Reunification Therapy: quando i bambini sono trattati come oggetti di proprietà

Una traduzione da Experts Warn About Dangers of Deprogramming Treatment

prigione

Feb 10, 2009: Gli specialisti in terapia dei traumi infantili del Leadership Council sono molto preoccupati a proposito dell’etica del trattamento di deprogrammazione descritto in un recente articolo pubblicato sul Globe and Mail (vedi: Judge Blocks Sending Teen for Deprogramming Treatment, Feb 7, 2009 ).

Sosteniamo la decisione del giudice, che ha rifiutato la richiesta di somministrazione del trattamento di deprogrammazione (trattamento a volte chiamato Reunification Therapy) ribaltando la decisione del mediatore del 2008, che chiedeva che un quattordicenne venisse trattato coercitivamente. Il controverso trattamento è stato progettato per “deprogrammare” bambini che sono “alienati” da uno dei loro genitori durante il divorzio.

Varie forme di questo tipo di “trattamento” sono nate negli ultimi dieci anni. La terapia di solito comporta il confinare il bambino in un luogo lontano da casa, e isolare il bambino dal genitore a cui il bambino è più attaccato. L’attaccamento al genitore preferito è contestato, e il bambino è incoraggiato con sessioni intensive ad accettare nuovamente il genitore rifiutato.

Alcuni bambini hanno riferito di aver ricevuto un trattamento che ricomprende minacce e coercizione. Al/alla bambino/a può essere detto che non potrà tornare a casa fino a quando non avrà accettato una visione più favorevole del genitore denigrato. Un bambino intervistatto dal LC ha descritto gli incubi ricorrenti nei quali rivive questo genere di episodi subiti durante il processo di de-programmazione. Inoltre, vi sono stati diversi procedimenti relativi a questo tipo di approccio. (Vedi: http://rachel-foundation-lawsuit.com)

Questa cosiddetta “terapia” ricorda il tipo di tecniche di lavaggio del cervello usate nei campi di prigionia, dove la privazione e l’isolamento sono utilizzati per estorcere false confessioni e per forzare cambiamenti ideologici nei prigionieri. Sebbene queste tecniche siano in grado produrre cambiamenti nelle convinzioni e nel comportamento, siamo preoccupati che possano essere dannose per la salute mentale dei bambini.

terapia della minaccia

La nostra paura è che che i trattamenti di deprogrammazione violino i principi etici alla base del lavoro di terapeuta. Secondo gli standard etici della American Psychological Association, gli obiettivi degli psicologia sono il benessere e la protezione degli individui. Ci chiediamo se il trattamento di deprogrammazione protegga il benessere dei bambini coinvolti. Abbiamo elencato alcune delle nostre preoccupazioni alla fine di questo articolo.

Il trattamento di deprogrammazione solleva questioni filosofiche e giuridiche nel nostro approccio ai bambini che sono a tutt’oggi irrisolte. I bambini sono semplicemente proprietà degli adulti, i diritti legali dei quali hanno il potere di controllare quello che i bambini pensano e credono? In che modo la libertà intellettuale ed emotiva del bambino ha la precedenza su questi interessi legali? Mentre ragioniamo su queste complesse questioni, la natura controversa del trattamento di deprogrammazione richiede prudenza, nell’ottica di tutelare innanzi tutto la salute mentale dei bambini nell’attesa di trovare delle risposte alle problematiche sollevate.

Uno dei pericoli concreti di questo tipo di terapia è che è stata utilizzata per forzare i bambini a riunificarsi con adulti che avevano commesso crimini violenti contro di loro, mettendo così i bambini a rischio di ulteriore vittimizzazione.

Il Leadership Council ha parlato con diverse vittime di questo tipo di terapia, che sono rimaste traumatizzate dal trattamento. Un ragazzo racconta che continua ad avere flashback del suo isolamento forzato dalla madre e del suo doversi continuamente confrontare con un terapeuta che gli ripeteva che le sue convinzioni erano sbagliate. Dopo essere stato costretto ad accettare la riunificazione con il genitore (in questo caso il padre), ha scoperto che questo genitore era davvero violento, che le sue convinzioni precedenti alla terapia erano corrette, e si è sentito tradito e maltrattato dai giudici che avevano ordinato questa terapia. Questo caso illustra chiaramente che la terapia, che è l’espressione dell’interesse di una delle parti in un contenzioso legale, può essere dannosa per l’autonomia e il benessere del bambino che vi è sottoposto.

