L’applicazione di modalità paritetiche di affidamento condiviso non è riconducibile ad un modello unitario standardizzato

Dal Resoconto stenografico dell’Assemblea – Seduta n. 351 di mercoledì 17 dicembre 2014 – della Camera dei Deputati

(Iniziative volte a promuovere l’affidamento condiviso dei figli nel caso di separazione dei genitori – n. 3-01228)

  PRESIDENTE. La deputata Binetti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01228 concernente iniziative volte a promuovere l’affidamento condiviso dei figli nel caso di separazione dei genitori (Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata) per un minuto.

  PAOLA BINETTI. Ci sono degli importanti studi che sono stati fatti recentemente sia negli Stati Uniti sia in nord Europa che dimostrano come un affidamento congiunto effettivo in cui vi sia il bilanciamento dell’attenzione, dell’interesse, della presa in carico di ognuno dei due genitori, del padre e della madre, garantisce al bambino un pieno sviluppo delle sue capacità sia nel momento in cui deve affrontare la sua vita d’infanzia sia successivamente quando diventerà adulto. In Italia in realtà questa pratica, anche se esiste formalmente una pratica di affidamento condiviso, di fatto viene sistematicamente disattesa e il bambino viene affidata all’uno o all’altro dei genitori, prevalentemente alla madre, ma senza che possa garantirsi nella prospettiva dei diritti del bambino la possibilità di fare riferimento a entrambi i genitori.

  PRESIDENTE. Il Ministro della giustizia, Andrea Orlando, ha facoltà di rispondere.

  ANDREA ORLANDO, Ministro della giustizia. Signor Presidente, il tema che è stato affrontato dall’onorevole Benetti nel question time di oggi pone in evidenza delle problematiche molto delicate, che attengono alle modalità di affido idonee ad assicurare al minore una bigenitorialità effettivamente paritetica; un assetto tale da garantire, al contempo, le esigenze di crescita in un ambiente sereno ed equilibrato.
Ad essere messa in discussione non credo sia tanto la portata innovativa della legge n. 54 del 2006, con l’introduzione dell’affidamento condiviso dei figli minori, appunto, come forma legale di affidamento; oggetto di valutazione sono, invece, quelle prassi applicative che, a parere dell’interrogante, sembrerebbero poter snaturare la bigenitorialità, svuotando così di contenuto l’istituto.
Ritengo opportuno ricordare come l’articolo 337-ter del codice civile, inserito dal decreto legislativo n. 154 del 2013, abbia previsto il diritto per il minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, unitamente al diritto di ricevere cure, educazione, istruzione ed assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Questa disposizione istituzionalizza e riconosce una vera e propria posizione soggettiva del minore, che diviene così, iure proprio, titolare dei diritti indicati dalla norma, con la conseguenza di una recessione dell’interesse dei genitori rispetto a quello del minore ad una piena ed integrale ricostruzione dei rapporti pregiudicati dalla conflittualità.
In questo contesto, la disciplina vigente non prevede un obbligo dell’autorità giudiziaria di disciplinare le concrete modalità dell’affidamento condiviso secondo un modello paritetico, ma assegna al giudice il compito di dettare, caso per caso, una volta sentite le parti del minore, le concrete modalità di affidamento. L’applicazione di modalità paritetiche di affidamento condiviso non è, quindi, riconducibile ad un modello unitario standardizzato, non solo per la peculiarità degli interessi coinvolti e della varietà delle situazioni di fatto che giungono all’attenzione dell’autorità giudiziaria, ma anche perché la decisione perviene a seguito di un’istruttoria nella quale è l’atteggiarsi dell’assetto concreto della fattispecie a determinare la scelta del giudicante. In effetti, le modalità paritetiche di affidamento condiviso risultano essere nella prassi una soluzione minoritaria, tuttavia ciò è connaturato alla necessaria elasticità del modello di affido, in ragione del doveroso adattamento della fattispecie alle risultanze dell’istruttoria compiuta. Ciò non toglie come l’autorità giudiziaria possa sempre disporre, ove all’esito degli elementi acquisiti lo ritenga utile per il benessere del minore, un affidamento condiviso anche secondo modalità paritetiche, condizione questa che presuppone necessariamente la disponibilità e la capacità di entrambi i genitori di farsi carico delle esigenze e dei bisogni materiali ed affettivi del bambino.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  ANDREA ORLANDO, Ministro della giustizia. Dagli elementi in possesso dai miei uffici, risulta, peraltro, che gli studi di specialisti e di esperti psicologi in materia di bigenitorialità sono, allo stato, controversi e non univoci sul tema e che, in ragione della sua delicatezza e rilevanza sociale, assicuro sono alla costante attenzione del mio Ministero. Credo che un’opportuna verifica potrà essere realizzata anche in sede della riforma delle competenze dei tribunali dei minori, che è contenuta nella delega che è stata varata dal Consiglio dei ministri e che prevede la costituzione del tribunale della famiglia e della persona. In quella sede, io credo sarà opportuno, sarà, comunque, mia cura una ricognizione, anche per consentire al Parlamento le più opportune valutazioni, del funzionamento di queste strutture e di come un’innovazione normativa, può, eventualmente, produrre degli effetti positivi.

