Lo stupro di Shia LaBeouf

Antefatto: nel dicembre dello scorso anno il fumettista Daniel Clowes ha accusato Shia LaBeouf di aver copiato una sua opera, Justin M. Damiano, e di averla inserita in un corto intitolato Howard Cantour.com, presentato a Cannes. Di fronte alla richiesta di spiegazioni di Clowes, LaBeouf ha prima chiesto scusa affittando un aereo che ha scritto nel cielo di Los Angeles “I Am Sorry Daniel Clowes”, salvo poi prendersi gioco del fumettista via Twitter, con una serie di commenti di “scuse celebri”, tra le quali “You have my apologies for offending you for thinking I was being serious instead of accurately realising I was mocking you”, citazione di un intervento di un politico texano durante un dibattito sull’aborto.

La querelle fra LeBeouf e Clowes ha attirato l’attenzione di molti – e molti sono quelli che hanno criticato aspramente LaBeouf – tanto che in gennaio, sempre su Twitter, l’attore ha annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica: “In seguito ai recenti attacchi alla mia integrità artistica, ho deciso di ritirarmi dalla vita pubblica“.

Successivamente ci ha ripensato, e in febbraio ha organizzato una performance dal titolo #IAmSorry in una galleria di Los Angeles: l’evento consisteva in 5 giorni in balia del pubblico, durante i quali l’attore doveva restare assolutamente immobile con un sacchetto in testa con la scritta “non sono più famoso” (lo stesso sacchetto con cui si era presentato alla premiére tedesca del film Nynphomaniac), mentre gli spettatori – ad uno ad uno – potevano interagire con lui in vari modi, a parole o usando anche oggetti messi a disposizione dagli organizzatori (tra i quali delle tenaglie, una bottiglia di whiskey, un pupazzo dei Transformers e una frusta di Indiana Jones).

shia(la foto dell’istallazione dal sito popdust.com)

A proposito di questa performance, credo sia doveroso citare l’artista Marina Abramovic e l’opera Rhytm 0 che l’artista portò a Napoli nel 1974.

Marina Abramovic preparò 72 oggetti su un tavolo in una stanza: oggetti di piacere (piuma, bottiglie, scarpe, ecc), oggetti di dolore (fruste, catene, martelli, ecc) e oggetti di morte (pistola, lamette).

La performance prevedeva la presenza per 6 ore consecutive dell’artista privata della sua volontà e totalmente a disposizione del pubblico che, attraverso quegli oggetti, aveva la possibilità di interagire con Marina provocato dalle seguenti istruzioni: “Sul tavolo ci sono 72 oggetti che potete usare su di me come meglio credete: io mi assumo la totale responsabilità per sei ore. Alcuni di questi oggetti danno piacere, altri dolore.”

I vestiti dell’artista vennero dilaniati, il suo stesso corpo sfregiato, degli uomini arrivarono a leccare il sangue dalle ferite, mentre una parte del pubblico cercò di formare una sorta di gruppo di potezione. La performance si concluse nel momento in cui nelle mani dell’Abramovich viene messa la pistola carica, appoggiata e diretta al collo, con un dito della stessa artista appoggiato sul grilletto.

A proposito delle accuse di plagio che gli erano state rivolte, Le Beouf aveva dichiarato: “Appropriation has been the most influential theme in art since the 70s. If you look at Warhol’s work and say ‘oh well he didn’t paint that – its just silk screens’ Your [sic] missing the point.” (L’appropriazione è il tema più influente nell’arte fin dagli anni ’70. Se guradando al lavoro di Warhol e dite oh, beh lui non dipinge sono solo serigrafie‘ non avete capito niente)

Nel corso di uno scambio via email con un giornalista del Dazed, Shia LeBeouf ha parlato dello stupro subito durante #IAmSorry:

“One woman who came with her boyfriend, who was outside the door when this happened, whipped my legs for ten minutes and then stripped my clothing and proceeded to rape me… There were hundreds of people in line when she walked out with dishevelled hair and smudged lipstick. It was no good, not just for me but her man as well. On top of that my girl was in line to see me, because it was Valentine’s Day and I was living in the gallery for the duration of the event – we were separated for five days, no communication. So it really hurt her as well, as I guess the news of it travelled through the line. When she came in she asked for an explanation, and I couldn’t speak, so we both sat with this unexplained trauma silently. It was painful.”

“Una donna che era venuto con il suo fidanzato, che era fuori dalla porta quando questo è successo, ha frustato le mie gambe per dieci minuti e poi mi ha tolti i vestiti e ha cominciato a violentarmi C’erano centinaia di persone in fila quando è uscita, con i capelli arruffati e il volto macchiato di rossetto. Non è stato bello, non solo per me, ma anche per il suo uomo. noltre c’era la mia ragazza in fila per vedermi, perché era San Valentino e io ho vissuto nella galleria per tutta la durata della manifestazione siamo stati separati per cinque giorni, nessuna comunicazione. Così questa cosa le ha fatto male, perché immagino che la notizia di quello che era successo è trapelata fra gli spettatori in attesa. Quando è entrata mi ha chiesto una spiegazione, ma io non potevo parlare, quindi siamo rimasti entrambi seduti con questo trauma inspiegabile in silenzio. E ‘stato doloroso.”

