Lettera aperta a Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno

federico

Gentili Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno,

a seguito della vostra iniziativa di pubblicizzare a mezzo stampa e in TV la Sindrome da Alienazione Genitoriale o Alienazione Genitoriale che dir si voglia, ergendovi a paladine del diritto del bambino a non essere “alienato“, senza la minima cognizione di causa di cosa andate raccontando all’Italia tutta, colgo l’occasione di farmi portavoce di una persona a me molto cara, che sono certa avrebbe piacere di incontrarvi e raccontarvi di persona che cosa è la Pas.

Parlo di Antonella Penati, la mamma di Federico Barakat, che a soli otto anni e mezzo, a cusa della Pas è morto, brutalmente assassinato da Mohammed Barakat, suo padre, quel padre che Antonella Penati è stata accusata di voler “alienare”.

Era un uomo violento, Mohammad Barakat, e questo Antonella lo sapeva bene. Ha cercato protezione per se stessa e per il suo bambino, come ogni cittadino di questo sciagurato paese ha il diritto di fare, e si è rivolta alle istituzioni perché provedessero a tutelare la sua famiglia dalla furia crescente di un uomo che non solo non era in grado di essere un padre e un compagno, ma era un pericolo per le persone che aveva intorno.

Ha tentato, Antonella, di farsi ascoltare:

Mi definirono esagerata, ero colei che voleva ledere la figura genitoriale paterna. Persone che ricoprono responsabilità di servizi così tanto delicati non vedevano che l’unica verità era quella di un genitore pericoloso, malato instabile ed imprevedibile. Ho sempre ritenuto giusto che un bambino dovesse avere sia il padre che la madre, ma suo padre non era una persona in grado di essere una figura tutelante. L’orrore l’ha dimostrato.

L’orrore di un bambino raggiunto prima da un colpo di pistola, e poi dal coltello, impugnato da uno di quei padri “alienati“, che ha infierito su di lui ancora e ancora, senza che ci fosse nessuno a difenderlo: 57 minuti ci ha impiegato a morire, Federico.

Questa, care Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno è la Pas. Questo è l’incubo con il quale Antonella Penati è costretta a convivere da quel 25 febbraio 2009, quando ha perso il suo bambino per sempre, l’incubo che vi affannate a pubblicizzare mascherandolo da buona intenzione.

L’invito che vi rivolgo pubblicamente oggi, è di incontrare Antonella Penati, e poi eventualmente decidere se intentede proseguire col vostro progetto di presentare una proposta di legge che si propone di spedire in prigione i “genitori alienanti“. Mi sembra importante conoscerne almeno uno, di questi cosiddetti “genitori alienanti“, per sentire dalla sua voce che si significa trovarsi impotenti di fronte ad un sistema che prima ti accusa di essere una cattiva madre e poi ridacchia in TV quando è messo di fronte alla responsabilità di aver lasciato che un bambino venisse barbaramente ucciso.

Tutti assolti, a proposito, i responsabili. Le persone che avrebbero dovuto proteggere Federico all’interno dei locali del centro socio sanitario di via Sergnano a San Donato Milanese, le persone che si erano arrogate il diritto di sapere cosa era meglio per Federico, e l’hanno consegnato nelle mani del suo aguzzino, sono state dichiarate innocenti. E si permettono di fare dell’ironia: non avevano la sfera di cristallo, loro.

Non c’era nessun bisogno di divinare: sarebbe bastato ascoltare la mamma di Federico, o Federico stesso.

“Mamma le signorine dei servizi se ne fregano di me … non voglio andare all’incontro con quello lì ( cosi chiamava suo padre) oggi sono stanco e stufo”.

Ma era un bambino “alienato“, Federico Barakat, secondo i servizi sociali. E i bambini “alienati” non vanno ascoltati, bensì costretti ad andare dove non vogliono andare.

 

A questa mia allego una lettera scritta dalla Dottoressa Maria Serenella Pignotti a proposito della vostra proposta di legge.

Mi auguro che la lettura vi spinga a contattare l’associazione Federico Nel Cuore, per parlare con le persone che hanno deciso di dedicare a Federico il loro impegno a tutela di quelle donne e quei bambini che si trovano a fronteggiare la violenza, perché quello che è accaduto ad Antonella e Federico non debba verificarsi mai più.

Federico-Barakat

Milano 14 maggio 2015

Credevamo che Doppia Difesa lavorasse a difesa delle donne

Credevamo che Doppia Difesa lavorasse per le donne, contro quel devastante fenomeno sociale che è la violenza maschile, la violenza domestica che rovina donne e bambini e procura danni immensi alla società!

Difficile quindi comprendere queste dichiarazioni dell’Avvocato Bongiorno e di Michelle Hunziker:

“Oggi ad “È giornalismo” Giulia Bongiorno ed io con DOPPIA DIFESA, abbiamo presentato una proposta di legge che tutela i bambini dalla PAS sindrome da alienazione parentale. Troppo spesso durante le separazioni i genitori fanno l’errore terribile di usare il bambino come mezzo di ricatto parlando male del altro al bambino o peggio ancora non facendoglielo proprio più vedere. Il bambino oltre a soffrire tantissimo arriva talvolta a non voler più vedere il genitore “alienato”.

http://www.wdonna.it/michelle-hunziker-propone-una-legge-nuova-sulla-separazione/57307?

http://www.affaritaliani.it/sociale/minori-una-legge-per-tutelarli-in-caso-di-divorzio-ecco-la-proposta-di-bongiorno-hunziker-364403.html

Gentilissime, ci aspettiamo che chi fa una proposta di legge, in questo nostro martoriato e infangato Paese, abbia studiato ed affrontato il problema, abbia passato notti insonni a capire, si sia sforzato di studiare, cercare letteratura, comprendere, leggere, abbia un quadro globale del problema, primo per non prendere in giro i cittadini, secondo perché il tempo dei nostri parlamentari è prezioso anche perché lo paghiamo noi.

E quindi ora ci domandiamo se è normale che un avvocato di tale levatura nazionale ed una donna così impegnate, per l’appunto, contro la violenza alle donne sostengano una proposta di legge che poggia le basi su teorie che negano la violenza maschile, per promulgare una idiozia considerata dal mondo scientifico, accademico e giurisprudenziale un vero e proprio strumento di violenza di genere e quindi anche di violenza contro i bambini.

E’ possibile che la gente apra bocca e lasci andare, è anche possibile pensare ad una profonda ignoranza culturale, ma preferisco pensare ad un vero e proprio tranello per far cadere due paladine della difesa delle donne dalla violenza maschile in una trappola mortale!

