Parità di genere?

Chi sono i genitori separati che chiedono aiuto? (minuto 1:30) Sono per lo più italiani, il 46% maschi e il 54% femmine, ci dice il rapporto Caritas Italiana 2014.

Allora perché sui giornali leggiamo articoli come questo?

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Perché Fabrizio Dell’Anna, titolare dell’Agenzia Italiana Genitori Separati, agenzia che sostiene di essere fortemente orientata alla “parità di genere” (concetto addirittura sottolineato), si preoccupa solo di quel 46% di genitori separati maschi che finiscono alla Caritas, e ignora il 54% di genitori di sesso femminile che patiscono le medesime difficoltà economiche?

Fabrizio Dell’Anna scrive che ha deciso di occuparsi del problema dei padri perché “il web pullula delle loro storie”:

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Vero, verissimo che il problema della povertà dei padri separati è molto dibattuto, mentre difficilmente troviamo titoli analoghi declinati al femminile, e ancor più difficilmente li troviamo nella stampa generalista:

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Perché le storie delle “povere mamme” difficilmente trovano spazio nei media? Perché le iniziative rivolte a sostegno dei genitori di un solo sesso – quando si tratta di poveri maschi – non sono percepite come “sessiste”?

Azzardo un’ipotesi: sarà che viviamo in un paese terribilmente maschilista?

 

Per approfondire:

Papà separati vs mamme separate: due pesi e due misure

Chi scrive manifesti e chi si rimbocca le maniche

I poveri separati… e le separate?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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19 risposte a Parità di genere?

  1. IDA ha detto:

    Alcune fugaci considerazioni:
    Non ho capito se questo Dell’Anna, è solo titolare di un’agenzia o anche un giornalista, ma poco cambia, perché in tutti e due i casi dovrebbe conoscere i dati.. cosa che ignora o stà ignorando per vari motivi. Disinformazione e diffusione di false notizie si riscontrano nei commenti: vedi Francesco che dice: “Siamo per l’affido condiviso VERO, che qui in italia, nonostante esiste una legge dal 2006, non è MAI stato applicato.” Io mi chiedo da dove si è fatta questa opinione? Istat nel 2012 ci dice che l’affido condiviso è stato 89.9% . Uno dei due dice una cazzata, o l’istat o Francesco.. e questo è solo uno dei tanti…
    Il vittimismo di queste varie associazioni di maschietti egoisti e sostanzialmente stronzi, ha avuto buon gioco dalla politica e visibilità dai giornali. E nonostante che l’Italia è il paese che ha dato i natali a Galileo, l’unico metodo scientifico conosciuto è il luogo comune o qualsiasi cosa purchè sia condivisa dalla maggioranza delle persone come unica garanzia di validità. C’è una diffusione di giudizi, basati solo su pregiudizi verso le donne.
    Lo so che in Italia non è considerato metodo scientifico basarsi sui dati, ma voglio ancora insistere:
    file:///C:/Users/ACER/Downloads/Separazioni%20e%20divorzi%20in%20Italia%20-%2023-giu-2014%20-%20Testo%20integrale.pdf
    http://www.istat.it/it/archivio/47539

    • Altri dati interessanti:http://d.repubblica.it/attualita/2014/10/27/news/rapporto_ombra_parita_di_genere_eige_roma-2350279/?ref=HRLV-10
      “Donne disoccupate: oltre 53%, contro il 36% degli uomini. Famiglie monoparentali (con persone non vedove): più di 1,5 milioni (47% in più rispetto a sette anni fa), e di queste quasi l’84% è costituito da mamme sole con figli… Neanche a dirlo, queste capofamiglia guadagnano meno degli uomini sebbene siano più istruite, e non hanno proprietà: i redditi annui sono di 27.700 euro per le donne e di 33.700 per gli uomini, e ad oggi non vi è alcuna misura che cerchi di superare il divario retributivo. In media – si legge nel rapporto – “il loro nucleo familiare conta su una ricchezza netta (immobili, attività reali e finanziarie) di 105 mila euro: 40 mila in meno rispetto ai nuclei con capofamiglia uomo”. Confrontando con i dati pre-crisi, la ricchezza è diminuita ben del 21% per le prime, ma solo dell’8,5% per i secondi.”
      Sappiamo che il “vero” affido condiviso è quello che – per mezzo dell’isitituta del mantenimento diretto – prevede l’eliminazione dell’assegno di mantenimento per i figli. Secondo alcuni, il mantenimento diretto dovrebbe incoraggiare i padri a contribuire di più al sostentamento economico della prole (perché le statistiche ci dicono che la maggioranza non versa il pattuito: http://d.repubblica.it/frasi/2011/12/07/news/divorzio_alimenti-726962/), ma le ricerche in merito ci mostrano un quadro diverso:http://www.nuffieldfoundation.org/sites/default/files/files/Would%20legislation%20for%20shared%20parenting%20time%20help%20children%29OXLAP%20FPB%207.pdf
      Leggiamo, a pag.9 ” Does shared time encourage fathers to financially support their children?” Davvero il condiviso incoraggerebbe i padri a sostenere economicamente i propri figli?
      La risposta è no: “property settlements reached when shared time is in place will result in longer-term economic disadvantage for separated mothers and children and increased social security costs.” Gli accordi economici relativi alle proprietà raggiunti in regime di affido condiviso finiscono con l’essere svantaggiosi per le madri e i minori, causando tra l’altro un aumento degli oneri per il welfare.

