Fortezza significa forza. Adesso non più

Ricevo e pubblico, come richiesto:

Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l’ha. Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io.
Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico e incubi ricorrenti, abbia tentato il suicidio più’ e più’ volte, abbia dovuto ricostruir a stenti briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi é stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui é stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale.
Come potete immaginare che io mi senta adesso? Non riesco a descriverlo nemmeno io. La cosa più amara e dolorosa di questa vicenda é vedere come ogni volta che cerco con le mani e i denti di recuperare la mia vita, di reagire, di andare avanti, c’é sempre qualcosa che ritorna a ricordarmi che si’, sono stata stuprata e non sarò mai piú la stessa. Che siano state le varie fasi della lunghissima prima udienza, o le sentenze della prima e poi della seconda, ne ho sempre avuto notizia dai social media piuttosto che dal mio avvocato. Come mai questo accada non lo so. So soltanto che é come un elastico che quando meno me l’aspetto, mentre sono assorta e impegnata a affrontare il mondo, piena di cicatrici, ma cercando la forza per farcela, questo maledetto elastico mi riporta indietro di 7 anni, ogni maledetta volta.
Ogni maledetta volta dopo aver lavorato su me stessa, cercato di elaborare il trauma, espulso da me i sensi di colpa introiettati, il fatto di sentirmi sbagliata, sporca, colpevole. Dopo aver cercato di trasformare il dolore, la paura, il pianto in forza, in arte, ecco un altro articolo che parla di me. E io mi ritrovo catapultata di nuovo in quella strada, nel centro antiviolenza, nell‘aula di tribunale. Tutto questo mi sembra surreale come un supplizio di Tantalo.
La memoria é una brutta bestia. Nel corso degli anni si dimenticano magari frasi, l’ordine del prima e dopo, ma il corpo sa tutto. Le sensazioni, il dolore fisico, il mal di stomaco, la voglia di vomitare, non si dimentica.

Che poi quanti sforzi ho fatto per ritornare ad avere una vita normale, ricominciare a studiare, laurearmi, cercare un lavoro, vivere relazioni, uscire, sentirsi a proprio agio nel proprio corpo, nella propria città. E quante volte sono stata invece redarguita dal mio legale, per avere una “ripresa”. Per sembrare andare avanti, e non sconfitta, finita. “La vittima deve essere credibile”. Forse se quella volta avessi inghiottito più pasticche e fossi morta sarei stata più credibile? Forse non li avrebbero assolti?

Essere vittima di violenza e denunciarla é un’arma a doppio taglio: verrai creduta solo e fin tanto che ti mostrerai distrutta, senza speranza, finché ti chiuderai in casa buttando la chiave dalla finestra, come una moderna Raperonzolo. Ma se mai proverai a cercare di uscirne, a cercare, pian piano di riprendere la tua vita, ti sarà detto “ah ma vedi, non ti é mica successo nulla, se fossi stata veramente vittima non lo faresti”. Così può succedere quindi che in sede di processo qualcuno tiri fuori una fotografia ricavata dai social network in cui, a distanza di tre anni dall’accaduto, sei con degli amici, sorridi e non hai il solito muso lungo, prova lampante che non é stato un delitto così grave. Fondamentale, ovviamente.

A sette anni di distanza ancora ho attacchi di panico, ho flashback e incubi e lotto giornalmente contro la depressione e la disistima di me.
Non riesco a vivere piu’ nella mia cittá, ossessionata dai brutti ricordi e dalla paura di ciò che la gente pensi di me. Prima la Fortezza da Basso era un luogo pieno di ricordi positivi, la Mostra dell’Artigianato, il Social Forum Europeo, i numerosi festival e fiere. Adesso é un luogo che cerco di evitare, un buco nero sulla mappa della cittá di Firenze.

