Perché le vittime di violenza domestica non se ne vanno?

Dedicato a Sonia.

Oggi sono qui per parlare di una domanda inquietante che ha una risposta altrettanto inquietante. Parlerò dei segreti della violenza domestica e la domanda alla quale ho intenzione di rispondere è la domanda che tutti fanno sempre: Perché lei rimane? Ma chi vorrebbe stare con un uomo che la picchia?

Io non sono una psichiatra, un’assistente sociale o un’esperta di violenza domestica. Sono solo una donna con una storia da raccontare.

Avevo 22 anni. Mi ero appena laureata ad Harvard. Mi ero trasferita a New York per il mio primo lavoro come scrittrice e redattrice per la rivista Seventeen. Avevo il mio primo appartamento, la mia prima American Express, e avevo un grande segreto. Il mio segreto era che avevo avuto una pistola carica di proiettili a punta cava puntata alla testa dall’uomo che pensavo fosse la mia anima gemella, tante, tante volte. L’uomo che amavo più di chiunque altro al mondo mi ha puntato una pistola alla testa minacciando di uccidermi così tante volte che non me le ricordo tutte.

Sono qui per raccontarvi la storia di un amore folle, una trappola psicologica travestita da amore, in cui milioni di donne ed anche alcuni uomini cadono ogni anno. Potrebbe essere la vostra storia.

Io non ho l’aspetto della tipica sopravvissuta ad abusi domestici. Ho una laurea in inglese ad Harvard, un Master in Marketing alla Wharton Business School. Ho passato la maggior parte della mia carriera a lavorare per aziende della Fortune 500 tra cui Johnson & Johnson, Leo Burnett e il Washington Post. Sono sposata da quasi 20 anni col mio secondo marito e abbiamo tre figli. Ho un labrador nero e guido un minivan Honda Odyssey.

Quindi, il mio primo messaggio per voi è che la violenza domestica capita a tutti – senza differenze di razza, religione, censo o livello di istruzione. È ovunque.

Il mio secondo messaggio è che tutti pensano che la violenza domestica capiti alle donne, che sia un problema femminile. Non esattamente. Oltre l’85 per cento di chi commette un abuso è composto da uomini e la violenza domestica si sviluppa solo in relazioni intime, interdipendenti, a lungo termine, in poche parole nelle famiglie, l’ultimo posto nel quale vorremmo o ci aspetteremmo di trovare la violenza, che è uno dei motivi per cui la violenza domestica è così sconcertante.

Vi avrei detto io per prima che ero di certo l’ultima persona al mondo a voler stare con un uomo che mi picchiava, ma la verità è che, dal punto di vista dell’età, io ero la tipica vittima. Avevo 22 anni ed ero negli Stati Uniti, ci sono il triplo delle probabilità che le donne tra i 16 e i 24 anni siano vittime di violenza domestica rispetto a donne di età diversa, e più di 500 donne e ragazze di questa età vengono uccise ogni anno da partner violenti, fidanzati e mariti negli Stati Uniti.

Ero una tipica vittima anche perché non sapevo nulla di violenza domestica, dei suoi campanelli d’allarme o dei suoi schemi.

Ho conosciuto Conor una notte fredda e piovosa di gennaio. Si è seduto vicino a me sulla metropolitana di New York, e ha iniziato a chiacchierare. Mi ha detto due cose: che anche lui si era appena laureato in una delle migliori università, e che lavorava in una famosa banca di Wall Street. Ma la prima impressione forte che mi lasciò in quel primo incontro era quella di un tipo intelligente e divertente e sembrava un ragazzo di campagna. Aveva delle grandi guance, delle guance grandi come mele e dei capelli biondo grano, e sembrava così dolce.

Una delle cose più intelligenti che Conor ha fatto, fin dall’inizio, è stata creare l’illusione che ero io il soggetto dominante nel rapporto. Lo ha fatto soprattutto all’inizio, idolatrandomi. Abbiamo cominciato ad uscire, e amava tutto di me, il fatto che ero intelligente, che ero andata ad Harvard, che adoravo il mio lavoro e aiutare ragazzine adolescenti. Voleva sapere tutto della mia famiglia, della mia infanzia, delle mie speranze e dei miei sogni. Conor credeva in me, come scrittrice e come donna, come nessun’altro aveva mai fatto. E aveva anche creato una magica atmosfera di fiducia tra noi confessando il suo segreto: quando era solo un bambino, all’età di appena quattro anni, era stato selvaggiamente e ripetutamente abusato dal patrigno, e le violenze erano arrivate ad un punto tale che aveva dovuto abbandonare la scuola, anche se era molto intelligente, e aveva passato quasi 20 anni a ricostruire la sua vita. Per questo la laurea in quell’università e il lavoro a Wall Street con un futuro così promettente significavano davvero tanto per lui.