Credevo fosse ormai patrimonio comune la conoscenza che la Sindrome di Alienazione parentale sia solo spazzatura scientifica ideata ed usata da un paladino della pedofilia, tale Richard Gardner che ha fatto soldi, e molti, difendendo padri e mariti abusanti, punendo le donne che osavano denunciare le violenze e gli abusi, mettendo in atto quella che lui stesso nominò “terapia della minaccia” per chiudere loro la bocca con l’avviso “o ti cheti e mostri affetto e riverenza al padre dei tuoi figli o te li leviamo e non li vedi più!” mentre, alla domanda cosa una madre dovesse fare se un figlio le confessava gli abusi sessuali del padre egli rispondeva che semplicemente lo doveva picchiare ed intimargli di non dire più certe cose. Gardner che sosteneva che le accuse di abuso e maltrattamento sono false dando il via al pregiudizio delle false denunce.

Gardner è stato anche socialmente molto attivo: ha lottato per far uscire i pedofili dalle carceri, per garantire un indennizzo a chi era stato per questo incarcerato, per abolire l’obbligo di segnalazione di abuso sessuale alla Procura. Gardner è responsabile di omicidi e suicidi, di incarcerazioni di bambini e di reclusioni in comunità, di interruzioni di contatti con madri protettive, di consegne di bambini a padri abusanti in combutta con un suo amico, tale Ralph Underwager che sosteneva che “l’amore tra un adulto ed un bambino è protetto da Dio“. Ralph Underwager è tra i soci fondatori della False Memory Foundation fondata dai coniugi Freys, la cui figlia, oramai adulta, denunciò il padre per abuso sessuale e questi pensarono bene di escogitare la teoria delle cosiddette “false memorie“. Gardner ed Underwager, entrambi difensori dei padri pedofili e maltrattanti, negli USA, sono stati i principali esponenti di quello che è definito uno dei “capitoli più imbarazzanti dell’intero sistema giuridico americano”. Gardner, ideatore proprio della PAS che Doppia difesa intende supportare, sostiene che “le donne hanno piacere dall’essere picchiate, legate e fatte soffrire” perché questo è  “il prezzo che sono disposte a pagare per ottenere la gratificazione di ricevere lo sperma?“. Così come sostiene che “il bambino che ha subito abusi può benissimo aver goduto dall’esperienza…” o che “l’incesto non è nocivo, (citando Shakespeare) ma è solo il pensier che lo fa tale“.

Questa mentalità è alla base, permea e sostiene l’ideologia della PAS, che è stata ampiamente sotterrata insieme al suo ideatore, morto suicida come il suo amico Underwager solo 3 mesi dopo, con la sua esclusione nel marzo dell’anno scorso dal DSM V, il manuale internazionale delle malattie mentali dell’uomo per il semplice fatto che essa è una INVENZIONE!!!

La PAS non esiste, gentilissime esponenti di Doppia difesa, è solo un bavaglio, uno scudo probatorio inventato per chiudere la bocca alle donne ed ai bambini che denunciano un padre maltrattante, un padre padrone. Non un padre! E’ spazzatura!

“dici che non vuoi vedere il padre, bene lo vedrai per forza! e se ti opponi non vedrai più la mamma e sarai rinchiuso in istituto”.  E se il padre “è cattivo, non mi importa! tu lo vedrai lo stesso”. “il Giudice ordinerà che tu non veda più la mamma”, “noi lo diciamo al giudice, lui manderà i carabinieri a prenderti e ti porteranno da papà!”.

“Sara’ il bambino a morire signora, le continui così e sarà proprio lui a morire”. Ecco qua la terapia della minaccia!

La PAS è la negazione del diritto all’ascolto dell’infanzia. E’ una vergogna, senza alcuna base reale né scientifica, che concepisce il bambino come oggetto e non come soggetto, che lo ha trasformato nel cosiddetto “Idiota morale”. Un idiota che può essere manipolato dal genitore di turno perché incapace di azione morale, perché privo di cognizione, di affetti, di relazioni stabili e durature. Incapace di amore, di capacità affettiva. Ed anche pacchetto che può essere spostato su provvedimento del Giudice da un giorno all’altro, incapace di soffrirne traumi perché “il dolore il bambino lo scorda” ed è capace di resistere e di metabolizzare. La sua paura non esiste, il suo dolore non esiste, la sua sofferenza è inventata.

Ma voglio dire altro, gentilissime, anche al di là della apologia della PAS che vi siete sentite di mettere in campo mi auguro per un tranello e per scarsa cultura.

Frasi del tipo “Troppo spesso i bambini vengono usati come arma di un coniuge contro l’altro o come materia di scambio senza tenere conto della loro tutela“, sono del tutto fuori di luogo e prive di sostegno scientifico. Sono frasi fatte, pregiudizi, degne delle chiacchiere al mercato. A volte i bambini vengono usati, molto poche, fortunatamente. E sempre da genitori senza scrupoli, pochi e rari! Nel resto dei casi sono proprio i genitori che, pur nella difficoltà, nella sofferenza e nel trauma, alla lunga proteggono i bambini. A volte sono i padri, a volte sono le madri più protettivi, a volte tutti e due, all’interno delle separazioni cosiddette normali, che sono la stragrande maggioranza.

Ci vuole poco a capire che forse la PAS viene usata al di fuori delle separazioni cosiddette “normali”, proprio in quelle marchiate dalla violenza domestica, o dalla malattia mentale.

Ed ancora….”Ciascuno è di se stesso, i bambini non sono dei genitori, ma della collettività.“. Si!!!!! ciascuno è di sè stesso! E quindi anche i bambini che sono persone umane e non sono affatto “della collettività“.

Solo il fatto che anche voi li chiamate “minori” è significativo del pregiudizio contro i bambini. I bambini sono bambini, persone piccole, non piccole persone!

E per finire “i genitori fanno l’errore terribile di usare il bambino come mezzo di ricatto parlando male del altro al bambino o peggio ancora non facendoglielo proprio più vedere”.

Questo è nuovamente un pregiudizio contro le donne visto che nella quasi totalità dei casi la PAS è usata contro le donne.

Questo è di nuovo un concetto MAI provato! A parte il fatto che è tutto da dimostrare che una donna nella vita abbia altro da fare che non stare lì a parlare male di un uomo da cui si è separata, che “il parlare male dell’altro” porti alla cosiddetta “alienazione” del padre  è concetto tutto da dimostrare.

Carissime, non si può rendere semplice ciò che non lo è e ciò che, con certezza, mostra basi molto più sfaccettate che non un banale e medioevale “la madre è malvagia, fa male al bambino per fare male al babbo“. I miti greci risalgono a qualche migliaio di anni fa, nel frattempo è nata la Scienza.

