La gogna

Mettere alla gogna significa svergognare pubblicamente, esporre al ridicolo o allo scherno di tutti.

La gogna era un antico strumento di punizione che aveva lo scopo di esporre il colpevole al pubblico ludibrio. Era una pena complementare al carcere e riservata ai truffatori, ai mezzani e ai falliti; consisteva originariamente in un collare di ferro assicurato a una colonna o a un palo mediante una catena e stretto attorno al collo del condannato. Vicino a lui un cartello indicava il suo reato e il suo nome. In caso di morte o contumacia se ne esponeva l’effigie. La cittadinanza aveva una certa libertà d’infierire sul reo, e normalmente lo copriva d’insulti, sputi e percosse. La pena, che otteneva anche lo scopo di rendere note al pubblico le persone giudicate pericolose, fu aspramente criticata da Cesare Beccaria in quanto fortemente lesiva della personalità, e fu abolita subito dopo la Rivoluzione francese.

gogna

Il Corriere ha pubblicato un’intervista a Valter Giordano, il professore di Saluzzo condannato per aver abusato sessualmente di due sue studentesse minorenni.

Nell’intervista nessuna domanda riguarda il suicidio di un’altra sua studentessa, Paola Vairoletti, che la notte del 7 dicembre 2004, a soli 18 anni, si lanciò dalla cisterna dell’acquedotto di Savigliano, dopo tre giorni – nei quali non si è saputo scoprire dove fosse e con chi – che mancava da casa.

All’epoca il professor Giordano dichiarò al pm Cristina Bianconi: «Con Paola avevo un rapporto esclusivamente intellettuale. Non sono mai stato con lei o con altre allieve».

Sappiamo che, invece, con altre allieve c’è stato. Oggi lo ammette candidamente lui stesso, anche se si serve di arzigogolati giri di parole pur di non nominare il capo d’accusa (violenza sessuale con abuso di autorità) : «Vede, a scuola ho sempre insegnato che se uno picchia la testa contro il palo non deve mai dargli la colpa. Io ho picchiato la testa contro il palo e quello non si è spostato. Colpa mia che gli sono andato addosso. Ho accettato la condanna fin dal primo istante, non discuto niente, non mi compiango e non invoco vittimismo. Ho sbagliato, ho pagato e ora sono un uomo libero, mi sono ripreso la mia dignità. Non devo più niente a nessuno.»

Sostiene di aver compreso di aver sbagliato, il professore, ma per i suoi errori non deve scusarsi con nessuno, neanche con le sue vittime: Mai pensato di fare le sue scuse alle due ragazze che l’hanno accusata?
«Quello che c’era da dire è stato detto durante il processo. [si è scusato durante il processo?] Mi dispiace per quello che è successo ma sul loro conto preferisco mantenere silenzio e distacco. È una forma di rispetto verso di loro e di difesa verso me stesso». 

Ne avrebbe da dire, sulle sue studentesse, il professore! In realtà qualcosa ci ha già detto in passato: non solo erano consenzienti, ma lo avrebbero addirittura sedotto. Adesso, però, preferisce mantenere il silenzio.

Il silenzio: una parola che non può non rimandarci con la memoria a quel “patto del silenzio” del quale ha parlato un testimone a chi indagava su quei tre giorni durante i quali Paola Varioletti ha ponderato la sua decisione di lanciarsi nel vuoto, perché aveva scoperto che – così scrisse ai genitori – “È un mondo troppo brutto per poterlo sopportare a lungo. Non datevi la colpa l’un l’altro, io vi amo. Ma questo mondo mi fa paura.

«Il professor Giordano mi ha detto di aver saputo che sul suicidio di Paola Vairoletti c’era un patto del silenzio».

Un patto stipulato non si sa con chi, a causa del quale Giordano aveva trattenuto le lettere di Paola Vairoletti, lettere

…catalogate e datate di pugno dal professore” che “pur consapevole delle sue intenzioni non aveva assunto alcun provvedimento a tutela della ragazza e anche quando sentito dai carabinieri nel 2004 non aveva menzionato né le lettere né i propositi della giovane Paola da lui ben conosciuti“.

Dopo aver ricevuto uno sconto di pena di 135 giorni sui due anni patteggiati che doveva scontare, questo professore che – raccontano le vittime – “pensava sempre al sesso” – oggi ha leggermente modificato la sua versione dei fatti:

La mia grande debolezza è stata non essere riuscito a controllare me stesso, la mia colpa più grave non aver soppesato con attenzione quello che stavo vivendo, non essere stato sufficientemente lucido nel comportamento che avrei dovuto mantenere in quel contesto.

In cosa ha sbagliato, Valter Giordano? Ha sbagliato ad abusare sessualmente di due minorenni, sfruttando il potere che il suo ruolo di docente gli conferiva?

No, questo mai.

La sua colpa è di essere stato debole, di non essere riuscito a controllarsi.

Si sa come sono gli uomini… Perdono il controllo, sono facilmente preda di raptus, non riescono a pensare lucidamente, e – sebbene riescano a memorizzare tutta la Divina Commedia, tanto da avere una terzina per ogni occasione – proprio non riescono a ricordare che l’articolo 609 quater del nostro codice penale ci dice che

Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609 bis (violenza sessuale) chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:

2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore e’ affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza.

Non mi spiego perché li lasciamo andare in giro liberi, questi uomini, più simili a quegli squali (quelli dei film horror, non quelli veri) che reagiscono all’odore del sangue azzannando e dilaniando, che all’idea diffusa di essere umano.

Ci dice anche, Giordano, che “nessuna delle persone che mi conosceva prima ha cambiato idea sul mio conto e questo mi commuove.”

Questo è un dato importante, che ci rimanda a quella ricerca di Save The Children che ci informò del fatto che

L’incontro sessuale tra un minore e un adulto è ritenuto “accettabile” da oltre un italiano su 3 (38%).

Infatti, se andiamo a scorrere i titoli degli articoli che trattarono della vicenda all’epoca del suo arresto, nessuno parlava di abuso sessuale, ma tutti descrivevano la vicenda come “sesso con le alunne”:

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“Prof, parliamo di quella storiaccia. Sesso con le allieve minorenni”: così si apre l’intervista sul Corriere.

