La fabbricazione dell’uomo abusante

Una traduzione da “Why does he do that? Inside the Minds of Angry and Controlling Men”, di Lundy Bancroft (per la quale ringrazio caldamente una mia volenterosa lettrice)

Cap. 13 (da pag 771 a 802)

uomo lego

C’era una volta un ragazzo che era stato cresciuto con un sogno felice. Quando era molto giovane – in realtà, appena era stato grande abbastanza da capire qualcosa – gli era stato detto che, appena fuori città, era stato messo da parte per lui un bell’appezzamento di terreno. Quando sarebbe cresciuto, la terra sarebbe stata di sua proprietà e gli avrebbe regalato un sacco di soddisfazioni. I suoi familiari e gli altri parenti spesso gli descrivevano quel terreno in termini tali da farlo sembrare come il mondo delle fate, o un paradiso in terra. Non gli avevano detto di preciso in quale momento la proprietà sarebbe passata a lui, ma avevano sottinteso che sarebbe successo quando avrebbe avuto circa sedici o vent’anni.
A metà della sua adolescenza, il ragazzo iniziò a visitare la proprietà e a farci delle passeggiate, sognando il momento in cui ne sarebbe diventato il proprietario. Due o tre anni dopo sentì che era venuto il momento di reclamarla. Tuttavia, a quel punto, aveva notato alcuni particolari che gli davano fastidio: a volte c’erano delle persone che facevano escursioni o picnic nei suoi acri e, quando aveva detto loro di non entrare nel terreno senza il suo permesso, quelli si erano rifiutati di andarsene e avevano insistito che erano su suolo pubblico! Il ragazzo aveva interrogato i suoi parenti circa l’accaduto, ma essi lo avevano riassicurato che non c’erano altre possibili pretese su quel terreno che non fossero le sue.
Nel periodo fra la fine della sua adolescenza e i primi vent’anni, il ragazzo diventò sempre più frustrato perché gli abitanti non rispettavano la sua proprietà. All’inizio cercò di gestire il problema col compromesso. Organizzò una piccola sezione della proprietà come area pubblica per picnic e addirittura spese i suoi soldi per metterci alcuni tavoli. Nella parte restante della proprietà mise dei cartelli di “vietato oltrepassare” e si aspettò che le persone rimanessero fuori. Ma, con sua grande sorpresa, gli abitanti non mostrarono alcun segno di gratitudine per la sua concessione: continuarono invece a muoversi sull’intera area.
Il ragazzo non poteva tollerare più a lungo le intrusioni sul suo diritto di nascita. Iniziò a urlare e imprecare alle persone che oltrepassavano i cartelli e in questo modo riuscì a scacciarne molti. I pochi che non si fecero intimidire diventarono i bersagli delle sue aggressioni fisiche. E quando anche queste aggressioni non ripulirono completamente l’area, comprò una pistola e iniziò a sparare alle persone. Solo per spaventarle, non per ucciderle. I cittadini giunsero alla conclusione che il ragazzo era pazzo.
Un cittadino particolarmente coraggioso passò un’intera giornata cercando fra i registri del catasto e fu in grado di provare ciò che in molti avevano sempre sospettato: la proprietà era sul serio pubblica. La rivendicazione fatta dalla famiglia del ragazzo per suo conto era il prodotto di leggende ed equivoci, senza alcun fondamento nella documentazione.
Quando il ragazzo fu messo di fronte a queste prove, la sua ira addirittura crebbe. Era convinto che i cittadini avessero cospirato per alterare i dati e che stessero cercando di privarlo del suo sogno più prezioso. Per molti anni ancora il suo comportamento rimase imprevedibile: a volte sembrava aver accettato di essere stato ingannato durante la sua infanzia, ma altre volte esplodeva di nuovo e cercava di riguadagnare il controllo del terreno attraverso la legge, o disseminando trappole esplosive sul terreno per ferire i visitatori, o usando qualunque altra strategia che gli venisse in mente. I suoi parenti lo incoraggiavano a mantenere la sua bellicosità, dicendogli “Non lasciare che ti portino via ciò che è tuo”. Molti anni passarono, prima che egli accettasse il fatto che il suo sogno non si sarebbe mai realizzato e che avrebbe dovuto imparare a condividere la terra. In quel periodo attraversò la dolorosa, anche se liberatoria, e graduale accettazione dell’inganno e di quanto distruttivo fosse stato il comportamento che ne era derivato.

Per poter capire come promuovere il cambiamento negli uomini abusanti, le persone e le comunità devono capire non solo come funziona il pensiero dell’abusante, che è stato il mio obiettivo finora, ma anche da dove esso derivi. Superare la piaga delle relazioni abusanti richiede attenzione alla radice del problema.
La storia che ho appena raccontato è una metafora del processo sociale che produce un uomo abusante.
Come ho spiegato nei capitoli precedenti, la violenza non ha nulla a che fare coi problemi psicologici e molto con i valori e le convinzioni.

