La Belle Dame sans Merci

DickseeLQualche giorno fa ho scritto un post a proposito del film “Gone girl – Amore bugiardo“, al quale ho mosso alcune critiche:

  1. Quello che disturba del personaggio di Amy non è la sua crudeltà, ma il fatto che sia un personaggio quasi ridicolo nel suo sforzarsi disperatamente di incarnare “la stronza perfetta” secondo il manuale fornito a tutti i troll della rete.
  2. …il vero problema del libro al quale il film si ispira, non è Amy e il suo essere il peggiore incubo di ogni uomo eterosessuale che abbia mai navigato i social in cerca di gruppi dedicati a denunciare il dramma della friendzone, ma il mondo immaginario in cui Amy tesse la sua tela. Quel mondo non esiste. Non è lo stesso mondo in cui vivo io, né il mondo in cui Emma Sulkowicz cammina trascinando il materasso su cui è stata stuprata.

In Italia, come all’estero, molti hanno apprezzato Amy Dunne perché personaggio “malvagio”: “True equality is admitting that women can be evil too.”, scrive Rhiannon Lucy Coslett su The New Statesman, e aggiunge “we cannot kick back against the portrayal of women as emotional, empathic creatures and as victims, yet fall back on that same cliché when confronted with a cold-eyed psychopathic female character that we do not like.”

“La vera uguaglianza sta nell’ammettere che esistono donne cattive; non possiamo demolire lo stereotipo della donna emotiva, empatica e vittima e poi cadere in questo cliché quando siamo chiamate a confrontarci con una fredda psicopatica che non ci piace.”

Le critiche rivolte ad Amy Dunne non riguardano il suo essere un personaggio crudele. Non le mie, almeno.

Se scrivo “Quello che disturba del personaggio di Amy non è la sua crudeltà“, è evidente che non pretendo che cinema e letteratura mi offrano solo eroine positive.

Scrive Barbara Stefanelli sul Corriere della Sera:

si fa una gran fatica ad accettare – in letteratura come al cinema – personaggi femminili forti che non siano generosi, inclusivi, etici. Al massimo sopportiamo ruoli secondari di femmine crudeli, che finiscono sconfitte e comunque sepolte dalla trama.

Mi chiedo: “si fa una gran fatica” chi? Io per prima – quando ho esposto le mie idee su Amy Dunne -ho citato un personaggio forte e certo non inclusivo, né secondario né tantomeno “etico”: la Ruth di “She Devil”, che è fra i miei personaggi preferiti.

Se è vero che esiste lo stereotipo della donna sensibile, empatica, dispensatrice di cure e vittima in virtù di una fisiologica incapacità a contrastare la forza bruta del maschio (nel romanzo che ha ispirato “Gone Girl” è incarnato dalla madre di Nick, una solida donna irlandese separata da un marito maltrattante, che mai, ci dice l’autrice del romanzo, si è lasciata andare pronunciando qualche commento sgradevole sul padre dei suoi figli: “Come uomo ha sempre avuto i suoi limti. Così ci diceva la nostra benevola madre. Aveva i suoi limiti e non voleva fare del male. Era gentile da parte di mamma dirlo, lui però di male ne ha fatto, eccome” – pag.76, Ed. Rizzoli, 2012), il patriarcato ci ha sempre proposto contemporaneamente la sua antitesi: la crudele e demoniaca Lilith, colei che “vaga a notte fonda, vessando i figli degli uomini e spingendoli a rendersi impuri”.

Nel corso dei secoli arte e letteratura ci hanno riproposto in tutte le salse il mito della donna seduttrice e portatrice di dolore e distruzione; tipico del patriarcato non è solo l’archetipo della buona madre “pura siccome un angelo“, ma lo smembramento della donna in due miti speculari, che ad una femminilità accudente, asessuata e passiva contrappone la femme fatale, vorace (basta pensare ad uno dei termini che la descrive: “vamp”, da vampiro), dominatrice, lussuriosa e perversa.

Se il femminismo mette in discussione lo stereotipo della naturale predisposizione della donna ad essere una sposa fedele, dolce nutrice e custode dei bambini, con altrettanta veemenza si ribella allo stereotipo della donna demoniaca, “istintivamente bugiarda”, “bella a guardarsi, contaminante a toccarsi e mortale a possedersi” (così come ce la racconta il Malleus Maleficarum).

Scrive Nile Cappello sull’Huffington Post a proposito di Gone Girl:

For a book with a lot of female characters, it’s frustrating to see each and every one so flat, one-dimensional and stereotypical. Even Nick has his ambiguous morality, his internal conflicts, his multi-dimensionality and layers. Why are women relegated to characters that represent such terrible female stereotypes?