  PRESIDENTE. La deputata Binetti ha facoltà di replicare.

  PAOLA BINETTI. Signor Presidente, ringrazio il Ministro e sicuramente mi considero soddisfatta della risposta, soprattutto nella prospettiva e nella speranza che il prossimo tribunale della famiglia sia in grado di dare risposte integrate molto più complete e più efficaci. Non c’è dubbio che alcune questioni recenti, per esempio, l’aver ridotto i tempi del divorzio, l’essere approdati ad un divorzio breve e veloce, mette il bambino nella condizione di separazione molto precoce dai due genitori e, quindi, anche la necessità di mantenere la biunivocità delle due figure parentali – la madre e il padre – con specifiche esigenze, con specifici modi di rapportarsi, sia un elemento di particolare importanza rispetto al suo sviluppo concreto.
Non c’è dubbio che ci siano casi differenti, ha prettamente ragione il Ministro quando dice che bisogna valutare caso per caso. Penso, ad esempio, al caso di un padre abusante: anche soltanto il sospetto di essere un padre abusante, certamente, non rende favorevole non solo l’affidamento condiviso, ma, probabilmente, richiede anche la necessità di porre delle barriere difensive e di tutela nei confronti dei bambini.
Ogni caso è un caso, però è certo che gli studi attuali che abbiano un fondamento scientifico sufficientemente rigoroso propendono per la garanzia.
Faccio presente al Ministro che gli studi che sono stati fatti, per esempio, in Svezia, dove, comunque, evidentemente, separazioni e divorzi hanno un indice di diffusione di gran lunga maggiore che da noi, dove pure il numero delle separazioni ha raggiunto quasi il numero dei matrimoni e raggiunge i 164 mila casi di ragazzi analizzati in modo prospettico, confermano in realtà quanto sia importante nello sviluppo del bambino il potere far riferimento in maniera equilibrata all’uno e all’altro dei genitori. Ciò in tempi e in modi forse diversi a seconda dell’età e dello sviluppo, ma sempre e comunque avendo presente che i suoi genitori sono due e che è proprio nella valutazione del rapporto tra entrambi e con entrambi che va maturando il suo livello di autonomia e il suo livello di capacità e di responsabilità, ma anche la sua sicurezza personale sul piano affettivo e, quindi, anche la garanzia di poter essere un soggetto capace di prendere delle decisioni, sentendosi sufficientemente sicuro e garantito.

Illustration-of-Peter-Pan-007Se l’interrogazione dell’Onorevole Binetti pone l’accento sulla necessità di valorizzare la bigenitorialità (intesa come “bilanciamento dell’attenzione, dell’interesse, della presa in carico di ognuno dei due genitori“) quando si parla di affidamento di minori, la risposta del Ministro tiene conto dell’importanza di lasciare al Giudice la possibilità di valutare caso per caso.

Una risposta che rimanda alle conclusioni cui sono giunti i redattori del documento “Caring for children after parental separation: would legislation for shared parenting time help children?“, che – dopo aver selezionato ed analizzato la bibliografia esistente sull’argomento – hanno dichiarato:

“The best parenting arrangement can depend on the individual circumstances of each family, and introducing the presumption of shared parenting time risks applying a ‘one size fits all’ approach to families.”

