American rape culture e victim-blaming: quello che Gone Girl non racconta

Ieri Twitter riportava un episodio avvenuto nel corso di uno show di Bill Cosby in Canada.

Una donna seduta in prima fila si alza per prendere qualcosa da bere. Cosby le chiede dove sta andando. Lei gli chiede se vuole un drink. Lui risponde che ha già da bere (e mostra la sua bottiglietta d’acqua). E aggiunge: “Dovrebbe stare attenta a bere quando ci sono io in giro”.

Il pubblico ha applaudito entusiasta della battuta.

Conclude il sito jezebel:

A man who allegedly raped more than 20 women getting a standing ovation for joking about rape. This is what rape culture is.

Un uomo accusato di aver stuprato più di venti donne riceve una standing ovation per una battuta che allude allo stupro. Questa è cultura dello stupro.

Per capire la battuta – e perché si parli di “cultura dello stupro” – dobbiamo fare un passo indietro. Prendiamo ad esempio uno dei casi più emblematici: lo stupro di Steubenville.

Una ragazza in stato di incoscienza a causa dell’abuso di alcol viene trascinata in uno scantinato e violentata per almeno sei ore, a turno, da un gruppo di giocatori di football americano del liceo di Steubenville, Ohio. Successivamente su Youtube viene postato un video nel quale i ragazzi si vantano dello stupro di gruppo, ridendo mentre descrivono la loro impresa.

Sulla CNN le giornaliste Candy Crowley e Poppy Harlow, riportando la notizia del verdetto di colpevolezza per gli stupratori, dichiarano:

Poppy Harlow: It was incredibly emotional, incredibly difficult, even for an outsider like me, to watch what happened as these two young men that had such promising futures — star football players, very good students — literally watched as they believed their lives fell apart…when that sentence came down, [Ma’lik] collapsed in the arms of his attorney…He said to him, ‘My life is over. No one is going to want me now.’ Very serious crime here, both found guilty of raping the sixteen-year-old girl at a series of parties back in August. Alcohol fueled parties; alcohol is a huge part of this.

Candy Crowley: Sixteen-year-old rapists just sobbing in court, regardless of what big football player rapists they are, they still sound like sixteen-year-old rapists…what’s the lasting effect, though, on two young rapists being found guilty in juvenile court of rape, essentially?

Cos’è che ha commosso queste signore? Il dramma di una ragazzina stuprata per ore e poi fotografata nuda e incosciente, quindi vilipesa sui social network? Certo che no. Ad essere straziante è la sorte di due giovani promesse del football, che guardano la loro vita andare in pezzi. “Alla lettura della sentanza [Ma’lik] si accasciato fra le braccia del suo avvocato… Gli ha detto: ‘La mia vita è finita. Nessuno mi vorrà più adesso’“.

Naturalmente la colpa è dell’alcol che infiamma le feste, non degli stupratori, che – poverini! – chissà quali drammatiche conseguenze subiranno a causa di questa condanna.

RapeCulture

A febbraio dello scorso anno Ray Rice, un giocatore di football dei Beltimore Ravens, è filmato da una telecamera di servizio mentre trascina il corpo esanime della sua fidanzata Janay fuori da un ascensore di un Atlantic City Hotel, dopo averla stesa con due poderosi cazzotti.

I Baltimora Ravens inizialmente decidono di sospendere il giocatore senza paga per due partite, e su twitter scrivono un messaggio di scuse:

ray_rice

Lei, Janay, la donna stesa a cazzotti, è profondamente rammaricata per ciò che ha fatto la notte dell’ “incidente“.

Perché quando una donna viene picchiata dal fidanzato, dal marito o dal compagno, sicuramente ha fatto qualcosa per meritarselo. E comunque si è trattato di un tragico incidente.

Ma parliamo di un altro celebre pestaggio.

Il lottatore professionista dell’MMA Jonathan “War Machine” Koppenhaver si reca a casa della sua ex ragazza Christy Mack e la trova in compagnia di un altro uomo; prima picchia lui, quindi si scaglia su di lei a calci e pugni, tenta di stuprarla e quindi di accoltellarla. Il coltello si spezza nella colluttazione, e la donna riesce a fuggire.