“Per un libro pieno di personaggi femminili, è frustrante scoprirli tutti così piatti, unidimensionale e stereotipati. Nick ha la sua moralità ambigua, i suoi conflitti interiori, una stratificata personalità multidimensionale. Perché le donne sono ridotte a terribili stereotipi?”

Non tutti concordano con questa tesi, a supporto della quale io vi porto però un argomento: i personaggi femminili positivi,  la poliziotta Rhonda Boney, la sorella di Nick Margo Dunne, e la madre di Nick, sono tutte donne asessuate: la Boney è troppo brutta per suscitare il minimo interesse erotico negli uomini, Margo è troppo traumatizzata dalla figura paterna (qualcuno direbbe “dall’assenza del padre”) per avere una relazione, e la madre di Nick, dopo un matrimonio caratterizzato dalla completa assenza di gesti che possano rimandare ad un immaginario erotico (lo racconta Nick stesso: “I miei genitori hanno divorziato quando avevo 12 anni, e da bambino li avrò visti scambiarsi al massimo qualche casto bacetto quando era impossibile da evitare”, pag.75), ha vissuto castamente anche da divorziata; al contrario, i personaggi femminili negativi, Amy, Greta – la donna che la protagonista incontra nella sua fuga dal luogo del delitto – (“Secondo me Greta sta valutando se trasformare Jeff nel suo ennesimo, disastroso compagno.” pag. 314) e la madre disfunzionale di Amy (dice Nick a proposito degli Elliott: “Si baciavano sulla bocca ogni volta che si salutavano, e quando la moglie gli passava accanto, Rand le sfiorava il didietro con la mano. Per me era inaudito.”, pag.75.) sono dipinte come ansiose di accoppiarsi.

Visto che non è altro che l’ennesima “femme fatale”, perché molte donne hanno salutato Amy Dunne come un personaggio femminista?

Il motivo principale è il monologo sulla “cool girl” (nella versione italiana, “la strafiga”, da pag. 252):

La sera della festa a Brooklyn impersonavo la tipa al passo con i tempi, l’ideale per uno come Nick: la Strafiga. Che per gli uomini è il massimo del complimento, no? E’ una Strafiga. Strafiga vuo dire che sei gnocca, vivace, divertente; una che adora il football, il poker, le barzellette sporche e i rutti, gioca ai videogiochi, beve birra da due soldi, non disdegna orge e sesso anale, anzi, e trangugia hamburger e hot dog neanche fosse la madrina della più affollata gang bang gastronomica del mondo… riuscendo comunque a rimanere una taglia 38, perché le Strafighe sono soprattutto gnocche. Gnocche e comprensive. Le Strafighe non si arrabbiano mai; si limitano a sorridere, rammaricate e amorevoli, e lasciano fare al loro uomo quello che vuole. Vai cagami pure in testa, sono una Strafiga. Gli uomini sono davvero convinti che questa tizia esista, forse ingannati dalle troppe donne disposte a fingere di essere così. A lungo ho trovato offensiva l’idea della Strafiga: vedevo i maschi – amici, colleghi estranei – andare in bambola davanti a queste orrende manipolatrici, e allora mi veniva voglia di metterli a sedere e poi dirgli, con calma: Ehi, ascolta, tu non frequenti una donna, tu frequenti una che ha visto troppi film scritti da uomini con scarsa attitudine ai rapporti umani, a cui piace credere che una così esista e possa un giorno addirittura baciarli! (…)

Ho aspettato con pazienza – per anni – che il vento cambiasse direzione: che gli uomini cominciassero a leggere Jane Austen, a lavorare a maglia e a fingere di adorare i Cosmopolitan, a organizzare feste consacrate alla riesumazione di vecchie foto e a pomiciare fra loro mentre noi facciamo il tifo. A quel punto avremmo potuto dire: Si, vai, quello è uno Strafigo. Ma non è successo: anzi, le donne sono diventate complici della loro stessa sistematica umiliazione! La Strafiga è diventata la norma. Gli uomini si sono tutti convinti: non si trattava di un sogno, di una su un milione. Tutte dovevamo essere così, e se per caso eravamo diverse, allora c’era qualcosa che non andava in noi. Il problema è che la la trasformazione in Strafiga è allettante. Una come me, a cui piace vincere, è molto attratta dall’idea di essere la ragazza che ogni maschio desidera.

Scrive

“contiene un mucchio di ovvietà, e mi sono identificata nella donna sotto pressione perché vuole mostrarsi diversa da se stessa all’inizio di una relazione. Amy tocca uno dei problemi fondamentali nella realzione uomo-donna. Se Amy sceglie di impersonare per Nick la Strafiga, Nick si sforza di essere ciò che possiamo chiamare Il Principe Azzurro: è questo il modo in cui uomini e donne si seducono a vicenda: fingono di essere ciò che non sono. Un ottimista direbbe che si cerca di offrire all’altro il lato migliore di sé. Un pessimista parlerebbe di imbroglio.”

