Il maschilismo è un “problema soggettivo”?

NofallinginloveLet me tell you about my trouble with girls. Three things happen when they are in the lab. You fall in love with them, they fall in love with you, and when you criticise them, they cry.” – ha dichiarato Tim Hunt, premio Nobel per la medicina nel 2001 per i suoi studi riguardo al ciclo cellulare e all’attività delle cicline – nonché membro della Royal Society – nel corso della Conferenza mondiale del giornalismo scientifico a Seul, Corea del Sud, il 9 giugno di quest’anno.

Lasciatemi dire qual è il mio problema con le ragazze. Tre cose succedono quando ci sono delle ragazze in un laboratorio. Ti innamori di loro, loro si innamorano di te, e quando le critichi si mettono a piangere.

Una battuta, si è giustificato in seguito lo scienziato: “I was very nervous and a bit confused but, yes, I made those remarks – which were inexcusable – but I made them in a totally jocular, ironic way. There was some polite applause and that was it, I thought. I thought everything was OK. No one accused me of being a sexist pig.

[Ero nervoso e un po’ confuso, ma si, ho fatto quelle osservazioni – che sono imperdonabili – ma volevo essere spiritoso, ironico. C’è stato quale cortese applauso ed è finita lì, questo pensavo. Pensavo che tutto fosse OK. Nessuno mi ha accusato di essere uno schifoso sessista.]

La moglie lo difende così: “You can see why it could be taken as offensive if you didn’t know Tim. But really it was just part of his upbringing. He went to a single-sex school in the 1960s. Nevertheless he is not sexist. I am a feminist, and I would not have put up with him if he were sexist.” (…) “He just says silly things now and again.”

[Le sue affermazioni potrebbero essere considerate offensive solo da chi non conosce Tim. Ma dipende dalla sua educazione. Negli anni ’60 frequentava una scuola per soli uomini. E nonostante questo non è sessista. Io sono una femminista, e non lo avrei potuto tollerare se fosse stato un sessista. (…) Solo che dice stupidaggini, di tanto in tanto. ]

A dimostrazione del fatto che Hunt non è sessista, ci dice la moglie che, quando non è in viaggio, va a fare la spesa, e cucina persino. Tenetevi forte: quello che cucina è addirittura buono.

Mi domando: essere chef rende automaticamente un uomo non sessista?

Sono tristi, oggi, Tim Hunt e sua moglie, per la reazione della Royal Society, per quella della UCL (University College London), dalla quale Hunt si è dimesso dal suo incarico di Professore Onorario, ma soprattutto per la reazione del pubblico alla diffusione di quello che voleva essere solo un innocuo, spiritoso momento di distrazione.

Perché tanto clamore?

Risponde Connie St Louis, direttrice della Science Journalism MA presso la London City University: “I think people have had enough. There is a problem with sexism in science. It’s about the everyday little statements, the little rebuff, the slights that women get, that eventually they think no! They think, no, enough.

[“Penso che la gente ne abbia abbastanza. C’è un problema di sessismo nella scienza. Si tratta delle frasi che devono ascoltare tutti i giorni, i piccoli rifiuti, le offese che ricevono, che alla fine pensano, no, basta, è troppo.”]

La frase di Tim Hunt sarebbe, insomma, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non perché in sé in e per sé la frase sia tanto diversa da quello che ogni donna deve ascoltare ogni giorno nel laboratorio di fisica o nella clinica universitaria dove si reca a fare ricerca, ma proprio perché è identica a quelle frasi “scherzose” che conosciamo tutte tanto bene e che non abbiamo più voglia di sentire.

C’è un problema col sessismo nel mondo della scienza, e ne abbiamo parlato spesso su questo blog, un problema che per le donne è tutt’altro che divertente. Non è divertente, ad esempio, per una scienziata inviare una ricerca ad una rivista scientifica e ricevere una risposta nella quale, invece di una analisi del lavoro svolto, è costretta a leggere che dovrebbe trovarsi dei partner di sesso maschile, perché gli uomini sono migliori scienziati così come sono corridori più veloci.

La frase “scherzosa” di Hunt parla del sesso femminile usando il termine “girls”, ragazze, una scelta che infantilizza le sue colleghe rendendole inferiori all’uomo adulto che lavora nella scienza, e che è abbastanza maturo da rendersi conto che la loro presenza è un problema.

Quando una donna entra in laboratorio è inevitabile che sbocci l’amore con qualche suo collega: perché? Perché l’uomo è debole e non riesce a resistere al fascino femminile (come sostengono tutti gli stupratori di questo pianeta)? Perché la donna è troppo emotiva (lei piange, quando c’è da affrontare una discussione, lui invece è quello che non si lascia mai andare a reazioni inconsulte)?

Questi sono luoghi comuni, e sono sessisti, perché attribuiscono determinate caratteristiche ad un genere, caratteristiche come l’immaturità o l’emotività, che nulla hanno a che fare con il sesso biologico di un individuo.

Non c’è nessuna differenza fra le affermazioni di Tim Hunt e lo spot della Huggies, che tante polemiche sta sollevando in questi giorni. Entrambi ci parlano di stereotipi e pregiudizi, e le scienziate e le donne tutte ne hanno le tasche piene.