Christy Mack decide di pubblicare sui social delle foto per mostrare come è ridotta dopo la brutale aggressione.

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A seguito di questa vicenda su twitter spopola l’hashtag #FreeWarMachine: War Machine libero.

FreeWarMachineChristy Mack, quella puttana bugiarda (lying, cheating whore), si sarà martellata la faccia da sola? Chissà…

Adesso mettiamo a confronto questi casi reali con la vicenda narrata dal film “Gone Girl”.

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Stampa, tv e opinione pubblica decidono che Nick Dunne è colpevole prima ancora che la polizia lo consideri un indagato, soltanto perché non si dispera davanti alle telecamere, ma abbozza un sorriso di circostanza. Lui è dipinto come un mostro, perché tutti sono convinti che chi agisce con violenza contro la moglie, la fidanzata o la compagna sia un personaggio spregevole al quale non è possibile trovare alcuna giustificazione e per il quale è difficile provare qualcosa di diverso da un profondo disprezzo (figuriamoci comprensione!). L’unico modo che ha Nick per non essere massacrato è chiedere pubblicamente scusa per le gravi mancanze che ha commesso nei confronti della moglie, trascurandola e tradendola: deve insomma ammettere che è in qualche modo colpevole, anche se non ha ucciso nessuno.

Amy Dunne aveva precedentemente denunciato altri due suoi partner, uno per stupro e l’altro per stalking, eppure la stampa lo ignora: nessuno ha condotto un’indagine sul passato della donna. Non risulta che nessuno abbia mai sollevato il minimo dubbio sulle versioni fornite alle forze dell’ordine da Amy Dunne.

Trovate le differenze.

A proposito di Gone Girl – L’amore bugiardo:

Gone girl

La Belle Dame sans Merci

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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44 risposte a American rape culture e victim-blaming: quello che Gone Girl non racconta

  1. Paolo ha detto:

    E Gone Girl sarebbe responsabile di sostenere una mentalità che colpevolizza tutte le vittime di stupro perchè racconta di una donna psicopatica e bugiarda che convince tutti di essere una vittima? Non sono d’accordo.E un film o tanti film non possono cambiare la mentalità di qualcuno nè in peggio nè in meglio: ergo se uno è maschilista lo resterà dopo Gone Girl e se non lo è non lo diventerà per averlo visto.

    • No, perché racconta solo alcune reazione dei media e dell’opinione pubblica, e ne dimentica altre…

    • IDA ha detto:

      Il cinema non è neutro.. contribuisce a formare opinioni e comportamenti, l’esempio classico è “La febbre del sabato sera.” con John Travolta, le discoteche, non solo in Italia ma in tutta Europa e in America raddoppiarono le vendite dei biglietti. ( tra l’altro è un film pieno di stereotipi sugli Italo-americani.) E io mi ricordo che nella mia zona, nel giro di trenta km. c’erano solo due discoteche, dopo il film, nel giro di pochi anni, sono diventate più di dieci.

