Genitorialità condivisa con un ex abusante?

Una traduzione da Co-parenting with an Abusive-Ex?

Cappuccetto-Rosso

Un divorzio che coinvolge dei bambini comporta sempre decisioni difficili per quanto riguarda la custodia dei figli. Un nuovo studio suggerisce che la decisione di collaborare, al fine di garantire il rapporto padre-figlio, dovrebbe essere valutata più attentamente. Se il divorzio è stato causato da violenza domestica, la modalità di affido spesso prolunga gli abusi.

Cosa influenza le donne quando prendono decisioni per l’affidamento dei figli che le mantengono in contatto con un ex marito violento o dispotico? Paura, pragmatismo, e la convinzione, a volte rinforzata dalle lezioni obbligatorie sul divorzio, che i loro figli soffriranno se entrambi i genitori non sono nella loro vita: questo racconta uno studio dell’University of Illinois pubblicato in agosto nel Journal of Social and Personal Relationships.

“Saranno in grado la madre e il padre di collaborare facendo in modo che non si ripetano i comportamenti violenti e prevaricanti? Questa è la considerazione più importante da fare prima di prendere decisioni sull’affido dei figli “, spiega Jennifer Hardesty, Associate Professor presso il dipartimento Human Development and Family Studies.

Purtroppo, sono altri i fattori, tra i quali la paura, le considerazioni pratiche in merito ai soldi, e il senso di colpa provocato dalla rottura dell’unità familiare, che influenzano pesantemente queste donne nel prendere decisioni, afferma la ricercatrice.

Hardesty ha condotto interviste approfondite con 19 donne abusate, con vissuti diversi e in diverse fasi del processo di divorzio, con l’obiettivo di sviluppare un modello teorico per la ricerca futura. Lo studio è stato condotto in due contee del Missouri che richiedono alle coppie divorziate con figli minori di frequentare un corso post-divorzio sulla genitorialità.

“La paura è stata molto importante per le donne nel prendere la decisione di lasciare, ma ad influenzare maggiormente le decisioni sull’affidamento è stato il senso di colpa per la rottura della famiglia”, dice la ricercatrice.

A parte l’ovvia paura di essere ferite o uccise, le madri temevano che i loro ex mariti avrebbero danneggiato o preso i bambini. Quasi tutte le madri hanno sperimentato qualche forma di abuso tra il momento in cui hanno avviato la separazione e la messa a punto del divorzio.

Le donne temevano anche le dinamiche del tribunale e una lunga battaglia per la custodia. Una delle partecipanti ha detto: “Pensare ad un’aula di tribunale nella quale mi torchiano per estorcermi informazioni è spaventoso. Non mi piacciono quegli interrogatori; mi ricordano molto quello che lui mi ha fatto per molti, molti anni.”

“Io non combatto. Ho fatto come faccio sempre. Ho ceduto”, ha continuato la donna “Ho pensato che lui avrebbe trascinato questa faccenda per altri 100 anni.”

La metà delle donne ritiene che i loro avvocati non le abbiano sostenute in quanto vittime di abusi. Solo uno degli avvocati ha introdotto il tema della violenza nel procedimento, includendo nella richiesta di divorzio le minacce scritte dal marito alla donna.

E, anche se gli esperti raccomandano che le donne vittime di abusi vengano escluse dalle lezioni sulla co-genitorialità, come ad esempio i corsi obbligatori nelle due contee del Missouri nelle quali si è svolta la ricerca, la metà delle donne intervistate nello studio erano state indirizzate a partecipare, sebbene tutti tranne uno degli avvocati delle donne fossero informati degli episodi di violenza nel rapporto.

“Molte donne hanno parlato dell’influenza esercitata da questi corsi sulle loro idee a proposito dell’affido”, ha detto Hardesty. “Dicevano, non posso limitare il suo coinvolgimento, perché so che è un male per i bambini, se non andiamo d’accordo ed entrambi non siamo coinvolti nella loro vita.”

Famiglia, amici, e le istituzioni sociali promuovono ciò che Hardesty chiama “ideologia della famiglia”, che ha influenzato le donne. “Ascolto la Dr. Laura ogni giorno, e so che è veramente un bene per i bambini vedere entrambi i genitori tutti i giorni,” ha detto una madre.