Da dove vengono le idee sulle relazioni sentimentali di un ragazzo? Le sorgenti sono parecchie. Le più importanti includono la famiglia in cui cresce, il suo vicinato, i programmi televisivi che guarda e i libri che legge, le battute che sente, i messaggi che riceve dai giocattoli che gli vengono regalati e i più influenti modelli di adulti. I suoi modelli sono importanti non solo per i comportamenti che  mostrano al ragazzo, ma anche per i valori che veicolano tramite le parole e le aspettative per il futuro che gli instillano. In breve, i valori di un ragazzo derivano dall’intero spettro delle sue esperienze all’interno della sua cultura.
L’interazione con la società è unica per ogni ragazzo. Anche due fratelli di età simile non assimilano gli stessi valori. La cultura è trasmessa in un continuum. In una cultura molto religiosa, per esempio, alcuni bambini finiscono per diventare devoti credenti, mentre altri rigettano completamente la fede mentre la maggior parte rientra nel livello medio di religiosità della propria comunità. La reazione di un bambino dipende in parte da quanto forti sono i messaggi che riceve dall’ambiente sociale e in parte dalle predisposizioni personali. Il ribelle di famiglia, per esempio, potrebbe diventare ateo, mentre il bambino più interessato a compiacere i genitori potrebbe diventare addirittura più religioso di loro.

COME UN BAMBINO IMPARA LA VIOLENZA

I bambini iniziano ad assorbire le regole e le tradizioni della propria cultura prestissimo – di sicuro entro i tre anni, probabilmente anche prima. Questo processo di apprendimento continua durante tutta l’infanzia e l’adolescenza. La famiglia in cui i bambini crescono è di solito l’influenza più forte, almeno per i primi anni di vita, ma è solo una fonte fra le altre. Il modo proprio e improprio di comportarsi, la percezione morale di ciò che è giusto o sbagliato, le convinzioni circa i ruoli di genere sono loro trasmessi dalla televisione, dai video, dalle canzoni famose, dai libri per bambini, dagli scherzi… I bambini osservano i comportamenti di amici e parenti, inclusi gli altri adulti cui sono vicini. Osservano per capire quali comportamenti sono premiati – quelli che rendono le persone popolari, ad esempio – e quelli che, al contrario, vengono condannati. A quattro o cinque anni iniziano ad esprimere curiosità per la legge e la polizia, che giocano un ruolo importante nel formare il senso morale. Durante l’adolescenza, i giovani hanno accesso ad una quantità sempre maggiore di messaggi, con sempre meno filtri imposti dagli adulti, mentre sono sempre di più soggetti alla crescente influenza dei loro pari. Anche dopo aver raggiunto l’età adulta, le persone continuano a ricevere messaggi dalla società che li circonda e ad aggiustare i propri valori e le proprie convinzioni in base a ciò che è considerato socialmente accettabile.

DOMANDA 18: DOVE HA IMPARATO AD ESSERE COSÌ?

Diamo ora un’occhiata a come la società influenza lo sviluppo dell’atteggiamento di un ragazzo o di un giovane uomo nei confronti della violenza. Alcune delle cose che descriverò sono vecchie di secoli, mentre altri messaggi sono arrivati nella scena culturale in tempi più recenti. Fornirò esempi della cultura orientata ai bambini, come i libri e i film per bambini, e altri che provengono dalla cultura degli adulti, che hanno ricadute sui modelli che i bambini osservano direttamente nel comportamento degli adulti, o che gli adulti definiscono direttamente come giusti o sbagliati per i bambini.

* Le leggi e il sistema legale sono stati collusi con l’abuso sulle donne.
Fino all’800, per un uomo del mondo anglosassone era perfettamente legale abusare fisicamente della propria moglie. La moglie non aveva modo di ricorrere alla polizia o alla giustizia e, se sceglieva di divorziare da lui a causa dei suoi abusi, lui era quello a cui andava la custodia dei figli. Alla fine del diciannovesimo secolo, finalmente vennero emanate norme che prevedevano conseguenze giuridiche nei casi dei pestaggi più estremi, ma furono applicate raramente fino agli anni ’70, e non furono applicate coerentemente addirittura fino agli anni ’90! Per centinaia e forse migliaia di anni, l’assalto domestico alle donne è stato considerato uno strumento necessario agli uomini per mantenere ordine e disciplina in casa, per garantire che la loro intelligenza superiore avrebbe prevalso e per evitare il proliferare delle qualità isteriche, miopi e naif che gli uomini attribuivano alle donne.
È stato solo con i movimenti femministi degli anni ’60 e ’70, e specialmente con il lavoro di quelle attiviste che si concentravano specificatamente sulle percosse e le violenze sessuali, che l’oppressione fra le mura domestiche delle donne iniziò ad essere considerata seriamente come un crimine.
La storia dell’evoluzione legale gioca un ruolo importante nel plasmare il punto di vista culturale di oggi tra i maschi – e le femmine – sugli abusi alle donne. È probabile che occorreranno un buon numero di generazioni per superare l’impatto accumulato da centinaia di anni di atteggiamenti sociali distruttivi. La cultura che ha modellato quelle leggi e che è stata di rimando modellata da esse, si riflette nella continua volontà delle persone di accusare le donne di “provocare” l’abuso, di sentirsi dispiaciuti per gli uomini che devono affrontare le conseguenze legali della violenza domestica, e di essere così scettici circa le segnalazioni di abuso da parte delle donne.
Questi sono tutti atteggiamenti che i bambini assorbono dal comportamento e dai commenti degli adulti attorno a loro.
I bambini notano anche le risposte da parte del sistema legale. Un ragazzo che cresce in una casa dove suo padre aggredisce sua madre può notare come, nel corso degli anni, suo padre sembri non incorrere mai in guai seri, e questo dice al bambino che il comportamento del padre non è considerato sbagliato dalla comunità (infatti ogni maschio che abbia più di 10 o 15 anni oggi è poco probabile che abbia mai visto il proprio padre perseguito per violenza domestica, dal momento che queste accuse erano rare prima del 1990). Quando una donna mi chiede “Perché un uomo abusante crede di poterla fare franca?”, devo rispondere che, fino a tempi molto recenti, lui la faceva franca, e anche ora le conseguenze legali sono molto meno serie per gli uomini che aggrediscono la partner, che per quelli che aggrediscono dei completi estranei.
Questo condono storico dell’abuso fisico sulle donne ha svolto anche un ruolo fondamentale nel rendere difficile da affrontare e superare l’abuso emotivo, poiché ha creato un clima di impunità per il comportamento degli uomini in una relazione.

