Cherchez la mom

Tratto da Why do we assume there is an evil mother behind every violent man?

Bates-Motel(…)

Nella sua ponderata recensione della pellicola Boyhood di Richard Linklater, Malcolm Harris descrive un fenomeno che sua madre ha definito “cherchez la mom”:

Quando abbiamo bisogno di trovare qualcuno da biasimare per una tragedia, di fatto la madre diventa l’elemento che maggiormente ha influenzato la vita di in un bambino o di un adulto. Questo processo quasi mai si spinge fino a valutare il contesto sociale che vincola le scelte di una madre. […] Noi definiamo le madri il fattore decisivo nello sviluppo di un bambino non per valorizzarle, ma per accusarle.

Il potere della madre sembra assoluto, o almeno lo è quando i suoi figli fanno qualcosa di sbagliato. Eppure, posto che esista, questo potere è stranamente senza speranza. Non comporta dei benfici, né per noi, né per nessun altro. Si limita a tenerci in scacco, per sempre. Come ha detto Adrienne Rich, “leggendo la storia della ‘cattiva madre’ come un invisibile assalto al nostro essere, noi ‘buone madri’ reagiamo sforzandoci di diventare migliori, più pazienti e decise a sacrificarci di più, aggrappandoci a ciò che comunemente si intende con sanità mentale” . Invariabilmente, falliamo. (…)

Invischiate come siamo tra l’essere madri e giudicare la maternità altrui, ci è facile ignorare il fatto che colpevolizzare la madre è fondamentale per dare un senso al mondo. Si tratta di uno di quei tasti di scelta rapida essenziali non a raggiungere una qualche verità assoluta, ma a contenere una realtà che è molto più complessa di quanto siamo disposti ad ammettere.

[Il fenomeno] “Cherchez la mom” è ovunque: nell’arte, nella letteratura,nella filosofia, nella religione, nella psichiatria.

crepet

La madre – in quanto donna e quindi non del tutto persona – non è titolare di una sua soggettività da esplorare, di conseguenza la violenza dei suoi figli può essere scaricata su di lei senza che questo comporti ulteriori analisi.

La mitologia classica è piena di uomini brutali che ingaggiano guerre inutili per futili motivi, ma sono solo le azioni delle cattive madri – Medea, Clitennestra, Giocasta – quelle in grado di diffondere veleno.

Nelle fiabe, una buona madre è una madre morta, e il vuoto che lascia è riempito dalla matrigna malvagia le cui ambizioni sono da disprezzare.

La psicanalisi del Novecento pone il bambino in opposizione a un’onnipotente, dominante figura materna che deve essere respinta in favore del padre. Se la madre negligente danneggia il suo bambino, così fa anche quella accudente che non lo lascia libero, o che lo lascia andare troppo tardi. Come ci ricorda il film Psycho, una madre non ha nemmeno bisogno di essere viva per organizzare la discesa di suo figlio nella misoginia e nella violenza. E’ sufficiente il solo pensiero di lei.

Non è che le madri non danneggino i loro figli nella vita reale, ma, come afferma lo psicoterapeuta Shari L Thürer, “l’atto d’accusa verso i genitori (di solito le madri) nella letteratura psicologica è così automatico, così brutale, così massiccio, così indifferenziato e così incurante dei limiti del potere di una madre, che preclude ogni ragionevole valutazione delle diverse situazioni cliniche. Nel raccontare la genitorialità è praticamente sempre ignorato il contesto sociale nel quale si colloca la madre”. Oppure, come sostiene Harris, “focalizzarsi sull’importanza di avere buoni genitori lascia il resto della società fuori dai guai“:

Quando le cose vanno male siamo incoraggiati a focalizzarci sulla mamma, invece di assumere una prospettiva più ampia. Ci vuole un intero villaggio per crescere un giovane violento, e il nostro paese ne alleva un sacco.