      • “Un giorno un principe straniero, che viaggiava sopra un elefante, si fermò davanti alle mura di questo villaggio, per una sosta durante il suo tragitto.
        Tra gli abitanti si diffuse la voce della presenza del principe e di un animale straordinario, che essi non conoscevano. Così i cittadini decisero di inviare sei persone ad accogliere il principe e a toccare l’elefante, così che poi avrebbero potuto descriverlo a tutti gli altri.
        Al loro ritorno, i sei ciechi furono accolti con impazienza e curiosità.
        Il primo disse che un elefante è come un enorme ventaglio rugoso. Aveva toccato le orecchie.
        – Assolutamente no, – intervenne il secondo – perché è come un paio di lunghe ossa. Egli aveva toccato le zanne.
        – Ma proprio per niente! – esclamò il terzo – Un elefante assomiglia ad una grossa corda. Aveva toccato la proboscide.
        – Ma cosa state dicendo? Piuttosto è compatto come un tronco d’albero! – replicò il quarto cieco, che aveva toccato le zampe dell’elefante.
        – Non capisco di cosa state parlando… – gridò il quinto cieco – … l’animale assomiglia ad un muro che respira. Questi gli aveva gli toccato i fianchi.
        Il sesto sentenziò fermamente – Non è vero nulla di tutto questo: un elefante è come una lunga e robusta fune. Aveva toccato la coda.
        Così i sei ciechi iniziarono a litigare, presi tutti dall’affermare ciò che avevano toccato.
        Attirato dalle urla, il principe rimase in ascolto e, comprendendo che quella situazione era destinata a ripetersi all’infinito, prese la parola e sussurrò …
        – Tutti dicono una verità. Ognuno sa cosa ha sentito ed è sicuro di ciò che ha toccato con mano. Ma l’esperienza fatta è solo una parte della verità e solo “ascoltandosi” ognuno può andare oltre, comprendere la verità che cerca.-”
        La realtà appare completamente diversa a seconda della punto di vista che assumiamo per osservarla. Quello che volevo dire, con questo post, è che la prospettiva assunta da questo film a proposito della violenza contro le donne coglie alcuni dettagli, ma ne dimentica molti altri.
        Come ho scritto sin dal mio primo post, il film non è misogino perché la protagonista inventa false accuse di violenza sessuale, domestica e pedofila: ma perché si muove in un contesto sociale irreale in cui una persona che decide di inventare false accuse di violenza sessuale, domestica e pedofila ha vita facile grazie ad un pregiudizio diffuso contro gli uomini. E’ vero che la società è disposta a credere alla donna e a demonizzare l’uomo?
        Io non direi, visto che i fatti ci dicono che negli Stati Uniti a chiedere scusa pubblicamente è la donna filmata mentre riceveva pugni e si accasciava a terra priva di sensi… o che una donna piena di ecchimosi e ferite è etichettata come “puttana bugiarda”.

      • Paolo ha detto:

        ma è impossibile che un singolo film racconti ogni punto di vista esistente al mondo. E Gone Girl non è un trattato sulla violenza contro le donne

      • Paolo ha detto:

        esistono, possono esistere ragazzi come Tony Manero? Se sì è legittimo raccontarli

  2. Paolo ha detto:

    riguardo alla battuta di Cosby: le persone che hanno riso non sono a favore degli stupri, ma probabilmente ritengono Cosby innocente, mai avrebbero riso se l’avessero ritenuto colpevole

    è come questo sketch dei Griffin su Madre Teresa di Calcutta: chi pensa che Madre Teresa sia una santa amica dei poveri sarà inorridito, chi come me la ritiene una fanatica religiosa schifosa, un essere politicamente e eticamente infame che merita solo disprezzo e dileggio invece apprezzerà questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=U1iB639_Vmw

    • Paolo ha detto:

      comunque gli stand up comedian statunitensi sono famosi per l’umorismo “cattivo” e scorretto anche su argomenti molto gravi stupro compreso vedi ad esempio questa battuta di Sarah Silverman: “Sono stata violentata da un medico. Il che è, come dire, dolceamaro per una ragazza ebrea.”

      vogliamo accusare la Silverman di fare “rape culture” e forse anche antisemitismo (lei è ebrea) in quanto suggerisce che per una ragazza ebrea essere stuprate da un medico è “dolceamaro”? Spero di no

  3. primavera ha detto:

    Un film non fa cambiare idea a nessuno forse ma diffonde una certa idea.
    è lo specchio della società.
    qui ormai la reputazione si ripulisce coi soldi e l’esser famosi.
    Ormai si vive di stereotipi per cui se hai avuto la disgrazia di incontrare uno psicopatico certamente un pò te la sei cercata perché nn hai capito, reagito,denunciato. Poi lo fai…fai tutto questo capisci, reagisci e denunci. Non va bene..stai inventando, tentando di rovinare la reputazione di un pover’uomo. Con quante donne si usa stessa clemenza?
    Quanti pagano seriamente e duramente per quelli che fanno?
    Il pubblico ritiene innocente bill cosby, Woody Allen,roman Polanski, ecc? Bene è anche proprio per quello che i media dicono di loro!nessuno si permette di sottolineare che si tratti di violenti o pedofili…Polanski ha 80 anni suonati ed è ancora a piede libero.
    una mia amica ha da 10 mesi la figlia in casa famiglia perché ka bambina ha avuto l’ardire di raccontare gli abusi del padre a suo danno. È giusto questo? È equo? Pagano le vittime..ma cosa hanno fatto?
    puoi essere un grande attore e un gran bastardo allo stesso tempo ma ciò nn è politicamente corretto. Sento dire che woody Allen è un genio ma mai che sia un pedofilo. Che ne viene alla figlia di dire da anni le stesse cose e cioè che il padre è un mostro? Ah già..era manipolata da quella strega della madre..
    gli uomini difficilmente pagano per quello che fanno.
    Pertanto ritengo che diffondere tramite film e simili certe idee non porti che ad un sempre maggiore ritorno al medioevo.
    E credo che non se ne uscirà facilmente!

