#NotAllMen

Immagino che tutti abbiate sentito parlare di quel fenomeno mediatico che è l’hashtag “Not All Men” (non tutti gli uomini, abbreviazione di “Not all men are like that”):

notallmen

La serie di meme “NotAllMen” nasce con lo scopo di prendere in giro la più classica delle repliche alla denuncia della violenza maschile contro le donne in quanto strumento di controllo sociale; se il femminismo si affanna a sottolineare il carattere sistemico della violenza di genere, evidenziando il suo essere una vera e propria strategia volta a mantenere in buona salute il patriarcato, l’argomento “ma non tutti gli uomini sono così” riduce l’analisi sociologica del problema ai singoli casi, operazione che invariabilmente conduce ad interpretazioni psicologiche (il celeberrimo “raptus”), che banalizzano quello che è un fenomeno sociale, pretendendo di spiegarlo a seconda dell’occasione con l’incapacità individuale di gestire la rabbia, la crisi economica, l’arretratezza culturale o il consumo di alcol o droghe.

L’obiettivo è negare l’esistenza di una cultura che  assegna al maschio il privilegio di agire impunemente con aggressività, perché così stabilisce la sua natura.

Con un vecchio stratagemma retorico, ad un femminismo che descrive la violenza contro le donne come problema strutturale che va al di là degli omicidi o gli stupri e riguarda tutte le forme di discriminazione che contribuiscono ad annullare la donna nella sua identità e libertà, l’argomento “NotAllMen” contrappone la tesi che sarebbe chi denuncia che il rapporto fra i sessi è viziato da un disequilibrio di potere tra i generi, a discriminare.

“Il femminismo pretende di raccontarci che le donne sono tutte sante e gli uomini tutti violenti”, chi di voi non ha mai letto una frase del genere?

Sappiamo che non è questo che sostiene il femminismo, come lo sa anche il fumettista che ha inventato il super-eroe Not-All-Men:

Matt Lubchansky

Not-All-Men è il difensore dei già-ampiamente-difesi, il protettore di quelli che non hanno bisogno di nessuna protezione, la voce di chi non solo non è ridotto al silenzio, ma non ha fatto altro che parlare da quando il genere umano ha memoria: gli uomini.

In breve tempo, i meme #NotAllMen sono diventati virali.

Ma che tipo di uomo usa l’argomento “not all men”?

Il Times, in un articolo sull’argomento, ci offre quello che descrive come il “developmental path” (sviluppo evolutivo) dell’eroe Not-All-Men (descritto come stadio ninfale di un più primitivo bruco del web, il “What about the men?”, a proposito del quale vi fornisco una simpatica vignetta:)

men1

Se il maschio “What about the men?” è fermo alla fase 1, il nostro eroe, al momento in cui si fa forza con l’argomento “non tutti gli uomini”, dovrebbe trovarsi tra la fase 2 e la fase 3 del suo sviluppo:

  1. Sexism is a fake idea invented by feminists (il sessimo è un’invenzione delle femministe)
  2. Sexism happens, but the effect of “reverse sexism” on men is as bad or worse (il sessismo esiste, ma il sessismo al contrario – quello che colpevolizza gli uomini – è peggio)
  3. Sexism happens, but the important part is that I personally am not sexist (il sessismo esiste, ma la cosa importante da sottolineare è che io non sono sessista)
  4. Sexism happens, and I benefit from that whether or not I personally am sexist (il sessismo esiste, e io ne traggo dei benefici anche se non sono sessista)
  5. Sexism happens, I benefit from it, I am unavoidably sexist sometimes because I was socialized that way, and if I want to be anti-sexist I have to be actively working against that socialization (il sessismo esiste, è inevitabile che persino io sia sessista delle volte, e se ci tengo e definirmi anti-sessista devo adoperarmi attivamente per la sua scomparsa).

The Not-All-Man hero and his minions are paralyzingly obsessed with protecting their own self-concept, to a degree that prevents them from engaging in sincere discussion. But this contrast — between “not all men” and earlier derailing tactics — suggests that maybe they also represent a small and subtle shift towards good-faith argumentation – ci dice il Times.

L’eroe Not-AllMan (insieme ai suoi adepti)  è paralizzato dall’ossessione di proteggere il proprio concetto di sé, tanto che questo gli impedisce di prendere parte ad un dibattito sincero. Ma il contrasto tra l’argomento “non tutti gli uomini” e la tattica tipica del livello di consapevolezza inferiore (il livello 1, per intenderci) suggerisce che forse #NotAllMen rappresenta un piccolo spostamento verso la possibilità di discutere seriamente con gli uomini della questione.

Io conosco degli uomini che si trovano già al livello 4 e 5 dello stadio evolutivo (giuro!), pertanto mi colloco fra quelle ottimiste che credono in una risoluzione pacifica del problema, una soluzione che non preveda l’eliminazione fisica di tutti i portatori sani di pene (che ci crediate o meno, c’è chi accusa il femminismo anche di progetti di sterminio, e mi ricomprende fra le possibili sterminatrici…)

La domanda alla quale non so dare una risposta è: quali fattori possono favorire lo sviluppo del nostro bruco rendendolo la bellissima farfalla del livello 5? (Evitandoci così  onerose operazioni di disinfestazione? – sto scherzando, ovviamente, lo specifico perché i bruchi notoriamente sono suscettibili…)

Ieri mi sono imbattuta nella campagna #BlameOneNotAll Campaign:

#BlameOneNotAll

“Quando i miei genitori non ci sono, mio zio non mi molesta!”  ci dice questa ragazza.

