La violenza assistita

Sarebbero almeno 400.000 in Italia i minori vittime della cosiddetta violenza assistita di genere, cioè di violenze, maltrattamenti fisici, psicologici, economici perpetrati sulle loro madri all’interno delle mura domestiche da mariti e partner, violenze di cui i bambini sono stati indifesi e vulnerabili spettatori.

La stima è di Save the Children su dati Istat, e coincide anche con i dati forniti dal CISMAI-Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia nell’ambito delle ricerche condotte questi anni sui bambini testimoni di violenze all’interno della famiglia.

A tale proposito ha dichiarato Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children:

“E’ ormai dimostrato che un bambino che assiste a una violenza su una persona per lui fondamentale come la madre vive un trauma e avrà delle conseguenze uguali a quelle di un bambino che abbia subito direttamente maltrattamento e violenza.”

E’ molto importante che questa consapevolezza raggiunga tutti i settori della società e non resti confinata fra gli addetti ai lavori e gli operatori. Intorno a questi bambini è necessario accrescere l’attenzione e rafforzare le reti e i servizi di protezione, cura, tutela, sia a livello nazionale che al livello di interventi regionali…”

A quanto pare la consapevolezza della gravità degli effetti della violenza assistita sui bambini in Italia non ha raggiunto neanche agli addetti ai lavori, visto che ieri il Corriere Fiorentino pubblicava questa notizia:

corriere fiorentino“Vivo nel terrore di quell’uomo. Ogni volta che mi vede minaccia di uccidermi, di tagliarmi la gola o di portarmi via l’unica ragione della mia vita, mio figlio.”

racconta ai giornalisti la madre del piccolo protagonista di questa storia, già vittima di violenze fisiche in passato (nel 2008 finisce addirittura al pronto soccorso con due costole rotte).

Sempre Raffaella Milano, dal sito di Save The Children:

“un bambino percepisce anche i segnali meno visibili delle violenza, anche il rumore di un piatto rotto, delle urla soffocate, o i silenzi terribili che seguono una lite”.

Eppure, secondo la psicologo che segue questo caso, il rifiuto del bambino di Firenze a trascorrere del tempo con il genitore non sarebbe causato dalle minacce che il padre continua a rivolgere alla ex-partner, ma è ascrivibile esclusivamente al comportamento della madre, che a tale proposito dichiara:

“Riversano su di me le responsabilità di questo rifiuto e siccome mi sento ripetere continuamente che se mio figlio non accetta di vedere il padre il rischio è che me lo portino via, io ovviamente faccio il possibile per convincerlo. Ma è tutto inutile. E più il tempo passa più la situazione peggiora”.

Nel codice penale italiano la violenza assistita non costituisce di per sé un illecito, non esiste come reato.

Esiste invece l’articolo 337 ter del codice civile che stabilisce che il figlio minore “ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e assistenza morale da entrambi”, diritto del minore che in questo caso si trasforma in dovere, visto che il minore è costretto con la forza a partecipare agli incontri protetti:

“Il copione si ripete identico ogni sabato pomeriggio: lui che scappa, la madre che cerca di convincerlo a restare, il padre che resta immobile dall’altro lato del cancello, incapace di fare un passo verso di lui. Durante uno di quegli incontri, una volta, Francesco ha trovato una porta aperta ed è fuggito in strada implorando di essere lasciato in pace, rimproverando anche la madre per tanta insistenza.”

Storie come questa sono piuttosto comuni.

Vi ricordo a tale proposito la drammatica vicenda di Federico Bakarat, ucciso durante un incontro protetto con il padre che non voleva incontrare:

“L’ultimo giorno della sua vita il 25 Febbraio 2009 alla mattina a colazione mi disse: “Mamma le signorine dei servizi se ne fregano di me e poi mi aggiunse non voglio andare all’incontro con quello lì ( cosi chiamava suo padre) “oggi sono stanco e stufo”. Uscendo, poco dopo dal portone di casa, aggiunse “mamma non ti preoccupare finisce presto tra poco lui muore “. In auto mi urlò: “ quelle lì ( riferendosi sempre alle due “persone” dei servizi sociali ) non capiscono niente di lui, devo andare dal giudice io e dirglielo che non voglio vederlo! Gli faccio vedere io”. Cercai di tranquillizzarlo e gli dissi dai non succede nulla stai tranquillo. Furono le mie ultime parole, non lo’ho visto più il mio angelo, il mio amore infinito.”

