Io so perché le donne non se ne vanno

Una traduzione da I Know why women don’t leave.

trapped

La gente non fa altro che scuotere il capo e chiedere “perché le donne non se ne vanno quando il loro partner è violento e abusante?”. Ho intenzione di rispondere a questa domanda a modo mio, dal mio punto di vista, raccontando perché io non l’ho lasciato, visto che anche io me lo sono chiesta.

La prima volta che mi ha picchiata, mi ha colpito in pieno viso e mi ha gettata a terra. Non l’ho lasciato perché lui mi ha detto che lo aveva fatto per me, perché stavo diventando isterica.

Non mi sembrava giusto, ma era un uomo così dolce e sicuramente era andata come diceva lui, di certo non era un uomo violento!?

Ho lasciato che mi ripetesse come era andata, perché la mia versione dei fatti era che mi aveva fatto davvero arrabbiare, io avevo gridato e lui mi aveva colpito. Era più facile pensare che io ero pazza per tutta la vita mi era stato detto che ero pazza da ogni uomo che avevo fatto irritare era più facile che pensare che qualcuno che amavo mi avesse fatto del male . e poi, quando ti picchiano te ne vai, giusto?

Dopo la prima volta ce ne sono state molte altre, ma io non sono in grado di metterle in ordine, so che ho dimenticato un bel po’ di quegli episodi. Anche se sapevo che sarei dovuta andare via, non l’ho fatto perché ogni volta che mi colpiva un pezzetto di me abbandonava il mio cuore e la mia anima, e il mio corpo diventava un ostaggio.

Ogni volta che mi colpiva riscriveva la storia di come era andata, l’ha fatto così tante volte  da alterare il tessuto stesso del mio essere. Mi urlava in faccia sei una fottuta pazza mentre mi scuoteva e mi diceva che avevo fatto del male alla nostra bambina (senza neanche svegliarla?). Mi diceva che nessuno avrebbe tollerato la mia merda”. Se poi aggiungi alcune porzioni extra di “sei pazza pazza pazza”, e poi una bella testata in faccia, perché mai avrei dovuto lasciato?

Ma anche se avessi sentito che andarsene era una buona idea, anche se fossi stata in grado di avere fiducia nel mio intuito, che mi diceva di rimanere salda perché non ero pazza, lui diceva che mi avrebbe uccisa se me ne fossi andata. E non scherzava.

Quando una persona che pesa il doppio di quanto pesi tu, ed è ben più di un piede più alta di te, ti guarda in faccia sputando dalla rabbia, la ascolti. Quando ti dice che se mai provassi a lasciarlo ti  butterà giù da una rupe e poi racconterà a tutti che ti sei uccisa, gli credi. Quando possiede più coltelli del macellaio locale, una balestra, e ha precedenti penali per rapina a mano armata, se sei una persona intelligente fai quello che ti viene detto.

Il tuo spirito si spegne, il tuo cuore si spezza mille volte. Forse alcuni uomini si scusano dopo aver alzato le mani, ma il mio non lo ha mai fatto. Mi ha solo detto che me l’ero immaginato Si scusava solo perché perché era preoccupato per la mia salute mentale. Dopo tutto, io continuavo ad immaginarmi le cose.

Ero totalmente sconvolta. Non potevo immaginare l’uomo che amavo mentirmi su questo, le persone buone non lo fanno. Ho deciso che dovevo essere pazza, anche se una flebile voce coraggiosa nel profondo della mia anima continuavo a ripetermi ascolta te stessa”.

Ascolta te stessa, non sei pazza” era quello che mi sussurrava mentre piangevo in silenzio col viso affondato nel cuscino.

Poi mi disse che la polizia non mi avrebbe ascoltata se mi fossei rivolta a loro, e mi ha ricordato che, seppure io avessi deciso di andarmene convinta che sarei stata creduta, non avrei più rivisto mia figlia.

Così non te ne vai. Quella voce non la ascolti. Diventi un guscio. Diventi un fantasma che attraversa i giorni fingendo che va tutto bene. Neghi la verità a te stessa e dici ai tuoi amici che sei felice. Anche perché se dici loro che non sei felice ti chiedono “perché non te ne vai?”.

Ad un certo punto, sei così confusa e non sai perché non lo hai lasciato, non sai più perché sei rimasta. Non sai quasi nulla. Perché lui ti ha detto che sei inaffidabile, che non ci si può fidare di te, che non vali niente e che sei stata fortunata a trovare uno come lui.