La stampa ha sempre sottolineato che – nonostante l’accusa fosse di “violenza sessuale” – nella realtà dei fatti di trattava di “sesso con le allieve”, perché “le minorenni coinvolte nella vicenda hanno confermato di avere avuto per diverso tempo relazioni sessuali con il loro insegnante“.

La giornalista del Corriere ad un certo punto domanda a Giordano:

Prova risentimento per essere stato messo alla gogna?

Gogna? Perché gogna?

Perché si è parlato sui giornali del fatto che un professore abbia avuto delle “relazioni sessuali” con delle sue studentesse minorenni senza sottolineare che questo configura il reato di abuso sessuale? Perché nessuno ha rimarcato che quando le indagini sulla morte di Paola Varioletti condussero a Valter Giordano, egli ammise un “rapporto intellettuale” con la ragazza aggiungendo di non essere mai stato con nessuna delle sue studentesse – salvo poi essere smascherato dalle intercettazioni telefoniche? Perché non si sono emessi giudizi di alcun genere sul fatto che accusò le sue vittime di essere stato sedotto? Perché non ci si sofferma a riflettere sul dettaglio che ancora oggi non ritiene di dovere loro delle scuse?

Questa intervista, come tutti gli articoli che trattano di abusi sessuali sui minori, contribuisce a rafforzare la convinzione diffusa che un adulto che ha dei rapporti sessuali con minorenni, in fondo, non sta facendo niente di male.

Io credo che sia ora, invece, che la gente, soprattutto quegli uomini “incapaci di controllarsi”, prendano coscienza del fatto che (cito da noidonne.org)

Nel momento in cui il corpo delle bambine e delle adolescenti viene erotizzato come ora nell’industria della moda, nelle réclame, nel cinema, non possiamo stupirci che ci siano così tanti pedofili in giro, anche in rete, e consumatori di sesso a pagamento che vogliono le bambine o le adolescenti. Anche quando esse ‘scelgono’ – come le baby-prostitute virtuali a Londra che si prostituivano con le webcam in cambio di ‘regali’ comprati su internet – le vedo comunque come vittime. In quel caso avveniva all’insaputa dei genitori – in altri casi sono le mamme o i papà a spingerle verso il sesso a pagamento – non cambia molto nel processo di vittimizzazione della minore, a cui viene sottratta comunque una fase importante della vita, la fiducia verso gli altri, la capacità di giocare – e questo avviene a livello generalizzato: i bambini e le bambine vengono adultizzati precocemente a fini di mercato.

Stiamo facendo del male alle adolescenti, lo facciamo ogni volta che trattiamo temi tanto delicati assumendo il punto di vista dell’abusante, le stiamo deprivando della loro giovinezza per spegnere la fame di squali che (cito sempre dall’intervista a Laura Corradi, docente universitaria, autrice ed esperta di gender studies)  “vedono proprio nella loro innocenza da corrompere un’occasione per dimostrare virilità, per sentirsi potenti“.

Ci dice Valter Giordano che lui, adesso, si è “ripreso la sua dignità”, che “è sereno”.

Le sue studentesse come stanno?

A nessuno importa. O forse sulla questione è stato stretto l’ennesimo patto del silenzio.

Anche a me questo mondo fa paura.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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59 risposte a La gogna

  1. pcorrada ha detto:

    Grazie per aver dato voce al malessere che ho sentito leggendo quell’intervista sul Corriere. Sono interessata però a correggere questa distorsione. Come si può fare? Esistono esperienze in Italia o all’estero in cui i giornalisti si sono confrontati positivamente con questi argomenti?

    • Di iniziative dedicate ai giornalisti ce ne sono sempre…
      Ad esempio questa: http://bettirossa.com/2014/10/23/corso-giornalisti-rai-per-non-parlare-piu-di-raptus-e-delitto-passionale/
      Oppure questa: http://www.iosonobellissima.it/seminario-giornalismi-e-sessismi-edizione-2014/
      Se ce ne siano state sullo specifico tema degli abusi sui minori… non lo so.

      Poi c’è anche da considerare la reazione di alcuni giornalisti quando si affrontano certe tematiche. Ad esempio: http://questouomono.tumblr.com/post/102950514042/questo-uomo-no-51-io-non-ne-ho-idea-lecce
      «E lei, adesso, pretende di venire ad insegnare a noi come si fa informazione corretta, addirittura organizzando corsi? Ma lasci perdere e lasci, soprattutto, fare il mestiere di giornalista a chi ha gli attributi per metterci sempre la faccia […] Chi scrive non ritiene di dover frequentare alcun corso per imparare a fare informazione corretta usando i vocaboli che voi e tutti quelli che si inventano carte o cartine, vorrebbero imporre a chi, questo mestiere, se lo è guadagnato e sudato».

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Il bello è che i giornalisti hanno codici di regolamentazione su tutto, dalla privacy ai minori (carta straccia), a quello che si può dire durante una partita di calcio, ma questa cosa di imparare a parlare della violenza di genere, questa no, li offende a morte.

      • pcorrada ha detto:

        Seguo questo blog da poco e non ne conosco le radici né l’autore. Condivido la necessità di denuncia e di chiarezza su questi argomenti.
        La mia esperienza è che si può creare cambiamento sociale e sto cercando di farlo su un tema simile che mi è caro.
        Per quanto riguarda la violenza sui minori e sulle donne ho trovato delle bellissime iniziative. In Sud Africa una associazione manda volontari sui taxi (i pulmini superaffollati che sono il mezzo di trasporto di migliaia di lavoratori) a parlare di questi argomenti. Viene generata una conversazione spontanea, ascoltate le reazioni e indicata una modalità di riflessione. Anche chi non partecipa attivamente alla conversazione è obbligato ad ascoltare.
        Certo sono azioni che richiedono molta cura nell’essere progettate e realizzate ma tenendo conto di quanto sia importante la stampa nella formazione dell’opinione pubblica credo valga la pena provarci.
        Penso per esempio a una ricerca fatta, credo negli USA, per verificare le immagini dei neonati pubblicate in relazione alle indicazione per prevenire la SIDS (morte in culla). Da qui è partita un opera di informazione ed “educazione” nei confronti dei giornalisti e delle banche immagini.
        Si può pensare a qualcosa di simile?