A volte la terapia di riunificazione non comporta la reclusione e la separazione dal genitore accudente, ma coinvolge sessioni di terapia forzata con genitore rifiutato. Analoghe questioni etiche sono sollevate da questo tipo di terapia, perché il bambino è spesso costretto a partecipare a queste sessioni contro la sua volontà. Se il bambino è costretto a ricongiungersi con un genitore che ha chiaramente descritto come abusante, il bambino può reagire con un aumento dei sintomi, con il desiderio di uccidersi, o anche con tentativi di suicidio veri e propri.

Questo significa che i bambini non dovrebbero essere sottoposti a terapia in situazioni in cui un bambino viene allontanato da uno dei loro genitori? No.

Ci sono tecniche rispettose e accettate a disposizione dei terapeuti, che non comportano la coercizione o la reclusione, e che possono aiutare i bambini in queste situazioni. Ad esempio, una tecnica prevede l’ascolto dei bambini per aiutarli a mettere ordine nei loro sentimenti, spesso contrastanti nei confronti dei genitori. Questa forma di terapia, quando il terapeuta è neutrale e impegnato a salvaguardare gli interessi del bambino, è un approccio più umano e appropriato. Inoltre, è il metodo più probabilmente efficace.

Per tutti questi motivi, il LC sostiene con forza la decisione del giudice descritta nell’articolo del Globe and Mail, e consiglia ai genitori che cercano di recuperare il rapporto con quei bambini da cui si sento rifiutati, di cercare forme meno coercitive e più etiche di trattamento. Inoltre, i giudici dovrebbero evitare di ordinare qualsiasi trattamento sperimentale sui bambini che implichi la coercizione. Invece, ogni trattamento prescritto dal tribunale dovrebbe rispettare le linee guida dell’APA e basarsi su prove empiriche.

I bambini hanno diritto ai loro pensieri, convinzioni, sentimenti e opinioni. Gli interessi legali di adulti in guerra non dovrebbero essere il principio ispiratore dell’approccio terapeutico a bambini vulnerabili.

Le nostre preoccupazioni per quanto riguarda la terapia di “deprogrammazione”:

1. essere confinato e isolato da familiari e amici in un ambiente non familiare può essere un’esperienza traumatica per i bambini, che li porta a sentirsi in trappola, impotenti e impossibilitati a chiedere aiuto.

Isolare un bambino da tutti coloro con i quali ha familiarità e cercare di forzare una nuova visione dei suoi genitori, soprattutto quando questo è posto in essere da estranei che conoscono poco le esperienze del bambino con quei genitori, può essere traumatico. Questo è particolarmente preoccupante in quanto molti bambini che sono esposti a queste tecniche hanno una storia di abusi perpetrati da quegli individui con i quali si dovrebbero ricongiungere.

Una ragazza sottoposta a questo trattamento è stata relegata in un centro di trattamento dal padre. I terapeuti hanno adottato il punto di vista del padre e le è stato ripetutamente detto che suo padre non aveva davvero abusato di lei su un numerose occasioni. Finalmente la ragazza ha accettato di ripetere a pappagallo quello che le veniva chiesto di dichiarare al fine di uscire dalla struttura in cui era detenuta. Tornata dal padre, è scappata di casa e ha vissuto per le strade fino a quando non è riuscita ad ottenere che un giudice la ascoltasse. Infine le è stato permesso di tornare da sua madre dopo un’udienza in cui la sua versione stata finalmente tenuta in considerazione.

“Terapie” coercitive e punitive sono particolarmente inopportune, se utilizzate con bambini già traumatizzati. Questo tipo di impostazione può scatenare ulteriori reazioni post-traumatiche. La riunificazione forzata contro la volontà di un bambino e senza prendere in considerazione il suo punto di vista e il suo benessere emotivo,  può  rafforzare il senso di impotenza in un bambino già vulnerabile. Tale “trattamento” può fare più male che bene, e potrebbe causare un danno emotivo permanente.

