I miti sul divorzio che mettono a rischio i bambini – mito n° 4

Una traduzione da Myths That Place Children At Risk During Custody Litigation.

Introduzione

Circa un matrimonio su due negli Stati Uniti finisce con un divorzio, un fenomeno che coinvolge oltre un milione di bambini all’anno. Circa il 10% di questi divorzi comporta una causa per l’affido. C’è da considerare anche che gli abusi sui minori sono un problema diffuso nella nostra società e che le famiglie con una storia di violenza spesso finiscono con un divorzio. Le preoccupazioni circa la sicurezza dei bambini sono alla base di alcuni dei casi di affidamento più aspramente contestati.

Purtroppo i contenziosi per l’affido dei minori possono diventare, per maltrattanti e abusatori di bambini, un mezzo per estendere o mantenere il controllo e l’autorità sulle vittime dopo la fine del matrimonio. Anche se gli studi in merito non hanno trovato una maggiore incidenza di false accuse di abusi sui minori o violenza domestica sollevate nel contesto delle controversie per l’affido / il diritto di visita, chi opera nei Tribunali tende ad essere irragionevolmente sospettoso in proposito. Di conseguenza, genitori e figli abusati possono trovarsi nella situazione di essere rivittimizzati dal sistema giudiziario.

Determinare quale genitore debba ottenere l’affido dei figli quando non trovano un accordo non è facile. Chi è chiamato a valutare spesso non ha una formazione adeguata a riconoscere e gestire abusi sui minori e violenza domestica. Chi ha familiarità con la situazione attuale ritiene che troppo spesso le decisioni siano basate sul mito, su un’errata interpretazione dei fatti, sui pregiudizi dei soggetti preposti a valutare.

Quelli che seguono sono una panoramica di alcune delle false convinzioni che contribuiscono a creare il problema della mancanza di tutela per i minori da parte dei Tribunali della famiglia.

Il mito n°1: Le accuse di abusi sessuali sono comuni durante le controversie per l’affido dei minori e la stragrande maggioranza delle accuse sono false, infondate o indimostrate.

Il mito n°2: La violenza sulle donne non ha niente a che vedere con gli abusi sui bambini

Il mito n°3: E’ raro che i bambini vengano affidati ad un genitore abusante

Il mito n°4: Le madri idonee non perdono la custodia dei figli

MARGARITA_SIKORSKAIAopera di Margarita Sikorskaia

Molte persone credono che l’unico motivo per cui una madre possa perdere l’affido di un figlio quando l’altro genitore è un maltrattante sia che viene dimostrato che anch’ella è un genitore inidoneo. La maggior parte delle persone ha difficoltà a credere che che un giudice possa togliene un bambino ad una madre che ne è sempre stata il caregiver principale solo perché si è macchiata del “crimine” di esprimere preoccupazione per la propria sicurezza o per quella dei suoi figli. Sfortunatamente, questo accade; l’unica domanda da porsi è perché accade.

Non esiste una risposta semplice a questa domanda. Sono molti i fattori da tenere in considerazione. In primo luogo c’è la convinzione, diffusa nella nostra società, che una persona che appare normale e che conduce una vita apparentemente normale possa essere un violento o addirittura un molestatore di bambini. I violenti sono ben consapevoli della nostra propensione a fare ipotesi sull’intimità di una persona basandoci sul suo comportamento in pubblico, e tendono ad utilizzare la cecità collettiva a loro vantaggio, presentandosi come il genitore perfetto durante le apparizioni in tribunale (Salter, 2003). Le madri preoccupate per la sicurezza dei loro figli, invece, spesso sembrano troppo allarmate e appaiono come persone che stanno ingigantendo il problema.

Come ha sottolineato una relazione della American Psychological Association:

Se i Tribunali ignorano la storia di violenza che sottende il comportamento materno quando sono chiamati a decidere in merito all’affidamento dei figli, la donna può apparire ostile, poco collaborativa o addirittura mentalmente instabile. Per esempio, potrebbe rifiutarsi di comunicare il proprio indirizzo, o opporsi alle visite del padre senza una supervisione, soprattutto se teme per la sicurezza dei propri figli. Quei consulenti tecnici che minimizzano l’importanza di un vissuto di violenza domestica, chiamati a valutare il comportamento delle madri potrebbero considerare patologiche le sue reazioni, accusarla di voler alienare i figli dal padre e addirittura raccomandare un affidamento a quest’ultimo nonostante l’evidenza di episodi di violenza intrafamiliare.