Mi é stato detto, é stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità “confusa”, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline. C’é chi ha detto addirittura che non ero che una escort, una donna a pagamento che non pagata o non pagata abbastanza, ha voluto rivalersi con una denuncia.
Perché sono bisessuale dichiarata, perché ho convissuto col mio ragazzo un anno prima che succedesse tutto ció, perché amo viaggiare e unito al fatto che non sono riuscita a vivere nella mia città dopo l’accaduto, ho viaggiato molto, proprio per quella sensazione di essere chiunque e di dimenticare la tua storia in un posto nuovo. Perché sono femminista e attivista lgbt e fin dai 15 anni lotto contro questo schifo di patriarcato che oggi come sette anni fa, cerca di annientarmi come l’ha fatto e lo fa continuamente, ovunque. Perché mi vesto non seguendo le mode, e quindi se seguo uno stile alternativo, gothic o cose del genere, sono automaticamente tacciata per promiscua. Perché sono (?) un’attrice e un’artista e ho fatto happening e performance usando il corpo come tavolozza di sentimenti e concetti anche e soprattutto legati al mio vissuto della violenza (e si’, la Body art é nata negli anni 60, mica ieri. Che poi, qualcuno si sognerebbe forse di augurare o giustificare chi stuprasse Marina Abramovic perché si é mostrata nuda in alcuni suoi lavori?).
Ebbene si’, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se giri film o fai teatro, se hai fatto della body art, se non sei un tipo casa e chiesa e non ti periti di scendere in piazza e lottare per i tuoi diritti, se insomma sei una donna non conforme, non puoi essere creduta. Dato che non ha passato gli anni dell’adolescenza e della giovinezza in ginocchio sui ceci con la gonna alle caviglie e lo sguardo basso, cosa vuoi aspettarti, che qualcuno creda a te, vittima di violenza?
Sono stata offesa non solo come donna, per ciò che sappiamo essere accaduto. Ma come amica, dal momento in cui il capetto del gruppo era una persona che consideravo amica, e mi ha ingannato. Sono stata offesa dagli avvocati avversari e dai giudici come bisessuale e soggetto lgbt, che hanno sbeffeggiato le mie scelte affettive e le hanno viste come “spregiudicate”.
Sono stata offesa come femminista e attivista lgbt quando la mia adesione a una manifestazione contro la violenza sulle donne é stata vista come “eccessiva” e non idonea a una persona vittima di violenza, essendomi mostrata troppo “forte”. Sono stata offesa dalla corte e dagli avvocati avversari per essere un’artista e un’attrice (o per provarci, ad ogni modo), un manipolo di individui gretti che non vedono oltre il loro naso e che equiparavano qualsiasi genere di nudità o di rappresentazione che vada contro la “norma” (per es. scrivere uno spettacolo sulla prostituzione) alla pornografia. Mi hanno perfino offeso in quanto aderente alla moda giapponese delle gothic lolita ( e hanno offeso il buon senso), quando hanno insinuato che fosse uno stile che ha a che fare con pornografia, erotismo e chissà cos’altro. Hanno offeso, con questa assoluzione, la mia condizione economica, di gran lunga peggiore della loro che, se hanno vinto la causa possono dir grazie ai tanti avvocati che hanno cambiato senza badare a spese, mentre io mi sono dovuta accontentare di farmi difendere da uno solo. E condannandomi a dovere essere debitrice a vita per i soldi della provvisionale che ho speso per mantenermi negli ultimi due anni, oltre al fatto che nessuno ripagherà mai il dolore, gli anni passati in depressione senza riuscire né a studiare né a lavorare, a carico dei miei, e tutti i problemi che mi porto dietro fino ad adesso. Rischio a mia volta un’accusa per diffamazione, anche scrivendo questa stessa lettera.

Cio’ che più fa tristezza di questa storia che mi ha cambiato radicalmente, é che nessuno ha vinto. Non hanno vinto loro, gli stupratori, la loro arroganza, il loro fumo negli occhi, le loro vite che vincenti, per esempio l’enorme pubblicità fatta ai b-movie splatter del “capetto” del gruppo, sono andate avanti nonostante un’accusa di stupro.
Abbiamo perso tutti. Ha perso la civiltà, la solidarietà umana quando una donna deve avere paura e non fidarsi degli amici, quando una donna é costretta a stare male nella propria città e non sentirsi sicura, quando una giovane donna deve sospettare quando degli amici le offrono da bere, quando si giudica la credibilità di una donna in base al tacco che indossa, quando dei giovani uomini si sentiranno in diritto di ingannare e stuprare una giovane donna perché e’ bisessuale e tanto “ci sta”.