2. Secondo gli standard etici dell’APA, gli psicologi devono rispettare e tutelare i diritti umani e civili (Preambolo alle linee guida etiche dell’APA).

Il diritto alle proprie convinzioni è considerato il più fondamentale dei diritti umani. Il confinamento lontano da genitori e amici in un ambiente non familiare di un bambino che non ha commesso nulla di male, al fine di costringerlo ad adottare un nuovo sistema di convinzioni, può violare i suoi diritti civili fondamentali.

3. Secondo i principi etici dell’APA, gli individui hanno il diritto fondamentale all’autodeterminazione (Principio E: Il rispetto dei diritti delle persone e la dignità)

Essere costretti a cambiare il proprio sistema di convinzioni può violare il principio di autodeterminazione.

4. Secondo i principi etici dell’APA, gli psicologi devono evitare relazioni con più soggetti per evitare conflitti di interesse (codice etico APA: 3.05)

Secondo gli standard etici stabiliti dalla APA, “uno psicologo si astiene dall’entrare il relazione con più soggetti se questo comporta il mettere in pericolo la sua obiettività, la sua competenza, o l’efficacia nello svolgimento delle sue funzioni come psicologo, o in altro modo rischi di danneggiare la persona con la quale esiste un rapporto professionale. ”

Uno psicologo che ha stipulato un contratto con un genitore per forzare un bambino contro la sua volontà in un rapporto è impegnato in due relazioni: quella con il genitore richiedente e quella con il paziente-bambino. Gli interessi del bambino possono essere in diretto conflitto con quelli del genitore che ha richiesto la terapia. Questo duplice ruolo comporta un conflitto inevitabile che può far sì che i sentimenti del bambino, le sue convinzioni, e i suoi desideri non siano centrali durante il trattamento.

5. Secondo i principi etici dell’APA, gli psicologi devono somministrare terapie solo dopo aver ottenuto il consenso informato – anche quando un paziente non è legalmente in grado di dare il consenso informato, lo psicologo deve ugualmente spiegare le procedure, tenere da conto le preferenze dell’individuo e ottenere il suo assenso prima del trattamento. (Codice Etico APA: 3.10).

Secondo gli standard etici stabiliti dalla APA, “riguardo alle persone che giuridicamente non sono considerate in grado di dare il loro consenso informato, gli psicologi debbono, comunque, (1) fornire una spiegazione adeguata, (2) cercare di ottenere il consenso dell’individuo, (3) prendere in considerazione le preferenze di quelle persone ed operare nel loro interesse .. ”

Non è possibile ottenere un consenso significativo da bambini che sono isolati dalla famiglia e dagli amici, confinati in una struttura e sottoposti a trattamento coercitivo.

Fonte dello screenshot: Minori contesi: drammatico blitz per portare un 12enne nella casa famiglia

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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29 risposte a Reunification Therapy: quando i bambini sono trattati come oggetti di proprietà

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    Naturalmente gli ordii degli psicologi si guardano bene dall’intervenire denunciando questi metodi da gestapo, essi sono complici. E lo dissi già al convegno di Roma, quello che mi costò le minacce dei pazzi separati (pag 10):
    http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/20110506.pdf

  2. lucahelp ha detto:

    Ciao, ero interessato indirettamente in questo articolo. L’argomento che fa da ponte è la “riprogrammazione mentale”. In particolare vista l’alta qualità delle “investigazioni” e visto che mediamente mi trovo in accordo con le opinioni del blog, mi chiedevo se l’autrice non poteva investigare riguardo a un fenomeno recente. A quanto pare si stanno diffondendo “sette” o club che mirano esattamente alla riprogrammazione mentale. In particolare temo per un mio amico che ha aderito ad uno di questi corsi di meditazione. Premetto che è tutto legale e non sono riuscito ad intervenire in alcun modo per far desistere il mio amico (che chiamerò Luca) dal frequentare questo “corso di meditazione”. Da quello che mi ha raccontato prima che il nostro rapporto si deteriorasse in questo corso c’è una struttura a 8 livelli dove si ricerca la “verità dell’universo”. Per farlo si usano tecniche figurative (visualizzare parenti, amici, figli e immaginare che vengano bruciati o risucchiati in un buco nero) che a quanto ho capito causano un certo livello di stress con conseguente rilascio di endorfine (quindi le sedute causano dipendenza e non hanno a che fare con la classica “meditazione”, queste tecniche dovrebbero essere descritte in alcuni libri di psicologia). La cosa delle endorfine l’ho letta e non so quanto sia attendibile. Inutile dire che questo corso presenta le stesse caratteristiche di molte sette (quota mensile sul centinaio d’euro, per passare di livello è necessario portare altri “discepoli”, per i livelli finali sono necessarie somme aggiuntive proporzionate ai risparmi di una persona, lezioni individuali e personalizzate). Da quanto ne so l’unica sede di questo corso M*** (anzi sembra stiano abbandonando il nome per un più generico “Meditazione”) è qui a Roma in italia, ma non ho alcun dubbio spunteranno altre sedi nei prossimi tempi viste le grosse entrate di denaro. Per accedere ai livelli finali sembra sia necessario trasferirsi permanentemente e diventare “aiutanti” perdendo ogni contatto ( o quasi) con parenti e amici. Temo di non rivedere più il mio amico. E’ cambiato parecchio e non vede l’ora di partire per “aiutare altre persone” (gratuitamente).

    Devo preoccuparmi? Per aiutare qualcuno non è sufficiente fare volontariato?

  3. lucahelp ha detto:

    Dimenticavo che mi è stato fatto notare “gentilmente” che devo desistere dal mio obiettivo per non avere ripercussioni legali e gradirei mantenere l’anonimato. Ho pure scritto alle Iene ma senza risposta (per ora).

  4. Liliana ha detto:

    Forse la testimonianza di persone i cui genitori non si sono mai separati e che nonostante ciò hanno detestato e detestano un genitore servirebbe a far capire che l’avversione di un figlio non è dovuta all’alienazione provocata dall’altro genitore ma dalle dinamiche genitore -figlio. Io ho una profonda avversione per mio padre. Ce l’ho da quando ero piccola, perché è un uomo veramente squallido; non ho mai provato affetto per lui né lui per me, si è sempre comportato male con me, fin da quando ero piccola. Sognavo che lui e mia madre divorziassero per poterlo non vedere più. avrei testimoniato volentieri davanti a un giudice che volevo stare con mia madre e non avere più rapporti con mio padre, ma mamma non ha mai voluto divorziare, anche se ne aveva tutti i presupposti.

  5. Andrea Mazzeo ha detto:

    @ Lucahelp
    Faccia una segnalazione anonima alla Procura, ci penseranno loro. Un bravo procuratore, che conosce queste cose, è la D.ssa Maria Monteleone.

  6. primavera ha detto:

    Mi domando chi ferma i giudici a questo punto..sono loro che ormai privi della capacità di discernimento e di decisione autorizzano (o trascrivono) queste aberrazioni. Chi dà il potere ai servizi sociali? Chi permette a tutta questa gentaglia di essere fuori legge e ingannare e distruggere bambini e intere famiglie? Perché non pagano mai per i danni che provocano? Le segnalazioni ai vari ordini cadono nel vuoto..io sono mesi che aspetto risposta e nel frattempo vivo nel terrore che chi dovrebbe tutelarci possa invece distruggerci. Ormai pur essendo vittime si vive nel terrore delle sentenze. Mio figlio non sta nemmeno bene di salute ma se ne strafregano tutti padre per primo!

  7. Micol ha detto:

    20 giorni sono pochi per salvare un bambino plagiato da 10 anni, e soprattutto non consentono al bambino di pensare che ha fatto il suo “dovere”, e che quindi può tornare ad una vita normale. Piuttosto ci vorrebbero 10 anni di galera per la ex madre maltrattante, per i suoi agganci politici e per i pazzi che le hanno detto di che l’alienazione genitoriale non è un abuso su minore.