Un secondo motivo che influisce sul fenomeno delle madri che perdono la custodia è che chi opera nei Tribunali ritiene che le donne sollevino accuse di abusi durante le controversie per l’affidamento dei figli allo scopo di ottenere dei vantaggi. Le ricerche in merito, tuttavia, mostrano che questi “vantaggi” non esistono. Infatti, le donne che muovono accuse di abusi ottengono sentenze meno favorevoli di quelle che non lo fanno (vedi ad esempio, Saccuzzo & Johnson, 2004). Ciò accade perché le donne che parlano di abusi vengono percepite come persone che mentono o esagerano episodi di violenza con l’obiettivo di manipolare i tribunali (Doyne et al., 1999). Per questo motivo alcuni avvocati consigliano alle donne di non parlare di abusi sui minori o di violenza domestica in Tribunale o in sede di mediazione familiare, perché, così facendo, rischiano di perdere l’affido dei bambini a favore del presunto aggressore (“Custody Litigation” 1988; Saccuzzo & Johnson, 2004).

Un terzo fattore che contribuisce al problema sono le norme. Molti paesi hanno adottato una legislazione che chiede ai tribunali dei minori di favorire accordi per la separazione che prevedano l’affido congiunto e, quando questo non è possibile, favoriscano il genitore che si è mostrato più propenso ad accettare l’affido congiunto. Almeno 31 Stati hanno leggi che richiedono di considerare determinante la capacità dei genitori di “cooperare” nello stabilire le modalità di custodia (Gonzalez & Reichmann, 2005).

L’intento della “friendly parent provision” è garantire che i bambini vengano gestiti dal genitore più propenso a facilitare il rapporto del bambino con l’altro genitore. Anche se questo obiettivo è lodevole, nella pratica il risultato è stato quello di penalizzare i genitori che denunciano abusi sui minori o violenza domestica (Dore, 2004). Preferire il “genitore amichevole” tende a favorire quei maltrattanti che raramente si oppongono al fatto che il genitore non abusante stia con il bambino. I genitori protettivi, al contrario, spesso tentano di impedire che il genitore violento abbia accesso al bambino. Inoltre, l’atto stesso di muovere accuse di abusi suggerisce al giudice che il genitore protettivo sia intrinsecamente “ostile” e  quindi glinega la custodia del minore (Dore, 2004). Alcuni professionisti hanno scoperto che il concetto di “friendly parent” è spesso impiegato contro il caregiver principale, di solito la madre (Zorza, 1992).

Alcuni stati hanno cercato di correggere le ingiustizie derivanti dalla friendly parent provision promulgando leggi che impediscano l’affido di minori a chi perpetra violenza domestica. Purtroppo, queste leggi non trovano applicazione, soprattutto perché nei libri si continua a parlare di “friendly parent”. Per esempio, lo studio Morrill et al. (2005) ha valutato l’efficacia di quelle norme che si esprimono contro l’affido ad un genitore colpevole di violenza domestica in 6 stati diversi. I ricercatori hanno esaminato 393 sentenze che riguardavano l’affido e / o il diritto di visita in casi nei quali il padre aveva perpetrato violenza domestica contro la madre, e i 60 giudici coinvolti. I risultati hanno mostrato che i bambini non sono stati protetti in quegli Stati nei quali la normativa prevedeva anche la preferenza al “genitore amichevole”.

Una quarta ragione per cui le madri possono perdere la custodia a favore di un presunto molestatore sono quelle norme permissive che consentono a “scienza spazzatura” di influenzare le decision isull’affido. Nel corso degli anni sono fiorite una serie di “sindromi” volte a patologizzare le risposte di quei genitori che cercano di proteggere i figli da un coniuge violento. La più popolare di queste sindromi, la “Sindrome di Alienazione Genitoriale”, sarà discussa nel prossimo mito.

