Te lo spiego come se avessi 4 anni, ok?

a_volte1a_volte2a_volte3a_volte4a_volte5Queste sono alcune immagini tratte da un piccolo libro per bambini, consigliato a partire dai 4 anni.

L’obiettivo è spiegare ai bambini che hanno il diritto di dire di no ogni volta che una situazione li fa sentire a disagio, confusi, turbati o impauriti.

Si è parlato, in uno dei miei post precedenti, del caso di Lola Taylor, attirata con l’inganno in un appartamento da due uomini, Dmitry Kosenkov e Maksim Pilipenko, e violentata e seviziata per ore. La donna, per salvarsi, si è lanciata dalla finestra del terzo piano, fratturandosi nella caduta entrambe le gambe.
Lola Taylor era una pornostar.

Questi sono alcuni dei commenti che ho raccolto su facebook:

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Abituata a cosa? Ad essere sequestrata, violentata e seviziata da due sconosciuti? Perché mai dovrebbe esserci abituata?

pornostar4Secondo questa commentatrice il lavoro della pornostar consiste nell’essere stuprata e picchiata per ore.

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Si sarebbe trattato insomma di una crisi di nervi: “Come, l’ho fatto gratis? Allora mi suicido lanciandomi nel vuoto!”

Perché è solo una questione di prezzo: sennò che pornostar sei?

pornostar3Secondo quest’altro, Lola Taylor ha preso la via della finestra perché era stanca: ora con entrambe le gambe spezzate potrà riposarsi in ospedale.

pornostar6Qui abbiamo un vero e proprio genio, non potevo non proporvelo.

Signore, ascoltatemi bene: da domani, prima di uscire di casa, ricordatevi di munirvi di telecamera: lo stupro è dietro l’angolo! Grazie alla videocamera prenderete due piccioni con una fava (c’ho messo anche il doppio senso, immaginatemi mentre vi faccio l’occhiolino): i poliziotti non potranno sostenere che le ferite e i lividi ve li siete procurate da sole in uno di quei momenti che prendono noi donne – sapete, quando ci viene la voglia irrefrenabile di trascinare in Tribunale un poveraccio che non ci ha mai toccate neanche con un fiore allo scopo di infierire su un membro qualsiasi (occhiolino) del genere maschile e al contempo regalare un po’ di denaro alle perfide avvocate nazifemministe per “quel” progetto (altro occhiolino, ma stavolta è un gesto di intesa)… dai!, il progetto di annientarli tutti – e poi potrete vendere il video ad un reality: magari X-Factor, o Il re della griglia!

Meno male che c’è gente che ragiona…

Se i pedagoghi che hanno ideato il libricino in mio possesso sono convinti che possa arrivarci un bambino di 4 anni, di sicuro ci arrivano anche gli adulti: a volte ad una donna piace fare sesso, a volte no. Quando una donna dice no è stupro; non è rilevante quante volte abbia fatto sesso prima, in che modo lo abbia fatto e con quante persone, in quella particolare occasione non lo vuole fare e ha tutto il diritto di non volerlo fare. E se una donna pur di smettere si lancia dalla finestra del terzo piano, quello chiaramente non era sesso ma era uno stupro. Ne sono certa anche se non l’ho sentita dire di no.

Chi ha scritto questi commenti potrebbe esserne altrettanto consapevole, e potrebbe aver scelto di colpevolizzare la vittima (era una zoccola avida) perché la colpevolizzazione della vittima è un meccanismo utile a rassicurare (“a me, che non sono né zoccola né avida, queste cose non possono capitare”) e a rafforzare la cosiddetta cultura dello stupro (quell’insieme di idee generalmente false ma comunemente accettate che servono a negare/giustificare le aggressioni maschili contro le donne).

Oppure ci sono davvero in circolazione degli adulti convinti che pagare un paio di volte una donna per fare sesso sia sufficiente a toglierle per sempre il diritto di dire di no e sottrarsi a qualsiasi abuso gli uomini vogliano perpetrare sul suo corpo.

Oppure entrambe le cose.

Oppure?

Vorrei suggerirvi un approfondimento: Nigel Farage’s new friend in Europe: ‘When women say no, they don’t always mean it’

“Women usually pretend that they don’t want [sex]. You must be competent enough to differentiate whether she seriously doesn’t want,” he said. “The percentage of women who pretend that they don’t want to have sex, but they do want in fact, is about 30 or 40%.”

Un altro approfondimento in merito al caso di Lola Taylor potrebbe passare attraverso la lettura di questo articolo, un documento prodotto da PRIS – Rivalsa delle Persone Prostituite nella Società, un gruppo di attiviste femministe che unisce donne che sono uscite dall’industria del sesso e altre che ancora ne fanno parte. Il documento è complesso, tratta di prostituzione, ma anche di pornografia. Premettendo che una pornostar è di fatto una persona che fa sesso in cambio di denaro, penso che se concordate con questa stringata definizione, potreste trovare interessanti alcune affermazioni:

L’acquisto di sesso è un crimine contro l’umanità, l’uguaglianza e la dignità della persona acquistata e, di conseguenza, della società svedese. Non è un crimine contro la moralità della persona acquistata o di qualunque altra. Non è perciò un crimine poiché è un’offesa nel senso che “è offensivo”. Il danno ai sensi di legge non concerne che la persona acquistata si senta offesa in senso morale, ma che essere comprata per sesso lede obiettivamente la persona nel senso sociale empirico del termine…

Nessuno che è acquistato per sesso si trova in una posizione paritaria al suo acquirente nell’atto di acquisto. Nessuna somma di denaro può o è sufficiente a pagare quel che viene tolto. Essere acquistato per sesso significa essere utilizzato come un inferiore sociale a causa del proprio status di appartenenza…

…la persona prostituita non è l’unica persona a essere colpita dal tentativo di acquisto di quella persona per sesso; tramite tale persona, se l’atto resta impunito, o se non viene perseguito in modo adeguato, l’intera società ne viene colpita, sia se l’individuo nel caso specifico ne venga particolarmente danneggiato o venga, di fatto, comprato o esista soltanto il tentativo che lo sia.

Vi consiglio la lettura per intero del testo, comunque quello che mi interessa è la descrizione del danno definito “obiettivo” causato dallo scambio sessuo-economico: ogni volta che si noleggia una persona per fare sesso, si va ad intaccare lo status sociale di quella persona, stabilendo con il contratto d’acquisto che quella persona “vale meno” di chi la noleggia. Questo danneggerebbe la società tutta, anche quelle persone non direttamente coinvolte nel suddetto contratto, perché andrebbe a minare il concetto stesso di pari dignità di tutti i cittadini; lo scambio sessuo-economico crea di per sé – a prescindere dalla volontà degli individui coinvolti – cittadini di serie A (quelli che hanno diritto di godere del sesso, e lo fanno con chi vogliono e quando vogliono) e cittadini di serie B (quelli che forniscono sesso rinunciando al proprio godimento).

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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75 risposte a Te lo spiego come se avessi 4 anni, ok?

  1. Paolo ha detto:

    lo stupro è stupro ed è un crimine..non importa che lavoro faceva lei.

  2. Annamaria ha detto:

    Ciao,mi diresti il titolo del libro per bambini che citi?Voglio prenderlo ai miei figli!Grazie.

    • Il titolo è “Mi piace Non mi piace”, ed. Giunti, di Roberto Luciani e Roberta Giommi.
      http://www.giunti.it/libri/saggistica/mi-piace-non-mi-piace/
      (Hanno abbassato l’età: sul mio c’è scritto 4-7 anni, su questo 3-5, ma il mio è vecchio…)

      • IDA ha detto:

        Leggo dalla striscia della Giunti, “Come fare per affrontare il tema degli abusi con i bambini della Scuola dell’Infanzia?” Non è stato ancora proibito? Come propaganda dell’ideologia gender? 🙂

      • Animabella ha detto:

        Non ti disturba che, in entrambi gli esempi proposti, l’abbraccio positivo provenga da una figura femminile e quello negativo da una figura maschile?

      • Queste sono solo alcune delle pagine del libro, e le ho scannerizzate senza farci caso. Nella coppia “a volte mi piace il solletico, a volte no”, l’esempio positivo è maschio, come pure nella coppia di immagini “A volte mi piace accarezzare, a volte no”… Il libricino è fatto molto bene, io ve ne ho fornito solo un piccolo assaggio.

