Che cosa possiamo fare per Antonella Penati

“Queste persone sono responsabili della morte di mio figlio. La loro condanna non me lo avrebbe restituito, ma l’assoluzione fa sì che possano fare ancora del male. Sono a piede libero e lavorano ancora con dei bambini” – aveva dichiarato alla stampa Antonella Penati in occasione della prima sentenza di assoluzione con formula piena dei due assistenti sociali e un educatore, accusati di essere “venuti meno all’obbligo di garanzia nei confronti del bambino“, che avrebbero dovuto proteggere da “tutte le fonti di pericolo e con importanti tratti specifici di controllo nei confronti del padre“.

Il 25 febbraio 2009, Federico Shady Barakat, che avrebbe compiuto 9 anni in aprile, muore nel centro socio sanitario di via Sergnano a San Donato Milanese, nel corso di un incontro “protetto”.

Ma non c’è nessuno a proteggere Federico, quel giorno. Sono soli, Federico e il suo assassino, che si è recato all’incontro armato di pistola: Mohammed Barakat prima gli spara, poi lo accoltella ripetutamente (sono 37 le coltellate), e non c’è nessuno nel centro socio sanitario di via Sergnano a San Donato ad accorrere in sua difesa, nessuna delle persone responsabili a soccorrerlo.

«Il nesso di causalità tra la loro assenza e la tragedia che ne è scaturita non richiede altra argomentazione» – afferma il  procuratore generale Laura Bertolè Viale nell’atto con cui presenta l’appello.

La sentenza della Corte d’appello in parte modifica la decisione del primo grado, condannando a quattro mesi di carcere la responsabile dei servizi sociali, mentre vengono nuovamente assolti gli altri imputati.

Antonella Penati non si arrende, e ricorre in Cassazione.

Martedì la Corte di Cassazione ha annullato l’unica condanna ottenuta.

antonella

Una delle mie lettrici mi ha scritto:

indignazione a parte (o, nel mio caso, autentica sofferenza fisica nel leggere di questo e altri casi simili), c’è qualcosa che possiamo FARE contro il falso mito della bigenitorialità a tutti (ma proprio tutti) i costi?? Educare le future generazioni non basta. Serve più un “vietato fumare” che cento “guarda che fumare fa male”. ci vuole un cambiamento radicale a livello legislativo, nella formazione degli operatori…. di certo qualcuno ne sta già parlando, qualcuno si sta già organizzando: chi? io voglio dare una mano.

Me lo sono chiesta tante volte anche io: che cosa possiamo FARE?

Vorrei tanto che si potesse riportare indietro il tempo e correre a San Donato, in via Sergnano, per fermare quel padre, per gettarsi fra lui e un bambino solo e spaventato. Se potessi lo farei, ma non posso. Questo mi addolora in un modo che non so neanche raccontarvi.

Ci sono argomenti seri sui quali dibattere, alla luce della sentenza di annullamento che assolve le persone alle quali era stato affidato Federico Barakat.

Questioni che riguardano il concetto di “spazio neutro”, di “incontro protetto”, che non è stato creato con lo scopo principale di tutelare l’incolumità dei bambini.

L’incontro protetto è stato creato con l’obiettivo primario di salvaguardare la relazione genitore-figlio, anche quando il genitore è un genitore abusante: il legame sopra tutto.

Mantenere una relazione con entrambi i genitori, seppur in conflitto tra loro, seppur si siano macchiati di colpe “macroscopiche” in relazione ai figli, permette a questi ultimi un accesso alle proprie radici e l’elaborazione di cosa significhi avere quella famiglia e quei genitori”, è questo che sostengono gli “esperti”.

E’ a questo principio che si attengono gli operatori. Ed è per questo che Federico Barakat è morto: perché il “legame” è più importante dei singoli individui che devono a forza impegnarsi a mantenerlo, anche quando non vogliono – proprio come non voleva Federico, che di quel padre aggressivo e disturbato aveva paura.

E’ di questo che si dovrebbe parlare seriamente, se davvero vogliamo che il soffrire di Antonella Penati non sia vano.