Quello che vince invece, giorno per giorno attraverso quello che faccio, é la voglia di non farmi intimidire, di non perdere la fiducia in me stessa e di riacquistarla nel genere umano, facendo volontariato, assistendo gli ultimi, i disabili, le persone con disturbi psichici (perché si’, anche quando si é sofferto di depressione e forse soprattutto per questo, si é capaci di essere empatia e d’aiuto).
Se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza, da cui é poi partita la segnalazione alla polizia che mi ha chiamato per deporre una testimonianza tre giorni dopo. Ma forse si, comunque, per ripetere al mondo che la violenza non é mai giustificabile, indipendentemente da quale sia il tuo lavoro, che indumenti porti, quale sia il tuo orientamento sessuale. Che se anche la giustizia con me non funziona prima o poi funzionerà, cambierà, dio santo, certo che cambierà.

Assolti da stupro di gruppo, giudici: “Fu momento di debolezza della ragazza”

Questa donna coraggiosa rischia in prima persona raccontando pubblicamente la sua versione di questa vicenda. Per questo la ringrazio, e chiaramente mi riservo di eliminare tutti i commenti che possano arrecarle ulteriore sofferenza.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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35 risposte a Fortezza significa forza. Adesso non più

  1. Un'altra Laura ha detto:

    Riccio, ma non si può aprire un crowfunding, mandare il caso alla corte dell’Aia? Ora, io non posso giudicare l’operato dei giudici (non ho letto le carte del processo), ma mi basta leggere fra le motivazioni il fatto che la ragazza aveva una “condotta non lineare” e che era un “soggetto bisessuale che aveva rapporti occasionali” per farmi balzare sulla sedia.Questa roba NON PUÒ entrare nelle motivazioni di condanna o assoluzione di presunti stupratori.

    • paolam ha detto:

      Questa roba infatti dovrebbe mettere in seria difficoltà chi l’ha scritta. E neanche se ne rende conto.

    • Generazione Admin ha detto:

      Bisognerebbe scrivere appunto. Non è poi l’unico processo che si conclude con quelle motivazioni…è una violazione dei diritti umani. In pratica la vittima è stata privata della libertà sessuale due volte.

    • Lia ha detto:

      Ciao, io fatico ad arrivare a fine mese ma se l’idea del Crowdfunding sarà messa in pratica farò la mia parte, per questa ragazza e per tutte.

    • Vale ha detto:

      Mi associo: esiste un modo per finanziare la riesanima del caso?

    • chiaram ha detto:

      mi associo all’idea del crowfunding per mandare questo caso alla corte dell’Aja per le motivazioni scandalose di questa sentenza.

  2. hero4rent ha detto:

    L’ha ribloggato su hero4rent.

  3. IDA ha detto:

    Si è giudicato moralmente la vittima e di conseguenza giuridicamente assolti gli aggressori. Purtroppo nei processi per stupro è una prassi, non si giudica mai il reato commesso ne chi lo commette, ( a meno che non sia straniero) ma la vittima, che deve dimostrare di aver subito un torto e di essere credibile. Questa è cultura dello stupro, le istituzioni, carabinieri polizia e aule di tribunali non fanno altro che istigare allo stupro e garantire l’immunità agli stupratori.

    • bob ha detto:

      “la vittima, che deve dimostrare di aver subito un torto”
      E’ così in tutti i processi per qualsiasi reato, si chiama “onere della prova”. E’ l’accusa che deve dimostrare la colpevolezza degli imputati, altrimenti “in dubio, pro reo”.

      • “se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna”

      • IDA ha detto:

        e di essere cedibile. finisci la frase. La vita sessuale di una persona la rende più o meno credibile? Perchè è di questo che stiamo parlando. Non è credibile perchè la sua vita sessuale non è lineare.

  4. Mel ha detto:

    Con tutto il cuore, ti sono vicina! Non perderti, vivi..torna a vivere! Questo paese fa schifo!

  5. IDA ha detto:

    So bene, che la ragazza che ha scritto questa lettera, si sarà pentita 100, 1000 volte di aver fatto la denuncia. Ma è questo quello che vogliono, ci vogliono zitte. E invece bisogna urlare. E per urlare occorre molto coraggio e altruismo. Per questo la ringrazio a nome mio e di tutte le donne del presente e del futuro. Grazie per non essere stata zitta! Un abbraccio.