  2. Cuor di strega ha detto:

    L’ha ribloggato su Antropologia e sviluppo (Giulia Conte)e ha commentato:
    La mia grande debolezza è stata non essere riuscito a controllare me stesso, la mia colpa più grave non aver soppesato con attenzione quello che stavo vivendo, non essere stato sufficientemente lucido nel comportamento che avrei dovuto mantenere in quel contesto.

    In cosa ha sbagliato, Valter Giordano? Ha sbagliato ad abusare sessualmente di due minorenni, sfruttando il potere che il suo ruolo di docente gli conferiva?

    No, questo mai.

  3. Il rasoio di Occam ha detto:

    La mancanza di indignazione verso lo sfruttamento sessuale – e la sessualizzazione – delle ragazzine è la peggiore depravazione del patriarcato. Solo ieri ho letto che “teen porn” è la ricerca più frequente su internet. Nessuno di questi luminari che chieda cosa cazzo abbiano questi uomini che non va.

    Ma intanto si fanno inchieste il cui succo è “le ragazzine oggi sono tutte zoccole”. Chi le fa ovviamente è spuntato ieri da sotto un cavolo. Dopo tanti anni, mi ritornano in mente molti di questi avvoltoi che ruotavano intorno alle mie compagne di scuola, all’epoca non mi rendevo conto della gravità della cosa. “Talent scout” che si aggiravano davanti alla scuola proponendo “provini” per quelli che adesso credo fossero film porno; un dentista sposato che iniziò una relazione clandestina con una mia compagna quindicenne, sua paziente; una mia amica che a tredici anni mi disse tutta orgogliosa di essere stata baciata dal professore, allora credetti che se lo fosse inventato. Rimpiango di non aver capito niente, invece mi sentivo un po’ invidiosa. Immagino che se mi avessero intervistato, avrei proposto perle di saggezza da far andare Beatrice Borromeo in brodo di giuggiole.

    Tra coetanei apertamente misogini che ci trattavano come zerbini, e genitori che non ci davano la minima attenzione, molte di noi vedevano un uomo adulto che faceva regali e carinerie come una via d’uscita, la prova che valevamo qualcosa, che non eravamo delle nullità. Un genitore/fidanzato che potesse toglierti quella sensazione di essere l’ultima ruota del carro. Le mie coetanee facevano sesso, ma non ho mai avuto la sensazione che gliene importasse granché, non era quello il loro obiettivo: volevano sentirsi speciali, erano alla ricerca spasmodica di qualcuno per cui non fossero solo delle “zoccole” a cui estorcere prestazioni gratuite, o invisibili.
    La società adulta tratta le adolescenti da stupide (tutto ciò che piace alle ragazzine è considerato l’emblema della stupidità), e ai coetanei in media non importa un fico secco se sono intelligenti o meno; da una parte sono ridotte a un imene da tenere sotto chiave, dall’altra a bocca per pompini (in entrambi i casi non hanno valore se non come appendici della loro vagina).
    Penso che le ragazzine abbiano fame di essere viste come esseri umani, ma non offriamo loro molto sotto questo aspetto.

    • IDA ha detto:

      Se con teen s’intende un’età compresa tra i 13 e i 19 anni, in pornografia s’intende un’età compresa tra i 18 e i 22 anni. Barely legal e young, sono le due categorie che riguardano le adolescenti, anche se nella pornografia classica si ha il cosiddetto “disclaimer” sul fatto che all’interno del sito in questione non compaiono individui di età inferiore ai 18 anni ma hanno le sembianze. Soprattutto il Barely legal, è un mercato in continua espansione, tanto che in America l’industria della pornografia, stà spingendo per abbassare all’età del consenso (16 anni) e non più alla maggiore età.
      In Italia, nel 2008, dati indicativi, (non esistono dati ufficiali sulla prostituzione) c’erano circa 40 mila persone che si prostituivano e il 10% erano minori, oggi (dati 2012) si parla di 60 mila persone che si prostituiscono di cui il 25% minori. È un mercato in continua crescita. Aumenta la domanda aumenta l’offerta. Il cliente tipo, ha un’età compresa tra i 35 anni e i 55 anni, è sposato con figli, una formazione medio alta e benestante.

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Già. Dato che ogni tipo di turpitudine è già stato inflitto alle donne adulte, e bisogna sempre alzare l’asticella per eccitare il consumatore assuefatto, l’abbassamento dell’età del consenso è la prossima frontiera. Ma a prescindere dall’età delle attrici, il fatto rimane che un numero impressionante di uomini si masturba fantasticando di stuprare una ragazzina. Oggi persino le femministe disprezzano le battaglie anti-pornografia delle loro antenate, ma a prescindere dalle varie posizioni, almeno si era posto il problema, esisteva un discorso critico, ed era ben visibile. Ora il discorso pubblico è tale che è tabù persino ammettere che esista un problema. In questo siamo veramente tornati indietro.

      • IDA ha detto:

        Si, negli ultimi vent’anni c’è stato una forte regressione sociale, con una società sempre più autoritaria e maschilista, con tutto ciò che ne consegue, dal razzismo all’omofobia. Non dimentichiamo che l’omofobia è legato al concetto di virilità e il maschilismo è la salvaguardia della virilità. Basta seguire le opinioni dei clienti sul Web o nei vari forum, l’opinione dominante è: La prostituzione è un impiego remunerativo: è per questo che le prostitute la scelgono liberamente piuttosto di cercare lavori più faticosi. (si sa le donne hanno le spalle tonde ed evitato di fare lavori faticosi.) Minimizzano i fenomeni di prostituzione forzata, e non solo colpevolizzano la donna, che sfrutta l’unica debolezza del maschio per svuotarli il portafoglio.
        “La mia grande debolezza è stata non essere riuscito a controllare me stesso..” dice il professore del post. Anche i giornali vanno sulla stessa linea, perché metterlo alla gogna per un attimo di debolezza?
        Stesso concetto appartiene ad alcune “femministe”, (a dimostrazione che hanno un concetto della società molto maschilista.) quando parlano di autodeterminazione. Si fanno mettere il guinzaglio e parlano di libertà.
        Le opinion leaders in questi anni ci hanno insegnato che le cose non sono giuste o sbagliate, ma vecchie o nuove, utili o non utili e che la razionalità è una cosa noiosa.. la realtà è noiosa.. ma qui si va fuori il seminato.

