Sentimentalismi ed emozioni deboli

“Considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte.” (W. Shakespeare, “Il Mercante di Venezia”)

shakespeare

Per concludere questo 2014 in bellezza, vi segnalo un intervento del filosofo Stefano Zecchi sul valore della famiglia.

Stefano Zecchi ci spiega che “la famiglia” non è che un copione scritto nella notte dei tempi che gli uomini di oggi possono soltanto recitare (Ognuno è protagonista con un proprio ruolo, e la recita dovrebbe rispettare le parti); non è chiaro chi abbia scritto questa mirabile opera teatrale, o chi si occupi da millenni di distribuire le parti, ma per qualche ragione le battute non possono in alcun modo essere modificate: la famiglia è il classico dei classici, e rimaneggiare la trama getta “quel teatro (della nostra vita, il più importante) … in una totale anarchia“.

Premessa: l’anarchia è il male, ci dice Zecchi.

Anarchia, dal greco ἀ[ν] privativo e ἀρχή “signoria, governo”: chi è che abbiamo spodestato, da chi ci rifiutiamo di essere goveranti?

Che domande: dal Padre.

“L’aggressione contro di essa (la famiglia) si sviluppa da fronti diversi, ma l’attacco più distruttivo viene portato con la demolizione della figura del padre. Distruggi il padre, sfasci la famiglia.

Senza il Padre non c’è governo, non ci sono ruoli, gli attori improvvisano e che rimane del teatro? Che ne facciamo della nostra vita se nessuno ci assegna una parte?

Oggi, purtroppo, brancoliamo nel buio, navighiamo “a vista, senza punti di riferimento né alla tradizione, né al vissuto personale, sempre inadeguato alla realtà attuale.”

Ma cosa è successo, come mai il teatro della vita è precipitato nell’anarchia?

“Il padre-padrone è scomparso, e di questo ci possiamo rallegrare.”

Il padre-padrone è scomparso? Davvero?

Qualcuno ha avvisato quel signore che frustava la figlia con i cavi elettrici per non farla uscire con gli amici della sua scomparsa?

frustate

Mentre Zecchi si rallegra della scomparsa del padre-padrone, a me sembra che ci siano un sacco di mogli e figli che hanno poco da stare allegri. Ma io sono una donna, e questo – come vedremo proseguendo nella lettura – mi impedisce di avere un sano rapporto con la realtà.

Andiamo avanti.

L’allegria di Zecchi è minata da un pensiero orrendo: scomparso il padre-padrone

“Perno della famiglia rimane la madre”.

E il teatro della vita si trasforma nel set di un film horror.

Mama2

Incapace di pensare a dei “ruoli” che non interagiscano fra loro sulla base di una scala gerarchica, Zecchi giunge alla conclusione che la scomparsa del padre-padrone non può che aver generato un personaggio molto più terrificante: la madre-padrona.

E cosa fa questa madre-padrona? Frusta tutti con dei cavi elettrici?

No, peggio:

“…solo lei può lasciare al marito lo spazio per fare il padre, cedendo il suo naturale potere. Spesso questo spazio non viene dato, e allora il padre non può neppure sognarsi di competere con la moglie.”

La madre-padrona non lascia al marito lo spazio per fare il padre. Ma cos’è che non gli fa fare? Che significa “fare il padre”?

In un post di qualche tempo fa, vi avevo parlato di uno studio che si era proposto di analizzare il rapporto tra la percezione che la gente ha delle competenze genitoriali e il genere del genitore; lo studio mostrava che, se tutti hanno ben chiaro in mente cosa significa “fare la madre” (cucinare, rammendare i vestiti, pulire), il ruolo del padre è molto vago: i padri fanno “cose diverse” e sono cose molto importanti.

Ecco cosa fa il padre secondo Stefano Zecchi: il padre è

la figura che apre al mondo, che aiuta i figli a sfidare la realtà e a non restare sotto il protettivo ombrello materno che impedisce di alzare lo sguardo al cielo e vedere la bellezza dell’universo.

Il padre ci mostra la bellezza dell’universo. Immagino che ogni padre degno di questo nome debba possedere un telescopio astronomico (provvedete).

