Perché chi scrive sul Giornale necessita urgentemente di lezioni di educazione sessuale

Autoerotismo: comportamento sessuale in cui il soggetto stimola il proprio corpo per ottenere il soddisfacimento, senza l’intervento di altri; tipico comportamento autoerotico è la masturbazione.

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Dopo aver diffuso la falsa notizia delle “lezioni porno” negli asili di Trieste, il Giornale ci riprova con le “lezioni di autoerotismo” in una scuola media di Piacenza. Ma non è l’unica testata:

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La fonte sarebbero i genitori di un alunno di 13 anni, preoccupati perché il progetto “W l’amore” (un progetto di educazione affettiva e sessuale rivolta a insegnanti, genitori e studenti delle scuole secondarie di primo grado) si serve di “immagini esplicite” per parlare ai ragazzi di “anatomia, rapporti sessuali, come si usa un preservativo” e addirittura di “masturbazione”.

Ma leggiamo perché questi genitori sono tanto angosciati:

«A ottobre ci è stato presentato un progetto di educazione sessuale – spiegano davanti a un caffè – Con l’esplicita premessa che sarebbe stato facoltativo». Il libretto distribuito alle famiglie contiene istruzioni molto esplicite, con tanto di illustrazioni, sull’uso dei contraccettivi maschili e femminili, sezioni dedicate alla masturbazione e questionari sulle trasformazioni «gradevoli o sgradevoli» della pubertà. E Viva l’amore non si limita a spiegare come evitare malattie veneree o gravidanze indesiderate: affronta anche i temi dell’identità e delle discriminazioni di genere. Ai ragazzi di terza media si chiede senza mezzi termini se condividano o meno il «modello di uomo e di donna» proposto in famiglia. L’obiettivo esplicito è quello di combattere gli «stereotipi di genere». I pensierini proposti ai giovani lettori suonano così: «Pensavo che per crescere bene servissero un padre e una madre. Invece ho amici con genitori separati, single o addirittura omosessuali! Quel che conta è volersi bene…». Oppure: «Mia madre è tutta casa e lavoro, non esce mai con le amiche. Da grande non vorrei essere così!». Amalia e Paolo non ci stanno, chiedono che il figlio sia esentato.

Non è chiaro quale degli argomenti proposti preoccupi “Amalia e Paolo”: se ad angosciarli è che si parli di contraccezione, o se è la masturbazione l’argomento che li spaventa di più.

Oppure se quello che li indispettisce è che il progetto parli di “genitori separati, single o addirittura omosessuali” (tutta gente che si dovrebbe vergognare di stare al mondo, a quanto pare, gente alla quale vi suggerisco, da oggi in poi – se non volete finire sul Giornale descritti come dei “sessualizzatori di bambini” – di rivolgervi con espressioni quali Tu-sai-chi, o Colui-che-non-deve-essere-nominato).

La reazioni dei lettori è più o meno questa:

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Mi soffermo su “divulgatori di depravazione”: è evidente che questi signori sono convinti che masturbarsi o fare sesso siano cose da “progressisti depravati”, cioè comportamenti tipici di soggetti privi di moralità. Espressione che però in qualche modo stride con la frase successiva: “la natura faccia il suo corso”, che implica che non c’è bisogno di “educare alla sessualità”, perché questa è “naturale”.

Il sesso, quindi, sarebbe “naturale” ma al tempo stesso “roba da depravati”: un qualcosa che tutti prima o poi faremo – perché biologicamente predisposti a farlo – ma da condannare da un punto di vista etico. Che “la natura faccia il suo corso” suggerisce che fare sesso o masturbarsi siano esperienze provocate da una predisposizione innata, ma che è opportuno affrontarle con una massiccia dose di senso di colpa, dovuta alla consapevolezza che chi fa sesso è una creatura immorale.

Peccato che oggi come oggi questo atteggiamento nei confronti della sessualità sia riconosciuto come responsabile di disfunzioni sessuali (difficoltà psicologiche che ostacolano o impediscono il rapporto sessuale), le quali sono una frequente causa di malessere fra le persone adulte; motivo per il quale, se ci teniamo alla salute e alla felicità dei nostri figli, non è il caso di insegnare loro a disprezzarsi, a provare disgusto per se stessi solo perché hanno voglia di fare sesso.