Le madri hanno davvero la capacità di determinare il benessere dei loro figli. Ma che dire di un mondo in cui la violenza maschile è al tempo stesso incoraggiata e perdonata? In cui la famiglia nucleare è un feticcio, ed è considerata come l’unico contesto accettabile nel quale crescere i figli, senza che la comunità senta il bisogno di indennizzare chi si fa carico del lavoro di cura e non può condividere quel peso con nessuno? Una società nella quale i padri che macellano i figli sono descritti come “amorevoli”, mentre le madri uccise dai loro figli diventano il Male? In cui le madri sono ridotte a meri escamotage narrativi nella storia di esseri umani che falliscono? Cosa succede quando dobbiamo dare un senso a un mondo del genere?

amorevole

Penso che la maggior parte delle madri sia terrorizzata dal potere che si illude di avere. Mi ricordo di aver lasciato l’ospedale con ciascuno dei miei figli appena nati, stupita che il personale mi permettese – proprio a me! – di uscire di lì con una così preziosa e fragile vita ancora informe. In The Mask of Motherhood, Susan Maushart descrive come molte novelle mamme siano tormentate da spaventosi sogni su come danneggeranno i loro bambini: “ognuna di noi è segretamente preoccupata di questa nostra ‘devianza’, nella convinzione di essere l’unica a sentirsi così”.

Eppure, in una cultura fondata sulla colpevolizzazione della madre, nella quale, come scrive Naomi Wolf, alla donna in gravidanza è raccontato in mille modi diversi che “il bambino ha bisogno di essere protetto da lei”, c’è da meravigliarsi se impariamo a temere noi stesse e andiamo alla ricerca di madri da poter definire peggiori di noi? C’è da meravigliarsi se ci accontentiamo di una spiegazione semplicistica, dato che è l’unica che abbiamo a disposizione?

Le madri non sono né dee né demoni. Qualunque cosa facciamo, non siamo le uniche responsabili di quello che i nostri figli diventano.

Sullo stesso argomento:

Due pesi e due misure: i genitori single e il genere

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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32 risposte a Cherchez la mom

  1. Paolo ha detto:

    In Mr Mercedes di Stephen King, il cattivo è Brady Hartsfield un assassino di massa sociopatico cresciuto con una madre single (il padre è morto quand’era piccolo) con cui ha un legame morboso e incestuoso. (il riferimento al Norman Bates di Psycho è palese)
    Quindi anche King è un misogino che detesta le madri e le incolpa di tutto ciò che un figlio fa da adulto oppure senza essere misogino contribuisce inconsapevolmente a una cultura che colpevolizza le madri? Nè l’uno nè l’altro, King è uno scrittore che racconta l’umano, persone come Brady e sua madre esistono ed è legittimo raccontarle.
    No la madre, o più in generale i genitori non sono i soli responsabili di cosa un figlio diventerà da adulto nel bene e nel male ma una responsabilità ce l’hanno, chiunque mette al mondo un figlio si assume una responsabilità verso quel figlio e verso la società e questo non è assolvere la società nè l’adulto che è il primo responsabile delle violenze che commette. Ma mamma e papà con la loro presenza o assenza qualcosa fanno, credo che influiscano di più rispetto a film e fumetti violenti.
    Che un padre che uccide per vendetta i figli non abbia nulla di amorevole, sono d’accordo

    • Il nocciolo di questo post è questo: “l’atto d’accusa verso i genitori (di solito le madri) nella letteratura psicologica è così automatico, così brutale, così massiccio, così indifferenziato e così incurante dei limiti del potere di una madre, che preclude ogni ragionevole valutazione delle diverse situazioni cliniche.” E’ corretto da parte di uno psichiatra come Crepet affermare pubblicamente che la violenza maschile è da ricondurre sempre e solo a sua madre? Secondo chi ha scritto questo articolo, e anche secondo me, no, non è corretto.

      • Paolo ha detto:

        il post non parla solo della letteratura psicologica ma per rafforzare la tesi tira in ballo l’arte e la narrativa dicendo che implicitamente ha formato una cultura che colpevolizza sempre e solo le madri, tira in ballo anche la tragedia greca prendendo cantonate perchè Giocasta non è “una cattiva madre”: era ignara che edipo fosse suo figlio quando l’ha sposato ed era altrettanto ignaro lui

    • Un'altra Laura ha detto:

      Io inizio a chiedermi seriamente se per te esiste la cultura. Il mondo è fatto di monadi individuali che agiscono ognuno in un modo qualsiasi, a caso, “ugualmente legittimo”.
      Boh.