La cosiddetta “alienazione” di un genitore, con un brutto termine di derivazione anglosassone, ha basi molto più complesse di quello che si vuol far credere e, spesso, “il principale architetto della propria alienazione” è proprio il genitore alienato e spesso, carissime, proprio perché in realtà è un abusante, un maltrattante, un uomo violento che ha fatto molto male ai bambini o alla mamma.

Ed allora, gentilissime, invece di inventarvi un reato proprio ora che la scienza ha rigettato le idiozie di un attivista della pedofilia, vedete di insistere sulla difesa delle donne dalla violenza domestica, dagli abusi e dai maltrattamenti, che portano dietro, a cascata, gli abusi ed i maltrattamenti delle creature che, alla faccia di chi li ritiene “idioti morali” di idiota non hanno proprio niente se non chi li valuta e pretende di comprenderne “il supremo migliore interesse“.

Dott.ssa Maria Serenella Pignotti

 

A tutti i lettori: so che è stato lanciato dalla giornalista Luisa Betti un mail-bombing per sensibilizzare rispetto alla questione chi ha la responsabilità di comunicare al pubblico.

Qui potete leggere il suo articolo: Hunziker e Bongiorno chiedono il carcere per chi si macchia di un reato inesistente

Questi sono gli indirizzi ai quali inoltrare la vostra prostesta:

raitre.chetempochefa@rai.it

chefuoritempochefa@rai.it

info@doppiadifesa.it

segreteria@doppiadifesa.it

Chi mi segue sa che ho dedicato tanto tempo e tante energie alla ricerca sull’alienazione genitoriale, sa che Antonella Penati e Federico Barakat sono solo due delle vittime che la disinformazione e il pregiudizio hanno mietuto in giro per il mondo.

Per chi avesse ancora bisogno di approfondire potete leggere le teorie di Richard Gardner, o le testimonianze di chi è sopravvissuto che sono su questo blog.

Spero che prenderete a cuore questa vicenda, così come sta a cuore a tutte le persone che hanno avuto l’opportunità di conoscere Antonella.

La morte di Federico Barakat poteva essere evitata. La sofferenza di tante persone può essere evitata. Facciamo qualcosa.

Sosteniamo l’associazione Federico nel Cuore.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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54 risposte a Lettera aperta a Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    CHI SOSTIENE LA PAS E L’ALIENAZIONE PARENTALE
    DIFENDE IL GENITORE VIOLENTO O PEDOFILO.

    • Jacques ha detto:

      Chi sostiene quello che scrivi é affetto da narcisismo misandrico in pratica é un COGLIONE!

      • Adesso va di moda inventare nomi di disturbi inesistenti: Jacques ci propone il “disturbo misandrico”. Non è ora di finirla e di lasciare a chi di dovere l’utilizzo di parole importanti come “disturbo”, inteso come disturbo psichiatrico? Grazie.

      • Jacques ha detto:

        Ho scritto ‘narcisismo misandrico’ non leggo ‘disturbo’ da nessuna parte. Travisiamo in ogni modo la realtà, tipico delle donne dalla personalità passivo-aggressiva. 😉

      • L’ignoranza, come al solito, va di pari passo con l’arroganza. Se non ti riferivi al disturbo narcisitico della personalità, ti spiace spiegarci a cosa facevi riferimento?

      • Jacques ha detto:

        Mi riferivo al luogo comune di Andrea Mazzeo

      • Che c’entra il narcisimo con quello che ha scritto Andrea Mazzeo? Lo sai almeno narcisismo che significa?

      • Se sei in gradi di confutare quello che sostiene, fallo senza servirti di argomenti ad hominem. Rispondi nel merito, e non attribuendo a persone che non conosci una personalità piuttosto che un’altra. Impara ad argomentare in modo corretto.

      • Jacques ha detto:

        Bene quì dentro di narcisisti profondamente disturbati ce ne siano a bizzeffe. Vuole che non lo sappia? Lei evidentemente dandomi pure del ‘tu’ nemmeno conosce l’ educazione. Disadattamento sociale e femminismo allo stato puro sono gli stati mentali che qui dentro si prediligono, compresa tanta ignoranza e maleducazione di base.

      • Guardi se ci tiene, La invito ad andare a fare diagnosi altrove usando la terza persona.
        Mi perdonerà se non intendo pagare per questa consulenza non richiesta. Contestualmente La invito a desistere dall’utilizzare termini dei quali disconosce il significato, e La accompagno alla porta. Non bussi ancora: non Le sarà riaperto. (lezioni di buona educazione da uno che esordisce qui dentro urlando “coglione”… scherziamo?)

  2. Arianna ha detto:

    Le figure professionali che si occupano di queste cose sono vergognose. Ci vorrebbero professionisti addestrati all’ ascolto, come gli antropologi. Assistenti sociali e sociologi chiaramente non sono in grado di svolgere queste (e molte altre) mansioni di tipo assistenziale.

    • winola ha detto:

      Si però non facciamo di tutta l’erba un fascio, perché come professionista sto iniziando a sentirmi davvero male per tutta questa faccenda. Gli assistenti sociali sono esseri umani, ce ne sono di ottimi, di meno bravi e di incapaci, come in tutte le categorie. Che gli antropologi siano più addestrati all’ascolto degli assistenti sociali non è affatto vero, l’intero corso di laurea di servizio sociale si basa, in pratica, nell’insegnare il corretto metodo di ascolto per individuare il bisogno della persona. Che poi ci siano assistenti sociali che non sanno fare il loro lavoro, per incompetenza o pigrizia non lo so, siamo tutti d’accordo. C’è anche da dire che le associazioni pro-pas fanno continui corsi di aggiornamento per gli assistenti sociali in modo da propagnandare la loro teoria e di polli che ci cascano ce ne sono. Nel corso di servizio sociale non si fanno corsi approfonditi di psicologia o psichiatria, solo corsi base, perché l’assistente sociale lavora in rete con psichiatri e psicologi. Capita quindi spesso che si fidino a scatola chiusa del loro parere, cadendo in grossolani errori. Non voglio scaricare le colpe, sia chiaro, per me gli assistenti sociali pro- PAS andrebbero perseguiti dall’ordine professionale, perché è la PAS non ha fondamento scientifico e la professione di assistente sociale si basa sul metodo scientifico quindi è ovvio che le due cose sono incompatibili, però davvero la colpa non è tutta dell’assistente sociale cattivo, ci sono gli altri professionisti e ci sono i giudici soprattutto, a cui spetta la tutela vera e propria del minore, che accettano a scatola chiusa certi pareri di CTU incompententi senza nemmeno ascoltare i CTP. La questione è molto più complessa del “eliminiamo gli assitenti sociali e si risolve il problema”.

