Gone girl

she_devilEra il 1989 e la allora debuttante Roseanne Barr interpretava la sciatta casalinga Ruth che, umiliata e tradita dal marito, con lucidità e determinazione distruggeva la vita del fedifrago riuscendo persino a spedirlo in prigione. Contestualmente riusciva anche a rovinare la carriera della di lui amante (Meryl Streep) – piazzandole l’amato in casa insieme ai figli e alla anziana madre – e apriva una attività dedicata a restituire dignità alle donne della sua città offrendo loro la possibilità di lavorare e diventare economicamente autonome.

Alla fine della commedia “She Devil” (Lei, il diavolo), Ruth è una donna con una carriera che la gratifica, un sacco di amiche sulle quali contare, ha recuperato il rapporto con i figli e si ritrova un ex marito che, oltre ad aver imparato a sfornare biscotti, ha imparato anche a relazionarsi con lei portandole il rispetto che si dovrebbe teoricamente portare ad ogni essere umano.

Erano altri tempi.

Questi sono i tempi di “Gone Girl – L’amore bugiardo”, un thriller.

GONE-GIRLSe mi avessero chiesto di costruire un personaggio infilandoci tutti i peggiori stereotipi sulle donne, sarebbe uscito fuori più o meno come la “fantastica” Amy Dunne del best seller di Gillian Flynn.

Bellissima e antipatica, Amy è anche una spietata psicopatica. Ma invece di armarsi di sega circolare e servire la sue vittime con un buon chianti per cena – come dovrebbe fare ogni psicopatico plurilaureato degno di questo nome – che cosa fa questa casalinga annoiata in versione serial killer?

Si vendica dei suoi ex inscenando finti stupri.

Gli stereotipi sulla “femme fatale”, sommando il romanzo e il film, ci sono tutti, ma proprio tutti tutti:

  • è una bugiarda patologica;
  • è bella, ma così bella che qualsiasi uomo del pianeta non può che gettarsi ai suoi trasformandosi immediatamente in uno zerbino ansioso di farsi calpestare in tutti i modi possibili e immaginabili, e neanche la consapevolezza che dietro quella bellezza si nasconda un mostro perverso è sufficiente a sciogliere l’incantesimo creato dalle sue capacità seduttive;
  • non è in grado né ha interesse ad instaurare dei rapporti si amicizia con le altre donne, con le quali si limita ad entrare in competizione, il più delle volte per ottenere l’attenzione maschile;
  • il sesso è il suo strumenti prediletto per manipolare il maschio ed ottenere ciò che vuole;
  • ciò che vuole è “essere sposata”, principalmente perché non ha nessuna voglia di lavorare e ritiene che le spetti di essere mantenuta dal maschio di turno;
  • pretende un certo di tipo di tenore di vita, connotato dal lusso;
  • non mostra alcun interesse o passione o desiderio che non sia annientare qualcuno (fra il massacro di un partner e quello di una sventurata amica, infatti, si annoia a morte);
  • utilizza la gravidanza per “incastrare” l’uomo che vuole piantarla;
  • i bambini sono solo un mero strumento per manipolare il “povero papà” e suscitare benevolenza nella gente vittima del pregiudizio “la mamma è sempre la mamma”;
  • è irremovibile nella sua convinzione di essere superiore sotto ogni aspetto a qualunque altro essere umano;
  • usa termini come “sessismo” e straparla di “oppressione maschile” senza alcuna cognizione di causa, ergo è pure una “nazifemminista” – una di quelle svalvolate immaginarie il cui profillo dettagliato è reperibile in siti misogini come A Voice For Men – che si serve del fenomeno della “violenza di genere” e dell’attenzione mediatica che riceve allo scopo di portare a termine i suoi machiavellici piani;
  • non esita ad inventare falsi abusi sessuali sui minori.

Ecco – direte voi – la solita femminista che pretende che tutte le donne siano buone in quanto donne! Esistono anche le donne cattive, sai? Come quella “bocconiana” che ha tirato l’acido al povero fidanzato, ad esempio!

Non ho mai messo in dubbio che esistano “donne cattive”. Esistono eccome. Nella realtà come nella letteratura o nel cinema troviamo innumerevoli e straordinari esempi di donne malvagie, manipolatrici e persino cannibali (con una curiosa predilezione per la carne maschile).

Quello che disturba del personaggio di Amy non è la sua crudeltà, ma il fatto che sia un personaggio quasi ridicolo nel suo sforzarsi disperatamente di incarnare “la stronza perfetta” secondo il manuale fornito a tutti i troll della rete.