      • Paolo ha detto:

        Ida ci sono anche uomini virili e non maschilisti nè omofobi

      • IDA ha detto:

        Per virilità si può intendere :
        1)Maschio adulto della specie umana. 2) fa riferimento alla potenza sessuale.
        Se riferito al genere, come nel mio caso, fa riferimento all’esaltazione dei principi fondamentali di mascolinità. Base del concetto del “vero uomo”, o “vero maschio” fondamento essenziale del maschilismo.
        Il maschilismo, non è solo misogino, ma dimostra anche un profondo disprezzo verso gli altri uomini, considerati come traditori o disertori della causa, per non parlare dei gay.

      • Paolo ha detto:

        ti ripeto che ci sono stati nella storia uomini virilissimi, addirittura condottieri (che secondo un certo modo di pensare è l’apoteosi della virilità) che non erano omofobi o erano persino omosessuali o bisessuali

      • IDA ha detto:

        Paolo: Virilità, nel contesto del genere è un concetto recente, metà ottocento, e si diffonde soprattutto ai primi dell’novecento, lo stesso il maschilismo nasce nello stesso momento, da quando la donna, viene considerata appartenente alla stessa specie, anche se solo in teoria. Prima non aveva senso di esistere perché la donna non apparteneva alla stessa specie. In più prima della rivoluzione Francese, i concetti di genere erano diversi a secondo le classi sociali. Non ha un corrispettivo femminile: femminilità corrisponde infatti a mascolinità, e solo per gli uomini, esiste il superlativo identitario di genere.
        Quello che tu dici te, dei condottieri, è un’interpretazione dei moderni, non certo dei suoi contemporanei, perché al tempo di Giulio Cesare, Cosimo I o Giovanni dalle Bande Nere, il termine virile indicava solo maschio adulto o potenza sessuale. In Italia è stata la retorica fascista a segnare l’apoteosi del termine virilità. Non a caso durante il ventennio il temine virilità veniva usato come sinonimo di fascista.
        Poi nell’essere gay non mette al riparo dal essere omofobi, molti omosessuali sono sessisti e omofobi, proprio come molte donne sono maschiliste. Certe forme di pensiero sono trasversali al genere e all’orientamento sessuale. Adolf Lenk, uno dei fondatori della Gioventù Hitleriana era omosessuale.

      • Paolo ha detto:

        Il fascismo ha strumentalizzato la virilità, ha sporcato questa parola come ha sporcao la parola onore e patria, io dico che può esistere una mascolinità non fascista e non maschilista e non omofoba

        (anche Ernst Rohm fondatore delle SA era omosessuale e non lo nascondeva..i gay sono come tutti gli altri e quindi possono anche essere fascisti come possono esserlo gli etero, sai che scoperta, del resto in quel cameratismo maschile esasperato tipico dell’estrema destra c’ho sempre visto una componente “inconfessabile”..inconfessabile dal loro punto di vista, ovviamente)

      • IDA ha detto:

        la mascolinità si, è come dici te.. ma virilità così intesa (riferita al genere) è un concetto che serve a stabilire una gerarchia all’interno dello stesso genere. In pratica chi è più maschio di un’altro. Che può essere sinonimo di forte coraggioso, risoluto ecc. Ma anche autoritario e violento. è l’esaltazione in maniera “rigida” di alcuni concetti propri della mascolinità.

      • Paolo ha detto:

        dipende da che si intende per virilità, appunto

      • Antome ha detto:

        @Ida, paolo.
        Ciao, devo dire che anche tra le donne può esistere un concetto gerarchico di femminilità ugualmente politico e gravido di stereotipi, che vanno dal semplice aspetto, caratteristico dei tratti ormonali femminili, come bacino largo, seno, distribuzione del grasso, contrapposto ad una donna muscolosa (e non parlo di culturiste) come mascolina, all’abbigliamento, al portamento. Viceversa per l’uomo. Nella misura in cui è considerata virile e mascolina una certa cadenza e un certo linguaggio, si dirà che quella parla come uno “scaricatore di porto”, che ci sta come critica non fosse che viene considerata qualcosa di passabile per un uomo.
        Un uomo che non si conforma a certi canoni, può, non è detto per fortuna, incontrare ancora più derisione, e usare trucco (ma dipende dall’interpretazione), può avere una ricezione paragonabile all’uscire con le gambe non depilate per una donna.
        Ci sono quindi delle norme sociali, con tanto di gerarchie di gravità legate al disattenderle.
        Poi stereotipi comportamentali e la caricatura e l’enfatizzazione delle differenze presenti in natura, ruoli. Ci sono concezione per cui la pietà e l’empatia sono debolezze femminili.
        Viceversa i “lavori da uomo”.
        Sono concetti troppo inquinati di stereotipi. Ne esiste una definizione pura, che esuli dalle semplici differenze fisiologiche del corpo? La minore prestanza fisica potrebbe essere tecnicamente meno virile? Se mai fosse così è una colpa, dobbiamo essere tutti uguali? No ognuno è unico e può dare un contributo, gran parte delle gerarchi di giudizio di valore legate a questo sono stupide. Poi ci sono ovviamente preferenze estetiche personali, qualche modello può piacere di più, ma quasi nessuno, a cercarlo non ha un/a estimatore :).

      • Paolo ha detto:

        Antome, io non sono prestante e sono maschio ma se alcune ragazze preferiscono uomini più prestanti di me in quanto li ritengono più belli, più corrispondenti alla loro idea di uomo e di partner va bene, è un loro diritto, non è un sopruso, l’importante è non offendere come io non offendo una donna che non mi attrae fisicamente ma ho le mie preferenze come tutti e non le rinnego e poi hai ragione, ogni corpo ha almeno un/una estimatore/estimatrice, ciò non tolie che in linea di massima ci sono uomini e donne fisicamente più belli/e di altri/e e va accettato, non si può applicare “l’uno vale uno” nella bellezza fisica: Daro Argento ha sicuramente le sue estimatrici (del resto ha avuto degli amori) ma non è Luca Argentero, ripeto anche i non belli possono piacersi e piacere a qualcuno, fare sesso, curarsi esteticamente, avere storie d’amore ecc..ma la democrazia non si può applicare a tutto, del resto è così pure in altri ambiti..imaggina cosa sarebbe se in nome dell’egualitarismo e della “non discriminazione” stabilissimo che lo scrittore Pinco Palla ha lo stesso valore di Stephen King, del resto anche Pinco Palla ha i suoi estimatori, no?