    • Paolo ha detto:

      qui si parla di film, e non di cosa ha fatto o non ha fatto woody allen alla figlia, e i film non sono responsabili di ciò che sta passando la tua amica

  4. Uno studio del 2010 che ci dice che la percentuale delle false accuse di stupro si aggira tra il 2 e il 10% delle denunce presentate: http://www.icdv.idaho.gov/conference/handouts/False-Allegations.pdf
    “The stereotype that false rape allegations are a common occurrence, a widely held misconception in broad swaths of society, including among police officers, has very direct and concrete consequences. It contributes to the enormous problem of underreporting by victims of rape and sexual abuse.” (pag. 1331)
    Traduco: “Lo stereotipo che false accuse di stupro sono un evento comune, un malinteso diffuso in ampie aree del sociale, in particolare fra gli agenti di polizia, ha conseguenze molto dirette e concrete. Contribuisce all’enorme problema della mancata denuncia da parte delle vittime di stupro e abusi sessuali.”

  5. primavera ha detto:

    Non ci capiamo proprio.
    non dico che i film siano causa dei disastri del mondo ma che anche attraverso di loro si diffonde una certa cultura.
    del resto ci si rivolge spesso anche a personaggi pubblici per far pubblicità alla propria causa di dubbia validità(vedere associazioni di padri separati).
    Di chi è la colpa se nn della diffusa idea che donne e bambini mentano sempre se la mia amica e la sua bambina sono in un incubo senza fine?
    Certo nn sua ne della bambina di 10 anni appena che nn viene creduta nonostante certificati medici e plurimi e dettagliati racconti!!!!!
    I giudici sono esseri umani che devono fare il diritto di chi al momento ha più potere.
    forse nn tutti per fortuna ma molti e questo è non solo il mio modesto parere ma la mia esperienza diretta.
    sinceramente mi aspetto che anche un famoso o un bel giovanottone sportivo di una università americana di prestigio possa pagare per i reati commessi e che le loro vittime siano aiutate e supportate non dipinte come delle pazze esaurite. Grazie!

    • Paolo ha detto:

      anch’io mi auguro che la gente paghi per i suoi crimini, ma il compito del cinema è raccontare storie, non è migliorare la società e neanche peggioarla (e Gone Girl non la peggiora)

      • winola ha detto:

        Paolo, su questo non sono del tutto d’accordo. Concordo sul fatto che il cinema non abbia una vera e proprio funzione educativa, ma che racconti semplicemente storie, in maniera neutra, non è vero. Perfino nei film documentario (argomento su cui ho fatto una tesi di semiologia del cinema, all’epoca in cui facevo il DAMS) lo sguardo non è neutro: è il regista che filma e racconta UNA realtà tra tante, quella che vuole raccontare o meglio, quella che il suo occhio vede. Perfino nel realismo più estremo (e sto parlando della corrente cinematografica, ad esempio ci sono film russi che raccontano storie in tempo reale: piazzano una telecamera e riprendono quello che succede punto e basta) rimane comunque una realtà filtrata dall’occhio del regista perché è il regista che seglie COSA riprendere (che so, la realtà di un povero è ben diversa da quella di un miliardario), figuriamoci nella fiction, dove non solo si sceglie cosa va ripreso, ma si crea la storia dal nulla veicolando, in questo modo, un messaggio (e la cosa può essere intenzionale o meno, eh, non dico che lo facciano apposta, solo è naturale vedere il mondo dal proprio punto di vista).
        Ora, io non ho visto il film in questione, quindi non voglio commetare solo sulla base di quanto ho letto (non è mia abitudine parlare di cose che non conosco), ma tutta questa neutralità del cinema proprio non la vedo. Sarà una deformazione mia, ma anche nei film di intrattenimento più spiccio io vedo comunque una certa realtà dietro, veicolata attraverso le immagini.
        Il cinema racconta storie, e su questo siamo perfettamente d’accordo, ma forse chi quelle storie le crea IMHO dovrebbe fermarsi un pochino di più a riflettere su quale realtà la sua storia racconta e su come quella realtà possa influenzare in qualche modo il pubblico che la guarda. Perché ci sono persone, come me e te, che pensano “è solo un film” altre invece che si fanno convincere che quel film sia lo specchio della realtà (e ovviamente parlo di storie realistiche, come quella in questione, non di Capitan America, eh). Quello che uno vede un in film, anche il più neutro, è filtrato di due volte: dall’occhio del regista e da quello dello spettatore. In uno stesso film (ma vale per qualsiasi media) io posso vedere cose che tu non noti nemmeno e viceversa.