Vi faccio un esempio della comicità involontaria che attraversa il film dal momento in cui si rivela la “vera” personalità di Amy in poi: la donna si nasconde in una villa in riva ad un lago, è visibilmente ingrassata perché mangia compulsivamente cibo spazzatura da giorni e giorni, ha i lineamenti deformati a causa di uno zigomo fratturato (se l’è fratturato da sola con una martellata), i capelli tagliuzzati malamente e tinti di un colore indefinibile. Nel giro di un paio d’ore, grazie a delle buste magiche dal contenuto non meglio identificato – e naturalmente allo scopo di sedurre e fare fuori l’ennesimo maschio che non è più in grado di ragionare a causa della sua straordinaria bellezza – perde 10 chili, si fa un taglio di capelli degno del miglior coiffeur del programma “Plain Jane” e sfoggia una pelle di porcellana tirata su un visino affilato e perfetto.

Non so voi, ma io trasformazioni del genere le avevo viste realizzare solo dalla magnifica, splendida Maga Magò.

Vi confesso che uscendo dal cinema ho pensato: grazie a questo film adesso qualsiasi marito potrà sostenere in Tribunale che la sua perfida moglie si fratturava da sola le costole allo scopo di disseminare referti medici che alludessero ad una storia di maltrattamenti, poi si è sodomizzata ripetutamente con una bottiglia di barolo, quindi si è accoltellata, ovviamente dopo aver trasferito le impronte del marito sul manico del coltello – impronte che aveva precedentemente clonato su gomma siliconica facendo un calco delle dita del marito che aveva sedato all’uopo  – e che ha organizzato per mesi questa messa in scena della sua morte solo per il gusto sadico di osservare dall’inferno un povero innocente in balia di una giustizia misandrica…

Poi mi sono detta: ma questo avviene già!

L’Avvocato di Francesco Tuccia non ha forse sostenuto in aula, senza mostrare un barlume di vergogna, che lo stupro – che è costato alla vittima lesioni tali che il medico che l’ha esaminata ha dichiarato “Mai visto nulla del genere” – era in realtà null’altro che “sesso consenziente”?

E allora ho capito che mi ero sbagliata, che il vero problema del film, il vero problema del libro al quale il film si ispira, non è Amy e il suo essere il peggiore incubo di ogni uomo eterosessuale che abbia mai navigato i social in cerca di gruppi dedicati a denunciare il dramma della friendzone, ma il mondo immaginario in cui Amy tesse la sua tela.

Quel mondo non esiste. Non è lo stesso mondo in cui vivo io, né il mondo in cui Emma Sulkowicz cammina trascinando il materasso su cui è stata stuprata.

Nel mondo di Nick ed Amy, un mondo che permette ad una psicopatica di escogitare la vendetta perfetta, la violenza sulle donne è condannata da tutti senza appello. Nel mondo di Nick ed Amy non esistono giornalisti, che di fronte al filmato di un uomo che pesta la sua compagna in ascensore e poi ne trascina il corpo esanime, ammiccano al pubblico maschile con la battuta “la morale della storia è: prendi le scale, la prossima volta”. Nel mondo di Nick ed Amy non ci sono neanche giornalisti che si affannano a negare l’esistenza del fenomeno della violenza di genere, ma soltanto giornaliste affamate di notorietà che cavalcano i presunti casi di violenza domestica gridando all’uomo mostro, sicure di ottenere per questo un grande successo di pubblico. Nel mondo di Nick e Amy nessuno, maschio o femmina, si azzarderebbe mai a dichiarare, a proposito di una donna che ha denunciato uno stupro, “se l’è cercata“. Nel mondo di Nick ed Amy non c’è un personaggio che si sognerebbe di fare allusioni sul modo in cui la vittima era vestita o su quanto aveva bevuto o sul numero dei ragazzi con cui aveva avuto rapporti sessuali prima dello stupro: la colpevolizzazione della vittima non esiste ed è opinione diffusa che le donne siano tutte vittime e gli uomini tutti carnefici.

Per questo Amy, dopo aver organizzato il suo finto omicidio, può sedersi comoda davanti alla TV o allo schermo del pc, godendosi il successo della sua impresa senza rischiare di incappare in quei commenti sgradevoli ai quali invece noi siamo ormai assuefatti.

Ancora una piccola cosa sul successo di questo “thriller sulla crisi del matrimonio”.

Ieri notte mi sono letta tutto il libro di Gillian Flynn, impegnandomi a mettere un segno ogni volta che incappavo in una affermazione sessista, cose come “Questo qui mi vuole, ha già piantato la bandiera. Sono arrivato per primo, è mia, l’ho vista prima io. Che bello, dopo una fila infinita di maschi ansiosi e rispettosamente post femministi, sentirsi un territorio”. (pag.25)

Non immaginavo di ritrovarmi con un libro tutto pieno di orecchiette (si, sono una di quelle persone che piega l’angolino della pagina per segnarsi un passo interessante), tanto che la questione forse meriterebbe un post tutto suo.

Il libro è così tanto saturo di variazioni sul tema “gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” (ad esempio gli uomini ragionano col pisello e le donne non fanno che parlare e parlare e parlare…), che la casa editrice italiana che lo ha pubblicato ha deciso che ci volevano due traduttori:

Gone_Girl_tradI maschi traducono i pensieri dei maschi e le femmine i pensieri delle femmine.