      • Paolo ha detto:

        Mai detto “la cultura non esiste”, ho spiegato più volte come la penso, a questo punto penso che siate voi a non capire (se qualcuno si sente insultato da quest’ultima frase mi spiace ma per me le cose stanno così)

      • Un'altra Laura ha detto:

        la cultura esiste ma il cinema non vi fa parte.
        o non vi contribuisce a formarla, ne è solo un prodotto.

      • Paolo ha detto:

        il cinema come tutta la narrativa sono figli o “prodotti” artistici della cultura e della società umana in cui nascono: la raccontano con maggiore o minore efficacia (come ho detto: raccontano l’umano e la società), a volte la giudicano

      • Antome ha detto:

        Ma i cinegiornali?
        Comunque d’accordissimo su King, racconta soltanto, non credo colpevolizzi la madre single in quanto single. Al limite crea uno spaccato, un palco, uno sfondo.

      • Paolo ha detto:

        io parlo di fiction, ovviamente. i cinegiornali e i documentari sono altra cosa

      • Antome ha detto:

        Ma John Wayne? 😉

      • Paolo ha detto:

        Sentieri selvaggi è un gran film. anche Un dollaro d’onore

      • Antome ha detto:

        Non l’ho visto e, vedi non metto in dubbio anche un film oggi assolutamente “scorretto”, anzi diciamo pure razzista verso i nativi, possa essere artisticamente bello e magari anche godibile. Ma spero non passi per politicamente corretto far notare che sui nativi se la raccontavano dal punto di vista esclusivo dei coloni, la maggiorparte delle volte, tutto qui. Anche se personalmente, ma questi sono gusti, rovina la mia suspension of disbelief. Ma senza polemica. Invece “A qualcuno piace caldo continua” a piacermi, inoltre la Monroe anche se sembra ingenuotta è in gamba e comunque il tutto è funzionale alla comicità ed all alla trama del film :). Non è magari un bell’esempio perchè lì comunque, anche per gli standard di oggi, non c’è gran che di “politicamente scorretto”. Magari South Park.

      • Paolo ha detto:

        i western pro-nativi non mancano specie dagli anni ’70 in poi, ma c’erano già stati degli antesignani da Broken Arrow di Delmer Daves a Il grande sentiero di John Ford.
        South Park è geniale, a tratti

  2. IDA ha detto:

    Dietro un uovo, c’è sempre una mamma che cova, questo è il pensiero della psicologia classica, da Freud in poi. Oggi grazie anche all’ingresso sempre maggiore di donne a tali studi, (leggevo in questi giorni che l’80% dell’iscritti all’universita di Psicologia sono donne) quella dell’uovo e della mamma sono un pò superate. Crepet, mi risulta che sia un uomo, e più vecchio di me, quindi ha una formazione molto classica.
    Siamo in una società, dove il ruolo e le aspettative della “madre” è ancora molto forte, che porta appunto alla cultura della colpevolizzazione della madre. I miei figli sono nati tutti e due all’ospedale, e anche io ho avuto quello stupore, quel terrore, quell’enorme responsabilità che avevo da quel momento e non mi sentivo all’altezza. Paura di come prenderlo, come cambiarlo, dei rigurgiti notturni.. Il padre dei miei figli, che è sempre stato molto presente e aveva maggiori doti e capacità di rapportarsi con i bambini, lui queste paure, queste ansie e sensi di colpa non le ha mai avuti.
    “Le madri hanno davvero la capacità di determinare il benessere dei loro figli.” Il benessere non lo so, ma il malessere si, qui lo dico come figlia. Io ho sempre avuto paura di avere atteggiamenti simili a quelli di mia madre con i miei figli, e questo mi ha creato insicurezze e sensi di colpa. Ancora oggi, che sono grandi e vivono per conto suo, se stanno tanto senza telefonarmi, mi chiedo dove ho sbagliato. Quando mio figlio è andato a cena da suo padre e ha fatto conoscere la sua compagna prima a lui che a me, ci sono stata male e poi mi sono incazzata con me perché ci sono stata male.. in pratica non c’è un attimo di tregua.