Altri cartelli recitano: “Sono andata a cena con i miei colleghi, e sono tornata a casa sana e salva!”, oppure “Posso invitare a casa il mio amico, anche se sono sola, perché so che non mi stuprerà!”.

Confesso che, nonostante nessuno dei miei zii mi abbia mai molestata, e abbia dormito più di una volta con amici maschi che, pur essendo a conoscenza della mia totale ignoranza delle tecniche di autodifesa, non hanno neanche tentato di mettermi le mani addosso contro la mia volontà, sono rimasta piuttosto perplessa.

A chi si rivolge questa campagna? Chi è il destinatario del messaggio “biasimane uno, non tutti?”

I destinatari sono le donne.

Questa campagna implicitamente accusa le donne di demonizzare tutti gli appartenenti al genere maschile, e le esorta a prendere coscienza del fatto che “not all men are like that”. In sostanza questa campagna trasforma quello che non è altro che un mero stratagemma retorico usato per zittire le donne, in qualcosa di reale e concreto.

A chi ha ideato questa campagna vorrei rispondere: guarda che noi donne lo sappiamo già, che “not all men”, altrimenti la razza umana si sarebbe estinta da tempo! Noi donne andiamo a scuola con voi, lavoriamo con voi, usciamo con voi, a volte ci sposiamo addirittura con voi uomini, e quando ci nasce un figlio maschio in genere lo amiamo e lo accudiamo proprio come se fosse una bambina, non lo molliamo in ospedale e scappiamo gridando “uno stupratore! Aiuto!”

Queste eroine Not-All-Men, che si ergono a difesa dei già-ampiamente-difesi, che vogliono proteggere quelli che non hanno bisogno di nessuna protezione, che si preoccupano di dare voce a chi non non è mai stato ridotto al silenzio, che obiettivo hanno in mente mentre imbracciano i loro cartelli? Prevenire lo sterminio dei maschi? Davvero credono che siano minacciati, o in pericolo in quanto maschi?

Temo che una simile iniziativa non possa produrre altro risultato che bloccare lo sviluppo evolutivo del nostro povero bruco, relegandolo nel suo bozzolo a piagnucolare su quanto sono cattive le femministe, tarpandogli per sempre le ali.

La vostra opinione?

Ma soprattutto: visto che abbiamo provato a chiederci che genere di uomo si rifugia nell’argomento “not all men”, proviamo a chiederci anche perché alcune donne ne sentono il bisogno…

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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65 risposte a #NotAllMen

  1. Mara ha detto:

    Ho letto un commento interessante riguardo la campagna #BlameOneNotAll. Diceva: “se ringrazio il mio compagno di squadra gay per non avermi inchiappettato sotto la doccia dello spogliatoio, quale messaggio sto lanciando?”
    Mi ha molto colpita, perché in effetti, si tratta di una campagna denigratoria verso il genere maschile, in realtà. Sottointende che il maschio che non commette violenza sia da ringraziare, come se si trattasse di un comportamento virtuoso, anziché normale.

  2. Gabriele Logozzo ha detto:

    Io sinceramente pensavo, ad una primissima impressione, che fosse satira graffiante ….sugli uomini.
    Del tipo” Ah, vedete, A ME è andata bene sono FORTUNATA!”.

    Disgraziatamente NON era questa il senso….

    Il significato LOGICO, a mio avviso è sfottere e ironizzare la violenza preponderante maschile.
    Non ci sono PARI CASI in numero e gravità del fenomeno contrario, nè tantomeno vedo uomini pestati e negati promozioni o con salari minori perchè uomini… è grottesco.

  3. Un'altra Laura ha detto:

    A me sembra che si sortisca l’effetto opposto.
    Una società in cui delle donne sentano il bisogno di specificare “mio zio non mi ha stuprata” “I miei colleghi non hanno abusato di me”, è chiaro che è una società in cui ci sono dei grossi problemi di violenza sulle donne.

    • Il punto è che non esiste il fenomeno denunciato, o almeno non esiste nei termini in cui è descritto. La Mintified, che ha lanciato la campagna, la giustifica così: “generalising the other gender, is not right. Not all men are rapists. Not all men abuse their significant others. Not all men actively oppress women. And these posters say it all.”
      Chi è che generalizza? Chi ha mai sostenuto che il cromosoma Y è portatore del seme della violenza?
      Chi si occupa di queste tematiche con l’obiettivo di contrastare la violenza di genere sostiene l’esatto contrario: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/09/23/distruggere-i-miti-sulla-natura-umana/
      Che gli uomini siano “naturalmente” portati ad assumere comportamenti predatori è una delle tesi maschiliste a difesa di quegli uomini che agiscono con violenza contro le donne, non un atteggiamento delle donne… Questa campagna esorta le donne (perché sono donne quelle che reggono i cartelli) a non biasimare il maschio in quanto maschio, ma non è questo il nocciolo del problema. Il problema è che ci sono uomini che agiscono con violenza contro le donne solo perché sono donne.