        Per quanto ritengo che ciò che sto per dire poco abbia a che fare col libro in questione, non mi trovo d’accordo con l’interpretazione del femminismo fornita da Marchi e i maschi beta: non credo proprio che parlare di violenza di genere come prodotto del patriarcato “demonizzi” il maschio in quanto portatore di pene, così come sono convinta che parlare di razzismo non sia funzionale a gettare uno stigma sulle persone con la pelle bianca. La mia opinione è che il loro ragionamento sia un chiaro esempio della fallacia logica “tu quoque”: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/03/tu-quoque/

        Sono più vicina all’opinione di quest’altro signore: http://feministcurrent.com/9823/part-of-the-problem-talking-about-systemic-oppression/

  3. IDA ha detto:

    L’ultimo commento, quello più geniale di tutti, ci riporta al primo commento del tuo post, “ a suon di sberle”, quello su Maradona, il commentatore diceva: “Diego ha solo reagito quando si è accorto che la signorina lo stava filmando di nascosto mentre era ubriaco. Chiaro comportamento da prostituta che vuole sfruttare la notorietà di Diego.” Quindi se riprendi col telefonino, per dimostrare le violenze che ricevi, è un chiaro comportamento da prostituta, se non lo fai, sei una stupida… potevi istallare una telecamera. ( Si in quel caso telecamera perché era una pornostar, il ragionamento è abbastanza logico. Telefonino=prostituta, telecamera=pornostar.) Ora lui non ci dice secondo il suo ragionamento, ( certo lui non ragiona con la fessura, ma il suo cervello mi sembra che faccia spifferi da tutte le parti), come lei poteva istallare la telecamera, visto che la camera d’albergo non era la sua, ma mettiamo per assurdo, se avesse istallato la telecamera, il solito commentatore avrebbe detto: chiaro comportamento da pornostar.. è circolare come Beppe a piedi e Maria sul ciuco.
    Il corpo femminile è percepito come una cosa accessibile e disponibile per tutti e a tutti, in fondo la donna è stata creata per questo, per procreare e trastullare il maschio, altrimenti Adamo se non aveva queste esigenze sarebbe ancora nel giardino dell’Eden, perché è colpa di Eva se non c’è più. Se poi la donna è una prostituta o una pornostar, più pubblica di così, tutte e due sono etimologicamente esposte e in vendita, sono un giardino pubblico per riposarsi o un vespasiano a portata di mano.
    Su questa notizia in questi giorni, non ho trovato un solo commento di condanna a quelle due “teste di cazzo” ne di solidarietà a quella povera ragazza.
    Basta pensare che come unica soluzione per salvarsi la vita è stata quella di cercare togliersi la vita. Buttarsi dal terzo piano come un volo liberatorio. Nessuno dei commentatori è riuscito a pensare o immaginare quell’attimo?
    Poi infondo chi è che crede alle pornostar? Nessuno.. quante pornostar, dichiarano di aver subito abusi e violenze. sono state credute? No! Vengono sminuite e derise, una scopata in più o una in meno casa cambia.. una donna comprata, non solo è utilizzata come un’inferiore sociale, ma nemmeno come persona che appartenente alla stessa specie, sono solo un pezzo di carne dei buchi da riempire.. quello che la pornografia non ci fa mai vedere, e non può farci vedere, sono le ferite interne della proprietaria di quelle “fessure”, quelle ferite che distruggono piano, piano un essere umano, quelle che uno cerca di affogarle nell’alcol, ma continuano ad allargarsi.. poter vedere queste ferite, far vedere queste ferite, questo si, sarebbe trasgressivo, osceno e pornografico.
    “E un po’ di tempo fa col telefono rotto cercò dal terzo piano la sua serenità.” De Andre.

  4. Animabella ha detto:

    Ecco una bella notizia, per chi è interessato alla sicurezza e alla dignità dei professionisti del sesso:
    http://abbattoimuri.wordpress.com/2014/11/10/ascoltate-ile-sex-workers-possiamo-spiegare-cosa-vuol-dire-depenalizzazione

    • La prostituzione è stata regolamentata in Nuova Zelanda nel 2003. Da molti la Nuova Zelanda è considerata un esempio positivo, ma non si tengono da conto alcuni “effetti collaterali”, ad esempio il problema della prostituzione minorile: http://www.nzherald.co.nz/nz/news/article.cfm?c_id=1&objectid=3577604
      “Decriminalisation had done nothing to deter young sex workers.” leggo sul The New Zealand Herald, oppure: http://www.catwa.org.au/?q=New+Zealand “Despite one of the key aims of the legislation being the elimination of under age prostitution, this remains a major problem. Most of the underage prostitution takes place on the streets, but there have been some prosecutions of brothel managers for employing under age girls in brothels.”, ma anche “New Zealand has been identified as a destination country (mostly of women from Asia) and also a source for trafficking within the country. New Zealand legislation does not recognise the internal trafficking of persons as a crime”.
      Anche in Nuova Zelanda, ci sono ex-prostitute che non condividono l’entusiasmo nei confronti della regolamentazione: http://infosullaprostituzione.blogspot.it/2014/05/ex-prostitute-chiedono-un-cambiamento.html
      Qui si può leggere qualcosa a proposito del rapporto di Melissa Farley: http://www.massimolizzi.it/2013/08/08/nuova-zelanda-dopo-la-legalizzazione-della-prostituzione/

      • Animabella ha detto:

        Ho letto l’articolo sul NZH: molta esagitazione, testimonianze anonime, nessun dato. Ma se anche, parlando per assurdo, fosse vero che la legalizzazione non ha risolto il problema della prostituzione minorile, non capisco in che modo la criminalizzazione potrebbe mostrarsi più efficiente, a riguardo. Forse costringendo le professioniste adulte a nascondersi e rendendo quindi molto rischiosa per queste ultime la segnalazione dei casi di sfruttamento minorile?
        Per quanto riguarda il secondo link: se voglio essere un’alleata delle sarte, io ascolto le sarte: professioniste e in attività. Non presto attenzione ad un gruppo di maldestre cucitrici sfruttate in un sottoscala per anni e promosse a “poster child” da associazioni per la criminalizzazione dell’abbigliamento. Perché, tanto per incominciare, le povere donne di cui sopra non hanno mai saputo nulla della professionalità sartoriale; quindi, non possono nemmeno essere definite ex-sarte.
        Sull’ineffabile Melissa Farley, Maggie Mcneill è molto eloquente. Per iniziare:
        http://maggiemcneill.wordpress.com/2011/07/24/a-load-of-farley/
        Da lì, segui il filo. Buon divertimento!

      • Quello che non comprendo, davvero, è perché se il modello nordico prevede la criminalizzazione del cliente, dovrebbero nascondersi le prostitute. E’ come dire che criminalizzando il furto si danneggiano le persone rapinate…
        Scusa, ma nella definizione “maldestre cucitrici sfruttate in un sottoscala per anni” io ci leggo un malcelato disprezzo, e francamente non capisco dove vuoi andare a parare. Chi sarebbero le abili professioniste? E come le riconosci? Perché dicono quello che vuoi sentirti dire?
        Mi dispiace che oggi sarò via tutto il giorno, perché questa cosa dell’essere “maldestre” la vorrei approfondire: se ti lamenti del lavoro di prostituta è perché non lo sai fare bene? Se sei sfruttata è perché non sei competente? E quali sono le competenze “professionali” di una prostituta?

      • alessiox1 ha detto:

        Ma fammi capire per te una donna non può andare a letto per i soldi con un uomo solo per sua scelta senza costrizioni?

      • Farti capire è un impresa titanica che oggi non ho il tempo né la voglia di affrontare. Se si offre qualche volontaria, passo la mano.

