La famiglia fondata sulla sottomissione

Sottomettere (da dizionario): ridurre all’obbedienza, piegare ai propri voleri; subordinare, mettere in secondo ordine rispetto ad altro

Sottomettersi (da dizionario): assoggettarsi, piegarsi all’autorità e alla volontà di altri.

sottomissione

A Silvia Pardolesi vorrei dire che il fatto che secondo Mario Adinolfi la sottomissione della donna sia “la condizione per cui la famiglia possa esistere” non modifica affatto il significato della parola, che ci racconta di una relazione in cui i ruoli degli individui coinvolti sono rigidi e ben definiti: c’è chi ordina e chi obbedisce, chi è superiore e chi è subordinato, chi esercita la propria volontà e chi si assoggetta alla volontà dell’altro. Il maschio detiene il potere, la donna si “sottomette”.

Il fatto che la famiglia immaginata da Mario Adinolfi si fondi su questo “pilastro”  – inteso come elemento portante – non rende paritario ciò che è definito proprio dalla disparità.

Checcé ne dica Mario Adinolfi, quella che immagina lui non è l’unica famiglia possibile.

Per approfondire, Costanza Miriano:

La sottomissione

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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44 risposte a La famiglia fondata sulla sottomissione

  1. Paolo ha detto:

    ma dobbiamo proprio dare spazio a questi idioti? Vivano come vogliono e non rompano le scatole a chi vive diversamente

  2. reinassanceman ha detto:

    Quella che immagina Adinolfi non è una famiglia….

  3. Un'altra Laura ha detto:

    Il leit motiv di Adinolfi è “ma a voi piace un mondo così!?”
    Ecco, lui si immagina e promuove un mondo in cui la metà del genere umano debba necessariamente esser mite e sottomessa all’altra metà per diritto di nascita. Roba da far sembrare Hitler un dilettante (reductio ad Hitler, lo so, ma l’ideologia è simile, non si può negare!)
    Ecco, “a voi piace un mondo così?”

  4. IDA ha detto:

    Della Miriano non parlo, è la classica borghese ricca, approfittatrice, moralista, egoista, paranoica ed oscurantista. Non a caso lei non stà a casa a fare la sottomessa, ma ci fa stare le altre. La Signora, Pardolesi, o non conosce il significato delle parole che usa, o ignora la coerenza tra i periodi.
    “Lo Stato non permette che tra uomini si venga a vie di fatto; egli si oppone al duello. Egli
    punisce ogni rissa, per ciò che nessuno dei contendenti invoca l’intervento della polizia, ma lascia impunito un “capo famiglia” il quale picchi di santa ragione un bambino o la moglie. La famiglia è autorizzata a far ciò, e per suo mandato il padre; io quale singolo non lo sono.” – Max Stirner- L’unico e la sua proprietà.- 1840.
    Si, sono passati un po’ di anni, Stirner sosteneva che la famiglia è la più piccola comunità umana, ma se un singolo deve rispetto ed obbedienza, non è più una comunità, ma una forma di oppressione. (Rispetto da intendere come ossequio e devozione.)
    I rapporti di dominio, si basano su comando e obbedienza, premio e punizione e logicamente ci deve essere uno che comanda e uno che obbedisce, uno che distribuisce premi e punizioni. Ma con quale diritto? Con quale potere? È legittimo? No! Nessun essere umano ha questo diritto.
    Ma lasciamo perdere lo spirito tedesco.
    La donna sotto-messa o messa-sotto, quella che dalle mie parti si dice “posizione angelica” o “posizione di Angelica”, non ho mai capito. Comunemente è chiamata “posizione del missionario”, perché si narra che i primi missionari, che si erano recati nel sud-est del pacifico, insegnarono all’ indigeni la posizione corretta, quella preferita da dio, perché suddetti indigeni praticavano la “bestiarum”; quella che gli anglosassoni chiamano “doggy style”; “levrette,”per i Francesi;” posición del perro” per gli spagnoli.
    E si sa quella che i francesi chiamano “position du chevauchement” è troppo da femminista.