Ho vissuto così per circa due anni e mezzo, poi lui mi ha tradito. Non so cosa in quell’evento  mi abbia scosso, ma non ho potuto sopportarlo, e l’ho lasciato. Me ne sono andata nel cuore della notte con la mia bimba e il mio libro (che sembrava importante all’epoca).

Dapprima a poco a poco, poi come un gigantesco tsunami, i miei ricordi sono venuti a me, e anche la mia sanità mentale. Non ero mai stata pazza, e non avevo immaginato niente.

Perché non lo avevo lasciato? Questa domanda aveva bisogno di una risposta! Tuttavia la domanda più urgente eraperché mai qualcuno mi aveva trattato così male?” Cosa gli aveva dato il diritto di mettermi contro me stessa? Non gli ho mai fatto del male, non l’ho mai tradito, io gli avevo dato fiducia e lui mi ha trasformata in un pasticcio irriconoscibile. Così ho trovato la risposta al perché le donne come me “semplicemente non se ne vanno“.

Avevo paura di vivere e paura di morire. Avevo paura di scappare e paura di rimanere. Avevo paura di perdere me stessa e paura di ritrovarmi. Non l’ho lasciato perché quando l’ho fatto non riuscivo ad affrontare quello che ero diventata. Ero in frantumi e dovevo reincollare tutti i pezzi.

Quindi per favore non chiedete mai alle donne perché non lo lasciano. Hanno una risposta da darvi solo dopo molto tempo. La domanda che la gente dovrebbe farsi èperché fare tutto questo ad un altro essere umano?” Credetemi quando vi dico che è una domanda molto più importante.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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8 risposte a Io so perché le donne non se ne vanno

  1. Chiedersi “perché fare tutto questo ad un altro essere umano?” è un’ottima domanda e sposta l’attenzione sul fatto che il problema principale di un uomo violento, è l’uomo violento.
    Ma io mi farei anche un’altra domanda
    “Quando possiede più coltelli del macellaio locale, una balestra, e ha precedenti penali per rapina a mano armata”
    Per quale cavolo di motivo ha cominciato a frequentarlo? Che si aspettava da questo simpaticone?

  2. @PunPun, sono cintura nera di karate, peso più di ottanta chili e ho una collezione di spade.
    Plot Twist, sono una donna e non ho mai picchiato nessuno.
    Il mio ragazzo non dovrebbe frequentarmi?
    Lo sai, vero, che stai facendo victim blaming?

  3. kendall ha detto:

    @Chiara A hai anche precedenti penali per rapina a mano armata?

    • E’ irrilevante questo genere di discussione, perché a macchiarsi di violenza domestica sono anche le persone incensurate che conducono una vita al di sopra di ogni sospetto. Riempire di botte qualcuno credo sia sufficiente di per sé a rendere credibile una minaccia di morte.

      • Ma infatti, io non ho mica detto che puoi riconoscere un violento dalla faccia o da come parla. Dico solo, in questo particolarissimo caso che non ha a che fare con tutti gli altri, che se io fossi una donna, un uomo superarmato e con precedenti penali per rapina a mano armata non lo frequenterei; ne mi stupirei di scoprire che in realtà è un uomo di mer*a. Tutto qui. Non ci vedo il victim blaming.

  4. primavera ha detto:

    Io ho ricevuto sputi e spintoni e insulti e denigrazioni anche col pancione da uno stimabile e pacatissimo professionista..peccato che la vera natura la tirino fuori solo coi deboli e in casa dove nessuno vede! È questo ciò di cui si parla. .del fatto che se erano già violenti perché ci stai? Se nulla lo lasciava presagire allora qualcosa hai fatto per farli “innervosire”! Se poi ci sono i figli certamente sono padri ridotti alla disperazione da madri alienanti e mangiatrici di soldi .vero???
    vabbe dai, allora ditelo che come sia sia la volete vinta e non fate nulla per mettervi in discussione. MAI!!! La colpa deve essere sempre della donna stregona e questa mentalità è diffusa anche presso chi dovrebbe difenderci (es polizia e carabinieri) e infatti non ci crede e ci rimanda a casa con una pacca e un vedrà che poi si calma. ..

