Federico ucciso in ambito protetto: il ricorso alla Corte di Strasburgo

 

federico

Antonella Penati non si arrende.

Dopo che la Corte di Cassazione ha deciso di annullare la sentenza di condanna a quattro mesi di reclusione per la responsabile dei servizi E.T. per concorso colposo in omicidio volontario, la madre di Federico Barakat – ucciso a soli 8 anni nel centro socio sanitario di via Sergnano a San Donato – ha deciso di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Se decidete di prendervi un po’ di tempo per leggere la sentenza del 27 gennaio con cui la Cassazione rigetta la sentenza della corte d’appello di Milano e il ricorso della procuratrice generale per la carenza di motivazione dell’assoluzione degli altri due indagati, condannando inoltre Antonella Penati a pagare le spese processuali, vi sarà chiaro quanto sia importante che questo caso venga discusso ancora.

Afferma, la Corte di Cassazione, che i servizi sociali responsabili dgli incontri protetti fra Federico e il padre non erano tenuti a tutelare l’incolumità del bambino loro affidato:

le finalità protettive erano orientate – unicamente – al sostengo educativo e psicologico del bambino”

la posizione di garanzia assunta dalla psicologa T. , per effetto dell’intervenuto affidamento del bambino al Comune di (omissis) , non contemplava un obbligo di protezione di F. , rispetto al pericolo di aggressioni fisiche da parte del padre.”

Lo chiamano “ambito protetto”, ma chi è nella posizione di dover garantire quella protezione non è tenuto a preoccuparsi delle “aggressioni fisiche” che un bambino potrebbe subire.

In parole povere, ci stanno dicendo che siccome non c’era scritto da nessuna parte, nero su bianco, “fate in modo che Federico Barakat non venga ucciso”, quelle persone – che erano state allertate non solo da Antonella Penati, ma anche dal dottor Parrini del Policlinico di San Donato (testimonianza agli atti), in merito alla “pericolosità del Barakat”, non sono da ritenersi responsabili per aver lasciato un bambino incustodito con un uomo già condannato per aver agito con violenza, come possiamo sentire in questo video:

Antonella era stata picchiata, quasi strangolata.

Mohamed Barakat si era dichiarato colpevole, ed era stato condannato.

La American Psychological Association (APA), la maggiore organizzazione scientifica degli Stati Uniti per ciò che riguarda la psicologia, che vanta ben 134.000 membri fra ricercatori, educatori, professionisti e studenti, ci dice che

“E’ probabile che quei padri che hanno usato violenza sulle compagne adottino anche con i propri figli il medesimo comportamento abusante e le stesse tecniche di controllo psicologico.”

Gli studi in merito ci dicono che la violenza coniugale è un predittore statisticamente significativo di abusi fisici sui minori: le ricerche che si sono proposte di analizzare la coesistenza di violenza domestica e abusi sui minori hanno rilevato che spesso si sovrappongono, e che una maggiore quantità di violenza nei confronti del partner comporta una maggiore probabilità di abusi sui minori compiuti dal genitore aggressivo.

E’ accettabile che ci venga detto che professionisti che si occupano della tutela dei minori non fossero in grado di prevedere che un uomo che aggrediva, perseguitava e minacciava la madre di suo figlio potesse essere pericoloso per il bambino?

E’ sopportabile che in tutta la sentenza la violenza, seppure ampiamente documentata, non venga mai nominata, ma che si parli di “genitori inadeguati“, di “esasperata conflittualità della coppia genitoriale“?

E’ tollerabile che una donna, colpevole solo di aver chiesto aiuto e protezione per sé e per suo figlio, sia per questo condannata a risarcire le spese processuali alle persone che hanno abbandonato Federico Barakat, di soli 8 anni, da solo con il suo assassino?

Antonella Penati aveva chiesto che quelle visite, che terrorizzavano Federico (perché, dice sempre l’Apa nel documento “Violence and the family”,i bambini che sono stati esposti alla violenza in seno alla famiglia hanno paura del comportamento negativo o abusante dei loro padri“), venissero interrotte: non è stata ascoltata, è stata definita isterica ed esagerata.

Le persone che hanno stabilito che quella madre non era in grado, autonomamente, di prendere decisioni per il benessere di suo figlio e hanno preteso di sostituirsi a lei, devono prendere atto dell’errore madornale commesso.

Pertanto sostengo l’Associazione Federico nel cuore, che ha deciso di raccogliere fondi per aiutare Antonella Penati a presentare ricorso a Strasburgo, affinché si stabilisca che lo Stato non può arrogarsi il diritto di decidere cosa sia necessario al “sostengo educativo e psicologico” di un bambino senza contestualmente assumersi la piena responsabilità delle conseguenze delle sue decisioni.