Se mi aveste detto che quest’uomo intelligente, divertente, sensibile, che mi adorava un giorno avrebbe deciso se potevo truccarmi o meno, fino a dove potevano arrivare le mie gonne, dove dovevo vivere e che lavoro fare, chi dovevano essere i miei amici e dove avrei trascorso il Natale, vi avrei riso in faccia, perché non c’era accenno di violenza, ossessione per il controllo o rabbia in Conor all’inizio. Non sapevo che la prima fase in qualsiasi rapporto di violenza domestica è quella di sedurre e affascinare la vittima.

Non sapevo neanche che il secondo passaggio consiste nell’isolare la vittima. Ora, non è che Conor un giorno è arrivato a casa e mi ha detto, “Senti, tutta questa roba di Romeo e Giulietta è stata bella, ma devo passare alla fase successiva dove ti isolo e abuso di te, quindi devo portarti via da questo appartamento dove i vicini possono sentirti urlare e lontano da questa città dove hai amici, famiglia e colleghi che possono vedere i lividi.” Invece, Conor è venuto a casa un venerdì sera e mi ha detto che aveva lasciato il suo lavoro, il lavoro dei suoi sogni, e ha detto che lo aveva fatto per me, perché lo avevo fatto sentire così sicuro ed amato che non aveva più bisogno di dimostrare niente a se stesso a Wall Street e voleva solo andarsene dalla città, lontano dalla sua famiglia disfunzionale e abusiva, e trasferirsi in una piccola città del New England dove poteva ricominciare una vita con me al suo fianco. Ora, l’ultima cosa che volevo fare era lasciare New York e il lavoro dei miei sogni, ma ho pensato che per la propria anima gemella bisogna fare dei sacrifici, così ho accettato, e mi sono licenziata, e Conor ed io siamo venuti via da Manhattan. Non avevo idea che stavo precipitando in questo folle amore, che mi stavo buttando a capofitto in una trappola preparata accuratamente, una trappola fisica, economica e psicologica.

Il passo successivo nello schema della violenza domestica è quello di introdurre la minaccia della violenza e vedere lei come reagisce. E qui torniamo a quelle pistole. Appena ci siamo trasferiti in New England – sapete, quel luogo dove Connor doveva sentirsi così sicuro – ha comprato tre pistole. Ne teneva una nel vano portaoggetti della macchina. Un’altra sotto i cuscini del letto, e la terza la teneva sempre in tasca. Diceva che quelle pistole gli servivano a causa del trauma che aveva vissuto da ragazzo. Ne aveva bisogno per sentirsi protetto. Ma quelle pistole erano in realtà un messaggio per me, e anche se non aveva ancora alzato un dito contro di me, la mia vita era già in grave pericolo ogni minuto di ogni giorno.

La prima volta che Conor mi ha aggredita fisicamente è stato cinque giorni prima del nostro matrimonio. Erano le sette. Avevo ancora la camicia da notte indosso. Stavo lavorando al computer cercando di finire un lavoro freelance, e mi sono infastidita, e Conor ha usato la mia rabbia come scusa per mettermi le mani al collo e premere così tanto da non farmi respirare o urlare. Ha usato questa presa per sbattere ripetutamente la mia testa contro il muro. Cinque giorni dopo i dieci lividi sul collo erano sbiaditi, ho indossato l’abito da sposa di mia madre e l’ho sposato.

Nonostante ciò che era accaduto, ero comunque sicura che saremmo stati per sempre felici e contenti, perché lo amavo e lui mi amava così tanto. Ed era molto, molto dispiaciuto. Il matrimonio e creare una famiglia con me lo aveva stressato molto. Era stato un incidente isolato, e non mi avrebbe mai più fatto del male.