Bibliografia:

  • American Psychological Association. (1996). Report of the APA Presidential Task Force on Violence and the Family, Washington, D.C : Author.
  • Custody litigation and the child sexual abuse backfire syndrome. (1988, Winter). Jurisfemme, 8, 21.
  • Dore, M. K. (2004). The “Friendly Parent” Concept: A Flawed Factor for Child Custody, Loyola Journal of Public Interest Law, 6, 41-56. http://www.margaretdore.com/images/DORE2.pdf
  • Doyne, S. E., Bowermaster, J. M., Meloy, J. R., Dutton, D., Jaffe, P., Temko, S., & Mones, P. (1999). Custody disputes involving domestic violence: Making children’s needs a priority. Juvenile and Family Court Journal, 50 (2), 1-12.
  • Gonzalez, A. M., & Reichmann, L. M. (2005). Representing Children in Civil Cases Involving Domestic Violence. Family Law Quarterly, 39 (1), 197-220.
  • Leadership Council. (n.d.). Eight Myths about Child Sexual Abuse. http://www.leadershipcouncil.org/1/res/csa_myths.html
  • Morrill, A. C., Dai, J., Dunn, S., Sung, I. , & Smith, K. (2005). Child custody and visitation decisions when the father has perpetrated violence against the mother. Violence Against Women, 11(8), 1076-1107.
  • Saccuzzo, D. P. & Johnson, N. E. (2004). Child Custody Mediation’s Failure to Protect: Why Should the Criminal Justice System Care? NIJ Journal, 251, Available from the National Institute of Justice. http://ncjrs.org/pdffiles1/jr000251.pdf (page 21)
  • Johnson, N. E., Saccuzzo, D. P., & Koen, W. J. (2005). Child custody mediation in cases of domestic violence: Empirical evidence of a failure to protect. Violence Against Women, 11 (8), 1022-1053
  • Salter, A. C. (2003). Predators: Pedophiles, rapists and other sex offenders: Who they are, how they operate, and how we can protect ourselves and our children. New York: Basic Books.
  • Zorza, J. (1992). Friendly parent provisions in custody determinations. Clearinghouse Review, 26(8), p. 924.
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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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8 risposte a I miti sul divorzio che mettono a rischio i bambini – mito n° 4

  1. Nato Invisibile ha detto:

    In Italia i professionisti del Settore dell’affido minorile, possono partecipare a delle giornate di formazione e tavole rotonde, come in tutto il mondo. Mi è sempre rimasto impresso un volantino descrittivo di un seminario, svoltosi nella mia città presso la Casa delle Donne, luogo storico ed epico. Titolo: “La valutazione ed il sostegno delle capacità genitoriali”.

    Era il 2011. Durata: due giornate. La prima incentrata sulle valutazioni della “coppia” dalla rete dei Professionisti, in termini di criteri, tempi e professionalità. Il titolo di uno dei gruppi di lavoro è “Professionalità AL LIMITE TRA RICHIESTA DELLE ISTITUZIONI E RICHIESTE DELLE UTENTI”. Le utenti sono le madri. Le istituzioni sono i Tribunali.
    In naturale opposizione fra loro, no? Invece i padri non si pongono in opposizione alle richieste delle Istituzioni. No, loro sono dalla parte delle Istituzioni. Loro sono, insieme ai Minori, la parte tutelata. I diritti dei figli e i diritti padri. E il dovere delle madri di non rompere le scatole. Nella seconda giornata, si prosegue con due tavole rotonde. Una sempre incentrata sulla Valutazione, con discipline a confronto. L’altra tavola rotonda si intitolava “Ruolo delle Istituzioni a tutela del minore”. Vediamo alcuni nomi illustri, Presidenti di Tribunali dei Minori.
    E comprendiamo come, nella tutela del Minore, l’Istituzione si vesta non di ruolo super partes, ma di ruolo antagonista al genitore caregiver, cioè la madre. Perché se sei arrivata in Tribunale, ora è il Tribunale delegato a sentenziare cosa sia il meglio per i tuoi bambini, non sei più tu. Il Tribunale non rafforza la tua posizione di caregiver. Il Tribunale riporta tutto in equilibrio. Un po’ per ciascuno non fa male a nessuno. Il torto non sta mai da una parte sola. Ma come, cara mamma, tu sei già il genitore forte, in quanto il figlio ascolta solo te, vuoi che presso quelle Istituzioni sia avallato e concesso questo squilibrio? Tu, figlia di Eva, ti sei erroneamente convinta, magari passeggiando nei corridoi della Casa delle Donne, che l’Istituzione sia nata per garantirti protezione dall’orco, per te e per la tua prole. Sbagliato! Perché se lasci che siano gli operatori della Casa delle Donne a segnalare gli abusi al Tribunale, allora sei in buona fede e sei con l’Istituzione. Ma se ti rivolgi in prima persona al Tribunale, senza essere stata segnalata da una Asl,o simili, allora sei una bugiarda e una visionaria! Approfittatrice! Nessuno nei Tribunali e nelle Asl sarà propenso a darti ragione e lasciare che il bambino resti nelle tue zampe di mantide religiosa. Cibarsi del proprio partner nel corso dell’accoppiamento e’ infatti una pratica relativamente diffusa soprattutto fra gli insetti, si e’ pensato finora, il cui beneficio ricade unicamente sulle femmine. Imparerai nei Tribunali che tale pratica si è molto diffusa anche fra gli umani. E tu sei una di quelle. Ma quali botte?! Ma quali referti?! Bugiarda! Ormai è l’istituzione che si occupa del futuro dei Minori. Nonostante le tue richieste. Anzi, contro le tue richieste. Rilascia questa illuminante dichiarazione una delle persone più influenti a livello nazionale, in materia di Istituzioni della Tutela deil Minore, colonna portante del Seminario del 2011, alla Casa delle Donne, appunto.