Chi volesse contribuire può farlo seguendo le istruzioni della causa Giustizia per Federico Barakat.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Federico ucciso in ambito protetto: il ricorso alla Corte di Strasburgo

  1. primavera ha detto:

    Una grande donna. Un esempio per tutte noi. Sta lottando nn solo per Federico ma per tutti noi. La sostengo nel mio piccolo,io e i miei genitori le abbiamo dato il nostro 5×1000. Non c’è giorno che io nn pensi a questo bambino soprattutto dopo aver visto i filmati che antonella ci ga mostrato al convegno di roma lo scorso febbraio. Farò appena posso un’altra donazione. Spero chexad antonella arrivi il mio grazie di mamma che sa quello che le hanno fatto passare quei disgraziati..

  2. Nato Invisibile ha detto:

    Ad un’attenta lettura della sentenza, non può sfuggirci il vero colpevole di questa tragedia. Con tutta evidenza, la signora P.A. anteponeva i propri bisogni a quelli del figlio ed era vittima del proprio stato emotivo. Lo si deduce chiaramente dalla sua faziosa richiesta di decadimento del padre dalla potestà sul minore. Gli incontri erano infatti in regime protetto per difendere il bambino da questa grave minaccia che incombeva sull’idilliaco rapporto di amorosi sensi già in essere fra padre e figlio. Difatti lo stato emotivo della sig.ra P.A. causava unilateralmente l’esasperata conflittualità all’interno della coppia genitoriale. Il Tribunale dei Minori regolamentava infatti i rapporti padre figlio all’insegna del l’ampliamento degli stessi, offrendo il giusto sostegno a tutti e tre i componenti della famiglia. Non vi sono responsabilità nel concorso in causa di questa tragedia da parte di nessuno dei tre operatori di San Donato, in quanto il bambino andava difeso dall’egoismo e dall’isteria materna. Non vi erano inoltre ragionevoli sospetti riguardo la premeditazione da parte del signor B.Y. Uno stinco di santo. Non vi erano neppure sintomi di malessere nel bambino, o almeno non abbastanza rilevanti. Non vi era alcun motivo per questi tre operatori, dunque, di richiedere al Trbunale degli Incapaci (oooops, Minori!) la sospensione degli incontri.

    La Sig.ra P.A. dovrà risarcire ogni spesa sostenuta. Dovrebbe anche scusarsi per aver provocato un’esasperazione della conflittualità della coppia genitoriale e dovrebbe pagare anche per aver causato un tale stizzimento del mite B.Y. al punto di non avergli dato altra scelta che quella di compiere un gesto così estremo, al solo fine di tutelare il povero F. dalla minaccia che costei rappresentava contro il legittimo e supremo interesse del Minore, che non consisteva in niente altro se non l’ampliamento della frequentazione con lo stinco di santo. Io sento che in fondo a questa sentenza, giustizia non sarà stata completamente fatta, sin quando la Sig.ra P.A. non sia arsa al rogo in pubblica piazza e nella piazza centrale di San Donato non sia eretto un monumento al Sig. B.Y., circondato dai tre moschettieri della struttura Pubblica che si sono battuti ber il bene supremo del Minore F.

    Ricordiamo: la Legge è Uguale per Tutti

    • Maria ha detto:

      Ma se ci sono prove e controprove che sta poraccia era picchiata dal marito, non ci vuole certo un genio per capire che sto tizio era potenzialmente pericoloso, e fargli vedere suo figlio dopo i disperati tentativi di madre e figlio di andarsene da lui una stupidaggine immane, non ci vuole un genio per capirlo. Inoltre chiariamoci, non è che le donne sono creature ottuse in preda agli ormoni 24/7, sono esseri umani più che capaci di capire quando sono in contesti violenti, tutto il resto è noia.

  3. Nato Invisibile ha detto:

    E mia cara Riccio, riscriverei il titolo dell’articolo in base all’art. 44gattiinfilaper6colrestodi2 del C.P. che sta alla base di questa storica sentenza:
    Chi rompe paga, ed i cocci sono suoi!
    Un uomo che tenta di strangolare la compagna e si reca agli incontri col figlio armato come un boia dell’ISIS non è uno esasperato che ha i raptus. Uno che si possa giustificare dietro la giustizia garantista. Perché la giustizia paracula che garantisce la sua innocenza (fino a prova contraria) sì, mentre l’incolumità di un bambino no, non è giustizia: è perversione, è accanimento. In quei corridoi le madri vengono additate, subiscono insulti minacce e pregiudizi, torvamente accusate di essere la causa del proprio male e di quello del proprio figlio. Umiliate. Spogliate. Private di ogni dignità. Private persino della vita di un figlio. Perché questo recita ancora la sentenza: condanniamo le donne, o meglio le madri. Lasciamo che a condannarle siano altre donne, così i bravi stinchi di santo saranno reintegrati nella società e nella vita dei bambini. Perversione pura. Il sistema è malato e fa bene la povera Antonella a rivolgersi all’Europa. Altro che nel nome del figlio(!), forza Antonella!!!

  4. Pingback: Premio australiana dell’anno a Rosie Batti, alla quale l’ex uccise il figlio | Blog delle donne

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