Molte madri vogliono che le decisioni sull’affido bilancino la propria sicurezza e quella dei  figli con l’importanza delle relazioni padre-figlio. “Negare il contatto con lui non è giusto. Lui ha avuto una vita difficile. So solo che sarebbe stata dura per lui se gli avessi tolto i suoi diritti sui figli”, ha spiegato un’altra donna.

Anche preoccupazioni più pragmatiche hanno svolto un ruolo importante nel processo decisionale delle donne. Una donna a malincuore ha accettato un accordo di affido condiviso nel quale i bambini vivono con il padre durante la settimana, mentre lei li ha per il fine settimana.
“Sapevo che dovevo tenere il mio lavoro. Qualcuno deve provvedere a questi ragazzi. Stavo lavorando da 60 a 70 ore a settimana. Durante il fine settimana posso trascorrere con loro del tempo di qualità. Ha avuto la settimana perché lui non lavora”, ha detto uno madre.

Una donna ha accettato l’affido condiviso perché aveva paura di non trovare dei buoni servizi di assistenza all’infanzia a prezzi accessibili. “E ‘venuto da me e mi ha detto:’ Se mi concedi la custodia al 50%, farò tutto quello che posso per aiutarti a pagare.’ Per i miei tre figli il costo complessivo è di 1.000 dollari al mese. Davvero non avevo altra scelta.”

Le donne con problemi di salute erano preoccupate di non avere abbastanza energia per sopportare una battaglia per la custodia. “Prendevo farmaci per il cuore e antidepressivi. Non riuscivo a farcela. Il mio avvocato ha detto, ‘Se ti viene un esaurimento nervoso, potresti perdere i tuoi figli’.”

Dopo il divorzio, molte madri hanno affrontato la cogenitorialità in un contesto dominato dalla paura, dice la ricercatrice, aggiungendo che i padri di questo studio sembravano avere un alto livello di coinvolgimento rispetto ai padri divorziati in generale. “Ha ancora il controllo di ogni fottuta cosa che faccio!”, ha dichiarato una madre.

Come primo passo, Hardesty ritiene che il sistema giuridico dovrebbe individuare i casi di divorzio caratterizzati dalla violenza domestica. “Abbiamo bisogno di sapere quando c’è il rischio del perpetuarsi degli abusi, e imparare a strutturare degli interventi ad hoc, come nel caso dei corsi di genitorialità post-divorzio, per soddisfare le esigenze diverse dei genitori con storie di violenza”, ha detto.

“Tante persone pensano che lasciare un partner violento significa la fine degli abusi; quando sono coinvolti dei bambini e gli accordi per l’affidamento, spesso questo non accade”, ha concluso.

Per approfondire:

In che modo l’enfasi sulla bigenitorialità è pericolosa per le vittime di violenza domestica

Violenza domestica e mediazione familiare

Traumi infantili, salute e violenza domestica

Se si tutela la madre, si tutela anche il figlio

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6 risposte a Genitorialità condivisa con un ex abusante?

  1. cuccurullo ha detto:

    ti è sfuggito che il pilota della germanwings era un padre separato e quindi malvagio per default.

  2. Lilli ha detto:

    Infatti non era né sposato né fidanzato né padre… Alcuni padri separati chissà come ne sono dispiaciuti, visto che non possono attribuire la colpa del disastro a una madre.

  3. primavera ha detto:

    Il pilota della german wings era uno disturbato e che difatti aveva atteggiamenti di ipercontrollo anche sulla fidanzata.
    direi che bisogna osservare come i segnali di disturbi vengano sempre sottovalutati o non considerati pericolosi per cui poi si arriva alla tragedia!
    Ora troviamo un’altra scusa per questo povero assassino di 150 persone perché quella del povero papà separato e in preda alla disperazione non è valida…
    Cuccurullo ma hai un canale speciale che diffonde solo per te notizie distorte o proprio non accetti la realtà delle cose???
    Rispetta almeno i morti e le famiglie di questi..

  4. primavera ha detto:

    E soprattutto..cosa c’entra questo con l’argomento del post???
    Attendiamo lumi…

  5. Pingback: Crescere i tuoi figli con un ex maltrattante e rimanere sana di mente: è possibile? | Blog delle donne

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