Questo perché in questo paese non c’è alcun bisogno di progetti che affrontino il problema degli stereotipi di genere.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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53 risposte a Gone girl

  1. Paolo ha detto:

    “Nella realtà come nella letteratura o nel cinema troviamo innumerevoli e straordinari esempi di donne malvagie, manipolatrici”

    anche di uomini se è per questo. Uomini e donne possono pure essere malvagi, manipolatori (anche usando il sesso) raccontarlo non è misoginia nè maschilismo.: siamo moralmente pari nel bene e nel male. Esistono davvero donne simili alle dark lady (un archetipo che personalmente adoro) ed è legittimo raccontarle. Quanto agli uomini che si fanno manipolare..non sono del tutto vittime ai miei occhi:

    Sapevo che questo film non ti sarebbe piaciuto (per riprenderti ti consiglio di vedere Big Eyes lo adorerai, è piaciuto molto anche a me) e devo dire che anch’io lo trovo sopravvalutato, è un buon thriller ma nulla di più: la riflessione ultra-nichilista su amore e matrimonio mi è parsa superficiale, il tema della coppia borghese e della sua vera o presunta ipocrisia è già stato affrontato meglio da Kubrick in Eyes Wide Shut che almeno lasciava un filo di speranza nel dialogo finale (“la cosa che da fare prima possibile”)..ma no non credo neanche che sia un manifesto neo-mascolinista nè che verrà usato come difesa dagli uomini accusati di violenze. Nè me la sento di etichettare il film come anti-femminista o misogino: non mancano figure femminili positive e tutt’altro che deboli, come la determinata detective e la sorella del marito.

    quanto alla “trasformazione” di amy ti ricordo che l’ex fidanzato aveva una palestra nella villa e lei là ci ha passato qualche mese.

    Come ho detto prima adoro le dark lady, cioè le ammiro sinceramente ma Amy pur onorando la categoria con la sua intelligenza e astuzia machiavellica (ti faccio notare peraltro che Amy non subisce alcuna punizione anzi possiamo dire che alla fine “ha vinto lei” ammesso che ci siano vincitori in questa storia)..non mi ha conquistato

    le mie femme fatales preferite rimangono altre (a parte quelle del noir classico come la stupenda Barbara Stanwick ne La fiamma del peccato): la Ava Lord di Sin City- una donna per cui uccidere, malvagia quanto Amy e alla fine viene sconfitta ma lascia il segno, la Hannah McKay di Dexter (decisamente più buona)

    • Nel libro effettivamente nella villa di Desi Amy ci trascorre qualche settimana, ma nel film (la cui sceneggiatura presenta diverse differenze con la trama del libro) la trasformazione è abbastanza alla Maga Magò.
      Comunque pensavo di essere stata abbastanza esplicita quando ho scritto “E allora ho capito che mi ero sbagliata, che il vero problema del film, il vero problema del libro al quale il film si ispira, non è Amy e il suo essere il peggiore incubo di ogni uomo eterosessuale che abbia mai navigato i social in cerca di gruppi dedicati a denunciare il dramma della friendzone, ma il mondo immaginario in cui Amy tesse la sua tela.”
      Per quanto intelligente sia Amy (lo è tanto che il lettore del romanzo dovrebbe chiedersi perché una donna tanto capace e intelligente non trovi nulla di più stimolante da fare che lamentarsi di essere una casalinga del Missouri, quando tutte quelle capacità potrebbe sfruttarle per ben altri scopi che far ruotare tutta la sua vita attorno al desiderio maschile), il vero nocciolo della questione è che la realtà che l’autrice dipinge attorno ai due protagonisti somiglia un po’ troppo all’inferno misandrico di cui cianciano tanti siti web misogini. Sappiamo che come non è vero in Italia, non è vero neanche negli USA che una ragazza che accusa un uomo di stupro si trova circondata dalla solidarietà della comunità, mentre il maschio è crocifisso ancora prima che inizino le indagini. Basta pensare al caso dello stupro di Steubenville. http://www.internazionale.it/opinione/lee-marshall/2013/03/22/doppia-violenza Il contesto nel quale Amy riesce a portare a termine la sua vendetta contro il marito fedifrago non è la realtà che conosciamo, ed è questa, su tutte, la cosa più perturbante di questo film.