    • Richie ha detto:

      una donna che sta sotto il suo compagno quando fa sesso può tranquillamente non essere sottomessa nella vita. Poi per me è indifferente chi sta sopra o sotto in quei frangenti, l’importante è star bene. Che sia posizione del missionario o doggy style o qualsiasi altra, ognuno faccia come vuole.

  5. primavera ha detto:

    Qui il sesso non c’entra. Ognuno lo faccia come crede. Qui il punto è che queste persone scrivono libri e articoli su un argomento che non dovrebbe esistere e vengono diffusi e pubblicati!
    Le signore in questione ritengono che una donna che lavora non sia capace di mandare egregiamente avanti una famiglia?
    Aaahhh come vorrei essere a casa loro,di adinolfi e consorte in particolare e la vorrei vedere sta sottomissione. Che pena!

  6. Rossella ha detto:

    Ho letto in questi giorni il libro della Miriano e secondo me non si presta a critiche del tipo “ignoriamola”. Esprime in modo intelligente (furbo, se volete) la ricetta per un disagio reale. Chiarisce che non intende sottomissione come inferiorità ma solo come “scelta” di ruoli funzionali all’organizzazione della famiglia. Vanno cercate risposte più sottili, perché questa donna sa parlare alle donne. Snobbarla sarebbe un errore, già visto in passato. È importante dialogare perché lei propone il modello di famiglia cristiana come migliore anche per laici. Non vuole le donne a casa, chiede che siano aiutate a gestire. Insomma non fa riferimento a modelli anni 50, applica un’ideologia (è una confessione forte) ai tempi attuali. È importante secondo me capire che disagio tocca e quali risposte alternative si possono dare. Ma se le vogliamo far dire che le donne sono sottomesse da dizionario, non comprendiamo che quel vocabolo è usato in modo provocatorio e trasformato in una proposta interessante e pericolosa. Entriamo nel merito, riconosciamo alcune sciocchezze del veterinario-femminismo ortodosso (cui sarò sempre e comunque riconoscente) e allertiamo i veri pericoli nel messaggio della Miriano. Non facciamo l’errore di sottovalutarla o snobbarla o di fermarci a un vocabolo inaccettabile nel suo significato da vocabolario.

    • Ma si, ignoriamo il dizionario. Ignoriamo i passi di San Paolo cui fa esplicito riferimento. Dimentichiamoci di tutto cio’ che scrive nei suoi libri e nei suoi blog e facciamo finta che non abbia partecipato al convegno sulla famiglia “naturale” insieme ad adinolfi e un prete pedofilo, mentre quell’incivile di la russa gridava culattone. Fingiamo che gente del genere, che ignora qualsiasi ragionamento fondato sull’evidenza scientifica, abbia cose intelligenti e sensate da dire…”non voglio ribellarmi agli uomini, ma, riconoscendo la loro superiorità in tanti settori (e in altri la nostra), una volta trovato quello giusto ho capito che ascoltare ed ”obbedire” alla sua lucidità, la sua razionalità, non poteva che farmi del bene.” Questo è il genere di cose che dice costanza miriano… No, non sono provocazioni: e’ sano vecchio sessismo.

      • Rossella ha detto:

        No, non ho detto di ignorare il contenuto, ma di contestarlo puntualmente senza snobismi svelandone le trappole senza ignorare i disagi cui fa riferimento al momento senza risposta. Paolo, non è me che bisogna convincere sul guardarsi negli occhi da pari a pari. Il fatto è che lo dice anche lei. Pari dignità, ruoli diversi. Perché maschi e femmine (non si occupa di omotransgender) sono diversi. Senza intruppare in stereotipi, vogliamo negarlo? Oppure ha forse il femminismo affrontato e risolto il problema delle madri lavoratrici? Direi che cè ne siamo ben poco occupate/i negli ultimi anni, eppure è uno dei disagi maggiori delle donne. Se lotte di principio e lotte concrete non vanno di pari passo ci ritroviamo in un attimo ad oggi: con la 194 inapplicabile non per colpa della Miriano, ma perché per 20 anni abbiamo considerato irrilevante la forza smisurata delle lobby di potere, CL massoneria quello che volete, coloro comunque che decidono per esempio se un ginecologo sarà assunto o farà carriera.