    • Ascoltare è il primo passo. Ascoltare un po’ tutti, comunque: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/02/manifesto-sopravvissute/

      Ad un certo punto, dopo che si è ascoltato, uno tira le sue conclusioni. La mia opinione è che non si possa definire la prostituzione “un lavoro come un altro”, e l’ho espressa qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/08/femminismo-e-industria-del-sesso/
      Ma c’è anche questo, di articolo: http://feministcurrent.com/7758/arguing-against-the-industry-of-prostitution-beyond-the-abolitionist-versus-sex-worker-binary/

      • Animabella ha detto:

        Ti rimando al mio post precedente, per quanto riguarda le testimonianze attendibili.
        Per quanto riguarda il tuo ultimo link: mi dispiace, ma per mio modo di essere femminista non mi interessa minimamente cercare compromessi tra le richieste di autodeterminazione delle sex-worker e quelle di repressione dei criminalizzatori (la parola “abolizionista”, per quel che mi riguarda, non ha nessun significato, in questo campo).
        Io sono dalla parte dell’autodeterminazione delle donne: qualsiasi donna, in qualsiasi attività. Senza se e senza ma.

      • Anche io sono per l’autodeterminazione della donna, ma anche per la liberta sessuale della donna. Sogno un futuro in cui ogni donna di questo mondo possa fare sesso perché le piace, con chi le piace, quando le piace, traendone tutto il piacere che riesce e vuole trarne, libera dal giogo delle “necessità” dei maschi.

      • Paolo ha detto:

        secondo me fare sesso implica anche pensare alle necessità dell’altro, (reciprocamente)

      • Vale ha detto:

        Paolo, dubito che al cliente freghi un boia del divertimento della prostituta che paga (o meglio, gli frega di CREDERE che lei si diverta, perché così lui si sente un grande, ma di nuovo di lei e di quanto apprezzi l’atto, non gli importa nulla. Sennò non ci sarebbe bisogno di pagarla!)

    • IDA ha detto:

      Animabella, scusa se m’inserisco.. Chi stabilisce se una è autodeterminata o no? La sartina che lavora nel sottoscale è autodeterminata quanto quella dell’alta sartoria, oppure non lo è quanto quello dell’alta sartoria. L’autodeterminazione non ha gerarchie.. l’autodeterminazione del ricco vale quanto quella del povero.. quindi non è lo stato sociale ne le competenze che fanno l’autodeterminazione, ma la volontà del soggetto. Come non c’è un’autodeterminazione buona e una cattiva. Chi stabilisce quando una è autodeterminata? Ho un sospetto, che a stabilirlo sia il padrone, se la tua autodeterminazione porta il profitto, è buona sacra e santa, altrimenti, (quello che si diceva ieri) sei una poveraccia, una svogliata, fannullona e fallita. Se si guarda dal punto di vista dell’autodeterminazione, anche la fannullona è autodeterminata, a non far nulla, ma lo è. Ritengo che non si possa escludere nessuno, vanno presi tutti in egual considerazione, anche perché dell’alta sartoria e il laboratorio nel sottoscala il padrone è lo stesso.

      • Animabella ha detto:

        IDA, mi pare ovvio che il soggetto sia l’unico testimone della propria autodeterminazione.

      • alessiox1 ha detto:

        esistono prostitute che non hanno padroni o principali ma fanno tutto solo per soldi, come le escort e guadagno pure molto.

    • IDA ha detto:

      Se l’autodeterminazione è solo quella di obbedire, e di rispondere al desiderio maschile, me ne fo di poco.. se nel lavoro sei un fannullone, nel sesso sei puttana, lo stesso marchio d’infamia lo stesso marchio di fabbrica. L’uso incauto e a sproposito di certe parole, serve a stabilire chi è il dominante e chi il dominato, serve a stabilire che il dominante ha il diritto di vessare la vittima, serve a colpevolizzare la vittima.. l’uso e l’abuso di certe parole è feroce ed esercita la tirannia sull’io fisico e mentale di chi lo riceve.. è un abuso del maschio etero, “puttana” che ci ricorda che siamo in una società sempre più maschilista, che tu donna non hai diritto ad esercitare il tuo desiderio, se non quando è funzionale a quello maschile..
      Ma veniamo alla prostituzione: Il mio pensiero è che la prostituzione non è un’invenzione femminile, ne iscritto nella biologia dell’essere donna, ma è frutto del dominio e quindi devo combattere il dominio e come fine l’eliminazione della prostituzione. Dei sistemi, esistenti, proibizionista, abolizionista, e regolamentarista, io personalmente non ne condivido nemmeno uno, ma, come diceva Malatesta; “meglio una pessima democrazia ad una buona dittatura.” Visto che non siamo in un mondo delle favole ne in quello ideale ne ho una soluzione, e la prostituzione esiste, mi devo accontentare del meno peggio.
      Quello proibizionista; criminalizza la prostituta, lasciando tutto il resto invariato, anche perché sono leggi sostenute da teorie sulla tutela “della morale pubblica” o cose del genere..
      Quello regolamentarista: regolamenta l’attività prostitutiva in un normale lavoro, ma nella sartoria, l’oggetto è la camicia, nella prostituzione, l’oggetto è la prostituta che diventa merce codificata dallo stato, che segue regole imposte dallo stato, il pappone, al contrario diventa un onesto imprenditore, che segue regole del mercato, è lui che decide come e dove piazzare la merce, in quale mercato inserirla.. ecc.. In più lo stato si fa “pappone”, e avrà interesse che la prostituzione non diminuisca, ma che aumenti..
      Sistema abolizionista: decriminalizza la prostituta, e tende a scoraggiare la prostituzione, ed è reato lo sfruttamento e l’induzione alla prostituzione. ( quello di criminalizzare il cliente non mi trova molto d’accordo anche se il cliente è quello che determina la domanda, e mi rendo conto che la domanda vada scoraggiata.) Il problema di questo sistema è che deve essere accompagnato ad una serie di leggi ed interventi finalizzati, cosa che in italia non si sono mai fatto, ma al contrario si sono fatti in una logica proibizionista in un sistema abolizionista. Comunque per me questo è il meno peggio. Corrisponde alla pessima democrazia di Malatesta, il proibizionista è una brutta dittatura e il regolamentarista una buona dittatura..
      Poi le prostitute vanno sempre ascoltate, tutte. Si tratta di rivendicare dei diritti che siano collegati agli individui stessi: la dignità umana non ha sesso razza o classe sociale. Non mi piace quindi difendere uno statuto di prostitute o di lavoratori/lavoratrici del sesso, ma diritti sociali collegati a ogni individuo in quanto membro della società.
      Sinteticamente questo è il mio pensiero.

      • Animabella ha detto:

        Io non li chiamo abolizionisti: io li chiamo proibizionisti. O criminalizzatori.
        Si può abolire per legge qualcosa che esiste solo grazie alla legge.
        Proibire per legge le libere scelte autodirettive di adulti si chiama proibizionismo.

      • “Proibire per legge le libere scelte autodirettive di adulti si chiama proibizionismo.” E’ un po’ generica come definizione. Sulla base di questa definizione il codice penale tutto è “proibizionista”: anche l’omicidio è una scelta di chi lo compie.

        Noi viviamo in uno Stato di diritto. Poi c’è l’anarchia, che merita un discorso più approfondito di questo.

      • IDA ha detto:

        Animabella.. Ti informo che in Italia prostituirsi non è reato, quello che è condannato è lo sfruttamento e l’induzione. Quindi l’attività della prostituta non è proibita.. ne criminalizzata. Al contrario, in quella regolamentata, stabilisce norme e limiti, e condanna “la schiava” a vita.. in più i papponi diventano imprenditori, e hanno potere assoluto sulla maggioranza delle prostitute.. le poche che hanno potere contrattuale non reggono alla concorrenza, quando in Germania e Nevada hanno regolamentato la prostituzione, i prezzi sono dimezzati, perchè l’imprenditori hanno invaso il mercato di “merce”, come la chiamano loro.. Senza dimenticare il potere politico che hanno i pappa-imprenditori, attualmente in Germania e in Svizzera, stanno discutendo di portare l’età del consenso alla prostituzione a 16 anni. E ci riusciranno, perchè c’è una forte domanda di prostituzione minorile.. il sistema regolamentarista avvantaggia solo i papponi…

  5. IDA ha detto:

    Si.ma.. qui si parla di una pornodiva, o pornostar, di attrici e non di prostitute.. non a caso molte di loro ci tengono a questa distinzione.. si parla di un’attività regolamentata, con contratti legali, pagano le tasse ecc.ecc. ora io non conosco le varie regolamentazioni o come e se sono iscritte in vari albi professionali, questo non lo so..ma con la regolamentazione e abolizionismo della prostituzione non c’entra nulla. Molte industrie del porno hanno sede in California, dove la prostituzione è illegale.. e l’attività delle pornodive legali.. comunque la legalità non ha evitato la tragedia. Quello che interessava a me, è sapere quanto può influire nell’immaginario erotico maschile, (di alcuni uomini, non tutti naturalmente) l’attività di una pornostar?
    Perchè non sono credute? Perchè pur essendo registrate come attrici sono considerate delle prostitute?