      • Altra questione, la sorella del marito. Che razza di personaggio è? Oltre ad essere “la sorella di Nick” – quella che lavora con lui, lo consola, lo supporta, lo ama nonostante tutto ecc. – che cosa altro sappiamo di lei? Assolutamente nulla. Sembra che a parte il bar nel quale sta con il fratello e il tempo che trascorre bevendo e scherzando con lui, non ci sia molto altro nella sua vita. Ti viene in mente un dialogo nel quale lei dica qualcosa che non sia funzionale alla narrazione di Nick? Anche nel romanzo, a parte qualche paragrafo sul fatto che ha perso anche lei il lavoro a New York prima di tornare ad assistere la madre e che detesta le donne come categoria (“le donne sono tutte matte”), di lei non sappiamo niente…

      • Paolo ha detto:

        è anche la sorella che certamente lo tratta come merita quando scopre che ha tradito la moglie..non lo consola e basta. Poi ovviamente non è la protagonista perciò sappiamo poco di lei o sappiamo quanto basta alla storia, come sappiamo poco della coppia di ladruncoli, sappiamo poco di Desi e dei genitori di Amy (se non che hanno sfruttato la figlia per i loro libercoli), sappiamo quanto basta dell’avvocato. A me è sembrato un personaggio ben scritto, ma i protagonisti sono Nick e Amy..è ovvio che tutti gli altri per quanto ben tratteggiati e credibili ruotino attorno a loro.Non possono essere tutti protagonisti (anche perchè allora nessuno lo sarebbe)

      • A te sembra… Sulla base di cosa “è ben scritto”? Di Desi sappiamo un mucchio di cose. E’ un uomo appassionato di arte, con una eccellente formazione in campo umanistico, che mette un’estrema cura in tutto ciò che fa. Si intende di vini, di buona cucina, ha una vera e propria fissazione per l’eleganza … In un’epoca dominata dal web, scrive lettere usando carta e penna e guida un auto d’epoca. Ergo ha una personalità ben definita. Della sorella di Nick cosa sappiamo?

      • Paolo ha detto:

        e cosa sappiamo della poliziotta (oltre al fatto che è una tipa tosta), cosa sappiamo dell’avvocato (oltre che ha la fissa di difendere i mariti in tribunale?), cosa sappiamo dei genitori di Amy? e della coppietta di ladruncoli che derubano Amy? Di loro sappiamo quel che serve alla storia del film..altro non ci serve

      • Paolo ha detto:

        Riccio, è ovvio che nel film qualche settimana viene riassunta in dieci minuti (anche se non mettono didascalie tipo “due settimane dopo”): una cosa è il tempo del film un’altra è il tempo della storia: Rocky si allena in pochi minuti di film con musica di sottofondo ma nella trama sono passate settimane.

        Amy non ruota attorno al desiderio maschile o comunque non è il modo in cui la vedo io: Amy usa cinicamente il desiderio maschile per i suoi scopi, fa credere agli uomini di avere il controllo mentre è lei che ce l’ha.

      • Paolo ha detto:

        e cosa sappiamo della poliziotta (oltre al fatto che è una tipa tosta, che vuole trovare la verità e non si fa influenzare dalla TV ed è un personaggio positivo)

    • theyellowlady888 ha detto:

      Su questo sono d’accordo con Paolo. Sappiamo poco della sorella di Nick e molto più di lui perché il film è, appunto, su di lui e sulla moglie, per lo stesso motivo di cui sappiamo poco della detective, dell’amante, della conduttrice, dell’avvocato, dei ladri, dello spasimante di Amy (se non che è pieno di soldi, che le muore dietro e che è un filino fanatico della sicurezza). Loro non sono i protagonisti, non devono essere personaggi a tutto tondo, ma comparse funzionali allo svolgimento della trama.

      • I personaggi non protagonisti non devono essere personaggi a tutto tondo??? C’è da chiedersi perché esista un premio per l’attore/l’attrice non protagonista, visto che si tratta abitualmente di ruoli privi di una qualche personalità da interpretare…
        La cosa triste del personaggio di Go – e questo è un aspetto che riscontro anche nella protagonista Amy – è che esistono in funzione della loro relazione con Nick. Mentre di Nick sappiamo che amava il suo lavoro, loro non manifestano alcuna passione per la loro professione, sebbene prima del matrimonio e della crisi – che ha causato il licenziamento di tutti e tre – avessero entrambe una carriera. Sappiamo che il bar era il sogno di bambino di Nick, e la sorella si limita a partecipare alla sua realizzazione. Ma qual è il sogno di Go? Pare non ne abbia…

      • Paolo ha detto:

        è ovvio che anche i personaggi secondari possono avere spessore. l’oscar agli attori non protagonisti serve proprio a premiare quegli attori che hanno dato particolare spessore a personaggi che nel film, pur importanti, non erano protagonisti

      • Il personaggio di Go non ha nessuno spessore. Era la mia prima risposta, infatti.

      • Paolo ha detto:

        soltanto che è normale che i personaggi di cui sappiamo di più sono i protaginisti

      • theyellowlady888 ha detto:

        Non è che non devono, ma spesso non lo sono per questioni di trama, in un thriller spesso la trama deve essere incalzante e concentrarsi sul dramma dei personaggi principali. Scusa, a cosa servirebbe in Gone girl sapere qual è il sogno della sorella di Nick? A cosa sarebbe servito mostrarla al lavoro o con il fidanzato se non a rallentare il ritmo del film. Allo stesso modo qual è il sogno dell’avvocato? Non lo sappiamo. Vediamo la sua famiglia, sappiamo se è un padre amorevole o severo o se al posto dell’avvocato avrebbe voluto fare l’attore? Pensa, non so, a The others (horror thriller che amo) sappiamo effettivamente qualcosa dei fantasmi che vivono insieme a Nicole Kidman e ai figli per tutto il film se non che sono morti? Della loro vita “prima”, delle loro paure e dei loro affetti sappiamo ben poco.