      • Rossella, ma perché insistere sulla parità? Non c’è parità nella sottomissione, e non è una questione di snobismo… E cosa c’entra il disagio delle mamme lavoratrici con il fondare la famiglia sulla sottomissione della donna?

      • Paolo ha detto:

        “Senza intruppare in stereotipi, vogliamo negarlo?”

        ma io non nego che siano diversi nella parità, il fatto è che l’idea di cattolicesimo propugnata da adinolfi-Miriano non c’entra nulla con la parità. L’alternativa c’è già ed è l’idea laica purtroppo nessuno la difende con la stessa passione che i credenti hanno nei confronti della loro fede

      • Le persone sono diverse in tanti modi. Ci sono quelle che non ci vedono, quelle che soffrono di diabete, quelle che si spostano in sedia a rotelle, quelle che ci sentono poco, quelle che il sabato non possono lavorare per motivi religiosi, ecc… Sono tante le differenze nel fisico e non solo che rendono ognuno di noi portatore di esigenze particolari. Ma questo non significa che i portatori di alcune esigenze debbano essere sottomessi a quelli che ne hanno di diverse. Le donne partoriscono – non tutte, tra l’altro – e allora? Per questo motivo debbono assoggettarsi alla volontà di chi non ha la possibilità di vivere questa esperienza?

      • Paolo ha detto:

        Certamente no, Guarda che siamo d’accordo

    • Paolo ha detto:

      per scegliere ruoli funzionali alla famiglia (scelta legittima) non c’è bisogno di sottomettersi al marito; guardarlo negli occhi da pari a pari mi pare la cosa migliore

    • IDA ha detto:

      Rossella.. forse non sai che la Miriano, evita ogni tipo di confronto e di dialogo, quindi non si può dialogare con chi non è disposto a dialogare.
      Scrivi: “Chiarisce che non intende sottomissione come inferiorità ma solo come “scelta” di ruoli funzionali all’organizzazione della famiglia.”- No! È un modo diverso per dire la stessa cosa. La mia opinione è nella necessità del superamento dei ruoli all’interno della famiglia. Non nella scelta del ruolo, che è fittizia e ingannevole.
      Non ho capito quali sono i disagi reali a cui lei risponde con questa provocazione.
      Il vetero-femminismo, (veterinario penso sia un’ errore) e ortodosso, altro termine improprio, però ritengo che sia ipocrita, essere grati ad un qualcosa che poi consideriamo sciocchezze. Vetero vuol dire vecchio, sorpassato. Io mi domando, sorpassato da cosa? Sorpassato da chi? Dal comune sentire della gente? Ma non fa prova ne probabilità. Ricordando che il femminismo storico, quello degli anni 70, era costituito da una ristretta minoranza di ragazze e donne. La differenza, è che la politica e non solo, in quel periodo cercò di mettere il cappello politico sopra alle rivendicazioni femministe, oggi la politica è avversa al femminismo. Poi mi sai dire quali sono queste sciocchezze del vetero femminismo ortodosso?
      Maschi e femmine sono diversi biologicamente, ma anche due donne sono diverse l’una dall’altra, come due uomini. Perché biologicamente ogni individuo è unico, è diverso dagli altri. Ma questa diversità non stabilisce una gerarchia come pensano i cattolici e i maschilisti.