Il miglior accordo per l’affido è quello che tiene conto delle particolari necessità di ogni singola famiglia. Suggerire che l’affido condiviso con suddivisione paritaria del minore fra i genitori sia in assoluto la migliore delle soluzioni presuppone che esista un accordo in grado di calzare a pennello a tutte le famiglie.

E questo, come ammette nella risposta anche la deputata Binetti, non è vero: sono diverse le situazioni per le quali un condiviso che preveda una matematica divisione dei tempi di permanenza fra i genitori non è adatto.

Su questo blog abbiamo visto come una eccessiva enfasi sul concetto di bigenitorialità possa diventare pericolosa quando ci sono stati episodi di abusi e violenza domestica.

Succede in Spagna, succede in Danimarca, succede negli Stati Uniti, e succede in Australia, dove addirittura si è dovuta eliminare la “friendly parent provision” dal Family Law Act del 2006, perché la sua applicazione rendeva difficile gestire tutti quei casi di separazione in cui uno dei genitori accusava l’altro di violenza domestica o abuso o negligenza.

Succede anche in Italia; emblematico ciò che è avvenuto a Guidonia, dove un padre colpevole di violenza domestica ha aggredito il figlio di 10 mesi, al quale aveva libero accesso dopo che madre a bambino era stati indotti a seguire un «programma di riavvicinamento e ricongiunzione familiare»  Oppure il caso di Rosi Bonanno, uccisa in casa dall’ex compagno violento che usufruiva del diritto di visita del figlio di due anni.

Il principio del “diritto del minore di mantenere rapporti continuativi e significativi con entrambi i genitori” è considerato più importante della necessità di tutelare le vittime  di violenza intrafamiliare, e la conseguenza è il perpetuarsi di comportamenti abusanti: il genitore maltrattante continua ad entrare in contatto con la prole e, di conseguenza, con l’ex-partner, che sono condannati a subire ancora le violenze alle quali avevano tentato di sottrarsi con la separazione.

Abbiamo anche visto come gli studi di specialisti e di esperti psicologi in materia di bigenitorialità sono, allo stato, controversi e non univoci sul tema: molte ricerche, validate dalla comunità scientifica internazionale, mostrano gli effetti dannosi dell’affido condiviso con residenza alternata per il bambino piccolo. E’ questo il motivo per cui la World Association for Infant Mental Health e numerosi psicologi infantili ripetono in continuazione che la residenza alternata non tiene conto del livello di sviluppo dei bambini più piccoli ed è contraria ai loro bisogni, anche nel caso in cui i genitori siano d’accordo e non abbiano rapporti conflittuali.

Sulla questione si sono espressi anche due neuropsichiatri, che sono giunti alla conclusione che frequenti spostamenti possono essere disorientanti per un bambino al di sotto dei due anni di età, se non addirittura terrorizzanti; il doppio domicilio, proposto come soluzione in grado di garantire “bilanciamento dell’attenzione, dell’interesse, della presa in carico di ognuno dei due genitori“, mette a rischio il legame di attaccamento fra il bambino e il caregiver principale, fondamentale per un sano sviluppo cerebrale dell’individuo.

Un altro problema da tenere in cosiderazione è il tenore dei rapporti fra i genitori: in un contesto di separazione altamente conflittuale, ci dice uno studio del 2011, un affido condiviso non contribuisce alla costruzione di una cooperative parental relationship (un rapporto di collaborazione fra i genitori), ma anzi inasprisce i conflitti, a detrimento dello sviluppo del minore.

Insomma: se alcune famiglie sono pronte per il condiviso, altre necessitano di tempo e supporto per giungere a questo genere di accordo, mentre per alcune famiglie il condiviso non sarà mai appropriato.

Per approfondire:

Residenza alternata: una proposta pericolosa

Affidamento alternato e sviluppo del bambino

Residenza alternata: nell’interesse del bambino?

Residenza alternata – II parte (gli studi scientifici)

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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