Poi aggiunge: “But then I remembered these words that rang so true were being uttered by a woman who lied about being sexually assaulted multiple times, set her husband up for murder and killed someone herself. And that makes things complicated. It makes us squirm to agree with someone who just might be a psychopath.

Queste parole vengono pronunciate da una donna che ha mentito più volte sull’aver subito delle aggressioni sessuali, ha cercato di far condannare il marito per omicidio e ha ucciso una persona con le sue stesse mani. E io aggiungo: una donna che quando frequentava il liceo si è gettata dalle scale, procurandosi la frattura di due costole solo per far cacciare da scuola una compagna colpevole di essere stata invitata ad una festa alla quale non era stata invitata anche lei, e che non ha esitato ad accusare il padre di averla molestata sessualmente solo per accalappiare un fidanzato. Insomma, tutta la riflessione sui ruoli di genere e l’influenza che hanno nel rapporto fra i sessi è vanificata dal fatto che Amy Dunne è di fatto una psicopatica.

Perché associare una interessante riflessione, già sufficientemente carica di rabbia e di desiderio di rivalsa, ad un personaggio che alla fine non si rivela solo dominato da impulsi malvagi, ma oggettivamente vittima di un disturbo psichiatrico? Estremizzare Amy Dunne, trasformandola da una moglie frustrata che vuole vendetta (con molte e sane ragioni per esserlo) in una tizia svalvolata che dava segni evidenti di squilibrio mentale sin da ragazzina, rende “easy for someone to see the movie and reduce its message to “bitches be crazy.” (facile per alcuni ridurre il messaggio del film a “le donne sono delle pazze puttane”). Altro possibile messaggio: le donne che si lasciano andare a considerazioni sui ruoli di genere e il modo in cui questi influenzano le dinamiche sociali sono delle pazze puttane.

La Dockterman conclude:

I think Flynn likes that complication: she and Fincher have constructed a movie that forces the audience to debate and pick apart its gender dynamics. There’s no question that Amy is a monster when she slashes Desi’s throat during sex or when she fakes her death to trap Nick. But she does these things to rebel against the boxes others have tried to put her in -“Amazing Amy” by her parents, “Cool Girl” Amy by Nick, beautiful and doting Amy by Desi. (…) no, you’re not a bad person if you agree with Amy about the Cool Girl. Psychopaths are smart. Her conclusions are valid. It’s just her resultant actions that are problematic. So maybe don’t use it as a justification for murder.”

Il film sarebbe costruito ad hoc per costringere il pubblico a dibattere e decostruire le dinamiche di genere. Sebbene Amy sia indubbiamente un mostro, le sue azioni efferate nascono da un legittimo desiderio di ribellione: non vuole rimanere “iscatolata” nei ruoli che la società ha stabilito per lei: la fantastica Amy descritta dai suoi genitori, la Strafiga come piace a Nick, la bella ed affettuosa Amy desiderata da Desi. Gli psicopatici sono intelligenti, e non c’è niente di male nel trovarsi d’accordo con il discorso sensato di Amy. Soltanto, c’è da tener presente che quel discorso non giustifica l’omicidio.

Con questa ottimistica conclusione io non concordo.

Ridurre Amy Dunne ad una psicopatica ha banalizzato il discorso sui ruoli di genere, invece di renderlo più complesso. La cattiva Amy Dunne non acquista spessore, ma si appiattisce nel ruolo di mostro (il che ci riporta alla demoniaca Lilith e tutte le sue figlie letterarie), di soggetto deviato e anormale, e la sua ribellione perde di significato, occultata dallo spettro del disturbo mentale.

P.S. Visto che il post è piuttosto lungo mi fermo qui, ma sppiate che abbiamo discusso soltanto della mia critica n°1. Se siete interessati, posso dilungarmi nei prossimi giorni anche sulla questione dei media 🙂

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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39 risposte a La Belle Dame sans Merci

  1. theyellowlady888 ha detto:

    Io sono molto interessata alla questione dei media 🙂

  2. Paolo ha detto:

    allora ci sono molte cose su cui non sono d’accordo: innanzitutto certo la Ruth di She devil non era “inclusiva” forse ma era simpatica ed era “etica” in quanto il film non lascia dubbi sul fatto che la sua vendetta (incruenta) sia giusta come è giusta la vendetta stavolta molto cruenta di Beatrix Kiddo in Kill Bill, pur nella sua spietatezza e violenza (del resto ci si deve vendicare di altrettanta violenza)..tutti i revenge movie e i “rape & revenge movie” sono molto chiari nel raccontare la violenza infame dello stupro (o la violenza del cattivo di turno che ti ammazza i parenti, la fidanzata, il fidanzato eccetera) e la violenza altrettanto efferata e truculenta ma giusta o giustificata della vittima che si erge a vendicatrice e rende pan per focaccia ai suoi aguzzini..in questo senso sono dei film che qualcuno definisce “forcaioli” in quanto esalterebbero la giustizia fai-da-te ma io li trovo profondamente etici e morali. Django Unchained se vogliamo è interamente basato su questo: la violenza ingiusta e disgustosa degli schiavisti bianchi e la violenza vendicatrice e giusta di Django (e anche la violenza del suo mentore e amico tedesco, il cacciatore di taglie King Schultz che non a caso è pagato per ammazzare “uomini cattivi”), uno spettatore intelligente guardando questi film capisce sempre quando la violenza è frutto solo di oppressione e brutalità e quando invece è frutto di “rabbia giusta” per le ingiustizie o per liberare una persona amata.

    Venendo agli stereotipi: premesso che ogni stereotipo ha un suo nucleo di verità, vorrei ricordare che le donne empatiche e buone (vittime o meno della altrui cattiveria ) non sono stereotipi, esistono davvero, ed esistono donne che non lo sono: entrambe vanno raccontate, ed è legittimo che la letteratura e il cinema le raccontino. donne simili alle dark lady o alle femme fatales con quei comportamenti o simili esistono così come esistono uomini malvagi e manipolatori. raccontarli non è affatto misoginia per me. Del resto vengono raccontati anche nella loro complessità pure uomini e donne coraggiosi , forti e positivi. vengono raccontate le vittime e i carnefici. quanto alla sensualità e la seduttività, fa parte dell’umano:, e uomini e donne la vivono e la esprimono come credono e per i motivi (più o meno buoni) che credono
    Ricordo inoltre che lo psicopatico manipolatore dalla mente contorta è un archetipo del thriller e non solo, è assolutamente logico e giusto che ci sia anche la sua versione femminile.
    E respingo l’idea che non si possa raccontare un personaggio femminile bugiardo e crudele quando è pieno di personaggi maschili altrettanto crudeli e malvagi

    semmai io farei un altra critica proprio al monologo della “cool girl” di Amy Dunne: ragazze come quelle che lei riassume in “strafighe” esistono davvero: esistono ragazze a cui piace il football e la birra e sono anche carine 8a prescindere dalla taglia), non stanno per forza recitando una parte nè si fanno “cagare in testa” dagli uomini.

    Sarà che ho visto solo il film quindi ho in testa le attrici ma Margo e la poliziotta non mi sono parse nè asessuate (si capisce che sono donne) nè particolarmente “brutte”

    • “E respingo l’idea che non si possa raccontare un personaggio femminile bugiardo e crudele”: e quest’idea che respingi, dove l’hai letta?

      Comunque, non so se hai notato che ho messo etico tra virgolette. Etico non significa necessariamente buono, ma relativo alle norme comportamentali e morali che regolano la vita in società. La storia ci ha dimostrato che a volte le norme comportamentali cozzano con l’idea che abbiamo in altri momenti e in altri luoghi del giusto e dello sbagliato… ma non mi pare il caso di iniziare una discussione di filosofia morale.

      Ho scritto “asessuate”, ma non intendevo prive di organi sessuali o di caratteri sessuali secondari. Ho usato il termine nel suo significato figurato, ovvero “Con riferimento a persona, che appare priva di interessi e stimoli sessuali.” http://www.treccani.it/vocabolario/asessuato/

      • Paolo ha detto:

        quindi la poliziotta è asessuata perchè non la vediamo mai scopare o mostrare interesse sessuale verso un altro essere umano? Ora che ci penso non l’ho neanche mai vista pisciare…che vorrà dire?
        Ma in questo senso ci sono tanti personaggi femminili positivi e sessuati e personaggi negativi e asessuati, (e ovviamente anche negativi e sessuati e positivi e asessuati). Lo stesso vale per i personaggi maschili.

      • Ti faccio notare che i personaggi negativi sono connotati sessualmente (ammiccano, civettano, flirtano, fanno sesso), mentre i personaggi positivi no, e tu mi rispondi che magari lo fanno mentre noi non li guardiamo??? Paolo, la poliziotta non esiste, è un personaggio, quindi al di fuori della narrazione non esiste… Questo discorso è surreale.