      • Allora non scriviamo che è un personaggio positivo e ben delineato. E’ solo un personaggio funzionale alla trama.

      • Paolo ha detto:

        la detective forse è delineata meglio, ma dire che Margo è un personaggio privo di spessore solo perchè non sappiamo vita morte e miracoli di lei (e non occorre che li sappiamo poichè i protagonisti sono Nick e Amy) non mi vede d’accordo

      • theyellowlady888 ha detto:

        Ma infatti non l’ho scritto. Non mi sembra un personaggio ben delineato, né da Oscar o chissà che, mi sembra un personaggio che “fa il suo lavoro” e non verrà certo messo negli annali dei personaggi secondari meglio riusciti della storia.

      • No, non l’hai scritto tu.

  2. Paolo ha detto:

    scusa ma nel film Amy non mi pare che entri in competizione con altre donne per avere l’attenzione maschile, una attenzione che non ha nessun problema ad ottenere quasi spontaneamente per poi servirsene come più le aggrada.
    Finge solo di fare amicizia con la “cretina incinta” per il suo piano machiavellico. Si ha l’impressione che per lei le altre persone siano tutt’al più burattini

  3. Paolo ha detto:

    comunque Riccio: il fatto che i personaggi di un romanzo dicano cose ritenute “sessiste” o razziste, non vuol dire che il romanzo sia sessista o razzista.

    e nel film ci sono incongruenze più grosse di quelle di cui parli tu: come ha fatto amy a restare incinta? (forse il romanzo lo spiega) e perchè quando si spoglia per fare la doccia è ancora sporca di sangue? in ospedale non l’hanno lavata?

  4. maria serena ha detto:

    grazie Riccio per questo post,volevo andarci,credevo fosse un bel thriller a scatole cinesi o a “versioni soggettive” tipo I 7 SAMURAI,ma ora che so cos’è mi evito i 7/10 euro del biglietto

  5. luisa ha detto:

    Grazie Elisa per questo blog, mi hai reso divertente qualcosa che fino a un secondo fa mi smuoveva dal profondo il sistema nervoso, e non succede così spesso, non per un film… che ho visto per “cortesia”, come “accompagnatrice” di amiche. Quelle cose che sotto Natale fai, pur consapevole che potresti pentirtene, e poi parliamo del regista di film che in passato, più o meno, mi sono interessati. Certo Ben con quel faccino non prometteva nulla di buono, il trailer urlava IU ES E… e dentro lo sapevo che quei dannati soldi li stavo buttando via.
    Ho letto di tutto e di più su questo film, e a momenti perdevo i bulbi oculari su alcune recensioni (diciamo così…) Il finale non sta né in piedi né in terra, e anche la strada di mezzo è un bel casino.
    Non sto a ripercorrere le tappe della via crucis, perché è stato fatto più che abbondantemente, ma non regge nemmeno a morire (infatti, a parte lo psicopatico di second’ordine e un po’ di me, non muore nessuno). Sulla locandina c’è scritto “vietato ai minori di 14 anni”. Si sospettano allora scene di sesso, o sangue a fiumi. La due.Io svengo per molto meno, ma lei ha del sovrumano, quando si siede a terra e si svena serenamente. Idem sul finale…no, quello è sangue altrui e ci sta. Quel che non si può reggere e che comunica quasi ufficialmente il semi fallimento del film, è che una stanza piena di gente che ha pagato per essere lì, su punti presumibilmente “drammatici”…ride!! Incluso il finale. Saranno tutti dementi, e fra loro io.

  6. alex ha detto:

    questo film è un buon segno: significa che le elite di potere che normalmente appoggiano il femminismo stanno progressivamente decidendo di buttarlo alle ortiche.

  7. Un'altra Laura ha detto:

    Nelle discussioni do sempre un peso ben diverso alla realtà e alla fantasia. Leggendo il tuo post pensavo “brutto film, brutto romanzo”, ma ciò che mi ha fatto davvero cadere tutte le parti del corpo, a turno, è stata l’ultima parte. Traduttore maschile per i pensieri dell’uomo e traduttrice femminile per i pensieri della donna. Nel 2015. Peraltro, per un libro che, mi risulta, sia stato scritto da una donna. Esistono scuse migliori per dar da mangiare a più traduttori.