  6. primavera ha detto:

    Tesoro,questo da fastidio. Che non ti sei piegata ed hai lottato. Purtroppo l’Italia è un paese che definire del terzo mondo offende quest’ultimo. Avevo già letto la notizia dell’assoluzione e sono rabbrividita. Le motivazioni sono da paese incivile,arretrato, prepotente, maschilista come non mai. Ogni cosa da fastidio di una donna forte. L’abito o l’orientamento sessuale sono solo una scusa,una copertura per rendere meno sporche le loro coscienze.
    i colpevoli sono molteplici in queste vicende. Non pagheranno. Chi ha più soldi ha più ragione. Ti sono vicina,non sai quanto. Grazie per averci raccontato la verità!

  7. Generazione Admin ha detto:

    È veramente una tristezza constatare ancora come per una donna nel 2015 che subisce una violenza sia difficole essere creduta. È molto grave che per assolvere degli stupratori si scavi sulla vita sessuale della vittoma e tra l’altro definendola anormale per alcune esperienze che tutte hanno fatte ( io ne ho avute anche di più npn mi sembra scabroso avere una convivenza rapporti occasionali e uno gay). Tanto parliamo dei paesi islamici quando oggi una donna x essere creeduta a momenti deve anche mostrare i referti che attestano l’integrità dell imene prima dello stupro.

  8. paolanu ha detto:

    Io sono SCHIFATA dai giudici …..non capisco …… una violenza è una violenza punto e basta che importa se la vittima era bisessuale, gay, lesbica, transessuale …..tutte scuse per giustificare questa cultura maschilista …… capisco il dolore della ragazza che non finisce mai !!! Mi pento di aver fatto nascere le mie figlie in questo paese da medioevo !!!

    • paolam ha detto:

      Questi giudici dovrebbero andare di fronte a una commissione a rendere conto del loro operato che viola tutti i principi di diritto.

  9. Flavia ha detto:

    La cosa che mi tormenta di più, a parte l’indecente messa sotto accusa della vittima che abbraccio forte e ringrazio per non essersi fatta zittire, è che viene detto a quel tipo di uomini che se “fraintende” poi non succede nulla. Per questi giudici lo stupro di gruppo è “una vicenda incresciosa” che ci può capitare se la nostra vita “non è lineare” e se il nostro comportamento “dà modo ai ragazzi di pensare che fossimo consenzienti”. Insomma, se c’è un uomo che considera un sorriso al pari di un invito per loro siamo potenzialmente tutte stuprabili e la responsabilità è nostra. Spero che la Cassazione renda giustizia alla vittima e metta questi sei in condizione di non nuocere più, ma spero anche che qualcuno rimuova giudici che scrivono quattro pagine di motivazioni risibili che fanno acqua da tutte le parti e danneggiano non solo la vittima ma la società nel suo complesso facendola ripiombare all’epoca dello stupro come atto contro la morale, vanificando decenni di lotte sul piano culturale e legislativo.

  10. Tramontana ha detto:

    La tua vita è sicuramente diventata un inferno, ma non permettere che questo ti bruci, ti divori. Non permettere ai mostri, al dolore di averti. Sei luce, brilla, a dispetto di chi voleva oscurarti. Il tuo coraggio sia un esempio di vita e di forza. Grazie per non essere stata zitta.

    ps. come si fa a promuovere la presentazione di un caso alla corte dell’Aia?

  11. Mireille ha detto:

    Sono bisessuale, vesto lolita da anni, ho vissuto in quattro paesi diversi e viaggiato tanto, ho convissuto con diversi partner e questa testimonianza mi ha spezzato il cuore. Sei una persona magnifica e coraggiosa e hai tutta la mia stima per aver combattuto contro un sistema malato che ci tratta come oggetti di pubblico consumo e ci colpevolizza anche quando siamo vittime di crimini. Non posso fare molto di più se non mandarti tutto il mio supporto e stringerti virtualmente. E’ vergognoso e inaccettabile che questo succeda ancora nell’anno 2015 e voglio sperare che ci saranno conseguenze per tutti i mostri di questa vicenda, gli stupratori ma anche i giudici, gli avvocati, e tutti coloro che giudicano le vittime invece che coloro che commettono un crimine. Lo stupro è colpa unicamente dello stupratore. Tu sei una persona speciale e non hai nessuna colpa. Ti abbraccio fortissimo.