Pertanto con enorme stupore leggo, in un articolo pubblicato sulla Libreria delle donne dal titolo “Tim Hunt. Un premio Nobel dice i suoi problemi soggettivi e il femminismo della parità lo licenzia“:

Che venga data importanza anche mediatica ai temi e alle parole del rapporto tra i sessi in tutti i contesti, come ha fatto il premio Nobel, è una conquista del femminismo e va salutata come tale.

L’ennesimo maschio che, in un’occasione pubblica, per strappare qualche risata sceglie di fare la solita battuta sulle donne, per poi giustificarsi con il vecchio “ma non state allo scherzo”, è un uomo che da voce ai temi e alle parole del rapporto tra i sessi?

Quali sono questi “temi” che Tim Hunt affronterebbe con la sua becera battuta sulle “ragazze” che piagnucolano quando un uomo muove loro una critica?

Affronta forse, Tim Hunt, il problema che hanno gli uomini, quando vengono criticati da una donna adulta e preparata nel suo lavoro?

E’ disposto a discutere serimente con le donne che gli fanno notare che queste “battute” sono lo strumento per mezzo del quale il patriarcato da sempre si serve per inferiorizzare le donne, tanto che, ci dicono gli studi sull’argomento, gli stereotipi di genere sono citati fra le cause che impediscono alle scienziate di raggiungere i loro obiettivi professionali?

Riducendo le “ragazze nei laboratori” a meri oggetti del desiderio, dei quali è possibile innamorarsi, ma con i quali non è possibile discutere seriamente di scienza – visto che sono facili alle lacrime – che cosa racconta Tim Hunt al femminismo che il femminismo non abbia già discusso, e discusso, e discusso fino alla nausea?

Scienziati/e omosessuali non ne esistono? Non si innamorano dei colleghi / delle colleghe? E quando lo fanno, come mai non creano “troubles”?

Ma soprattutto: quali sarebbero i “problemi soggettivi” di Tim Hunt?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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49 risposte a Il maschilismo è un “problema soggettivo”?

  1. antonella ha detto:

    risposta spiritosa alla “battuta spiritosa” di Tim Hunt https://www.facebook.com/ajplusenglish/videos/571986756276169/?pnref=story

  2. Un'altra Laura ha detto:

    Io mi dico spesso che per testare quanto una battuta sia sessista basta sostituire il termine donna con “nero” o “ebreo”.
    Si sarebbe accettata una battuta sul fatto che i neri o gli ebrei causano problemi in laboratorio? No. E il razzismo è lontano dall’essere scomparso. Ma il sessismo è più radicato, più accettato dalla società.
    Io ci credo anche alla buona fede di Hunt. E credo anche al fatto che sarebbe stato disposto ad un dialogo sull’argomento, una volta che la cosa è venuta a galla. Ma è ora che il sessismo diventi un tabù in questa società, e che non si faccian passare certe cose come “innocenti battute”

  3. IDA ha detto:

    L’articolo della libreria delle donne l’ho letto per tre volte: stupore, sconcerto e incredulità.
    “E che la conclusione della vicenda siano le dimissioni, sia pure da un posto onorario, oltre ad essere preoccupante per la LIBERTÀ DI DISCUSSIONE vuol dire che gli sforzi per cancellare il femminismo in nome dell’uguaglianza continuano.”
    LIBERTÀ DI DISCUSSIONE?
    L’articolo sostiene che il premio Nobel abbia posto un problema sul rapporto tra i sessi e per tutta risposta è stato costretto a dare le dimissioni. Non mi sembra che sia andata così? Non è nemmeno una discussione sul politicamente corretto o no, ma sul sessismo.
    Il sessismo è una forma di discriminazione, non un’apertura al dialogo o alla discussione.
    Tavecchio e Belolli, con le loro battute volevano aprire una discussione sul calcio femminile? Mi sembra proprio di no.
    Tim Hunt, ha inquadrato le sue colleghe in base a dei pregiudizi e stereotipi, questo si chiama sessismo e non ha nulla a che fare con la dialettica.

    • Sono d’accordo con te. E poi, l’espressione “problemi soggettivi”… Che significa?

      • IDA ha detto:

        Non lo so, perchè “il soggettivo” non esiste, lui non ha raccontato le sue esperienze in laboratorio, poi lo dice lui stesso, voleva essere spiritoso e ironico. Bene battuta mal riuscita, capita a tutti, è capitato anche a me.. uno chiede scusa e se è un personaggio pubblico ne paga anche le conseguenze, niente di male, ma non negare, minimizzare o mistificare dicendo che ha posto un problema o esposto un suo problema. (il soggettivo lo leggo in questo senso)
        La moglie di Tim Hunt, dice di essere femminista, ma anche lei fa una affermazione sessista, dimostrando quanto poco è percepito il sessismo anche tra le donne.
        Detto questo, un uomo che sa cucinare non lo rende immune dal sessismo, ma interessante.. 🙂

      • Il termine “soggettivo” mi fa pensare a problemi che possono riguardare Tim Hunt in quanto singolo individuo. Anche la moglie parla della sua esperienza scolastica: negli anni ’60, una giovinezza passata in una scuola per soli uomini…
        Tutto si riduce ad una esperienza particolare? E il patriarcato, il contesto sociale?
        E’ come se si volesse ricondurre la battuta alla personalità di Tim Hunt, dimenticando tutta quella cultura che rende una simile affermazione “scherzosa” uno stratagemma per accattivarsi un pubblico che condivide il medesimo immaginario.
        Però l’articolo parla anche di “temi” e di “parole del rapporto tra i sessi”: eufemismi per non dire pregiudizi e stereotipi?