* Le religioni hanno spesso condonato l’abuso sulle donne.
I libri sacri delle più importanti religioni di oggi, inclusi la Bibbia, la Torah, il Corano e i più influenti testi buddisti e indù, istruiscono esplicitamente le donne a sottomettersi alla dominazione maschile. La Genesi, per esempio, include il seguente passaggio: “Dio disse alla donna: moltiplicherò la tua sofferenza e le tue gravidanze. Partorirai nel dolore e i tuoi desideri dovranno essere quelli di tuo marito, ed egli dominerà su di te”. Durante gli anni, ho avuto numerosi clienti che si affidavano ad esplicite citazioni dalle scritture per giustificare il loro abuso della partner.
In modo analogo, il divieto religioso del divorzio intrappolava le donne in matrimoni con uomini violenti. Il libro “When Love Goes Wrong”, pubblicato nel 1985, descrive uno studio sui conservatori del clero protestante, secondo il quale il 21% di loro era convinto che nessun tipo di abuso potesse giustificare il fatto che una donna lasciasse il marito, e il 26% era d’accordo con l’affermazione “una moglie deve sottomettersi al proprio marito e aver fiducia che Dio apprezzerà la sua [di lei] scelta, fermando l’abuso o dandole la forza di sopportarlo”.
Ai bambini cresciuti secondo la fede viene solitamente insegnato che le regole della propria religione sono la miglior guida per stabilire ciò che è giusto e sbagliato, superiore perfino alle leggi dello stato. I primi insegnamenti religiosi a un ragazzo possono essere formativi nello sviluppo della sua idea del comportamento appropriato in una relazione sentimentale, lo status delle donne e i diritti degli uomini. Se nella sua famiglia o comunità gli aspetti più distruttivi della religione sono quelli a cui si dà maggior enfasi, possono essere stati piantati dei semi pericolosi.

* Artisti popolari possono riflettere e plasmare gli atteggiamenti sociali.
Mentre stavo scrivendo questo libro, il rapper bianco Eminem ha vinto un Grammy Award. In quel periodo, una delle sue canzoni più popolari e recenti era “Kim”, il nome della moglie di Eminem. La canzone inizia con il rapper che mette a letto sua figlia e si prepara a uccidere la moglie perché è stata con un altro uomo. Dice alla moglie “Se ti muovi, ti picchio a sangue” e la informa che ha già ucciso il loro figlio di quattro anni. Poi la informa che la porterà via in auto, lasciando la bambina a casa da sola, quindi la riporterà a casa morta in un furgone. La voce di Kim (interpretata da Eminem) è udibile durante tutta la canzone, mentre urla di terrore e a volte lo supplica di non farle del male. Lui le descrive come farà a far sembrare che sia stata lei ad uccidere il loro figlio e che lui l’abbia poi uccisa per difendersi, di modo che riuscirà a farla franca. Kim chiama aiuto, poi si sente mentre viene soffocata a morte, ed Eminem che grida “Sanguina, cagna, sanguina! Sanguina!” L’omicidio è poi seguito dai suoni di un corpo che viene trascinato fra le foglie secche, gettato nel bagagliaio e quindi chiuso dentro.
Ancora più orribile della decisione di Eminem di registrare una canzone che glorifica l’assassinio di una donna e di un bambino, è il fatto che ciò non gli abbia impedito di vincere un Grammy. Cosa dovrebbe concludere sulla nostra società un adolescente o un giovane uomo? Ritengo di poter affermare con certezza che un cantante che avesse apertamente promosso l’uccisione di ebrei, neri o disabili sarebbe stato considerato ineleggibile per un Grammy. Ma non è così, purtroppo, per l’incoraggiamento di un brutale e premeditato assassinio della propria moglie e figlio, con tanto di pianificazione per evitarne le conseguenze. E, sfortunatamente, Eminem è in buona compagnia. La popolare band Guns’n’Roses aveva registrato una canzone che dice: “L’amavo / ma ho dovuto ucciderla / ho dovuto seppellirla sotto sei piedi di terra / e riesco ancora a sentirla lamentare”. Il cantante (Axel Rose) continua dicendo che sapeva che avrebbe sentito la mancanza di lei e per questo aveva deciso di seppellirla in giardino.
Questa canzone supporta un atteggiamento assai comune fra gli abusanti, ossia che sono le lamentele delle donne che hanno provocato la violenza maschile. Un altro esempio famoso è il comico Andrew Dice Clay, il cui intero repertorio di “battute” sui pestaggi e le aggressioni sessuali a danni delle donne sono state alla base delle sue performance in tutto il paese. I fan di questo tipo di intrattenitori sono famosi per mettersi sulla difensiva e dire “Andiamo, è solo umorismo!” Ma l’umorismo è in realtà uno dei modi più potenti in cui una cultura trasmette i propri valori.
Se un uomo è già incline all’abuso a causa della propria formazione o esperienza, può trovare validazione al proprio comportamento in questo tipo di performance e provare ancora meno empatia verso la propria partner. In uno dei casi di abuso in cui sono stato coinvolto, un uomo era solito far suonare a ripetizione la canzone dei Guns’n’Roses per annunciare alla moglie ciò che le stava per succedere, per riderne. Ma nel contesto di aggressioni verbali e fisiche che aveva creato, quello che per lui era uno scherzo, per lei era una minaccia agghiacciante.