    • Zorin ha detto:

      Un’attrice porno fa sesso dietro compenso, non lo sapevi?

      Sono davvero curioso di sapere il quale modo per voi femministe si differenzia da una prostituta il cui lavoro e’, pensa un po’, fare sesso dietro compenso.

      • Paolo ha detto:

        bè una prostituta ha davanti un cliente pagante,, l’attrice porno ha davanti a sè un altro attore porno pagato anche lui per avere rapporti sessuali. E’ una differenza

      • Vale ha detto:

        Anche l’attore porno è un prostituto, secondo questa logica. Però non mi pare che lo stigma a lui tributato sia lo stesso. Anzi, lui è “un figo” perché viene pure pagato per fare sesso con tutte queste belle ragazze…
        Al solito, solo quando è una donna a fare sesso c’è lo stigma sociale.

      • Paolo ha detto:

        no, l’attore porno non lo fa con una cliente, lo fa con una collega quindi non è un prostituto. A mio modo di vedere attori e attrici porno sono attori e attrici con l’unica fondamentale differenza che fanno davvero sul set ciò che i loro colleghi attori e attrici “veri” simulano di fare. (oltre al fatto che gli attori “veri” fanno film molto migliori e con una vera trama).

        Che poi sulle attrici porno ci sia uno stigma che non c’è sugli attori porno, è vero ed il maschilismo è proprio questo

      • Vale ha detto:

        Paolo, stavo rispondendo a Zorin. Lui dice che l’attrice porno è come una prostituta. Io gli faccio notare che allora pure l’attore porno è come un prostituto… però chissà perché, lo stigma sociale va invece solo alle donne, come al solito…
        Di nuovo, faccio notare a Zorin che è maschilista e che il mondo è maschilista. E di nuovo lui fingerà che non sia vero, salvo poi scrivere qualcosa per dimostrare la sua tesi che, puntualmente, invece conferma la nostra 😉

      • IDA ha detto:

        Zorin, Ti hanno già dato una risposta Vale, e Paolo, che non è femminista, Paolo, a meno che non si trovasse sulla strada di Damasco. Giuridicamente non sono delle prostitute. E loro non si considerano delle prostitute. Come porno fautori, fate sempre la battaglia in nome della libertà e dell’autodeterminazione delle attrici, ma in realtà non v’importa nulla, ne avete nessun rispetto per loro. Altro esempio: http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2013/01/18/AP7bKoVE-divieto_porno_insegnare.shtml
        Qui non si è giudicato le capacità o le competenze di un insegnante, ma il suo passato. Non ci si preoccupa del “prodotto commerciale” che è di facile accesso ai figli, ma dell’insegnante che nel “passato” ha partecipato a quel prodotto. Se non è moralismo questo che cos’è? Da una parte si sostiene, che il prodotto porno è sinonimo di tante belle cose, ma le attrici che lo fanno no. Il prodotto è educativo e le attrici sono diseducative.. Stessa logica che ha ricordato Vale, nello stigma, l’attore tromba ed è pagato, ed è un modello da imitare, l’attrice una puttana. Eppure tutte e due fanno sesso e sono pagati..

      • Paolo ha detto:

        “Paolo, che non è femminista”

        io credo che uomini e donne siano pari moralmente e intellettualmente nel bene e nel male. Non so se questo sia femminista e neanche mi interessa.
        credo che il femminismo come ogni movimento di liberazione abbia contribuito al progresso umano, poi come ogni movimento di liberazione (quello operaio, quello degli afro-americani ecc.) ha le sue divisioni, le sue punte più radicali, anime diverse e talora opposte, i suoi professor Xavier (chi vuole integrasi nel sistema, agire dentro di esso) e i suoi Magneto (chi vuole rovesciarlo)

    • alessiox1 ha detto:

      Io le considerò come pornostar, ovvero donne che per soldi fanno sesso con altre persone in genere uomini ma possono anche essere altre donne o trans, be alla fine parliamo sempre di film , vedere un film sulla guerra in iraq ed essere un soldato li, sono due cose diverse , dicasi lo stesso per il sesso, la pornografia molto spesso fa vedere un mondo diverso dalla realtà, ma se no non sarebbe un film , ovviamente il porno è molto esteso e comprende vari generi alcuni più realistici altri meno , e comunque ci sono pornodive e pornodive , cosi come ci sono donne e donne, quindi alcune certe pratiche non le fanno altre si, normalmente tutto questo viene deciso prima di girare il film , ovvero quali sono i paletti.

  6. Animabella ha detto:

    @Ricciocorno, 12/11/2014 ore 6.38
    Per la mia mentalità liberale e libertaria, la pura e semplice persecuzione del cliente, vale a dire di un adulto che acquista servizi sessuali da un altro adulto consenziente, sarebbe già rivoltante. Ma se questo a te va bene e se sei convinta che sia possibile perseguitare i clienti senza una continua intrusione poliziesca nella vita delle prostitute, ti rimando a quest’altro splendido blog(puoi cominciare da qui):
    http://lauraaugustin.com/sweden-and-prostitution-law-the-background
    Anche in questo caso, ti consiglio di spaziare (compatibilmente col tempo, che è ridotto per tutte noi).
    Quanto alla tua domanda sulla professionalità: no, non ho nessun disprezzo per una poveracrista (o per un poverocristo) relegato in luoghi malsani, ad agucchiare biancheria dalla mattina alla sera. Anzi, tutta la mia solidarietà! E capisco benissimo che una persona con così poche opportunità di scelta odi le macchine da cucire e preferisca fare il testimonial della lotta alla biancheria che proseguire un’esistenza così grama. Il mio disprezzo è totalmente riservato alle organizzazioni di cui sopra.
    Da cosa riconoscerei una professionista del sesso? Dagli stessi tratti che caratterizzano un professionista di qualsiasi campo: libera scelta, identificazione con il proprio lavoro, amore dello stesso e fiera etica professionale sono aspetti riconoscibili anche dai profani. Conoscenze, talento ed esperienza sono invece aspetti che possono essere validati dalla comunità dei colleghi. Se una ex-prostituta che milita per i diritti delle prostitute da decenni (p.e., Pia Covre) assomma in sé tutti questi tratti e gode di riconosciuta autorità nel suo ambiente, anch’io capisco che si tratta di una professionista (ritirata) e non di una poveracrista.

    • Disprezzo: Sentimento di chi, giustamente o ingiustamente, ritiene una persona o una cosa troppo inferiore a sé, o vile in sé stessa, o comunque indegna della propria stima e considerazione.
      Solidarietà: L’essere solidario o solidale con altri, il condividerne le idee, i propositi e le responsabilità; in senso più ampio, su un piano etico e sociale, rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità.
      Non penso proprio che il tuo sentimento, che ti porta a definire una categoria di persone “poverecriste” (le cui idee, secondo te, sarebbero il frutto della frustrazione derivante dallo scarso reddito – la cui causa sembra essere il loro essere “maldestre” più che l’esistenza di non meglio identificati sfruttattori, ai quali accenni di sfuggita – reazioni meramente emotive e non riflessioni ponderate, e di conseguenza indegne di essere prese in considerazione) possa definirsi “solidarietà”. E’ evidente da quanto scrivi che non senti di avere nulla in comune con le “poverecriste”, e che non esiste alcuna possibilità che tu ne condivida idee o propositi. La mia impressione è che ti collochi qualche gradino più in alto…
      Quello che ometti di spiegarci, è in che modo i “diritti delle prostitute” dalla fiera etica professionale potrebbero influire sulla vita delle povere criste relegate in luoghi malsani, la cui opinione sulla questione è irrilevante. O forse non te ne frega niente.