      • IDA ha detto:

        Si.. sono d’accordo, quello che lascia sgomenti, che leggendo l’articolo appare ben chiaro l’intenzione di spostare l’attenzione che si percepisce già nel titolo dell’articolo della libreria delle donne.
        Il problema è, il sessismo nell’ambiente scientifico, in questo caso nel giornalismo scientifico, quindi, la divulgazione. Battuta fatta in una sala, certamente piena di uomini, che dimostra chè l’ambiente scientifico, partendo dalle università, alla ricerca alla divulgazione è molto sessista. Tanto che lui stesso sembra che abbia proposto laboratori di ricerca separati per uomini e donne, cosa che farebbe contento anche San. Bernardino da Siena che propose luoghi di culto separati, uomini da una parte e donne dall’altra.
        Come dicevo, fin dal titolo sposta l’attenzione, trasformando il sessismo in problemi soggettivi e individuando subito il colpevole, il femminismo, che diventa l’imputato, che stà usando male le sue conquiste, le sue libertà, negando la libertà d’espressione, che vuole mettere a tacere chi espone problemi dei rapporti tra i sessi. In realtà è il contrario, è l’articolo che mette una sordina al sessismo, non a caso non ne parla mai.
        Tim Hunt, mi sembra consapevole di quello che ha detto: “Ero nervoso e un po’ confuso, ma si, ho fatto quelle osservazioni – che sono imperdonabili – ma volevo essere spiritoso, ironico.” Cosa che non mi sembra l’articolista della libreria delle donne, ne consapevole ne spiritosa. Più lo leggo, più individuo cose chi mi fanno incazzare, ritengo che sia più grave l’articolo della frase sessista di Tim Hunt…..

      • Si possono esprimere delle critiche, ci mancherebbe. In questo articolo, ad esempio, ho trovato delle osservazioni secondo me interessanti a proposito delle campagne #distractinglysexy e #girlswiththeirtoys: http://occamstypewriter.org/athenedonald/2015/06/15/what-next-after-tim-hunt-just1action4wis/
        (The ‘#distractinglysexy images, like the recent #girlswiththeirtoys photos that circulated on Twitter, are lighthearted ways of demonstrating just how much women are successfully embedded in scientific laboratories. But women will not rise to the top of the ranks if unconscious bias continues to rein. It would be wonderful if everyone who has posted some horrified comment about #huntgate or who has read some of the outpouring of media articles, committed to taking one action, just one, in their local organisation to counter the local brand of disadvantage that women may be facing. We should all be pro-active, not look the other way.)
        Ma il focus è sempre sul sessismo nel mondo scientifico, che è quello che manca nell’articolo della Libreria, che parla di “problemi soggettivi”.

      • IDA ha detto:

        Appunto il sessismo si risolve non girandosi dall’altra parte, far notare a uno che ha fatto una battuta sessista, non vuol dire ne inquisizione ne linciaggio e nemmeno che è un sessista. Il sessismo spesso è inconsapevole, perchè è dovuto all’ignoranza alla non conoscenza..

    • ilaria ha detto:

      Oltretutto Hunt è fra coloro che hanno contribuito a delineare l’attuale sistema di allocazioni delle borse europee per la ricerca, basato sulla competizione estrema dei laboratori per ottenere finanziamenti che, ad esempio, spesso penalizza le donne per ragioni come le gravidanze. Forse è su questo che voleva(no) aprire una discussione…

      • IDA ha detto:

        Certamente.. ci puoi giurare, per questo alla Royal Society non ci dormono la notte.. 🙂

      • ilaria ha detto:

        Eh, Ida, avranno certe occhiaie… comunque chi contribuisce a definire un sistema che penalizza le donne, beh, del tutto innocente, almeno sul piano simbolico, non mi pare che sia. Per questo non sono affatto d’accordo con l’articolo citato pubblicato sulla pagina della libreria, che sembra si sia arenata sulle spiagge della iper-differenza.

    • Antome ha detto:

      “Riducendo le “ragazze nei laboratori” a *meri oggetti del desiderio*, dei quali è possibile innamorarsi, ma con i quali non è possibile discutere seriamente di scienza – visto che sono facili alle lacrime”

      Riguardo la prima parte, parlando di oggetti del desiderio, si riferisce anche agli uomini “tu ti innamori di loro e loro si innamorano di te”, quindi essendo presente il principio di reciprocità, presa da sola non sarebbe di per sè sessista, pur non condividendo il discorso, limitandosi ad illustrare il “problema” dell’attrazione reciproca tra i due sessi, anche se è un po’ capzioso e sospetto ridurre il loro rapporto a questo, specie tra adulti ed in questo contesto. Può però risultare scherzoso in quella ritrita scuola di pensiero giovanilista per cui “uomini e donne non possono essere amici se non nei soliti vecchi casi, uno è impegnato, lei è troppo brutta e vai così” 😀 un po’ alla Harry ti presento Sally.