      • IDA ha detto:

        Si.. il bello è proprio questo; i dati sono li, a portata di mano di tutti.. non c’è stata la strega cattiva, o un colpo di vento che ha fatto sparire i dati.. sono li a disposizione di tutti, anche per i lettori del fatto, perchè li ha pubblicati.. ma restano ai più invisibili..
        Da noi, c’è un modo di dire: “chi non piange non puppa”..
        Poi si dice che sono le donne che fanno le vittime. Il guaio è che certi luoghi comuni, diventano pregiudizi, che dai commenti dei giornali entrano nelle aule di tribunali, assistenti sociali e polizia…
        L’articolo della Repubblica, mi ha fatto venire a mente una cosa; l’accesso al credito. Quando mia figlia è andata in Francia per lavoro, io ho chiesto un prestito personale alla banca dove allora avevo il conto corrente. Non bastava la casa di proprietà, volevano anche la firma del padre. Per più di trent’anni ho avuto il conto corrente li, e dopo trent’anni l’ho tolto e riaperto nell’unica banca che mi ha concesso il prestito senza la firma del padre.. ciò vuol dire aver girato per quattro banche, prima di avere un prestito senza la firma di un uomo.

        I matrimoni forzati, bene non si stà parlando del medioevo, ma dell’italia del 2015, e fanno parte della violenza di genere, come il negare l’accesso e conoscenza ai metodi contraccettivi…che non viene negata dai singoli, ma dalle istituzioni, le regioni, che dovrebbero tutelare e garantire i diritti e non negarli.

  2. primavera ha detto:

    Stanno ripartendo alla carica..Appena vedono un pò di donne coraggiose dare voce a ciò che quotidianamente devono affrontare prima durante e dopo la separazione, queste associazioni cominciano con la lagna dei pooooveeeeriiii uomini separati privati di soldi e figli!
    Io sostengo che c’è qualcuno di potente che copre e spalleggia questa propaganda diffamatoria e che sta peggiorando giorno dopo giorno la situazione di donne e bambini.
    Non escludo che ci siano anche politici.
    purtroppo per noi donne non c’è speranza finché non si mette fine al giro di miliardi che è stato creato su false credenze.

  3. Paolo Ba ha detto:

    La differenza è presto spiegata: schiavismo e povertà sono due cose diverse. Gli uomini separati ridotti in povertà lavorano, ma in nome del “diritto al mantenimento del tenore di vita della donna” subiscono l’esproprio femminista del frutto delle loro fatiche. Le donne separate povere dovrebbero solo lavorare di più. Hai voluto la bicicletta? Pedala senza pretendere che altri pedalino per te.

    • Intanto, caro Paolo, sarebbe carino offrirci delle fonti, quando si fanno affermazioni del genere. Il fatto che una cosa è successa magari a “tuo cuggino”, non significa che rappresenti la realtà dell’intero paese.
      Poi, oggi come oggi pochissimi uomini pagano gli alimenti alle mogli: Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. I giudici sempre meno riconoscono un assegno di mantenimento alla moglie, neppure nel caso in cui sia casalinga. Se è in età da lavoro, in nome della parità, si dice che deve attivarsi (http://27esimaora.corriere.it/articolo/divorzio-allitaliana-ecco-perche-e-bene-per-tutti-che-le-donne-lavorino/)
      Quello che i padri devono pagare è il mantenimento per i figli e, come ho scritto in un commento precedente, la maggior parte di loro risulta inadempiente, ovvero non li paga. Anche i figli devono “pedalare da soli”?
      Nell’ambito dei giudizi di separazione e divorzio, l’articolo 155 così dispone:
      “Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito”: nel caso non fosse chiaro, “in misura proporzionale al reddito”. Certo, poi l’articolo prosegue così:
      “il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:
      le attuali esigenze del figlio;
      il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
      i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
      le risorse economiche di entrambi i genitori;
      la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
      Il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza è uno dei criteri, non l’unico criterio. E la premessa a questi criteri è che il contributo sia proporzionale al reddito.

