Neanche il figlicidio vi sta bene

Antonella Penati, Presidente dell’Associazione Federico nel cuore Onlus, ha lanciato in rete una petizione, nella quale si chiede l’istituzione  della ”Giornata nazionale contro il figlicidio”, in memoria di Federico Barakat (ucciso il 25 febbraio), di Davide e Andrea Iacovone e di tutti i bambini uccisi per mano di un genitore.

Nadia Somma, dal suo blog su Il Fatto Quotidiano, invita i lettori a firmare la petizione, ma la reazione dei lettori non è quella che ci si aspetterebbe; l’articolo è stato descritto come “mistificatorio e depistante” ed è stato accusato di “alimentare il conflitto uomo donna, madre padre, marito moglie, che fa male a tutti e fa bene a pochissimi“, mentre l’autrice è stata definita “delirante, sessuofobica, razzista e soprattutto menzognera“.

Cominciamo col chiarire alcuni fatti.

Il termine “figlicidio” è citato nei dizionari ed è a tutti gli effetti una parola italiana, non un’invenzione di Nadia Somma o di Antonella Penati; “figlicidio” significa “Uccisione di un figlio o di più figli da parte di un genitore o di entrambi“.

Secondo: gli omicidi di bambini in ambito familiare non sono “più spesso” ad opera di donne.

infanticidi_infograficaNel 60% dei casi, secondo l’Eures, l’omicida è il padre.

Su 113 casi di figlicidio, 75 riguardano un solo bambino, mentre 26 sono omicidi multipli, tra i quali si segnalano 6 stragi familiari nelle quali sono state uccise anche le madri, insieme ai figli.

22 omicidi sono da attribuire ad un disagio psichico dell’omicida, mentre 14 casi sono riconducibili alla malattia – fisica o mentale – o alla dipendenza del figlio.

Certo, anche le donne uccidono, perché – come ho cercato di spiegare più volte – non c’è nulla di “naturale”, di “biologico”, nella violenza esercitata dai maschi.

La violenza è una responsabilità di chi la commette, non dei suoi geni. E se la percentuale di figlicidi commessi dagli uomini è più alta, la ragione non è da ricercare nei cromosomi.

Se andiamo a guardare le ultime statistiche sugli omicidi in Italia, scopriamo che

le uccisioni degli uomini sono per lo più ad opera di sconosciuti e di autori non identificati… Per le donne, invece, il tasso più elevato è rappresentato dagli omicidi da partner o ex partner e da parente.

Scopriamo anche che gli omicidi di donne mostrano un

andamento sostanzialmente stabile nel tempo, a fronte di una generale diminuzione del tasso complessivo degli omicidi.

Sappiamo anche che se si vanno a guardare i dati in merito agli infanticidi dal 2001 al 2011, si può osservare che sono diminuiti del 50%, grazie alle campagne di sensibilizzazione sulla depressione post partum.

Il trend positivo riscontrato da chi lavora sulla prevenzione degli infanticidi, messo a confronto con il fatto che invece il fenomeno del femmicidio – e in particolare l’uccisione della donna da parte del partner o ex partner – si mantiene stabile nel tempo, ci dimostra che nominare un problema ed elaborare delle strategie atte a individuare i fattori di rischio e i segnali premonitori è la strada giusta per ridurre il numero delle vittime.

Arriviamo a quel passo della petizione che ha tanto offeso i lettori de Il Fatto Quotidiano:

Antonella Penati Presidente dell’Associazione Federico nel cuore Onlus ha consegnato una richiesta scritta all’ On Ferranti chiedendo di istituire “il 25 febbraio Giornata nazionale contro il Figlicidio “ovvero contro l’uccisione di un bambino intesa come effetto collaterale del femminicidio, della violenza sulle donne” nell’ambito di un conflitto tra genitori e dalla violenza intra famigliare.

Definire l’uccisione di un bambino un “effetto collaterale del femminicidio” ha comportato una serie di reazioni che vanno dallo scandalizzato all’isterico, ad esempio:

questa prospettiva (è) riduttiva, perchè faziosa e ideologica, ovvero una prospettiva che strumentalizza la questione dell’effettiva tutela dei minori da genitori instabili e/o violenti da parte delle istituzioni e delle figure professionali preposte.