      • Un'altra Laura ha detto:

        No, aspe, non mi è chiaro secondo te qual è l’intento dei promotori.
        – Indicare che la maggior parte degli uomini sono buoni e rispettosi, ed esistono le eccezioni marce
        – Indicare che è nella natura del maschio essere predatore e violento e dobbiamo ringraziare chi non lo è.
        Io credo che AVREBBERO VOLUTO dire la prima, e son finiti col dire la seconda. Che poi, agli occhi esterni di quella cultura, ci si rende conto di quanto sia un messaggio assurdo.
        Oh, intendiamoci, la violenza esiste anche qui in Europa occidentale e c’è moltissimo da fare. Però, non so a te, ma per me soprattutto il messaggio sullo zio mi lascia frastornata.
        Vero, verissimo che la maggior parte delle violenze e abusi sui minori avvengono in famiglia. Ma la stragrande normalità, qui, è che i genitori lascino i figli da soli con gli zii senza preoccuparsi. Non c’è nemmeno bisogno di dirlo, figurarsi rivendicarlo! Leggendo quel cartello mi sorge il dubbio che in India non sia così.
        PS: con l’esempio dei gay e delle docce, io lo leggerei come un messaggio omofobo, come se chi lo scrivesse fosse convinto che i gay siano più portati a stuprare.

      • Non è affatto chiaro quale fosse l’intento iniziale dei promotori … Ribadire che non tutti gli uomini sono violenti implica che qualcuno ha precedentemente affermato il contrario, ed è questo il nocciolo della questione. Chi lo afferma, e perché?

      • bob ha detto:

        “Chi è che generalizza? Chi ha mai sostenuto che il cromosoma Y è portatore del seme della violenza?”
        Uh, c’è una sfilza di articoli ed interviste di femministe, sia italiane che straniere, che potrei riempire questo simpatico blog.

      • « Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.»

    • Un'altra Laura ha detto:

      Comunque, in effetti credo che io mi stia allontanando dallo scopo del tuo post. L’effetto che ottengono è quello che è. Ma ciò che è preoccupante sono le cause che abbiano spinto ad un’iniziativa del genere. Colpevolizzare le donne che denunciano abusi e violenze. Rigirare la frittate e fare sentire loro “cattive” perché colpevoli di generalizzare.

      • IDA ha detto:

        Quello dei gay, si è un messaggio omofobo, perchè i gay, sia uomini che donne, sono in genere percepiti come incontinenti e predatori.

      • Un'altra Laura ha detto:

        e questi messaggi non descrivono forse l’uomo etero come incontinente e predatore?

      • IDA ha detto:

        Si.. Ma il maschio etero è incontinente e predatore per natura, è cacciatore ma sa controllarsi. (descrivo il concetto.. io non penso questo).

      • Un'altra Laura ha detto:

        Ok, quindi secondo te il messaggio che volevano dare era proprio “è nella natura del maschio essere predatore e violento, ma la maggior parte degli uomini si “controlla” e le donne dovrebbero ringraziarli per lo sforzo”.
        È un messaggio agghiacciante. Per uomini, per donne, per chiunque abbia un minimo di cervello.

      • IDA ha detto:

        Si! Penso proprio di si.. hai fatto una perfetta sintesi.. Credo che tutte le forme di dominio, si basano su una violenza invisibile, in cui anche le condizioni di esistenza anche le più intollerabili, appaiono naturali, tanto da ritenere come una volontaria sottomissione. Noi donne pensiamo di aver bisogno degli uomini, ma realtà è il contrario, loro hanno bisogno di noi.. ma continuiamo a pensare di essere noi ad avere bisogno di loro. Stesso discorso si può fare su tutto il dominio, sono loro che hanno bisogno di noi, non noi di loro. Ti sembrerò, apocalittica e pessimista. Si! Penso di si, sopratutto in questi ultimi periodi ho una visione della realtà molto pessimistica..

      • Antome ha detto:

        L’ulteriore corollario è poi, “la donna non ha bisogno di controllarsi, noi poveri uomini lo facciamo continuamente” :D.
        Ti sbaglio sullo stereotipo dei gay assatanati per quanto riguarda le donne :D, viene citato anzi, a suffragio della naturale differenza tra i due sessi, l’idea che le coppie di lesbiche siano sostanzialmente frigide, mentri i maschi gay assatanati, mentre i rapporti etero rappresenterebbero un compromesso. Implicazione: le donne hanno un desiderio minore e fanno sesso per accontentare gli uomini nelle relazioni, o al limite, se interessate, perchè stimolate dall’insistenza e l’iniziativa maschile.
        Parte dell’omofobia è proprio attribuire questo forte desiderio incontinente verso le donne, agli uomini gay e temere di esserne l’oggetto.
        Quanto al 4, no, non credo di beneficiare del sessismo e del maschilismo, più di quanto non abbia subito per il bullismo che principalmente era tutto su quell’impronta, questo non per insinuare che le donne non ne subiscano maggiormente. Seppure son stato deriso anche da ragazze complici (sempre parliamo di scuola) nell’applicazione di questi parametri di giudizio.
        Inoltre penso, anzi, di ereditare la diffidenza che l’uomo medio incute alle donne nel più innocente degli approcci (senza pianificazioni o secondi fini, almeno non a breve termine, cosa che d’altronde vale anche per le donne quando cominciano ad interessarsi ad un uomo ;)) Beneficierei molto di più dalla sua scomparsa.