      • Paolo ha detto:

        non capisco, siccome un personaggio malvagio fa sesso o usa il sesso per i suoi scopi questo vuol dire che il sesso è malvagio? Non credo proprio. E comunque nel cinema ci sono personaggi di tutti i tipi: sessuati e positivi, sessuati e negativi eccetera
        La poliziotta non fa sesso semplicemente perchè non ha senso per come è la trama del film vederla a letto con qualcuno, non c’è ragione di informarci sulla sua vita privata

      • Io sono partita da una riflessione sugli stereotipi di genere, e la contrapposizione tra la donna buona e casta e la donna malvagia e lussuriosa.

      • Paolo ha detto:

        è possibile essere malvagi e lussuriosi, come buoni e amanti del sesso: nella narrativa sopratutto di oggi trovi personaggi femminili e maschili di ogni tipo.

      • Ma di questo libro e di questo film sto parlando…

      • Paolo ha detto:

        “E respingo l’idea che non si possa raccontare un personaggio femminile bugiardo e crudele”: e quest’idea che respingi, dove l’hai letta?”

        bè la ricavo dal fatto che secondo te narrare una stronza psicopatica e diabolica è senza ombra di dubbio un favore fatto ai mascolinisti che vederebbero confermate le loro teorie, e il tuo mi sembra un giudizio alquanto moralistico dato che parliamo di un’opera artistica

      • Riassunto: ho scritto che
        – la femme fatale, la donna diabolica, seduttiva e perversa, non è affatto una novità, ma un topos che attraversa l’arte da secoli;
        – i personaggi femminili di Gone Girl sono piatti, unidimensionali e stereotipati;
        – tutta la riflessione che Amy Dunne ci propone sui ruoli di genere e l’influenza che hanno nel rapporto fra i sessi è vanificata dal fatto che Amy Dunne è una psicopatica, cioè una persona che soffre di un disturbo psichiatrico;
        – spiegare un comportamento crudele con la malattia mentale non rende il personaggio più interessante, ma più banale.
        E questo è quello che ho detto in questo post.
        A proposito del contesto culturale nel quale quest’opera si colloca, e della propaganda dei MRA negli USA, ne parlerò prossimamente.

      • Paolo ha detto:

        moltissimi cattivi psicopatici (ma geniali) si lanciano in riflessioni sociologiche e filosofiche vedi i discorsi di Joker sul caos e sulla natura umana nel Cavaliere Oscuro questo non rende certo il personaggio meno complesso anzi ne accresce il fascino. E’ evidente che Joker soffre di un disturbo psichiatrico (solo uno?) forse peggiore di quello di Amy.e con ciò? E’ un gran personaggio ed è interessantissimo, è il più amato tra i nemici di Batman!
        Le riflessioni di Amy Dunne comunque secondo me sono vanificate dal fatto che sono sessiste proprio quando vorrebbero denunciare il sessismo: negare che a una ragazza (gnocca o meno) possano piacere birra, videogame e poker, che sia tutta una recita per accalappiare il maschio solo perchè così è stato per lei è sessismo.o è voler universalizzare la propria personale esperienza. Amy pertanto riesce a essere maschilista proprio quando vorrebbe criticare dei presunti “ruoli di genere”.
        La femme fatale è un archetipo di tutto rispetto ed è anche un tipo di persona che può esistere, esistono donne diaboliche ed uomini diabolici così come esistono uomini e donne che non lo sono, vanno raccontati. Se mi dici che la dark lady non è femminista concordo ma non è neanche anti-femminista. Racconta un tipo di persona che può esistere come ne esistono tante altre
        I personaggi femminili secondari del film non sono stereotipati, questa è una tua opinione.

      • Sono tutte mie opinioni, è chiaro. Pensavo fosse chiaro dal principio.

      • Paolo ha detto:

        “Le riflessioni di Amy Dunne comunque secondo me sono vanificate dal fatto che sono sessiste proprio quando vorrebbero denunciare il sessismo: negare che a una ragazza (gnocca o meno) possano piacere birra, videogame e poker, dire che sia tutta una recita per accalappiare il maschio solo perchè così è stato per lei è sessista ”
        così è più chiaro

      • Quello che non hai capito, è che la Strafiga, così come intende Amy, non è la bella donna che beve birra e rutta, ma è la donna che si adatta ai desideri dell’altro per piacergli. Non ho copiato il passo nel quale spiega che ogni uomo ha la sua Strafiga personale. Come ho scritto, riportando le parole della giornalista del Times, il testo è pieno di ovvietà. Non è né “femminista” come potrebbe esserlo un saggio; è un monologo interiore in un romanzo! Però pone la questione del disagio esistenziale di Amy assumendo una prospettiva di genere: parla della pressione che le donne subiscono tanto da finire con l’adattarsi allo sguardo maschile; questa è una tematica femminista, che non viene posta in termini didattici, ma è vissuta problematicamente da un personaggio. Poi però scopriamo che questo personaggio è psicopatico. Viveva quel profondo disagio perché vittima di una società caratterizzata da una diseguaglianza di potere tra uomini e donne tale da portare le donne a “contribuire alla loro stessa umiliazione” (secondo Amy gli uomini non sono costretti a fare gli Strafighi), oppure è solo una pazza che straparla?