  12. Meltea Keller ha detto:

    Non so voi ma a me questa storia ha fatto proprio schifo. Sono di Empoli, sono bisessuali, convivo col mio ragazzo, mi vesto come cazzo mi pare anche a 30 anni, faccio la videomaker e la DJ e questo branco di borghesucci bigotti deve MANGIARE MERDA. OK. Perche’ non mi sento sicura nella mia citta’ dopo questa sentenza. E non e’ giusto. E cerchero’ di mettere su una manifestazione, old style, come nei ’70 a Firenze. AZIONE ci vuole, non commenti Facebook. AZIONE!

  13. Nato Invisibile ha detto:

    Grazie a te che con coraggio non ti arrendi e provi ad andare avanti, e andando avanti porti con fierezza il fardello della tua terribile esperienza perché essa non sia stata vana. e non mi riferisco all’orribile episodio della violenza, soltanto: mi riferisco soprattutto al drammatico viaggio nelle aule di “Ascolto” e di “Giustizia”. Grazie a te, fiera ragazza, perché questa tua indicibile sofferenza perpetrata all’infinito non è stata vana e perché la tua voce, che si leva come un grido, scuote le nostre coscienze, e non è vana. le parole dei media e delle sentenze sono come pietre scagliate per lapidare. ma per ogni cieca toga ed ogni stupido microfono, ci sono migliaia di persone che ti credono e ti sostengono. Alcune ragazze, ragazzine, non ce l’hanno fatta. Ancora oggi sono in cerca di Giustizia e di riscatto tante ragazze, italiane, vittime di carnefici italiani, non credute, anche dopo trent’anni. (finanche bruciate vive). Tutto questo è veramente troppo. Eppure oggi esistono degli strumenti in più che abbiamo per mandare il nostro messaggio. Le Istituzioni lo recepiranno per ultime, e si opporranno con tutte le forze per conservare il proprio status quo. Per non cambiare. Ma noi oggi vogliamo cambiare, e lo possiamo anche grazie a te.
    Un abbraccio per la grande persona che sei.

  14. MatQuaD ha detto:

    Pessimo errore, in questo mondo l’apparenza è tutto. Se non sembri, il mondo ti fagociterà, ti giudicherà sempre ed esclusivamente per quello che il tuo essere indica. Se vuoi essere vittima, non devi solo esserlo solo sulla carta, ma devi sforzarti per indurre anche gli altri a pensare che tu lo sia, il tuo avvocato purtroppo aveva ragione. Avresti dovuto piangere, buttarti a terra, rotolarti nel fango e strisciare davanti alla giuria, ti saresti dovuta drogare, deprimere, farti ricoverare, andare a messa e pregare, il tutto per avere una sentenza equa. Che vuoi farci, siamo tutti fatti di pregiudizi, si guarderà sempre più l’abito che la sostanza in ogni persona, e chiunque da noi in un certo senso risulterà sempre “etichettato”. Essere umani ci rende pessimi già in partenza, non possiamo fare molto per cambiare la nostra natura. Ed i giudici non sono infallibili, anzi, sono le prime persone che devono guardare OGNI singolo dettaglio prima di dare una sentenza.

    La nostra gabbia è la nostra cultura. E’ lei a decidere chi o cosa siamo, chi o cosa diventeremo, non possiamo vivere pensando di eluderla per sempre. Bisogna essere “bravi ragazzi”, bisogna sempre uniformarsi ai costumi più moderati. Ora, l’esempio può sembrare banale, ma ho visto in passato ragazzi colti in fragrante a fare graffiti sui treni e lasciati stare solo per il loro abbigliamento (ovviamente ci ha rimesso solo chi troppo trasgressivo, per gli altri solo una sgridata …). Quindi bisogna adattarsi per sopravvivere? D’altra parte è un po’ il principio stesso dell’evoluzione e questa società con i suoi canoni è molto più simile ad una foresta tropicale di quello che comunemente si pensa. Ragionando, si potrebbe addirittura comparare una gothic lolita bisex ad una preda molto vistosa, qualcosa che può essere distrutto in ogni momento da qualcuno di più forte, mentre il “bravo ragazzo” di chiesa potrebbe invece essere il predatore furtivo e troppo agile per essere poi ripreso da qualcosa di più grosso. Non so, può sembrare forse un paragone troppo elaborato, ma a mio parere le due cose coincidono. Mi dispiace pensarla così ma l’amara verità è questa: la nostra è una giungla sociale dove chi arriva in alto lo fa perché passa inosservato o distrugge i suoi antagonisti.