  4. IDA ha detto:

    Ci sono alcuni “diritti” degli uomini che non vanno mai messi in discussione e uno di questi è lo stupro. Non tutti gli uomini sono stupratori, vuol dire solo che usano questo loro “diritto” con parsimonia e moderazione. Parlare di violenza sulle donne, mette in discussione questo diritto, che è un punto fermo della mascolinità, quindi percepito come un qualcosa di ostile dall’intero genere maschile. La mascolinità, è fatta di diritti e abusi, privilegi e ingiustizie che determinano il domini stesso e la struttura sociale. La forza dell’ordine maschile si misura dal fatto che non deve giustificarsi. Parlare di violenza, di sessismo, gli obblighi a giustificarsi. Mettere in discussione la mascolinità vuol dire mettere in discussione l’ordine sociale, dove funziona come sistema di schemi di percezione, di pensiero e di azione, che sono in funzione alla mascolinità. La stessa prostituzione, maschile, femminile e minorile, che costituisce l’offerta, per una domanda composta al 95% di uomini, non turba nessuno, ma se parli di punire i clienti turba tutti, anche chi non è cliente, perché è visto come violazione ad un loro diritto naturale, come bere, respirare e mangiare.
    La differenza morfologica fra i sessi determina la giustificazione naturale delle differenze gerarchiche, questo secondo la mascolinità. Il dominio è sempre stato rappresentato da simboli fallici, perché chi siede al gradino superiore della scala gerarchica è chi ha la possibilità di sodomizzare o stuprare chi è al di sotto.
    Stò parlando di mascolinità, e non del maschio della specie umana, lo so questa differenza molti non la capiranno, ma pazienza.
    Quello delle fasi è interessante, penso che la maggioranza degli uomini siano in un fluttuare tra 1 il 2 e il 3, con una continua involuzione ed evoluzione. I punti 4 e 5 esistono, il mio ex compagno è una testimonianza, e quindi posso dire che per arrivare ai punti 4 e5 un uomo deve aver messo in discussione la mascolinità e considerare come soprusi certi diritti del maschio e di conseguenza è visto dagli altri uomini come “meno maschio”, da alcuni addirittura come “zerbino”.
    La sottomissione delle donne agli uomini appare volontaria, ma è realmente così o è quello che gli uomini ci vogliono far credere? Da qualche parte ho commentato il mio rifiuto del termine della sindrome della crocerossina, lo rifiuto, perché mi sembra un modo come un altro per colpevolizzare le donne. Non voglio stare a tediare con la femminilità e quindi chiudo dicendo che la maggioranza delle donne, ancora pensano che essere sottomesse ad un maschio, rientri nell’ordine naturale delle cose.

  5. IDA ha detto:

    Io avevo 25 anni e sono andata in giro per la Francia, con l’autostop, da sola, per un mese. Ho dormito nel sacco a pelo, nelle stazioni, nei giardini, nelle case di ragazzi e ragazze che conoscevo di volta in volta. L’anno prima o quello successivo non ricordo, sono stata con una mia amica e tre amici maschi, in montagna per una settimana con una tendina da quattro. Queste sono due esperienze che potrei definire a rischio, ma non è mai successo nulla. Al contrario sul posto di lavoro ho avuto spesso delle molestie da parte di alcuni “colleghi”, una volta anche molto pesante, ma è un’altra storia.

  6. cuccurullo ha detto:

    provate a sostituire ‘men’ con un gruppo etnico/religioso/razziale a caso e capirete quanto sia bigotta e insensata la critica femminista.

    • La critica femminista QUALE? Quello che si contesta qui è che non esiste nessun femminismo che sostenga che “all men are like that”, ma che questo argomento è un mero artificio dialettico per banalizzare la denuncia di chi parla di violenza e la discriminazione di genere.
      Chi sostiene che “tutti gli uomini sono così” sono quelli che pretendono di giusitificare la violenza maschile con l’argomento “boys will be boys”: http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/apr/02/its-time-we-stop-using-the-boys-will-be-boys-line E non sono le femministe.

    • Un'altra Laura ha detto:

      Si legga i messaggi sopra: lo abbiamo fatto, e ne abbiamo dedotto che suonerebero dei cartelli razzisti. Provi ad immaginare un cartello “Faccio la commessa in un negozio ed entrano dei clienti neri senza rapinarmi. #NotAllBlack”
      Suonerebbe razzista.
      Il fatto che lei venga a criticare noi e non quei cartelli la dice lunga su quanto le vadan bene la generalizzazione implicita che la vede più portato alla violenza sessuale, anche se poi, magnanimamente, non compie atti violenti. E magari vorrebbe pure esser ringraziato.

