Rimorso

reevaOscar Pistorius “è un uomo a pezzi, che ha perduto tutto: ha perduto la propria reputazione morale e professionale, ha perduto i suoi amici”, ha detto la psicologa Lore Hartzenberg convocata dalla difesa.

E aggiunge: “I can confirm his remorse and pain to be geunine.”

Forse il suo dolore (pain) è genuino, ma il rimorso?

Il rimorso è quel particolare sentimento di dolore che nasce dalla consapevolezza di aver compiuto una azione contraria al proprio codice morale. Il rimorso produce il senso di colpa, la riprovazione verso se stessi che si prova quando ci si attribuisce la piena responsabilità delle azioni compiute.

Oscar Pistorius è addolorato, piange. Ma, ci dice la psicologa, piange per se stesso, per le cose che aveva e ha perduto: una brillante carriera, uno stuolo di amici devoti, l’ammirazione delle folle, una bella fidanzata innamorata di lui.

Questo non è rimorso.

Proverebbe genuino rimorso se si struggesse al pensiero che Reeva Steenkamp non ha perso solo denaro, fama e allegre combriccole con le quali uscire la sera (sembra che quelle Oscar non le abbia perse affatto, da quel che riportano i tabloid), ma ha perso la vita; proverebbe genuino rimorso se invece di provare tanta ansia per il suo futuro si tormentasse all’idea che per causa sua Reeva Steenkamp un futuro non ce l’ha proprio, né bello né brutto, né pieno di prospettive né pieno di difficoltà, perché è morta.

Naturalmente io non ero presente alla deposizione di Lore Hartzenberg, e non posso sapere cosa abbia davvero detto in Tribunale, ma fra ieri ed oggi ho letto diversi articoli, italiani e stranieri, e tutti riportano le stesse parole.

Ansa: (Pistorius) “un uomo distrutto, che ha perso tutto” … “ha perduto la sua reputazione morale e professionale, gli amici, la sua carriera (di sportivo) e quindi la possibilità di guadagnarsi da vivere”.

Corriere della Sera: «Pistorius ha perduto la propria reputazione morale e professionale, ha perduto i suoi amici, ha perso tutto»

Internazionale: “Siamo di fronte ad un uomo distrutto, che ha perso tutto. Ha perso la sua reputazione morale e professionale, ha perso degli amici e ha perso la sua carriera e di conseguenza la possibilita’ di guadagnarsi da vivere e di rendersi finanziariamente indipendente, ha proseguito. Sul piano emotivo, la percezione di se stesso, del suo valore e della sua identita’ sono state gravemente compromesse, al punto che e’ poco probabile che possa riprendersi completamente dalle conseguenze della morte di Reeva Steenkamp. Durante le sedute di psicoterapia Pistorius, incapace di parlare, piangeva ininterrottamente, ha detto ancora la psicologo. L’atleta – ha aggiunto – prova un sincero rimorso e soffre per la famiglia della vittima.”

Ma non soffre per Reeva, a quanto pare.

Se stesso, il suo valore, la sua identità, la sua reputazione, i suoi amici, la sua carriera…

E’ diventato così normale porre se stessi al centro di ogni esperienza che la vita degli altri è ormai trascurabile al punto da non essere neanche menzionata?

Siamo davvero tutti così tanto presi da noi stessi da non percepire quanto è crudele tutto questo?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a Rimorso

  1. paolam ha detto:

    “… al punto che e’ poco probabile che possa riprendersi completamente dalle conseguenze della morte di Reeva Steenkamp”. Ho dovuto leggere questa frase tre o quattro volte: dunque, come è possibile porsi il problema che l’autore di un omicidio (colposo, preterintenzionale, volontario o premeditato che sia) possa/debba riprendersi o meno dalla morte della persona che ha ucciso? Ma devi morì.

    • La cosa che turba più me, invece, è il fatto che ci si ponga il problema che Oscar Pistorius si riprenda DALLE CONSEGUENZE della morte di Reeva Steenkamp (ovvero il fatto che lui ha perso la stima di sé, una brillante carriera, amici ecc.), mentre dovremmo tutti trovare auspicabile e giusto che soffra per il fatto di aver ucciso una persona.

  2. Paolo ha detto:

    la prova provata di come molti uomini non siano affatto “incapaci di piangere” e di come un uomo che piange come una fontana non sia necessariamente nè più sensibile nè più buono di altri che magari piangono meno ma amano di più e s assumono la responsabilità dei loro atti

  3. Pingback: Rimorso | Antropologia e sviluppo

  4. Mari ha detto:

    Caro Pistorius, e leggiti questa lettera http://politicafemminile-italia.blogspot.it/2014/09/lettera-oscar-pistorius.html
    e poi marcisci per sempre – anche se fuori di galera, nella tua anima morta.

    • Stefano ha detto:

      Sai Mari, se sei l’autrice, forse non dovresti chiedere perdono per aver scritto una lettera a nome di una persona che non c’è più. Forse dovresti chiederti se sia stato giusto farlo, e magari cancellarla, e non diffonderla. Magari scrivine un’altra, nella quale esprimi le tue idee.

  5. primavera ha detto:

    Mari Ha espresso eventualmente le sue idee, caro Stefano, e non solo le sue ma quelle di ogni donna. Reeva è morta e lui dovrebbe vergognarsi. .la famiglia di reeva non smetterà mai di piangere e sai che importa ad uno che si preoccupa solo di se stesso? Poverino. .facciamolo martire già che ci siamo! In fondo è ricco e si sa oggi col denaro ci si rifà bella perfino la coscienza!
    Cancellare la lettera di mari e perché? Ah certo immagino, leggere la verità fa male..non sia mai che vi si rovini la giornata!

    • Stefano ha detto:

      Io sono una persona, non un rappresentante degli uomini di sesso maschile. Non ho chiesto che venga cancellata la lettera, mi sono rivolto a Mari, suggerendole di cancellarla (e di scriverne un’altra) per un motivo preciso. Non mi sembra etico fare ciò che ha fatto. Se si vuole esprimere un’idea (le tue idee non è detto che corrispondano a quelle di tutte le donne, solo perché sei una donna), credo sia meglio farlo o usando il proprio punto di vista o quello di un personaggio di finzione. Usare il punto di vista di una vittima in quel modo, per portare avanti un’idea, anche fosse la migliore delle idee, non mi pare etico. Sa forse Mari cosa ha provato Reeva? No. Oltretutto Mari stessa si è chiesta se ciò che ha fatto sia stato giusto o meno.

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