      • Ti ricordo che hai scritto: ” io ascolto le sarte: professioniste e in attività. Non presto attenzione ad un gruppo di maldestre cucitrici sfruttate in un sottoscala per anni e promosse a “poster child” da associazioni per la criminalizzazione dell’abbigliamento.” “Non prestare attenzione” mi sembra un atteggiamento che rientra fra le reazioni associate al disprezzo (casomai non bastasse il termine “povero cristo” o l’aggettivo “maldestre” a chiarire che di disprezzo, e non di solidarietà, si tratta).
        “I poveri ingombrano”: era questo il titolo che Vittorio De Sica e Cesare Zavattini avevano pensato per “Ladri di biciclette” del 1948. Meglio quindi tagliarli fuori da qualsiasi dibattito: i bravi professionisti sanno cosa è meglio per loro.

      • Animabella ha detto:

        Non attacco alcun significato negativo al termine “poverocristo”: se tu lo interpreti così, è in conseguenza di un fraintendimento. E sono assolutamente solidale con i povericristi, senza bisogno di un linguaggio da tè vittoriano con i guantini di pizzo, perchè ritengo che essere nati in una parte di mondo più progredita e avere più opportunità di loro non significhi assolutamente essere superiore a loro. Peraltro, chiunque di noi può ritrovarsi ad essere un poverocristo da un momento all’altro, per una ragione qualsiasi.
        Per quanto riguarda le sex-worker, ritengo senz’altro (seguendo il suggerimento di molte professioniste ed attiviste) che sia opportuno distinguere tra la prostituta (che ha fatto una libera scelta e si riconosce nella professionalità) e la schiava (che non ha scelto niente e non sa nulla della professionalità). E, di conseguenza, distinguere tra la lotta in difesa dell’autodeterminazione delle professioniste e quella per la liberazione delle schiave. Questo, per evitare la confusione tra due situazioni molto diverse: confusione sempre graditissima ai proibizionisti, ben lieti di spacciare la loro pubblicistica repressiva per una lotta di liberazione. Un po’ come i pro-life più accorti, che ripetono di voler “proteggere” le donne dalla “violenza” e dalla “schiavitù” dell’aborto.

      • Senti, il dizionario è utile appunto per evitare fraintendimenti. Non sono io che appiccico una connotazione negativa al termine “poverocristo”, né all’aggettivo “maldestre”, ed è chiaro che il non prestare attenzione a qualcuno perché è un “poverocristo” equivale a disprezzarlo, come è ridicolo paragonare la prostituzione all’aborto. Come: non è giusto infilare nel medesimo dibattito tratta e “sex-work”, poi ci posso inflilare l’aborto perché mi torna utile?
        C’è da mettere in chiaro una cosa: chi non fa nessuna distinzione fra “libere professioniste” e “schiave” è il cliente della prostituta.
        http://www.linkiesta.it/clienti-prostitute-in-italia
        Cito: Secondo Da Pra, però, la maggior parte dei clienti preferisce consapevolmente rapportarsi alle straniere o alle vittime di tratta, le quali hanno “un potere contrattuale molto minore, e sono più vulnerabili rispetto a determinate richieste, come il sesso non protetto”.

        La confusione non è “graditissima” a chi discute di prostituzione, bensì è utile a chi si serve della prostituzione, che ne trae il maggior vantaggio: poter ususfruire di schiave protestando che si tratta di donne libere e autodetemrinate. Chi si è occuparato di spostare l’attenzione sul cliente della prostituta, è giusto alla conclusione che: http://liadiperi.blogspot.it/2013/11/la-prostituzione-e-gli-uomini.html
        “Un numero crescente di uomini cerca le prostitute più per dominare, che per godere sessualmente. Nelle relazioni sociali e personali sperimentano una perdita di potere e di mascolinità tradizionale e non riescono a creare rapporti di reciproco rispetto con le donne con le quali si relazionano. Sono questi gli uomini che cercano la compagnia delle prostitute, perché quello che cercano in realtà è un’esperienza di dominio e di controllo totale”.
        Questa lettura del fenomeno si sposa con l’aumento del fenomeno del turismo sessuale il cerca di minorenni: http://27esimaora.corriere.it/articolo/i-clienti-delle-prostitute-chi-sono-cosa-cercano-e-perche-anche-con-minorenni/
        «Emerge il potere di controllo maschile, sicuramente più forte rispetto ad una prostituta maggiorenne, e un desiderio che di per sè non si dà regole».
        Sempre a proposito dei clienti: http://www.massimolizzi.it/2013/07/17/prostituzione-e-dai-clienti-che-arrivano-stigma-e-disprezzo/

      • alessiox1 ha detto:

        quindi vorresti arrestare i 6 milioni di italiani che vanno a prostitute? avremmo una percentuale di carcerati superiore alla corea del nord cosi.

      • Allessio, ti risulta che negli stati dove è entrata in vigore la legge che penalizza il cliente siano finite in galera milioni di persone?

  7. Animabella ha detto:

    @Ricciocorno, 12/11/2014, ore 6.40
    Ognuna di noi è libera di sognare quello che preferisce, ma non di pretendere di sovrapporre le proprie utopie all’altrui autodeterminazione/libertà (anche sessuale): se una donna sceglie liberamente di fare sesso a condizioni sgradite a te o a me, non solo non possiamo, ma non dobbiamo intervenire. Il mio corpo, la mia scelta.
    Quanto al “giogo delle ‘necessità’ dei maschi”: se una donna sceglie liberamente di soddisfare queste necessità per denaro (o per qualsiasi altra ragione: il suo corpo, la sua vita, fatti suoi), non si tratta di un giogo.

    • IDA ha detto:

      Dici: “se una donna sceglie liberamente di fare sesso a condizioni sgradite a te o a me, non solo non possiamo, ma non dobbiamo intervenire. ” Sono perfettamente d’accordo. Appunto, l’unico sistema che garantisce questo, è quello abolizionista, in cui lo stato si tira fuori, ne punisce ne regolamenta, ne definisce ne stabilisce l’attività della prostituta.

  8. Animabella ha detto:

    @Ricciocorno, 12/11/2014 ore 21.26
    Ricorderai anche il contesto: “Se io voglio essere un’alleata delle sarte… ascolto le sarte…” Cioè, le professioniste. Ciò comporta che mi mostrerò un’alleata delle emarginate del mondo della confezione sartoriale ascoltando le emarginate. Ognuno è testimone del proprio campo: senza voler insistere a mescolare questo dato di buonsenso con giudizi di valore umano (che è cosa distinta dal valore professionale) che non c’entrano nulla e che non mi sono mai sognata di esprimere.

  9. Blossom ha detto:

    https://m.facebook.com/RaccoltaStatisticaDiCommentiRidondanti/photos/a.589028114475700.1073741825.589007827811062/841016849276824/?type=1&permPage=1

    E ieri me ne sono beccata un altro simile su romatoday – in cui il commento migliore (ovvero peggiore) era di una femmina umana, mi si conceda il disprezzo – a causa della mia curiosità e pretesa d’aver sempre ragione.
    Ho solo voglia di vomitare, vomitare e piangere, piangere e vomitare.
    Poi pensando alla prostituzione ed alla prostituzione in italia mi trovo d’accordo con ida, senza criminalizzazione del cliente, perché non penso che siano tutti bestie o odiatori di professione delle donne, non sono manco tutti uomini, quindi preferirei comunque che da un punto di vista giuridico non fossero messi tutti sullo stesso piano.
    Quelli poi di libertà e autodeterminazione diventano concetti fumosi pur se sacri e fondamentali laddove non puoi certo permetterti di fare leggi ad personam ma, insomma, first things first. Eppure questo è uno di quei temi su cui non ho vere certezze, per dire Pia Covre m’è sempre piaciuta un sacco e l’ho sempre trovata una persona sensatissima.
    Il contenuto del link invece mi stranisce un po’ e mi riporta al dilemma di sempre per quanto riguarda certe questioni: la libertà del singolo deve venire dopo il benessere collettivo? – nel momento in cui sceglie per la propria vita e non quella d’altri.
    Perché a me la sola idea mi fa soffocare.
    Vabbè, torno a vomitare, e piangere.