      • Paolo ha detto:

        un film (o un romanzo, un fumetto, un telefilm), anche il più “d’intrattenimento” è arte e non un semplice “media”. Non ho mai detto che i film sono “neutri”, raccontano una storia e scelgono un punto di vista, questo è ovvio. io dico semplicemente che raccontano l’umano (o almeno una parte) e se possono esistere persone che pensano e agiscono in quel modo è legittimo raccontarle, sopratutto non credo che un film possa renderti misogino, razzista o altro di negativo se non lo sei già per conto tuo. E sì come fai notare lo spettatore non è passivo quindi uno stesso film può essere interpretato in modo diverso (sta succedendo lo stesso con American Sniper di Eastwood: in Italia ci sono recensori che lo stroncano come film guerrafondaio e fascistoide, pura esaltazione del macho americano conservatore e guerriero e chi invece, memore del fatto che Eastwood sarà repubblicano ma non è cretino nè fascista, ha un giudizio molto più complesso: il quotidiano di sinistra Il manifesto, ad esempio ne parla bene)

      • Appunto, Paolo, chi racconta una storia assume un determinato punto di vista. Ed è di quel punto di vista che si discute, soprattutto il questo post, che parla del modo in cui sono stati raccontati i media. L’atteggiamento di media e opinione pubblica nei confronti di un caso di femminicidio mostrati dal film non sono inverosimili, ma sono solo una parte delle reazioni verosimili. Quella di descrivere un aspetto e tacerne altri (ignorare ad esempio il fenomeno della colpevolizzazione della vittima) è una scelta, e di quella scelta si parla.

      • Paolo ha detto:

        Riccio, American Sniper racconta la storia (vera peraltro e ispirata alla sua autobiografia) di Chris Kyle il più letale cecchino dell’esercito USA, quindi noi conosciamo solo il suo punto di vista perchè è questo che Eastwood vuole farci conoscere, questo fa sì che gli iracheni siano visti solo nel modo in cui li vede Kyle cioè in una luce negativa: gente di cui non ci si può fidare quando non sono proprio nemici da abbattere (donne e bambini inclusi se ti sembra che stiano trasportando granate) per proteggere i tuoi commilitoni..la domanda è: questo basta per dire che il film è razzista? Per alcuni critici sì, per altri no.
        il fatto che Fincher e Flynn ci mostrino solo una parte delle reazioni mediatiche e non ci mostrano i media che indagano sul passato di Amy poiche se avessero indagato forse avrebbero smascherato Amy e questo avrebbe messo i media in una luce positiva cioè quelli che “smascherano una bugiarda” mentre invece Flynn e Fincher erano interessati a darci dei media una immagine negativa per lo più, ecco questo fa di Gone Girl un film misogino? Non lo so, non credo

      • Ma in che modo mostrare fenomeni come la rape-culture o la colpevolizzazione della vittima avrebbero fornito un’immagine troppo positiva?