Sulla questione dello stupro è intervenuto a gamba tesa il giornalista inglese ed ex direttore di tabloid Piers Morgan, che ha attaccato l’attore con una serie di tweet:

l’affermazione di Shia LaBeouf di essere stato ‘stuprato’ è davvero patetica ed è un insulto per le vere vittime di stupro. Cresci un po’, sciocco ometto. Un attore di Hollywood che sta seduto con un sacchetto di carta in testa e che non ha fatto niente mentre, dice, una donna lo violentava, non è stato violentato. La gente difende Shia LaBeouf. Il mondo è impazzito. Si è inventato un presunto stupro per farsi pubblicità a buon mercato”.

Che genere di riflessioni dovrebbe sollevare questa vicenda?

La violenza sessuale sugli uomini esiste: questo lo sappiamo bene. Ne avevo scritto in merito all’aggressione di ragazzino di 14 anni con un compressore che gli ha devastato l’intestino.

Avevo anche scritto – citando Penn James Asbrand, psicologo in una clinica per veterani a Salt Lake City – che quando un uomo viene violentato, proprio come quando viene violentata una donna

“non si tratta di sesso, ma di potere e controllo“.

Che ci siano donne che non esitano ad esercitare quel genere di potere e controllo quando ne hanno l’occasione, dimostra soltanto quello che il femminismo va dicendo da sempre: gli stereotipi sul maschile e il femminile non sono che costruzioni culturali, non hanno nulla di biologico.

Se ci sembra “innaturale” che una donna possa decidere di umiliare e svilire il corpo di un uomo attraverso degli atti sessuali, è solo perché siamo immersi in un contesto patriarcale che assegna al maschio e alla femmina dei ruoli ben definiti: l’uomo è un predatore sessuale, la donna è sessualmente passiva, l’uomo possiede, la donna è posseduta, l’uomo è aggressivo perché vittima dei suoi istinti animaleschi, la donna è seduttiva e calcolatrice… Ovviamente, da un punto di vista squisitamente scientifico, queste sono scemenze.

Se ci sembra “innaturale” che una donna possa decidere di umiliare e svilire il corpo di un uomo attraverso degli atti sessuali, è perché – a causa del contesto culturale nel quale siamo immersi, che assegna al maschio e alla femmina dei ruoli ben definiti – la violenza sessuale commessa da donne è molto più rara di quanto non lo sia la violenza sessuale commessa da un uomo su una donna o da un uomo su un uomo; sebbene ci piaccia pensarci liberi da qualsiasi condizionamento, nella realtà quegli stereotipi condizionano pesantemente la vita degli individui, e l’unico modo che abbiamo per liberarci della loro influenza è la consapevolezza della loro esistenza e pervasività.

La conclusione alla quale non dovremmo giungere, partendo da questo episodio (secondo me) è che non ha senso parlare di violenza di genere perché “le donne sono violente tanto quanto gli uomini”.

Se non c’è nulla nel DNA delle donne che le rende meno inclini alla violenza degli uomini (e infatti esistono donne violente) di fatto le statistiche ci dicono che l’87 % degli omicidi sono commessi da uomini, il 98% delle aggressioni sessuali sono commesse da uomini, l’83% delle aggressioni non sessuali sono commesse da uomini, il 90% delle rapine sono commesse da uomini, il 92% dei sequestri di persona sono commessi da uomini.

E questo non perché “gli uomini sono malvagi per natura” e “le donne sono buone perché è la biologia che lo impone”, ma perché viviamo immersi in un contesto patriarcale che educa i maschi a dare libero sfogo alla violenza e non solo non offre alle donne tante occasioni di esercitare potere e controllo su un uomo, ma le educa a non trovare gratificante quel genere di esercizio del potere.

Riconoscere l’esistenza del patriarcato deresponsabilizza chi agisce con violenza?

Assolutamente no. Piuttosto il contrario. Se non c’è nulla di “biologico” che condiziona l’agire di un uomo e di una donna, significa che la violenza non è “innata” e quindi “inevitabile” per alcuni soggetti, mentre per altri è un qualcosa di “naturalmente” alieno, ma che tutti ne possiamo fare benissimo a meno.

Riconoscere l’esistenza del patriarcato ci aiuta non trovare “innaturale” che una donna possa decidere di umiliare e svilire il corpo di un uomo attraverso degli atti sessuali e a stabilire che la violenza sessuale non soltanto è sempre e comunque sbagliata, ma che è un qualcosa che possiamo debellare da questa società costruendo un contesto culturale diverso da quello nel quale siamo immersi ora.

Se l’obiettivo del femminismo è smantellare il patriarcato, che cosa vogliamo costruire una volta che lo avremo smantellato?

Io pensavo ad un mondo in cui nessuno, maschio e femmina che sia, debba venire svilito e umiliato dalla violenza sessuale.

Perché

I do not want the power that men have, I want there to not be a dominant sex or class or race.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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47 risposte a Lo stupro di Shia LaBeouf

  1. ellagadda ha detto:

    Indipendentemente dalla veridicità del fatto, sono rimasta sconcertata dai commenti alla vicenda, donne che gridavano vendetta, uomini che gli davano dell’ omosessuale… e ovviamente la solita convinzione che un uomo non possa essere stuprato perché meccanicamente impossibile.
    Mi hanno ricordato i racconti delle donne violentate, le domande imbarazzanti alle quali devono rispondere (“ti è piaciuto“, “ti sei bagnata“, e via dicendo).
    Mi chiedo se le statistiche vedrebbero ancora gli uomini in testa nella corsa alla violenza se gli uomini denunciassero gli stupri.
    Non so se denuncerei in una caserma se fossi un uomo, non so cosa potrebbe succedere, visto l‘atteggiamento delle persone.