Posso citarvi una lettera, recentemente inviata al sito L’Universo Dentro, che denuncia:

“Ancora oggi non capisco, un uomo che ha tentato di uccidere mia sorella, gli danno ancora la possibilità che possa vedere i propri figli, dove dalle varie relazioni si evince che i minori non lo vogliono vedere, e questo non dipende da mia sorella ma da tutto quello che i minori hanno visto negli anni. Poi non possono dire a mia sorella che deve convincere i minori a vedere il padre, soprattutto in questo caso.”

Oppure rimandarvi ad un mio post di qualche tempo fa.

Storie come queste ci dimostrano che la retorica sull’importanza del coinvolgimento paterno diventa pericolosa per donne e bambini nel momento in cui le istituzioni dimenticano di dare il giusto peso alla violenza domestica e ai maltrattamenti in famiglia, di fatto perpetuando dolore e sofferenza invece di tutelare le vittime.

Forse è ora di sollecitare un intervento legislativo che permetta il riconoscimento della condizione di vittima di violenza assistita.

Per approfondire:

Se si tutela la madre, si tutela anche il figlio

La legge sulla famiglia: non dimenticate le violenze coniugali

In che modo l’enfasi sulla bigenitorialità è pericolosa per le vittime di violenza domestica

Traumi infantili, salute e violenza domestica

Violenza e affidamento

Violenza e affidamento – II parte

Il familismo amorale

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9 risposte a La violenza assistita

  1. primavera ha detto:

    Mi chiedo però perché non si agisce di fatto nei tribunali..io sto vivendo questo incubo insieme al mio bambino e non c’è via di uscita..giudici assistenti sociali e chiunque incontri sulla mia strada mi accusa di denigrare la figura paterna, di fare IO violenza a mio figlio (!!!!!!) negandogli il padre con cui però è il bambino che non vuole andare ..ora siamo in attesa di incontri assistiti che dubito serviranno a gran che se non come scusa per dire che è tutto ok secondo l’esperto di turno..sono due anni che lotto e da vittima sono diventata carnefice. .e dicono alle donne di denunciare, di lasciare gli uomini violenti. .infatti così poi gli affidano direttamente i figli e tu sei ricattata e minacciata che se non fai come dicono il bambino va in cada famiglia..
    vorrei davvero sapere perché non si interviene! !!

  2. Cinzia ha detto:

    Che, che se ne dica il padre è ancora padrone… e lo dico da figlia.

  3. primavera ha detto:

    Be il padre non deve essere padrone…non nell’era cosiddetta moderna ed evoluta. .
    e la legge deve tutelare le vittime non colpevolizzarle o massacrarle due volte. .
    I bambini sono esseri umani parlanti e pensanti non bambolotti in mano a prepotenti che fino al giorno prima se ne disinteressavano completamente e ora li pretendendono e pretendono di ricevere il bene solo in quanto padri anche se si comportano non da tali. .
    di questo parlo e credo si parlasse nel post. .della violenza che si subisce prima in casa e dopo a causa delle istituzioni e della violenza a cui assistono i figli quando le mamme vengono trattate come bestie che è da ritenere violenza tanto quanto quella direttamente subita!

    • Cinzia ha detto:

      Il padre non “dovrebbe” essere padrone… Ma il patriarcato questo è .
      Patriarcato è il potere del padre, e noi viviamo in una struttura sociale e culturale patriarcale .
      il potere del padre prevede la moglie sottomessa e i figli sottoposti a rigida disciplina educativa, le cose stanno lentissimamente cambiando? Si. Attualmente la società italiana ha superato il patriarcato? Assolutamente no. Il modo in cui ipocritamente si rimuove il problema delle violenze assistite e subite dai bambini nelle famiglie ne è riprova. L’onorabilita’ del padre non può essere messa in discussione … tanto meno da bambini che non hanno nella nostra cultura diritto di opinione propria. Vorremmo un mondo migliore per i bambinii? Si. Questa è una società a dimensione di bambino, solo sulla carta.
      Esistono famiglie in cui non vige il patriarcato, sì. Sono la maggioranza? Proprio
      per niente. Soluzione : più ascolto … esattamente ciò che non trovano i bambini, tante norme e quasi nessun ascolto.

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