      • Paolo ha detto:

        non so, è difficile immaginare qualcosa che non c’è stato, ma nel caso di Amy i media avrebbero avuto ragione a “colpevolizzarla”

      • winola ha detto:

        Paolo, io non ho mai detto che il cinema non è arte (anche perché sono d’accordo a definirlo arte, quindi…) e per altro la questione è IMHO irrilevante a meno che tu non ritenga che l’arte sia al di sopra di ogni critica.
        Sul fatto che sia lecito rappresentare qualsiasi tipo di soggetto posso anche essere d’accordo, ma allo stesso modo ritengo che sia altrettanto lecito criticare un film per il modo in cui viene rappresentato quel soggetto.
        Poi, puoi essere o meno d’accordo con la critica (e ripeto che qui non entro nel merito, non avendo nè visto il film nè letto il libro in questione), ma resta il fatto che la critica di per sè è lecita.
        Credo che uno possa diventare misogino guardando un film? Sinceramente non lo so. Però credo che se uno già lo è e il film riporta le sue opinioni queste ne usciranno rafforzate.

      • Paolo ha detto:

        si può criticare tutto. Spero si possa criticare anche le critiche, e spero che nessuno arrivi a dire “non facciamo più film come X sennò i misogini/razzisti/omofobi ecc rafforzano le loro opinioni”

      • IDA ha detto:

        No.. Paolo.. il cinema non racconta storie, il cinema come la letteratura fa opinione, comunica idee e pensieri, raccontando storie.. il cinema può contribuire a migliorare o peggiorare una società. Perchè il cinema è un’espressione umana.. e come tale può essere giudicata, criticata e condannata. Woody Allen e Roman Polanski sono responsabili delle loro azioni, ma anche il cinema, perchè li ha protetti e giustificati come ha fatto con Bertolucci.. liquidare con sono solo storie, è la peggior censura al pensiero critico. Se non influisce in una società, è inutile giudicarlo, è inutile criticarlo.
        E la critica non vuol dire mettere in discussione la legittimità delle storie, è legittimo fare un film sessista, ma è altrettanto legittimo criticare e condannare il film e il regista..
        Condanna da intendere come:disapprovazione , biasimo.
        Punto due. Stereotipi.: Mi ripeto; lo stereotipo è una visione semplificata e schematizzata su un luogo, un oggetto, un evento o un gruppo di persone assimilate da certe caratteristiche o qualità. Gli stereotipi creano pregiudizi, creano discriminazioni, quando sono riferiti a persone o gruppi sociali. La narrativa per stereotipi, è legittima, ma è superficiale. Il regista Francese François Truffeaut, diceva che i film sono fatti da uomini per un pubblico maschile. Perché le donne nel cinema sono rappresentate solo da “stereotipi femminili”. Non ha caso Truffeaut che ha spesso lavorato con pochi personaggi, poca azione, poca scenografia, entra dentro il personaggio, sia maschile che femminile, perché non usa stereotipi per raccontarli.. poi usa stereotipi narrativi, ma i personaggi sono senza stereotipi, quindi profondi, veri originali..

      • Paolo ha detto:

        Ida, non sono d’accordo. E non farmi riaprire la questione su Allen e Polanski e la differenza tra l’uomo (con le sue colpe, le sue meschinità, anche i suoi lati ripugnanti) e la sua opera. Puoi certo dire che il tal film è sessista, puoi disapprovarlo e io posso criticare il giudizio. Se la critica non è censura, anche criticare e non approvare una critica non vuol dire che si impedisce la critica.
        Quanto agli “stereotipi”: per me è importante raccontare personaggi credibili (possono esistere persone così è la domanda che mi faccio sempre) e coerenti col tipo di storia che si vuole raccontare, secondo me i personaggi di gone girl lo sono, poi il film non mi ha convinto per i motivi che ho spiegato

      • IDA ha detto:

        Se lo opere sono un’alibi si. Vedi il caso Bertolucci.
        Dal momento che il cinema è finzione, tutte le storie sono credibili, nel cinema non esistono storie e personaggi non credibili. I Wraith o Batman sono sempre credibili. Quando il cinema non ha storie da raccontare si lascia raccontare e tende solo a compiacere il dominio e la presunta maggioranza. E questo è quello che è successo al cinema italiano, non ha più nulla da dire ma solo da esporre. ( escluso Salvatores e Moretti)
        Gli stereotipi in se possono essere innocui, ma determinano pregiudizi e discriminazioni e in questo il cinema, come la pubblicità non può autoassolversi, sostenendo che sono solo storie..