      • Paolo ha detto:

        Joker è solo un pazzo pericoloso che straparla o le sue idee sulla natura umana e sul caos hanno un qualche senso? (Anche se “l’esperimento sociale” che tenta sulle due navi, una carica di cittadini comuni e l’altra di criminali, non va come lui vorrebbe) chissà forse sono vere entrambe le cose e proprio qui sta l’ambiguità e la complicazione del personaggio
        Venendo alle riflessioni di Amy a parte che definisce la Strafiga sia come una “stronza manipolatrice” sia come una che si fa cagare in testa dagli uomini e ci vedo una certa contraddizione, io non credo affatto che le donne facciano quello che fanno sempre per compiacere lo “sguardo maschile”, forse sono più simile all’ottimista dell’articolo di Dockterman, ma non credo che le relazioni uomo-donna (ma a sto punto anche le relazioni gay) siano sempre un imbroglio dove ci si mente a vicenda recitando una parte che non ci appartiene, alcune volte sì (allora è giusto parlare di imbroglio e manipolazione) ma non è la regola. quindi personalmente la riflessione non mi convince chiunque sia a farla.

        e non credo neanche nelle età dell’oro anche se è significativo che quasi tutte le civiltà abbiano una mitologia simile

    • Paolo ha detto:

      questo libro e questo film descrivono persone che potrebbero esistere..per quanto improbabili possano essere.
      comunque ci sono dei miei commenti che non sono stati ancora sbloccati

  3. IDA ha detto:

    Io non ho visto il film ne letto il libro; Questa Amy, mi sembra di capire che sia, una figura molto stereotipata, cosa comune a molta letteratura cinematografica americana e non solo. I comportamenti femminili, e qui non parlo di cinema, sono sempre stereotipati, ogni comportamento femminile può essere racchiuso in vari stereotipi. Il cattivo, il malvagio, il serial-killer di cui il cinema è pieno, non rappresenta mai, non solo il genere, ma spesso nemmeno la specie, perché è descritto come disu-mano, un’eccezione, una stortura all’interno della specie umana. “Una mela marcia” direbbe un liberale. Al contrario, se ho capito bene, questa Amy, rientrerebbe negli stereotipi della femminilità. E anche l’essere psicopatica, rientra negli stessi stereotipi, perché è la versione aggiornata e riveduta dell’isteria.
    Amy come personaggio femminista? Mi sembra proprio di no.. forse può rappresentare alcuni stereotipi del femminismo., ma non conoscendo il personaggio, non lo so.. ma conosco Lilith; figura molto presente nella cultura ebraica, un po’ meno in quella cattolica. Lilith è la donna che non si assoggetta al maschio:
    “Ella disse -Non starò sotto di te -ed egli disse- E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra.” Lilith preferì volare via dal Paradiso, (matrimonio) diventare mortale pur di non sottomettersi ad un arrogate e presuntuoso maschilista come Adamo. Da qui parte il monito a tutte le donne che vogliono emulare Lilith: “Ed il seguirla porta alla morte. Tutti coloro che la seguono non possono tornare.” – Proverbi 2, 18-19
    Le donne sono sempre spinte dal maligno e dalla malvagità, stessa sorte toccherà ad Eva, con lei nasce l’altro stereotipo femminile, la donna che si sottomette ma è sempre in una continua irrequietezza, in una curiosità mai sopita, che spinge la donna a cercare sempre qualcosa di nuovo, a conoscere cose strane a cambiare spesso opinione, a farsi trascinare dagli impulsi e passioni.

    • Paolo ha detto:

      io ho visto il film, tu no e non hai neanche letto il libro quindi ammetterai che stai parlando di qualcosa che non conosci.
      Comunque i comportamenti femminili come quelli maschili non sono di per sè “stereotipati”,
      E sì il cinema americano (meno male che esiste!) e non solo è pieno di personaggi di ogni tipo che rappresentano vari aspetti dell’umano, ci sono personaggi maschili e femminili positivi come negativi.
      Solo che noto che finchè i cattivi, malvagi serial-killer psicopatici, manipolatori, subdoli, crudeli, violenti, stupratori, bugiardi, assetati di potere , mentalmente e/o sessualmente contorti e chi più ne ha più ne metta sono maschi nessuno si lamenta per fortuna, nessuno a parte i mascolinisti vittimisti parla di demonizzazione del maschio, e chi ne parla merita di essere deriso (e io sono in prima fila a deriderlo e lo sarò sempre)..ecco io vorrei che altrettanto valesse quando la cattiva è donna,perchè per quanto riccio voglia negarlo io credo che il problema sia quello: in questo film c’è una donna cattiva che sembra si comporti proprio come un attivista MRA pensa si comportino tutte le donne.