  8. alex ha detto:

    le elite che diffondono statistiche false del tipo che gli uxoricidi sono la principale causa di morte per le donne dagli 0 ai 99 anni, bufala che qualche anno addietro fece il giro di tutti i principali giornali e che era sulla bocca di tutte le femministe fino a un po’ di tempo fa.
    per diffondere tali falsità ci devono essere dietro dei poteri forti, mi sembra ovvio. adesso gli stessi potere forti evidentemente si sono scocciati del femminismo e si stanno preparando a sbarazzarsene. film come questo e scandali giornalistici come il falso stupro alla Univ. Of Virginia mi sembrano delle prove prima di attuare tale strategia.

    • Chi è che diffonde statistiche false Alex? Dove sono queste statistiche?
      Perché l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci dice:
      “Il 35% delle donne subisce nel corso della vita qualche forma di violenza.
      La più comune è quella perpetrata da mariti e fidanzati. A esserne vittime sono ben il 30% delle donne. E ancora: il 38% di tutte le donne uccise muore per mano del partner, certifica l’Oms che per l’occasione ha lavorato insieme alla London School of Hygiene & Tropical Medicine di Londra e al South African Medical Research Council. Il 42% di coloro che hanno subito violenze fisiche o sessuali da uomini con cui avevano avuto una relazione intima ha riportato danni alla salute.” http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-primo-rapporto-mondiale-sulla-violenza-ecco-i-dati-delloms/

  9. theyellowlady888 ha detto:

    Credo che il mio commento sarà simile a quello di Paolo.
    Cerchiamo di non scrivere proprio le stesse cose. Innanzitutto ho visto She-devil e mi piace parecchio, ma è un film molto diverso da Gone girl. Il genere stesso è diverso, Gone girl è un thriller sanguinolento che vorrebbe fare un’analisi molto cupa del matrimonio (e anche lì sono d’accordo con Paolo, analisi già vista e troppo pessimista perché possa piacermi davvero o risultare spiazzante), She-devil invece rientra decisamente nel genere della black comedy. Non c’è un approfondimento psicologico notevole, non c’è nemmeno un finale cupo o una morale angosciante. Anzi! Alla fine hanno tutti quello che si meritano: Ruth ha recuperato la stima di se stessa ed ha una carriera edificante, l’ex marito viene punito per i suoi crimini e ricostruisce un rapporto con figli ed ex moglie, persino l’amante, che in film del genere si limita ad essere semplicemente spodestata, abbandona i romanzetti rosa e diventa una scrittrice di successo! Non credo che un solo uomo possa sentirsi offeso o minacciato da un film del genere, perché è costruito in modo che tutti simpatizzino con Ruth, lei stessa non vuole massacrare o uccidere il marito, ma dargli esattamente ciò che si merita. Ora veniamo a Gone girl, mi aspettavo un film grandioso, ho visto, come ha scritto Paolo, un bel thriller. Non ci ho visto una cospirazione antifemminista e devo dire che ho anche sudato freddo in un bel po’ di scene! Io penso che Amy sia decisamente una stronza, ma di certo Nick non è un personaggio positivo! Non che sia cattivo, è lei certamente la cattiva della storia, ma è debole, ipocrita e rimane con una donna che lo disprezza perché non sa vivere senza di lei, nonostante il loro matrimonio sia morto da tempo, nonostante lo stesse soffocando lui stesso con la sua relazione clandestina. Ora, il mondo non è così solidale con le vittime di violenza come hai fatto notare, ma pensiamo un attimo, quanta era vera solidarietà e quanto invece lo sciacallaggio volto a trovare un mostro da sbattere in prima pagine. Io ho questo ho visto, lo sciacallaggio, in questo il mondo di Nick e Amy è molto simile al nostro. Sospettato di un delitto che finisce nei talk show ancora prima che alla polizia, giornalisti che si appostano ovunque, conduttrici che inaugurano la caccia al mostro. Del resto lo stesso Nick riconquista la stima del pubblico grazie a interventi mediatici, a colpi di lacrime, dichiarazioni d’amore e pietismi. E quando Amy torna a casa da lui, la folla ipocrita è intenerita, ma come, migliaia di persone intenerite nel vedere una donna tornare a casa dell’uomo che solo poche settimane prima i talk show chiamavano mostro ed era additato oltre che come un omicida anche come un violento e uno che aveva più volte minacciato la moglie? Che gran bella solidarietà! 😀

    • Io ho parlato di un fenomeno preciso e molto diffuso: la colpevolizzazione della vittima. Ne ho portato diversi esempi, basta seguire i link. Non c’è traccia di colpevolizzazione della vittima, né nel film né nel libro, mentre, come ho già risposto a Paolo, è un atteggiamento tanto diffuso in Italia quanto negli States. Ho precedentemente citato il caso di Steubenville, ma potrei citare la vicenda di Rehtaeh Parsons: http://www.huffingtonpost.com/2013/04/18/rehtaeh-parsons-family-harassment-video_n_3109505.html, o il caso di Mariville: http://articles.latimes.com/2014/jan/09/nation/la-na-nn-maryville-rape-charges-20140109
      La colpevolizzazione della vittima è parte di quella che viene chiamata rape culture, cultura dello stupro. Di tutto questo nella storia di Nick ed Amy non c’è traccia.