Lascio a voi la lettura dei commenti successivi, nei quali si inveisce indistintamente contro “gay, lesbiche, zingari e africani immigrati”, un tripudio di razzismo, sessismo, omofobia, transfobia, unite ad un pessimismo cosmico nei confronti della classe insegnante (A mio figlio,che oggi ha più di 45 anni abbiamo spiegato noi come funzionava il sesso e lo abbiamo fatto bene, visto che si è sposato e con calma, dopo essersi fatto una posizione ha fatto due bambini. Lui a 14 anni si divertiva come un matto e senza fare danni. Quindi io non cambio idea e confermo che la scuola attuale non è all’altezza di insegnare un bel niente tanto meno l’educazione sessuale.)

Naturalmente nessuna di queste persone, in primis il giornalista che scrive l’articolo, si è preoccupata di andarsi a leggere il progetto “W l’amore”.

Io, invece, si. Prima di esprimere un giudizio vi pregherei di fare altrettanto, lo trovate qui.

A proposito dell’autoerotismo, vi invito a leggere nel manuale dedicato ai ragazzi, a pag. 5:

Ci sono ragazzi e ragazze che fanno sesso da soli. Quanto spesso varia da persona a persona. Altre parole che indicano fare sesso da soli sono masturbazione, autostimolazione o autoerotismo. Questo ti può far sentire bene e ti può aiutare a conoscere di più come funzione il tuo corpo. Ma è anche assolutamente normale se non lo vuoi fare.

Fine. Tutto qui. Questa è la traumatizzante “lezione di autoerotismo”. Come vi sentite? Un po’ più depravati di prima?

Vi chiederete (spero): cosa c’è di tanto terrificante da aver indignato Amalia e Paolo, tanto da convincerli a chiedere l’esonero del figlio tredicenne, quindi di rivolgersi disperati alla stampa?

Immagino sia il fatto che non è spiegato ai ragazzi che Gesù piange quando ti tocchi, che se insisti a toccarti probabilmente diventerai cieco e che l’inferno attende tutti quelli che si toccano.

E poi c’è il disegno di un pene! C’è il disegno di una vulva! Avete presente? Quelle cose scarabocchiate in quasi tutti i bagni pubblici del paese…

A pag.36 inizia una interessante lezione dal titolo “saper dire di no a qualcuno che ci chiede di vivere cose per le quali non ci sentiamo pronti“, una sezione che a mio avviso ci dà l’idea di quanto sia  pretestuoso sostenere che questo manuale sia stato scritto ponendosi l’obiettivo di istigare i giovani a fare di tutto e di più prima che abbiano raggiunto la maturità per farlo.

Ma veniamo al “gender”, l’ossessione del momento.

Ai ragazzi di terza media si chiede senza mezzi termini se condividano o meno il «modello di uomo e di donna» proposto in famiglia.” accusa il Giornale.

Infatti, a pag.16, dopo aver chiesto ai ragazzi di compilare una lista delle caratteristiche che loro attribuiscono al “vero uomo” e alla “vera donna”, si domanda:

“I modelli di uomo e donna li troviamo in tutti i luoghi che frequentiamo e in tutte le perso- ne che incontriamo, compresa la nostra famiglia. Se pensi alle figure maschili e femminili che hai accanto cosa osservi? La tua famiglia ti propone un certo modo di essere uomo e di essere donna? E tu lo condividi?”

Secondo Amalia e Paolo è sbagliato chiedere ai giovani se “condividono” i modelli di uomo e donna proposti dalla famiglia, perché la domanda sottintende che la possibilità che i figli non condividano i modelli di uomo e di donna proposti dalla famiglia sia lecita tanto quanto la piena adesione al sistema valoriale di mamma e papà. Insomma, quello che ci sta dicendo il Giornale è che ai figli non deve essere in alcun modo suggerito che sono liberi di pensarla diversamente dai propri genitori.