Accadde altre due volte durante la luna di miele. La prima volta, stavo guidando per trovare una spiaggia nascosta e mi sono persa. Mi ha dato un pugno così forte ad un lato della testa, che l’altro lato ha colpito ripetutamente il finestrino del conducente. E poi un paio di giorni dopo, tornando a casa dalla luna di miele, si è arrabbiato per il traffico, e mi ha gettato un Big Mac freddo in faccia. Conor ha continuato a picchiarmi una o due volte a settimana per i successivi due anni e mezzo di matrimonio.

Sbagliando, credevo di essere l’unica e la sola in questa situazione. Una donna su tre in America subisce violenze domestiche o viene perseguitata ad un certo punto della vita, e il CDC riferisce che 15 milioni di bambini subiscono abusi ogni anno, 15 milioni. Quindi, in realtà, ero in ottima compagnia.

Torniamo alla mia domanda: Perché sono rimasta? La risposta è semplice. Non sapevo che lui stesse abusando di me. Anche se mi puntava quelle pistole cariche alla testa, mi spingeva giù per le scale, minacciava di uccidere il nostro cane, toglieva la chiave di accensione mentre guidavo lungo la statale, mi versava caffè macinato in testa mentre mi vestivo per un colloquio di lavoro, mai una volta ho pensato di essere una moglie maltrattata. Al contrario, ero una donna molto forte innamorata di un uomo profondamente problematico, ed io ero l’unica persona al mondo che poteva aiutare Conor ad affrontare i suoi demoni.

L’altra domanda che tutti fanno è, perché non se n’è andata? Perché non me ne sono andata? Avrei potuto farlo in mille occasioni. Per me, questa è la domanda più triste e dolorosa che la gente possa farmi, perché noi vittime sappiamo qualcosa che voi di solito non sapete: è pericoloso lasciare un violento. Perché l’ultima fase nello schema della violenza domestica è l’omicidio. Oltre il 70 per cento degli omicidi per violenza domestica avviene dopo che la vittima ha interrotto la relazione, dopo che se n’è andata, perché a quel punto il violento non ha più niente da perdere. Altri scenari includono stalking a lungo termine, anche dopo che il violento si è risposato; la negazione delle risorse finanziarie; e la manipolazione del diritto di famiglia per terrorizzare la vittima e i suoi figli, che sono regolarmente costretti dai giudici del tribunale a passare del tempo incustoditi con l’uomo che picchiava la madre. Eppure ci domandiamo ancora, perché non se n’è semplicemente andata?

Io sono riuscita ad andarmene, grazie ad un ultimo e sadico pestaggio che ha vinto ogni resistenza. Ho capito che l’uomo che amavo così tanto mi avrebbe uccisa se lo avessi lasciato. Così ho rotto il muro del silenzio. L’ho detto a tutti: polizia, vicini, amici e famiglia, completi sconosciuti, e oggi sono qui perché tutti voi mi avete aiutato.

Tendiamo a rappresentare le vittime come macabre maniache di protagonismo, donne autodistruttive, merci danneggiate. La domanda, “Perché resta?” per alcune persone sta per “È colpa sua se resta.”, come se le vittime scegliessero intenzionalmente di innamorarsi di uomini che vogliono distruggerle.

Ma da quando ho pubblicato “Crazy Love” ho ascoltato centinaia di storie di uomini e donne che come me se ne sono andati, che hanno imparato una preziosa lezione di vita da ciò che è successo, e che si sono ricostruiti una vita – gioiosa, felice – come impiegati, mogli e madri, e vivono senza violenza, come me. Ciò che è venuto fuori è che sono una tipica vittima della violenza domestica e una tipica sopravvissuta della violenza domestica. Mi sono risposata con un uomo buono e gentile, e abbiamo avuto tre figli. Il labrador nero, il minivan. Ma non riavrò mai, più mai più, una pistola carica puntata alla testa da qualcuno che dice di amarmi.

Forse ora state pensando, “Wow, è davvero affascinante” o, “Wow, che stupida che era” ma in tutto questo tempo in realtà ho parlato di voi. Vi assicuro che ci sono persone che mi stanno ascoltando adesso che sono attualmente oggetto di violenza o che sono lo sono state da bambine o che sono loro stesse violente. La violenza potrebbe coinvolgere vostra figlia, vostra sorella, o il vostro migliore amico, proprio in questo momento.