  7. dona1956 ha detto:

    Certamente siamo di fronte ad un artificio dialettico mediante il quale si vuole insinuare che vi sia una generalizzazione (gli uomini sono tutti violenti) che ha come contraltare quella secondo cui le femministe sono odiatrici degli uomini. La realtà è che se il fenomeno è strutturale, i rimedi sono fondati sull’impunità. Mi pare di poter dire che siamo di fronte a un raffinato tentativo di instaurare un bel doppio legame, di quelli che non vorrebbero lasciare scappatoie: se gli uomini non sono tutti violenti, nessun uomo è punibile per i reati commessi contro le donne. L’esito è che la donna resta preda.

  8. cuccurullo ha detto:

    sono le femministe che hanno coniato slogan quali “teach men not to rape” o “se il 10% di m&m fossero avvelenati ne mangeresti uno?”. anche qui sostituire uomini con gruppi etnici/religiosi e l’effetto è lo stesso.

    • Cuccurullo, quello che tu non comprendi è che il gruppo discriminato sono le donne, non gli uomini.
      Ti risulta che ci sia da qualche parte una campagna di sensibilizzazione rivolta agli immigrati che recita #BlameSalviniNotAll?

    • Un'altra Laura ha detto:

      “teach men not to rape” =
      1) non è nella NATURA dell’uomo esser più violento, ma nella cultura. Così come quei cartelli ci dicono tante cose sulla cultura indiana, perché un cartello “non mi sento a disagio se sono sola con mio zio” nella nostra cultura non avrebbe senso. Quindi direi che casomai dice l’opposto di ciò che affermi.
      2) è una campagna nata di contro a tutte le iniziative volte a voler colpevolizzare la vittima dello stupro. Devi vestirti in un certo modo, comportarti in un certo modo, uscire ad una certa ora, metterti le calze con peli finti, avere lo spray al peperoncino, fare un corso di krav maga. E se vieni stuprata si vede che non hai fatto qualcuna di queste cose, e un po’ te la sei cercata. Cosa c’entra con il “NotAllMen” lo sai solo tu.

  9. Blossom ha detto:

    proviamo a chiederci anche perché alcune donne ne sentono il bisogno…

    Mi pare che il bisogno principale di tante donne sia quello di sentirsi diverse e migliori delle altre; le altre possono essere tutte le donne, le femministe, le ex del fidanzato, o qualsiasi categoria di donne convenga per giustificare il proprio disprezzo e la propria rivalità.
    Giusto un’oretta fa ho letto un articolo di una certa psicologa mentre cercavo notizie sulla nuova pubblicità huggies – l’hai vista? – dove analizzando il sessismo nella pubblicità pensa bene di aggiungere che non si tratta di essere femministe e di odiare gli uomini. Ma si può?

  10. 1993alberto ha detto:

    Però scusate, quando leggo cose del tipo “gli uomini sono come degli M&Ms, se sai che solo una piccola percentuale è avvelenata, ne prenderesti uno o butteresti via tutto il pacchetto?”, non è proprio quel tipo di generalizzazione che qui si dice che non avviene?
    Cito alcuni casi per far vedere a cosa mi riferisco:


    Quando un uomo ucciso dalla moglie viene accolto da commenti come “la rivolta delle donne” e “ha fatto bene” o ancora viene visto come la giusta punizione per i femminicidi di altre persone (mi riferisco a questo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/04/violenza-di-genere-le-assassine-non-sono-giustiziere-che-vendicano-le-donne/1746165/ ) allora dire che “Not all men” è superfluo non è sbagliato?
    E ancora quando vi sono hashtag come #killAllMen non abbiamo le prove che il “not all men” in qualche caso serve?

    • Questo solo nelle ultime 24 ore (brevissima ricerca su google):
      Picchia moglie davanti alla figlia http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/puglia/picchia-moglie-davanti-alla-figlia_2114932-201502a.shtml
      Botte dal fidanzato Una donna finisce in ospedale http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2015/06/04/news/botte-dal-fidanzato-una-donna-finisce-in-ospedale-1.11558300
      Pomeriggio di shopping sfocia in violenza, picchia la moglie in un centro commerciale http://www.palermotoday.it/cronaca/violenza-centro-la-torre-arresto-4-giugno-2015.html
      Picchia e deruba ex moglie, arrestato 28enne http://www.tarantoindiretta.it/news/picchia-e-deruba-ex-moglie-arrestato-28enne/
      Non vado avanti, mi sono stancata, ma non sarebbero finiti, gli articoli.
      L’hashtag #YesAllWomen ha una storia ben precisa. http://time.com/114043/yesallwomen-hashtag-santa-barbara-shooting/
      Nasce dopo la diffusione del video girato da Elliot Rodger, nel quale l’uomo ci racconta del suo odio per le donne. (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/05/27/puahate/)
      Con l’espressione “Yes All Women” le donne hanno voluto testimoniare quanto pervasiva sia nella società contemporanea la cultura dello stupro.
      Con cultura dello stupro si intende ” … un complesso di credenze che incoraggia l’aggressività sessuale maschile e supporta la violenza contro le donne. Questo accade in una società dove la violenza è vista come sexy e la sessualità come violenta. In una cultura dello stupro, le donne percepiscono un continuum di violenza minacciata che spazia dai commenti sessuali alle molestie fisiche fino allo stupro stesso. Una cultura dello stupro condona come “normale” il terrorismo fisico ed emotivo contro donne. Nella cultura dello stupro sia gli uomini che le donne assumono che la violenza sessuale sia “un fatto della vita”, inevitabile come la morte o le tasse… Molto di ciò che accettiamo come inevitabile è in realtà l’espressione di valori e atteggiamenti che possono cambiare.“(E. Buchwald, P. Fletcher, M. Roth, “Transforming a Rape Culture“)
      Alle donne viene insegnato che l’uomo che abusa di loro è un uomo che le ama: http://blog.pianetadonna.it/leggerezza/non-sempre-anzi-solito-ero-figlio-puttana/
      Non esiste niente del genere nei confronti degli uomini, e per questo motivo le cronache locali non sono zeppe di fidanzate, mogli o ex mogli che bastonano i loro partner; quindi no, non serve un hashtag in difesa dei maschi.