Uno degli studi più importanti sull’impatto della violenza domestica sui bambini, il progetto ACE (Adverse Childhood Experiences, “esperienze infantili avverse”) dopo anni di ricerca e dopo decine e decine di articoli sull’argomento, ci dice che

Ancor più che il danno immediato da qualsiasi abuso fisico, è lo stress, è la paura a produrre i rischi sanitari a lungo termine sulle vittime e sui loro figli. Molte delle malattie più comuni sono causate o aggravate dallo stress. Lo stress causa anche infiammazioni che sono associate a molti rischi per la salute. L’abuso e lo stress portano a mangiare troppo, causano disturbi del sonno, che poi causano altri problemi medici.

Costringere un bambino di neanche 9 anni a frequentare un uomo che lo spaventa produce un enorme stress, lo stress causa infiammazioni, le infiammazioni causano malattie, le malattie vanno a influire sulla qualità e sulle aspettative di vita.

Dovremmo tutti chiederci: è davvero così importante mantenere il legame fra un bambino e il genitore maltrattante, negligente o disfunzionale, è davvero necessario costringere un bambino riluttante a frequentare un genitore del quale ha paura? Dovremmo rivolgere questa domanda agli esperti, dovremmo chiedere loro: che cosa state salvaguardando? Di chi vi state preoccupando? E’ davvero il benessere del bambino che vi sta a cuore quando scrivete sui vostri libri che un bambino deve essere trascinato a forza dal suo aguzzino?

Che cosa possiamo fare per Antonella Penati?

Possiamo raccontare a tutti la storia di Federico, continuare a parlarne, perché non non venga dimenticata, mai. Perché Antonella Penati non può dimenticare, e forse noi dovremmo sforzarci di ricordare insieme a lei.

Possiamo parlarne con tutti quelli che incontriamo, possiamo inviare ai nostri amici il link del sito che sua madre ha costruito per lui, possiamo sostenere l’Associazione Federico nel Cuore, possiamo firmare la petizione creata per diffondere il messaggio che nessun legame dovrebbe venire prima della vita di un bambino, e chiedere a tutti quelli che conosciamo di firmarla.

Possiamo, leggere, informarci, e diffondere una cultura che insegni il rispetto delle persone, non importa quanto piccole – il loro diritto alla vita e ad una vita priva di dolore e paura – e possiamo chiederci e chiedere a gran voce se è giusto pagare un prezzo di dolore e paura solo per preservare la relazione con chi non ha altro che un legame di sangue da porre sul piatto della bilancia.

Possiamo indignarci, possiamo soffrire, possiamo infuriarci, possiamo protestare. E se una voce non la sente nessuno, forse se siamo in tanti a gridare contro questa ingiustizia, forse quelli che si arrogano il diritto di fare “il bene dei bambini”, senza preoccuparsi di quei bambini che muoiono a causa di tutto questo “bene”, finiranno con l’ascoltare.

Una cosa so per certo: quello che NON dobbiamo fare. Non dobbiamo rimanere indifferenti.

Per approfondire:

Responsabilità

Federico, un altra sentenza ingiusta!

«Perché nessuno paga per il massacro del mio Federico?»

Traumi infantili, salute e violenza domestica

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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23 risposte a Che cosa possiamo fare per Antonella Penati

  1. paolanu ha detto:

    Sono sconvolta, ma, sinceramente non stupita. Neanche davanti all’evidenza i giudici riescono ad essere obiettivi e “giusti”, così come il loro ruolo imporrebbe.
    E’ pazzesco come un genitore (padre o madre) davanti ad un episodio così terribile (vorrei usare altri termini ma l’educazione mi impone di evitare !) non riesca ad ottenere almeno GIUSTIZIA.
    Quanto meno la consolazione che questi INCOMPETENTI non possano far del male ad altri bambini, madri o padri.
    Sulla bigenitorialità poi …..scriverei io un libro per spiegare che è una grande stupidaggine ! Nel caso di bambini con uno dei due genitori abusanti come si può imporre una bigenitorialità, ma un genitore abusante può essere definito tale ?
    Mi viene in mente una donna stuprata costretta a frequentare il suo stupratore, a mantenere un rapporto con lui perchè è un toccasana per la psiche…. ma certo !! Vorrei parlare con uno di questi esperti, vorrei parlare con uno di questi giudici, vorrei parlare con uno di questi assistenti (ci ho già provato non sortendo alcun effetto purtroppo) ed augurare loro di provare solo un pochino del DOLORE che prova la sig.ra Penati, al dolore che provo io che mi trovo in una situazione simile.
    Urlo la mia RABBIA !!!!!