    • A sostenere che il concetto di alienazione genitoriale è privo di supporto scientifico sono anche gli esperti che hanno redatto la più recente versione del DSM. Mettiamo in galera anche loro insieme ai bambini? Potrebbe essere un’idea: tutti noi ci rinchiudiamo, al sicuro, mentre in giro ci restano solo le persone come lei.

      • Micol ha detto:

        Nessuno psicologo serio mette in dubbio l’alienazione genitoriale, i cui concetti sono descritti nel DSM-V. Tuttavia l’azione di lobby di NOW su APA, finalizzata a cercare di rendere non dimostrabile questo abuso sull’infanzia, ha impedito maggiore chiarezza. Alla prossima edizione il femminismo, già ora riconosciuto in USA come ideologia misandrica, avrà perso influenza.

      • Ma che argomenti sono questi?
        Il Dottor Bill Bernet, che ha scritto ben tre proposte per caldeggiare l’inserimento dell’alienazione genitoriale nel DSM, quando non ha ottenuto ciò che voleva ha dichiarato:
        The actual words “parental alienation” are not in DSM-5 (le parole “alienazione genitoriale” di fatto non sono nel DSM-5), but there are several diagnoses that can be used in these cases. I would say the “spirit” of parental alienation is in DSM-5, even if the words are not.
        Lo spirito dell’alienazione genitoriale aleggia fra le pagine del DSM 5? Questa sarebbe la serietà cui lei fa riferimento? Le sembra tanto professionale raccontarci che una diagnosi vale l’altra, e che se non c’è l’alienazione genitoriale si possono sempre trovare dei disturbi che facciano al caso del terapeuta? E queste diagnosi andrebbero “usate” per ottenere cosa?
        Ci sono tanti professionisti che sostengono che l’alienazione genitoriale sia priva del necessario supporto scientifico e non può essere presa in considerazione.
        Gliene cito alcuni:
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/16/dicono-della-pas-xiii/
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/12/28/dicono-della-pas-xii/
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/03/25/dicono-della-pas-xiv/

    • Daria ha detto:

      Plagiato da dieci anni? Quindi questa azione di plagio è iniziata quando il bambino aveva due anni. Complimenti, ora venga pure a dirci che questa madre malefica con la forza del pensiero piegava i tralicci dell’Enel

    • Lilli ha detto:

      Ex madre? Ma non ci faccia ridere …

    • Lilli ha detto:

      Micol, Lei dice che nessuno psicologo serio mette in dubbio l’alienazione genitoriale. Quindi secondo Lei gli psicologi che dubitano dell’alienazione genitoriale non sono seri? Si assume la responsabilità di ciò che ha appena scritto?

    • IDA ha detto:

      Mio dio un complotto.. queste micidiali lobby.. Hai mai sentito parlare di metodo scientifico?
      Ti voglio ricordare che gran parte del mondo scientifico sostiene che la Pas è più ideologica che scientifica, avranno le loro ragioni, se non sei d’accordo con loro, sono necessari nuovi studi nuove ricerche, o dimostrare che si sbagliano. Se tiri in ballo il complotti, dimostri solo che non hai elementi, che è una posizione ideologica e basta. Perché anche i complotti vanno dimostrati.
      Doveri? I bambini non hanno doveri, ma diritti. I doveri l’hanno solo i genitori a lasciare fuori i figli dalle dispute, soprattutto se s’inventano malattie del figlio. Poi chi è il maltrattante, la madre o il padre che tortura i figli su una presunta e ipotetica malattia? Non vi viene mai il dubbio che forse siete in errore?