      • Sono d’accordo con te, ovviamente. Qui non è un problema di una categoria, ma della disinformazione che circola sull’argomento.

      • Arianna ha detto:

        Sarà vero che non bisogna generalizzare, ma rimango della mia idea. E mi dispiace ma aggiungo anche che qualcuno bravo ci sarà pure, ma tra gli assistenti sociali e i sociologi che mi è capitato di incontrare non so chi fosse più superficiale e spocchioso, sia dal punto di vista umano che lavorativo. Vi potranno insegnare tutti i corsi fantastici che vuoi ma mi sembra sempre che non riusciate a cogliere la complessità di tante situazioni, come questa, che non rientrano nei vostri schemi di pensiero. Gli antropologi invece sì, imparano per mestiere a non dare nulla per scontato e a conoscere la realtà attraverso le parole dei loro interlocutori. Per questo ho detto che sarebbero di enorme aiuto in questi contesti, e non cambio idea.

    • IDA ha detto:

      Oddio.. se penso a Lombroso e tutta l’antropologia fino agli anni 50, fa venire i brividi.. Va detto che oggi è una scienza molto diversa anche grazie all’ingresso delle donne a tali studi che hanno “umanizzato” l’antropologia. Sono d’accordo con winola, Gli assistenti sociali hanno gli strumenti e sono preparati, poi come in ogni attività ci sono quelli che fanno bene i loro lavoro e chi no, come per i medici, i carrozzieri, avvocati, parrucchieri….

      • Arianna ha detto:

        Lombroso?! Santo cielo… è desolante constatare che l’immagine dell’antropologia sia ancora legata a teorie ultracentenarie smentite da tempo. Dubito che oggi un antropologo serio seguirebbe le sue orme né quelle di chi è intervenuto dopo di lui, almeno non in maniera acritica (mi riferisco agli approcci di gente come Malinowski). Sono stati fatti passi da gigante persino dopo la svolta metodologica degli anni Settanta. È cambiato il modo di pensare la cultura ad esempio, che non è più una categoria preesistente ma un processo in continuo divenire dialogico tra individuo, gruppi di individui e grandi collettività. Anche in base a questo ribadisco più convinta che mai che un antropologo in grado di fare bene il suo mestiere è una figura più indicata di molte altre all’ ascolto: è deontologicamente obbligato a tener conto delle parole dei suoi interlocutori ed a metterle in relazione alla loro situazione individuale, familiare, sociale, culturale, finanche politica e storica se necessario. È deontologicamente obbligato a tener conto di tutti questi contesti simultaneamente mentre pone e si pone domande, dalle quali situazioni limite come quella descritta dal triste caso di cronaca citato nel post riescono ad emergere più facilmente. Sottolineo: non è buonsenso, ma deontologia, un modus operandi costantemente adattato alle specifiche esigenze e sempre utilizzato con le dovute precauzioni critiche.
        Sono sicura che esistano assistenti sociali ed altre figure simili che fanno bene il loro lavoro, anche se io finora non ne ho visto neanche mezzo. Quello che non mi piace e che contesto è il metodo con cui vengono formate queste figure: lo trovo superficiale perché categorizzante, mancante di senso diacronico della realtà e soprattutto di autocritica.

      • IDA ha detto:

        Mi sembra di averlo detto che oggi l’antropologia è una cosa diversa, la mia era una costatazione che fino agli anni 50 era quella, e non solo in Italia.
        La critica che fai mi sembra più individuale che da attribuire ad una categoria, tanto più che l’assistente sociale deve avere un’abilitazione e per avere l’abilitazione deve aver fatto del tirocinio, ha una formazione in psicologia, in sociologia e in diritto. Il compito dell’assistente sociale è quello di migliorare i rapporti e le relazioni, tra l’individui e fra l’individui il sistema giuridico e sociale, nella formazione è prevista la capacità di ascolto, se poi uno non ce l’ha, è un’altra cosa. Posso dire che molti medici peccano della capacità d’ascolto, ma preferisco sempre farmi curare da un medico che da un’antropologo. Con questo io non ho nulla contro l’antropologia, anzi al contrario.

      • Arianna ha detto:

        Se è per questo io preferisco anche farmi curare da un medico anziché da un assistente sociale o un sociologo. Cosa c’entra? Il medico ha una mansione, gli scienziati sociali un’altra. E tra le scienze sociali, ripeto, ritengo che l’antropologia fornisca una preparazione migliore per il tipo di obiettivo che le scienze sociali si pongono per i motivi che ho elencato sopra, tutto qui. E no, la mia è proprio una critica alla categoria dei sociologi e degli assistenti sociali, non parlo avendo in mente persone in particolare (potrei farlo, ma non mi sembra questa la sede adatta).
        Con questo non voglio assolutamente generalizzare, mi auguro che qualcuno bravo ci sia. La mia è una critica specificatamente rivolta alla formazione ed al metodo di questi due settori, che vengono forniti sia alle persone brave che a quelle meno brave: non sviluppano a pieno le capacità analitiche delle prime, e rendono dannose le seconde.

      • winola ha detto:

        Per me è desolante constatare l’immagine che hai tu degli assistenti sociali. Potrei perdere mezza giornata a spiegarti la deontologia professionale, ma ho come l’impressione che tanto non vuoi ascoltare.
        Solo una cosa: sta scritto nel codice deontologico che la persona va collocata nel suo contesto di vita e non vista come essere a se stante, quindi facciamo proprio quello che tu sostieni non sappiamo fare: collocare la persona nel luogo e nel tempo in cui vive e per fare ciò dobbiamo per forza tenere conto della società e della cultura.

      • Arianna ha detto:

        Winola, che ti devo dire? Tu sarai senz’altro un’ottima assistente sociale, pertanto se hai altri colleghi e colleghe in grado di fare bene il vostro lavoro cercate di farvi sentire, perché vi assicuro che godete di una reputazione tutt’altro che positiva. Oltretutto, se dici che qualche rudimento di antropologia ve lo danno ma poi bisogna vedere in tv feccia del genere e leggere racconti raccapriccianti come quello di Primavera qui sotto, credo proprio che anziché gridare alla lesa maestà dobbiate correre ai ripari come categoria, ed anche alla svelta.

      • Io credo che, al di là della polemica, l’idea di Arianna non sia del tutto sbagliata.
        Vi chiedo: cosa possono fare gli assistenti sociali competenti e scandalizzati – come Winola, ma non c’è solo lei – per sensibilizzare gli Ordini Regionali degli assistenti sociali in merito agli eventi formativi che hanno come oggetto l’alienazione genitoriale e che rilasciano crediti formativi?