  3. primavera ha detto:

    Domanda x Crepet (ma nn solo): dunque,tirando in ballo solo le madri, è certo che gli assassini delle donne siano tutti orfani di padre ovviamente???? Ah no forse erano alienati!
    Ma guarda un pò..
    per fortuna ogni tanto le madri mettono al mondo anche illustri psichiatri che sfornano perle di saggezza di inestimabile valore come quella sopra citata.
    Del resto nell’intervista dice anche che ci dovremmo chiedere piuttosto come una donna possa amare un violento e non perché muoiano per mano di esseri, che per comodità definiamo uomini ,ormai 2 donne al giorno..
    Ma si accusate le donne dei loro stessi omicidi,della fame nel mondo, della scomparsa dei dinosauri, almeno vi sentirete tutti meglio!
    menomale che ha due lauree..
    forse quelli che uccidono avevano in casa un esempio di genitore violento a cui oggi affidano i figli ??? Non so..io non sono laureata e magari sbaglio ma sono mamma e sto cercando di insegnare a mio figlio il rispetto per gli esseri umani..almeno IO!

    • Fin troppo spesso le donne muoiono dopo aver denunciato il loro aggressore: https://chiaramentenews.wordpress.com/2015/06/03/violenza-sulle-donne-siamo-sicuri-che-sia-meglio-denunciare/
      Invece di colpevolizzare le donne che amano (come se amare fosse un comportamento da biasimare!), magari sarebbe opportuno interrogarsi su come tutelare le donne che chiedono aiuto.
      “Oltre 330 donne sono state uccise, dal 2000 a oggi, per aver lasciato il proprio compagno. Quasi la metà nei primi 90 giorni dalla separazione. Il rapporto Eures, diffuso oggi, li definisce i ‘femminicidi del possesso’, e conseguono generalmente alla decisione della vittima di uscire da una relazione di coppia; a tale dinamica sono da attribuire con certezza almeno 213 femminicidi tra le coppie separate, e 121 casi in quelle ancora unite dove la separazione si manifesta come intenzione. Il 45,9% avvengono nei primi tre mesi dalla rottura (il 21,6% nel primo mese e il 24,3% tra il primo e il terzo mese). Ma il “tarlo dell’abbandono”, segnala il dossier, ha una forte capacità di persistenza e di riattivazione nei casi di un nuovo partner della ex, della separazione legale, o dell’affidamento dei figli. Tanto che il 3,2% dei femminicidi nelle coppie separate avviene dopo 5 anni dalla separazione.” http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/11/19/femminicidi-ogni-due-giorni-viene-uccisa-una-donna_cc33c7e8-81c2-46fa-b1d6-f577eedfb727.html
      Su che basi si afferma che il problema sono le donne che amano?

  4. Maura ha detto:

    Per una volta sono d’accordo con Paolo su una cosa. Ma Clitennestra in che senso è una cattiva madre? Lei uccide Agamennone per vendicare l’uccisione di Ifigienia. Che poi abbia una figlia str che sta dalla parte del padre, non significa mica che sia stata una cattiva madre.

    Quanto a Medea, ci sarebbe da discutere.

    Ma che dire di Abramo?

  5. 1993alberto ha detto:

    Io non parlerei tanto di madre o di padre quanto più di caregiver. Il sesso del caregiver è ininfluente.
    La letteratura psicologica in merito è sconfinata, soprattutto in psicologia dello sviluppo. Ci sono paragoni tra il tipo di attaccamento che un bambino ha con i caregiver e lo stile di attaccamento che la stessa persona avrà da genitore.
    Il Finnish Adoptive Study ha dimostrato che un ambiente sereno evita la comparsa di sintomi di schizofrenia in bambini che geneticamente sono predisposti, quindi beh… dire che i genitori non hanno responsabilità è sbagliato. Non parlo di colpa, parlo di responsabilità.
    Ad esempio un attaccamento disorganizzato può derivare da un lutto e qui nessuno ha colpa, ma ha ovviamente un effetto sul bambino, un effetto devastante che va calcolato.