E la madre?

Cito ancora dal testo:

una società mammizzata (è) dominata da sentimentalismi ed emozioni deboli.

Le donne, miei cari, sono fragili e svenevoli, troppo deboli per “sfidare la realtà” e troppo poco evolute per “alzare gli occhi al cielo”. Non provano emozioni forti, le donne, ma solo pallide e affettate imitazioni delle vere emozioni.

Concludendo:

In questo teatro (quello “mammizzato”) crescono figli fragili, perché se togli dalla scena il padre, togli la storia. Il padre è la storia, è radice, e sono le radici che fanno crescere la famiglia. Che società, allora, possiamo avere?

E che le donne hanno fatto la storia? Ma stiamo scherzando? La storia è maschia, lo sanno tutti. Le donne sono un grazioso orpello nel teatro della vita, un vezzoso intermezzo, un ruolo marginale, che magari impreziosisce la rappresentazione, ma non è determinante nello svolgimento della trama…

E’ ora che ognuno di noi riprenda a recitare la parte che gli era stata assegnata. Quindi donna, segnatelo per favore: “con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà.”

Buon 2015 a tutti!

P.S. E firmate la petizione per una piazza dedicata a Ipazia: cominciate il nuovo anno restituendo un po’ di dignità alle donne che hanno fatto la storia.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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14 risposte a Sentimentalismi ed emozioni deboli

  1. Lidia Zitara ha detto:

    Ciao Ricciocorno. Premetto che ideologicamente mi dirigo verso tutti altri lidi, ma volevo segnalare a qualcuno che potrebbe essere interessato, come Marcello Veneziani ha messo in luce in modo accurato quanto il rovesciamento della figura paterna abbia fatto tremare la società, nel saggio “Rovesciare il ’68”. Ovviamente lui è uno contro il ’68.

  2. Paolo ha detto:

    “emozioni deboli”? Mah..un articolo reazionario

  3. primavera ha detto:

    Petizione firmata!
    Poi…ecco un altro nome semi famoso che perora la causa di questi poveri padri.
    oh ma non sarà che i deboli sono loro allora? Noi mamme tutte queste difese pubbliche non le abbiamo e tantomeno i figli!!
    Chiederei ai figli comunque ,caro Zecchi,se sono SOLO i padri a fargli scoprire la meraviglia dell’universo o forse semplicemente un bravo e attento genitore, padre o madre che sia, possibilmente non violento! Che dici? Ah già quello che dicono sti moderni bambini mollaccioni non conta..le madri li hanno rovinati sul nascere!
    Che palle..si può dire???
    Che il 2015 ti salvi dalle madri padrone. .prego x te zecchi..non per i nostri normalissimi e splendidi figli!

  4. primavera ha detto:

    Cmq il primo commento all’articolo di zecchi è da applauso! Infatti subito criticato!
    Che meschini!

  5. primavera ha detto:

    Si esatto..hanno dato a quel poveretto che ha parlato con educazione e competenza dell’ omosessuale.
    Non hanno mai argomenti..solo violenza anche verbale contro chi ha un pensiero diverso dal loro.
    Ripeto..meschini!

  6. footlover ha detto:

    l’end game del femminismo è creare una realtà in cui le donne possano avere figli e crescerli senza la gravosa incombenza di un marito/compagno.

  7. primavera ha detto:

    L’end game dei violenti maschilisti è un mondo in cui le donne siano uteri in affitto (ma gratis) che si facciano strappare i figli e restino pure zitte a guardare.
    credo che purtroppo per voi resterà un sogno!
    Padri e uomini bravi esistono per fortuna!

  8. IDA ha detto:

    Le aspirazioni e i bisogni di ciascuno sono così diversi che sarebbe assurdo proporre modelli stereotipati di famiglia. Per Zecchi non è così.. un unico modello buono per tutte le stagioni. Riescono a pensare a rapporti tra persone solo in funzione di dominio, ignorano che si possa avere rapporti paritari tra persone.

  9. paolam ha detto:

    Ma questo im che epoca si era addormentato? O in che luogo della Terra? Lo avete svegliato qui ed ora. Cattivone.

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