    • IDA ha detto:

      Paolo Ba.. Non so che film hai visto, forse “Stargate nel pianeta dei papalla?” intanto la separazione Veronica-Silvio, non fa testo per ovvi motivi. Se la sera dopo le 18, fai un giro per i bar, vedrai che sono pieni di uomini, non di donne, perché le donne sono a casa a preparare la cena, aiutare i figli per i compiti, lavare stirare ecc. incombenze che spettano alle donne, indifferentemente se lavorano o no… gli uomini, quelli che tirano la carretta, a giocare a carte o a vedere la partita. Se c’è uno schiavo, questo va declinato al femminile. Gli uomini possono fare carriera, e avere una famiglia, le donne devono scegliere, o la famiglia o la carriera. Se vai a un colloquio di lavoro; se sei donna ti chiedono se vuoi avere una famiglia, avere dei figli ecc.. e la tua risposta è determinante per essere assunta o no.. agli uomini, questo non accade.. Se hai già una famiglia, no preferiscono gli uomini, perché danno maggior disponibilità, le donne hanno da pensare alla famiglia. Le donne non hanno bisogno di lavorare di più, ma lavorare meno ed essere più retribuite, dalla mia generazione in poi, le donne sono quelle più qualificate degli uomini, ma con un reddito molto più basso.. più che una bicicletta, mi sembra un tandem, le donne sono davanti a pedalare e gli uomini dietro a gambe larghe, attenti a non appoggiare nemmeno un piede sui pedali. Tu mi hai raccontato del pianeta papalla, io della provincia italiana.
      Per chi non sa cosa è il pianeta papalla, dove le donne scelgono il marito con il calcolatore elettronico.. qui c’è un’esempio.

      • Paolo Ba ha detto:

        La realtà è che la magistratura calpesta sistematicamente i diritti umani dei papà, che gli uomini sono il 93% dei morti sul lavoro e vivono 6 anni meno delle donne. Per questo un datore di lavoro, obbligato a pagare una donna quanto un uomo, cerca di capire se vuole anche lavorare quanto un uomo.

      • Ma cosa c’entrano i morti sul lavoro? E da dove vengono le percentuali?
        Paolo questo mio post denuncia proprio la brutta abitudine di parlare di “fenomeni” senza citare dati concreti a supporto. Io non posso svegliarmi una mattina è sostenere che “la magistratura calpesta sistematicamente i diritti umani dei papà” senza spiegare su che basi sostengo una cosa del genere.
        Proprio come la lamentazione di Fabrizio Dell’Anna, la tua “realtà” non è che un pregiudizio di genere.

      • IDA ha detto:

        Quella del lavoro è come le “foibe” ogni tanto lo tirano fuori.. e ti devi sentire in colpa perché vivi 6 anni in più, come media, che è come il pollo di Trilussa, e in questo caso non ha detto che gli uomini muoiono nelle guerre..

      • frank ha detto:

        “Quella del lavoro è come le “foibe” ogni tanto lo tirano fuori.. e ti devi sentire in colpa perché vivi 6 anni in più, come media, che è come il pollo di Trilussa, e in questo caso non ha detto che gli uomini muoiono nelle guerre..”
        non c’è peggior sordo … http://www.uominibeta.org/contributi/ne-uccide-piu-il-femminismo-che-il-femminicidio/

      • “Per le donne la famiglia è la principale fonte di rischio (il 65,4 per cento sono uccise dal partner o da un parente)”: http://noi-italia2015.istat.it/index.php?id=7&L=0&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=120&cHash=3d5bb51c36ea02c5e141d567fbfb461e
        …” le uccisioni degli uomini sono per lo più ad opera di sconosciuti e di autori non identificati… Per le donne, invece, il tasso più elevato è rappresentato dagli omicidi da partner o ex partner e da parente”…
        E’ il maschilismo che uccide, caro frank.

    • IDA ha detto:

      La realtà è un qualcosa che esiste, è materiale, calcolabile, misurabile verificabile ecc.. perché non si stà parlando di filosofia, dove la realtà può essere un’essenza nascosta.
      La magistratura calpesta….. arbitrariamente? La magistratura è uno degli organi più androcentrici che esista.. le donne magistrato sono il 46%, ma ai vertici della magistratura,
      nessuna donna, ne ora ne in passato. Presidenti presso la corte di cassazione 3 donne. Presidenti di tribunale le donne sono l’8%. Più si scende in basso della scala gerarchica e più aumenta la presenza femminile. Forse fai riferimento al potere legislativo? Vai a vedere nel diritto di famiglia, quante sono e leggi scritte da donne e quante da uomini..
      93.3% sono uomini, sul totale degli infortuni sul lavoro, ma gli uomini occupati sono più del 60% le donne il 40, di cui il 30% è part-time. Il part-time, è una scelta o una condizione? Quanti asili nido ci sono in Italia? Vediamo il lavoro precario, la maggioranza sono donne.
      Gran parte degli infortuni sul lavoro avvengono nelle costruzioni, dove le donne sono quasi del tutto escluse, per vari motivi, per ultimo anche perché il mercato dell’edilizia in italia non è libero, c’è un forte controllo della malavita. Se poi si considera che un presidente di un’associazione costruttori dichiara: “La donna deve rimanere la regina della casa, più si allontana dalla famiglia più questa si sgretola.” e viene applaudito, vuol dire che almeno gli associati non assumono una donna, non perché non lavora come un uomo, ma perché per loro la donna deve stare a casa.
      Come ho detto la realtà, per essere tale deve essere misurabile, calcolabile e verificabile.
      http://www.lavoro.gov.it/ConsiglieraNazionale/Documents/Evidenza/2013/20130604RapportoIstat2013Genere.pdf
      http://www.lavoro.gov.it/ConsiglieraNazionale/Documents/donneemarcatodellavoro_dati.pdf

  4. primavera ha detto:

    Non so aggiungere altro a quanto ben spiegato da ida…
    detto ciò siccome cari maschietti avete preteso nei secoli che la famiglia e la società fossero declinate al maschile singolare, cito proprio te carissimo paolo: avete voluto la bicicletta ora pedalate altrimenti toglietevi dalle palle se lo sporco lavoro non vi va di farlo che ben felici e abituate lo facciamo noi!
    Quante donne sono costrette dai mariti a nn lavorare con la pappardella di essere l’angelo del focolare e poi appena potete sbam un bel calcione nel sedere e un bel” arrangiati e i figli sono miei xché nn ti voglio dare un € per loro e un se provi a metterti contro di me ti rovino!”
    Ma piantatela va…o fate i pater familias nel bene e nel male o lasciate perdere

  5. primavera ha detto:

    Certo che se poi diffondono certe notizie ben sapendo invece che le leggi sono inapplicate o inefficaci e l’ultima donna è stata uccisa l’altro ieri con un colpo di fucile da parte del marito….

    http://mobile.tgcom24.it/cronaca/lazio/8-marzo-calano-i-reati-sulle-donne-alfano-la-battaglia-non-e-vinta-_2099352-201502a.shtml

  6. IDA ha detto:

    X franc.e altri.. In quanto a sordi siamo in buona compagnia.. mi ripeto, la realtà deve essere calcolabile, misurabile e verificabile. Vediamo ora alcune inesattezze e incongruenze. Eta-Beta, pubblica un link che poi non ha letto. Perché non è sconosciuta la causa della morte, ma l’hanno bene individuata, alcol fumo antidepressivi, droga, ecc.. suddivise in bianche, ispaniche e nere, perché l’america è un paese classista, le nere hanno un’aspettativa di vita più bassa, perché sono più povere, i ricchi hanno accesso alla sanità i poveri no. Aumento della mortalità tra le bianche? Lo dice chiaramente, non è perché lavorano, ma per abitudini di vita alcol,fumo ecc..
    In due secoli di storia, mai le femministe hanno sostenuto che la maggior longevità delle donne era dovuta al fattore biologico, questa è una tesi maschilista di una certa medicina e antropologia che non fa parte del femminismo.
    Altra inesattezza, le condizioni di vita nei monasteri non erano uguali, tra uomini e donne, basta leggere gli ordini e conoscere un po’ di storia.
    L’indipendenza e la libertà non è un “privilegio”, è un diritto che si acquisisce con la nascita e non dal sesso.. vi piace chiamarlo privilegio solo perché vi piace negare i diritti agli altri.
    Poi si potrebbe parlare delle condizioni di lavoro e del sistema economico, che le donne se lo sono trovato, dimenticate che il dominio, il patriarcato danneggia anche gli uomini. Vi fanno sentire importanti con i “privilegi” di vessare e usare le donne, ma vi stanno inchiappettando e non ve ne accorgete nemmeno.. il nemico, non è il femminismo ma il patriarcato. (dominio).
    Comunque sostieni che il divieto di guidare alle donne in Arabia è per il loro bene, così non muoiono negli incidenti stradali..
    Negare l’accesso al lavoro alle donne è per il loro bene, così non muoiono sul lavoro…
    Troppo buoni!!!
    Vorrei ricordare, le donne hanno sempre lavorato, Georges Duby, ci dice e “documenta” cosa che non fa Eta-Beta, che la manodopera femminile era quella a più basso costo per tutto il medioevo, esempio nelle costruzioni delle cattedrali. La rivoluzione industriale in Inghilterra è stata possibile grazie alla manodopera femminile e minorile nelle miniere di carbone.

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