      • Paolo ha detto:

        l’unico ruolo familiare a cui non si può rinunciare una volta che l’hai scelto è quello di genitore. Comunque io, al di là delle cavolate della miriano sono convinto che la pari dignità in cui nessuno è sottomesso sia possibile trovarla anche all’interno della famiglia..”tradizionale” (qualunque significato si dia al termine) o meno che sia

      • Rossella ha detto:

        @Ida, commentare l’enorme valore e i limiti storici forse del femminismo (vetero nel senso di ortodosso e superato, non siamo più negli anni 70 e forse dovremmo adeguarci) qui rinuncio ma troverò il modo di fare una riflessione articolata. Discirso complesso ma su cui dovremmo confrontarci perché molta strada c’è ancora da fare e siamo più disorganizzate e divise che mai.
        Quanto all’affermazione” Maschi e femmine sono diversi biologicamente, ma anche due donne sono diverse l’una dall’altra, come due uomini. Perché biologicamente ogni individuo è unico, è diverso dagli altri. Ma questa diversità non stabilisce una gerarchia come pensano i cattolici e i maschilisti.” No, le diversità non stabiliscono gerarchie. Ma affermare che le differenze individuali siano assimilabili a quelle strettamente legate al genere è una di quelle affermazioni boomerang perché falsa (ampiamente dimostrato in medicina) e quindi fuorviante. Io sono orgogliosa della mia identità femminile, che certo nell’individuale può essere declinata in infiniti modi. Ma non sento la necessità di confondere la pari dignità e diritti alla negazione di una differenza biologica preziosa.

      • affermare che le differenze individuali siano assimilabili a quelle strettamente legate al genere è una di quelle affermazioni boomerang perché falsa (ampiamente dimostrato in medicina)…
        Ma cosa vuol dire “assimilabili”?
        Certo, le differenze che derivano dalla differenza sessuale sono diverse da altri tipi di differenze… Nessuna differenza è “assimilabile” ad un’altra. Non è affatto chiaro cosa intendi, e nessuno qui intende negare le differenze biologiche che derivano dall’avere un apparato sessuale piuttosto che un altro. Anche perché farlo sarebbe ridicolo. Se ne accorgerebbero tutti abbastanza presto del fatto che non ho un pene, anche se me ne andassi in giro a negarlo…

      • Quello che io sostengo, e credo che sia la stessa cosa che sostiene anche Ida, è che non c’è nessun legame di causa ed effetto fra il possedere delle ovaie, un utero, una vagina e una vulva e l’essere di carattere mite e remissivo.

    • IDA ha detto:

      Rossella.. Ortodosso è in antitesi con femminismo, uno è la negazione dell’altra, se c’è il femminismo non ci può essere l’ortodossia e viceversa. Il femminismo è spontaneo e variegato ( sarebbe corretto parlare di femminismi,) non ha una gerarchia, ne altari ne vangeli è frammentato in piccoli gruppi spontanei e fluidi, senza capi ne strutture gerarchiche e non chiede deleghe. Come diceva Emma Goldman, “il femminismo è anarchismo puro”. Le rivendicazioni dei diritti, e delle pari opportunità, che sono fondamentali e importanti, dal punto di vista democratico, ma non femminista, perché da soltanto alle donne, la possibilità di inserirsi nella gerarchia economica e patriarcale, senza metterla in discussione. Mettere in discussione il patriarcato, il sessismo, significa mettere in discussione ogni gerarchia, economica e politica.
      Il femminismo di oggi è totalmente diverso a quello degli anni 70, anche le tematiche sono diverse, esclusa una, quella della “violenza di genere”, le altre, il corpo, la contraccezione..ecc.. se ne parla troppo poco, e non sono superate, perché superato è quando il problema è risolto. Nemmeno il linguaggio è lo stesso di allora, ne il modo di porsi. Le femministe di oggi sono molto disponibili al dialogo, cosa che il femminismo storico non lo era.
      Ritornando al tema, è la Miriano che snobba le femministe, non le femministe la Miriano, è lei che rifiuta ogni dialogo.
      Femminismo non vuol dire mortificazione della femminilità, questo è un pregiudizio.
      Come non ho capito cosa la medicina ha ampiamente dimostrato. Perché l’ambito della medicina e la biologia, riguarda il sesso, gli ormoni.ecc. cioè il maschio e la femmina. La mascolinità e la femminilità riguardano l’antropologia, psicologia e la sociologia. Il ruolo e le caratteristiche della mascolinità e femminilità, come dice Riccio, non sono determinate dall’avere il pene o la vagina, l’utero o la prostata, ma dalla cultura.

