I papà di Bergoglio: no, grazie

Io amo e stimo Gesù, ma non sono cristiano. Lo diventerei se solo vedessi un cristiano comportarsi come lui.” (Gandhi)

Da Il Papa sdogana anche la sculacciata

«Una volta — ha spiegato con il sorriso, mimando il gesto di un padre che dà una sculacciata — ho sentito in una riunione di matrimonio un papà dire: “A volte devo picchiare un po’ i figli, ma mai in faccia per non avvilirli”». E subito, serio, ha commentato: «Che bello, ha senso della dignità». Quindi ha concluso, precisando: «Deve punire, lo fa il giusto, e va avanti (…) Un buon padre sa attendere e sa perdonare, dal profondo del cuore. Certo, sa anche correggere con fermezza: non è un padre debole, arrendevole, sentimentale. Il padre che sa correggere senza avvilire è lo stesso che sa proteggere senza risparmiarsi».

Aveva esordito con un ambiguose volano i piatti pazienza” , è passato attraverso il definire “normale” tirare un bel pugno, fino ad arrivare a questo: a lodare il padre “che picchia un po’ i figli”.

Nel caso avessimo qualche dubbio sulla sua opinione in merito ai ruoli di genere, il Papa ci tiene a sottolineare che è il genitore di sesso maschile quello autorizzato a “correggere senza avvilire”.

Sono tanto indignata che preferisco affidarmi alle parole di Alice Miller in questa occasione, che traggo da un sito dedicato alla genitorialità.

Le botte “a fin di bene” non esistono

Perché le sculacciate, gli schiaffi e altri tipi di botte, apparentemente inoffensivi, come gli schiaffetti sulle mani di un bambino, sono pericolosi?

  1. Perché gli insegnano la violenza attraverso l’esempio che ne danno.
  2. Perché distruggono la certezza di essere amato di cui il bambino ha un bisogno vitale.
  3. Perché creano un’angoscia permanente: quella della prossima punizione.
  4. Perché sono portatrici di una menzogna: pretendono di essere educative mentre, quando sono inferte, servono solo ai genitori per sbarazzarsi della loro collera. Picchiano perché sono stati picchiati da bambini.
  5. Perché inducono alla collera e ad un desiderio di vendetta rimossi che si esprimeranno in un secondo momento.
  6. Perché programmano il bambino ad accettare argomentazioni illogiche (ti faccio del male per il tuo bene) e le imprimono nel suo corpo.
  7. Perché distruggono la sensibilità e l’empatia verso gli altri e verso sé stesso.

Quale lezione il bambino impara dalle punizioni corporali?

  1. Impara che un bambino non merita rispetto.
  2. Che si può apprendere bene attraverso le punizioni (– cosa falsa: in realtà le punizioni insegnano al bambino solo a voler punire a propria volta quando sarà giunto il suo momento).
  3. Che non bisogna sentire la sofferenza, che bisogna ignorarla, cosa deleteria per il suo sistema immunitario.
  4. Che la violenza fa parte dell’amore (insegnamento che può portare alla perversione).
  5. Che la negazione delle emozioni è salutare (ma sarà il corpo a pagare il prezzo di questo errore, spesso molto più tardi).
  6. Che non bisogna difendersi prima dell’età adulta.

Le tracce nocive delle cosiddette “botte date a fin di bene” restano impresse nella memoria corporea e non vengono più dimenticate.

Come ci si libera dalla collera rimossa?

Durante l’infanzia e l’adolescenza:

  1. Ci si burla dei più deboli.
  2. Si picchiano i propri compagni e compagne.
  3. Si umiliano le ragazze.
  4. Si aggrediscono gli insegnanti.
  5. Si vivono le emozioni proibite davanti alla televisione o ai videogiochi, identificandosi con gli eroi violenti (i bambini che non sono stati mai picchiati si interessano meno ai film crudeli e non produrranno dei film pieni di atrocità, una volta divenuti adulti).

Nell’età adulta:

  1. Si perpetuano le stesse violenze subite, apparentemente come efficace mezzo educativo, senza rendersi conto che, in realtà, ci si vendica delle proprie sofferenze sulla generazione successiva.
  2. Si rifiuta (o non si è capaci) di comprendere la relazione tra la violenza subita un tempo e quella ripetuta attivamente oggi. Si continua a perpetuare l’ignoranza della società (o meglio la cecità emotiva che impedisce la comprensione).
  3. Ci si impegna in attività per le quali è previsto l’uso della violenza.
  4. Ci si lascia influenzare facilmente dai discorsi dei politici che individuano capziosi capri espiatori per liberarsi della violenza che si è immagazzinata nell’infanzia e di cui ci si può infine sbarazzare senza essere puniti: razze “impure”, etnie da “pulire”, minoranze sociali disprezzate.
  5. Poiché da bambini si è obbedito alla violenza, si è pronti ad obbedire a qualsiasi autorità che “ricordi” quella dei genitori, come i tedeschi hanno obbedito a Hitler, i Russi a Stalin, i Serbi a Milosevic.