      • Paolo ha detto:

        peccato che spesso l’accusa di supportare la “cultura dello stupro” venga usata a mio parere ingiustamente contro film e fiction ma non aggiungo altro

      • 1993alberto ha detto:

        La sua risposta non c’entra NULLA con ciò che le ho chiesto.
        Le ho detto che ci sono state persone che hanno ESULTATO per l’omicidio di un uomo da parte della partner e lei ha glissato completamente sulla questione. Devo presupporre dunque che giustifica questo comportamento? Perché a suo dire “i maschi non hanno bisogno di un hashtag”… neanche quella persona innocente che oltre ad essere stata ammazzata ha ricevuto applausi per essere morto?

      • Esistono anche donne stronze, ma che c’entra con quello che ho scritto in questo post?
        Che c’entra con l’hashtag “YesAllWomen”? O con “NotAllMen”?
        Il mio post chiarisce che chiunque si occupi di violenza di genere ha chiarissimo in mente che “non tutti gli uomini uccidono”, e che parlare di violenza di genere non equivale a colpevolizzare un intero genere.
        Sono i maschilisti – principalmente – quelli che sostengono che l’aggressività è una caratteristica tipicamente maschile, e lo sostengono per giustificare la violenza.
        Tra l’altro, guardi che sono consapevole che muoiono molti uccisi molti più uomini che donne, solo che anche la maggior parte degli assassini sono di sesso maschile. Anche gli uomini vengono stuprati, ma vengono stuprati da altri uomini: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/30/un-altro-uomo/
        Io sono contro la violenza, e l’ho espresso più che chiaramente: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/08/forza-debolezza-e-calci-rotanti/

      • L’articolo del Fatto Quotidiano sostiene che la percezione sociale della violenza varia a seconda del sesso del perpetratore; che le donne sono giustificate e gli uomini stigmatizzati.
        Questo non è vero.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/28/siamo-sicuri-che-non-e-colpa-della-donna-cattiva/ Donna aggredita: è colpa sua.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/12/03/quando-una-donna-viene-uccisa-e-certamente-colpa-sua/ Donna uccisa: è colpa sua.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/09/29/ha-fatto-bene/ Donna uccisa: lui ha fatto bene.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/23/la-cultura-della-violenza/ Donna uccisa: vittima dell’amore.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/01/la-criminalizzazione-del-maschio-nei-media/ Strage: era un uomo mite.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/01/la-criminalizzazione-del-maschio-nei-media/ Il mite ragazzo con la pistola
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/11/11/una-tragedia/ Uccide lei, ma la tragedia è il suo suicidio.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/15/due-versioni/ L’ha uccisa, ma perché era esasperato.

        Quanti esempi ti servono?

      • 1993alberto ha detto:

        “Che c’entra con l’hashtag “YesAllWomen”? O con “NotAllMen”?”
        C’entra perchè lei nega che esistano persone che fanno di tutta un’erba un fascio. L’immagine delle M&Ms l’ho trovata su diverse pagine che si dovrebbero occupare di diritti femminili. Con ciò non voglio generalizzare a tutte le femministe o a tutto il femminismo, però dico solo che il fenomeno non si può nascondere. Bisogna affrontarlo.

        Per la questione uomini, omicidi, ecc. non voglio entrarci. Voglio solo chiedere questo: spesso si afferma che la violenza non abbia razza, giusto? Come fa a non avere razza se ha genere? Di solito si dice che abbia genere perchè è culturale, ma come fa a non avere razza se è culturale? Come fa questo ragionamento a non condurci dritti dritti nelle file dell’estrema destra per la quale il criminale per eccellenza è l’immigrato?

      • Ma chi lo nega che esistono persone che fanno di tutta l’erba un fascio?
        Il punto è: che danno procurano queste persone? Ledono la sua sensibilità?
        Io le sto dicendo che le donne muoiono, mentre gli uomini si offendono: quale dei due problemi ha la priorità?

        La discriminazione si fonda sulla razza, sul genere, sull’orientamento sessuale, e su tante altre cose. E spesso dalla discriminazione scaturisce la violenza: è chiero? E’ di questo tipo di violenza che stiamo parlando.

      • 1993alberto ha detto:

        “Quale dei due problemi ha la priorità?”
        Questa è una falsa dicotomia: perché le cose devono andare in contrasto? Perché non è possibile parlare del tema violenza sulle donne riprendendo al contempo chi generalizza?