    • IDA ha detto:

      La libertà del singolo non deve mai venire dopo il benessere collettivo. Anche perchè spesso non sappiamo a chi corrisponde il benessere collettivo. Se riferito alla prostituzione non c’è un benessere collettivo, ma una libertà legittima, (la prostituta) acquistare sesso non la considererei una libertà, e il pappone lo considero un criminale…

      • Blossom ha detto:

        Sul pappone siam d’accordo, ma la libertà del singolo è comunque messa in discussione, o in parte criticata o almeno analizzata.
        Per quanto riguarda le prostitute che non siano vittime di tratta o schiavizzate comunque ci si chiede sempre quanto possa essere libera la loro scelta. Vengono messe in discussione la loro cultura, la loro mentalità, le loro esigenze economiche, il loro modo di rapportarsi al sesso e se non abbiano subito violenze precedentemente. Non dico che porsi certe domande non sia giusto, è anche necessario, però spesso ci leggo un’impossibilità di accettare una scelta simile a priori ed è come se si chiedesse alle donne che si prostituiscono di fare un passo indietro.

      • Da parte mia, posso assicurarti che non metto in discussione niente. Mi limito ad ascoltare chi ha questo genere di storie da raccontare: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/01/quelli-della-gnocca/
        “I media spesso descrivono le prostitute come donne forti e libere, che hanno una sana, famelica relazione con il sesso. La storia delle donne amano il sesso e che attraverso la prostituzione liberano la propria sessualità è anche la storia che la gran maggioranza della gente vuole sentire. Soprattutto gli uomini che pagano per fare sesso.
        Quelle come noi sono esattamente l’opposto di quel genere di donna. Quando prendiamo parte ai dibattiti pubblici sulla prostituzione e raccontiamo della forza distruttiva e delle conseguenze della prostituzione, ci viene detto che c’è qualcosa di sbagliato in noi.
        Perché non è possibile che gli anni in cui ci siamo prostituite ci abbiano regalato insonnia, depressione, pensieri suicidi, odio per noi stesse, dolore, ansia, artrite, problemi con l’intimità ed così via.
        Sebbene centinaia di donne nella nostra stessa situazione parlino delle medesime dolorose conseguenze, queste testimonianze non hanno alcun valore nei dibattiti odierni, che propongono tutti la stessa teoria: la prostituzione è liberatoria e innocua.
        Ciò che non viene chiarito in questi contesti è che le cose possono apparire completamente diverse una volta uscite dalla prostituzione. Questo fatto contribuisce alla normalizzazione della prostituzione ed indurre giovani donne a pensare che è solo un modo per guadagnare soldi, che non c’è pericolo. Non è così.
        Molte arrivano a comprendere che la prostituzione non è una libera scelta né una scelta liberatoria, ma un qualcosa di violento, che oltrepassa il limite e non ha nulla a che fare con la libertà.
        Le sex-workers soddisfatte sono trattate dai media in modo politicamente corretto e raramente criticate. I giornalisti accettano tutte le contraddizioni senza porre domande.
        Ma le donne non sono di cristallo: perché non porre domande?
        Ad esempio: come riuscire ad evitare di essere sfruttate dai magnaccia? Come si combatte la concorrenza delle straniere, che sono molto più economiche? In che modo far parte di un sindacato dovrebbe proteggere le prostitute dall’essere aggredite dai clienti? Come se la cava una prostituta senza lavoro?
        Basterebbe scendere nelle strade. Si dà l’impressione che a stigmatizzare le prostitute siano quelli che non considerano la prostituzione una professione come tutte le altre. Ma ad avere l’immagine più degradante delle prostitute sono i loro stessi clienti, che invece vengono descritti come uomini dolci, in cerca di un po’ di affetto e intimità.
        Ci sarebbe molto da dire sulla libera scelta, ma per noi è un aspetto della questione privo di significato, perché la prostituzione ha divorato la nostra dignità, che l’avessimo scelta liberamente o no. Finché la società non rinuncerà all’assunto che alcune donne sono in vendita, lo stigma rimarrà. E il nostro dolore è messo da parte, perché ce lo siamo scelto da sole.”
        Questa testimonianza l’ho trovata in rete, e l’ho tradotta. Ce ne sono tante, di testimonianze del genere, nel web: http://resistenzafemminista.noblogs.org/il-significato-di-scelta-nella-prostituzione/
        Non sono io che metto in discussione queste donne, ma è chi, come Animabella, sostiene che si tratta di poveracriste prive di etica professionale che si lasciano usare da quelli che – non è chiaro per quale motivo – sono intenzionati ad impedire a degli onesti lavoratori di guadagnarsi il pane; chi umilia queste donne, secondo me, è chi le definisce “sartine maldestra che hanno passato la vita in luoghi malsani”, e liquida la loro storia come indegna di attenzione.
        Sono convinta di non aver mai offeso o umiliato nessuno in questo blog. Se l’ho fatto, non me ne sono resa conto e chiedo scusa. Ma ti assicuro, Blossom, che non è mia intenzione mettere in discussione la libertà della gente, né imporre con la forza scelte a chicchessia.

      • Blossom ha detto:

        @Ricciocorno: ma non mi riferivo a te in particolare, sí su certe cose non sono d’accordo ma comprendo il tuo punto di vista – anche quando scrivo: first things first, ovvero è logico che il problema della tratta, degli abusi deve venire prima perché piú urgente e sono d’accordo che il modo di porre il problema prostituzione sia sbilanciatissimo in favore di una sua immagine se non zuccherosa, comunque semplicistica. Detto questo però il “guaio” rimane: se una donna decide liberamente di prostituirsi che si fa? Magari sarà una di quelle donne che a posteriori se ne pentirà, però cosa si può fare per tutelarla senza ledere la sua libertà? E se una prostituta avesse un’esperienza totalmente diversa da quelle che conosciamo come quella che riporti, abbiamo noi gli strumenti culturali adatti per inglobare la sua esperienza senza doverla per forza rapportare alle altre? Un’ altra cosa che mi preoccupa è che certe politiche possano rafforzare lo stigma anziché levarlo.
        P.S. certi commenti li ho saltati a pie’ pari

      • Se una donna decide liberamente di fare, qualsiasi cosa decida di fare, non ha bisogno che qualcuno si preoccupi per lei. 🙂
        Qui non si tratta di salvare le donne da se stesse. Si tratta di smascherare un sistema, di ricominciare seriamente a parlare di patriarcato, di ripartire da zero. Perché a gettare uno stigma sulle persone, a mio avviso, sono quelli che parlano di creare ghetti dove relegare la prostituzione, di modo che continui ad esistere ma che la gente “per bene” non sia costretta a vederla, o che propongono di riaprire le case chiuse facendone una questione di “decoro urbano”.

      • Blossom ha detto:

        Be’ a dire il vero lo stigma non viene solo dagli/dalle amanti delle case chiuse, anche navigando su pagine “femministe” mi è capitato piú volte di leggere di rieducazione e di tirate d’orecchie. Cose da brividi.
        Comunque non intendevo dar l’idea di una che voglia salvare le donne da sé stesse, ma è chiaro che ci avviamo ad affrontare la prostituzione da un punto di vista legislativo e non trovo il modello nordico cosí soddisfacente; certo migliorerebbe di molto la situazione italiana ma non credo sia bastevole. Anche se non ho apprezzato i commenti di animabella mi trovo d’accordo con lei su una cosa: le prime da coinvolgere per un modello piú equo son proprio le prostitute libere; è culturalmente importante sentire tutte le voci ma da un punto di vista legislativo la tratta e lo sfruttamento son altro e bisogna scindere chiaramente queste cose. Il fatto che si mescolino le cose non aiuta.

      • Ti dispiacerebbe riportarmi qualche link di queste pagine femministe? Sono sinceramente interessata, perché a me non è mai capitato di incappare in progetti “rieducativi” comprensivi di “tirate d’orecchie”.
        A me capita di leggere cose del genere: http://resistenzafemminista.noblogs.org/il-grande-assente/
        Oppure: http://www.massimolizzi.it/2013/04/26/sfruttatori-che-si-spacciano-per-sex-workers/ Un post nel quale non si accusano le persone che si prostituiscono, ma i “managers, proprietari di bordelli, proprietari di agenzie di escort”, in altri termini: gli sfruttatori della prostituzione, quelli che non ci mettono il corpo, ma guadagnano vendendo il corpo altrui. Allora bisogna chiedersi “che cosa intendo con sex-work? Chi può reclamare per sé la definizione sex-worker?”