      La parte chiaramente e gravemente sessista è la seconda “se le critichi scoppiano a piangere”, non si capisce se per l’emotività ed irrazionalità della donna oppure nel senso che fanno appello alle “lobby femministe” e piangono sessismo, per la serie “per colpa di tutto questo femminismo, criticare una donna diventa pericoloso anche quando è giusto”, cosa che sicuramente fa un effetto dirompente in un pubblico maschile. E’ evidente che il sottinteso è la solita tirata contro le donne “vittimiste” che fanno i capricci. il vittimismo anti-vittimista insomma.
      Per proprietà transitiva questo può rendere sessista anche la prima parte, che ripeto, esplicitamente non lo è, in un discorso per cui “lui si innamora di lei” – è colpa sua e del suo fascino a cui un uomo non sa resistere, “lei si innamora di lui” – lei è emotiva e non si sa controllare, non sa separare la vita affettiva da quella professionale.

      Cos’è che rendere questa più che una battuta, per quanto non certo del tutto innoqua, visto il contesto?
      La soluzione degli ambienti separati, che trovo difficile classificare come una battuta e non come un sentire reazionario parzialmente condiviso da certe persone (anche donne).
      Se sia sessista la difesa della moglie quando fa riferimento alla sua capacità di cucinare, perchè il sottinteso sarebbe che sia una cosa da donna?
      Qui non sono del tutto d’accordo, non credo che sottintendesse quello, quanto semmai che non evitasse le faccende di casa o le “cose da donna” tra mille virgolette, come in teoria dovrebbe fare un maschilista.

      Quanto alla Libreria delle donne, non so se spiega la posizione dell’articolo, ma ravviso tracce esplicite di “femminismo della differenza” 🙂 “. Perché in gioco *non c’è l’uguaglianza, c’è la differenza femminile*, il suo apporto alla scienza, come abbiamo capito dalla famosa biografia che Evelyn Fox Keller ha scritto di Barbara McClintock, premio Nobel per la medicina 1983.”
      E nella colonna di presentazione, mi si corregga se sto estrapolando da un contesto più ampio
      ” Con il nostro lavoro lottiamo contro la tendenza schiacciante della politica europea e americana di **ingabbiare il femminismo in un problema di **parità** fra donne e uomini**. Invece noi desideriamo far brillare l’originalità e la differenza dell’essere donna *(che forse un giorno farà brillare gli uomini)*.” continua “praticare la differenza sessuale nella realtà della rete. Il nostro lavoro è indirizzato a donne e uomini non competitivi verso l’altro sesso, che vogliono vivere il mondo con originalità… etc”
      Non in quanto uomo ma in quanto persona, non condivido chiaramente questo generico “gli uomini” come fossero un entità univoca, nè l’idea di un valore aggiunto a priori di una donna in quanto tale, se non per gli ostacoli ed i pregiudizi che una donna può incontrare o subire in determinati ambiti, quello che conta però è la persona e la competenza, perchè tra le donne ci sono anche Santanchè e Moretti (è solo un esempio, eh). L’approccio più umanistico e “femminile” o sensibile ai problemi sociali, e dico purtroppo. non è affatto scontato. Questo accento sulla differenza, che può portare a preferire una donna in quanto tale, nuoce al femminismo e alla parità è fuorviante e presta il fianco a critiche “strawmen”.

      L’ultima parte invece la sposo in pieno.

      • Tu dici: “Riguardo la prima parte, parlando di oggetti del desiderio, si riferisce anche agli uomini “tu ti innamori di loro e loro si innamorano di te”, quindi essendo presente il principio di reciprocità, presa da sola non sarebbe di per sè sessista”, ma questa non è la prima parte.
        La prima parte è: “Lasciatemi dire qual è il mio problema con le ragazze. Tre cose succedono quando ci sono delle ragazze in un laboratorio.”
        Se ci sono delle ragazze in un laboratorio, lui ha un problema, perché la presenza delle ragazze comporta necessariamente tre conseguenze. Quello che ci sta dicendo è che appena entrano delle “ragazze” (non donne, ragazze), fra le ragazze e lui scocca la scintilla dell’amore. Sempre. Qualsiasi ragazza entri…

      • Antome ha detto:

        Hai ragione, l’avevo già rimosso, non so per che. Davvero che senso da parte sua parlare di un problema suo con le donne se poi poco dopo afferma, giustamente che anche loro si innamorano, in base allo stesso discorso non dovrebbe essere lui o gli uomini un problema per le donne :D?
        E sarebbe in ogni caso un problema delle donne quello che a tutti gli effetti sarebbe un problema suo?
        Quindi perchè parlare dal solo punto di vista degli uomini come se condividere lo spazio fosse una gentile concessione alle donne o fossero ospiti?
        Ora è fin troppo ulteriormente chiaro nella sua demenzialità e tristezza a palate (:.
        Ma che mi dici della libreria delle donne? Sono curioso, sinceramente, di capirne di più, è femminismo della differenza?