Partiamo dalla definizione di femminicidio: il femminicidio è un termine sociologico che indica

«la forma estrema di vio­lenza di genere con­tro le donne, pro­dotto della vio­la­zione dei suoi diritti umani in ambito pub­blico e pri­vato, attra­verso varie con­dotte miso­gine che com­por­tano l’impunità delle con­dotte poste in essere, tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una situa­zione indi­fesa e di rischio, pos­sono cul­mi­nare con l’uccisione o il ten­ta­tivo di ucci­sione della donna stessa, o in altre forme di morte vio­lenta di donne e bam­bini, di sof­fe­renze psi­chi­che e fisi­che comun­que evi­ta­bili, dovute all’insicurezza, al disin­te­resse delle Isti­tu­zioni e all’esclusione dallo svi­luppo e dalla demo­cra­zia».

Come ha evidenziato l’Avvocata Barbara Spinelli nel corso dell’evento organizzato il 25 febbraio a Roma da Antonella Penati, una delle parole chiave quando si parla di femminicidio è “impunità“.

Prima di uccidere i piccoli Federico Barakat, Andrea e Davide Iacovone, i loro padri avevano a lungo perpetrato una serie di violenze ai danni delle loro ex partner, episodi che le due donne avevano ripetutamente denunciato, ma che nessuna delle figure professionali preposte aveva valutato come degni di nota.

E’ esattamente questo che si intende quando si parla di “ vio­la­zione dei diritti umani in ambito pub­blico e pri­vato” di una donna, ed è esattamente questo che si intende quando si parla di impunità: “impunità” è quando condotte che violano i diritti umani poste in essere da degli uomini contro delle donne non comportano per quegli uomini alcuna conseguenza, e il risultato è che delle donne – e a volte anche i loro figli – si trovano per questo in una situazione di rischio, che a volte culmina in un omicidio o una strage.

Per queste ragioni nella petizione si parla di figlicidio come “effetto collaterale del femminicidio”: l’obiettivo è attirare l’attenzione su una tipologia di delitto che – a differenza di altre (ad esempio l’infanticidio commesso dalle madri) – non solo non prevede ancora  adeguate misure preventive, ma – come vedremo – subisce le conseguenze di una colpevole e massiccia campagna di disinformazione.credibilità_donne

Da tempo ormai si legge un po’ dappertutto del “fenomeno” noto come “le false accuse” delle donne.

A tale proposito io parlo di campagna di disinformazione, perché di fatto non ci sono dati concreti a supporto dell’esistenza di questo “fenomeno”.

Che le donne in sede di divorzio mentano sugli abusi subiti in prima persona, o inventino maltrattamenti sui bambini, è un mero pregiudizio di genere e, se in italia non esistono ricerche sull’argomento, tutti gli studi condotti all’estero lo smentiscono.

Recentemente, in Spagna, la Procura di Stato ha dichiarato che nel 2013 le false accuse rappresentavano lo 0,022% dei casi. Nonostante questo, a causa della propaganda delle associazioni di “padri separati” (come denunciato da Marta González, portavoce del Partito Popolare nella Comisión de Igualdad del Congresso), che diffonde il pregiudizio che le donne mentano per ottenere vantaggi economici in sede di separazione, le richieste di ordini di protezione vengono rifiutate dai Giudici, e la conseguenza è che bambini innocenti muoiono: sei bambini sono stati uccisi nel 2008, due dei quali durante gli incontri col padre; nel 2009 i figlicidi sono due, entrambi durante gli incontri con il padre; nel 2010 sono sei in tutto, tre dei quali durante gli incontri con il padre; nel 2011 e nel 2012 sono otto, sei dei quali durante gli incontri con il padre; nel 2013 sei, quattro dei quali durante gli incontri con il padre.

Tutte queste morti potevano essere evitate, se le madri fossero state ascoltate.

La morte di Federico Barakat, la morte di Davide e Andrea Iacovone potevano essere evitate, se gli episodi di violenza che le hanno precedute non fossero rimasti impuniti e se le donne che avevano chiesto aiuto fossero state messe al sicuro insieme ai loro figli.

Continuare a diffondere la notizia infondata e sessista che “le donne mentono” mina la credibilità delle donne e mette a rischio la vita di donne e bambini.