    Buona serata.

    • Qui non si parla dell’influenza del legame di attaccamente sui bambini, ma dell’atteggiamento della società nei confronti delle figure genitoriali a seconda del loro sesso, un argomento che ho già trattato qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/09/15/due-pesi-e-due-misure-i-genitori-single-e-il-genere/
      Se da un punto di vista squisitamente biologico il sesso del caregiver principale è ininfluente rispetto alla qualità del legame (almeno studi recenti ci suggeriscono questo), assumendo una prospettiva diversa non si può non riconoscere che la società, così come è struttrata oggi, ci impone dei ruoli sulla base del genere.
      L’argomento qui è l’identità di ruolo, e l’influenza degli stereotipi di genere sull’analisi di determinate situazioni.
      La generalizzazione “l’uomo è violento per colpa della madre” è la conseguenza della pervasività degli stereotipi di genere, che – come nota l’autrice di questo post – ci offrono una versione semplificata della realtà.

      • Paolo ha detto:

        diciamo che un uomo è violento perchè lo decide ma i genitori o il genitore infuiscono

      • 1993alberto ha detto:

        “ma dell’atteggiamento della società nei confronti delle figure genitoriali a seconda del loro sesso”
        Il problema è che l’atteggiamento dipende dal fatto che la società tutt’oggi pensa che la madre sia la “caregiver naturale”. Ergo bisognerebbe demolire quest’idea, cosa che però – senza offesa, riconosco l’impegno del lavoro che mette in questo sito anche se non concordo – trovo che questo blog non faccia, anzi, alimenti.
        Se la madre è la “caregiver per eccellenza” allora ovviamente gli sbagli dei caregiver coincideranno con i suoi sbagli.

      • Vedi, caro Alberto, l’unico modo per demolire lo stereotipo della madre-caregiver principale è vedere un po’ più di uomini dedicarsi alla cura della prole. E il comportamento degli uomini italiani, al momento, non è di nessun aiuto: http://www.huffingtonpost.it/2015/04/28/le-donne-senza-marito-lavorano-meno_n_7161194.html
        Quanti uomini italiani stanno usufruendo del congedo parentale? Nel 2011, secondo i dati più recenti che l’Inps fornisce, su 263.786 congedi parentali facoltativi in Italia, solo 31.905 sono stati goduti dai padri. Occorre rimboccarsi le maniche, invece di lamentarsi del “lavoro” di questo blog.
        Prima di pretendere il riconoscimento per il lavoro di cura, non bisognerebbe svolgerlo, quel lavoro?

      • IDA ha detto:

        Io, probabilmente sbagliando; con il temine “caregiver” ho sempre inteso chi si prende cura e assistenza del famigliare malato o disabile. Anche in questo caso cura e assistenza tocca quasi sempre alle donne assistere il padre o la madre con esempio: demenza senile. Spostare il termine “caregiver” all’educazione, mi sembra una cosa scorretta, anche perchè sono due compiti totalmente diversi. Poi non lo so, mi posso anche sbagliare.

      • 1993alberto ha detto:

        Confonde attaccamento – ovvero reazione di conforto dell’adulto come base sicura al bambino in caso di distress – con divisione del lavoro a casa. Non è neanche detto che il modo di essere base sicura per il bambino debba essere lo stesso tra padre e madre.
        Per il concedo paterno ci credo, se è facoltativo e non obbligatorio crea più possibilità di essere licenziati rispetto a chi non ne usufruisce. Paradossalmente l’imporre il congedo paterno al pari di quello materno – tra l’altro – eviterebbe le discriminazioni sul lavoro delle donne in gravidanza. Ancora una volta l’assunzione del ruolo di caregiver naturale della donna la penalizza.
        Sia ben chiaro non volevo offenderla nel suo lavoro. Non concordare non significa per forza agire da tifoseria calcistica in cui non si distingue più il rispetto della persona dalla concordanza con le sue idee.