    • Io non ho problemi a credere che il fatto sia vero.
      C’è da considerare il fatto che Shia LaBoeuf abbia deciso di sua spontanea volontà di rinunciare a difendere la propria integrità fisica, e per questo (e non perché “le donne non possono stuprare”) molti lo hanno accusato di parlare impropriamente di stupro, offendendo in questo modo le persone davvero stuprate, che invece non hanno nessuna scelta di fronte ad un sopruso.
      Personalmente non credo che il fatto che Shia LaBeouf abbia deciso autonomamente di mettere in scena una performance nella quale lasciava il suo corpo in balia di altri esseri umani influisca più di tanto sul trauma causato dall’uso che poi ne hanno fatto gli spettatori.
      Quello che dovremmo chiederci è che cosa ci vogliono mostrare performance di questo genere… La sua come quella di Marina Abramovic. Che cosa Shia LaBeouf voleva farci capire?
      L’atteggiamento delle persone alla notizia non è meno sconvolgente di quello che di solito accompagna gli stupri sulle donne: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/11/10/te-lo-spiego-come-se-avessi-4-anni-ok/
      Non per nulla, accade spesso che le vittime di stupro decidano di uccidersi a causa della rivittimizzazione che subiscono dopo, come Rehtaeh Parsons: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/04/14/anonymous/
      Questi interventi ci stupiscono solo perché non siamo avvezzi a leggere di uomini stuprati, mentre la violenza sulle donne è un qualcosa di più “normale”.

      • ellagadda ha detto:

        Il problema della veridicità è stato messo come critica da parte degli utenti, ma, indipendentemente da se si voglia prenderlo o meno per vero, è assurdo come si ponga l’accento sul fatto che per un uomo sia impossibile subire violenza e per questa ragione il fatto dovrebbe essere automaticamente falso (mi riferisco sempre ai commenti).
        Uomini e donne vivono nella stessa società, perché le donne dovrebbero agire o per lo meno pensare in un modo meno violento?
        Per un uomo, secondo me, dimostrare di aver subìto è ancora più difficile, e per questa ragione gli uomini denunciano meno.
        Mi fa specie leggere di vendette, come se lo stupro di uomo potesse riscattare quello di una donna, cosa dovremmo capire da questa vicenda, che per porre fine alle violenze dobbiamo essere violente anche noi? E se a qualcuno passasse per la testa di vendicare questo stupro con un altro stupro?
        Io resto senza parole.

      • “Uomini e donne vivono nella stessa società, perché le donne dovrebbero agire o per lo meno pensare in un modo meno violento?” Di fatto, in percentuale, ci sono molti più uomini violenti. Perché?
        Perché viviamo in un determinato contesto culturale che propone modelli di comportamento diversi per gli uomini e per le donne.
        Non mi dire che non lo hai mai notato…
        Di fondo, viviamo in un epoca – come diceva Gandhi – in cui “la forza bruta detta legge”, ed è “è quasi impossibile, per chiunque, credere che qualcuno possa rifiutare la legge della supremazia della forza bruta.” (Che cosa Intendo per Nonviolenza)
        Io credo nella nonviolenza.

      • ellagadda ha detto:

        Non contesto che gli uomini nei fatti siano più violenti, ma la violenza di pensiero la riscontro ugualmente in uomini e donne, e i commenti a vicende del genere credo che, purtroppo, lo confermino.

    • Lilli ha detto:

      Ellagadda, la violenza di pensiero non ha mai stuprato nessuno. I peni sì.

      • ellagadda ha detto:

        Non per questo va difesa, per passare alla violenza fisica bisogna prima passare per quella di pensiero.
        Per me chi difende o giustifica o banalizza uno stupro è identico a chi lo compie.

    • Lilli ha detto:

      Qui vi troviamo di fronte a un artista che ha dato il permesdo di fargli ciò che volevano (pur di far parlare di sé). Lo stupro è una cosa molto diversa.

      • ellagadda ha detto:

        Quindi se un’ artista si mette in una gabbia e se arriva un pazzo e la violenta, sarebbe colpa dell’ artista? Lui sarebbe autorizzato a farlo?
        E se una ragazzina che non sa quel che fa si mette in un pasticcio, che ne so, accettando una proposta particolare e poi se ne pente, anche lì sarebbe colpa sua e non avrebbe il diritto di sentirsi violata?
        Qualunque sia la ragione per cui lo ha fatto, la cosa che conta è che ha subito violenza, la violenza di una donna.