      • Paolo ha detto:

        dire che mascolinità e femminilità sono solo cultura è sbagliato come dire che sono solo biologia

        Ida, con buona pace della Goldman esiste anche un femminismo liberale a cui l’inserimento delle donne nella gerarchia economica,e la libera competizione per il raggiungimento dei piani alti della gerarchia, va benissimo.
        ad esempio il fatto che l’attuale presidente del FMI sia una donna è positivo per una parte del femminismo, e nonci vedo nulla di strano. Non tutte le femministe sono anti-capitaliste, comuniste o anarchiche: possono essere liberali o socialdemocratiche..non possono essere fasciste ma tutto il resto sì

      • IDA ha detto:

        Paolo… La Goldman non parla di anarchia, ma di anarchismo, che sono le pratiche anarchiche. Il movimento femminista non può essere strutturato gerarchicamente, perchè smetterebbe di essere femminista, si parla dell’attività e modalità, non dell’ideologia dell’attivista. La Goldman era in aperto contrasto con i movimenti suffragisti e il femminismo liberale americano, proprio perche non le considerava femministe ma opportuniste. Poi ognuno può considerarsi femminista o anarchico, non c’è un copyright, ma sono le idee, i principi e le pratiche che le contraddistinguono. All’interno del movimento anarchico, le compagne che si definiscono femministe, sono una minoranza, anche storicamente, Giovanna Caleffi, Louise Michel e Maria Luisa Berneri si definivano anarchiche e non femministe, ma i loro scritti, le loro lotte sono femministi, perchè l’anarchismo contempla il femminismo al suo interno. Louise Michel, fu la prima a denunciare il sessismo all’interno del movimento anarchico, tanto che gli spararono e rimase ferita. Ma ora si esce dl seminato.. Io stessa per trent’anni ho sempre preferito definirmi anarchica, solo in questi ultimi anni, da quando è iniziata la denigrazione del femminismo preferisco definirmi femminista, ma le mie idee non sono cambiate.

      • IDA ha detto:

        Mascolinità e femminilità, in senso generale s’intende quell’insieme di caratteristiche psico-fisiche. Quindi sesso e morfologia riguardano la biologia, il resto la cultura. Ma se per femminilità o mascolinità, intendiamo il genere, quindi non il sesso, ma il ruolo e il comportamento questa è cultura.

      • Paolo ha detto:

        insisto ne dire che pensare “il genere è solo biologia” è sbagliato come pensare “è solo cultura”
        noi siamo natura cultura insieme, queste cose spno inseparabili. E l’identità di genere maschile o femminile si vive in tanti modi quanti sono gli uomini e le donne del modo, modi più frequenti o modi meno frequenti statisticamente ma sempre legittimi

      • Rossella ha detto:

        Biologia e cultura. Scusate, ma le differenze anatomiche e funzionali ormai note tra il cervello maschile e femminile, documentate con sempre maggior precisione scientifica negli ultimi anni, non è biologia e tanto meno cultura. Significa che tra i generi esistono differenze strutturali anche nel modo di pensare e agire, con le mille differenze individuali e i relativi intrecci culturali che fanno sì che alla fine non ci sia un individuo uguale a un altro. Questo però non significa attribuire a utero o testicoli le differenze, è proprio il cervello che nella vita embrionale sviluppa alcune sue parti in modo differente (esiste molto materiale ormai e penso sia cosa nota). Secondo me è bene tenerne conto, non certo a svantaggio femminile) giusto per non rimanere alla consapevolezza che sono solo i genitali a fare la differenza dal punto di vista anatomo-biologico-comportamentale. Le differenze esistono, sono sofisticate e in parte ancora non del tutto conosciute, conoscerle arricchisce non c’è alcun bisogno di negarle o minimizzarle. Sull’essenza del femminismo sono meno competente e leggo interessata i vostri diversi punti di vista. Certamente il o i femminismo/i hanno bisogno di rinnovamento e coinvolgimento delle donne tutte, giusto per non lasciare la sciura maria in balia del Miriano-pensiero.