      • IDA ha detto:

        Ciao! Antome. Il concetto di cui parlavo io è un po’ diverso. La femminilità è suddivisa in base alle funzioni, sessuali, (bella; sexy) di cura o materne, (madre) di ruolo, (moglie).. ecc.. la femminilità prevede anche caratteristiche maschili e rimane sempre femminile. La mascolinità esclude caratteristiche femminili, una donna con caratteristiche maschili rimane sempre donna, un uomo con caratteristiche femminile è considerato meno-uomo. La virilità, intesa nel senso di genere è un superlativo di maschio, è più maschio. È l’esaltazione di alcuni concetti di mascolinità. Il concetto di virilità come genere nasce verso la fine dell’ottocento, si può dire che per gli uomini nati ai primi dell’ottocento il contrario di virilità era infanzia, oggi il contrario di virilità è femminilità. Con la rivoluzione industriale, il trionfo della borghesia, il riassetto della società e della famiglia, le rivendicazioni femminili, le donne che si affacciano nella vita pubblica, nasce il concetto di virilità, come salvaguardia della mascolinità, della purezza della mascolinità. Il maschilismo nasce in questo periodo, nello stesso periodo quasi tutti gli stati d’europa adottano leggi repressive contro l’omosessualità.

      • Paolo ha detto:

        eppure virile e femminile oggi sono qualcosa di non univoco. non c’è più una sola femminilità e una sola mascolinità, alcuni modi di vivere la propria identità di genere possono essere più diffusi statisticamente di altri ma tutti sono legittimi.
        Comunque chi pensa di essere “virile” maltrattando le donne o i gay sta alla virilità così come il nazionalismo aggressivo sta all’amore per il proprio paese

      • IDA ha detto:

        è il concetto, non il comportamento dei singoli. Un concetto che crea una rappresentazione della società, con vincoli, idee, giudizi e pensieri che determinano atteggiamenti e comportamenti. Mascolinità e femminilità, sono concetti astratti che non dovrebbero nemmeno esistere, esistono solo gli individui con il loro sesso.
        Che ci sia più di una femminilità o mascolinitò, lo pensi te, lo penso io, lo pensa Riccio e tanti altri, ma non la maggioranza. Per la maggioranza delle persone la femminilità è una, la mascolinità è una.
        http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/06/seduzione-ancheggiare-funziona/1750308/

      • Paolo ha detto:

        dire che non dovrebbero esistere è estremismo secondime, io non sono così drastico, la femminilità e la mascolinità non sono il male, vanno interpretati meno rigidamente
        Per farla breve: se una donna vuole ancheggiare in tacchi alti, se vole sedurre eccetera può farlo ed è libera, autentica e donna come una che non lo fa

      • Antome ha detto:

        In breve, sì, certamente, esistono tante brave persone “virili” almeno in qualche ambito del significato che gli si dà, ma non certo in tutti, perchè alcuni di quelli sopra illustrati ne sono quasi mutualmente esclusivi. 🙂

      • IDA ha detto:

        Virilità, vuol dire maschio adulto della specie umana oppure fa riferimento alla potenza sessuale, quindi tutti gli uomini compresi anche i gay sono virili. Virilità intesa come genere l’ho spiegato sopra ed è molto rigida e discriminatoria verso gli altri uomini.

  4. Nato Invisibile ha detto:

    Frequentavo il ginnasio ed ero una di quelle cresciute tardi, un po’ “addormentata”. Studiavo tanto e scrivevo articoli sul giornele della scuola, andavo ai cineforum e rasentavo la secchioneria.. La scuola era cristiana. Si venne a sapere che il mio Prof di Storia e Filosofia ‘tormentava’ (così credevo almeno io) in un’altra sezione due allieve (14 e 15 anni)
    scrivendo loro lettere appassionate si firmava “Sir William”. Ebbene non era un appellativo che dava a se stesso per parlare in terza persona, no: era il suo membro a chiamarsi William, che si struggeva di passione per le due ragazzine. Correva l’anno in cui nasceva su Windows 95 l'”internet explorer”. Erano tempi in cui per mandare una lettera si usava il francobollo, si telefonava coi gettoni e le notizie si vendevano in edicola o al tg della sera. Lui era insegnante da quasi vent’anni, sposato con due figli. Se quelle ragazzine fossero poi state sottoposte ad abusi diretti non si è mai saputo. Quel che è accaduto, nei fatti, è stato che circa due anni dopo una di queste due ragazzine si fidanzò col marito (25 anni più di lei) della prof di scienze, andandoci infine a convivere durante l’ultimo anno di scuola, quando lei diventò maggiorenne.
    Nessuno denunciò nessuno. Non fu denunciato l’autore autografo delle lettere di Sir William, non fu denunciato il marito della Prof. ‘Ma sì, sono le ragazzine che adescano questi maschi sposati, colpa della tv che dà modelli libertini, colpa della vuotezza delle adolescenti che pensano solo a ballare sul cubo in discoteca’. Questo fu di colpo il pensiero collettivo, totalmente ribaltato rispetto a due anni prima. Si dovette addirittura ammettere fra i suoi allievi che la cornuta Prof di Scienze era piuttosto severa ed acidona, ‘e ci credo che il marito si è guardato intorno. Ha fatto bene a scaricarla!’ Confesso che a quel punto un po’ zoccole sono sembrate anche a me, nonostante da un lato mi sentissi turbata da questi eventi.
    Dico col senno di oggi: nessuna sospensione dell’incarico al Prof, nessun’inchiesta fra le mura della Scuola. Nessuna sensibilizzazione fra le allieve o gli allievi. Nessun intento che accennasse ad informare, a sottendere che tali azioni erano meritevoli di punizione, e che gli adulti che molestano i minorenni commettono reato e dovrebbero essere puniti. Niente. Mai vista un’omertà maggiore. Dissero voci di corridoio che la madre di una delle due protestò presso la scuola, ma tutto fu negato, negoziato, anzi, tutto fu ribaltato sulle minigonne indossate dalle ragazzine e sulla loro ‘voglia di emergere’.
    ALLA GOGNA mai e poi mai gli uomini, sposati e maturi. Docenti. Mariti. Alla gogna loro, le ragazzine che adescano questi poveri martiri vittime di matrimoni con donne antipatiche,
    che cercano conforto nelle innocenti braccia delle allieve. Nessuno voleva vedere. Nessuno voleva sentire. Anzi, a ricreazione, in cortile, le ragazze erano a turno compatite o ridicolizzate.
    Al giorno d’oggi dico, vent’anni dopo mi dico ‘bene, oggi ci sono le leggi, le convenzioni di Istanbul, c’è la galera, il femminicido, il pugno duro contro la pedofilia, c’è soprattutto il Silvione nazionale ed il caso Ruby..(minorenne o conseziente?)’