  2. primavera ha detto:

    Mio figlio sta facendo gli incontri protetti.
    Non vuole ma deve.Io sono stata vittima di violenza psicologica e lui anche da sempre. Il padre ci ha devastato. Ho cercato di salvarlo da questo padre che definire malvagio è dire poco. Ho chiesto che gli dessero tempo, che curassero il padre,mi ero perfino offerta di incontrarci insieme pur di aiutare mio figlio. Invece ci stanno massacrando. A me e al bambino sopratutto: giudici,assistenti sociali, psicologi vari..tutti..compreso di nuovo il padre padrone. La mamma,cioè io, sono responsabile di tutti i mali. Chiedo di valutare attentamente la relazione padre/figlio e capire perché il bambino rifiuta il padre soprattutto dopo averlo frequentato da solo come deciso dal giudice, loro rispondono che gli incontri protetti servono solo per farli riavvicinare non gli importa cosa sia successo prima cosa abbia scaturito quel rifiuto. una mamma come me vede la disperazione del suo bambino di nemmeno 5 anni ed è impotente. Come la povera Antonella penati. Se non collabori la minaccia è affido al padre violento o casa famiglia.
    Mio figlio si ammala, lo ricoverano 1 mese e ancora dopo 1 anno non sta bene. Le assistenti sociali scrivono alla corte d’appello che “la mamma usa strumentalmente la malattia del bambino per tenerlo lontano dal padre “. Un macigno. Il padre dice che il mio piccolo si è ammalato per causa dello stress che gli provoco io. Si scopre poi che oltre alla patologia autoimmune che lo aveva colpito è affetto da una anomalia congenita ai reni. Le assistenti sociali chiedono scusa?no! Rettificano quella maledetta relazione?No!qualcuno redarguisce il padre per le infamie su di me?No,lui è vittima..non noi..LUI.
    Io chiedo cosa fare?siamo migliaia in questa assurda situazione e nessuno fa nulla. Mamme che lavorano, hanno una casa ,una bella famiglia,un bambino che nonostante tutto è sano psicologicamente. C’è volontà di distruggere,punire,perseguitare finché non pieghiamo la testa e gli consegnamo i nostri figli.
    io ho firmato la petizione della penati un anno fa circa.
    purtroppo non è servito. Ma sono pronta a lottare con lei in qualunque modo perché noi dobbiamo cambiare le cose.
    se siamo tanti non possono fermarci o spaventarci isolandoci!
    io mio figlio non glielo faccio distruggere definitivamente!!!!

    • Vero o Falso? ha detto:

      Se la magistratura proteggerà il bambino mediante l’allontanamento si eviterà il rischio che un povero papà che magari non sa che il bambino è solo vittima innocente di PAS abbia reazioni inconsulte verso un povero bambino plagiato allo odio.

      • Le è la perfetta dimostrazione che la Pas, la sindrome d’alineazione genitoriale, è lo strumento atto a giustificare gli atti efferati di un adulto contro un bambino. Lei ci sta dicendo, caro Vero o Falso, che un “povero papà” è legittimato ad uccidere brutalmente il proprio figlio quando sospetta che sia affetto da una malattia immaginaria, il cui “spirito” aleggia fra le pagine del DSM. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/25/i-mille-volti-dellalienazione-genitoriale/
        Mi sembra chiaro che in questo paese fin troppa gente ancora non ha ben digerito il fatto che il “pater familias” non è più titolare del diritto di vita e di morte sui suoi familiari, gente per la quale l’omicidio rientra nel naturale ordine delle cose.

      • IDA ha detto:

        “Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 13 ottobre 2014 (Pres. est. Servetti)
        dichiarata sin da ora la inammissibilità di accertamenti istruttori in ordine alla cd. PAS, in quanto la cd. sindrome di alienazione genitoriale è priva di fondamento, sul piano scientifico (Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 marzo 2013 n. 7041), così come si appura dallo sfoglio della letteratura scientifica di settore (da ultimo v. DSM-V), e il comportamento che sia “alienante” può dunque rilevare sotto altri e diversi profili ma non come “patologia” del minore (non comprendendosi, peraltro, perché se “litigano” i genitori, gli accertamenti diagnostici debbano essere condotti su chi il conflitto lo subisce e non su chi lo crea: v. Trib. Varese, 1 luglio 2010)”

        Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma devono essere collegate alla realtà e non allo Stargate. Generalizzare, mistificare la realtà, vuol dire creare pregiudizi e seminare odio, come quando diffondete dati sui “poveri padri”, quelli ridotti in miseria dalle ex, arpie e parassite.. la realtà è un’altra, basta leggere Istat:
        http://www.istat.it/it/archivio/47539
        “Nel complesso, il 55,1% dei divorzi e il 35,6% dei divorzi con figli, non prevedono alcuna forma di contributo economico.”
        “Nel 2008, il 18,7% delle donne separate, divorziate o riconiugate, ha ricevuto regolarmente denaro per sé o per i figli. Il valore sale al 35,6% in presenza di figli minori.
        il 41.6% non lo ha ricevuto perché ha perso i contatti con l’ex partner.
        22,2% ha richiesto denaro ma non le è stato riconosciuto perché l’ex marito non poteva permetterselo.”
        “il 16%, sebbene avesse ottenuto il riconoscimento di una determinata somma di denaro, di fatto non ha mai ricevuto nulla.”
        “Tra le donne che hanno sciolto l’unione coniugale, la percentuale di chi vive in famiglie a rischio di povertà (24%) è più alta rispetto al totale delle donne con almeno 15 anni (19,2%) e soprattutto rispetto alle coniugate (15,6%). Gli uomini separati, divorziati o riconiugati, invece, vivono in famiglie a rischio di povertà in misura (15,3%) pressoché analoga a quella della popolazione maschile con almeno 15 anni (15,8%).”

  3. primavera ha detto:

    Allontamento da chi? E per portarlo dove? Nelle case famiglia? Certo meglio li che con la madre amorevole.. il padre di Federico era un delinquente drogato violento. La pas non esiste e dovrebbero radiare dagli albi professionali chiunque indebitamente continua a far riferimento adcessa.
    Siete solo dei vili personaggi assetati di denaro e vendetta.
    Vergognati Vero o Falso? ed abbi rispetto per la sig.ra penati e per quel povero angelo massacrato da 37 coltellate da uno che padre non si deve nemmeno definire!
    e si vergognino le nostre istituzioni!

  4. stiamotuttibene ha detto:

    Il signor Vero o Falso (propenderei per la seconda…) con il suo intervento ci ha dimostrato i devastanti effetti della CAS, la sindrome da alienazione cerebrale, dalla quale gli auguriamo di guarire presto, anche se non nutriamo grosse speranze…

  5. ANONIMO A TEMPO LIBERO E PERSO ha detto:

    Il fatto è che nessuna norma giuridica e nessun percorso processuale potrà mai risolvere situazioni del genere.
    Vietare o accettare la PAS per legge, disporre l’affido condiviso o l’affido esclusivo per legge, non ha alcun senso, perché la problematica dei conflitti genitoriali andrebbe risolte non nelle aule di giustizia (nelle quali prevale la logica della vittoria / sconfitta) ma in percorsi di elaborazione psicologica e di mediazione del conflitto, che eventualmente prevedano anche la tutela del minore da un genitore credibilmente violento.
    Ma la logica giustizialista del “facciamo la legge così”, “togliamo/ rendiamo obbligatorio il condiviso”, “vietiamo/accettiamo la PAS per legge”, “vietiamo in toto al/la padre/madre di vedere il figlio se accusati di violenze”, non potrà mai risolvere il problema.
    La conflittualità dei genitori, che di per se spinge alla violenza, non è risolvibile nelle aule di giustizia (se non per i comportamenti penalmente rilevanti), ma solo in percorsi di confronto e mediazione che tutelino comunque il minore -nel caso anche da entrambi i genitori e comunque dal genitore ritenuto violento- e in cui l’aspetto giudiziario definisca le regole del percorso e recepisca poi gli interventi succedutisi valutandone la congruenza alle regole.
    Voglio comunque esternare tutto il mio cordoglio e dispiacere alla mamma del povero Federico, vittima di un folle e di un sistema altrettanto folle