      • Perché, come ho cercato di spiegare nel post:
        l’argomento “ma non tutti gli uomini sono così” riduce l’analisi sociologica del problema ai singoli casi, operazione che invariabilmente conduce ad interpretazioni psicologiche (il celeberrimo “raptus”), che banalizzano quello che è un fenomeno sociale, pretendendo di spiegarlo a seconda dell’occasione con l’incapacità individuale di gestire la rabbia, la crisi economica, l’arretratezza culturale o il consumo di alcol o droghe.

        Se è verissimo che non tutti gli uomini agiscono con violenza contro le donne, questa verità viene usata come strumento per demolire il lavoro di chiunque si provi a decostruire una cultura che assegna al maschio il privilegio di agire impunemente con aggressività, perché così stabilisce la sua natura.

        Se davvero l’intento fosse riprendere chi generalizza, allora il messaggio dovrebbe essere costruito in modo da ricomprendere anche tutti quelli che sostengono che “boys wil be boys”, ovvero che l’aggressività è una caratterstica intrinseca al maschio: un messaggio ben più pericoloso per l’incolumità di tutti.

      • Paolo ha detto:

        problemi con alcol e droga possono averli gli uomini come le donne
        l’incapacità o non volontà di gestire la rabbia possono averla gli uomini come le donne, ma essendo gli uomini in media fisicamente più forti la loro incapacità tende a fare danni maggiori sempre in media

      • 1993alberto ha detto:

        “L’articolo del Fatto Quotidiano sostiene che la percezione sociale della violenza varia a seconda del sesso del perpetratore; che le donne sono giustificate e gli uomini stigmatizzati.”
        Non per forza. Può esistere una stigmatizzazione per entrambi con una maggioranza per le classi viste come più “violente”. Una classe vista per eccellenza come violenta viene sicuramente penalizzata. Ciò però non significa che non lo sia anche l’altra. Io ritengo sia una questione di quantità. E’ lo stesso motivo per cui esiste l’ingiustizia tra italiani, ma questo non nega che esista un’ingiustizia maggiore verso le categorie etniche ritenute più “violente” secondo i pregiudizi (es. rom, sinti, ecc.).

      • L’articolo del Fatto Quotidiano sostiene che le donne sono sempre giustificate e gli uomini stigmatizzati?
        Si, lo sostiene.
        “Se lei ti accoltella durante un litigio è normale immaginare che sia stato lui a iniziare. Se lei ti uccide nel sonno è sempre lui il colpevole, e può anche darsi che ci siano situazioni in cui le donne sono stremate, hanno subito violenza e non vedono altra via d’uscita”.
        Io le ho mostrato come nei fatti avvenga l’esatto contrario: lei muore, e l’opinione pubblica l’accusa di essere responsabile della violenza subita.

    • IDA ha detto:

      Scusa.. ma questa delle M&Ms chi lo dice? Chi è?
      Quei commenti da chi sono fatti? Da donne. Ma quali donne? le femministe o forse da quelle che non hanno bisogno di femminismo?
      Chi generalizza e strumentalizza è proprio l’articolo del Fatto ed è in malafede, perchè sottintende che chi denuncia la violenza di genere e parla di femminicidi, poi fa quel tipo di commenti, ma non sono le stesse persone, non basta essere donne..

    • Blossom ha detto:

      No ma davvero? Il fascio quotidiano? Vabbè stai trollando.

    • Un'altra Laura ha detto:

      ehm…
      Non vorrei dire, ma… l’esempio del M&M’s dice proprio NOT ALL MEN.
      Non tutti, il 10%. Come cambia la tua percezione del pacchetto M&M’s?
      Ecco, così cambia anche la percezione della donna verso il mondo, rispetto ad un uomo.
      Esempio.
      Hai presente la continua sensazione di pericolo che prova una donna?
      Sai cosa vuol dire aver paura ad essere l’ultima a rimanere su un bus, perché chissà, magari l’autista ne aprofitta. O di esser sola in carrozza quando passa il controllore. Un collega che non conosci da tanto ti invita a bere una birra. Meglio una coca, o mezza pinta, perché, chissà…
      Tu, in quanto uomo, puoi berti tranquillamente anche un paio di birre e pensare ragionevolmente che non ti succederà nulla.
      Gli esempi, ovviamente, sono infiniti.
      E sai qual è la cosa peggiore? Che se ci succede qualcosa, ci sarà sempre qualcuno che ci colpevolizzerà, per aver preso quella manciata di M&M’s

    • Un'altra Laura ha detto:

      per dirla in altro modo. Non è il femminismo che dice “tutti gli uomini”. Casomai è il maschilismo, con il concetto “boys will be boys”. Ma il femminismo dice “sì, va bene, “not all men”, ma “a sufficient number of men” affinchè “yes all women” abbiano subito una forma di violenza di genere nella propria vita. Potremmo, per cortesia, sforzarci perché diventi un “not all women” invece che star qui a lodarci e imbrodarci perché “the greatest part of men don’t”. Che vogliono gli uomini che non commettono violenza? Lo zuccherino? Un premio bravo ragazzo? Non essere friendzonati perché, oh, se non ho mai alzato un dito contro una donna, un po’ di gnocca me la merito?