    Come dico sempre quindi: non c’è molto da salvare, se non noi stessi. Viviamo in un posto dove le regole dovrebbero essere universali ma che in realtà subisce le influenze nefaste di una nostra naturale predisposizione al pregiudizio, un effetto che non cambierà mai. Potremmo cambiare cultura, ma ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che ne pagherà le conseguenze.

    • Nato Invisibile ha detto:

      Se vabbè, homo homini lupus, ce lo hanno detto in parecchi da qualche secolo a questa parte. Pregevolissima speculazione filosofica. Chi arriva in alto è furbo e incarna gli ideali del sistema. E chi è in alto non può essere dubitato, nè punito. Grazie per questa brillante intuizione, che illumina le nostre vite ignoranti e ci istiga al nichilismo. Lo sapevamo già che ogni Sistema deve proiettare verso il basso icone rassicuranti e mostri raccapriccianti, per educare i sudditi all’obbedienza ed alla rivolta contro il diverso. La xenofobia è una lampante dimostrazione delle catene che soggiogano le nostre caste: il diverso fa paura in quanto sconosciuto. Lo straniero ne è un banale ma efficace esempio. Come tenere coeso un popolo? Attraverso l’odio verso gli altri popoli, stranieri.

      E adesso che ce lo hai ricordato siamo piombati nella depressione e nello sconforto. Ci hai dissuasi dall’alzare il capo. Mi viene voglia di accendere la tv e stare un paio d’ore davanti al notiziario per una sana indigestione di tutto lo scibile delle bassezze in cui sprofonda l’essere umano.

      Matquad, fammi un favore, iscriviti ad un torneo di giochi di ruolo e ammazza così il tempo che ti separa dalla tomba.

      Se leggere questa lettera ti suscita il profondo giudizio “pessimo errore” perché nella vita l’apparire corrosponde all’essere, ti ricordo che Erich Fromm non avrebbe mai scoraggiato una donna dal richiedere aiuto e dal provare a rifarsi una vita dopo un episodio così lacerante.

      Non puoi svegliarti una mattina e decidere che quelli che hanno compiuto questa profonda barbarie, dai bravi ragazzi agli stimati magistrati, hanno avuto ragione a volerle tappare la bocca, infangandola, perché lei non si è mostrata credibile.

      Insegna ai tuoi conoscenti e parenti a rispettare le donne e a biasimare i mostri della porta accanto. Insisti perché i colpevoli vengano condannati e puniti. Beccati la loro ramanzina filosofica sull’uomo homini lupus. Prega che non capiti a tua sorella tua figlia o tua madre. E battiti affinché non accada più a nessuna donna. Vantati di meno delle tue capacità intellettive superiori alla norma e scendi dal piedistallo. Di mentalisti non ne abbiamo bisogno, se non aiutano a far condannare i colpevoli, ma perpetrano il biasimo verso le vittime.

      Sei out

  15. Pingback: Firenze, una sentenza non lineare

  16. Lucia Lorenzon ha detto:

    L’ha ribloggato su MonDonnae ha commentato:
    “Ebbene si’, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna…”

  17. fiammarossa1 ha detto:

    sto piangendo dalla rabbia.se passal’idea del crowfunding questa è la mia mail:fiammaschiavi@gmail.com .Grazie Sorella per il tuo coraggio.Vorrei poter fare altro per te,per aiutarti.Un abbraccio

  18. Pingback: Pensieri “non lineari” sullo stupro della Fortezza | Valiziosa

  19. Pingback: Siamo con te, ragazza della Fortezza – Resistenza Femminista

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