    Ma l’opinione pubblica ha davvero capito che le minorenni non si toccano? Fra non passare affatto la notizia sui giornali, oppure farla passare distorta, vittimizzando i carnefici e accusando le vittime, si capisce che cosa è peggio, e che cosa viene ancora represso e negato? chi sottintende assoluzione o sconto della pena per questi piccoli peccatucci veniali, ha il diritto di scrivere impunemente influenzando e manipolando l’opinione pubblica? La cultura della repressione è tipica dei Regimi, ancor più dei regimi totalitari. In che regime siamo, qualcuno me lo sa spiegare?

    Cara Riccio. Grazie per questo blog.

    • http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2015/06/06/news/modello-16-anni-e-incinta-ragazze-in-crisi-tra-sesso-e-tv-1.11570214
      «Se parliamo di rapporti sessuali con il partner, le ragazze intendono sia quando sono consensuali, sia quando lui esagera imponendo le sue scelte, sia quando il partner li ottiene esercitando pressione psicologica o fisica. C’è un rapporto disconnesso con se stessi e con ciò che si desidera e si sente. Si seguono comportamenti stereotipati, “perché tutti fanno così”».(…)
      «Il problema – prosegue Quaranti – è che non riescono a riconoscere la violenza e la costrizione, non hanno gli strumenti per capire cosa sta accadendo. Pensano che una relazione sia quello che stanno vivendo che l’amore sia così. Non c’è la percezione di cosa voglia dire violenza. Quando le richieste di rapporti sessuali non sono in sintonia con il momento di vita, possono capitare esperienze negative, che sul lungo periodo rischiano di essere deflagranti dal punto di vista psicologico ed emotivo.
      I professori con cui ragazze e ragazzi si confidano, sono preoccupati. C’è una visione della sessualità separata dal resto della vita e dalle emozioni. Il che è un grande sbaglio perché noi siamo un unico tutto unito: emozioni e corpo»

      • Paolo ha detto:

        peccato che anche in questa intervista si mette sullo stesso piano il burka e i capelli piastrati (che poi non è assolutamente vero che le ragazze e i ragazzi sembrano tutti uguali tra loro)..una ragazza è libera e autentica coi capelli lunghi, coi capelli corti, piastrati o no (comunque c’è pure chi è liscia naturale) bisogna accettare che anche se i ragazzi e le ragazze di oggi non somigliano a come eravamo noi, non vuol dire che sono omologati.anche se noi vogliamo immaginarli così
        E non ho mai sentito di una ragazza ripudiata dai familiari o minacciata di morte per non essersi piastrata i capelli..quindi basa equiparazioni col burka

    • Zorin ha detto:

      Le minorenni si toccano eccome, secondo la legge.

      Solo se c’e’ scambio di denaro, oppure se l’adulto e’ una persona dotata di autorita’ sul/la minore (come lo e’ un prof di scuola) il rapporto e’ considerato illegale.

      In mancanza di questi elementi, un uomo e’ totalmente libero di corteggiare e copulare con una ragazzina a partire dai 14 anni in su.

      E questa situazione non e’ il frutto marcio del maschilismo, ma del femminismo che ha predicato la totale liberta’ sessuale per le donne. In una societa’ maschilista, il sesso e’ sempre moderato e irregimentato e represso, nel senso che lo si puo’ fare solo entro limiti molto rigidi e stringenti (solo con la moglie, ad es.).

      Ma voi avete voluto la liberta’ assoluta e anomica di fare sesso con chiunque vogliate, e ora vi pigliate le conseguenze delle vostre battaglie scellerate.

      • Vedi che c’è un problema di analfabetismo cognitivo?
        Rileggi la legge, perché il limite d’età si alza a sedici anni, quando è l’adulto è persona alla quale il minore è affidato (non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore e’ affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza).

      • IDA ha detto:

        Zorin.. non si stà parlando di libero amore, ma di un insegnante che ha un compito educativo, di istruzione, vigilanza e custodia, poi si è parlato di molestie, pornografia e prostituzione.. non di relazioni sentimentali, che sono un’altra cosa.

  5. men ha detto:

    io non so che età avete ma a giudicare dai commenti sugli ottant’ anni perché non solo oggi ma anche ai tempi in cui andavo a scuola io circa 17 anni fa le ragazzine non erano ingenue sprovvedute ma sapevano bene ciò che volevano…il sesso con minori è da condannare se si tratta di bambini ma se c’ è sesso con addolescenti consenzienti non c’ è nulla di sbagliato. le baby squillo non sono vittime ma sono persone che hanno ben chiaro cosa fare per ottenere tutto quello che vogliono e che gli piace.
    comunque anche io a 16 anni sognavo di fare sesso con la prof. supplente di italiano che per 2 mesi ci ha fatto lezione quasi tutti i giorni in minigonna e calze a rete…in una classe dell’ itis 23 persone tutti maschi….

    • La tua professoressa non ti ha molestato, però.
      Inoltre mi chiedo: come fai a sapere chi sono, come si sentono, cosa provano e perché fanno quello che fanno le cosiddette “baby squillo”?