      • Blossom ha detto:

        Non ho parlato di “progetti rieducativi”, questo l’hai tirato fuori tu senza motivo: un tempo su facebook seguivo determinate pagine tra cui una certa vita da strega ed in quella pagina ho letto piú di un commento simile, trovavo che fosse di un moralismo rivoltante. Un commento non è un progetto, ma è comunque indicativo di una certa mentalità e di un perbenismo diffusissimo tra tante che si definiscono femministe ed alle quali metto le virgolette.

        “Chi può reclamare per sé la definizione sex-worker?”

        Chi la vuole reclamare, pensavo questo fosse un punto in comune.

      • Chi la vuole reclamare? Beh, se ragioniamo così io mi posso alzare una mattina e reclamare il titolo di imperatrice del Giappone.
        Per tornare al discorso del moralismo… Io non metto in dubbio che esistano al mondo persone “moraliste”, oppure “bigotte”, e quando mi capita di leggere articoli come questo https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/06/10/bocca-di-rosa/ sono la prima a puntare il dito contro le donne.
        Ma non è questo che il femminismo che si dichiara contro la regolamentazione sostiene. Io posso dire che concordo con quanto ho pubblicato qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/08/femminismo-e-industria-del-sesso/ La cosiddetta ‘industria del sesso’ è un’industria costruita sulla disuguaglianza delle donne, su tutte quelle diseguaglianze che caratterizzano la società ad ogni livello, come le disuguaglianze di classe, di razza e di ricchezza. La regolamentazione lascia che un’intera classe di persone rimanga asservita ai bisogni sessuali dell’altra metà della popolazione, e sostiene questa ingiustizia fondamentale, un’ingiustizia che si fa beffe delle rivendicazioni di uguaglianza.

      • Blossom ha detto:

        Scusa ricciocorno ma mi paiono cose ben differenti: domani mi alzo e pretendo di far l’astronauta nonostante abbia studiato tutt’altro? No di certo, questo perché i mestieri per poter essere svolti hanno bisogno di studio e esperienza. Allo stesso modo tu non potrai fare l’imperatrice perché non sei nata nella famiglia imperiale.
        Quando dico che potrà definirsi sexworker chi vorrà definirsi tale lo dico tenendo presente che lí potrà decidere unicamente la persona che si prostituirà, che userà il proprio corpo, il proprio tempo e cose di cui solo quella persona potrà rispondere. Certo non possiamo istituire scuole o corsi con attestati, né parlare di professioniste vs maldestre.
        Certo, è difficile catalogare la prostituzione come un lavoro vero e proprio da questo punto di vista, ma non vedo altro modo. Anche per questo io personalmente tengo a scindere, anche da un punto di vista linguistico, prostitute e schiave del sesso. Sí l’industria del sesso è spesso una sorta di terreno franco di tutto ciò che è sbagliato o criticato, almeno in superficie, nella società civile, ma il cambiarlo da dentro non può essere uno dei modi per renderlo meno lercio? Penso anche al porno women friendly, una pornografia che si smarca da sessismo, razzismo, che non parla di stupri, di violenze non potrebbe essere parte della soluzione? Perché non è neanche vero che alle donne non interessi la pornografia in sé, di norma è il come piú che il cosa. Ripeto che non ho certezze e non trovo che la posizione abolizionista sia bigotta – però il bigottismo c’è, e molte posizioni in merito lo sono smaccatamente – però penso, magari anche sbagliando, che il cambiare da dentro, cambiare la percezione che si ha della prostituta possa andare di pari passo con posizioni antisessiste e contro il patriarcato.
        P.S. la pagina è in realtà vita da stregHE, ci son passata ed ho visto un video di adam kadmon. Vogliono che muoro.

      • Mi sa che ci siamo fraintese 🙂 Quando io parlavo di chi può rivendicare il termine “sex-worker” mi riferivo ai link: il gestore di un sito per escort o il gestore di un bordello hanno il diritto di descriversi come “sex-workers”? Secondo me no.
        Per ciò che riguarda l’essere bigotti, è un atteggiamento presente anche i regolamentaristi. Tutti quelli che ne fanno una questione di ordine pubblico, che chiacchierano di “scempio nelle strade” o di tappare gli occhi ai bambini, che vorrebbero rinchiudere le prostitute perché offendono le persone “per bene”, quelli che sostengono “che accada, purché accada in segreto”, non sono forse degli ipocriti ben peggiori di chi propone una riflessione sulla questione in un ottica di genere?
        E’ difficile assumere una posizione in un panorama tanto variegato, me ne rendo conto. Il mondo non è in bianco e nero, e non ho mai ragionato in termini di buoni e cattivi.
        Il mio ragionamento parte da una riflessione: per cosa lottano le sopravvissute alla tratta di esseri umani, le vittime dello sfruttamento? (http://www.globalpost.com/dispatches/globalpost-blogs/commentary/trafficking-survivors-work-toward-laws-end-violence-and-explo) Lottano contro la schiavitù.
        Che influenza può avere il legittimare dal punto di vista giuridico lo sfruttamento della prostituzione sul fenomeno della tratta di esseri umani? Le esperienze di altri paesi ci dicono che l’effetto è tutt’altro che positivo.

      • Blossom ha detto:

        Be’ ma siamo d’accordo sia sul termine sexworker applicato a chi non si prostituisce, sia sulla maggior parte dei regolamentaristi, ho letto cose…
        Probabilmente io sono piú per una via di mezzo tra regolamentarista e abolizionista, l’unico mio cruccio è se sia possibile, se ci sia un modello che possa far convergere i due senza peggiorare la situazione della tratta e dello sfruttamento.

    • IDA ha detto:

      Cercherò di allargare il concetto: siamo in una società strutturata in maniera gerarchica, dove tutti i rapporti umani sono filtrati dal dominio, nell’unico linguaggio che conosce, comando obbedienza tra dominante e dominato. E qui bisogna capirci, su cosa si intende per libertà. Sappiamo che; se esiste il dominio non c’è la libertà, la libertà si manifesta solo in assenza di dominio. Il pensiero liberale, di cui io non ho nessuna stima, contempla solo e unicamente la libertà “di” cioè quella di servire e di obbedire. Le libertà “di”, la riconosco, ma non m’interessa, è una libertà che non ha valore, sono per la libertà assoluta, libertà “dal”, dal dominio, dai bisogni, ecc..ecc.. Detto questo: siamo d’accordo sul pappone. Il cliente, non possiamo parlare di libertà, con il passaggio di denaro, o con favori, acquista la libertà di un altro, e si sente autorizzato di usare quella libertà. La donna è libera o no, di vendere la propria libertà, perché è una libertà che non ha valore. A me non interessa tanto la libertà di prostituirsi, ma m’interessa la libertà “dalla prostituzione”. Per questo non potrò mai sostenere sistemi autoritari, come quello regolamentarista, o quello proibizionista. I mezzi devono essere coerenti con il fine, non potrò mai essere antiautoritaria se uso mezzi autoritari. Io non chiedo alle prostitute di fare un passo indietro, ma al cliente si, perché è lui che costituisce la domanda, che rappresenta il dominio, ( con il passaggio del denaro).
      La prostituzione, non è un’invenzione della donna, eppure è l’unica a cui viene chiesto e si parla di libera scelta.. il perché di questo l’ha spiegato bene Riccio, per poi colpevolizzarla.. e serve a deresponsabilizzare il cliente e il pappone..

      • Blossom ha detto:

        Suvvia i prostituti esistono, mica vero che le richieste sono solo per le donne! E poi c’è un problema: il mercato lo fa la domanda, ma senza i clienti non c’è guadagno neanche per chi affronta questa scelta piú o meno liberamente. Penserai poco male, ci son tanti altri mestieri al mondo ed è cosí, però si arriverà mai ad una totale debellazione del fenomeno prostitutivo? Perché su questo ho i miei dubbi. Poi sono d’accordo che anzitutto chi compra sesso debba porsi in discussione ma questo è un cammino moooolto lungo, i cambiamenti culturali son sempre i piú lenti e quindi per il momento che si fa?