  11. Nato Invisibile ha detto:

    già, il mondo si è popolato di donne che giudicano altre donne e condannano altre donne. una donna che attraversa delle difficoltà, è spesso una vittima di maltrattramenti, abusi, fisici o psicologici. molto spesso coloro che compiono l’atto concreto contro la malcapitata di turno sono maschi, ma talvolta le persecutrici sono anche femmine. quanti trucchi ha escogitato la matrigna di biancaneve? lei sola doveva essere potente, forte, bella e giovane. non poteva concepire che alcun individuo anteponesse la fiorente fragile femminilità di biancaneve alla sua insaziabile brama di potere. il fatto che lei sia la mandante dell’omicidio mi ha sempre colpita: incarica l’aitante cacciatore grande e grosso di liberarla della scomoda “femminuccia”. più o meno quel che fanno queste perverse femmine contemporanee, che quando s’imbattono in un’altra femmina non sono solidali, ma diventano “bulle”.

    Il pensiero della donna maschilista che giudica una donna in difficoltà è: sei una vittima? te la sei andata a cercare, nessuno è vittima per caso, l’uomo/carnefice è solo un braccio di passaggio.. sei penosa, sei vittima di te stessa e neanche te ne rendi conto… svegliati, sei tu che ti attiri la crudeltà e l’offesa, non lo vedi? a me non è mai capitato, infatti io non me la sono mica andata a cercare come te!

    donne che emerginano altre donne, le ridicolizzano, le umiliano, negano il sistema di prevaricazione maschile per una ragione: la prevaricazione non è un privilegio solo maschile, ora è un privilegio anche femminile, uno strumento di acquisizione di potere a disposizione anche delle donne – contro altre donne. magnifico!

    riporto le parole che il padre di mio figlio, mio ex fidanzato mi scrisse 5 anni fa, quando il bambino aveva appena 6 mesi, ed io vivevo dai miei genitori per gli stessi motivi di tutte le donne in difficoltà. <>

    Ecco. di Giudici ne sono cambiati 3 in questi 5 anni. l’ultima è la Presidente del Tribunale dei Minorenni della mia città. Questo uomo ha invocato la PAS, ci ha trascinati di CTU in CTU, Servizi Sociali, Centri antiviolenza. Mi ha detto l’Ill.ma presidente, nell’ultima udienza, collegiale, queste parole: Signora, suo figlio è ancora sano. Ma Lei, inconsciamente, non tutela il supremo interesse di suo figlio, che è quello di costruire una relazione con questo uomo (pieno di rabbia e di collera). Solo perché fino ad oggi si è scagliato solo contro di Lei e contro suoi genitori, non è detto che si scaglierà anche contro il proprio figlio. L’interesse di M. è di conoscere il padre, altrimenti fra qualche anno ci ritroveremo un adolscente difficile con la PAS.

    Ecco, donna che umilia altra donna. come le due giudici donne prima di lei, come le operatrici e direttrici dei centri “antiviolenza”, come il curatore speciale di mio figlio, un’altra donna. donne che ti biasimano, che si alleano automaticamente col maschio non per essere come lui, ma per utilizzare il maschio come braccio per mantenere il proprio potere ed il proprio status di privilegiate prevaricatrici. donne che snaturano i propri volti e la propria anima e si deformano nello specchio della nostra società, lo “specchio delle loro brame”.

    Dio solo sa come sopravviveremo.

  12. Giovanna Ricci ha detto:

    “A chi ha ideato questa campagna vorrei rispondere: guarda che noi donne lo sappiamo già, che “not all men”, altrimenti la razza umana si sarebbe estinta da tempo! Noi donne andiamo a scuola con voi, lavoriamo con voi, usciamo con voi, a volte ci sposiamo addirittura con voi uomini, e quando ci nasce un figlio maschio in genere lo amiamo e lo accudiamo proprio come se fosse una bambina, non lo molliamo in ospedale e scappiamo gridando “uno stupratore! Aiuto!””mi ricorda tanto la moglie di clemente russo che per difendere il marito ha detto che lui non è un maschilista e lei ne è la prova,è incredibile che ancora stiate a questo livello di negazionismo

    • Temo che tu abbia frainteso completamente il senso della frase. Quello che questa frase voleva significare è che la stragrande maggioranza delle donne tende ad affrontare il rapporto con gli uomini partendo dalla presunzione d’innocenza. Che è molto diverso dal difendere una persona colpevole.

      • Giovanna Ricci ha detto:

        appunto bisogna finirla con il negazionismo,le donne sanno benissimo che hanno a che fare con i maschilisti altro che “presunzione d’innocenza”

      • Ma in che modo questo post negherebbe la violenza o il maschilismo?

      • Il contesto della frase è la campagna #BlameOneNotAll, comunque. Quello che volevo sottolineare è l’inesistenza della problematica affrontata, ovvero il fatto che non c’è alcuna necessità di ricordare alle donne di non generalizzare, anche perché, come hai sottolineato tu, di solito le donne tendono a fare l’esatto contrario di ciò di cui la campagna le accusa.

  13. Giovanna Ricci ha detto:

    infatti quella campagna è una stronzata,ma la frase che ho estrapolato come è posta esprime un altro concetto che ho già descritto,non mi voglio ripetere anche perchè è più che chiaro,chi vuole capire capisca e chi no pazienza

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