      • “Il concetto di base è che sostenere che ci sono differenze nel cervello maschile e femminile non è vero. Ci sono prove abbastanza convincenti che le differenze sono minuscole e sono il risultato dell’ambiente, non della biologia “, dice la Prof. Gina Rippon, della Aston University, Birmingham.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/03/19/fighting-the-neurotrash/

      • Paolo ha detto:

        vabbè anche qua vedo che ci sono ricerche diverse e ognuno crede o ritiene “abbastanza” convincente quello che conferma ciò che già pensava.
        A me basta dire che donne e uomini con tutte le loro somiglianze e differenze individuali o meno, sono pari moralmente e inttellettualmente nel bene come nel male

      • IDA ha detto:

        Sul cervello; Penso che bisogna stare molto attente, da dove si prendono certe notizie.
        Tempo fa mi capitò di leggere, mentre aspettavo il mio turno dal parrucchiere, una rivista “femminile”. Sosteneva che gli uomini hanno più globuli rossi, i globuli rossi sono approntati per il trasporto dell’ossigeno, quindi più ossigeno nel cervello e di conseguenza gli uomini sono più intelligenti. Ora, partendo da un elemento vero, (che gli uomini, in genere hanno più globuli rossi) arriva a conclusioni sbagliate. Gli uomini hanno generalmente più globuli rossi, perché hanno una maggior massa muscolare: anche le donne che fanno molta attività fisica hanno più globuli rossi di una donna che non ne fa, ma non è più intelligente. I globuli rossi sono legati ai muscoli e alla funzione dei muscoli, con l’età e la diminuzione della massa muscolare, diminuiscono i globuli rossi, ma non diventa meno intelligente. Un uomo e una donna con la stessa massa muscolare hanno più o meno gli stessi globuli rossi.

      • Rossella ha detto:

        No vabbè Ida io sono un medico e le mie fonti non sono rotocalchi…
        I generi non esistono in natura se non a scopo riproduttivo o come adattamento a stereotipi culturali? Non sono d’accordo, non mi risulta e non ho affatto desiderio di sentirmi semplicemente un’umana con ovaie anziché testicoli. Le differenze (piuttosto, approfondiamo seriamente quali, nulla è conclusivo al momento) sono un fatto prezioso e stimolante. È esattamente ciò che rende più sano un ambiente di lavoro in cui ci sia un’adeguata rappresentanza di entrambi i generi. Naturalmente selezionati su base individuali e non a far “quota”

  7. Paolo ha detto:

    “La Goldman era in aperto contrasto con i movimenti suffragisti e il femminismo liberale americano, proprio perche non le considerava femministe ma opportuniste”

    già, e invece erano femministe anche loro

    • IDA ha detto:

      Da cosa lo deduci? Perché lo dicono loro? Come ho detto ognuno è libero di definirsi come li pare.. ma per esserlo occorre la coerenza con ciò che dice di essere.. non basta definirsi democratico per essere democratici.. non basta definirsi non razzista per non essere razzisti.. A parte che le prime suffragette inglesi, rifiutarono la definizione di femministe..solo verso la fine dell’ottocento allargano il concetto di emancipazione femminile, e iniziarono a definirsi anche femministe.