      • Paolo ha detto:

        uff non dico che sono “solo” storie, le storie sono importanti, raccontano l’umano e la società (sia che si tratti di Batman o di un film “realista”) noi pensiamo in maniera narrativa ma dico che i film, i romanzi, i fumetti ecc.. non hanno il potere di peggiorare le persone più di quanto non lo siano già
        E mettere sullo stesso piano cinema e pubblicità mi repelle

  6. Lynnet ha detto:

    È molto che seguo il tuo blog, non ho mai commentato(come non commento mai nulla), però volevo farti notare un paio di cose un po’ OT sul discorso Gone Girl.

    Io ho letto solo il libro, e quindi tutto quello che scriverò si basa su questo.
    L’intero romanzo è basato su quello che in narrativa corrisponde al nome di “narratore inaffidabile”, e quando Amy dice che “è un territorio da conquistare” in realtà non lo pensa: poi si scopre che il diario stesso è una sua invenzione. Ragion per cui io non mi fiderei dei personaggi.
    Altro appunto, non capisco perché qualcuno (va bene, sono MRA, ma è insensato lo stesso) percepisce Nick come buono. Nick è l’antitesi della bontà. Non uccide nessuno, vero, non organizza piani malefici, vero anche questo, però rimane quello che è, un bugiardo cronico, un traditore e un egoista. Altro appunto sui personaggi: non ce la faccio a vedere il fare qualcosa di sbagliato e il dire qualcosa di giusto come uno che esclude l’altro. Approvare il discorso di Amy sulla “strafiga” non significa approvare il fatto che abbia ucciso e mentito. Sono due cose diverse.

    Da un lato può essere vero che lo scopo primo di intrattenimento non è necessariamente il raccontare cose veritiere, dall’altro quando si toccano certe questioni sarebbe buona cosa farlo con criterio. Si gioca tutto sulla verosimiglianza, che è un concetto diverso. “L’Amore Bugiardo” è veritiero? No.
    Verosimile? Sì. È coerente con il suo universo dopotutto.
    Ok, ho scassato abbastanza su questo argomento.

    Sono d’accordo su tutto il resto, devo anche aggiungere che per qualche ragione sta diventando un espediente piuttosto comune, tant’è che TV Tropes ci ha fatto un articolo sopra(e sui motivi per cui non dovrebbe essere usato). La “battuta” di bing cosby(non ce la faccio a scriverlo in maiuscolo, spero mi perdonerai) è davvero oscena.
    Non so come mai, ma a leggere queste cose mi riporta in mente una mia ex-compagna di classe(ho diciotto anni e la cosa è successa un paio di anni fa, non negli anni ’50 come si potrebbe pensare a ragione) che arrivava a non mangiare per una litigata con il suo ragazzo. Va bene. Poi c’era quella che dava la password di facebook, quella che si faceva controllare il cellulare… Potrei andare avanti ore a descrivere le loro relazioni, ma il minimo comune denominatore sarebbe sempre quello, manie di controllo.
    A sedici anni mi definivo femminista lo stesso, ma la mia repulsione per questi comportamenti era qualcosa di più viscerale e devo anche ammettere che non ero così informata. Non sapevo cosa fosse la “cultura dello stupro”, per esempio. Non so come spiegarlo: io so che chiedere le password alla gente è sbagliato, che controllare il cellulare di qualcuno è sbagliato, ma nessuno mi ha mai insegnato il perché. Però devo anche dire che io sono sempre stata ossessionata dalla mia privacy.
    Qualcuno ha ipotizzato che il mio pretendere rispetto in una relazione è dovuta a una mia presunta omosessualità(sono bisessuale a onor di cronaca), che poi sarei “cambiata”, che in fin de conti tutte voglio uno così. Ho preso a rispondere che in tal caso sarei ripiegata sulle donne.
    Io mi chiedo spesso e volentieri il perché si cerca sempre di normalizzare comportamenti del genere. Cosa porta queste persone, per di più donne(è la contraddizione più grande secondo me) a credere che un uomo possa decidere o meno con chi può o non può uscire.
    Ho smesso di stupirmi quando ho iniziato a scoprire che esistono bidoni dell’immondizia che la pensano come gli screenshot che hai postato, in Italia, nella mia città a volte. Perché io questo odio verso le donne non riesco a ricordarlo e sì che sono anni che frequento regolarmente community online. Forse un po’ meno dell’adulto medio, ma è tanto tempo lo stesso.
    Non so dare una spiegazione razionale, irrazionale, campata in aria o meno a questo.
    Ho scritto un papiro, dai, torno alla fase lurking-ossessionante.
    Buon lavoro, è sempre piacevole leggerti.