      • ladymismagius ha detto:

        Ida, scusa se mi permetto, ma: un antropologo oppure un’antropologa. Sicuramente non “un’antropologo”, visto che i nomi maschili non vogliono un con l’apostrofo 🙂

      • IDA ha detto:

        Hai ragione! Ma non avevo la sicura ed è partito.. 🙂

      • winola ha detto:

        Se ti è sembrato che gridassi alla lesa maestà ti è sembrato male, davvero, non è mia intenzione. So benissimo quali siano i problemi della mia professione e so anche che bisogna alzare la voce e farsi sentire perché davvero certe sciocchezze antiscientifiche non si diffondano ancora di più, ma quando in posizioni di potere ci sono persone che non vogliono starti a sentire è dura. Per di più manca un certo coordinamento a livello nazionale, come per le ASL i servizi sono regionali, quindi ci sono regioni in cui le cose vanno meglio e altre in cui sono un disastro. Per dire, la legge che regola il servizio sociale è del 2000 e ad oggi manca ancora la regolamentazione dei livelli essenziali delle prestazioni, quindi ognuno fa un po’ come gli pare. Ci sono proprio problemi endemici ai servizi a livello di organizzazione statale e quindi è un gran casino.
        Sulla questione dei corsi pro-PAS che danno crediti per l’ordine sono perfettamente d’accordo: vanno bloccati. L’ordine nazionale stabilisce quali enti sono accreditati e quali no, ma c’è un problema: ci sono enti accreditati di default, tipo i comuni, le provincie, le regioni e le ASL, per cui i corsi da loro patrocinati danno sempre crediti, quindi se organizzano un corso pro-PAS in automatico darà crediti. Qui andrebbe cambiato il regolamento, ma la vedo dura, visto che molti servizi dipendono proprio dai comuni e dalle ASL (nel senso che sono istituzionalmente parte del comune o dell’ASL)…
        Poi vabbè, pure quando non vuoi assolutamente seguire corsi pro-PAS rischi di capitarci per sbaglio. La mia supervisore di primo tirocino (ne facciamo due alla triennale e uno alla specialistica) era assolutamente anti-PAS, è stata lei la prima a parlarmene raccontandomi di questo corso di aggiornamento sulla legge 54/2006 a cui ovviamente si è iscritta, dato che essendo una nuova legge voleva capire cosa comportasse per il suo lavoro (si occupa appunto di minori). Nel progamma la PAS non era nominata (con nessuno dei tanti nomi dietro cui si nasconde), ma mi ha detto che dopo cinque minuti son passati dallo spiegare la legge al parlare di affido alternato e subito dopo della PAS, in un corso di diritto tenuto da un avvocato.
        Quanto al resto, io non credo che gli assistenti sociali o i sociologi siano migliori degli antropologi, credo invece che sia necessario lavorare insieme perché abbiamo competenze diverse che, a mio avviso, devono essere integrate. Sarebbe utile, soprattutto per l’elaborazione di progetti di comunità, avere anche il punto di vista antropologico, oltre a quello sociologico. Credo anche che ci sono aspetti del lavoro di assistente sociale che un antropologo non riuscirebbe a fare, perché non la preparazione in diritto necessaria, ma sicuramente ce ne sono altri dove una collaborazione arricchirebbe entrambe e farebbe un gran bene anche alle persone in difficoltà.
        Io credo che il lavoro in rete sia fondamentale, ma spesso ho notato un certo settarismo professionale, per cui certe figure si ritengono superiori ad altre (ad esempio ho notato questo problema con alcuni psicologi: il loro pare è sacro e guai a contraddirli, ma con altri invece si lavora benissimo. Quindi non credo sia una questione di categoria, ma proprio di metalità di alcune persone che ritengono la loro professione superiore per non so bene quale motivo) e questo va assolutamente superato. Se non si lavora assieme non si raggiungerà mai il miglior risultato possibile, davvero.

      • Arianna ha detto:

        Mi trovi molto d’accordo sull’interagire insieme. Però vorrei puntualizzare il fatto che in antropologia di settarismo non si può proprio parlare perché siamo piuttosto isolati tra di noi e nessuno ci conosce. Quei pochi che sono diventati famosi vanno per la loro strada e chi come me vorrebbe farne una professione ma ha pochi mezzi si ritrova da sola in mezzo a tante porte sbarrate, PhD, abilitazioni e master non accessibili alla nostra categoria ed una miriade di facce che ti fissano in modo interrogativo, tra un “ma quindi cosa studi?” ed un “ma dopo che farai?”. La stragrande maggioranza dei miei colleghi non può vivere del frutto dei propri studi. Probabilmente toccherà anche a me fare così, ed è una prospettiva che mi causa un dolore lacerante, perché amo ciò che studio e vorrei condividerlo col mondo.
        Sono molto dura e polemica, non lo nego. Se lo sono è perché penso seriamente ciò che ho detto in precedenza e che gli altri settori delle scienze sociali debbano farsi qualche esame di coscienza (noi antropologi ce ne siamo fatti anche troppi); ma anche perché i temi di attualità all’ordine del giorno sono l’integrazione, l’immigrazione, l’identità culturale, l’identità di genere, ma la parola viene data ai vari Salvini di turno anziché a noi esperti del settore. Io sono stanca di veder crescere la demagogia ed il populismo senza che la mia voce e quella di qualche altro mio collega temerario venga ascoltata. Sono stanca e tanto arrabbiata. L’antropologia ha molto da dire e molto aiuto da dare, ma non c’è una volta in cui il nostro parere competente venga messo in secondo piano o ridicolizzato.

      • antome ha detto:

        Stai attenta però Arianna, quanti antropologi, per dire si rifanno anche oggi, alla psicologia evolutiva, correggimi se sbagli.
        Però ti capisco, probabilmente pensi a quegli assistenti sociali che portano via i figli ai genitori poveri. Quelli bacchettoni, però appunto non è giusto generalizzare. I maschilisti lo fanno sulle donne, i leghisti verso i Rom e gli extracomunitari, etc.