    • IDA ha detto:

      Paolo.. forse si sta parlando di cose diverse..Il termine “genere” ha tanti significati; in biologia sono le caratteristiche che permettono la riproduzione gamica, cioè la formazione di un novo individuo dall’unione di due cellule, tra generi diversi all’interno della stessa specie; maschio/femmina.
      In Antropologia; l’insieme delle attività sessuali e della sessualità in genere.
      Nelle scienze sociali, è la “rappresentazione” dell’identità e del ruolo di genere. È una costruzione sociale, non esiste in natura. Riguarda modelli di relazione, ruoli, aspettative e vincoli. Il sesso non c’entra, può essere di un sesso ed identificarsi in un altro.

      • Paolo ha detto:

        forse ti confondi anche te. chi nasce di un sesso e si identica nell’altro (non sto parlando della bambina che ama i giochi “da maschi” o viceversa) è una persona transgender cioè una persona che diversamente dalla gran maggioranza di noi sente nella sua mente di appartenere a un genere che non è quello del suo sesso biologico, ,invece una donna che poniamo porta la cravatta è sempre una donna anche se ha scelto un capo d’abbigliamento che è di solito portato dagli uomini, un uomo che si fa lo smalto alle unghie è sempre uomo anche se quello che fa alle sue unghie di solito, statisticamente lo fanno di più le donne.
        Poi nella natura umana c’è pure la cultura con tutti i suoi cambiamenti nello spazio e nel tempo, fare cultura e società rientra nella natura umana, quindi dire che il’identità di genere 8e i suoi modi di esorimerla, frequenti o meno frequenti statisticamente) è solo una costruzione socio-culturale e non qualcosa di legato profondamente alla nostra personalità

  8. Paolo ha detto:

    quindi dire che l’identità di genere (e i suoi modi di esprimerla, frequenti o meno frequenti statisticamente) è solo una costruzione socio-culturale e non qualcosa di legato profondamente alla nostra personalità mi sembra errato

    • IDA ha detto:

      Non stavo parlando dei transgender, anche se identità può trarre in inganno. Se si parla di sesso, attività sessuale o della sessualità in genere, non si può escludere la biologia nei nostri discorsi. Ma se si parla di ruoli, aspettative e vincoli, sono costruzioni sociali. Poi tutti siamo degli organismi biologici e rispondiamo a leggi biologiche. La femminilità e la mascolinità, cambia con il tempo, dieci anni fa erano diverse da quelle di oggi. Cambia con lo spazio, in occidente è diverso che in oriente. sono diverse per classe sociale, le aspettative e i vincoli della femminilità dei ricchi o la mascolinità è diversa da quella delle classi medio basse.
      I pilastri della femminilità sono: Eterosessualità; Passività; Narcisismo; Masochismo; Sentimentalismo. Questi elementi base non hanno nulla a che fare con il sesso, non descrive delle donne, ma delle norme sociali, dei modelli di riferimento. Stesso discorso, con modelli diversi vale per la mascolinità. Poi un individuo può fare quello che li pare, ma il modello è quello, e le aspettative sociali lo metteranno sempre a confronto con il modello di appartenenza. Poi parli di personalità, ma cos’è la personalità, se non quell’insieme di caratteristiche psichiche e comportamentali? La psicologia, nello studiare la personalità la classifica in base a dei modelli di appartenenza.

      • Paolo ha detto:

        la cultura con tutte le sue variabili nel tempo e nello spazio fa parte della natura umana perchè sono gli umani a crearla e non possono farne a meno , sull’identità di genere maschile e femminile mi sono espresso più volte