Sono riuscita a chiudere con la mia storia d’amore folle rompendo il silenzio. E lo sto facendo ancora oggi. È il mio modo di aiutare altre vittime, ed è la richiesta finale che vi faccio. Parlate di quello che avete sentito qui. La violenza prospera solo nel silenzio. Avete il potere di porre fine alla violenza domestica semplicemente puntandoci un riflettore addosso. Noi vittime abbiamo bisogno di tutti. Abbiamo bisogno che ognuno di voi conosca i segreti della violenza domestica. Parlate alla luce del sole di violenza con i vostri figli, i vostri colleghi, amici e parenti. Guardate i sopravvissuti come persone meravigliose, amabili con un futuro stracolmo. Riconoscete i primi segni di violenza e intervenite con coscienza, ridimensionatela, mostrate alle vittime un via d’uscita sicura. Insieme possiamo far sì che i nostri letti, le nostre tavole e le nostre famiglie siano quelle oasi sicure e tranquille che dovrebbero essere.

Grazie.

(fonte)

Per approfondire:

Perché lo fa?

Advertisements

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, giustizia, le persone che stimo, riflessioni, società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

38 risposte a Perché le vittime di violenza domestica non se ne vanno?

  1. Vero o Falso? ha detto:

    L’esibizionismo della signora che si dice vittima mi fa venire in mente questo altro racconto di Erin Pizzey: «Venne dato il microfono ad una giovane ragazza, si lanciò a confidare un drammatico racconto della brutalità del suo partner. Ero stupita. Guardai rapita le facce di chi ascoltava. Volevo interrompere e dire che una donna davvero vittima di violenza di solito si vergognava di quello che aveva subito – l’ultima cosa che avrebbe voluto era stare davanti a tanti sconosciuti e raccontare. Invece le donne violente non hanno il senso della vergogna quando cercano la luce dei riflettori.
    Appena finì, andai da lei e le dissi “meriteresti un Oscar per la performance”. Rise e mi disse “ho detto loro quello che volevano sentirsi dire”».

    • Catch 22 (Comma 22) http://www.ibs.it/code/9788845244872/heller-joseph/comma-22.html
      art. 12 comma 21: “L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia”
      art. 12 comma 22: “Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo”

      Questo è il paradosso del comma 22, provate a metterlo a confronto con il discorso di Erin Pizzey: se l’unico modo che una vittima ha per uscire dal tunnel della violenza è uscire allo scoperto e denunciarla, ma la vera vittima di violenza domestica è colei che non racconta di essere vittima di violenza domestica, è chiaro che per le vittime di violenza domestica non c’è scampo. E questo è proprio quello che si propone di ottenere Erin Pizzey.

      Per chi non la conoscesse, Erin Pizzey è una nota esponente del Men’s Rights Movement https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/08/21/i-diritti-degli-uomini/ (perché si può possedere una vagina ed essere al contempo una persona misogina).
      Potete darvi un’idea del soggetto qui: http://wehuntedthemammoth.com/2014/06/11/erin-pizzey-and-the-canadian-elevator-of-misandry/
      Oppure qui: http://wehuntedthemammoth.com/2014/06/28/antifeminist-dv-guru-erin-pizzey-if-you-are-not-in-fear-of-your-life-you-are-not-suffering-from-domestic-violence/

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Appena finì, andai da lei e le dissi “meriteresti un Oscar per la performance”. Rise e mi disse “ho detto loro quello che volevano sentirsi dire”».

        Io l’Oscar lo darei alla signora Pizzey, a Christina Hoff Sommers, a Costanza Miriano e a tutte quelle donne che costruiscono intere carriere sfruttando il bisogno disperato dei misogini di trovare una donna dietro alla quale nascondere la vera faccia del loro “movimento”. Quelle lì non resteranno mai disoccupate.

      • Vale ha detto:

        Io francamente non capisco invece perché lo facciano. Suppongo le paghino bene, perché altre idee non me ne vengono (a parte il masochismo o problemi mentali).

      • http://geekfeminism.wikia.com/wiki/Patriarchal_bargain
        A patriarchal bargain is a decision to accept gender rules that disadvantage women in exchange for whatever power one can wrest from the system. It is an individual strategy designed to manipulate the system to one’s best advantage, but one that leaves the system itself intact.
        Traduco: Un affare col patriarcato è la decisione di accettare quelle regole che rendono le donne il genere svantaggiato in cambio di quel po’ di potere che si può estorcere al sistema. Si tratta di una strategia individuale progettata per manipolare il sistema a proprio vantaggio, lasciando intatto il sistema stesso.

