Talenta: perché se vieni discriminata è colpa tua

“La falsa immaginazione ti insegna che cose come la luce e l’ombra, il lungo e l’alto, il bianco e il nero, sono diversi e non devono essere discriminati; ma non sono indipendenti l’una dall’altra; sono aspetti diversi della stessa cosa, sono concetti di relazione, non di realtà”.

(citazione dal Laṅkāvatārasūtra, traduzione di Daisetz Teitaro Suzuki, G. Routledge & Son, Londra, 1932)

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Nel 2014 è stata pubblicata una ricerca dei docenti Katherine L. Milkman, Modupe Akinola, and Dolly Chugh, dal titolo “What Happens Before? A Field Experiment Exploring How Pay and Representation Differentially Shape Bias on the Pathway into Organizations“.

A 6.500 professori do ruolo in 250 delle migliori scuole degli USA, i ricercatori hanno inviato delle email, fingendosi studenti. Tutti i messaggi avevano lo stesso contenuto – espimevano ammirazione per il lavoro del docente e chiedevano un incontro – ed erano ben scritti, a cambiare erano solo i nomi degli studenti, scelti in modo da essere associati a specifiche categorie etniche. Ad esempio, nomi come Brad Anderson e Meredith Roberts vengono normalmente associati a bianchi, mentre nomi come Lamar Washinton e LaToya Brown vengono facilmente attribuiti a studenti neri. Sono stati scelti una serie di nomi che potessero richiamare tutte le minoranze: cinesi, indiani, ispanici ecc.

Nelle scuole di business, le donne e le minoranze sono state ignorate con una frequenza più del doppio maggiore rispetto ai maschi bianchi, mentre nell’ambito delle scienze umane, le donne e le minoranze razziali sono state ignorate 1,3 volte di più rispetto ai maschi bianchi.

Questi risultati sono estremamente significativi, e dimostrano come anche all’interno della élite accademica esista la discriminazione, sia di genere che razziale.

Quello che vorrei rimarcare ancora una volta è che i messaggi inviati ai docenti erano tutti identici, nella forma come nel contenuto, e che la scelta di rispondere o meno può per questo basata ritenersi solo sull’appartenenza ad una determinata etnia o al sesso dello scrivente.

Questa è la discriminazione: l’applicazione di un trattamento diverso (ti rispondo/non ti rispondo) in situazioni che si presentano sostanzialmente uguali (la medesima richiesta di un colloquio), basato sulla razza, il colore, o il genere…

La discriminazione è causata dalla mancanza di competenza dei soggetti discriminati?

I risultati di questa ricerca ci dicono di no, il problema non sono le donne o le minoranze, ma i pregiudizi di chi ha il potere di influenzare la loro carriera nelle università.

Pertanto con estremo stupore leggo che l’Università di Trieste ha elaborato un progetto che  “si pone l’obiettivo di contribuire a sradicare la discriminazione delle donne dell’Università degli Studi di Trieste nel riconoscimento professionale e nelle attribuzioni delle cariche nell’ambito degli organi accademici”, un progetto rivolto alle studentesse.

Siccome è stato notato che “le immatricolate sono più dei loro colleghi maschi, le ragazze si laureano prima e con voti migliori”, ma ciononostante “è donna il 50,5% degli assegnisti di ricerca, il 34,5% dei ricercatori, il 20.6% dei professori ordinari”, percentuali che mostrano “Un assottigliamento costante della presenza femminile che culmina nel numero più che esiguo delle donne rettore di Università, inferiore all’8%.”, il progetto Talenta vuole offrire alle donne dei percorsi formativi che le porteranno a sviluppare “competenze che oggi appaiono indispensabili anche nel mondo dell’università, come quelle della comunicazione.

Per risolvere il problema della discriminazione di genere, ci dice l’Università di Trieste, è opportuno che le donne sviluppino ulteriori competenze, ergo le donne sono discriminate in virtù di una loro carenza di “competenze indispensabili”.

A proposito di questa iniziativa mi sento di commentare:

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7 risposte a Talenta: perché se vieni discriminata è colpa tua

  1. Il rasoio di Occam ha detto:

    Ma questo “percorso formativo” per “sradicare la discriminazione” si paga? Sarebbe il colmo.