    “Oggi sono molte le donne che cercano
    di escludere l’uomo. I motivi sono diversi,
    ma è una realtà. A noi arriva la patologia
    – ci saranno tante ottime madri – ma
    nel nostro panorama patologico è sempre
    la donna che tenta con protervia di
    escludere quest’uomo. Può trattarsi di
    una donna non sposata con cui c’era
    stata una promessa di matrimonio in un
    piccolo centro, oppure di una donna che
    era stata più volte tradita. Ci sarà sempre
    un motivo per cui le donne vogliono
    assolutamente escludere l’uomo, il che
    non è giusto.”
    [Cit. pag. 19 Interrogazione Parlamentare al Presidente, 13 nov 2012 – http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/36/2012/1113/INTERO.pdf%5D

    E scusateci tanto se siamo madri. E scusate se abbiamo cercato di prendere le redini delle nostre vite e di dire NO alle violenze. E se non abbiamo messo la nostra vita e quella dei nostri figli in mano alla Casa delle Donne, ma abbiamo provato a farcela da sole. Non siamo pazze, e neppure anti-femministe. Non siamo capitaliste approfittatrici. Non siamo neppure in combutta col serpente. Non siamo streghe da ardere al rogo. Siamo prevalentemente ragazze nate e cresciute in Italia negli anni ’70 e ’80 (per avere oggi figli minori), abbiamo un buon grado di istruzione e ci è stato insegnato a cavarcela da sole, fin quando possibile. Ci è stato insegnato ad avere fiducia nelle Istituzioni, a chiedere aiuto in caso di bisogno. Accanto a noi, in quelle aule non ci sono mostri dall’aspetto grottesco e fiabesco. Non vengono in aula con l’aspetto del Lupo di Cappuccetto Rosso. Non sono venuti neppure al primo appuntamento con noi vestiti con l’abito del Lupo. Solo dopo essersi infilati nelle mura domestiche, nel nostro letto, hanno cominciato a sbranarci, noi e i nostri piccoli, un giorno dietro l’altro. Finché abbiamo detto basta. Signora Presidente, ci SONO tante ottime madri, anche nelle vostre aule. Entrare in quelle aule non significa essere patologiche. Significa essere indipendenti, sane, e ottime madri, pronte ad esporsi per tutelare i propri figli. Grazie.

