Prostituzione: una parola che UN Women non vuole sentire

ruchira gupta

Alla vigilia del discorso che avrebbe dovuto tenere il giorno internazionale della donna a New York in quanto destinataria del premio Woman of Distinction, Ruchira Gupta ha ricevuto una strana email. A Gupta, che ha ricevuto numerosi premi per il suo impegno contro la schiavitù sessuale in India – tra i quali un Emmy per il suo documentario del 1966, “The Selling of Innocents” – è stato chiesto nel messaggio di non parlare di prostituzione “o mettere UN Women in difficoltà.

L’email proveniva dall’organizzazione che aveva scelto Gupta per la sua più alta onorificenza, il NGO Committee on the Status of Women, NY (NGO CSW/NY), che sostiene il lavoro di UN Women e la United Nations Commission on the Status of Women, la cui seduta annuale sarebbe iniziata il 9 marzo. Il NGO Committee stesso aveva usato la parola prostituzione nel suo annuncio del premio nel mese di gennaio.

“Sono rimasta sorpresa del fatto che l’ONU stesse cercando di censurare una NGO, e che mi dicessero di non parlare di prostituzione, quando io lavoro con le vittime della prostituzione”, ha detto Gupta in un’intervista via e-mail a PassBlue. Gupta ha fondato la Apne Aap (che significa “self empowerment” in Hindi), uno sfaccettato gruppo che aiuta le schiave sessuali vittime della tratta a Mumbai e in altre città dell’Asia meridionale. Apne Aap ha oggi una portata internazionale.

Nel suo eccellente discorso all’Apollo Theater di New York, al quale era presente anche la Direttrice Esecutiva di UN Women, la sudafricana Phumzile Mlambo-Ngcuka, Gupta ha ignorato la richiesta e ha scelto di parlare con forza “per rappresentare la voce delle vittime e delle sopravvissute alla prostituzione” della sua organizzazione e di tutto il mondo. Alla fine del 2013, UN Women, in una nota a proposito della terminologia, aveva detto che avrebbe utilizzato i termini “sex work” e “sex workers” per “riconoscere il diritto di tutti i lavoratori del sesso a scegliere il loro lavoro o lasciarlo per avere accesso ad altre opportunità.”

La decisione di UN Women e la raccomandazione di “non confondere il lavoro sessuale, lo sfruttamento sessuale e il traffico di esseri umani” suona scandalosa se non ridicola a persone come Gupta, che lavorano negli squallidi quartieri dei bordelli di Mumbai, Delhi, Kolkata e in altre città, nei quali da tutta l’Asia meridionale le ragazze vengono attirate dai trafficanti – o vendute da famiglie povere – in una vita di schiavitù miserabile, senza alcuna possibilità di fare delle scelte. Nel suo discorso tenuto nella Giornata internazionale della donna, l’8 marzo, Gupta ha raccontato che la ragazza più giovane trafficata e costretta a prostituirsi che ha incontrato aveva solo 7 anni.

“I protettori consegnano queste bambine ai gestori di bordelli. . . dove rimangono rinchiuse per i successivi cinque anni “, ha detto. “Violentate ripetutamente da otto o dieci clienti ogni sera.” Quando arrivano a 20 anni, ha spiegato Gupta, la loro gioventù è andata e i loro corpi sono spezzati, e vengono “buttate fuori, sul marciapiede, perché non sono più abbastanza redditizie, e lì moriranno.

Nel gennaio del 2014, 61 vittime e sopravvissute alla prostituzione dell’Asia meridionale, nonché i gruppi di donne che rappresentano le comunità emarginate a causa della loro casta, classe o etnia e le organizzazioni contro il traffico di esseri umani che aiutano le ragazze e le donne “intrappolate nel lavoro forzato ed altre forme di schiavitù” hanno scritto a Mlambo-Ngcuka per protestare contro la decisione di UN Women di evitare la parola prostituzione.

“Non vogliamo essere chiamate ‘sex workers’, ma donne e bambine prostituite, perché mai accetteremo che il nostro sfruttamento venga considerato ‘lavoro'”, hanno scritto le firmatarie della lettera. “Pensiamo che il tentativo delle Nazioni Unite di definirci nei documenti ‘sex workers’ legittimi la violenza contro le donne, in particolare le donne appartenenti a caste discriminate, gli uomini e le donne poveri e quelli appartenenti alle minoranze, che costituiscono la maggioranza delle persone prostituite”.