    • Nato Invisibile ha detto:

      Il bando dice che “TALENTA è un programma proposto dal delegato del Rettore per la Divulgazione Scientifica, con la collaborazione della delegata per il Riequilibrio delle Opportunità. Si avvale di un finanziamento specifico dell’Università degli Studi di Trieste. Non prevede costi di iscrizione.” Leggo anche su Oggiscienza.it che ” le assegniste, le ricercatrici e le docenti dell’università verrano seguite da psicologi, comunicatori e giornalisti scientifici per migliorare le proprie capacità di leadership all’interno dell’ambiente accademico, nonché affacciarsi (e perché no, emergere) sul fronte dei media e nel dialogo col grande pubblico.” Perché no! Quattro incontri e le donne sapranno comunicare meglio! Peccato che se non cambiamo anche il pensiero delle Commissioni giudicanti saranno sforzi buttati. Frutteranno forse all’estero. Ci regala Oggiscienza.it un’ultima perla di acume: “sottolinea Patrizia Romito, delegata al Riequilibrio delle opportunità, necessità didattiche speciali e disabilità: “La discriminazione c’è e si nutre di stereotipi, e TALENTA vuole agire proprio su quelli che riguardano le stesse donne, spesso meno propense a esporsi o a pretendere il giusto riconoscimento per i propri meriti”.

      Almeno sta dicendo a voce alta che le donne hanno dei meriti. Ma che le orde di uomini che le discriminano debbano fare corsi volti ad “abbassare l’autostima” e “mettersi in gioco e rischiare di essere battuto o comandato da una donna” ed infine “comunicare che i propri successi si ottengono anche grazie ai meriti delle donne che hanno collaborato alla ricerca, alla docenza ecc, invece di comunicare che le donne piangono quando criticate e si innamorano e basta”, non sarebbe male!

  2. Lynnet ha detto:

    A me fa ridere sta cosa più che altro.
    Cioè, prevede quattro giorni di corso di “assertività” su “come migliorare i propri rapporti con gli altri”: ma se si parte dal presupposto che le donne siano discriminate non sarebbe opportuno fare l’esatto contrario? Cioè: se io sono la parte per così dire “debole” del discorso, per quale motivo dovrei IO migliorare i miei rapporti con gli altri?
    Mi sfugge la logica onestamente…

  3. primavera ha detto:

    Lynnet una mia amica psicologa ieri mi ha detto che in questo momento storico comportarsi secondo logica non aiuta.
    mi ha detto che bisogna diventare un po perversi ed entrare per così dire “nella mente dell’assassino” per salvare il salvabile di una mia situazione personale surreale ormai..
    Condivisibile o meno questo pensiero estremo, che voleva essere una sorta di vademecum su come aggirare l’ostacolo evitando lo schianto frontale, ma sono certa anche io che la logica si sia completamente persa.
    E la discriminazione verso i deboli è in crescita nonostante le belle parole di tutti!
    Tuttavia deboli è un termine perfino inesatto perché deboli sono a mio avviso i prepotenti non noi che li subiamo spesso perché costretti (sul lavoro come nel privato).

  4. IDA ha detto:

    Come nella cultura dello stupro, quando ti dicono di fare corsi di arti marziali per difendersi, spray di autodifesa, vestirsi in un certo modo, evitare certe ore della giornata, ecc.. non fanno altro che considerare naturale e inevitabile come la morte, lo stupro e rafforzano la sua funzione terroristica della paura e segregativa della donna. Anche questi corsi hanno la stessa funzione:
    1-Si riconosce che c’è una discriminazione, ma questa non va combattuta, perché è naturale è inevitabile appunto, come lo stupro.
    2- Autodifesa= Percorsi formativi. Queste competenze indispensabili, negli uomini sono innate? Se hanno fatto lo stesso percorso di studi , perché queste competenze gli uomini ce l’hanno e le donne no?
    3- Percorsi formativi contribuiscono a minare l’autostima della donna, a rafforzare il pregiudizio e la discriminazione che si dichiara di voler distruggere.
    Se abbiamo riconosciuto che ci sono dei pregiudizi che alimentano una discriminazione, è di questo che dobbiamo parlare.

    • Vale ha detto:

      “Se hanno fatto lo stesso percorso di studi , perché queste competenze gli uomini ce l’hanno e le donne no?” ancora meglio, Ida: se a parità di percorso di studi, le donne si laureano in fretta e meglio, com’è che sono gli uomini che hanno qualcosa in più? Logica vorrebbe che se fossero i maschietti quelli con la marcia in più, dovrebbero essere loro a laurearsi prima e meglio, no?
      È ancora più grottesco…

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