Una donna che non viene ascoltata non è una donna che tace

Da Repubblica:

rebubblicaDall’ Huffington Post:

huffingtonUna donna muore, a 54 anni, di tumore alla gola.

Non può più raccontarci niente, non può difendersi in alcun modo: è morta.

Perché devo leggere che “ha taciuto fino alla morte”, quando andando oltre il titolo scopro che

“Una sera, la donna è riuscita, nella casa di Trofarello dove abitava col marito e i figli, a registrare sul suo cellulare le parole del marito, “gli insulti che un uomo ubriaco può gridare addosso alla moglie la sera”. E’ andata dai carabinieri, ma, quella sera, non aveva un livido addosso, e senza livido non c’è violenza”?

Lo confermano entrambe le testate, questa donna aveva denunciato alle autorità competenti le violenze subite, adoperandosi persino per fornire quella che secondo lei era una prova oggettiva, una registrazione audio della furia che doveva sopportare ogni giorno:

Una sera, la donna è riuscita, nella casa di Trofarello dove abitava col marito e i figli, a registrare sul suo cellulare le parole del marito, “gli insulti che un uomo ubriaco può gridare addosso alla moglie la sera”. È andata dai carabinieri, ma, quella sera, non aveva un livido addosso, e senza livido non c’è violenza.

Ma non c’è solo la denuncia alle autorità competenti, c’è anche la famiglia: anche i familiari sapevano.

Racconta il cugino che ha riportato questa vicenda a Repubblica:

“Il peggio per una donna violentata è la solitudine. Il peggio è quando ti confidi e ti rispondono che hai due figli, devi salvare la famiglia, sopportare.”

Con chi si è confidata, questa donna? Chi le ha risposto che – essendo madre di due figli – doveva impegnarsi non a salvare se stessa, ma “la famiglia”?

Non lo sappiamo.

Questa donna si confidava, denunciava, registrava il suo calvario, e viene descritta come una donna che ha sempre taciuto.

Vessata, picchiata, respinta che chi avrebbe dovuto accogliere la sua denuncia, circondata da familiari che si sono limitati a suggerire che se voleva sopravvivere avrebbe dovuto contare solo su se stessa…

“Un giorno, per il suo compleanno, Antonio regala un libro a Antonietta. E dentro il libro c’è un segnalibro con i nomi di tutte le associazioni che aiutano le donne, e di Telefono Rosa.”

Umiliata, spaventata, con l’unico supporto di un segnalibro, provata nel corpo e nello spirito da anni di inenarrabili violenze, questa donna, alla fine, muore.

Contro di lei l’ultima crudeltà, perpetrata da una società che odia così tanto le donne da non permettere neanche che riposino in pace: non sei stata abbastanza tenace, mia cara morta, non hai gridato abbastanza forte il tuo dolore! Che tutti sappiano che non è stato il cancro che ti ha uccisa, né un marito violento, né quelle forze dell’ordine che ti hanno rimandata a casa dal tuo carnefice, né l’indifferenza di amici, parenti e vicini e chiunque altro sapesse cosa stavi vivendo e ti ha chiesto di rimanere e sopportare per amore dei tuoi figli, che tutti sappiano che valevi così poco che sei arrivata ad ucciderti da sola!

Per approfondire:

La colpevolizzazione della vittima

Storia di una violenza psicologica

Io so perché le donne non se ne vanno

Perché le vittime di violenza domestica non se ne vanno?

Se si tutela la madre, si tutela anche il figlio

La violenza assistita

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a Una donna che non viene ascoltata non è una donna che tace

  1. Imma Cusmai ha detto:

    No, non si può tacere. Bisogna semmai avanzare, informare, rialzarsi se indeboliti e poi trovare la forza di condividere. Se ai “Signori Brambilla” non piace la sentenza della Corte Suprema che ha imposto a tutti gli Stati degli Stati Uniti d’introdurre nelle loro leggi il «matrimonio» ‪omosessuale‬, rendo noto che i Signori “Possibilisti” invece combattono tutti i giorni contro ogni tipo di ‪‎discriminazione‬. Tra quei tipi di disparità ve ne è una che mi sta molto a cuore, ossia quella che una donna – per i motivi più disparati – debba proseguire a tacere di fronte alla ‪‎violenza‬. Cari Signori Brambilla con il genio “impennato”, è qui che vi sbagliate. Ciò che vi ‪#‎Lega‬ è la miseria umana? Il bavaglio non durerà ancora per molto.

  2. Pingback: Antonietta non aveva taciuto, non era stata ascoltata |

  3. primavera ha detto:

    Di fatto credo che la violenza psicologica sia essa da sola già reato perseguibile. Di fatto purtroppo nessuno persegue questo reato perché diviene la parola di uno contro quella dell’altro. La realtà è questa: chi denuncia violenze di ogni genere e gravità oggi diviene vittima due volte. Ci vuole forza che spesso una vittima nn ha più;ci vuole tanto denaro per avvocati e anni di cause e ricorsi,denaro che spesso le vittime non hanno o non a sufficienza; se ci sono i figli poi la vittima viene pure minacciata di poterli perdere perché mica sono solo suoi! Eh no,i figli sono pure di chi è marito e genitore disgraziato volenti o nolenti. Un carabiniere mi ha detto,quando ho raccontato cosa avevo vissuto e vivevo dopo la separazione col mio ex, “io la capisco ma le dico la verità sarebbe stato meglio le avesse rotto il naso insomma che avesse dei referti ospedalieri perché senza prove non le crede nessuno. Potrebbe pure dirmi che la teneva sequestrata in casa ma le prove? I testimoni?”. Aveva ragione il maresciallo. Ad oggi non mi ha creduta nessuno anche se ho denunciato ugualmente perché a stare zitta e ferma non ce la faccio proprio più!!!

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