      • Io, per mia natura, tendo a non generalizzare mai. Ho scritto di questo post in particolare, senza voler ricomprendere in esso “la liberia delle donne”…

      • Antome ha detto:

        Certamente, tranquilla non era per generalizzare o essere irrispettoso verso il portale o verso tutti i post, ma nella fattispecie, sebbene citassi parte del manifesto del sito. Ho precisato che non era mia intenzione trarre conclusioni definitive o estrapolare frasi dal discorso :). Era insomma, per capire se le parti citate possono ricondurre a quel pensiero e poi, per ignoranza mia, confrontarmi con la tua e vostra visione sulla differenza. Non che tutte/i voi abbiate la stessa.

      • La mia personale idea di “differenza” la trovi in un passo de “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir:
        “…che cos’è una donna? «Tota mulier in utero: è una matrice», dice qualcuno. Tuttavia, parlando di certe donne, gli esperti decretano «non sono donne», benché abbiano un utero come le altre. Tutti sono d’accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono che «la femminilità è in pericolo»; ci esortano: «siate donne, restate donne, divenite donne.» Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell’essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità. La femminilità è una secrezione delle ovaie o sta congelata sullo sfondo di un cielo platonico? Basta una sottana per farla scendere in terra? Benché certe donne si sforzino con zelo di incarnarla, ci fa difetto un esemplare sicuro, un marchio depositato. Perciò, essa viene descritta volentieri in termini vaghi e abbaglianti, che sembrano presi in prestito al vocabolario delle veggenti. Al tempo di S. Tommaso, la donna pareva un’essenza altrettanto sicuramente definita quanto la virtù soporifera del papavero. Ma il concettualismo ha perso terreno: le scienze biologiche e sociali non credono nell’esistenza di entità fisse e immutabili che definiscano dati caratteri, come quelli della donna, dell’Ebreo o del Negro; esse considerano il carattere una reazione secondaria a una situazione. Se oggi la femminilità è scomparsa, è perché non è mai esistita. Dunque la parola donna» non avrebbe alcun contenuto? È ciò che affermano vigorosamente i partigiani dell’illuminismo, del razionalismo, del nominalismo: le donne sarebbero soltanto quegli esseri umani che arbitrariamente si designano con la parola «donna», gli americani in specie sono portati a pensare che la donna come tale non esista più; se un’arretrata si considera ancora una donna, le amiche la consigliano di farsi psicanalizzare per liberarsi di codesta ossessione.
        Dorothy Parker ha scritto, a proposito di un’opera del resto molto irritante, intitolata: Modern Woman: a lost sex: «Non posso essere giusta verso i libri che trattano della donna, come tale… Io penso che tutti, uomini e donne, dobbiamo venir considerati esseri umani.» Ma il nominalismo è una dottrina un po’ miope, e gli antifemministi hanno buon gioco nel dimostrare che le donne non sono uomini. Certo che la donna è, come l’uomo, un essere umano: ma questa è un’affermazione astratta; il fatto è che ogni essere umano concreto ha sempre la sua particolare situazione. Respingere le nozioni di eterno femminino, di anima negra, di carattere giudaico non significa negare che vi siano, oggi Ebrei, Negri e donne: questa negazione non ha per gli interessati un significato di libertà, ma rappresenta una fuga dall’autenticità. È chiaro che nessuna donna può pretendere in buona fede di porsi al di là del proprio sesso.”
        Posso non riconoscermi in tutto ciò che tizio o caio hanno associato nel corso della storia e associano oggi alla parola “donna” (di fatto non ci riconosco), ma non posso prescindere dalla realtà delle cose, e fingere che essere donna non abbia avuto e non abbia un peso notevole nella mia vita. Io sono l’altro, e di questa alterità ne ho sempre avuta la consapevolezza… anche quando non conoscevo le parole per esprimere quello che sentivo. E’ questa consapevolezza che posso condividere con tutti coloro che non ce l’hanno impressa nel corpo e nel vissuto (e questo non significa che non siano, in un modo differente dal mio, anche loro “Altri”), ed è la mia “differenza”.

      • Paolo ha detto:

        secondo me ogni donna è femminile per il solo fatto di essere donna a prescindere dai modi più o meno statisticamente frequenti con cui esprime e vive questa identità, lo stesso vale per gli uomini e la mascolinità
        è interessante lo scritto della De Beauvoir: io personalmente posso non riconoscermi in tutto ciò che storicamente è stato associato alla mascolinità e in cui altri pochi o molti si riconoscono o si sono riconosciuti, non posso e non voglio negare la realtà, cioè che sono un uomo e che questo è parte della mia identità di essere umano

      • Ma era questo che mi chiedevi?