* Rappresentazioni teatrali e film fanno passare per romantico l’abuso sulle donne.
Parecchi anni fa sono stato a vedere la rappresentazioni “Frankie e Johnny si sono sposati a Boston”. La trama è circa questa: Johnny è innamorato di Frankie e sa che lei è la donna giusta per lui. Una sera va all’appartamento di Frankie per esprimerle i suoi sentimenti e convincerla a mettersi con lui. Lei non è interessata e glielo dice. Allora Johnny dà il via ad una serie di azioni per convincerla che dura per tutto il resto della commedia. La critica e la denigra, spiegandole che le ragioni per cui lei non vuole stare con lui sono la paura dell’intimità e dell’impegno. Le spiega che qualunque sia l’idea che lei ha di se stessa e delle proprie necessità, il suo giudizio è quello corretto. Frankie non ne rimane impressionata. Così la coercizione agita da Johnny aumenta. Ad un certo punto Frankie, esausta dopo ore di questa pressione, cerca di andarsene a dormire, ma Johnny le impedisce di arrivare alla camera da letto, afferrandola per le braccia. Allora Frankie va in cucina a farsi un sandwich, immaginando che, se non può dormire, almeno può mangiare. Per niente. Infatti Johnny allontana il piatto e lo butta nel lavandino, sandwich e tutto. Esasperata, Frankie gli ordina di lasciare il suo appartamento. Lui si rifiuta. Lei minaccia di chiamare la polizia per farlo portare via, ma lui risponde con un “Vai, falli venire. In un’ora mi avranno rilasciato e sarò di nuovo qui, sulla tua scala antincendio. Prima o poi dovrai avere a che fare con me”. Quindi, ora che Frankie ha scoperto che non può riuscire a far rispettare nessuno dei suoi dritti, che succede? Ed ecco, ha un’epifania! Una svolta che le cambia la vita! In un istante, Frankie supera la paura di instaurare un legame profondo – viene fuori che Johnny aveva ragione per la storia della paura dell’intimità, così come per tutto il resto – e cade rapita fra le braccia di lui. Frankie e Johnny sono innamorati. Cala il sipario. (Si presume che a Frankie sia stato finalmente concesso di mangiare e dormire, anche se non abbiamo modo di dirlo con certezza).
Ma la parte più sorprendente della serata doveva ancora venire. Con mio estremo stupore, i circa duecentocinquanta adulti con un alto livello di istruzione ed economicamente privilegiati che erano impacchettati nelle poltroncine dell’Huntington Theater Company, si sono alzati in piedi in un boato di applausi deliziati, con sorrisi che andavano da orecchio ad orecchio. Nessuno nell’intero auditorium è rimasto seduto. Tranne me. All’epoca avevo lavorato con gli abusanti da più di cinque anni e sapevo perfettamente di cosa ero stato testimone. Nessun altro pareva aver notato qualcosa di sbagliato nella violenza con cui lei veniva afferrata, nella privazione di cibo e sonno, nelle minacce, nell’affermazione di superiorità e nelle altre forme di coercizione delle quali eravamo stati testimoni. Frankie aveva paura di stare con Johnny perché aveva paura dell’intimità? O magari perché lui era arrogante, coercitivo e fisicamente violento? Chi non avrebbe avuto paura dell’intimità di fronte a quel bullo? Bisogna averla!
Il messaggio ai giovani uomini, intenzionale o meno, è che la coercizione e anche un certo grado di violenza fisica e di intimidazione sono compatibili con il vero amore e che un uomo sa meglio di una donna cosa è bene per lei.
Le convinzioni che guidavano il comportamento di molti miei clienti sono mostrati nel corso di quest’opera. E anche se un ragazzo non vedesse quest’opera – la maggior parte del pubblico era composta da adulti – di sicuro sarà influenzato dalle convinzioni che i suoi genitori si porteranno a casa di ritorno dal teatro.