    • E’ sbagliato confondere “conflitto” e “violenza”. La violenza è unidirezionale e la mediazione può solo condurre ad un peggioramento delle condizioni dei soggetti che la subiscono: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/07/09/violenza-domestica-e-mediazione-familiare/
      Il genitore violento non è un genitore che possa vantare dei diritti sulle persone delle quali mette a rischio il benessere (e nella peggiore delle ipotesi la vita), e di questo sono in molti ad esserne convinti, ad esempio la La American Psychological Association (APA), che è la maggiore organizzazione scientifica degli Stati Uniti per ciò che riguarda la psicologia: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/22/violenza-e-affidamento/
      “Sebbene molta gente ritenga che i padri dovrebbero godere di un accesso ai figli equivalente alle madri dopo una separazione, l’idea di una suddivisione paritaria si basa sul principio che i padri agirebbero nel migliore interesse dei figli. Tuttavia questo principio si rivela piuttosto naif quando di mezzo c’è la violenza domestica.”
      Non c’è possibilità di mediare quando sul piatto della bilancia c’è l’incolumità delle persone: la priorità deve essere mettere in sicurezza chi chiede aiuto perché non ha gli strumenti per arginare il pericolo rappresentato da un soggetto violento e determinato ad esercitare il dominio sigli altri a dispetto della loro integrità fisica e psicologica.
      Qui un’intervista ad un magistrato che si occupa di violenza domestica: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/05/23/se-si-tutela-la-madre-si-tutela-anche-il-figlio/
      “non bisogna mai perdere di vista il meccanismo di controllo e di potere rivelato dalle violenze coniugali. Ci sono ancora dei professionisti che lamentano la carenza di mediazione famigliare e dicono: “La mediazione è positiva nelle situazioni conflittuali”. Ma le violenze coniugali non sono conflitti! Sono unilaterali, hanno un solo autore e tante vittime quanti sono gli altri membri della famiglia. Se si tutela la madre, le si offrono anche i mezzi per proteggere il figlio. Vi sono situazioni in cui può essere legittimo allontanare il genitore maltrattante e le violenze coniugali sono una forma di maltrattamento.”

    • Per ciò che riguarda la Pas: i Tribunali hanno dei criteri ai quali affidarsi per accettare o meno una diagnosi. La Pas non risponde a questi criteri di scientificità, quindi non può essere accettata.
      http://infobigenitorialita.altervista.org/blog/la-sinpia-e-la-pas-v/
      Il concetto di alienazione genitoriale non ha guadagnato la generale accettazione nel campo psichiatrico e psicologico – che è quello pertinente alla materia trattata – pertanto non può avere validità neanche in ambito giuridico: http://infobigenitorialita.altervista.org/blog/la-sinpia-e-la-pas-vi/
      La scienza, soprattutto quando ha il potere di influire sulla vita delle persone, non è cosa che si possa prendere alla leggera. E le conseguenze di una diagnosi priva di conforto scientifico possono essere drammatiche, come dimostra proprio il caso di Federico Barakat.

    • Massimo Lizzi ha detto:

      Il conflitto non spinge alla violenza, come giocare a scacchi non spinge a rovesciare le scacchiere.
      Spinge alla violenza l’incapacità di confliggere e di avere rispetto per gli altri.
      Ad esserne vittime sono principalmente le donne e i bambini, perchè le donne e i bambini sono considerati meno importanti.
      In questo senso, è vero che la giustizia è insufficiente, occorre cambiare la cultura.

  6. ANONIMO A TEMPO LIBERO E PERSO ha detto:

    Credo che non sia il caso di dibattere in questa sede argomenti di questo tipo, che si prestano in realtà a più punti di vista e vedono opinioni del tutto difformi, soprattutto in chi se ne occupa professionalmente.
    A quanto detto sopra si possono opporre molte argomentazioni e molti dati, ma in genere queste dispute finiscono in un nulla di fatto, per cui ritengo non utile controbattere o meno con altri argomenti, anche se la penso differentemente.

    Mi limito a notare solo come la conflittualità genitoriale sembri innescare in realtà conflittualità sempre più elevate e di livello sempre più esteso, per cui i genitori litigano per come fare i genitori e i teorici (o gli esperti, o coloro che si ritengono tali) litigano per le teorie da utilizzare per non far litigare i genitori, e i teorici dei teorici (o coloro che si ritengono tali) litigano sulle dispute tra teorici, cioè sul perché quelli sbagliano e quegli altri no, e via di seguito.