      • Antome ha detto:

        Dicevi a me? 🙂
        Non proprio ma ben venga, non avevo infatti chiesto propriamente la tue definizione di femminilità, ma come ti ponessi rispetto a quei passi della Libreria delle donne che mi avevano lasciato perplesso.
        Condivido affatto le parole della Beauvoir e mi ci rispecchio, nel rigettare definizioni fumose mistiche o al contrario modelli culturali con pretesa di universalità che vogliono imporsi come forme univoche di carattere femminile o maschile a cui bisogna adattarsi. Semmai è il contrario, femminilità e maschilità devono adattarsi al modo che la singola persona ha di esprimerlo per il solo fatto di esserlo, il contrario mi suona ridicolo e svilente eppure è fin troppo diffuso. Su internet, nei commenti su youtube, dove abbondano epiteti come fag, butch, pussy, pansy, dyke, in un tripudio del tanto agognato “politicamente scorretto” (o scurrile o corrotto). I modelli sono prescrittivi.
        Per cui mi chiedevo ” l’originalità e la differenza dell’essere donna” diversa come? C’è uno standard? E se non fosse abbastanza diversa? Starebbe cercando di “fare l’uomo”?.
        Magari semplicemente, per citarti, intende qualcosa di più libero ed indefinito come la consapevolezza del peso di essere donna?
        Ma intendi in questa società e per le aspettative proiettate e la somma delle esperienze relative all’essere donna. In tal caso posso dire che anch’io, nel mio piccolo, sentivo e sento il peso delle aspettative, la frequenza statistica di un certo modo di essere uomini che si ripete all’infinito e la voglia di emulare questo modo da parte di altri.
        La percezione di essere il “bravo ragazzo” nel senso negativo del termine.

      • Paolo ha detto:

        è semplice: ci sono molti modi di esprimere l’identità maschile e femminile quanti sono gli uomini e le donne sulla Terra, alcuni di questi modi sono statisticamente più frequenti di altri ma sono tutti legittimi e autentici

  4. Paolo ha detto:

    Hunt ha detto una cavolata sessista e ne ha pagato le conseguenze: è ovvio che può capitare a chiunque di innamorarsi sul posto di lavoro, ma la “battuta” di Hunt rimane cretina..e tecnicamente non è uno chef in quanto non cucina in un ristorante

  5. Nato Invisibile ha detto:

    Dal post della libreria delle donne ho capito solo che non è giusto che il prof si sia dimesso per aver ammesso i propri problemi soggettivi con le donne in laboratorio. Questi problemi, occultati misteriosamente dalla Libreria, nell’ordine sono:
    1) le colleghe si sono innamorate di lui, ma nonappena si apprestavano a consumare il fedifrago rapporto, esse scoppiavano in lacrime alla vista dei femministi e sessisti mutandoni di lui, adornati di cuoricini ed orsacchiotti per imposizione della femminista consorte, la quale non avrebbe mai accettato che suo marito preparasse la crostata della nonna indossando virili slip di lattice.
    2) lui si innamorava delle colleghe, cercando di cornificare la femminista moglie, ma quando praticava le avances le colleghe scoppiavano in lacrime alla vista dei suoi pannoloni huggies della terza età decorati con orsacchiotti e cuoricini, rifiutando di concedersi.
    Ecco, mi pare che il video delle scienziate sexy postato da Antonella sia un’ottima risposta all’imbecillità da Oscar, più che da Nobel del simpatico Prof. Fonti non confermate rivelano che si sia dato alla Ricerca dopo esser stato scartato a tutti i provini di Zelig!

    • Antome ha detto:

      HAha, grazie. Ci voleva un po’ di umorismo satirico ;). Difficile battere Zichichi, ma come inappropriatezza ci siamo.

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  7. Zorin ha detto:

    Lui ha parlato dei suoi problemi con le donne “Let me tell you about MY TROUBLES WITH GIRLS”.
    Non ha detto che sono le donne ad avere problemi, ma che e’ lui ad averne con le donne.

    Il fatto che per queste dichiarazioni sia stato costretto alle scuse e alle dimissioni, dimostra soltanto che il femminismo e’ un’ideologia intollerante e censoria, che esiste sono per sopprimere le opinioni non gradite e vietare i comportamenti non allineati.

    • Il fatto che lui dica di avere un problema con TUTTE le donne, dimostra che non riesce a percepirle come individui, come persone, come suoi simili in quanto esseri umani. Vieni qui, spesso e volentieri, a lamentarti che il femminismo è una “ideologia” che mortifica gli uomini perché li assimila tutti indistintamente a determinati modelli comportamentali, ma non riesci a comprendere che quello che invece il femminismo cerca di fare è di liberare le donne dall’essere relegate in una categoria separata e inferiore: non ha importanza, per Tim Hunt come per te, se si sta parlando di una scienziata competente e preparata, rimane sempre una donna, perché una donna vale l’altra e tutte le donne piagnucolano, pertanto occorre segregarle in iun laboratorio per sole donne.
      Non è un’opinione, è discriminazione.
      E lo comprendi facilmente se sostituisci alla parola “donne” un’altra parola qualsiasi: il mio problema con gli handicappati, il mio problema con i negri, il mio problema con i cinesi… Come suonano queste frasi?
      Essere tolleranti con chi è intollerante, che cosa comporta? Questa è la riflessione che si dovrebbe fare, in questi casi: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/05/19/il-paradosso-della-tolleranza/

      • Zorin ha detto:

        Parlare di donne in generale non significa non percerpirle come individui, ma semplicemente parlare di una categoria di individui. Donne e uomini sono categorie distinte, su cui e’ del tutto lecito parlare ed esprimere opinioni.
        Questo fascismo che tappa la bocca alle opinioni non allineate a me fa paura.