      • men ha detto:

        purtroppo no…. ma se lo avesse fatto non avrei certo sporto denuncia! per saper quel che pensa una baby squillo basta leggere le intercettazioni telefoniche pubblicate dai giornali.

      • Certo. Come per sapere cosa pensa un assicuratore basta ascoltare le registrazioni di una compagnia telefonica mentre fa un preventivo ad un cliente.

      • men ha detto:

        non quelle con i clienti quelle tra di loro o con la madre di una di esse…

      • “Andai a raccontare le gioie della prostituzione ai media quando ero una prostituta; era un modo per sopravvivere. Molte volte ho riflettuto sulla questione dei “diritti”. Mi sarei risparmiata la Sindrome Post-traumatica da stress, le perdite di memoria, la depressione, i disturbi del sonno e l’ansia se avessi potuto usufruire del diritto di vedere un medico ogni settimana o fossi stata membro di un sindacato? No. I clienti di prostitute sono diversi dagli altri uomini solo in un aspetto: si trovano mille giustificazioni per giungere alla conclusione che comprare sesso è ok. Sono senza pietà quando pensano che hanno il diritto di usarmi perché hanno pagato. Giustificano le loro azioni dicendo: “Wow, sei così forte, io non potrei mai fare sesso con una di quelle deboli” . Io non potrei mai essere una di quelle che rimangono ferite… Quanto vi sbagliate! Fingere di essere forti è solo un modo per vendere la merce.” https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/01/quelli-della-gnocca/

      • Antome ha detto:

        Dio bono, ma non se ne può più di questo cinismo pseudo realista. Sempre poi quella sottilissima allusione a che queste ragazzine siano delle navigate vissute e indurite che sanno benissimo che cosa vogliono.
        No, quello è un modo ingenuo di essere cinici, una corazza, di cui un adulto non può approfittare e chiamare a correità e discolpa.

  6. maura ha detto:

    Temo di andare controcorrente affermando che, purtroppo, la scelta di civiltà e culturale assolutamente legittima di interdire i rapporti sessuali tra un maggiorenne e una minorenne va “contro natura” e quindi è difficilissimo farla comprendere. Diventare di massa. Siamo alla biologia contro la consapevolezza che una vita sessuale necessita anche di una adeguata “parità” di coscienza di sè, di ciò che si vuole, di autorevolezza nel rifiutarsi a ciò che ci danneggia……
    Ma, da che mondo è mondo, le ragazzine in fase puberale son sempre state considerate abili e arruolate tra le sposabili/usabili sessualmente. Eran mestruate, eran donne, per cui…. Dalla Madonna (15 vs 40), a Giulietta, alle regine, alle ragazzine indiane, sposare una donna di 13, 16 anni era normale, anche da parte di uomini anziani: Susanna e i vecchioni. Altro conto è sentire come tabù il sesso con bambine/bambini in età prepuberale. Ancora quando io ero giovane mamme di 15 anni erano la norma. In fondo, quello della maggiore età resta un artificio, lodevolissimo, per cercare di mitigare il potere del patriarcato di imporre una sessualità volta a legittimare il proprio potere. Almeno salviamo le minorenni, ma non le subalterne di altro tipo (economico, sociale, lavorativo, razziale, di provenienza…..) una subalternità che preclude a moltissime donne una scelta libera, consapevole, paritaria della sessualità a prescindere dalla età. Io ho detestato il processo Ruby perchè, temo, controproducente rispetto all’assunto. Un artificio scovare i sei mesi che mancavano. Le altre, erano più libere, più consapevoli per 1 anno in più?
    Mi preoccupa l’uso della legge. preferirei una battaglia culturale.

    • E’ proprio una battaglia culturale che mi propongo, contrapponendo ad un’intervista come questa le riflessioni di chi ci chiede di assumere la prospettiva delle ragazzine.

      • paolam ha detto:

        Appunto, grazie della puntualizzazione: qualcuno ha mai chiesto a quelle spose di 15 anni se gli andava bene sposare un uomo di per es. 35 anni? E’ questo il punto: il loro parere era irrilevante. Scegliere non potevano, loro. Perché il potere stava altrove, e cioè negli uomini. Non mi riferisco solo alla libertà di scelta giuridica, mi riferisco alla parità di forza contrattuale, in senso socio-economico. Essa non risiedeva nelle spose adolescenti.

    • paolam ha detto:

      Da che mondo culturale-maschiocratico è mondo. Sì. Ma è proprio quel mondo che non ci piace. Anche perché non è più adatto alla realtà di nuovi potenziali rapporti di forza.

    • paolam ha detto:

      Ma poi chi avrebbe deciso che Maria di Nazareth aveva 15 anni e il promesso sposo Giuseppe 40? Per sapere la fonte di questa ipotesi interpretativa e le sue argomentazioni.

    • paolam ha detto:

      Co’ Susanna ci stiamo dando la zappa sui piedi, poi, perché la narrazione assume il punto di vista di Susanna. Contro i vecchi bavosi che ribaltano l’accusa. Ci ricorda qualcosa? Per il resto d’accordo di massima ma usiamo gli argomenti giusti!!!!

    • Paolo ha detto:

      Per chiarire: la legge sull’età del consenso è molto chiara: dopo i 14 anni (credo che siano 14 ma non vorrei confondermi con i 16 anni) maschi e femmine possono fare sesso con chi vogliono adulti compresi a meno che questi adulti non svolgano un ruolo di “tutoraggio” nei confronti del minore come è appunto quello dell’insegnante.
      Quindi questo insegnante ha commesso un reato anche a prescindere dall’eventuale “consenso” delle allieve, e non ha giustificazione

  7. primavera ha detto:

    È un depravato comune che abusa del suo potere. Stop! I giornalisti purtroppo sono anch’essi costretti da chi li fa lavorare a dare una certa impronta ai loro articoli e l’impronta è quella maschilista e menefreghista:parlano poco e male delle violenze sulle donne e quando lo fanno l’intento è sempre quello di rivittimizzare la donna dando un alibi all’uomo.

  8. cuccurullo ha detto:

    la maggior parte delle femministe americane (o più in generale dell’anglosfera) appartenenti alla terza ondata (third wave) sono sex-positive, cioè favorevoli a porno e prostituzione. hanno anche coniato l’acronimo SWERF, cioè sex worker exclusionary radical feminists per indicare le femministe sex-negative.
    la posizione sex-negative era predominante negli anni ’70 ma è diventata impopolare a partire dagli anni ’80.