  5. kendall ha detto:

    Qui nessuno vuole colpevolizzare le donne, sono donna pure io e metto in cima alla lista del mio odio più nero gli uomini che mettono le mani addosso alle loro compagne, alle loro mogli, alle loro figlie o alle loro madri.
    In questo particolare caso, però, dico solo che con un pregiudicato per rapina a mano armata io non ci farei mai un figlio.
    Diverso il discorso se la rapina a mano armata l’ha fatta dopo che s’erano conosciuti, messi insieme e avuto il bambino.
    Ma questo io non lo so e la protagonista non lo dice.

  6. Nato Invisibile ha detto:

    …davvero, davvero mi chiedo quanto sia importante mettere in ordine cronologico i precedenti penali e le collezioni di spade di Mr Violento. Voi commentatrici ci state dicendo che se il reato fosse stato commesso prima o dopo o durante la relazione, il modo di guardare la vicenda sarebbe diverso, vero? Perché mi sembra chiaro, che se la donna di questa storia ha preso le botte, e questo è un fatto certo, a secondo di quando il compagno abbia dato evidenza della sua violenza, allora o le botte la donna se le sarà andate a cercare, oppure le saranno piovute dal cielo per disgrazia, magari per un raptus.

    Ma perché davanti a queste storie terribili, invece di sollevarvi contro la violenza, anteponete il vostro bisogno di alleggerire i fatti e le responsabilità di chi esercita la violenza, tentando miserevolmente di riversarne almeno un po’ su chi la violenza invece la riceve? cos’è esattamente che vi spinge a questo travaso di responsabilità? siete delle seguaci del vecchio detto che la colpa non sta mai da una parte sola? sì lo siete. Siete delle tipe toste, a voi non la si fà, vero? Eppure vi sfugge il principio fisico delle armi e delle botte. ad esempio, il coltello: ha una lama, che ferisce, ed un manico, che viene impugnato dal soggetto che imprime la forza sulla lama. La pugnalata viene inflitta da una persona ad un’altra persona. Quindi un soggetto esercita una forza contro un altro soggetto. Veniamo al pugno: il pugno si può dare, oppure si può ricevere. Non può essere che io prenda la mano inerme del mio compagno e, senza che lui applichi la sua forza, che io mi dia dei pugni da sola imprimendo la mia propria forza sulla sua mano, colpendo il mio stesso viso. Paradossale, no? Eppure, quando voi cercate delle responsabilità nella donna per le botte ricevute, state dicendo che lei abbia preso la mano del suo compagno e si sia auto picchiata, usando lui come ogggetto, come mero strumento.

    Attendo stuoli di psicologhe a indottrinarmi riguardo l’autolesionismo delle vittime donna che si scelgono compagni violenti, per tutta una serie di motivi che si possono ricondurre in buona sostanza a stati emotivi irrazionali ecc. Non è questo il punto. La colpa, è di uno solo. Non di entrambi. Il reato commesso, non prevede attenuanti né complicità della vittima. Mai letta una sentenza in cui si dica “ah, però la moglie lo ha sposato volontariamente, ci ha fatto pure un figlio, ah beh, allora essa è corresponsabile della violenza, ed i pugni che lui le ha dato costituiscono un reato più lieve”. Non è così! LEVATEVELO DALLA TESTA!

    Chiunque colpisca un altro soggetto, imprime la propria forza a scapito dell’altro. Questa pulsione, qualora esercitata verso un soggetto più debole, è distorta, malata, abbietta, vile e disumana, e oltretutto costituisce reato nel nostro Paese. Eppure è bonariamente tollerata come se fosse una cosa normale, e come se fosse normale riversarne la responsabilità non su chi esercita quella violenza, ma su chi l’ha subìta. La donna ingenua, sprovveduta, emotiva (ecc.) ha scelto l’uomo col pugno facile per perpetrare la propria condizione di vittima, i propri bisogni emotivi (ecc.)

    Per fortuna queste donne, talvolta, riescono a lasciare. Talvolta sopravvivono alle violenze e i compagni le lasciano persino vivere senza vendette. Queste donne vi stanno dicendo: ho lasciato non grazie alla patetica domanda “perché non lo lasci?”, e neppure grazie alla vostra imbarazzante domanda “perché ti sei messa con un violento? perché te la sei andata a cercare?”. No queste donne lasciano grazie ad un’altra domanda: “perché mai qualcuno mi ha fatto così male?” Io ci credo che questa è una domanda molto più importante.

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