    • Il diario è, nel piano di Amy, funzionale ad offrire un’immagine “fantastica”: quella della “cool girl” del successivo monologo…
      E, di fatto, come lei aveva previsto, il personaggio ha successo. Questo dettaglio è stato considerato una consapevole denuncia al sessismo imperante. Io non riesco a vederla così…

      Però commenta quando vuoi! E no, non credo che pretendere rispetto in una relazione sentimentale dipenda dall’omosessualità. Io sono etero, ad esempio…

    • Mi hai fatto pensare alla mia mamma 🙂 Lei mi raccontava che non ha mai avuto troppo bisogno di leggere per sentirsi femminista, perché sin da bambina, quando le veniva insegnato che all’uomo si ubbidisce, si sentiva ribollire il sangue dalla rabbia: lo ha sempre sentito, che era un’ingiustizia. Ma mi diceva anche: “per mia sorella non era la stessa cosa”.

    • Paolo ha detto:

      essere tristi per una litigata può essere normale, ma se lo smettere di mangiare si protrae per giorni non è normale, e anche farsi controllare facebook e cellulare non è normale..non mi piacerebbe neanche se fosse un controllo reciproco: una relazione d’amore deve avere fiducia reciproca che tiene a bada eventuali gelosie e impedisce che diventino ossessive e soffocanti..e volere questo non c’entra con l’orientamento sessuale

    • Lynnet ha detto:

      @Ricciocorno: Io l’ho vista così(per quanto non consideri il romanzo un manifesto femminista, come non lo considero misogino e come non lo considero è basta, è solo uno dei tanti libri che ho letto, un buon romanzo ma non la verità della vita, in sostanza) perché ci ho ritrovato il comportamento di molte persone a me vicine. E per me in quello specifico punto è stato il punto massimo di identificazione con Amy. Identificazione che poi va scemando, per ovvi motivi. Cosa che suppongo essere successa a molt*.

      Comunque mi ha fatto piacere che io ti abbia fatto pensare alla tua mamma 🙂

      @Paolo: beh, non ho detto che dovrebbe esserne felice, per carità, dico solo che ha avuto una reazione parecchio “disturbante”(anche se non è il termine giusto, ma davvero, l’ho trovata una brutta cosa) per quello che è successo.

      • Paolo ha detto:

        pensa che invece a me sto celebrato monologo della “Cool girl” è la cosa che ha convinto meno come non mi convince questa visione ultra-nichilista dei rapporti uomo-donna dove sembra che sia tutto un inganno reciproco, una recita che non ci appartiene affatto, un dominarsi l’un l’altro senza traccia di sentimenti..sarà che ho avuto altre esperienze, sarà che sono più ottimista ma secondo me appunto la realtà può essere così ma non è sempre così.
        E ripeto Kubrick con Eyes Wide Shut ma anche Polanski con Venere in pelliccia hanno affrontato temi simili con ben altra sensibilità e intelligenza e non con un nichilismo fine a se stesso

      • Neanche io mi spiego tanto entusiasmo… Lo trovo piuttosto banale e superficiale.

  7. paolam ha detto:

    Grazie cara, come sempre, chi vuole capire è in grado di capire benissimo il contenuto dei tuoi post, i quali sono sempre molto chiari e circostanziati. Chi, al contrario, non vuol capire, non sarà mai disposto a capire. Apprezzo la ripetizioni degli stessi concetti rivoltati da tutte le parti a scopo comunicativo, didattico, divulgativo. Ma non illudiamoci che tutto questo impegno serva comunicare i concetti medesimi a coloro che non sono disposti a comprenderli.

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