      • theyellowlady888 ha detto:

        Infatti da questo punto di vista il loro mondo è diverso dal nostro, tuttavia il crimine di cui è accusato Nick non è stupro o meglio è principalmente omicidio perché la donna è scomparsa e sappiamo tutti purtroppo che quando la vittima muore acquista molta più simpatia agli occhi del pubblico di quando è viva. Io volevo solo dire che il loro mondo non è così diverso dal nostro per sciacallaggio mediatico che è uno degli elementi che è stato più sottolineato in tutto il film. Poi ci sono scene che mi hanno fatto alzare gli occhi, come il racconto dell’ex di Amy che dice come la donna le abbia rovinato la vita con un’accusa di stupro, ma in definitiva mi ha più dato fastidio l’orda di recensioni adoranti che lodano Nick come un buon padre e fanno la preghierina per tutti i poveri uomini rovinato dalle donne cattive che il film stesso.

      • Il loro mondo non si limita ad essere diverso dal nostro. E’ il mondo immaginario in cui affermano di vivere di Men Rights’ Activists. E’ il mondo di quelli che sostengono che la stragrande maggioranza delle accuse di stupro sono inventate, che gli uomini vivono sotto la costante minaccia di essere accusati di violenza contro le donne, mentre l’amara verità è che la stragrande maggioranza delle vittime di violenza non denuncia proprio perché è consapevole che ha buone probabilità di non essere creduta e perché ha paura di subire un ulteriore vittimizzazione da parte dell’opinione pubblica.

      • Paolo ha detto:

        Veramente Amy almeno al’inizio non è una “vittima di stupro”, è una donna scomparsa nella cui casa sono state trovate tracce di sangue e nessun segno di scasso e si sa che in questi casi il primo sospettato è il marito (anche perchè molte volte purtroppo ci si azzecca).

        Oltretutto amy fa credere di essere una donna rapita da un pazzo (un belloccio ricco, snob e viziato quindi perfetto per risultare antipatico) che ha lottato per liberarsi e tornare in una scena plateale e di sicuro impatto emotivo tra le braccia del suo uomo da cui aspetta anche un figlio ed è pronta (per amore!) anche a perdonare l’adulterio di lui: la machiavellica Amy ha orchestrato una storia perfetta per ispirare la simpatia dell’opinione pubblica, quindi è abbastanza credibile che stiano dalla sua parte

      • Amy è anche (nel film) una che ha rovinato la vita di un suo ex denunciandolo per stupro dopo una serata di sesso in casa. E i media, quando trattano la vicenda della sua sparizione, non fanno neanche un piccola piccola indagine sul suo passato. Praticamente fantascienza.

      • Paolo ha detto:

        che non indaghino sul suo passato e che abbia dovuto pensarci l’avvocato in effetti è strano. Ma è anche vero che davanti ad una donna coperta di sangue (sangue del suo ricco e viziato aguzzino) che si butta tra le braccia dell’amato marito smetti di farti domande specie se sei uno spettatore medio di Barbara D’Urso (la giornalista bionda mi ha ricordato la D’Urso)

      • theyellowlady888 ha detto:

        È sicuramente interpretabile così da quelli che credono di vivere in un mondo simile, sì. Poi non so se volesse essere l’intenzione dell’autore (autrice?) e del regista fare una critica al fantomatico mondo dominato dalle femministe che si inventano stupri e violenze. Non lo so davvero non ho letto il libro, so che a una critica al film pubblicata sul giornale il regista rispondeva che la critica voleva essere al sistema mediatico.

      • Io ho letto il libro, che è spudoratamente antifemminista e lo è in modo piuttosto becero. Sono definiti “femministi” i genitori disfunzionali di Amy, anche se non si capisce bene in cosa lo siano, visto che a parte questa definizione affibbiata loro dalla figlia non sembra che facciano nulla che abbia a che fare con i diritti delle donne. E questo è solo un esempio…

      • Paolo ha detto:

        “che non indaghino sul suo passato e che abbia dovuto pensarci l’avvocato in effetti è strano.”

        è anche vero che i media erano troppo impegnati a concentrarsi sul primo sospettato e cioè Nick

      • Io non ne faccio una questione di coerenza interna alla storia narrata. Quello che sto dicendo è che nel mondo reale avrebbero rivoltato la vita di Amy Dunne come un calzino e che i talk show modello Barbara D’Urso avrebbero sguazzato nella storia del finto stupro, e su tutti gli altri dettagli in contrasto con l’immagine della perfetta mogliettina. E questo non lo dico perché un film ha il dovere di essere realistico, ma perché leggo recensioni del film che parlano del fatto che questa storia “dimostra” quanto abbiano la vita facile le presunte vittime di violenza domestica….