* La prima formazione di un ragazzo sui ruoli di genere e sulle relazioni può nutrire l’abuso.
Almeno fino a poco tempo fa, un ragazzo tendeva ad imparare fin dalla più tenera età che, raggiunta l’età adulta, avrebbe avuto una moglie o una ragazza disposta a fare di tutto per lui che lo avrebbe reso un uomo felice. La sua partner sarebbe appartenuta a lui. La più importante responsabilità per lei sarebbe stata fornirgli amore e nutrimento, mentre il contributo chiave di lui sarebbe stato quello di ricoprire il ruolo di “cervello delle operazioni”, usando la sua saggezza e la sua forza per guidare la famiglia.
I messaggi che è probabile un ragazzo riceva circa le femmine sono strettamente legati a queste aspettative. Potrebbe imparare che i ragazzi sono superiori alle ragazze, specialmente se cresce con intorno uomini che esibiscono questo atteggiamento (in molte famiglie non c’è peggior insulto che si possa fare a un ragazzo che dirgli “Ti stai comportando come una femminuccia”). Quando è grande abbastanza per sapere del sesso, può imparare che la cosa più preziosa per le donne è la loro capacità di dare piacere sessuale ai maschi. A seconda di com’è suo padre o il suo patrigno, che tipo di coetanei frequenta durante l’adolescenza, o il tipo di musica che ascolta, potrebbe imparare che quando una partner di sesso femminile non gli si sottomette, lui può usare la denigrazione verbale o anche l’intimidazione fisica per punirla e assicurarsi una maggiore cooperazione in futuro.
Studi hanno dimostrato che quasi la metà degli uomini abusanti crescono in case dove il padre o il patrigno è un uomo abusante. La casa è un terreno di apprendimento critico per i valori e le aspettative sui ruoli di genere. I ragazzi sono a rischio di assorbire l’atteggiamento del padre abusante espresso attraverso le sue parole e le sue azioni. Anche se il padre non dice mai esplicitamente che le femmine sono inferiori, per esempio, o che l’uomo deve avere l’ultima parola in una discussione, il suo comportamento può comunque far arrivare il messaggio.
Le aspettative sui ruoli di genere a cui i ragazzi e gli uomini sono stati storicamente soggetti sono splendidamente raccontati in un articolo intitolato “The Good Wife’s Guide”, da un numero del 1955 della rivista Housekeeping Monthly, che include istruzioni come “Non fargli domande sulle sue azioni e non mettere in discussione il suo giudizio e la sua integrità. Ricorda che lui è il signore della casa e come tale eserciterà sempre la sua volontà con correttezza e veridicità” e “Non lamentatevi se torna a casa tardi per cena o anche se sta fuori tutta la notte. Consideratele piccole cose rispetto a ciò che lui potrebbe aver sopportato durante il giorno”. La moglie è ulteriormente incoraggiata ad assicurarsi che i bambini siano tranquilli quando lui rincasa, a tenere la casa perfettamente ordinata e pulita, e a non lamentarsi se il marito esce la sera per divertirsi senza di lei, perché lei deve “capire il suo [di lui] mondo di tensione e pressione”. Gli atteggiamenti della società sui ruoli di genere hanno fatto grandi passi avanti negli ultimi cinquant’anni, ma le aspettative che emergono da questo articolo sono esattamente quelle che trovo in moltissimi dei miei clienti abusanti oggigiorno. I valori culturali che scorrono così nel profondo impiegano generazioni per essere portati alla luce ed eliminati.

* Alcuni messaggi nei media rivolti a bambini e ragazzi supportano l’abuso da parte degli uomini.
In un libro della popolare serie per bambini Berenstain Bears intitolato “Problemi coi compiti”, sia la madre che i figli si rannicchiano quando il padre si arrabbia (è nella copertina). A un certo punto, il padre rovescia una sedia e porta i pugni chiusi in alto sopra la propria testa. Alla fine della storia, i bambini hanno fatto contento papà, facendo ciò che voleva, e la mamma sorride felice nel vederli accoccolati con lui sul divano. In “Tempo di dormire per Francis”, di Russel Hoban, il padre minaccia Francis di sculacciarla, se la bambina non smette di chiedere aiuto per la sua paura del buio. Francis si addormenta da sola con la paura di quanto male le avrebbe fatto la sculacciata.
Anche le fiabe a volte supportano la mentalità abusante. Nella Bella e la Bestia, ad esempio, la bestia è crudele con la donna e la isola dal mondo, ma lei lo ama comunque, e il suo amore alla fine lo trasforma in un buon uomo – che è il mito che mantiene alcune donne intrappolate nelle relazioni con un uomo abusante. Nella Sirenetta, Ariel sceglie di rinunciare alla sua voce – letteralmente – per poter vivere sulla terraferma, in modo da sposare l’uomo che ama. Una donna senza voce è la ragazza dei sogni di molti uomini abusanti.
Anche i film dedicati ai bambini e agli adolescenti includono comunemente messaggi che condonano l’abuso sulle femmine. In un recente film di Jim Carrey, ad esempio, un uomo siede in un parco vicino a una strana donna che sta allattando il proprio neonato e di punto in bianco spinge via il bambino e comincia a succhiarle il seno. Questo assalto sessuale è presentato come umoristico.
I video musicali e i videogiochi sono diventati le principali sorgenti di formazione culturale per bambini e ragazzi. Nel mondo di MTV e VH1, molti messaggi sui ruoli di genere sono peggio che mai, con maschi aggressivi e ossessionati dal controllo, mentre il valore delle femmine è determinato dalla loro capacità di suscitare attrazione sessuale.
Come mostrato in un recente documentario trasmesso su MTV, per girare video musicali vengono spesso assunti registi di film pornografici, il che prevedibilmente comporta il ritrarre donne che sembrano esistere solo per essere utilizzate dagli uomini.
Alcuni video musicali mostrano abusi espliciti. In uno, ad esempio, un uomo perseguita una donna durante l’intera canzone, mentre lei cerca ripetutamente di scappare, inclusa la parte in cui lei entra in un’auto per andarsene e lui apre un’altra portiera e salta dentro dietro di lei. Alla fine del video, lei si arrende e si innamora di lui. Il messaggio quindi non è solo che perseguitare una donna è un modo per dimostrare quanto la sia ama, ma anche che lo stalker stava in realtà facendo ciò che era meglio per lei. Le donne nei video non intendono mai “no” quando lo dicono, e quando vanno via, in realtà vogliono essere seguite e catturate. Cosa potrebbe definire più precisamente la mentalità abusante?