      • Vale ha detto:

        E che potere avrebbero guadagnato? È questo che non capisco.

      • Che lavoro fa Erin Pizzey? Come si guadagna di vivere? Chi compra i suoi libri, nei quali afferma che le donne che denunciano la violenza domestica e si rivolgono ai centri antiviolenza sono in realtà delle donne violente, mentre le vere vittime sarebbero i poveri uomini?

      • Vale ha detto:

        Ribadisco. Mi vuoi dire che ‘sta tizia non può trovare altri argomenti più sensati su cui scrivere? E soprattutto… se un giorno dovesse capitare a lei di essere vittima di violenza, chi la starebbe a sentire, date le sue stesse premesse?
        Rimangono le mie tre ipotesi di cui sopra…

        Riccio, una domanda. Tu che te ne intendi più di me, mi spieghi una cosa? Giuro, è una domanda seria. Ma perché un uomo si comporta così? Intendo dire, certo, se instauri una relazione violenta, ottieni dei vantaggi (li avevi scritti in un post tempo addietro). Ma un conto è trovarcisi, un altro è andare apposta in cerca di una povera disgraziata da picchiare a sangue per il solo gusto di farle fare ciò che si vuole. Seriamente: perché lo fanno? Si tratta di soggetti disturbati? Qui non si parla di approfittarsi del patriarcato per nutrire il proprio ego ipertrofico o non avere emerite sconosciute che gli soffiano il lavoro a un colloquio perché più competenti. Qui si tratta di pestare a sangue quella che ti sei sposato :-/

      • L’arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi, diceva Steve Biko.
        Se non ci fossero donne come Erin Pizzey, molto probabilmente il problema della violenza di genere sarebbe risolto da tempo.

        Perché vanno in cerca di una donna alla quale fare del male? Bella domanda. Chiediamolo ad un esperto, il perché: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/02/07/6-passi/

      • Vale ha detto:

        Vedi, la cosa che più mi ha colpito di quest’articolo è la seguente parte:

        Ora, non è che Conor un giorno è arrivato a casa e mi ha detto, “Senti, tutta questa roba di Romeo e Giulietta è stata bella, ma devo passare alla fase successiva dove ti isolo e abuso di te, quindi devo portarti via da questo appartamento dove i vicini possono sentirti urlare e lontano da questa città dove hai amici, famiglia e colleghi che possono vedere i lividi.”

        quello che mi sono sempre chiesta è: i comportamenti di questi “uomini” sono deliberati? Agiscono da violenti perché sono violenti e lo fanno in modo istintivo o davvero tessono una trama, impostano un piano con il chiaro intento di far del male a un altro essere umano, tanto per? E che soddisfazione ne ricavano?
        Quello dei 6 passi è agghiacciante, ma ho sempre pensato (sperato) fosse un caso isolato, come il serial killer. Ce n’è uno perché è disturbato. Poi ci sono quelli che uccidono non perché hanno un piano, ma perché non si controllano.
        Nella violenza domestica tu dici che c’è proprio un piano dietro? Perché in tal caso, ‘sta gente è davvero disturbata (non “disturbata” intesa come “non resonsabili delle proprie azioni”, come tanti vogliono farci credere) e andrebbe internata a vita.