      Quello che pensano la destra americana, è i maschilisti non me ne frega nulla.. Ma le parole hanno un significato, se è misandrico non è femminismo sono due termini che non sono compatibili, prendi un dizionario e controlla. Al contrario maschilismo è sinonimo di misoginia.. Prendi il dizionario e controlla a meno che non ci sia anche un complotto dei dizionari?
      Ti vorrei ricordare che: sessismo al contrario non esiste, razzismo al contrario non esiste; dittatura anarchica non esiste perché una esclude l’altra; dittatura democratica non esiste, perché una esclude l’altra, femminismo misandrico non esiste perché uno esclude l’altro.. anche quando si dicono le sciocchezze bisogna conoscere il significato delle parole.
      Passano i secoli e certa gente non cambia mai, il congedo parentale facoltativo in italia paese di dio,patria e famiglia, solo il 6% dei padri aventi diritto ne fanno richiesta, il resto se ne strafregano, pensano che i figli non abbiano bisogno di loro, non vanno ai colloqui con l’ insegnanti, non conoscono il pediatra, perché la cura dei figli spetta solo alla donna, i figli vivono bene anche con l’assenza del padre, a meno che poi, non ci si separa, allora si tira fuori il pretesto che i figli hanno bisogno di due genitori.. prima no, dopo si..

  8. primavera ha detto:

    Soprattutto micol le sue affermazioni offensive nei confronti di una madre che neppure conosce sarebbero da denuncia. Mettiamo in galera tutti quelli che nn vi assecondano,come no?siamo in dittatura ormai.. in effetti preferirei stare in carcere con mio figlio che in mano a gente come quella che ha le sue idee!peccato che gli psicologi seri non vi denuncino visto che avete rovinato la categoria e soprattutto State rovinando generazioni di bambini. Vergognatevi,non avete pietà ne senso morale alcuno!

  9. primavera ha detto:

    Stia lei micol a stretto contatto con chi detesta..vediamo se cambierebbe idea..facile fare i cattivi quando nn ci tocca personalmente. Stia tranquilla/o che quel bambino saprà ripagare il padre con la giusta moneta!!!!

  10. Maura ha detto:

    Personalmente credo al mito di Medea ingentilito. Il mio film di riferimento, appena rivisto su sky é il geniale She devil. Cioé? A meno che si abbia a che fare con un marito violento e/o abusante, le donne dovrebbero chiedere sempre che a casa con i figli resti l’uomo. O sì, in quella casa che le mogli rubano in fase di separazione. A lavorare, cucinare, pulire, far fare i compiti, portare in piscina, pagare i conti, il dentista, il vomito, la varicella. Niente calcetto, niente a michette, niente restare in ufficio come scusa per non assumersi responsabilitá, niente bar. E l’ eventuale nuova amante la si veda un week end su due. Lavoro e responsabilitá. La moglie veda i figli” quando lo dico io!” E critichi. E denunci per alienazione genitoriale. E si perda la casa se si porta a casa uno donna sotto i settanta. Perché se si é libere un lavoro si trova più facilmente, magari a fare la badante, ma si trova. E si si é libere, un nuovo compagno si trova più facilmente. La soluzione é razionalità. Difficile a farsi. E se lui non pulisce? E se lui cucina male? E se i figli mi odiano? E sarei una cattiva madre? La prima rwsponsabilitá che si ha nei confronti dei figli è l amore di sè

    • Antome ha detto:

      Di default direi affido condiviso in caso di separazione senza colpa (intendo accuse di crimini, non colpe all’interno della coppia, sebbene possano avere un peso). Poi ovviamente va definito caso per caso. Alimenti per il coniuge con minor reddito, sia esso l’uomo o la donna. Bisogna ovviamente tenere conto degli impegni lavorativi per la suddivisione. Però condivido il resto del discorso. Io in generale sono per l’equa suddivisione dei compiti nella coppia.

  11. Suttree ha detto:

    In ogni caso è sempre colpa della donna.
    E’ preoccupante che gli uomini non riescano ad assumersi le lor responsabilità, siano essi partner , ma anche figli!
    Queste mamme alienanti…http://ilforumdeibrutti.forumfree.it/?t=70406933

    • Il forum dei brutti!?!?!?

      • Suttree ha detto:

        Uno dei tanti covi misogini presenti nel web, dove gli utenti si sfogano su quanto le donne siano cattive ( anzi no, ipergamiche!) nel non voler relazioni sessuali con loro…
        In particolare ce l’hanno con quelle ritenute più brutte di loro, che dovrebbero dargliela in quanto -appunto – meno belle. Poi ci sono i soliti deliri sull’inferiorità psichica e biologica, e ora anche quella discussione sulle madri che “betizzano” e “alienano” i figli…
        Potrebbe essere considerato un prolungamento di gnoccatravel, uominibeta, avoiceformen e simile… Tristezza.