* Video, riviste e siti pornografici sono un terreno di apprendimento.
Quando un ragazzo entra nell’adolescenza, è verosimile che incontri un altro potente scalpello che modella la sua visione delle femmine e del modo giusto di trattarle: la pornografia. La maggior parte dei film, delle riviste e dei siti pornografici possono funzionare come un manuale di addestramento per gli abusanti, che sia voluto o meno, insegnando che le donne sono indegne di rispetto e utili solo come oggetti sessuali per gli uomini. Internet ha reso l’accesso alla pornografia ancora più semplice – e gratuito – per i ragazzi. Uno studio recente ha scoperto, ad esempio, che un adolescente su quattro ha sperimentato l’esposizione indesiderata a materiale sessuale, la maggior parte attraverso le sollecitazioni di internet. Una grande quantità di materiale pornografico mainstream – non il cosiddetto hard core – contiene storie e immagini che mostrano l’abuso sia delle donne che dei bambini, mostrati come sexy, a volte includendo la presentazione dello stupro come erotico. Il danno causato agli adolescenti dalla visione della pornografia ha poco a che fare con l’esplicitazione sessuale e tutto con ciò che insegna sull’atteggiamento da assumere nei confronti delle donne, delle relazioni, delle violenze sessuali e degli abusi. Passate del tempo a guardare la pornografia voi stessi – se ce la fate a sopportarlo – e pensate ai messaggi che  manda ai giovani, specialmente ai ragazzi.
Ho sentito di un caso recente avvenuto in un quartiere bene, che coinvolgeva dei ragazzi delle medie abituati a passare ore ogni giorno dopo la scuola guardando pornografia sul proprio computer. Un giorno, dopo averlo fatto, sono andati a una festa, dove hanno spinto alcune ragazze – dell’età media di dodici anni – a fare sesso orale su di loro, ispirati da qualcosa che avevano visto in un sito internet. I genitori hanno scoperto cos’era successo e ne è seguito uno scandalo, ma la comunità ancora sembra non riconoscere l’influenza delle immagini a cui sono esposti i ragazzi.

* Spesso i ragazzi imparano che non sono responsabili delle loro azioni.
L’aggressività dei ragazzi è trattata sempre più frequentemente come un problema medico, in particolare nelle scuole, tendenza che ha portato alla diagnosi e alla somministrazione di farmaci a ragazzi il cui problema potrebbe invece essere che sono stati traumatizzati e influenzati dall’esposizione alla violenza e all’abuso a casa. Trattare questi ragazzi come se avessero problemi di scompensi chimici non solo ignora il disagio in cui sono immersi, ma rinforza anche la loro convinzione che sono “fuori controllo” o “malati”, piuttosto che aiutarli a riconoscere che stanno facendo scelte sbagliate sulla base di valori distruttivi.
A volte ho sentito adulti dire alle ragazze che dovrebbero essere lusingate dal comportamento invasivo o aggressivo dei ragazzi, “perché significa che gli piaci tanto”, un approccio che preparata sia i ragazzi che le ragazze a confondere l’amore con l’abuso e fa sentire le ragazze impotenti.
Nella maggior parte della copertura mediatica sul bullismo o la violenza nelle scuole, come nel caso della Columbine, i giornalisti hanno trascurato la questione di genere. I titoli hanno descritto questi eventi come “bambini che uccidono bambini” [ndt: qui viene usato un termine neutro, senza specificare il genere, ma in italiano la parola “bambino” è intrinsecamente maschile], quando quasi il 100% di questi casi coinvolgono bambini maschi che uccidono bambini. In alcuni casi è stato rivelato che le uccisioni erano collegate all’ostilità dei maschi verso le femmine, incluso un caso in cui due ragazzi, che hanno giustificato la loro furia omicida con il fatto che erano arrabbiati perché le loro ragazze avevano rotto con loro. Ma il bisogno urgente di affrontare l’atteggiamento anti-femminile fra questi ragazzi non è mai stato menzionato come strategia per prevenire futuri episodi di violenza a scuola.