      • Io ho chiarissimo cos’è un caregiver. Io qui ho citato studi importanti sulla questione: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/17/la-tenera-eta-del-minore-e-la-questione-del-doppio-domicilio/
        Ma il legame d’accamento è decisamente off topic sotto questo post.
        Che, ribadisco, tratta di ruoli di genere, e in particolare delle aspettative sociali nei confronti delle madri.
        Ripeto: il post tratta del modo in cui la maternità è percepita dalla società, non del legame fra i bambini e i loro genitori.
        Tra l’altro: difficile che il padre possa essere il caregiver primario se non passa del tempo col bambino, ti pare? Un legame del genere si instaura in presenza.

      • 1993alberto ha detto:

        Chiudiamo la questione attaccamento, anche se ci sarebbe molto da dire (es. sulla distinzione tra caregiver primario e secondario che viene a cadere molto presto nella crescita e sull’esistenza di attaccamenti multipli). Il topic però tratta delle responsabilità dei genitori relativamente a una prole violenta. Mi dispiace contraddirla ma i genitori sono per forza di cose responsabili della crescita del bambino, anche perchè se non lo sono i genitori, chi lo dovrebbe essere? Ok, esiste un fattore biologico, un temperamento, ma senza adeguato supporto ambientale – come rilevato dal Finnish Adoptive Study – non si esprime.

      • NO IL TEMA NON è LA RESPONSABILITA’ DEI GENITORI SULLA CRESCITA DEI BAMBINI (forse se lo scrivo maiuscolo è più chiaro).
        “Non è che le madri non danneggino i loro figli nella vita reale, ma, come afferma lo psicoterapeuta Shari L Thürer, “l’atto d’accusa verso i genitori (di solito le madri) nella letteratura psicologica è così automatico, così brutale, così massiccio, così indifferenziato e così incurante dei limiti del potere di una madre, che preclude ogni ragionevole valutazione delle diverse situazioni cliniche.”
        Facciamo un esempio pratico, che di solito aiuta nei casi in cui c’è difficoltà a comprendere.
        Pensiamo allo stupro della tassista che ha fatto tanto scalpore.
        La madre ha dichiarato al Corriere: «Dovete concedermi di spiegare a tutti chi è davvero Simone. Il figlio di un padre alcolizzato, un barbone, un violento con il quale ha vissuto da quando me ne sono andata via di casa nel 2005, stanca di essere picchiata e maltrattata ogni giorno».
        Qual è il fattore che ha avuto la maggiore influenza su questo ragazzo? Secondo Crepet è il rapporto con la madre, a prescindere. Il che è un’assurda semplificazione di una situazione molto più complessa.
        Si potrebbe pensare che il fattore determinante sia l’essere stato vittima per anni di abusi e di violenza assistita. In particolare, riguardo alla violenza assistita, una piccola fetta di responsabilità ce l’ha anche la nostra società, che non ha ancora neanche una legge che tuteli i bambini dalla violenza assistita, e che spesso, quando si tratta di esprimersi in merito all’affido, non considera la violenza assistita un elemento sulla base del quale tutelare un bambino da una figura genitoriale pericolosa.
        Ma perché questa madre non ha portato via il bambino, per sottrarlo alle grinfie di un uomo violento?
        La risposta è molto più complessa di “perché è stata una cattiva madre”. Hanno gli strumenti, le madri, per difendere i loro bambini?
        La risposta è no: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/06/01/i-bambini-hanno-bisogno-di-essere-protetti-dai-genitori-abusanti/

      • 1993alberto ha detto:

        Ora mi è più chiaro ciò che intendeva. Le chiedo scusa per il disturbo e la ringrazio per lo scambio di opinioni oltre che per il tempo che mi ha dedicato a rispondermi.
        Buona giornata.

      • Ci mancherebbe, che disturbo! Sono contenta di aver chiarito.

  6. Pingback: Dal “Se l’è cercata” al “Il femminicidio non esiste” | Un Altro Genere Di Rispetto

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