poi però ne ha capita la bontà e ha applaudito felice quando hanno avuto la rivincita finale e il loro aspetto non contava più!
    Un film che fa capire quanto le menzogne dette da una minoranza per il loro misero tornaconto a volte possano influenzare il pensiero comune e creare danni..
    ho notato un’altra similitudine con il mondo di oggi..nessuno ascolta più i bambini anche se supplicano di essere ascoltati (lord gorgonzole è veramente un personaggio gretto..)
    il diverso fa paura in una società di finti moralisti..
    Famiglia è dove c’è amore e rispetto..semplice!

  2. andrea c ha detto:

    Non sono femminista(se ricordi i commenti di qualche mese fa, non ero d’accordo con te su tante cose), ma sta volta non posso che darti ragione, queste sentinelle in piedi mi fanno orrore!
    Sono un concentrato di intolleranza, violenza(mascherata delle buone maniere), vigliaccheria(si nascondono dietro il paravento della lotta per la libertà d’opinione- tra l’altro contro una legge ormai arenata, che non entrerà mai in vigore- ma ogni volta che aprono bocca manifestano solo disprezzo ed odio contro i “ricchioni”) , ignoranza e stupidità più unica che rara. Si credono cristiani, ma manifestano pensieri e comportamenti totalmente contrari allo spirito del Vangelo!
    Fortunatamente sono solo 4 gatti, destinati all’estinzione(dal punto di vista ideologico)

  3. Il rasoio di Occam ha detto:

    Sull’aspetto transfobico tiro a indovinare, non avendo letto le critiche originali…probabilmente un uomo che si traveste da donna per ingannare altri uomini evoca lo stereotipo della “trappola” che è alla base di molta propaganda transfobica. Nel senso che come la difesa del “panico gay” è usata per giustificare la violenza omofoba, c’è il “panico trans”, in cui la violenza contro le donne trans viene giustificata con l’idea che in qualche modo “ingannino” i sani uomini eterossessuali fingendosi qualcosa che non sono. “Trap”, trappola, è anche un insulto rivolto alle donne trans. Purtroppo anche molte donne (anche femministe) si oppongono ai diritti delle donne trans con l’idea che in realtà sono uomini che cercano di “infiltrarsi” in luoghi che non gli appartengono (per esempio quando chiedono di usare il bagno delle donne). E’ un po’ come lo stereotipo del gay predatore che dà gli incubi agli omofobi…

  4. Sofia ha detto:

    Gruppi come quelli delle “sentinelle in piedi” per me andrebbero aboliti: favoriscono l’istigazione all’odio e alla violenza distorcendo il concetto di libertà di opinione, che per loro a quanto pare significa infamare liberamente tutti gli esponenti del mondo LGTB e chi si batte per i loro diritti. Inoltre propugnare l’intolleranza nascondendosi dietro il paravento del perbenismo, della religione e dei diritti dei bambini (bisogna vedere se gliene frega davvero qualcosa poi di loro…) è davvero quanto di peggio ci possa essere sul piano morale e intellettuale.
    Però ho notato un “trend” positivo nei cartoni animati degli ultimi tempi: si parla più spesso di famiglie anticonvenzionali (avete presente “Peabody e Sherman”?), proprio come in “Box trolls”, e in “Paranorman” compare il primo personaggio dei cartoni per bambini esplicitamente gay (alla fine del film menziona il suo ragazzo!). Tutto sommato il mondo si sta aprendo di più a questo genere di differenze…

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