* Quando la cultura e l’esperienza a casa combaciano, si rafforzano l’un l’altro.
Se un ragazzo cresce in una casa dove la madre è abusata, ascoltare canzoni come la Kim di Eminem può lasciare una profonda impronta in lui. Può pensare che la società stia dando il proprio timbro d’approvazione al maltrattamento alle donne cui assiste a casa.
La probabilità che incolpi la madre per ciò che le capita e inizi a copiare il comportamento dell’abusante cresce ad ogni messaggio pro-abuso che assorbe da ciò che lo circonda. La mia esperienza di consulenza mi persuade che gli uomini più inclini ad abusare le donne sono quelli cresciuti con un abusante come modello che avevano assorbito pesanti dosi di formazione culturale distruttiva. Ma fate anche attenzione: la metà o più dei miei clienti non proviene da case in cui un uomo è responsabile di maltrattamenti sulle donne. Le influenze culturali che ho discusso sopra sono sufficienti a preparare un ragazzo a diventare un uomo abusante. È quindi essenziale insegnare ai ragazzi a rispettare le donne e riflettere criticamente sui messaggi sociali a cui sono esposti.
Molti figli di donne abusate che ho conosciuto, inclusi ufficiali di polizia, scrittori, terapisti e attivisti, hanno dedicato le loro vite a opporsi all’abuso sulle donne. L’esempio dato da questi uomini dimostra che le influenze familiari sono solo l’inizio della storia e che il ragazzo può scegliere di incanalare il proprio disagio infantile in azioni costruttive – se impara modi alternativi di pensare e agire.

Torniamo ora al nostro ragazzo che sta crescendo. Da una combinazione di diverse influenze culturali, egli sviluppa un’immagine del suo futuro che poi porterà dentro di sé. Immagina una donna bella, seducente e concentrata interamente nel soddisfare i suoi bisogni, una donna che non ha alcun bisogno proprio che possa richiedere un sacrificio o uno sforzo da parte sua. Lei apparterrà a lui e provvederà a lui, e lui sarà libero di mancarle di rispetto quando lo riterrà opportuno.
Nella sua mente, questa figura descrive la parola partner, ma un termine molto più accurato per la figura che sta sviluppando è invece schiava.
Quando questo ragazzo si ritroverà coinvolto in un rapporto vero – che sarà molto diverso da quanto aveva immaginato -, specialmente quando raggiungerà l’età in cui le relazioni diventano più serie, le sue fantasie infantili collideranno con la donna reale che gli sta davanti. Lei occasionalmente gli resisterà. Ci saranno altre persone nella vita importanti per lei, lui non sarà il suo unico interesse. Non accettràa sempre le opinioni di lui, come più accurate e superiori alle proprie. A un certo punto, lei potrebbe addirittura arrivare a rompere con lui, come se lei non si considerasse una proprietà di lui. Il ragazzo non riuscirà a credere di star domandando qualcosa di tanto irragionevole: sta solo cercando di ottenere quanto considera essergli dovuto.

Infatti, il nostro giovane uomo pensa di aver dato alla ragazza molta più libertà di quanto facciano un sacco di altri ragazzi, come il ragazzo della storia di prima si sentiva generoso per aver fornito un’area pubblica per picnic nella “sua” terra. E proprio come quel ragazzo alla vista degli intrusi, il nostro ragazzo diventa sempre più frustrato, erratico e coercitivo, mentre cerca di riguadagnare il controllo sulla partner.
La prima esperienza sessuale è probabile che sia il risultato di una costante pressione sulla ragazza, finché alla fine lei cede, così la coercizione sessuale diventa una delle prime abitudini relazionali di lui. Egli potrebbe addirittura iniziare a sembrare mentalmente malato, come faceva l’uomo che sparava agli escursionisti, ma in realtà il suo comportamento è molto logico e razionale, visto cosa le influenze sociali lo hanno portato a credere.

Sopra ogni cosa, lui crede che siano i propri diritti quelli che vengono negati – che è precisamente l’attitudine di quasi tutti i miei clienti quando iniziano il mio programma. L’uomo abusante si sente ingannato, truffato, sente che gli è stato fatto un torto, perché l’idea di quelli che sono i suoi diritti sta distorcendo in modo grave la percezione di ciò che è giusto e sbagliato.
In sintesi, un uomo abusante può essere pensato non come qualcuno che è “deviato”, ma piuttosto come qualcuno che ha imparato fin troppo bene la lezione che gli ha impartito la società, bevendosela tutta intera, e ha seguito troppo attentamente le indicazioni che la cultura ha messo per lui, indicando il sentiero per la virilità – almeno per quanto riguarda i rapporti con le donne.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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11 risposte a La fabbricazione dell’uomo abusante

  1. Paolo ha detto:

    Eminem è anche l’autore di Stan e ha fatto un certo tipo di percorso rispetto alle sue prime e più “violente” canzoni, ma il rap e l’hip hop è un genere musicale spesso al centro di polemiche.
    detto questo credo che le accuse alla cultura pop (musica film, fumetti) siano sbagliate..forse crescere vedendo gli abusi sulla propria madre è più pericoloso di Eminem o di un film horror

    • Paolo ha detto:

      comunque dire “i problemi psicologici non centrano nulla” e un po’ come dire “la cultura non centra niente”..altrimenti non si capisce perchè due maschi cresciuti nella stessa cultura e in un ambiente familiare simile si comportano in maniera diversa una volta adulti. In realtà non esiste una spiegazione esaustiva al perchè certi uomini sono abitualmente violenti verso le donne che stanno con loro e altri che magari hanno un carattere aggresivo e magari fanno a botte con altri uomini invece no, nè la spiegazione psicologica nè quella “culturale” appaiono sufficienti ma nessuna lo è

      • Arianna ha detto:

        Il punto del discorso non è chi detiene il primato tra la cultura o la psicologia. Il fatto è che nella nostra società esistono svariati stimoli che ciascuno di noi è in grado di recepire, ed una volta appresi possiamo riprodurli nelle nostre azioni o porci in maniera critica nei loro confronti per migliaia di ragioni, tra cui ANCHE (ma non SOLO) inclinazioni psicologiche. Di fatto la realtà è molto più sfumata di quello che questa ed altre dicotomie vorrebbero farci credere, e ciò che sperimentiamo vivendo è sempre il risultato di un’interazione incredibilmente complessa tra noi ed il resto del mondo.