  9. Il 22 gennaio, su “La Croce”, il quotidiano di Mario Adinolfi, la Miriano affronta nel dettaglio il discorso della “sottomissione”. Inizia trattando da deficienti tutti quelli che non sono d’accordo con lei (ve l’ho spiegato tante volte, possibile che ancora non vi ho convinto? è chiaro che non avete gli strumenti intellettuali per comprendere che dico cose buone e giuste…), poi sciorinando un serie di insipportabili stereotipi di genere: “Ma io credo, potrei dire che sono certa se la mia ignoranza di esegeta e di biblista da quinta elementare non mi imponesse una certa cautela, che san Paolo abbia saputo cogliere quello che è il cuore del problema femminile, la tentazione che più di tutte tocca le donne: il desiderio di controllo. Noi donne vogliamo controllare le persone che abbiamo care. Siamo capacissime di manipolarle, abbiamo dei radar raffinatissimi nel cervello, strumenti super sofisticati che l’uomo si sogna. La Provvidenza ce li ha dati per educare, questa è la nostra chiamata, perché “Dio affida l’umanità alla donna, che, prima ancora dell’uomo stesso, vede l’uomo”, come scriveva san Giovanni Paolo II. La tentazione contro cui noi donne dobbiamo combattere è quella dunque del controllo sull’uomo, della sua manipolazione.”
    In quale testo di medicina ha trovato la Miriano questa storia del “radar nel cervello”? Esattamente – se c’è Rossella – quali sono gli studi che dimostrano che le persone provviste di ovaie tendono a manipolare i loro cari, mentre quelle con il pene non lo fanno?
    Queste sono sciocchezze, prive di qualunque fondamento scientifico.
    Praticamente ci sta dicendo che la donna va sottomessa perché altrimenti prende il sopravvento; c’è bisogno di tenerla sotto, perché se non la sottometti si trasforma in un despota, un tiranno. Questo rischio, a quanto pare, per i maschi non c’è. I maschi sono degli stupidoni, non ce li hanno i radar nel cervello…
    Prosegue Costanza Miriano: “A me sembra così chiara, lucida, profonda l’analisi di san Paolo. Così rispondente alla verità del cuore dell’uomo, che non capisco come qualcuno possa sentirsene offeso.” Ecco, il cuore. Non è per il cuore che sono offensive certe affermazioni, ma per il cervello.
    E’ così ridicola, che qualche paragrafo dopo scrive l’esatto contrario: “Bisogna sempre ricordare che l’uomo e la donna sono due creature ferite, che vorrebbero essere amate in modo perfetto, e invece fanno una continua esperienza del proprio limite e del limite dell’altro. La donna con la sua voragine, la sua fragilità, il suo bisogno di conferme, di uno sguardo che le dica che è bella. L’uomo con il suo desiderio di potere, di possesso, di dominio, che deve imparare a essere circonciso, regalato.” Ma come? Non era la donna quella tentata dall’assumere il controllo dei suoi cari?
    La Miriano non risponde a nessun disagio. Affastella a casaccio luoghi comuni e li condisce con una fastidiosa retorica basata sul “sono una persona semplice, una che parla come mangia”.
    Deve mangiare malissimo, Costanza Miriano.

    • Paolo ha detto:

      ma certo che esistono uomini manipolatori come donne manipolatrici, mi pare che Rossella non condivida il pensiero (pensiero è una parola grossa) di Miriano nè lo abbia difeso

    • IDA ha detto:

      Che San Paolo parli al cuore dell’uomo ci posso credere, Paolo dice:
      “Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo.” San Paolo, Prima lettera ai Corinzi, XI
      “Non permetto alla donna di insegnare, né di comandare all’uomo, ma se ne stia silenziosa. Infatti Adamo fu plasmato per primo, poi Eva; e non fu sedotto Adamo prima, ma la donna essendo stata sedotta cadde nella trasgressione.” San Paolo, Lettere a Timoteo
      “Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece SOTTOMESSE, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.” San Paolo, Prima lettera ai Corinzi, XIV,
      Queste sono alcune affermazioni di Paolo, “Verba volant, scripta manent.” O “Carta Canta”. Lo ammetto forse non ho gli strumenti intellettuali per non comprendere, ma non sono fessa. Sottomissione per Paolo ha un significato ben preciso, poi la signora Miriano, può venire a raccontarci anche che Cristo è morto dal sonno.
      E come diceva Nanni Moretti. Chi parla male, pensa male e forse la Miriano mangia anche male. 🙂

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