      • Sostenere che tutte le donne piagnucolano ogni volta che si muove loro una critica, invece, significa ragionare per stereotipi.

      • Nato Invisibile ha detto:

        L’ideologia di eguaglianza e socialismo che nutre l’illuminata mente del Prof, gli dà la chiave della soluzione al suo problema: istituire laboratori separati per maschi e femmine! Ai maschietti coraggiosi e monelli si produrranno aule blu e si affideranno ricerche di serie A. Mentre alle femminucce romantiche ed innamorate saranno dipinte le aule di rosa, diciamo color cipria, e saranno affidate ricerche di serie B. Quello che Zorin ignora, è che secondo questo schema sia necessario escludere dai laboratori i GAY. E sì, i gay. Perché si innamorano delle persone dello stesso sesso! La potente lobby che infatti sta dietro le dimissioni del prof altro non è che il circolo ARCI di Abbiate Grasso. A sentirti parlare di censure e di fascismo, mi hai fatto ricordare la Rita Levi Montalcini, la quale ha prima dovuto lottare contro suo padre che non voleva far studiare una donna, e poi si è dovuta ricreare un laboratorio in camera nel periodo delle leggi razziali. Fortunatamente non si è arresa. Ha continuato a recarsi in laboratorio ogni giorno. Anche il giorno che ha compiuto 100 anni.
        Il suo problema (della Montalcini) in laboratorio è la mancanza di Fondi, motivo per cui ha istituito una fondazione, affinché la ricerca non dovesse subire stop, edi giovani cervelli non dovessero darsi alla fuga, come invece è successo al tuo. A proposito, hai notizie in merito ad un suo rientro, o hai definitivamente perso i contatti?

      • Antome ha detto:

        Se uno dice che ha un problema coi ladri o con i Rom o i musulmani (fossi su disqus nel fatto quotidiano, ovviamente verrei assalito da un sacco di commenti sull’idea che sui rom, islamici, ecc, si può generalizzare, anche se non è “politicamente corretto” perchè si tratta di una cultura con delle regole molto osservate e poca differenza individuale,) non sta dicendo affatto che il problema è suo, con ragione, nel caso dei ladri, di qualunque categoria facciano parte.
        Il problema nella tua idea che le donne siano categorie, prima che individui è che chi lo dice si sente di una categoria neutra in qualche modo superiore, dove tutte le differenze individuali sono valide. No, non è politicamente corretto, dire che questo è un ragionamento sbagliato, che fa acqua da tutte le parti, lo dice la logica.
        La tua logica apparentemente di ferro, ha molta ruggine.
        “Parlare di donne in generale non significa non percerpirle come individui, ma semplicemente parlare di una categoria di individui.” si può parlare di una categoria in generale, senza la pretesa di volerla ridurre ad una media e a degli stereotipi, mi spiace ma è la strate migliore per arrivare a non percepirla come un individuo unico, ovviamente diverso da te, come ognuno è diverso da l’altro, ma far pesare una diversità più di un altra.
        E’ il caso di questo professore, che parlando così, fa pensare che se lui o un uomo (anche una donna) non riesce a pensare al suo lavoro perchè innamorato di un collega, questo sia un problema del collega o sia un problema in generale del rapporto tra i sessi. Questa cosa viene affermata con presunzione da un punto di vista esclusivamente maschile.

  8. Pingback: Tim Hunt e le difficoltà con le donne

  9. Massimo Lizzi ha detto:

    Ricciocorno, sei proprio sicura del paragone tra innamoramento e stupro?

    • E dov’è il paragone tra innamoramento e stupro? Non mi pare ci sia neanche una volta, la parola stupro, in questo post o nei commenti.

      • Massimo Lizzi ha detto:

        Posso aver capito male. L’ho inteso qui:
        «Quando una donna entra in laboratorio è inevitabile che sbocci l’amore con qualche suo collega: perché? Perché l’uomo è debole e non riesce a resistere al fascino femminile (come sostengono tutti gli stupratori di questo pianeta)?»
        Credo siano due cose proprio diverse. Una riguarda il sentimento che provi, l’altra come ti comporti.

      • La domanda, te la chiarisco: per quale motivo dovrebbe scattare la scintilla dell’amore appena entra una donna nella stanza? Basta che due esseri umani siano di sesso opposto e si trovino a lavorare insieme perché si scateni il sentimento? A che cosa dovrebbe addebitarsi questa impossibilità di collaborare senza finire coinvolti in una relazione sentimentale?
        Tu, ti sei innamorato di tutte le donne che hanno lavorato a contatto con te?
        E’ chiaro che non sta parlando dell’amore, ma che cerca solo un pretesto per screditare le donne nei laboratori.
        Quindi, ho fatto un’ipotesi, e citato uno dei peggiori stereotipi sugli uomini: la loro presunta incapacità di resistere al fascino femminile.
        Che è uno stereotipo funzionale anche a giustificare gli stupratori, oltre che utile a fare battute cretine come quella con il quale il Dottor Hunt sperava di risultare spiritoso.

  10. bob ha detto:

    Per fortuna, poi, la cosa si è rivelata una completa balla da parte di una che di balle se ne intende (basti vedere il suo curriculum “gonfiato”), la St Louis. Infatti Hunt è stato riassunto dall’università.