      • Paolo ha detto:

        certamente. mi limito a dire che sia che decidiamo di riprodurli sia che decidiamo di respingerli in tutto in parte siamo sempre noi a volerlo,è la nostra indole a volerlo, ognuno diventa ciò che è

    • Vale ha detto:

      Certamente. Ma mi spieghi perché canzoni che inneggiano all’assassinio delle donne (e non parliamo di come le presentano nei video) ce ne sono, mentre, come faceva notare l’autore del brano, se avessero parlato di far fuori i neri, gli ebrei o vai a sapere chi, la faccenda sarebbe stata diversa?
      Non sarà tutta colpa della cultura pop, ma di sicuro, una parte della cultura pop ha ENORMI problemi con le donne.

      • Paolo ha detto:

        Non solo con le donne, se è per questo Eminem e in generale il rap e l’hip-hop sono anche accusati di omofobia..a torto o a ragione. e nelle rap battles non mancano epiteti razziali più o meno pesanti (“nigger”, “nigga”) ma evidentemente essendo usati per lo più da afro-americani verso altri afro-americani, giustamente non ci sono polemiche (il regista bianco Quentin Tarantino è stato più volte rimproverato secondo me ingiustamente da Spike Lee per l’uso della N-word nei suoi film ma lì ha ragione Samuel L. Jackson)
        Per quanto riguarda Eminem, ha risposto alle accuse di omofobia duettando con Elton John il quale ha dichiarato di apprezzarlo artisticamente.
        Eminem ha anche collaborato con pop-star donne, come Dido (proprio nel videoclip di Stan dove è presente anche un campionamento di un brano di Dido, Thankyou

      • Vale ha detto:

        Ah, beh, certo… se basta duettare con una donna o essere apprezzati da Elton John perché tutte le influenze negative create nella società vadano a zero, siamo a posto… [sarcasmo qui]

  2. Pingback: Come un uomo diviene violento e cosa succede nella sua mente?  | r [e s i l i] e n z e

  3. Arianna ha detto:

    Articolo molto interessante. In antropologia questo metodo di apprendimento è studiato da oltre vent’anni ed è conosciuto come “embodiment” (incorporazione). Ad oggi si ritiene che sia probabilmente l’unica vera caratteristica umana pre-culturale (a parte ovviamente i tratti fisici e fisiologici). La cosa positiva è che è un procedimento molto malleabile ed in continuo divenire, perciò questi tipi di influenze negative, una volta apprese, non vengono cristallizzate per sempre. Potenzialmente possono essere riconsiderate in maniera critica ed anche rigettate da un soggetto incline all’abuso a qualunque età. Per questo è sempre bene dare informazioni di questo tipo.

  4. Pingback: La costruzione dell'uomo abusante - Rete donne AntiViolenza Perugia

  5. SilviaAzzaroli ha detto:

    Articolo molto interessante.
    Non sono d’accordo su tutto, ma quello che scrivete ha senso.
    Effettivamente il modo di educare una persona, la società, la cultura e l’umorismo possono influenzare il percorso di una persona.
    E concordo con il fatto che si tende a deresponsabilizzare i criminali, quando invece sono colpevoli delle proprie azioni: si da la colpa a tutto, tranne che a loro e alle loro scelte.
    La mentalità misogina, tuttavia, non ce l’hanno solo gli uomini, no, le donne.
    Ho letto e sentito comportamenti misogini da parte di donne che mi fanno rabbrividire.
    Mi ripeterò, ma ricordo bene i deliri e le farneticazioni di uno dei fandom che frequento, quello di Fringe, dove molte donne non sopportavano la storia d’amore, quella tra Peter e Olivia, perché ribaltava i classici cliché ed era quindi lei e non lui, a fare la dichiarazione, a invitarlo a fare l’amore e a fare sogni erotici su di lui, che dimostrava di amarla, standole vicino sempre, in ogni istante: sapete che molte donne dicevano che lui non l’amava perché non era appunto un maniaco e uno stalker?
    Poi per carità la storia d’amore era amatissima da molti, ma non tutti hanno colto il messaggio.
    E sono sempre donne, oltre che uomini, quelle che non vogliono la rigenerazione femminil del Doctor in Doctor Who, pur essendo la razza di costui, quella dei Signori del Tempo, degli ermafroditi e possono cambiare sesso quando si rigenerano. E’ successo anche al migliore amico di lui, passato da uomo (Master) a donna (Missy)e sapete che alcuni hanno detto di odiare quest’ultima perché “megalomane, folle, cattiva”? Peccato che il personaggio è sempre stato così, come uomo andava bene, come donna no -_-. Grazie al cielo Missy è amatissima, segno che il cambiamento piace e che la mentalità sta cambiando.
    Storie del genere aiutano a cambiare la mentalità.

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