      • Paolo ha detto:

        Se è per questo avrebbero rivoltato la vita di tutti e due, della donna scomparsa come del marito sospettato, comunque non è detto che chi scrive le recensioni capisca il film che ha visto: mi pare che Fincher parli chiaramente e principalmente di come la tv strumentalizzi queste vicende, e di come i processi si svolgono più nei talk show che nei tribunali (tanto che pure lui per difendersi va in tv a fare la sceneggiata istruito a dovere dall’avvocato come se testimoniasse in tribunale) .
        Tra l’altro la parte sui media è decisamente più interessante delle presunte riflessioni sul matrimonio con cui ci stanno fracassando le palle.

      • Appunto Paolo: i media avrebbero fatto un lavoro molto diverso da quello che si vede nel film…
        Come se non se ne discutesse del lavoro che fanno i media quando si tratta di violenza domestica!

    • Paolo ha detto:

      del resto lo spettatore è tutt’altro che passivo interpreta l’opera secondo la sua sensibilità e questo film si presta a scatenare reazioni contrastanti. sulla stampa USA c’è stato tutto un dibattito (sterile, a mio avviso) per stabilire se il film fosse misogino o al contrario femminista

  10. E se invece questo film/libro fosse solo la messa in scena della perfetta fantasia maschile della donna? La donna come la sogna spesso l’uomo (bella giovane sexi occhioni dolci brillante intelligente ma pronta a fare la casalinga e la mamma e aspettare pazientemente a casa il marito che sta fuori tutto il giorno con il lavoro da sogno, cioè bar birra e altra donna accudente) ecco questa donna non esiste, e se esiste è una psicopatica pericolosa. Esattamente quello che si merita ogni uomo che ancora cerca una donna così, la ragazza ‘cool’ perfetta pronta a farsi geisha per lui.
    Per me il libro e il film erano un divertente attacco al protagonista maschile: sei un cretino, eccoti quello che ti meriti, e lui alla fine lo capisce pure, non resta con lei perché costretto, minacciato o ricattato, resta con lei perché è quello che vuole.
    Ma ora mi dite che no, che è tutto il contrario. Mi prenderò tempo, ci penserò su… Però che bello quando nel libro l’apparenza scintillante si sgretola, il dubbio si insinua, tu non sai più chi ha ragione, tendi a fare il tifo per lui, e poi all’improvviso capisci… Loro sono la coppia perfetta! Due cretini stereotipati e bellocci! E allora lei prende peso, rilievo, lei che uccide e incastra quell’altro, l’improbabile protagonista tipo del romanzo rosa (esiste ancora la collana bluemoon? quante risate con queli libri sgraffignati a casa di mia nonna….), e che inchoda il marito fedigrafo: vuoi la mogliettina perfetta e la famigliola felice? Beh, allora sappi che io sono l’unica che può darti quello che vuoi. Non a caso sono pazza e pericolosa, mi hai inventato tu!

    • C’è un passo, nel libro, nel quale Nick accusa Amy di essere “passé”, datata. Ed è la sensazione che ho provato anche io, sin dalle prime pagine del libro, quelle dedicate al diario fasullo che dovrebbe offrire l’immagine della moglie perfetta. Quella che Amy Dunne offre al pubblico è la “donna perfetta” incarnata dalle mogli-automi del film con Nicole Kidman del 2004, che è tratto dal romanzo “La fabbrica delle mogli”, che però è del 1972.
      1972: ecco perché tutto ha un retrogusto polveroso di stantio. Siamo ancora fermi lì? Dopo quarant’anni di femminismo ancora ci dobbiamo confrontare con l’uomo che sbava per un incrocio improbabile fra l’angelo del focolare e la dea del sesso?

      Io concordo con quanto scritto qui: https://beizauberei.wordpress.com/2015/01/07/parlare-di-gone-girl-per-parlare-di-donne/
      “Come spesso capita con i film, mi sembra che il personaggio in scena sia più un oggetto onirico, il femminile cattivo minaccioso e castrante incubo del maschile che si autopercepisce come debole, che una veritiera rappresentazione di una psicologia complessa e capace di dominare.”
      Insomma, forse a infastidirmi è anche che questo film non parla di donne, ma è incentrato sull’uomo, le sue fantasie e le sue problematiche, mentre la donna è ridotta ad una mera proiezione…
      Che cosa ci dice questo libro? (E il film la cui sceneggiatrice è anche l’autrice del libro) Che ci guardiamo con gli occhi dei maschi? ANCORA???
      E’ frustrante…

  11. L’ha ribloggato su Che ci faccio io quie ha commentato:
    Lo so lo so, sono mesi che non scrivo. E non vi ho neanche fatto gli auguri di buon anno. Però oggi ‘rebloggo’ questo post, che parla di un film che a me è piaciuto, dandone un’interpretazione completamente diversa… resto della mia idea 🙂 (che potete leggere tra i commenti, non c el’ho fatta a non dire la mia…) ma il suono dell’altra campana è comunque interessante. Anche perché il ricciocornoschiattoso è uno dei miei animali preferiti!!!!

    (E comunque, questa storia del doppio traduttore è veramente da pazzi!)

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