      • Che soddisfazione ne ricavano? Intanto ne ricavano innumerevoli vantaggi concreti: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/07/25/perche-lo-fa/
        E, a proposito della necessità di umiliare e dominare, potrebbe illuminarti un passo di Virginia Woolf, da “Una stanza tutta per sé”:
        “La vita, per ambedue i sessi – e li guardai che si facevano strada a fatica lungo il marciapiede- è ardua, difficile, una lotta senza fine. Richiede un coraggio e una forza giganteschi. Più di ogni altra cosa forse, per creature dell’illusione quali noi siamo, essa richiede fiducia in se stessi. Privi di fiducia in noi stessi siamo come neonati nella culla. E allora come possiamo fare a generare, nel più breve tempo possibile, questa qualità imponderabile e al tempo stesso così inestimabile? Pensando che gli altri sono inferiori a noi. Sentendo di possedere qualche forma innata di superiorità -che si tratti di ricchezza o di rango sociale, di un naso dritto o del ritratto di un nonno a firma Romney- perché non c’è fine ai patetici stratagemmi della fantasia umana. Da qui deriva, per un patriarca che è costretto a governare, l’enorme importanza di sentire che moltissime persone, addirittura metà della razza umana, sono per natura inferiori a lui. Deve essere davvero una delle principali fonti del suo potere. Ma permettetemi di rivolgere la luce di questa osservazione sulla vita reale, pensavo. Può aiutare a spiegare alcuni di quegli enigmi psicologici che attirano la nostra attenzione ai margini della vita quotidiana? Basta questo a spiegare lo sbalordimento che ho provato, l’altro giorno, quando Z, l’uomo più umano e modesto che si sia, dopo aver preso in mano un libro di Rebecca West e averne letto un passo, aveva esclamato ‘Sfacciata di una femminista! Dice che gli uomini sono degli snob!’. Questa esclamazione, per me sorprendente – perché mai Rebecca West avrebbe dovuto essere una femminista sfacciata per aver fatto un’affermazione probabilmente vera anche se poco lusinghiera, circa l’altro sesso? – non era solo il grido della vanità ferita; era una protesta contro qualche infrazione alla sua capacità di credere in se stesso. Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere la figura dell’uomo ingrandita fino a due volte le sue dimensioni normali. Senza quel potere la terra forse sarebbe ancora tutta giungla e paludi. Le glorie di tutte le nostre guerre sarebbero sconosciute. Staremmo ancora a graffiare la sagoma di un cervo sui resti di ossa di montone e a barattare selci con pelli di pecora o con qualsiasi semplice ornamento attraesse il nostro gusto non sofisticato. Non sarebbero mai esistiti Superuomini né Figli del Destino. Lo Zar o il Kaiser non avrebbero mai portato corone sul capo né le avrebbero perdute. Quale che sia l’uso che se ne fa nelle società civili, gli specchi sono indispensabili ad ogni azione violenta ed eroica. E’ questa la ragione per la quale sia Napoleone che Mussolini insistono con tanta enfasi sull’inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, verrebbe meno la loro capacità di ingrandire. Ciò serve a spiegare in parte la necessità che tanto spesso gli uomini hanno delle donne. E serve anche a spiegare perché gli uomini diventano così inquieti quando vengono criticati da una donna; e come sia impossibile per una donna dire loro questo libro è brutto, questo dipinto è debole, o qualunque altra cosa, senza procurargli molto più dolore e suscitare molta più rabbia di quanta non ne susciterebbe un uomo che facesse la stessa critica. Perché se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; la capacità maschile di adattarsi alla vita viene sminuita. Come farebbe lui a continuare a esprimere giudizi, a civilizzare indigeni, a promulgare leggi, a scrivere libri, a vestirsi elegante e pronunciare discorsi nei banchetti, se non fosse più in grado di vedere se stesso, a colazione e a cena, ingrandito almeno due volte la sua stessa taglia?”

      • Vale ha detto:

        Grazie del bel passaggio, ma non era questo ciò che intendevo. So che trattare le donne come vengono trattate dà dei vantaggi agli uomini. Ciò che mi chiedo è: dal momento che è diverso sentirsi fighi in ufficio dicendo che le donne (in quanto tali) dicono boiate e quindi le loro critiche al proprio lavoro sono assurde, dallo scegliere una donna, corteggiarla con metodo per mesi con il preciso scopo (premeditato) di arrivare a picchiarla, questi schifosi pianificano le cose apposta o non si rendono conto neppure loro di 1) corteggiare e adulare; 2) isolare; 3) minacciare; fino a 4) arrivare a picchiare sistematicamente la loro compagna di vita? Insomma, fanno tutto con premeditazione o la cosa trascende?

      • Tu ragioni partendo dal presupposto che la violenza sia un fine. La violenza è solo un mezzo, uno strumento atto a raggiungere uno scopo, non è un obiettivo in sé e per sé. Suppongo, almeno.