      • IDA ha detto:

        La prostituzione maschile è un’altra cosa, anche se è sempre frutto del dominio. Poi bisognerebbe fare le varie distinzioni tra i gigolò e le trans, per queste ultime la prostituzione è l’unico lavoro possibile. I gigolò hanno prezzi elevati, quindi è una prostituzione riservata all’alta borghesia, la prostituzione femminile è disponibile a tutti, ed è sempre stata così. Se i clienti diminuiscono, i prezzi si alzano, quindi anche la prostituta “fiera” ha i suoi vantaggi.
        Certo il fenomeno prostitutivo, fino a quando esisterà il patriarcato (dominio) non sarà mai debellata. Che fare? Quello che non è mai stato fatto, non basta avere un sistema abolizionista per abolire un qualcosa, ma occorre anche le politiche che vadano in quel senso, cosa che in Italia non sono mai state fatte, anzi si sono fatte al contrario. Bisogna ascoltare, ma tutte, sia le “fiere professioniste” e quelle per cui la prostituzione è una condanna.. per la maggioranza delle donne, la prostituzione non è un’opportunità, ma una condanna o una minaccia. Quindi bisogna fare in modo di non avallare politiche autoritarie tipo quella “regolamentarista”.

  10. Antharum ha detto:

    Hai ragione Blossom, c’è veramente da vomitare… Piangere e vomitare… Da come parla quella gente nei commenti si evince quanto sia diffusa la misoginia nel nostro paese. Forse molti dei commentatori non hanno ancora capito che le donne appartengono al genere umano. (Ho notato anche un bel po’ di razzismo nei commenti. Cos’è sta ca**ata secondo cui sarebbero sempre gli stranieri a stuprare e commettere reati?! Se gli stupratori fossero stati italiani invece avrebbero trovato mille scuse per giustificarli, ci scommetto.)

  11. Animabella ha detto:

    @Ricciocorno, 13/11/2014, ore 8.08
    Perché, in uno stato di diritto, l’omicidio rientra tra le libere scelte autodirettive. Già…

    • In uno stato di diritto, l’omicidio rientra fra i reati contro la persona. Poi si può discutere se è una scelta “autodiretta” (autodiretto: di persona capace di decidere in autonomia senza subire l’influenza degli altri), e se ci sono altri fattori da considerare, come la legittima difesa, ad esempio…

  12. paolam ha detto:

    Non capisco, si fa per dire, la piega che è stata data da alcuni commenti a questa discussione: che c’entra l’autodeterminazione in linea di principio? Non fate finta di non sapere che in Italia non c’è nessuna legge che fa divieto di prostituire sé stesse/i. Non fate finta di non sapere che quel che la legge italiana proibisce è lo sfruttamento della prostituzione altrui, e l’induzione di altrui alla prostituzione. E non fate finta di non sapere che nessuna delle legislazioni cosiddette abolizioniste fa divieto di prostituire sé stesse/i. E non fate finta di non sapere che invece quelle legislazioni garantiscono alle persone che si prostituiscono assistenza sanitaria, pensionistica, ferie e, inoltre, tutte le opzioni di uscita a coloro che intendessero smettere di esercitare la prostituzione. E non fate finta di non sapere che ciò che quelle legislazioni colpiscono è la domanda maschile di sesso a pagamento: ovvero la cultura che è alla radice della subordinazione delle donne, e la manifestazione paradigmatica di quella cultura. Da noi il reato di “adescamento” era attribuito alle donne prostituite in luogo pubblico. Colà, invece, il reato è attribuito agli uomini richiedenti in luogo pubblico. Tutto qui. E mi sembra una bellissima differenza.

  13. commentatore ha detto:

    Ok, storia squallida. Non giustificabili le botte e le sevizie. Pornostar per lavoro, ok. Ma sfido chiunque a dire di non aver mai visto cosa succede su di un set a luci rosse. In un film hard può accadere di tutto (evito di entrare nei particolari data la pubblicità del sito). Però. sono pronto a scommettere che se i signori in questione, invece che agire in questo modo avessero pattuito con la signorina un lauto compenso la notizia non sarebbe stata nemmeno pubblicata perché non sussisteva il fatto. Ed ecco la questione principale. I soldi. Perché siamo tutti uguali, ma chi ha i soldi è più uguale degli altri. Libertà sessuale, sì. MA A PAGAMENTO. Difatti sono pronto a mettere la mano sul fuoco ed a scommettere che tale cara ragazza sarà già stata in qualche festino privato di magnate dell’industria, del petrolio e simili. Facendosi “montare” ben volentieri, e non sicuramente da giovincelli alti e prestanti. Ma dietro un ventaglio di banconote chiunque diventa affascinante. Andatevi a leggere anche l’articolo su charlie sheen e la pornostar alexis capri. Di cosa discutiamo dunque? E poi basta parlare sempre e solo di libertà. L’eccesso fa sempre male, anche in questi casi. Fino a che vivremo in una società e non come eremiti, dovremo rendere conto di ciò che facciamo a chi ci circonda. Ed è la stessa libertà che permette in paesi che si ritengono sviluppati ad una donna di vendere il proprio corpo e di guadagnare cifre con questa “professione” a cui donne che lavorano onestamente, come operaie, impiegate, badanti, insegnanti eccetera non potrebbero mai arrivare. Escort=10000 euro/mese. Operaia=1000-1200/mese? C’è qualcosa che non quadra. Comunque, se siete poveri e non avete soldi, continuate col fai da te, l’unica via d’uscita che vi offre questa società. Se invece avete voglia di cambiare fatevi passare per amico di qualche magnate ed andate ad una sua festa privata. Potrete godere della compagnia di signorine come la Lola Taylor senza rischiare guai, dato che saranno ben contente di farsi “servire” anche da voi, tanto paga per tutti il miliardario. Voi avrete pure paura che persone come me girino per le vostre strade, io ho invece paura di persone come voi che considerano fare la pornostar, la prostituta o la escort come un “lavoro”. O di quelli che suggeriscono agli uomini con appetiti e pruriti troppo attivi un’alternativa: invece che violentare le donne, andate a sfogare le vostre voglie con una prostituta, tanto sta lì apposta. Frase letta e riletta più volte un pò dappertutto. Riflettete.

    • Paolo ha detto:

      quindi se l’operaia è pagata 1000 euro è colpa dell’escort?

    • Blossom ha detto:


      stavolta passo, che se inizio buonanotte.

    • Nato Invisibile ha detto:

      ci ho riflettuto, meno male, grazie Commentatore. Ho meditato molto su tutto il contenuto, ma soprattutto la tua frase “sono pronto a scommettere che se i signori in questione, invece che agire in questo modo avessero pattuito con la signorina un lauto compenso la notizia non sarebbe stata nemmeno pubblicata perché non sussisteva il fatto.” Due letterine devi cambiare per centrare l’argomento, e dare un senso compiuto alla riflessione questo commento, solo due lettere: no coMPenso, ma coNSenso!

      Senza il consenso, di cosa discutiamo, dunque? qual è il compenso per il mancato consenso? quali “signori” hai visto tu? come fai a chiamare “signori” due bestie che hanno esercitato forza e violenza contro un altro essere umano per ore senza il suo consenso? che bei divertimenti praticano i tuoi “signori”.. persone ricche, che dispongono di larghi mezzi.. padroni indisturbati del corpo altrui, sono sicura che questi beneducati “affascinanti” “signori” avrebbero lautamente pagato “tale cara ragazza” alla fine della “monta”, se solo lei avesse aspettato in casa invece di uscire dalla finestra.. ma si può? si può interrompere così il giochino, anzi, il “festino” organizzato a sorpresa.. un po’ maleducata questa “signorina”! grazie per avermici fatto riflettere sopra.

      CONSENSO, ” Il consentire a che un atto si compia, permesso, approvazione: dare, negare il c., chiedere, ottenere il c.; esprimere, manifestare il proprio c.; c. scritto; tacito c., approvazione non dichiarata con parole; ho agito col suo c.; c. per l’adozione; c. all’aborto, ecc. ” dal vocabolario Treccani.

      che schifo!

  14. valerio ha detto:

    Che porcate quei commenti.Che feccia della società quelle persone.Meriterebbero la galera solo per quello.

  15. Uno Ganzo ha detto:

    “Signore, ascoltatemi bene: da domani, prima di uscire di casa, ricordatevi di munirvi di telecamera: lo stupro è dietro l’angolo!” Sì, ma non metta paranoie alla gente, Riccico’!

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