  2. primavera ha detto:

    Ho avuto personalmente a che fare con un paio di signore docenti al quel simposio.
    una mi ha spillato 80 € senza fattura e mi ha detto che poteva eventualmente prendermi in carico solo dopo aver saputo chi era la ctu nominata dal tribunale (segno questo della “legalità” che c’è dietro al mercato delle separazioni che loro definiscono sempre conflittuali); un’altra è stata la ctp del mio ex,braccio destro e pure sinistro della ctu, la quale mi.ha accusata di alienazione genitoriale segnando la fine della vita mia e di mio figlio.
    Queste signore dovrebbero tutelare le donne vittime di violenza
    In realtà tutelano solo i loro interessi perlopiù economici (questo sarà credo il quinto mito..last but not least) perché cosa altro le gratifichi tanto a distruggerci sinceramente non mi viene in mente.
    La presidente del tribunale dei minori ahimè è tristemente nota per vicende venute alle cronache come quella di federica puma e ginevra amerighi e magari chissà quante altre sommerse…
    Chi siede a quei tavoli forma gli operatori con cui noi vittime veniamo in contatto.
    non credo che se ne uscirà senza rivoluzione o senza ingentissimi danni.
    a quando una ricerca delle conseguenze che le azioni di questi operatori hanno causato sui bambini??? Ah no…quei risultati non gli converrebbero..meglio ricerche per avallare la Pas!!! Mi vergogno per loro…

    • Nato Invisibile ha detto:

      Siccome l’argomento è scomodo, ma reale, ed attualissimo, parole del tenore “Oggi sono molte le donne che cercano di escludere l’uomo. I motivi sono diversi, ma è una realtà. A noi arriva la patologia – ci saranno tante ottime madri – ma nel nostro panorama patologico è sempre la donna che tenta con protervia di escludere quest’uomo. […] Ci sarà sempre un motivo per cui le donne vogliono assolutamente escludere l’uomo, il che
      non è giusto.” Equivale a dire che una madre che si batta per tutelare i figli dalle violenze subite o assistite è “sempre patologicamente proterva” nell’escludere il padre, indipendentemente dalle ragioni. Motivo per cui si comincia con i Curatori Speciali, i Tutori, si prosegue con l’affido ai Servizi Sociali e la collocazione in casfamiglia o istituto. Anche senza patologie istrioniche o conclamate delle madri. Anzi. anche se la madre è sana. Perché il suo desiderio di escludere l’uomo non è giusto. Deduciamo sia giusto pertanto avvicinare i bambini al genitore che non dà cure, e piuttosto esercita violenza, indipendentemente dalle ragioni, ci sarà sempre un motivo per cui l’uomo non si prende cura o esercita violenza, no? non l’avete capito? è colpa della donna, in generale. Donna come moglie, e spesso anche come madre, cioè la madre dell’uomo abusante ed evitante. In buona sostanza, i figli, i bambini pagano per tutte le donne. Per le madri, per le nonne (materne e paterne). I figli è giusto che stiano a contatto con il padre. A priori. E se la madre si prodiga per il contrario, i figli le verranno allontanati. Anche senza CTU sfavorevoli. I bambini infatti possono essere alienati anche da donne cattive e lucide, per dirla con la Presidente, “proterve”. L’alienazione non è prerogativa solo delle istrioniche certificate da CTU. Tremate perché questo accade oggi, in Italia. Se leggete queste storie, non giratevi dall’altra parte come se questo non vi riguardasse, o come se questo possa ferirvi e farvi stare male. Non ci giudicate come giudichereste quelle ragazzine che a mezzanotte vanno in giro con gli shorts. Siamo ugualmente vittime, con l’impotenza in più di non poter tutelare i nostri figli da coloro che gli hanno già fatto del male, o ne hanno fatto a noi.

      Non giratevi dall’altra parte. Leggete e meditate. Questa generazione di bambini riavvicinati ai carnefici per obbligo divino, formerà una generazione di adulti più simili a caino o ad abele? possibile che nessuno se ne curi? chi proteggerà i nostri bambini?