      • Vale ha detto:

        Quindi, secondo te, sì, hanno già in mente un piano che si serve della violenza per ottenere i loro scopi. Ancora più inquietante che se lo scopo preciso non ci fosse. :-/

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        In effetti il modo in cui seguono tutti lo stesso copione è impressionante. Il fatto che la violenza scatta sempre quando la donna è più legata a l’uomo – si stanno per sposare, stanno per avere un figlio, si sono trasferiti lontano da tutti – fa pensare che a un certo livello sappiano quello che fanno. Però io non credo che si prefiggano di picchiare o uccidere. Penso che siano spinti da un bisogno di controllo totale, ma dal momento che dominare completamente un altro essere umano è impossibile, la violenza diventa sempre più estrema e la soglia di tolleranza per ogni minima perdita di controllo si abbassa progressivamente. Si passa dall’adorazione ostentata, per creare la dipendenza emotiva, al controllo dei soldi e dei movimenti, alle botte.

        Immagino anche che quando si è oltrepassata una certa soglia, la prospettiva di fermarti e vedere quello che sei diventato è insopportabile, quindi accanirsi sulla vittima serva anche a cercare di uccidere sul nascere ogni senso di colpa.

        Poi magari mi sbaglio, magari hanno un’agenda su cui pianificano ogni mossa con anni di anticipo; può essere, ormai non mi stupisce più nulla.

      • Vale ha detto:

        Quello che dici ha senso, però pure io ho notato che seguono sempre lo stesso sentiero. È per questo che non riesco a capire se è premeditato (vedi l’articolo di Riccio sui 6 passi) o casuale. La cosa, comunque, mi inquieta. :-/

    • Lilli ha detto:

      E’ la stessa scusa che usano i sostenitori della teoria dei falsi abusi e delle false accuse: sostengono che un bambino vittima di un padre pedofilo gli vorrà comunque bene e non denuncerà le molestie. Quindi un bambino che denuncia, secondo questi criminali, dice il falso. Sarà esibizionismo anche quello di un bambino di 5 anni che attraverso i disegni e i racconti dimostra di aver subito abusi sessuali da parte del padre, secondo la Pizzey? Ma questa gente ce l’ha la capacità di vergognarsi?

  2. elisabetta ha detto:

    con alcune varianti ma le storie di violenza si svolgono esattamente cosi, e se ci sono dei figli il ricatto è ancora piu subdolo: se non fai cosi domani i tuoi figli non mangiano, etc etc .
    Adesso lo so ma il prezzo per me è stato elevatissimo in termini economici, fisici e psicologici e quando ci sono i figli ” non finisce mai”.

  3. elisabetta ha detto:

    mi sono dimenticata la parte piu importante: parlate perche e vero che restando in silenzio si rimane incastrate nel circolo vizioso;quando ho cominciato timidamente a chiedere ed a informarmi ( ho letto tutti i libri che ho trovato sulle violenze domestiche) ho cominciato a capire che quello che succedeva si chiamava violenza e non ero io che esageravo, non mi accontentavo, etc

  4. Il rasoio di Occam ha detto:

    “Al contrario, ero una donna molto forte innamorata di un uomo profondamente problematico, ed io ero l’unica persona al mondo che poteva aiutare Conor ad affrontare i suoi demoni”.

    Ecco perché i luoghi comuni sulle donne forti contrapposte alle “vittime”, cioè alle donne deboli, sono dannosissimi. Il “mi salvo da sola”, “lo metto a posto”, “mi faccio rispettare”. Questo è il risultato. Una donna forte non chiede aiuto, ma deve saper “tenere a bada” l’uomo violento. Solo le donne deboli diventano vittime. Accanto al luogo comune dell’uomo problematico, senza controllo, in preda al raptus, che non possiamo condannare perché è un bravo papà, e quando non picchia è un bravo marito: così, il rovesciamento è completo. Minimizzare il pericolo, sopravvalutare la responsabilità della vittima: questa roba uccide le donne.

