Corri Forrest, corri! Ovvero di donne e di scienza

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Il 29 aprile Fiona Ingleby, un’assegnista di ricerca presso la University of Sussex, Gran Bretagna, pubblica su twitter due estratti della critica ricevuta da una rivista scientifica alla quale, insieme alla collega Megan Head della Australian National University di Canberra, aveva sottoposto una loro ricerca.

Alle due scienziate l’anonimo critico suggerisce:

Probabilmente sarebbe utile che trovaste uno o due biologi maschi con i quali lavorare (o almeno dai quali ottenere una peer review, ma sarebbe meglio che fossero coautori del lavoro)per evitare che il manoscritto “vada alla deriva, troppo lontano dalla ricerca di una evidenza empirica, e si indirizzi verso ipotesi viziate dall’ideologia.

Quindi espone la sua idea a proposito della presenza delle donne nel mondo scientifico:

Forse non è così sorprendente che mediamente i dottorandi di sesso maschile  firmino più lavori di quelli di sesso femminile, proprio come in media i dottorandi di sesso maschile sono in grado, probabilmente, di correre un miglio più velocemente delle colleghe donne.

Quando esplose il caso della camicia di Matt Taylor, vi pregai di riflettere su quella che le ricerche in merito definiscono “stereotype threat“, la minaccia dello stereotipo, individuata come una delle cause che impedisce alle donne l’accesso ad alcune categorie professionali.

Uno stereotipo diffusissimo anche fra accademici e ricercatori, è che scienza e tecnologia non siano “cose da donne”, e credo che commenti come quelli diffusi da Fiona Ingleby ne siano una lampante dimostrazione.

A meno che non riteniate anche voi che possa esserci un qualche legame logico fra la corsa e la capacità di redigere una rigorosa e interessante ricerca scientifica.

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La buona notizia è che la Public Library of Science (PLOS), cui la rivista fa capo, ha deciso di rimuovere dall’incarico chi ha esaminato la ricerca delle due biologhe; scusandosi per l’accaduto, ha dichiarato che la ricerca sarà inviata ad un altro esaminatore e che per il futuro si impegnano a garantire un esame giusto e imparziale dei lavori che vengono inviati con una richiesta di pubblicazione.

Per approfondire:

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a Corri Forrest, corri! Ovvero di donne e di scienza

  1. Paolo ha detto:

    il maschilismo c’è pure nei paesi anglosassoni ma là lo riconoscono, si scusano e tentano di rimediare

  2. hero4rent ha detto:

    L’ha ribloggato su hero4rent.

  3. IDA ha detto:

    Le scienze e la storia ci dicono che le ricerche scientifiche condotte da uomini sono scèvre da ogni ideologia. Dal momento che spesso le loro ideologie le spacciano come verità scientifiche. Interessante anche il metodo scientifico, come verificare la veridicità scientifica? Sulle prestazioni agonistiche del ricercatore.. Un tempo le donne se volevano pubblicare un libro, usavano uno pseudonimo maschile, cosa che sembra che sia ancora importante nel mondo scientifico.

    • Un'altra Laura ha detto:

      Un tempo? L’ha fatto Fred Vargas. L’ha fatto LA ROWLING, che ha presentato il suo manoscritto solo con le iniziali, per non far capire che fosse donna.
      In effetti mi chiedo perché solo i reviewer siano anonimi. Credo che anche gli autori, in fase di “giudizio” dovrebbero restare anonimi. Si eviterebbero molti pregiudizi (non solo di genere)

  4. Anche io non colgo alcun filo logico fra la corsa e la capacità di redigere ricerche scientifiche… è che come al solito quando qualcuno è migliore si tenta di screditarlo. Per fortuna che c’è stato qualcuno intelligente che ha capito che il problema non sono le donne in carriera in ambito scientifico, ma capre come questo critico.

  5. Massimo ha detto:

    La storia è diversa: il reviewer ha scritto che l’articolo utilizza metodi dubbi per convalidare l’ideologia femminista (le autrici volevano dimostrare che le donne sono discriminate intervistando solo donne), e per controbilanciare il sessismo della autrici ha suggerito di coinvolgere nella ricerca anche degli uomini per avere anche il loro punto di vista. Le autrici, da brave femministe, hanno giocato la carta della vittima per attaccare il reviewer.

    • La storia non è diversa, come possono verificare i miei lettori andando alle fonti che ho linkato, oppure facendo una ricerca nel web.

      Si critica una ricerca scientifica muovendo delle obiezioni al metodo, alle premesse, alle conclusioni, non appellandosi al sesso di chi le ha condotte.

    • IDA ha detto:

      Dove è scritto quello che dici te, è una tua interpretazione. Poi si parla di biologia evoluzionista non di sociologia. Io la ricerca di queste ragazze non la conosco, non conosco nemmeno le conclusioni… non so forse le conosci te.. comunque il reviewer non giudica il metodo scientifico adottato, ma quello della presentazione, che è un’altra cosa. Poi mi sembra strano usare le interviste in biologia, in sociologia si, ma in biologia.. Se poi volevano dimostrare che le donne sono discriminate bastava presentare una ricerca scientifica.. anche in questo caso è inutile fare interviste.

  6. primavera ha detto:

    Concordo con “almeno la si scusano..e tentano di rimediare”.
    Assolutamente…

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