    • Quale sarebbe la “balla”?

      • bob ha detto:

        Il discorso era stato riportato estrapolandolo da un discorso più generale e che aveva avuto una chiara premessa scherzosa (“Adesso parlerò come un mostro maschilista”) e poi, dopo un, “torniamo seri” aveva elencato importanti scoperte scientifiche da parte di donne e le aveva invitate a “perseguire con forza i loro risultati”. (ci sono molti giornali che riportano queste parole)
        Questa versione completa è, inoltre, supportata da molte testimonianze.
        L’unica testimonianza che va controcorrente dipingendo un mostro, guarda caso, è quella della St Louis. Qualcuno ha guardato il curriculum della suddetta giornalista e vi ha trovato MOLTI buchi ed incongruenze, per non dire delle bugie pure e semplici.
        Il fatto poi che l’università, fatti i dovuti controlli, lo abbia reintegrato al proprio posto mi sembra un buon segno.
        Altrettanto buon segno sarebbe che il nostro caro ricciocorno chiedesse scusa.
        Ma so di chiedere troppo.

      • Ma scusa di cosa esattamente? Di esistere? Anche no. E contestualmente ti ricordo: le fonti, prego. Come faccio io.

  11. bob ha detto:

    Nessuno ti chiede di non esistere, ci mancherebbe.
    Ti si chiede di dire: ho sbagliato a giudicare e a scrivere questo articolo. Sono stata frettolosa e non mi sono informata adeguatamente. Punto.
    E le fonti, su, basta google
    http://www.breitbart.com/tech/2015/12/21/sir-tim-hunt-didnt-leave-britain-in-defeat-after-feminist-fibs-he-won/
    http://www.dailymail.co.uk/news/article-3797081/City-University-lecturer-accused-Nobel-Prize-winning-scientist-Sir-Tim-Hunt-sexist-classes-cut.html

    • Continuo a non capire di cosa mi dovrei scusare, esattamente.
      Hai letto il mio post?
      Allora, il mio post è datato 15 giugno.
      Il 23 luglio la Stampa pubblica questo: http://www.lastampa.it/2015/07/23/esteri/tim-hunt-e-il-commento-sessista-ecco-com-andata-davvero-OLJA9D1WpZhn3aExHhbxkL/pagina.html (per fornire ai lettori che non parlano inglese la versione italiana della vicenda e per farti notare che il tuo articolo è addirittura di dicembre! Di cosa mi dovrei scusare, di non aver citato dei dettagli che non erano noti mentre scrivevo? Mi dovrei scusare di non prevedere il futuro?), un articolo nel quale si parla di “un rapporto di un funzionario dell’Unione europea che era presente alla conferenza di Seul”, rapporto che, tra l’altro, conferma il contenuto della battuta di Hunt: “Conferma che il professore ha pronunciato quelle parole, aggiungendo però che la frase è stata preceduta da un’introduzione ironica in cui diceva che da quel momento «avrebbe parlato come un mostro maschilista». Poi c’è una seconda parte, dove si sottolinea ancora una volta l’ironia dell’affermazione. E poi riprende, dicendo «ora torniamo seri» ed elencando con entusiasmo le importanti scoperte delle scienziate, invitandole a «perseguire con sempre più forza i loro obiettivi», nonostante nei laboratori di tutto il mondo esistano «mostri come me».”
      Prima ancora che “il rapporto” ci svelasse che Hunt stava scherzando, tutti avevamo ben chiaro che il suo intento era fare una battuta. L’ho scritto io stessa, riportando le dichiarazioni dello stesso Hunt e di sua moglie: “si, ho fatto quelle osservazioni – che sono imperdonabili – ma volevo essere spiritoso, ironico.”
      Lo sapevamo che era uno scherzo, ci viene detto continuamente che sono solo scherzi, bob, e che dobbiamo farci una risata.
      Quindi, anche volendo inserire una rettifica, cosa avrei dovuto rettificare?
      Inoltre, non era la battuta in sé il tema del post, che si intitola “Il maschilismo è un problema soggettivo?”, e che dopo aver riportato i fatti così come li conoscevamo in giugno, voleva criticare l’articolo di Clara Jourdan pubblicato sul sito della Libreria delle donne, che attribuiva la battuta di Hunt a dei suoi “problemi soggettivi” col sesso femminile.
      Guarda caso, l’evoluzione degli eventi dimostra che Tim Hunt non era e non è “un uomo che da voce ai temi e alle parole del rapporto tra i sessi”, ma solo un uomo che voleva fare una battuta maschilista: come tale l’ha persino annunciata!
      Quindi? La tua grande rivelazione quale sarebbe? Che Hunt ha riavuto il suo posto? Che tutti gli accademici si sono schierati al suo fianco? Secondo te questo dovrebbe dirci che non esiste il sessimo nel mondo accademico? Oppure che basta annunciare che si sta facendo “umorismo” o “ironia” e si può dire ciò che si vuole senza preoccuparsi minimamente di ferire chi è oggetto delle spiritosaggini?
      Di questo ho già scritto. Ti metto il link, anche se probabilmente non lo comprenderai, o neanche lo leggerai, come non hai letto questo post: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2017/01/04/umorismo/

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