Invece si può prendere coscienza della rimozione, impegnarsi a comprendere come la violenza si trasmette dai genitori ai figli e cessare di maltrattare i bambini di qualunque età.

Lo si può fare (molti ci sono riusciti) non appena si comprenda che le sole vere ragioni per somministrare botte “educative” si nascondono nella storia rimossa dei genitori.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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7 risposte a I papà di Bergoglio: no, grazie

  1. Paolo ha detto:

    i miei non mi menavano ma i film di Tarantino e gli horror tipo Hostel mi piacciono lo stesso (non solo quelli), i film “crudeli” non sono il problema nè sono equiparabili ai videogame (nè la violenza è causata da queste cose).

  2. Lilli ha detto:

    Come mai una persona che ha scelto di non formarsi una famiglia, come il Papa, i cardinali, i vescovi i sacerdoti, le suore e i monaci cattolici, vuole dare consigli o mettere il becco in cose che riguardano la famiglia? Questioni come l’aborto, i rapporti tra coniugi, i rapporti con i figli non devono essere materia dei religiosi, ma degli esperti.

  3. primavera ha detto:

    Credo sia ora che questo Papa,poiché dice di voler risanare la Chiesa dagli scandali di vario genere degli ultimi tempi, inizi a farlo davvero e concretamente!!!
    Suggerimento… iniziare dalle case famiglia spesso gestite proprio da enti religiosi ma che di caritatevole hanno poco e sono invece piuttosto attenti soprattutto all’aspetto economico (per non parlare del trattamento che riservano ai poveri malcapitati bambini la dentro). Delle parole e dei buoni propositi mai messi in pratica ne abbiam piene le scatole E pure di sentire che con la violenza si impara a stare al mondo.

  4. paolam ha detto:

    Forse molti genitori e genitrici pensano, e scusate la banalità, che il ceffone o lo scappellotto sia equivalente o rafforzativo di un “no” o di una prescrizione, ma non è così, e infatti alle mani ci arrivano ( e riscusate la banalità) spesso anche quelle persone che non sanno imporre un “no” motivato o non motivato a seconda dell’età della prole.

  5. ANONIMO A TEMPO LIBERO E PERSO ha detto:

    Sono d’accordo con tutto quanto esposto nel post.
    Però vorrei aggiungere o chiarire un punto: QUALUNQUE forma di violenza NON educa ma genera solo comportamenti violenti che verranno trasmessi alle generazioni future.
    Quindi -ad esempio- anche (e soprattutto!) gridare contro un bambino per intimorirlo (specie a distanza ravvicinata), è violenza ed è da evitare come ogni percossa, così come tutte le minacce basate sul possibile uso della forza fisica quale deterrente (soprattutto quelle del tipo “ti faccio / se non fai …), perché creano di fatto una mentalità estorsiva basata sulla violenza (il bambino impara che per ottenere una cosa deve minacciarne un’altra).
    Dirò una banalità, ma la violenza non è solo nel contatto fisico: è nel far sentire il bambino minacciato e impotente nella propria integrità fisica.

    Il genitore violento -quello che percuote e/o minaccia- è un genitore che perde terribilmente di credibilità ed autorevolezza, e viene ascoltato solo perché (e soprattutto solo fino a quando) è minaccioso: con l’adolescenza del figlio perde ogni possibilità di essere ascoltato.

    Qualunque cosa vostro figlio faccia, siate affettuosi, composti, serenamente determinati e, se possibile, amorevolmente ironici: l’educazione di un figlio è prima di tutto un esercizio di controllo con se stessi.
    I risultati non tardano

  6. IDA ha detto:

    Il dominio si basa sul premio e punizione. Educare i figli sul premio/punizione, vuol dire educarli i figli al dominio. Già il termine educare si presta a molte interpretazioni; formare o accogliere, far sviluppare le capacità innate del bambino?
    Ho due figli, quindi mi rendo conto che urlare, minacciare, uno scapellotto, può capitare, ma non è un metodo educativo. Qualsiasi forma di punizione non può mai essere un metodo educativo.

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