    • ladymismagius ha detto:

      E come Winola è intervenuta per difendere la categoria degli assistenti sociali, io faccio notare che la PAS con la sociologia non c’entra nulla.
      La PAS, stando a questa pagina (https://www.facebook.com/pages/Fuori-dalle-Universit%C3%A0-chi-sostiene-la-PAS/809585179075857?fref=ts), viene divulgata dai dipartimenti e dalle facoltà di Psicologia (incluso quello della mia università, purtroppo, l’ho visto lì, visto che all’epoca non ero ancora iscritta!) e di Psichiatria in prevalenza, e in un caso di Scienze della Formazione.
      Anche perché penso sia evidente che una tesi psicologizzante come quella dei sostenitori della PAS non può essere accolta da chi studia il comportamento solo per quanto riguarda le sue influenze socioculturali.
      E comunque, Arianna, se tu studi antropologia dovresti sapere quanto antropologia e sociologia siano vicine, al punto da sovrapporsi, in molti ambiti…

      • Arianna ha detto:

        Lo so che la sociologia con la PAS non c’entra, ma per associazione di idee mi viene sempre da accomunare queste due figure perché a mio avviso presentano le stesse problematiche.
        Antropologia e sociologia spesso si sovrappongono per via degli oggetti di studio e per questo sembrano simili, ma in realtà tra loro non potrebbero essere più diverse.

      • ladymismagius ha detto:

        E perché mi pare di leggere da quello che scrivi che voi antropologi ritenete di avere capacità che i sociologi non hanno? Sono curiosa, non polemica.

      • Arianna ha detto:

        Più o meno ho già risposto alla domanda negli altri interventi, ma per sintetizzare non prendo sul serio la sociologia perché è “categorizzante, mancante di senso diacronico della realtà e soprattutto di autocritica”. Aggiungo pure che trovo assurda la pretesa di scientificità di questa disciplina, da cui deriva il feticismo per le statistiche, la somministrazione di questionari e, nei casi peggiori, tutte quelle inutili serie di pruriginosi “esperimenti sociali” i cui esiti vengono pubblicati in siti traboccanti di stereotipi di genere come AlFemmile e Roba da Donne.
        L’antropologia di oggi evita con cura questi errori. Il lavoro dell’antropologo sul campo è di tipo artigianale: instaura un rapporto umano col suo interlocutore, non si pone al di sopra di esso. L’antropologo non “ricava” dati, ma li costruisce assieme agli informatori trascorrendo del tempo con loro da pari a pari, instaurando un processo dialogico in cui l’umanità del ricercatore conta tanto quella della persona “oggetto” di studio, che non viene mascherata come nelle normali ricerche scientifiche. Gli antropologi non fingono di guardare la realtà attraverso un vetrino del microscopio pretendendo che la loro presenza non produca effetti su coloro con cui hanno a che fare: sanno benissimo di essere immersi loro stessi nella vita di cui vogliono raccontare la storia, e che il contatto con essa lascerà segni indelebili anche su di loro.
        La cosa principale che secondo me rende l’antropologia una scienza sociale più completa della sociologia è proprio l’enfasi sulla consapevolezza che i ricercatori hanno di essere profondamente umani come coloro che “studiano”: non oggettivi, poco prevedibili e con una storia di vita alle spalle.
        Gli antropologi hanno imparato che il modo migliore (“migliore” non significa “perfetto”) di capire la realtà attraverso le altre persone non è l’utilizzo di questionari, o case studies che diventano modelli categorizzanti, ma la parola, il racconto, l’ascolto ed il dialogo, tenendo presente i propri limiti sia come ricercatore che come essere umano.

  3. Pingback: Mailbombing contro Che Tempo fa per la trasmissione andata in onda il 10 maggio |

  4. hero4rent ha detto:

    L’ha ribloggato su hero4rent.

  5. Paolo ha detto:

    sono completamente d’accordo con questa lettera

  6. IDA ha detto:

    Poi si parla delle lobby femministe, ma queste vanno in una tv pubblica, a parlare di cose che non esistono, per proporci sopra una legge, cosa si dovrebbe dire?

  7. primavera ha detto:

    Non dovremmo avercela con la categoria degli assistenti sociali,né con quella dei ctu,né con i magistrati,né con gli psicologi..bene!
    Allora mi dite a chi va la responsabilità di tutto questo???
    Un bambino muore prima psicologicamente poi fisicamente come Federico e le categorie sopra citate stanno in silenzio completo. No di più..la mamma disperata, sola,devastata dal dolore deve essere punita per aver rotto le palle e giù a farle pagare fior di quattrini per le spese processuali per farla desistere,arrendere,umiliare,farle credere che sia lei in errore!
    Ormai è prassi..le ho pagate anche io e il mio ex rideva..e ride!
    Mio figlio grazie a Dio è ancora vivo ma che ne sarà di lui? ?? Gli altri sono vivi ma chi chiuso nei lager che sono le case famiglia, chi affidato a quel padre che detestava per sacrosanti dei motivi che nessuno ascolta.
    ormai è una strage!
    ho denunciato all’ordine la ctu e l’ordine l’ha fatta autodifendere e poi ha chiesto l’archiviazione senza indagare ma dandole ragione piena.mi sono nuovamente opposta. La ctu sa cose che sono accadute a ctu conclusa e dopo quasi 2 anni..chi gliele riferisce? Perché segue da lontano e ancora il caso di mio figlio se il suo maledetto compito è finito a dicembre 2013?? Voglio delle risposte! Le parole dei ctu ormai sono come le leggi scolpite sulla pietra. Se dicono A sarà A per sempre perfino se hai le prove che così nn è…La ctu è potente,la ctu conosce in tribunale,la ctu ha il potere di decidere la vita del tuo unico figlio!!! La ctu è firmataria del documento a favore della pas eppure è li e nessuno la richiama mai. Ha distrutto famiglie intere..eppure è li pronta a dirti ridendo”signora io sono un’istituzione..se nn le sta bene mi denunci!”. Già peccato che mai nessuno la condannerà perché potente politicamente.
    Chi permette ciò? Chi??? Le assistenti sociali sono superficiali,impreparate e piene di pregiudizi e oserei dire cattive di quella cattiveria gratuita che non si spiega se non con un interesse economico che le spinga ad accanirsi su mamme e bambini. Se ci sono delle eccezioni sono quelle che confermano la regola! Il padre di mio figlio è stato subito un sant’uomo per loro..io una stronza isterica..eppure ci vedevano li per la prima volta allo stesso modo..
    ah no giusto..la ctu..la ctu dice che la signora, cioè io, rappresenta al figlio la figura paterna in maniera negativa ecco il problema! Non il padre violento..no!
    insieme a lei i nonni materni..”squadra genitoriale materna”ci ha definito. Uno squadrone della morte pronto a uccidere la figura paterna. Tranquilli è vivo e vegeto il povero papà e sapeste cosa fa..più ha ragione più incattivisce! La ctu dice che il bambino avrà in futuro disturbi psicosessuali. Ah beh..Vorrei chiedere alle ass sociali che per Federico,con un mezzo sorrisetto sulla faccia,hanno detto di non avere la palla di vetro se invece le colleghe che seguono me e mio figlio ce l’hanno per dire che mio figlio sarà gay o disturbato da grandicello (badate bene in un anno lo hanno visto 1 volta ed era stato appena dimesso da un ricovero ospedaliero di 1 mese per una patologia autoimmune)? forse ce l’ha il giudice che mi ha detto alla prima udienza durata 10 minuti che se continuavo a ledere la figura paterna mio figlio sarebbe stato un tossicodipendente? Non vanno oltre la ctu nonostante vedano bene chi e cosa abbiano davanti!
    Potrei scrivere un libro su quello che mi è capitato perché non si può riassumere.
    il 28 maggio ho udienza in corte d’appello. Scommettiamo a chi va l’affidamento? Io dico andrà al padre e non perché ho la palla di vetro ma perché ho su di me la condanna della Pas e quindi sono alienante e mio figlio alienato,ho contro di me le ass sociali che mi dipingono come nn sono e quello che scrivono loro conta più di 40 pagg di memoria che il mio povero avvocato scrive per far conoscere ai giudici la verità. nessuno legge,nessuno indaga,tutto è archiviato,tu sempre bugiarda..
    io invece dico a voi tutti che avete preso parte alla distruzione di una società (perché questi nostri figli cresceranno devastati dalle vostre terapie della minaccia e cazzate varie) che prima o poi vi fermeremo e se non noi oggi i nostri figli domani..ma vi fermeremo perché per me è un dovere civile di noi tutti.
    Vedi Winola,noi tutti abbiamo una testa e se si partecipa ad un corso di indottrinamento sulla Pas come sono quelli che si tengono x mediatori familiari e ass sociali (la “mia” ctu li tiene..) si deve usare la mente e pensare che non è possibile quello che dicono,che così si ledono i diritti dei bambini ,si deve chiedere si deve dar fastidio,essere pungenti altrimenti si sarà vittime di un qualsiasi indottrinamento. E soprattutto ci si deve chiedere “e se fossi io?se fosse mio figlio? ” questo a volte fa la differenza.
    Un appello alla hunziker: la vita non è uno show,la morte di Federico non è una fiction per cui le questioni relative agli affidi le lascerei ad altri;
    Appello alla Bongiorno: si aggiorni e si informi meglio sulla Pas e difenda le donne se questo vuol fare oppure faccia solo penale e già che c’è ci dica cosa pensa della sentenza allucinante sulla morte di federico bakarat.
    per favore 5 minuti di vergogna!!!