Pertanto vi prego, nel caso non lo abbiate già fatto, di leggere gli approfondimenti e di firmare la petizione dell’Associazione Federico nel cuore Onlus.

Sui “falsi abusi”

Le false accuse e i cerchi nel grano

Le “false accuse” in Australia: gli studi confermano che sono comuni come i quadrifogli

Le false accuse e la Polizia di Stato

Mito e realtà

Ancora le false accuse!

A proposito di bigenitorialità e violenza domestica:

In che modo l’enfasi sulla bigenitorialità è pericolosa per le vittime di violenza domestica

Se si tutela la madre, si tutela anche il figlio

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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11 risposte a Neanche il figlicidio vi sta bene

  1. primavera ha detto:

    Le psicologhe con cui faccio i colloqui mentre mio figlio si incontra con il padre in ambito protetto, quando ho raccontato cosa io e mio figlio abbiamo subito a causa del padre, mi hanno detto che il passato va dimenticato e che se il bambino non si riavvicina al padre l’affidamento al servizio sociale sarà a tempo indeterminato. Una minaccia? Un ricatto? Non so giidicate voi..
    Quindi le persone in mano alle quali ci mettono anche impropriamente sono le prime a non considerare la sofferenza delle vittime,a non credere…
    sono d’accordo con la petizione e l’ho già firmata. Queste donne vanno sostenute!!!

  2. Tiziana ha detto:

    non è che il figlicidio non vada bene, ma se deve essere inteso come “effetto collaterale del femmincidio” allora no.
    perché il figlicidio è un crimine a sé stante, cin una vittima ben precisa, il figlio appunto. intendendolo come un effetto collaterale del femmincidio, non solo si toglie dignità alle vittime, ma si istituiscono vittime di serie A (i figli uccisi dai padri, che vengono ricordati) e vittime di serie B (i figli uccisi dalle madri, che non rientrerebbero nel ricordo, a quanto ho capito).
    mi piacerebbe inoltre sapere come l’infanticidio commesso dalle madri prevede adeguate misure preventive: mi pare che i numerosi casi di figli uccisi dalle madre (ultimo il bambino ucciso a Natale mentre stava con la mamma) dimostrino proprio il contrario.

    • Del figlicidio di Natale avevo scritto: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/12/26/il-vero-affido-condiviso/
      Il figlicidio va inteso come effetto collaterale del femminicidio quando ci sono i presupposti, altrimenti ovviamente no. Se, come nel caso di Antonella e Federico, o nel drammatico caso di Erica Patti, oppure in questo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/10/10/il-familismo-amorale/ o questo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/04/cronaca-di-una-morta-annunciata-e-la-a-di-morta-non-e-un-refuso/ chi di dovere permette che la responsabilità genitoriale diventi uno strumento vessatorio nelle mani di un uomo maltrattante, che gode dell’impunità in virtù del suo essere padre, allora è giusto farsela la domanda: quanto i pregiudizi delle persone chiamate a tutelare i soggetti più deboli – i bambini – pesano sulle decisioni prese, e quanto invece dipende da una seria analisi del singolo caso? Negare l’esistenza di pregiudizi infondati – negare la realtà che emerge dall’analisi dei dati disponibili – a cosa può portare?

      Distinguere una situazione dall’altra non significa considerarne una più importante dell’altra, ma solo riconoscerne le diversità. Dire che qualcuno è morto di infarto o di polmonite perché contagiato da qualcun altro, rende una morte più o meno importante? No, non direi. Allora perché dovrebbe farlo parlare di femminicidio quando di femminicidio si tratta?
      Qui se c’è una vittima di serie B, cara Tiziana, è Federico Bakarat, visto che la Cassazione ha deciso che le persone che l’hanno sottratto alla custodia di sua madre definendola “ipertutelante”, e l’hanno poi consegnato nelle mani del suo assassino, sono tutte innocenti.
      Inosltre, se hai letto il mio post e magari seguito qualche link, sai che “e se si vanno a guardare i dati in merito agli infanticidi dal 2001 al 2011, si può osservare che sono diminuiti del 50%, grazie alle campagne di sensibilizzazione sulla depressione post partum.” L’articolo che ho linkato ci dice: “‘Si tratta sempre di numeri drammatici, ma sono la conferma che la prevenzione esiste e che le campagne di sensibilizzazione funzionano'” commenta l’Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna) nel sottolineare che sulla depressione post partum “qualcosa sta cambiando.”
      Sono sempre numeri drammatici (quindi ci sono), ma sono in diminuzione.
      Lo stesso, invece, non si può dire del femmicidio, né dei figlicidi commessi dagli uomini, che, ci dice una ricercatrice inglese, sembrerebbero in aumento: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/08/22/perche-sempre-piu-padri-uccidono-i-loro-figli/
      Come si previene un omicidio? Con una corretta valutazione del rischio. Quando si riceve una denuncia, quando un genitore manifesta paura per i propri figli, i soggetti preposti a valutare dovrebbero essere in grado di cogliere quei segnali che danno la misura del pericolo incombente.