      • Io ho fatto l’esempio di Marina Abramovic: the performance evolved into one of constructed trauma, ending with the artist holding a loaded gun against her own head, with tears in her eyes, her blouse pulled open to expose her breasts, and bleeding from a head wound. Abramović commented: ‘That was the heaviest piece I ever did because I wasn’t in control. The audience was in control.’ http://www.tate.org.uk/whats-on/tate-liverpool/display/dla-piper-series-constellations/marina-abramovic-rhythm-0-1974
        Anche in quel caso il pubblico agì con estrema violenza, e sicuramente l’artista subì un trauma, ma si parla di trauma “costruito”, perché a suggerire al pubblico di agire con violenza era stata l’artista stessa, fornendo degli strumenti di tortura. Esattamente come Shia LaBeouf ha offerto una frusta.
        Vi domando di nuovo: qual è lo scopo di questo genere di performance artistica?
        Ricordo che quando tempo fa si parlò del trauma subito da Maria Schneider durante le riprese di “Ultimo tango a Parigi” (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/18/disclaimer/), molti si schierarono a difesa della decisione di Bertolucci, suggerendo che quel trauma era necessario all’artista per raccontare la sua “verità”: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/25/il-gabbiano-spiaccicato/
        In quell’occasione io criticai chi metteva le ragioni dell’arte al di sopra del rispetto dell’integrità dell’essere umano, e lo faccio anche in questa occasione. In quel caso, però, non era stata neanche una scelta di Maria Schneider… e l’artista, Bertolucci, ha potuto creare il suo “constructed trauma” senza subire direttamente nessuna conseguenza.
        Possiamo discutere delle implicazioni etiche di questo modo di vivere l’arte, ma stranamente – stavolta che la vittima è un uomo – l’argomento “arte” non lo tira fuori nessuno.
        Dicendo questo, ribadisco, non voglio in alcun modo sminuire il dolore che l’essere violati comporta ad un essere umano, a prescindere dal contesto in cui viene violato, nè la gravità dell’agire con violenza, a prescindere da chi sia stato a metterti una frusta in mano. Come ho già scritto, non credo che la violenza possa essere definita “necessaria”.
        Io credo che questa performance abbia messo in luce un aspetto della violenza sessuale che spesso viene negato: più che con la lussuria, la violenza sessuale ha a che fare con la diseguaglianza di potere; più che un atto determinato dal desiderio di una soddisfazione sessuale è un atto di sfregio compiuto da chi occupa una posizione dominante sul corpo di chi è inerme e sottomesso.
        E’ questa la riflessione che credo sia importante: come costruire un futuro nel quale di fronte ad una tavolo coperto di strumenti di tortura a nessuno verrebbe in mente di impugnarne uno contro una creatura impossibilitata per qualsiasi ragione a reagire? Un futuro senza individui che dominano e individui sottomessi? Posto che a qualcuno interessi, costruire un futuro del genere…

      • Paolo ha detto:

        Bertolucci sbagliò a non informare la Schneider del cambio di sceneggiatura ma non me la sento di chiamarlo stupratore. E sinceramente quello che è avvenuto a Shia Le Beouf per quanto possav essere stato sgradevole NON è uno stupro. Ripeto: avrebbero anche potuto piantargli un coltello nel petto e sarebbe stata una conseguenza dei rischi che aveva scelto di correre facendo una performance simile. E no, la ragazza che accetta l’invito non c’entra nulla perchè accettare un invito non equivale a mettere il proprio corpo in balia del prossimo che è quello che l’attore ha scelto in piena autonomia di fare e anche se lui dopo si fosse “pentito” di averlo fatto, non è uno stupro lo stesso.

        Ida la differenza tra una molestia sessuale femminile e una maschile è che una donna fisicamente non può stuprare un uomo adulto e nel pieno delle sue forze, o almeno è molto improbabile.
        Anche per questo la scena del film “Rivelazioni” in cui la rampante capufficio Demi Moore “molesta sessualmente” il suo dipendente (ed ex amante) Michael Douglas non è riuscita a farmi provare molto dispiacere per la “vittima maschile”, confesso che pensavo “magari capitasse a me” e non sono sicuro che l’intento degli autori fosse farmi pensare quello

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Per me la cosa interessante di queste performance è come mi interrogano sul concetto di consenso.

        Basta dare un assegno in bianco a qualcuno, per esonerarlo/a dalla responsabilità delle sue scelte? Se mi dai il permesso di farti qualunque cosa, posso anche ucciderti? Non è più un assassinio? Poi se io metto una pistola sul tavolo e ti avverto che non reagirò, è la stessa cosa che darti il permesso di spararmi? Qual è la linea oltre la quale si può dire che uno/a “se l’è cercata”? Non lo so…non so se può essere utile il concetto di “consenso affermativo” che è emerso come pratica sui campus americani. Che per un consenso effettivo, deve esserci un’affermazione positiva, e specifica. Anche perché la gamma delle azioni umane è troppo ampia per essere coperta con un vago “fai quello che ti pare”.

        E ancora: chi è una vittima? Alcuni pensano che sia un tratto della personalità – che essere vittime significhi essere dei poveretti. Che uno che non ispira solidarietà o simpatia non possa essere una vittima. Io non capisco cosa passa per la testa di Shia LaBeouf, e non farei mai quello che ha fatto, ma basta questo per fare spallucce e dire “se l’è meritato?”. Sì, lui avrebbe potuto reagire. Ma aveva messo in chiaro che non lo avrebbe fatto, e lei ne ha approfittato. Il fatto che una persona sia ricca e famosa, e rinunci spontaneamente al controllo, ci esonera dal rispettare il suo essere (temporaneamente) indifesa? Importa il perché non si è difeso? Per me, no, o almeno, è secondario rispetto alla violenza che ha subìto.

        Si può anche non avere simpatia per Shia LaBeouf come persona, considerarlo un pazzo scriteriato e narcisista, una persona privilegiata, e affermare lo stesso che in questa circostanza è stato vittima di uno stupro. Io la penso così.