E questi sono quelli che accusano l’ “ideologia del gender” di imporre un “pensiero unico”…

Poi naturalmente c’è il fatto che a pag.23 è scritto a chiare lettere:

“L’omosessualità non è una malattia, è una delle forme di espressione della sessualità e della affettività. E’ presente da sempre nella storia dell’uomo: ad esempio gli antichi greci la consideravano una for- ma possibile e comune di amore. L’omosessualità è presente in tutto il mondo, ma in alcuni paesi non è possibile esprimerla o viverla apertamente. Si calcola che la popolazione non eterosessuale nel mondo sia compresa tra il 5 ed il 10%. Spesso ci vuole un po’ di tempo per capire se si è attratti dai ragazzi o dalle ragazze, o da entrambi. In alcuni paesi è possibile il matrimonio e l’adozio- ne per le coppie omosessuali, in Italia no. Fare coming out significa dichiarare apertamente la propria omo/bisessualità: non è una decisione facile perché ancora oggi le risposte di amici, parenti, compagni di scuola possono essere piene di critiche, prese in giro o episodi di violenza. Questa si chiama omofobia (OMOFOBIA= pensieri, sentimenti e comportamenti avversi nei confronti dell’omosessualità e delle persone omosessuali).

Forse dovremmo redigere progetti analoghi al “gioco del rispetto” e “W l’amore” anche per chi scrive sul Giornale. Sono convinta che gioverebbe al loro benessere scoprire che non c’è niente di male se ogni tanto si fanno le pippe, e al benessere di tutti se la smettessero di inventare infamie contro chiunque lavora per risolvere le problematiche derivanti dalla discriminazione basata sul sesso e l’orientamento sessuale, e si preoccupa di insegnare ai nostri figli a pensare, invece di insegnare loro cosa pensare.

Per approfondire:

Il gioco del rispetto

Come si limitano i diritti LGBT. La strategia dell’ideologia inventata

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a Perché chi scrive sul Giornale necessita urgentemente di lezioni di educazione sessuale

  1. IDA ha detto:

    Nel 2015 con ancora questi discorsi è deprimente. Il titolo del post mi fa venire in mente quello che diceva il mio ex compagno. Insegna in un liceo; ragazzi in piena esplosione ormonale. Alcuni anni fa accadde un fatto increscioso, al culmine di una serie, di fatti minori. Incontrarono i genitori per metterli al corrente di quello che stava accadendo. Il mio compagno si stupiva come potessero aver generato figli. Erano pieni di pregiudizi e lacune in quanto al sesso e non sto parlando di classi popolari semianalfabete ma di commercianti, imprenditori e libero professionisti. Anche per difendere la sua categoria, perché quando accadono queste cose è sempre colpa della scuola, ma sosteneva che è più urgente un’educazione sessuale per gli adulti che per i ragazzi. Posso immaginare cosa hanno capito in quegli opuscoli Amalia-Paolo. ( non riesco a immaginarlo è retorica).
    A scuola non si può fare educazione sessuale, ma quando succede qualcosa è colpa della scuola. Qui bisognerebbe che qualcuno si mettesse d’accordo con i suoi neuroni.
    Sconvolti per dei disegnini degli organi sessuali e nessuno si lamenta della facilità con cui i nostri ragazzi entrano in contato con i siti porno. Alcune ricerche parlano di 8/9 anni di età, le prime visioni di immagini e filmati porno. Probabilmente Amalia-Paolo qui non si scandalizzano, forse sono rassicurati, la pornografia la considerano un antidoto alla tremenda malattia diffusa dai terribili untori, “ideologi gender” che si muovono nell’oscurità come le tartarughe Ninjia.
    http://www.iss.it/binary/ccoa/cont/Notiziario_IST_febbraio_2015_dati_2013_.pdf
    http://www.iss.it/binary/ccoa/cont/Figure_notiziario_2012_corrette.pdf
    In questi dati si può vedere quanto sono informati e aggiornati l’Italiani. Se qualcuno pensa che HIV riguarda solo gli emofiliaci e i gay, si sbaglia, la maggioranza delle nuove diagnosi riguarda gli eterosessuali. Ma continuiamo a scandalizzarci se qualcuno insegna ai nostri figli come si mette un preservativo.
    Concludo:
    Avere accesso ed essere informati sui metodi contraccettivi; è un DIRITTO UMANO.
    Negare l’accesso o l’informazione sui metodi contraccettivi; è VIOLENZA DI GENERE.

  2. Paola Calcagno ha detto:

    Forse sarebbe bene promuovere dei corsi per i genitori, innanzitutto…

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