    • antome ha detto:

      Bingo, hanno tirato fuori anche la psicosessualità e rispolverato la teoria freudiana sulla madre castratrice, cara a Povia e ai Luca di Tolve?

    • Nato Invisibile ha detto:

      Primavera, coraggio! Il tuo unico figlio cresce nonstante tutto e tutti, sapendo di poter contare su una madre che è disposta ad ogni tipo di sacrificio per lui. Tuo figlio cresce sapendo che in un mondo assurdo, ostile e duro, esiste almeno una persona che lo ascolta, che gli crede e che non si lascia piegare di fronte alla lapidazione collettiva. insisti. Credi in lui. Anche se il tempo è tiranno arriverà un giorno in cui tuo figlio saprà di non essere pazzo, perché la sua mamma gli crede ed è disposta a tutto per proteggerlo. Siamo sole, cara Primavera, siamo deboli, siamo sempre più spesso attaccate e umiliate da altre donne che hanno un qualche potere, e che per esercitare questo potere utilizzano la brutalità maschile. Sei l’unica speranza di tuo figlio. Resisti, ha bisogno di te. Un caro, grande, lunghissimo abbraccio di solidarietà alla donna calpestata, e al figlio innocente. Dio solo sa come sopravviveremo.

  8. Daria ha detto:

    Primavera, non ti conosco ma vorrei abbracciare te e il tuo bambino

  9. primavera ha detto:

    Grazie Daria,ce lo prendiamo volentieri l’abbraccio! Discutere su questo blog mi dà la forza per lottare,per trovarla anche quando sono disperata. Sembra assurdo ma la solitudine che ti circonda quando vivi determinate situazioni è insostenibile,le persone ti vedono come un’aliena pensano che se tuo figlio è affidato ai servizi sociali in fondo qualcosa avrai pur fatto..questo cercano di fare:convincerti che stai sbagliando tu,che quasi quasi la violenta sei tu,non accettano il confronto, ti vogliono isolare,non vogliono il dialogo e soprattutto non rispettano le leggi!
    Distruggono la tua anima dopo aver distrutto la tua famiglia, la tua vita!
    Questa è la pas e a questo ahimè ha portato l’affido condiviso ad ogni costo..sapevano che x colpire a morte le donne gli si dovevano toccare i figli non il denaro come inizialmente avevano tentato di fare..ecco..ci sono riusciti (e mi spiace profondamente dirvi che spesso ad accanirsi maggiormente sono proprio le donne) e tramite una violenza inaudita come quella scatenata dall’alienazione genitoriale.
    Mi auguro che la proposta di legge di Doppia Difesa venga ritirata o quantomeno non sostenuta!

  10. Pingback: #LaPasnonesiste | DonneViola

  11. primavera ha detto:

    ci tengo a dire che mi spiace per Winola che sicuramente farà bene il proprio lavoro ma troppo schifo ho visto e sentito e nessuna assistente sociale si è ribellata né mi risultano commenti da parte dell’ordine degli assistenti sociali in merito a tante troppe situazioni in cui c’è abuso di potere bello e buono!
    Non mi risultano neppure provvedimenti disciplinari x nessuno qui se non per mamme e bambini…Ora ci vogliono perfino mandare in prigione..ma si dai perché no un bel rogo e via!!!??
    pertanto scusa Winola ti sembrerò ingiusta,antipatica o come vuoi ma io vorrei vedere fatti non parole!
    purtroppo è vero che la Pas circola nelle università ed è per questo che la Situazione è gravissima :come si può insegnare ciò che è stato dimostrato essere non scientifico? Qualcosa che altrove nel mondo hanno già bandito dai tribunali e ovunque?
    Conosco chi la insegna ,sapete? almeno nella mia città sono tutte ctu o ctp del tribunale che arrotondano lo stipendio a fior di consulenze di 5.000/8.000€ o tramite test del cavolo a 500 € per meno di 1 ora di lavoro con cui ti diranno ovviamente che sei affetta da chissa quale stramba patologia e nn sai fare la madre ! E aspettate non è finita. Quelle stesse persone hanno questa o quella associazione dove preparano assistenti sociali, mediatori familiari, psicologi, ecc. Dove perfino i giudici partecipano..normale no? Tutto lecito nella nostra bella Italia.
    e poi che succede? Mentre noi qui si discute pacatamente? Che arriva uno qualsiasi e di fronte ad un tema in cui sono coinvolte le vite altrui in maniera devastante ti dà del coglione…ecco chi sono i sostenitori della pas! Si presentano da soli…

  12. primavera ha detto:

    E scusa Winola,un’ultima cosa : sono d’accordo sul fatto che i giudici si fidino ciecamente della ctu e demandino a loro i compiti propri del giudice stesso ma fidati,parlo purtroppo per esperienza personale, i giudici fanno lo stesso con le relazioni false e assolutamente soggettive delle assistenti sociali. Non dirmi per piacere che non lo sai…e basta un nonnulla per essere prese di mira dalle tue colleghe..