      • Paolo ha detto:

        Rasoio, il mio concetto di libertà individuale prevede che chi decide consapevolmente di auto-distruggersi (o incarica qualcun’altro di distruggerlo) agisce nel suo pieno diritto..per dire: se uno vuole fumare due pacchetti al giorno o devastarsi di cibo spazzatura lo faccia, la società ha il dovere di informarlo sui rischi che corre per il suo benessere ma poi decide lui. Io sono anche favorevole a legalizzare le droghe: si faccia una campagna informativa sui rischi della droga, poi se un adulto dopo aver avuto tutte le informazioni e avvertimenti, vuole distruggersi con queste sostanze che si accomodi

        ripeto per l’ennesima volta: il signor LeBouf ha acconsentito esplicitamente a subire qualunque nefandezza su di sè senza reagire, doveva sapere i rischi che correva, se non li sapeva tanto peggio per lui: parliamo di un adulto, non di un bambino.

        quanto al consenso al rapporto sessuale, l’importante è che si sappia che il consenso al sesso può anche essere non verbale.

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Paolo, la differenza col fumo e le droghe è che qui è coinvolta un’altra persona che ha scelto di commettere violenza. Non si può cancellare la donna dall’equazione, come se fosse un tumore o un palo della luce contro cui LaBeouf è andato a sbattere. Ricordiamoci sempre che non c’è strupro senza stupratore. Nessuno l’ha costretta ad abusare di lui. Ha fatto una scelta pure lei. Qui ci sono due persone che possono aver commesso errori, e a me preme riconoscere che abusare sessualmente di qualcuno è moralmente più riprovevole che mettersi in una situazione pericolosa. E poi non sappiamo quali problemi può avere LaBeouf. Non voglio fare la psicologa su internet, ma i suoi comportamenti recenti non indicano il massimo dell’equilibrio mentale, il che renderebbe il suo consenso molto dubbio.

      • A prescindere dall’equilibrio mentale di Shia LaBeouf, chi agisce ha sempre compiuto una scelta.
        Il fatto che molti abbiamo parlato di “vendetta” riferendosi alla violenza sessuale perpetrata in questo caso, ci dà la misura di quanto siamo imprigionati – tutti, uomini e donne – nella dicotomia “dominante-dominato”: non riusciamo ad immaginare un altro modo di vivere che non sia un rapporto in cui o l’uomo sottomette la donna oppure la donna conquista il diritto di sottomettere l’uomo. Gli unici modelli disponibili sembrano le sorelle del De Sade: o la vittima Justine o il carnefice Juliette.
        Le teorie dei Men Rights’Activists sono emblematiche di questa difficoltà: alle donne che lottano per liberarsi dall’oppressione patriarcale reagiascono parlando di “misandria”, di aggressione al maschio, perché non riescono ad immaginare una società priva di relazioni nelle quali il primo obiettivo è mantenere uno squilibrio di potere.
        Ho concluso il post scrivendo “I do not want the power that men have”, una frase nella quale il pronome personale singolare non esclude che invece ci siano delle donne che anelano (e a volte ottengono) quel genere di potere…

      • Paolo ha detto:

        De Sade va preso con le molle ma non buttato via. E il desiderio di vendetta fa parte dell’animo umano
        Comunque, non so quali siano le condizioni mentali dell’attore ma una scelta l’ha fatta anche lui

        Che esistano anche (ma non “solo”) donne che anelano al potere (da ottenere coi mezzi che hanno a disposizione, come fanno tutti) mi pare ovvio

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Già. Come se parità significasse avere sia uomini che donne sottomessi, sia uomini che donne violenti, sia uomini che donne incompetenti e corrotti al potere. E forse in un certo senso è parità…ma è veramente triste. Oltre a essere immorale, insoddisfacente, e a privarci della possibilità di vivere le relazioni in modo pacifico e autentico, è anche autolesionista. Noi più di chiunque altro dovremmo renderci conto che in un mondo in cui la violenza è la regola, collettivamente perderemo sempre, anche se individualmente possiamo ottenere vantaggi. Non ci sarà mai un mondo in cui le donne dominano violentemente gli uomini, anche ammesso che fosse desiderabile arrivarci. Con questi comportamenti stiamo semplicemente contribuendo alla nostra stessa oppressione.

    • Lilli ha detto:

      Ellagadda, hai fatto un paragone che non c’entra niente, perché Lebouf non è un minorenne inesperto ma un adulto consapevole che ha chiesto di fargli ciò che ha subito, poteva andarsene in qualsiasi momento e la sua scelta di subire certi comportamenti per me ha una motivazione squallida: attirare l’attenzione su di sé visti i suoi flop professionali degli ultimi anni.

      • ellagadda ha detto:

        La motivazione di lui, fosse anche la più stupida della terra, non toglie che quella donna ha usato violenza su di lui.
        Il processo alle intenzioni serve solo a criminalizzare la vittima.

      • Paolo ha detto:

        il processo alle intenzioni si fa quando si dice che una ragazza che va in discoteca, flirta con uno che poi la stupra se l’è “cercata” ed è orrendo perchè quella ragazza non ha chiesto di subire un rapporto sessuale contro la sua volontà, voleva divertirsi ma nel consenso reciproco…e una volta che c’è consenso anche il rapporto sessuale più “violento”, “animalesco” non è stupro, viceversa se il consenso non c’è pure un bacio sulla guancia è non stupro, ma potenziale molestia sopratutto se lo reiteri dopo che ti è stato fatto capire chiaramente e senza equivoci che non è gradito.

        in questo caso LaBeouf ha messo volontariamente ed esplicitamente il suo corpo a disposizione del prossimo impegnandosi a non reagire..non c’è nessun processo alle intenzioni, mi pare che le intenzioni dell’attore siano chiare, rendersi disponibile a subire qualunque cosa: baci o botte, cose belle e cose brutte e tra le cose brutte ci sono anche le violenze di ogni tipo. Non ho dubbi che sia rimasto “scosso” e che abbia avuto molta paura, avrà anche sofferto ma la performance stessa implicava questa possibilità

    • Vale ha detto:

      Ok, ammetto di essere totalmente all’oscuro di questa cosa. Mi spiegate com’è possibile a livello meccanico che un uomo venga stuprato? A meno che non venga anche drogato, chessò, col Viagra o simili, come funziona?
      So che il sito è accessibile anche ai minori, non chiedo una spiegazione particolareggiata, mi basterebbe solo capire cosa si intende. Grazie.