    Questo in realtà indica a mio avviso che c’è all’opera un codice ricorsivo, che nella nostra cultura viene applicato costantemente a questo tipo di problemi, e che invece di generare soluzioni genera sempre lo stesso tipo di problema, cioè il conflitto.

    • Ribadisco: “conflittualità genitoriale” non è un’espressione che possa applicarsi ai casi di violenza intrafamiliare. Sono due cose diverse e non vanno confuse. C’è una vasta letteratura sull’argomento.
      La parola “conflitto” fa riferimento ad un contesto relazionale in cui vi è un contrasto, un netto disaccordo su una questione importante tra 2 o più persone. Non sempre la violenza scaturisce da un conflitto, e un conflitto non necessariamente genera violenza.
      Le consiglio una lettura: http://www.stpauls.it/fa_oggi/0709f_o/0709fo08.htm, che prescinde da una prospettiva di genere. Per quanto, se si parla di rapporto uomo-donna, a mio avviso, assumere una tale prospettiva sarebbe doveroso.

  7. ANONIMO A TEMPO LIBERO E PERSO ha detto:

    Mi dispiace, ma non sono della sua opinione rispetto ai punti in questione: le mie premesse epistemologiche sono altre e molto diverse.

    • Se lei ritiene che “conflitto” e “violenza” siano termini intercambiabili, mi piacerebbe conoscerle, le “premesse epistemologiche”. Altrimenti la conversazione si ferma necessariamente qui.

    • Lilli ha detto:

      Glielo spiego in modo semplice: non è la conflittualità dei genitori che spinge alla violenza, ma l’indole violenta di uno o di entrambi. Se fosse la conflittualità a spingere alla violenza, in qualsiasi coppia che si lascia uno dei due ucciderebbe l’altro, o si ucciderebbero vicendevolmente, o almeno finirebbero in ospedale. Invece non è così, per fortuna, e la maggior parte delle coppie si lascia senza morti o feriti sul campo. Quando succede è perché uno dei due è violento, prepotente o psicopatico. La maggior parte delle volte è l’uomo, ma a volte lo è la donna. Spero che l’Anonimo a tempo libero e perso così lo abbia capito.

  8. ANONIMO A TEMPO LIBERO E PERSO ha detto:

    Egregia signora,
    do per scontato che conosca molto meglio di me cosa si intenda per “premesse epistemologiche”. Do conseguentemente per scontato che era chiaro come non volessi discutere delle eventuali differenze fra “violenza” e “conflitto”, ma mi riferissi alle premesse in base alle quali osserviamo e definiamo questi concetti e/o fenomeni.

    Ringrazio l’altra opinionista (“Lilli”) per la semplice spiegazione fornitami, ma devo ricordare che per discutere dei concetti da lei utilizzati (da quello di “indole” a quello di “violento”, “prepotente” “psicopatico”, eccetera, includendo anche il “capire” della sua ultima frase) dovrei chiarire le mie suddette premesse, cosa che non ritengo semplice in questo consesso.
    Grazie dell’ascolto e arrivederci

    • Ha ragione, lei è troppo intelligente per noi. E’ per questo che l’unica argomentazione che è in grado di portare a sostegno delle sue tesi è insinuare che chi dialoga con lei non possiede un lessico sufficientemente vasto per comprenderla. Quando riuscirà a districarsi dalla complessità del suo filosofeggiare sui fondamenti scientifici del suo immenso sapere e si sentirà in grado di condendensare la sua sconfinata sapienza in un periodo abbastanza semplice per noi poveri comuni mortali, torni pure in questo consesso. Se però giunge alla conclusione che la nostra compagnia le impedisce di articolare qualcosa di diverso dalla sottile denigrazione degli interlocutori, non si faccia scrupolo, si eviti lo sconforto di confrontarsi ancora.

    • Lilli ha detto:

      Invece Lei dà proprio l’impressione di non capire le differenze tra violenza e conflitto, tanto è vero che scrive “le EVENTUALI differenze tra violenza e conflitto”.

  9. Close The Door ha detto:

    Ma il padre assassino che fine ha fatto? E’ stato condannato almeno lui? 😮

  10. Close The Door ha detto:

    Scusate, ho cercato la notizia nei giornali e ho trovato che il padre assassino si è poi suicidato, confermate?

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