      • Mi mancava… Non nel senso che sentivo il bisogno di conoscerlo 😉 Ma che non c’ero mai finita.

    • IDA ha detto:

      Ma non si saranno mai chiesti che le donne non si avvicinano a loro, non perchè sono brutti, non perchè sono beta, ma perchè fanno di quei discorsi??
      Nel delirio hanno anche della genialità logica; se donne alfa scelgono solo maschi alfa, nascono figli alfa e i beta sarebbero estinti.. soluzione: le donne educano i figli ad diventare beta.. ma…domanda: perchè le donne educano a diventare beta i figli, se poi scelgono alfa? Nell’educazione dei figli i padri dove sono? Come spesso capita, assente ingiustificato.. poi gli alfa e i beta, ma i gamma? Gli omega? Non ci pensa nessuno? Come si fa a spiegare a queste persone che le donne non scelgono ne alfa ne beta, ma persone! Persona intesa nel concetto filosofico cioè individuo dotato di coscienza di se e in possesso di una propria identità.

  12. Andrea Mazzeo ha detto:

    Questo Micol o è il padre del bambino o è uno del circuito dei pazzi separati.
    In nessuna pagina del DSM-5, che ho qui sulla scivania, è descritto qualcosa che somigli, sia pure lontanamente, alla sindrome di alienazione genitoriale. Il concetto cui i nostrani piccoli gardner fanno riferimento è il Problema genitore-bambino (pag. 831-832); a pag. 832, quarto rigo si legge “Tipicamente, il problema relazionale genitore-bambino viene associato a una compromissione del funzionamento in ambito comportamentale, cognitivo o affettivo”. Questo vuol dire che un bambino che abbia questo tipo di problema (e non disturbo) ha anche associata una qualche difficoltà in una delle aree del suo funzionamento psico-sociale, ovvero disturbi del comportamento (isolamento sociale, ecc), a livello cognitivo (scarso rendimento scolastico soprattutto) e affettivo (paure, ansia, depressione). Un bambino che non ha difficoltà né a livello comportamentale, né cognitivo né affettivo può avere questo problema? No, certamente. Quindi il vero problema è del padre, incapace di fare il padre, e non del bambino; ma chi si punisce è il bambino.
    Circa la serietà degli psicologi, l’Ordine degli psicologi del Lazio nel 2013 ha fatto un comunicato stampa rifacendosi alla sentenza della Cassazione, e ritenendo la PAS un concetto privo di basi scientifiche e pertanto da non utilizzare in tribunale. La questione va ribaltata: sono gli psicologi poco seri quelli che ancora parlano di alienazione genitoriale, tutti gli altri no.

  13. primavera ha detto:

    D’accordo con lei prof su tutta la linea ma posso dire una cosa magari sbagliata e nel caso mi corregga? gli psicologi poco seri la fanno da padrone nonostante sentenze e comunicati contro la pas tanto che i bambini come si vede da questo recente fatto sono ancora “rapiti” e le madri massacrate e accusate di qualunque nefandezza anche senza lo straccio di un dato oggettivo.
    Inoltre,cosa persino più pericolosa,nessuno ferma gli assistenti sociali che indottrinati sulla pas (perché i corsi formativi vengono tenuti dai poco seri e seguaci…) hanno un potere abnorme rispetto alle loro effettive competenze e capacità e hanno in mano la vita degli sciagurati a cui vengono affidati per mera punizione. Questo è il passaggio :affido al servizio sociale senza giusta causa, incontri in spazi neutri e se collabori dicendo che il padre nn fa schifo ma è bravo ti salvi (ovviamente in senso lato visto che condanni tuo figlio a stare con un padre che lo distruggerà ..) altrimenti o casa famiglia o affido al padre! Ripeto, se questi non pagheranno per i danni che provocano e i giudici non riprenderanno a fare il loro mestiere invece di delegare ctu e servizi sociali, la vedo dura..

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