  2. Paolo ha detto:

    secondo me il fatto che lui abbia volontariamente deciso di mettere il suo corpo in balia del prossimo influisce eccome: teoricamente avrebbero anche potuto ucciderlo e sarebbe rientrato nella performance, chi si dedica a queste forme estreme di, come vogliamo chiamarla? “body art”?, “performing art? deve mettere in conto i rischi che corre altrimenti è un cretino. Perciò non ritengo che ci siano molte analogie con gli stupri purtroppo più statisticamente frequenti contro le donne e fatti da uomini

    Quanto ai “condizionamenti”..sono pervasivi fino a un certo punto altrimenti tutti andremmo in giro a stuprare e così non è per fortuna..il fatto è che per ragioni fisiche evidenti è quasi impossibile per una donna (a meno che non sia una campionessa di arti marziali) stuprare un uomo adulto, sano e nel pieno possesso delle sue forze, nè è possibile che una donna (che non sia una pugile professionale) pesti a sangue a mani nude un uomo sano e adulto
    Questo non significa che una donna non possa essere violenta fisicamente o in altri modi
    nè è vero che specie oggi le donne siano sempre sessualmente “passive”..che poi se il sesso è consensuale nessuno è “passivo” sul serio a prescindere dai “ruoli”

    • Io ho detto: non credo che influisca sull’entità del trauma…

      • Paolo ha detto:

        questo può essere, non lo so, io mi guardo bene dal fare performance del genere proprio perchè rifiuto di correre certi rischi (con tutto il rispetto per chi li accetta): del resto uno che muore per un incidente facendo paracadutismo è morto come uno che viene spinto giù dal sesto piano..solo che il primo aveva volontariamente intrapreso una attività di cui conosceva i rischi. Dico solo questo

  3. primavera ha detto:

    Siamo d’accordo sul fatto che nessuno(uomo donna o bambini)dovrebbe mai subire alcun tipo di violenza ma quella che dice di sver subito questo tizio non mi sembra paragonabile ad uno stupro in quanto questi era li consapevolmente e volontariamente e, questo è il mio modesto parere, anche per pubblicità.
    La definisce lui stesso un’esperienza carica di empatia, amore, umanità per cui non colgo il trauma e l’umiliazione che invece provoca uno stupro vero che certamente nessuna donna o uomo (come il povero quattordicenne del compressore) definirebbe esperienza d’amore!
    Credo che questo sia il solito furbacchione che finge di fare tutto per amore dell’arte e che intanto ci guadagna soldoni!

  4. IDA ha detto:

    Cosa è disposta ad inventarsi la gente, pur di non lavorare.
    (mi riferisco alle performance e istallazioni..non allo stupro.)
    Le aspettative sociali della mascolinità sono più rigide, quindi per un uomo è più difficile poter parlare del proprio stupro.
    Le donne sono capaci di molestie sessuali quanto gli uomini, ma c’è una sostanziale differenza, che la donna per farlo, deve rinnegare il suo ruolo, l’uomo nello stupro lo rivendica.

  5. Maura ha detto:

    Il problema è che il patriarcato ha indotto un senso del sesso che è intimamente connesso con il potere. Non sono una etologa, ma non credo che un animale maschio eserciti un potere sulla femmina quando la monta. Tra umani invece è ben chiara la dicotomia attivo (potente) e passivo (succube). E così non vengono violentate solo le donne ma anche gli omosessuali, i bambini….. ma perché, ad esempio per gli omosessuali, la loro passività li identifica alle donne.
    Mettendosi in quella condizione il performer si è auto messo nella condizione di passivo e quindi di donna, quindi di vittima predestinata. Se cade dal pero, non aveva capito nulla.
    Essendo maschio di base, pensava ad altri tipi di violenza possibili. Il trauma, se c’è stato, è di capire come va il mondo, che noi donne lo capiamo a partire dai tre anni. Che a compiere violenza sia stata una donna fa parte del gioco perverso, se tu uomo inverti i ruoli, posso farlo anch’io.

    per il resto credo che queste performances sia una str….