      • https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/06/01/i-bambini-hanno-bisogno-di-essere-protetti-dai-genitori-abusanti/
        La nostra società, attualmente, sta inviando alle madri un messaggio follemente contraddittorio. Si dice alle madri, “Se il padre dei vostri figli è violento o maltrattante, verso di voi o nei confronti dei vostri figli, dovete lasciarlo, per fare in modo che i vostri figli non siano esposti al suo comportamento.” Ma nel momento in cui la madre lascia un uomo violento, la società molte volte sembra fare un brusco dietro-front, e afferma: “Ora che ti sei separata da un uomo maltrattante, è necessario che i tuoi figli lo incontrino. Solo ora è necessario che li lasci da soli con lui, ora che non puoi più essere lì con loro a controllare se va tutto bene.”
        Che cosa vogliamo? Vogliamo che le madri di proteggano i loro bambini dalla violenza, o no? (Lundy Bancroft)

  3. primavera ha detto:

    Insomma nn è che ci vogliano i servizi segreti per associare le informazioni che si trovano in rete e constatare che il gruppetto di onnipotenti è sempre lo stesso…
    gli stessi hanno scuole di psicoterapia, scuole per mediatori familiari , scuole per interpretare i test da sottoporre nelle ctu che loro stessi mettono in piedi e ci propinano come scienza autorizzata e soprattutto -povere noi- insegnano a migliaia di studenti nelle aule universitarie quelle teorie che ci distruggono. Loro stessi sono ctu/ctp/avvocati/magistrati che troviamo nelle aule di tribunale. Nessuno che la pensa diversamente entra nel giro e chi li contraddice soccombe maggiorenne o minorenne che sia. Tutto ciò nel più totale silenzio dello stato, dei magistrati, delle associazioni ,degli ordini professionali, di tutti!!!!
    la bella Italietta nostra…

  4. Nato Invisibile ha detto:

    Siamo arrivati anche a situazioni paradossali, come state dicendo entrambe, in cui una madre denuncia un padre maltrattante, e viene obbligata lei a seguire un percorso di cure mentali presso struttura pubblica prima di rivedere sua figlia. Naturalmente non conosco bene il caso, ma conosco in prima persona i personaggi del caso, e i corridoi che ha calcato. Queste figure intoccabili e venerate. Potenti.
    Certo, bisogna che i figli li lasciamo soli con coloro verso cui non possiamo nutrire la minima fiducia, e dovremmo per questo vergognarci, e curarci noi stesse. Tutti gli operatori danno sostegno al genitore escluso, allo scopo di ammorbidire il bambino nei suoi confronti. Per ottenere questa morbidezza limano gli spigoli con artiglieria pesante. Stroncano madri e bambini, li separano, ricattano, denigrano. Li forzano. Nessuno si interroga se uomini maltrattanti abbiano bisogno di un percorso terapeutico prima di essere avvicinati a un bambino. Nessuno sottopone questi uomini a terapie per renderli neutrali almeno. No, suvvia, il solito clan spadroneggia come una Casta, in lungo e in largo.
    Non sono gli uomini a dover essere curati. Sono le donne proterve, morbose, opportuniste, schiave dei propri stati emotivi. Ci insegnano che noi non dovremmo ambire a tutelare i nostri figli, pena il riavvicinamento coatto con l’aggressore, e la CERTEZZA di nessuna protezione in ambito pubblico dei nostri piccoli. Noi madri, fossimo nate a Sparta, pur sapendo che a 7 anni il bambino sarebbe stato “affidato” alla Collettività, avremmo avuto almeno la garanzia che ogni singolo cittadino si sarebbe occupato della difesa e della tutela di ogni membro della comunità.
    Invece siamo non lontane da Sparta oltre 2500 anni dopo. Col difetto che la società se li mangia quei figli, e li spedisce dritti dritti dall’orco, un po’ per danneggiare i bimbi, e un po’ per sbeffeggiate le donne.

    Donne che impunemente pensano di poter andare in giro per le strade armate di shorts, uguali a donne che altrettanto impunemente pensano di andare in giro nei tribunali armate di figli. Fanno bene a strappare loro i figli come gli shorts. Le avevano avvisate che era pericoloso, che era provocante/provocatorio, e che non solo è pieno di uomini pronti a stuprarle, ma anche a maltrattare i figli e portarglieli via. Il problema non sono i maschi che agiscono per esasperazione, per incapacità di placare gli istinti quando una donna li martorizza, facendo uso improprio dei suoi figli o dei suoi shorts. Il problema siamo noi donne, che non abbiamo imparato a vivere. Non è che avete il link a qualche istruzione per l’uso?

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