    • winola ha detto:

      Primavera, non sai quanto mi dispiace non poter fare qualcosa di concreto per te, io non sono nessuno e come ben sai è chi ha il potere a decidere. Mi sento davvero male ogni volta che leggo i tuoi post e vorrei essere lì a difenderti in qualche modo, poter dire al giudice, al CTU e agli assistente sociali quello che davvero penso di loro (e non è affatto lusinghiero). So che i giudici si fidano acriticamente delle relazioni e so che certe relazioni andrebbero usate come carta igenica tanto sono penose. A te è capitata la situazione peggior possibile, assistenti sociali incompententi, CTU pro-PAS, giudice che si fida ciecamente della loro parola. Mi fa una rabbia che tu abbia subito tutto questo, che non ci fosse neanche una persona disposta ad ascoltarti davvero come avrebbe dovuto…
      So che certe situazioni sono proprio come le descrivi (io sono fortunata a vivere dove vivo, qui in confronto è un paradiso). So che c’è gente talemente convinta di aver ragione che non ti ascolta nemmeno e so che sbagliano, ma quello che io intedevo non è che tutti gli assistenti sociali non hanno colpe, ma che le colpe sono personali, non della categoria intera. Tu dici che sono un’eccezione, ma qui da me l’eccezione è quella che è capitata a te per fortuna. So che è dura aver fiducia in un sistema che ti ha ripetutamente preso a calci, deluso e punito quando non avevi colpe, quindi capisco perfettamente al tua rabbia e il tuo dolore. Hai tutto il diritto di essere infuriata e difatti non ho mai detto nulla in risposta ai tuoi post (se non quando mesi fa ti ho consigliato di rivolgerti all’ordine degli assistenti sociali per chiedere la verifica del tuo caso e mi spiace un sacco sia andata com’è andata, speravo davvero potessero aiutarti), perché quello che ti è stato fatto è indegno punto e basta. Non ho interesse a difendere gente che non dovrebbe neanche lavorare nei servizi, a mio avviso.
      Generalizzare però non serve a nulla, non è eliminando gli assistenti sociali dall’equazione che risolvi il problema, la CTU sempre quella sarà, il giudice pure, che si fa, eliminiamo tutti? L’unico modo per risolvere la faccenda (non la tua personale eh, intendo in generale) è fare informazione: raccontare i casi come il tuo in modo che la gente capisco che la PAS è solo un modo per rovinare la vita a madri e bambini senza alcuna colpa se non il volersi difendere da un marito/padre violento/abusante.

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  20. Anna ha detto:

    Come e’ possibile che un bambino di 8 anni chiamasse il proprio padre ” quello lì ”
    Questa madre, mi spiace che piange la morte di suo figlio naturalmente, ma purtroppo è una madre alienata ed alienava suo figlio. Così è’ stata educata. Troppo possessiva. Il padre purtroppo non ha retto più la tensione venutasi a creare, probabilmente sentiva che non ce l’avrebbe fatta andare avanti così… Un figlio ha diritto di avere un padre anche se il padre non è il padre che avrebbe voluto avere per il proprio figlio. Comunque che cosa crede? Perché denigrare il padre del proprio figlio con cui si è fatto questo figlio? Perché sminuirlo ? Perché non aiutarlo ? Donne ma sedetevi un po’ a riflettere! Questo figlio se vivo, un giorno non chiederebbe il perché?

    • Pubblico questo commento – nonostante sia profondamente irrispettoso e crudele nei confronti di una persona ingiustamente accusata che continua ad essere accusata, nonostante quelle accuse abbiano portato alla morte di un bambino innocente – per spiegarvi cos’è l’alienazione genitoriale nella mente di chi sostiene questa proposta di legge.
      La premessa all’alienazione è che non c’è altra ragione al mondo per cui un bambino possa rifiutare una figura genitoriale che non sia l’alienazione: “Come e’ possibile che un bambino di 8 anni chiamasse il proprio padre ” quello lì ”? Ci chiede Anna.
      La risposta nella sua mente – e in quella degli “esperti” che si trovano ad affrontare situazioni analoghe – è una sola: il bambino è stato manipolato.
      Non ha nessuna importanza se il cosiddetto genitore alienato (come nel caso di Antonella Penati) fosse un soggetto disfunzionale, con problemi di tossicodipendenza e aggressività, non ha importanza che minacciasse e aggredisse la madre di suo figlio: il padre è il padre, e la donna deve stare zitta e sopportare, e deve costringere il bambino a subirlo, anche se ha paura… Altrimenti è una “madre possessiva”. Non è importanza quanto violento o pericoloso sia qel padre che ha terrorizzato il bambino, è sempre e comunque un padre, e in quanto tale, non può essere rifiutato.
      Questa è l’alienazione genitoriale: uno strumento creato per assolvere un genitore violento persino quando la sua violenza si scatena sotto gli occhi di tutti.
      Cara Anna, di figli vivi che possono raccontare che significa essere vittima di un sistema che non ascolta le tua grida di aiuto ce ne sono, eccome:
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/24/alanna/
      “La mia esperienza del tribunale è che si compone di avvocati, giudici, valutatori e assistenti sociali che hanno voltato le spalle alla loro coscienza e alla deontologia professionale. Hanno lavorato non solo contro i miei interessi, ma contro la mia salute e la mia sicurezza.”
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/19/jennifer/
      “Eppure, durante un’udienza pubblica, guardò verso la nostra giovane madre e disse: “E’ ora di andare oltre l’abuso!” Poi ha modificato la custodia e ci ha consegnato al nostro abusatore. Come è possibile? Il giudice non ha mai parlato con me o mio fratello, ma la sua decisione ha rovinato le nostre vite.”
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/21/rebecca/
      “Un terapeuta mi afferrò il polso, tentò di trascinarmi con lui in una piccola stanza e quando mi sono rifiutata, con disprezzo mi ha detto che a 13 anni me l’avrebbe fatta pagare se non avessi fatto esattamente quello che mi ordinava di fare.”

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