Sono ancora in attesa di una risposta dal UN Women, ha detto Gupta.

La censura a discorsi sulla violenza contro le ragazze e le donne non è una novità per la Commission on the Status of Women, o per l’ONU in generale. Nafis Sadik, la schietta direttrice esecutiva del United Nations Population Fund, or UNFPA, dal 1987 al 2000, ha dichiarato in un’intervista del 2013 che c’erano stati numerosi tentativi di farla tacere, spesso a causa di pressioni da parte dei governi.

A Sadik è stato chiesto, ad esempio, in una seduta della Commissione di diversi anni fa, di non raccontare una storia accaduta nello Zimbabwe che illustrava i pericoli che le donne devono affrontare quando cercano di usare mezzi di contraccezione. “La moglie di quest’uomo non rimaneva incinta, e a quanto pare lui ha scoperto che stava prendendo la pillola,” ha detto. “quindi lui l’ha uccisa, perché lei lo aveva messo in imbarazzo [di fronte agli altri uomini]. Inoltre, la sua difesa venne accettata in Tribunale: non è permesso umiliare il marito”.

I gruppi che lavorano con le vittime della schiavitù sessuale nei paesi in via di sviluppo spesso percepiscono un crescente divario tra le donne occidentali – in particolare le “femministe accademiche”, come le definisce Gupta – e le donne che lavorano per aiutare le ragazze di strada più sfruttate  in alcune delle baraccopoli più pericolose del mondo, dove ruffiani e proprietari di bordelli non sono solo padroni di schiavi, ma anche assassini. Una volta a Gupta è stato puntato un coltello al collo, quando stava girando il suo pluripremiato documentario. Le donne si sono precipitate a circondarla, mettendosi tra lei e il suo aggressore, e le hanno salvato la vita.

Le donne che lavorano con le vittime e le sopravvissute della tratta e della prostituzione coatta che hanno firmato la lettera alle Nazioni Unite temono che le campagne che si stanno svolgendo nelle nazioni più ricche, prevalentemente in Nord America e Nord Europa, porteranno sempre più alla decriminalizzazione dei protettori e dei gestori di bordelli – rendendo non solo i lavoratori del sesso, ma tutti gli aspetti dell’industria del sesso pienamente legali.

Questo non è l’unico problema che ha creato una spaccatura con le nazioni più ricche, o quelle società nelle quali le donne hanno una visione dei cambiamenti sociali basata sul loro contesto culturale, la loro situazione economica e i diritti dei quali godono, o su una visione della cultura delle nazioni in via di sviluppo che, sebbene piena di buone intenzioni, non riflette sempre quello che la maggior parte delle donne del mondo – povere e impossibilitate a prendere decisioni sulla loro vita – necessitano e vogliono.

Venti anni fa, molte femministe occidentali e funzionari dei paesi del Nord del mondo che si occupavano di programmi di aiuto internazionali hanno criticato gli attivisti contro le mutilazioni genitali femminili o i matrimoni in età infantile nei paesi in via di sviluppo, giustificando queste pratiche dannose come “parte della loro cultura.” Ci sono ancora donne benestanti che godono da decenni della libertà ottenuta per mezzo della contraccezione che si esprimono contro la pianificazione familiare nei paesi in via di sviluppo, nella convinzione che le donne vogliano avere il maggior numero possibile di bambini – maschi in particolare – perché il loro status sociale o il benessere della famiglia può dipendere dalla loro fertilità.

Simili condiscendenti atteggiamenti occidentali hanno iniziato a cambiare, a volte platealmente, dopo la International Conference on Population and Development del Cairo del 1994 e la Fourth World Conference on Women di Pechino nel 1995, un evento che Gupta dice abbia ispirato il suo lavoro. Le donne che vivono in terre lontane vengono ora ascoltate e assumono ruoli di guida su tematiche che le riguardano da vicino.

Gupta e i colleghi che la pensano come lei, che hanno firmato la lettera a UN Women,  chiedono di prendere parte alla discussione sulla prostituzione – in un contesto globale.

Sullo stesso argomento:

Sopravvissute e sex work

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Petizione: Amnesty International e la prostituzione

Lettera aperta ad Amnesty International

Lo stupro non è un diritto umano

Femminismo e industria del sesso

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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