    • Paolo ha detto:

      per me il punto è il consenso: se c’è consenso nel rapporto sessuale allora non c’è vera sottomissione nè nessuno è veramente passivo..vale per il rapporto sessuale “classico” come per i “giochi” più insoliti

      Questo è un caso limite nel senso che lui consensualmente ha lasciato che il suo corpo fosse in balia del prossimo, ma forse non aveva messo in conto tutti i rischi possibili..in ogni caso non considero le Bouf una vittima di stupro, mi dispiace per gli insulti che ha preso su internet ma la vedo così

  6. IDA ha detto:

    @ Paolo.. Stupro; “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.” Articolo 609 bis del Codice Penale italiano. Se per essere assunta o pena licenziamento una è costretta a fare un pompino, questo è stupro. Per essere stupro non è necessario che ci sia la penetrazione, ma qualsiasi atto sessuale.. In alcuni ordinamenti, (Germania) anche la minaccia di stupro è considerata e punita come stupro. Il codice penale Francese, fa una distinzione tra stupro e coercizione sessuale. Lo stupro è attuato con minacce e violenza, mentre la coercizione sessuale; abuso di potere, inganno e frode, quindi anche carpire, ottenere con il raggiro.. Quindi sul caso Bertolucci, tecnicamente è stupro.
    Il consenso conta poco, perché dipende da come si estorce il consenso.. il consenso si può ottenere con minacce presunte o reali, con raggiri, ecc.. se l’unica condizione possibile è quella di acconsentire non è più un consenso.. Se uno paga una persona per farsi uccidere, anche se lascia scritto di aver incaricato questa persona, non cambia nulla, è sempre omicidio.
    Non occorre essere fisicamente più forti, ma in posizioni di dominio, lo stupro ha poco a che fare con il sesso, ma molto con l’esercizio del dominio, il piacere non sta nell’atto sessuale, ma nell’umiliare l’altro..
    Si è sempre parlato poco e se ne parla poco, ma molti uomini sono vittime di stupri, gran parte ad opera di altri uomini, (ambienti religiosi, carceri e militari). Le donne non sono esenti dal commettere stupri; un fatto di cronaca di qualche anno fa, una donna, dirigente di un’azienda importante, ricattava un dipendente, obbligandolo a fare sesso con lei. La storia è andata avanti fino a che lui non ha esposto denuncia. Ma quanti fanno denuncia? Esistono forti pressioni sociali sugli uomini perché diventino “veri maschi”, di conoscere ed essere riconosciuti come tali, con chiara differenziazione dalle donne, l’uomo deve rifiutare ogni cosa associata alla femminilità, negare la propria vulnerabilità. Gli stereotipi di genere creano danni sociali e umani, non solo alle donne, ma anche agli uomini..

    • Paolo ha detto:

      Ida, ma se io racconto balle a una persona per farla innamorare di me e andiamo a letto insieme (ed è probabile che non ci sarebbe andata se non le avessi raccontato quelle balle), l’ho raggirata sì ma non l’ho stuprata.

      insisto col dire che è fisicamente quasi impossibile per una donna obbligare con la forza un uomo adulto e nel pieno delle sue forze (quindi non sotto sedativi o droghe) ad un rapporto sessuale non consensuale, poi certo può umiliarlo sessualmente, ingannarlo, ricattarlo, esercitare un potere..tutti comportamenti moralmente ed eticamente discutibili..ma se la dirigente è Demi Moore io, con tutta la buona volontà, faccio fatica a vedere il suo dipendente come una vittima..e va bene si vede che sono un patriarca ma no non credo affatto che un uomo debba essere sempre arrapato

      Ida, so bene che anche se autorizzo qualcuno a uccidermi quello è sempre un omicidio infatti ho parlato del mio concetto di libertà individuale, non delle leggi vigenti

      • Paolo ha detto:

        “se la dirigente è Demi Moore io, con tutta la buona volontà, faccio fatica a vedere il suo dipendente come una vittima”

        a meno che lei non lo abbia drogato o sedato oppure a meno che lui non sia gay

        e ribadisco: non credo affatto che un uomo etero sia tenuto a volersi scopare tutte le donne del pianeta.

      • IDA ha detto:

        Paolo, quando si parla di forza, non c’è solo quella fisica, muscolare, ma anche quella della posizione di forza, dominante.. se io dico ad uno se non vieni a letto con me ti licenzio, è un atto di forza.
        Se uno/a è costretto/a ad avere rapporti sessuali, non per scelta ma per condizione, è sempre stupro.
        L’omicidio e lo stupro sono atti oggettivi, non soggettivi.

  7. Pingback: Caso Loris: sbatti la mostra in prima pagina | bettirossa * donne x diritti

  8. Il rasoio di Occam ha detto:

    Non solo gli uomini devono negare la propria vulnerabilità, ma si presume che siano perennemente consenzienti al sesso (per lo meno con le donne), e quindi non possano essere stuprati o molestati dalle stesse. Secondo l’idea predominante di virilità, un uomo dovrebbe essere sempre arrapato, aperto al sesso casuale con qualsiasi donna in qualsiasi momento. Se una donna gli impone atti indesiderati deve considerarsi fortunato, se non è contento vuol dire che è gay.

  9. Un'altra Laura ha detto:

    Io sto con Riccio, auspicando un mondo in cui la prevaricazione non esistesse o comunque non venisse tollerata. Vendetta per gli stupri femminili?! Ma che scherziamo? E poi, nel dibattito, ancora, mi pare si stia perdendo il punto di vista nel momento in cui si fa il processo alle intenzioni dell’ “artista”. Nel momento in cui una donna ha avuto la possibilità di fare “ciò che voleva” del corpo di un uomo inerme (per qualsiasi motivo!) quello che le è venuto in mente è stato di usarlo come giocattolo sessuale. Per me questo è stupro. Lo stupro esiste nella testa dell’assalitore, non della vittima. Poi non lo so se ci sia un istinto alla prevaricazione o una cultura della prevaricazione, ma la cultura di sicuro può fare molto, e DEVE fare molto di più per stigmatizzare gli assalitori maschili. E magari evitare di iniziare perdonare le assalitrici con scuse patetiche come le vendette storiche o che so io…
    PS: la capacità di fare del male nascosta nell’animo dell’uomo mi sconvolge sempre. Non capisco. È come il caso dell’esperimento Milgram o l’esperimento della prigione di Stanford.