  5. Maura ha detto:

    tutto viene a proposito. Se c’è una esperta mi risponda: il mio vicino di casa picchia e violenta moralmente la propria compagna ( non sto a raccontarvi tutta la storia). questa notte mi hanno svegliato le sue urla e abbiamo capito che come minimo la stava insultando a morte. Io e mio marito siamo terrorizzati perché non sappiamo cosa fare. temendo di aggravare la vita di questa signora intervenendo. Ma anche che questo un giorno la ammazzi.
    Mi dite cosa fare, per favore

    • Volevo scriverti quello che c’è sui manuali – sarebbe la risposta più corretta – ma basta andare sul sito di un centro antiviolenza qualsiasi per questo: http://www.goap.it/index.php/riconoscere-la-violenza/cosa-fare
      Sono più curiosa di sentire il parere dei miei lettori…

    • IDA ha detto:

      Su questo caso io ho vissuto una brutta storia, che mi condiziona.. una volta ho assistito ad una scena di violenza tra due coniugi, sono intervenuta, e lei mi ha detto testuale”fatti i cazzi tua”. Ma questi non erano vicini di casa, ma una mia collega di lavoro. Una storia simile a quella che hai raccontato te, Maura, c’era anche nel palazzo dove abitavo io, lui era un’alcolizzato, Io ci stavo male, ma non sono mai riuscita a fare nulla..speravo sempre che qualcuno intervenisse,ma quel qualcuno non ero io.. dopo io mi sono separata e sono andata via da li, ora so che anche loro non abitano più nello stesso palazzo.. questo è quello che ho fatto io in pratica, è un atteggiamento che ho avuto di cui mi sono sempre vergognata.. anche se sono passati pochi anni, ero una persona diversa da quella che sono adesso, in quel periodo anch’io avevo problemi con l’alcol, e non conoscevo l’esistenza dei centri antiviolenza, per lo meno nella mia zona.. Io ti ho risposto, forse perchè avevo bisogno di raccontare la mia storia… ma come vedi sono l’ultima persona che può darti un consiglio.

    • Akiko ha detto:

      Sono reati perseguibili d’ufficio, vai dalla Polizia.

  6. Cuor di strega ha detto:

    L’ha ribloggato su Antropologia e sviluppoe ha commentato:
    “Per me, questa è la domanda più triste e dolorosa che la gente possa farmi, perché noi vittime sappiamo qualcosa che voi di solito non sapete: è pericoloso lasciare un violento. Perché l’ultima fase nello schema della violenza domestica è l’omicidio. Oltre il 70 per cento degli omicidi per violenza domestica avviene dopo che la vittima ha interrotto la relazione, dopo che se n’è andata, perché a quel punto il violento non ha più niente da perdere. Altri scenari includono stalking a lungo termine, anche dopo che il violento si è risposato; la negazione delle risorse finanziarie; e la manipolazione del diritto di famiglia per terrorizzare la vittima e i suoi figli, che sono regolarmente costretti dai giudici del tribunale a passare del tempo incustoditi con l’uomo che picchiava la madre. Eppure ci domandiamo ancora, perché non se n’è semplicemente andata?”

  7. Elisabetta ha detto:

    E non ce ne andiamo perche o non lavoriamo o lui comunque ha totale controllo sui soldi e tu glielo las i,il controllo, perche dopo anni di abusi hai paura per te e per i figli, e non hai semplcemente la forza emotiva, perche se non lo fai ” MINACCE RIVOLTE AI FIGLI” E TU NON SAI COME FARE,DOVE ANDARE E SOPRATTUTTO CHI TI CREDE?se lui e di solito e cosi all esterno sembra un santo!

    • IDA ha detto:

      è vero quello che dici, Elisabetta, sulla credibilità, in genere sono molto credibili, e al contrario sei te, che puoi assumere atteggiamenti non compresi dagli altri…e quindi diventi l’isterica, la strana…

  8. elisabetta ha detto:

    a me e andata cosi cara ida, ero io l isterica

  9. Pingback: I SILENZI DELLE DONNE | paroladistrega

  10. Pingback: Succede che | i discutibili

  11. harahel13 ha detto:

    Ho la pelle d’oca. Per mia fortuna (almeno fino ad oggi) non so cosa significhi subire violenza domestica ma leggere quello che scrivi credo possa essere utile anche come prevenzione.

  12. Pingback: Perché non lasciano un violento? | selviero's blog

  13. donnemigranti ha detto:

    L’ha ribloggato su donnemigrantie ha commentato:
    “Perché le ‪#‎donne‬ non se ne vanno?”
    Una ‘storiella’ sulla ‪#‎violenza‬ domestica, come solo gli americani sanno fare:
    “I’m here to tell you the story of crazy ‪#‎love‬..”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...