      • Tiziana ha detto:

        guarda non è che non capisca…ma ritengo comunue che il figlicidio debba essere considerato un crimine a sè stante, un crimine contro i bambini, e non un effetto collaterale di qualsiasi cosa. Credo sia una cosa fondamentale, del resto il bambino non è un’appendice dei genitori ma una persona sè stante con dei diritti ben precisi.

      • Sul fatto che il bambino sia una persona titolare di diritti, lo sai, sono assolutamente d’accordo.

  3. primavera ha detto:

    I soggetti preposti Non colgono un bel niente. Anzi…spesso come ormai noto e arcinoto a chi segue questo blog e altre fonti imboccano i bambini con domande persuasive a dire ciò che nn pensano e li attirano con mezzucci degni di un malintenzionato(durante gli incontri protetti i bambini vengono letteralmente sommersi di regali bellissimi tirati fuori appena dicono”io con voi nn vengo”oppure”voglio andare a casa mia”)E trattano le donne come cattive bugiarde.
    Purtroppo chi non vive queste cose non può immaginare il senso di impotenza e ingiustizia che si prova e quello che vivono i bambini.
    un giorno per il figlicidio è solo un simbolo che certamente non deve far dimenticare nessuna vittima Ma che resterà tale se non si cambia mentalità e non sarà fatta giustizia.

  4. Lyca ha detto:

    Quando hai scritto che la reazione dei lettori non è stata quella che ci si sarebbe aspettata eri ironica, vero? Perché la solita mole di commenti grondanti odio dei misogini-in-servizio-permanente-e-effettivo del Fatto era, purtroppo, ampiamente scontata.
    Io, tempo addietro, ci provavo a ribattere, poi mi sono resa conto che era assolutamente tempo perso; considerando che il 90% dei commentatori della sezione “Donne” del Fatto sono maschi (e il 9% donne maschiliste) e misogini ho cominciato seriamente a pensare che si siano in qualche modo organizzati per seppellire ogni articolo sotto una valanga di fango e contemporaneamente impedire qualunque dibattito pacato su di essi.
    Nadia Somma, poi, è letteralmente lapidata, qualunque cosa scriva: se titolasse un suo post “Il cielo è azzurro” i commentatori direbbero che è solo un pregiudizio misandrico di una nazifemminista isterica e frustrata (ormai il loro repertorio lo conosco a memoria: è sempre uguale!). Ho dovuto smettere di leggere i commenti ai suoi post perché mi saliva un embolo al cervello; a volte mi chiedo chi glielo faccia fare di scrivere ancora in quel ritrovo di matti che sembra essere diventato FQ!

    • IDA ha detto:

      Si.. penso anch’io che sia premeditato, quello dei commentatori sul FQ. Non so se è una scelta editoriale o una strategia informatica.. Ma di fatto è molto efficente.. se noti ci sono i guastatori, che entrano per primi, poi si ritirano e subentrano le squadracce a sostegno. La maggioranza dei commentatori non ha nemmeno letto il post sotto cui fanno i commenti.

    • Tiziana ha detto:

      bè anche il vostro repoertorio non è che cambi tanto il 90% dei commentatori sono maschi e il 9% donne maschiliste.da che cosa lo evinci, dal fatto che non danno ragione alla signora Somma, che detto tra noi è tra gli autori de “Il fatto” più ideologicamente indottrinati?

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