    • Paolo ha detto:

      Le intenzioni dell’attore erano chiare: ha preferito “subire” le frustate e “subire” un atto sessuale piuttosto che interrompere una performance artistica che poteva interrompere in ogni momento, poteva togliersi il sacchetto dalla testa e cacciare via la “stupratrice” anche con la forza (legittima difesa) ma ha deciso di non farlo e continuare a non reagire andando avanti con la performance. Ora siamo tutti d’accordo che lo stupro è una cosa terribile..e se per non subirlo devi interrompere una performance artistica lo fai. Shia LeBeauf era il padrone di quella performance, ne aveva il totale controllo, non era sotto droghe nè c’era uno che gli puntava una pistola alla tempia imponendogli di andare avanti, e lui ha scelto di andare avanti con la performance, ergo non è uno stupro.

      Se vogliamo fare un parallelo, mi ricorda quegli attori che decidono di non usare una controfigura per le scene pericolose e si fanno male.
      Del resto la performance era chiara: “io sto fermo con un sacchetto in testa e voi potete dirmi e farmi TUTTO quello che volete”, non “tutto tranne le frustrate”, non “tutto tranne atti sessuali”..ma “potete farmi TUTTO quello che volete”. E così è stato.
      Performance perfettamente riuscita

      • Un'altra Laura ha detto:

        Ribadisco: credo sia più interessante focalizzarsi sulle intenzioni della donna piuttosto che su quelle dell’artista.
        Perché uomini e donne, nel momento in cui si sentono di avere potere su un altro essere umano decidono di sfruttare quel potere per ferire e umiliare?

      • Paolo ha detto:

        bè per rispondere a questa domanda sono stati scritti romanzi e saggi e credo che se ne continueranno a scrivere fino alla fine dei tempi

      • IDA ha detto:

        A parte, che io toglierei il diritto di chiamare artista chiunque usi termini come performance e istallazioni.. mi dirai, allora tutte le arti performattive? Giustappunto, molte di esse hanno poco a che fare con l’arte e molto con l’esibizionismo. Intendiamoci l’esibizionismo è una manifestazione umana di tutto rispetto, ma a poco a che fare con l’arte. Pensiamo al surrealismo, nel cinema Luis Bunuel, che era un pessimista allegro, esibizionista, scettico e disperato. O il suo connazionale, Salvador Dali, esibizionista, narcisista e egocentrico, trovava la vita divertente, solo perché pensava che la gente sia imbecille, l’unica eccezione delle specie umana era lui. Ma sono stati dei grandi artisti, non solo perché avevano la visione del mondo sovversiva e anarchica, ma perché hanno espresso tutto con grande poesia. Mi dirai che sono eccessivamente polemica, si hai ragione, ma quando sento termini come performance, ma soprattutto istallazioni, mi parte la vena polemica.. anche perché questi signori “istallatori” stanno, miseramente dando ragione a Salvador Dali.

      • Paolo ha detto:

        Bunuel e Dalì erano sicuramente artisti, Shia LeBeauf può benissimo essere una star in declino con un ego contorto e una vena esibizionistica particolare oppure possiamo ritenerlo più prosaicamente un imbecille ma non cambia ciò che ho detto

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  11. Zorin ha detto:

    “I do not want the power that men have”

    Gia’, e’ per questo che il femminismo sta spingendo un po’ ovunque leggi sulle “discriminazioni positive” aka “quote rosa” per piazzare femmine in posizioni di potere solo sulla base dei loro organi genitali.

    Se c’e’ una cosa sicura su questa terra, e’ che le femministe voglio proprio ed esattamente il potere che gli uomini piu’ in alto nella gerarchia sociale possiedono.

    Ma forse quella frase e’ corretta, nel senso che se si parla di “men” in modo generico, e’ evidente a tutti che l’uomo comune non ha alcun tipo di potere in questa societa’, specialmente nei confronti delle donne.
    L’unico potere e’ quello di fare il “servo della gleba”, come ironicamente mi e’ stato risposto in precendenza.

    • E’ tutto chiaro Zorin: le donne che affermano con estrema chiarezza di non volere il potere degli uomini in realtà anelano ad un potere che gli uomini nella realtà non hanno. Siamo completamente matte 🙂

      • Paolo ha detto:

        veramente Zorin sostiene che le donne anelano al potere che gli uomini ricchi hanno, con “più in alto nella gerarchia sociale” credo intendesse gli uomini ricchi o più in generale gli uomini che occupano posizioni di prestigio o di potere politico o economico nella nostra società
        E’ sicuramente vero che alcune donne anelano a questo tipo di potere che cercano di ottenere con i mezzi che hanno a disposizione..alcune (Margaret Thatcher, Angela Merkel, Christine Lagarde, Condoleeza Rice) ci sono pure riuscite e senza quote rosa.
        Non vedo dove sia il problema

      • Il problema è che non ha capito cosa intendevo io con questo post, né Megan Murphy col suo articolo… che probabilmente non ha neanche letto, nonostante io abbia messo il link. Il problema è che estrapola 4 parole dal contesto giusto per introdurre il suo pensiero, fingendo che abbia qualcosa a che fare con i miei post.

  12. Paolo ha detto:

    prova

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