    • “Sex-positive cioè favorevoli a porno e prostituzione?”
      Ma sex-positive che significa? Io mi ritengo sex-positive, perché ho sempre avuto con il sesso un rapporto positivo: ho fatto e faccio sesso con le persone che mi piacciono, traendo dall’esperienza tutto il piacere e il benessere possibile. Non ho alcun interesse a regolare la vita sessuale degli altri, che ritengo debbano essere liberi di vivere il sesso come preferiscono.
      Ma sono convinta che il sesso non possa essere considerato un “servizio” o un “lavoro”. Perché questo dovrebbe rendermi “sex-negative”? Sostenere che il sesso non può essere trattato come una prestazione professionale, in che modo mi rende “negativa” nei confronti del sesso?
      A proposito di questa etichetta, piuttosto fuorviante secondo me, ho scritto qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/06/26/sex-positive/

    • IDA ha detto:

      Quello di cui parli te è il Femminismo liberale: è un femminismo fondamentalmente razionalista, utilitarista. Hanno una visione della società, gerarchica e maschilista. In definitiva non è altro che un movimento della borghesia che mira ad estendere alle donne i poteri e i privilegi degli uomini, ma non si cura del destino della donna in senso globale. Favorevoli alla prostituzione e alla pornografia, perché ignorano il dominio, per loro non esiste lo sfruttamento ma una libera scelta o al massimo una riduzione in schiavitù volontaria. Non mirano ad cambiare la società o ad abbattere il patriarcato, ma solo a renderlo migliore per loro, nel senso strettamente utilitarista.
      Il femminismo liberale nella sua storia ha sempre avuto degli alti e dei bassi, all’inizi del novecento era maggioritario e lo è stato fino alla prima guerra mondiale, dove diventarono, nemmeno tanto stranamente, interventiste e si misero a denunciare le femministe pacifiste come spie, molte femministe pacifiste finirono in carcere o fucilate. Questa è un’altra caratteristica del femminismo liberale, deve sembra che il nemico, per loro, non sia il patriarcato, ma le altre femministe. Al termine della guerra il femminismo liberale non esisteva più. Sono sostenitrici di libertà che già esistono, la libertà di prostituirsi è una libertà che hanno sempre avuto tutte le donne. La libertà più importante è quella di essere libere dalla prostituzione e non quella di prostituirsi.

  9. bob ha detto:

    Alla gogna ci si va per molto meno.
    Basta una camicia un pò colorata o una battuta sulle donne per essere additati come il peggio del peggio.

  10. bob ha detto:

    “Ma che c’entra? Ma qual è il nesso?”
    Semplice. Uno ha perso il posto di lavoro ed è finito alla gogna. L’altra no.
    Chissà perchè.

  11. Vanessa ha detto:

    Buongiorno
    sono alcuni anni che leggo i post di “Un altro genere di comunicazione” e da qualche tempo leggo anche i tuoi, Ricciocorno, ho letto anche “Dalla parte delle bambine” di Belotti e “Sii bella e stai zitta” di Marzano. Leggendo questo post mi sono sentita di esprimere un dubbio che mi perplime da tempo.
    Quando avevo dodici anni ho avuto una “storia” con un ragazzo di ventiquattro. Non abbiamo mai avuto rapporti sessuali perché non ero ancora pronta e l’idea non piaceva nemmeno a lui, però per quanto mi riguarda era il mio ragazzo a tutti gli effetti: ci coccolavamo, uscivamo insieme e lui veniva a trovarmi sempre durante la pausa pranzo per stare in mia compagnia.
    Quando racconto questo ad amici e conoscenti rimangono puntualmente scandalizzati, e io non capisco il perché. Non mi aveva costretta a starci assieme, stavo bene con lui (finché non l’ho lasciato perché non ne ero più innamorata) e mi sento di dire che ero pienamente consapevole di quello che stavo facendo… Il discorso di “Il rasoio di Occam” mi ha fatto riflettere sulle motivazioni che forse mi avevano spinta ad avere una relazione con lui. Tuttavia, mi chiedo: una ragazza, per quanto minorenne, non può scegliere in piena facoltà di amare un uomo anche più vecchio di lei, senza essere stata circuita? Non so, io all’epoca ero molto più seria e adulta di molte altre persone più adulte di me che frequentavo.
    Naturalmente ho preso il caso solo a pretesto; il suicidio della ragazza lascia intendere che il professore non sia stato “sedotto” come vuole far credere, ma abbia agito molto subdolamente.
    Cosa ne pensate?

    • Il fatto che non ti abbia forzata ad avere rapporti sessuali ci dice che anche lui era molto maturo per la sua età 🙂 Una maturità che è mancata a questo docente… Il dramma è che spesso le persone che vanno in cerca di partner molto più giovani e inesperti, lo fanno proprio perché consapevoli che il dislivello di consapevolezza conferisce loro un maggiore potere in una relazione. Potere del quale, spesso e volentieri, si approfittano.

  12. Vanessa ha detto:

    Quello che dici è giustissimo, ma se avessi desiderato fare sesso con lui e anche lui lo avesse voluto? Se mi avesse rifiutata non avrebbe danneggiato in qualche modo la mia dimensione erotico-sentimentale?
    Da quando ho iniziato ad avere rapporti mi è capitato più volte di essere frustrata nei miei desideri perché i miei ragazzi non ne avevano voglia in quel momento, avevano bisogno di parlare ecc. (scacco matto a chi vuole che gli uomini siano solo delle bestie da monta, beccati questo, cultura maschilista!), però non so se a quell’età avrei somatizzato correttamente un rifiuto del mio desiderio, soprattutto se non motivato da questioni sentimentali, bensì legali.
    Sono convintissima che non si tratti del caso qui citato, ma in generale per me è una problematica sempre aperta perché da un lato mi dico che ci saranno sicuramente altre ragazzine indipendenti e consapevoli anche se giovanissime, dall’altro c’è il fatto che avevi giustamente citato dell’abuso di ascendente e potere che a volte fa quasi il lavaggio del cervello alla vittima. Questioni complesse.

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