      • No: il problema è che in questo libro c’è una psicopatica che fa esattamente quello che i MRA sostengono che faccia qualsiasi donna che denuncia di aver subito violenza da un uomo E ci sono donne che lo trovano femminista, mentre altri lo trovano una interessante analisi della relazione uomo donna.
        Io non lo trovo né femminista, né una interessante analisi della relazione uomo donna.

      • Paolo ha detto:

        io non lo trovo nè femminista nè anti-femminista nè una interessante riflessioni dei rapporti uomo-donna e ne ho spiegato i motivi. E’ un thriller di un bravo allievo di Hitchcock che però non supera il Maestro (e mi sento in imbarazzo anch’io a disturbare hitch per questa roba)

        comunque, a titolo di curiosità, sembra che la gone girl originale (anche se non così psicopatica, credo) fosse nientemeno che Agatha Christie
        http://www.independent.co.uk/news/people/the-original-gone-girl-agatha-christies-mysterious-disappearance-9839497.html

      • IDA ha detto:

        In effetti io non ho parlato del film, ma degli stereotipi, che spesso hanno un’origine molto antica. La mia verso il cinema americano era una costatazione non una critica anche se in genere non mi piace il cinema americano degli ultimi trent’anni. Lo stereotipo è un’immagine semplificata e schematizzata largamente condivisa, e non sono sempre negativi, sono negativi quelli che riguardano gruppi sociali e il sesso. Esempio Agatha Christies è autrice di molti stereotipi narrativi. Oliver Hardy, prima di far coppia con Stan Laurel, faceva la parte del cattivo, perché il cattivo era grasso, questo è uno stereotipo negativo. La varietà dei personaggi non esclude gli stereotipi. Come ho detto nel commento precedente, in “genere”, che non vuol dire sempre, il malvagio, il cattivo il serial-killer, non ha genere, non ha una vita affettiva o relazionale, non è riconducibile ad uno stereotipo maschile. Usare gli stereotipi, semplifica la narrazione, a discapito della caratterizzazione psicologica del personaggio e della trama. Penso che Riccio dica appunto che lo stereotipo della protagonista corrisponda a quello costruito da certi movimenti mascolini.. e questo è una specie di “guardare in camera”, il cercare la complicità di una parte del pubblico.
        Gli stereotipi, nel corso degli anni cambiano, si trasformano o scompaiono, ma non per quello che riguarda la donna, anzi si creano di nuovi che non vanno a sostituire quelli vecchi, ma si aggiungono a quelli vecchi..

      • Grazie. Mi sento capita…

      • Paolo ha detto:

        non sono minimamente d’accordo con quello che dici.
        I serial killer esistono (in maggioranza maschi, ma non solo),non sono uno “stereotipo”, e raccontare una donna come Amy non può essere ridotto a uno “stereotipo”..esistono uomini malvagi ed esistono donne malvage, esiste chi vive il sesso in un certo modo, raccontarlo è legittimo e non è femminista nè anti-femminista checchè se ne dica.

      • Paolo ha detto:

        comunque oggi non mancano cattivi di ogni taglia, a proposito di Hardy.
        E sì secondo me la varietà di personaggi rende discutibili molte polemiche sgli stereotipi in riferimento a cinema e serie tv

        l serial-killer non ha una vita affettiva e relazionale? Dipende..

      • IDA ha detto:

        Sei stata chiara.. quello che dici è comprensibile, anche senza aver visto il film..

      • IDA ha detto:

        Paolo.. Rappresentare il Natale con la neve, è uno stereotipo neutro, poi te puoi girare il Natale a Santa Barbara, con trentacinque gradi all’ombra o con il vento o con la pioggia, ma il Natale con la neve rimane uno stereotipo.

      • Paolo ha detto:

        il natale con la neve esiste e siccome viviamo nell’emisfero dove i mesi invernali sono quelli freddi ci sta che nevichi

    • paolam ha detto:

      Attenzione attenzione, la cosa è ancora più complicata: Lilith è una figura della tradizione talmudica, non esiste nei racconti della creazione del libro Genesi. Ma questo lo avevate già detto. Quel che è interessante osservare è che i “saggi” autori delle storie talmudiche hanno costruito un rapporto truffaldino tra questo nuovo personaggio e i due vecchi personaggi del mito della creazione. Truffaldino perché loro sapevano benissimo – gli bastava leggere il libro in questione per saperlo, e lo avranno fatto chissà quante volte – sapevano benissimo, quindi, che la sottomissione di Eva, sentenziata dalle parole (cito a memoria) “partorirai con dolore, il tuo desiderio sarà verso di lui ma egli ti dominerà” non è affatto una condizione primordiale, ovvero, non è la condizione propria della vita dei primi due esseri umani nell’Eden. Tale condizione, al contrario, è quella cui la prima donna è condannata una volta perduto il diritto, insieme al suo compagno, di abitare nell’Eden e, come sappiamo, tale condanna ha il suo corrispettivo nella sentenza che condanna il primo uomo suo compagno a “lavorare la terra con il sudore della fronte” – cito sempre a memoria – ed entrambi a morire alla fine di tutto ciò. Insomma, possiamo rigirarla come ci pare, ma la cultura che ha creato questo racconto delle origini non solo presentava la condizione mortale come “non originaria” degli esseri umani, non propria delle condizioni di felicità primigenia, insomma; ma considerava anche quella che noi chiameremmo divisione culturale dei ruoli come una condizione non originaria, e insieme considerava non originaria pure la subordinazione delle donne agli uomini. Ora, non sono una storica delle culture del vicino oriente, però, c’è da pensare. E c’è da constatare che questa storia a molti uomini, ancora parecchi secoli dopo, dovesse non piacere.

      • paolam ha detto:

        Mi rispondo da sola come supplemento: ho dimenticato di scrivere (ma lo sapete già mi sa) che il lavorare la terra con fatica è l’alternativa post-Eden per mangiare, poiché, come in ogni età dell’oro che si rispetti, nel giardino primordiale non c’era bisogno di coltivare niente perché crescessero i frutti: tutto si generava spontaneamente, e i broccoletti crescevano “autòmatoi”, come avrebbe detto Esiodo. Magari non erano broccoletti ma fa lo stesso. Digressione per digressione, passatemela, almeno non ripeto sempre le stesse cose anche se parlo OT 😀

  4. IDA ha detto:

    Simone Weil, nell’analizzare l’Iliade, ci dice che Elena era colpevole di essere bella, e la sua bellezza accese una guerra tremenda. Divenuta moglie di Menelao, scappa con Paride. Disprezzata e invisa da tutti i troiani, solo Ettore si mostra gentile con lei. Alla morte di Paride è costretta a sposarsi con il fratello di Paride, ma la notte della caduta di Troia, lei nasconde le armi del marito e apre la porta della camera ad Ulisse e Menelao che lo uccidono. Ritornata a Sparta con Menelao, non ha una vita facile, disprezzata e odiata da tutti, alla morte di Menelao, scappa e si rifugia a Rodi, dove viene riconosciuta e impiccata.. Sembra la fine, ma negli inferi incontra Achille e con lui genererà Euforione, una creatura con le ali. Simone Weil ci parla di tutti gli stereotipi in cui sono rinchiuse le donne e che tali stereotipi si perdono nel mito.

  5. Paolo ha detto:

    comunque è davvero esilarante vedere che questo film è ritenuto femminista perchè c’è una protagonista femminile malvagia (la cui malvagità, a differenza di altre dark ladies,evil lords e cattivi di ambo i sessi non viene punita in nessun modo) ed è ritenuto misogino per la stessa identica ragione
    il che mi dimostra come certi dibatti socio-politici sulla cultura pop siano sterili

    • Oh Paolo! Non è misogino perché la protagonista è malvagia! Ma più che scriverlo in neretto che devo fare? Te lo mimo con il linguaggio dei sordomuti?

      • Paolo ha detto:

        tu scrivi che in questo momento sarebbe meglio non raccontare al cinema donne e sopratutto mogli cattive e bugiarde perchè ci sono quegli stronzi del MRA che esultano..affermare che l’arte debba auto-censurarsi o evitare di raccontare certe cose sennò poi succede la cosa brutta X oppure i cattivi strumentalizzano, mi pare una posizione moralistica e pure un po’ pavida se permetti. l’unica cosa che condivido è che quelli del MRA sono stronzi

      • Ma dove lo scrivo??? Sarebbe meglio??? Dove l’ho scritto???
        Ognuno è libero di scrivere quel che vuole. Come io sono libera di scrivere che questo libro, in questo momento, offre il fianco a indebite conlusioni.

      • Paolo ha detto:

        come un sacco di opere d’arte che vengono interpretate in maniera diversa a seconda della sensnsibilità di chi le guarda, è inevitabile che succeda perchè contrariamente a quanto crede certa socilogia d’accatto lo spettatore non è passivo ma rielabora i contenuti in maniera personale: pertanto ciò che per te è misogino per qualcun’altro non lo è.

  6. Paolo ha detto:

    ma l’hai poi visto Big Eyes? Credimi, ti piacerà

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