Il litigio

Tentato femminicidio, versione del 24 maggio:

litigio

La prima versione della vicenda è stata scritta senza il contributo delle testimonianze. Il giornalista ripropone alcuni topoi letterari tipici delle narrazione della violenza sulle donne:

  • la corresponsabilità della vittima nel precipitare degli eventi, suggerita dal termine “litigio”, che descrive un contrasto animoso al quale prendono parte tutte le persone coinvolte;
  • il raptus, ovvero la violenza come frutto di un impulso ingestibile (ha perso il controllo), dovuto ad una momentanea sospensione della capacità di intendere e volere;
  • le circostanze attenuanti, come la gelosia e la disoccupazione.

Il racconto della vittima, 25 maggio:

versione di leiDalla testimonianza della vittima scopriamo che la violenza non è “esplosa” improvvisamente a seguito di un alterco, ma che l’aggressione era premeditata: l’uomo attendeva il ritorno della donna già armato, animato dal desiderio di umiliare ed uccidere.

Scopriamo anche che l’aggressore, sebbene stesse vivendo un momento di difficoltà (il matrimonio finito, la perdita del lavoro), poteva contare sulla solidarietà dei suoi familiari (Non gli ho mai chiesto di andare via da casa nostra perché capisco la situazione in cui si trova ed è sempre il padre dei miei figli. Il nostro matrimonio è finito. Sono cose che capitano… Ho cercato di aiutarlo, speravo che capisse.)

femminicidioSullo stesso argomento:

Due versioni

 

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Il litigio

  1. Paolo ha detto:

    l’ennesimo uomo incapace di accettare le proprie frustrazioni e incapace di amare

  2. alessiadulbecco ha detto:

    L’ha ribloggato su frammenti di un discorso pedagogicoe ha commentato:
    violenza contro le donne: come la racconta la stampa e come la racconta la vittima..

  3. IDA ha detto:

    È il famoso raptus premeditato da giorni. Per fortuna, la vittima ha potuto raccontare la sua versione.
    Se i figli erano già pronti con il cellulare a documentare la violenza, vuol dire che questa ha una lunga storia e non era un caso isolato. Ma queste sono sfumature che i giornali non riescono a cogliere.
    Mi vorrei fermare su un dettaglio sulla testimonianza di lei, che raramente viene riportato: forbici e taglio di capelli, già questo è “violenza privata aggravata”. Secondo la sentenza 10413/13, pubblicata il 6 marzo dalla quinta sezione penale della Cassazione. http://www.oggi.it/posta/2013/07/15/commette-violenza-privata-aggravata-il-marito-che-taglia-i-capelli-alla-moglie-per-gelosia/
    Il taglio dei capelli è molto più frequente di quello che si possa pensare, serve non solo ad umiliare e a sottomettere la vittima ma a stabilire l’uso e la proprietà. Prima alle adultere erano tagliati i capelli, e questo rappresentava un diritto del marito. Anche se in occidente, oggi è considerata violenza privata aggravata, in molti paesi del mondo rimane ancora, come diritto del marito. Nello stato Americano, il Nevada, dove la prostituzione è regolamentata un padrone di un Bordello, non solo obbligava le ragazze che lavoravano per lui farsi un tatuaggio di riconoscimento, ma a quelle ribelli e insubordinate, le faceva tagliare i capelli. Forse in origine era un mandriano?
    Il tedesco Frank Hanebuth, arrestato, nel 2013 per “prostituzione forzata e maltrattamento delle donne”, tagliava i capelli e non è un parrucchiere.
    http://de.wikipedia.org/wiki/Frank_Hanebuth

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