Elogio della violenza

L’albero secco e marcio non ha diritto di star dove sta: esso ruba luce e aria alla giovane vita, che sorge e matura per un mondo nuovo. (Friedrich Hölderlin)

fallo_alberoTempo fa avevo riportato su questo blog il significato di “hate speech” (tradotto spesso in italiano con l’espressione “incitamento all’odio”).

Lo hate speech una categoria elaborata negli anni dalla giurisprudenza per indicare un genere di parole e discorsi che non hanno altra funzione a parte quella di esprimere odio e intolleranza verso una persona o un gruppo, e che rischiano di provocare reazioni violente contro quel gruppo o da parte di quel gruppo. Nel linguaggio ordinario indica più ampiamente un genere di offesa fondata su una qualsiasi discriminazione (razziale, etnica, religiosa, di genere o di orientamento sessuale) ai danni di un gruppo.

Condannare lo hate speech – non solo in un’aula di Tribunale, ma anche nell’ambito di una conversazione tra amici – risulta sempre molto problematico e solleva immediatamente accesi dibattiti intorno al concetto di “libertà d’espressione”.

Ciononostante, assumo il rischio e proseguo nel presentarvi un esempio estremo di hate speech propostoci da Il Foglio dal titolo Le vere misogine siete voi stronze.

Lanfranco Pace, sollecitato probabilmente dalla calura estiva e dal fastidio di non sapere chi sia Ada Lovelace,  si propone di fornire ai suoi lettori una lista di buone ragioni per le quali ad un uomo dovrebbe essere riconosciuto il diritto di essere violento, fisicamente e verbalmente, nei confronti delle donne.

Il primo motivo – già preannunciato dal titolo – corrisponde ad uno dei più beceri luoghi comuni sul sesso femminile: Aveva ragione Milan Kundera, le vere creature misogine sono le donne: mai avuto contezza di rapporti così grassamente maldicenti, una vera festa del pis que pendre, come tra donne.

Si, è vero, gli uomini sono violenti nei confronti delle donne (Pace non può negarlo, ha scelto “stronze” come titolo per il suo articolo!), ma anche le donne sono violente fra di loro, anzi forse lo sono di più, lo diceva anche Kundera (Arthur Conan Doyle dichiarò che le fate esistono: si può stabilire la veridicità di una affermazione citando l’opinione di uno scrittore?).

C’è anche da considerare che Pace non ha mai avuto contezza (non ha mai avuto modo di fare esperienza) di rapporti fra donne che non fossero caratterizzati dalla “maldicenza”. E se lui non ne ha mai fatto esperienza, vuol dire che non esistono rapporti fra donne fondati sul rispetto e la stima reciproca, giusto?

In altri termini: è legittimo odiare le donne perché le donne (tutte le donne) si odiano l’una con l’altra.

Il secondo motivo riguarda la vita privata di Lanfranco Pace: “Una ventenne bruna e polposa mi rifiutò malamente che non avevo ancora la barba: la odio ancora. Con il tempo ho capito le sue ragioni ma io non me ne sono ancora fatta una, di ragione: mi brucia di essere rimasto lì come un allocco, non aver avuto la prontezza di gridarle brutta stronza e magari darle un pugno. Un comportamento che oggi sarebbe bollato come inqualificabile, un prodromo di femminicidio che manderebbe il suo merdosissimo autore a rieducarsi da qualche parte. Cosa impossibile: perché voi vi liberate ma noi non ci liberiamo da voi, nessun uomo accetta il rifiuto senza soffrire o reagire. Chi lo dice, mente.”

Il giornalista si era invaghito di “una ventenne bruna e polposa” (polposa: che ha molta polpa, un aggettivo che si usa normalmente con la frutta, o anche con gli animali – raramente e in letteratura è riferito alle donne, agli uomini mai – e che rimanda immediatamente all’atto del mangiare), ma questa non ne voleva sapere di lui, motivo per il quale ancora oggi – dopo anni e anni di riflessioni sull’accaduto, immagino – rimpiange di non averla insultata e percossa. Le riflessioni di Pace lo hanno condotto alla conclusione che tutti gli uomini vorrebbero insultare e picchiare una donna quando vengono rifiutati e che chi lo nega è un bugiardo. Siccome tutti lo desiderano, ha poco senso etichettare questo comportamento come sbagliato e da modificare (e poca importanza hanno le pur comprensibili ragioni di lei).

Come nel caso del primo motivo, la percezione soggettiva della realtà viene proposta come verità assoluta: io non conosco donne che non sparlino l’una dell’altra, ergo tutti i rapporti fra donne sono caratterizzati dall’odio reciproco. Io vorrei reagire con estrema violenza al rifiuto di una donna che trovo sessualmente attraente, ergo tutti gli uomini sono pervasi dal desiderio di umiliare e fare del male alle donne che non accettano le loro avances sessuali.

Il motivo numero due potrebbe essere riassunto così: è legittimo offendere e picchiare le donne quando si sottraggono al desiderio maschile perché gli uomini hanno voglia di offenderle e picchiarle.

Il terzo motivo è più complesso, e si appella alla letteratura romantica: l’amore per una donna è un sentimeno estremo, che conduce necessariamente a degli eccessi (“ti dici che per lei daresti la vita”), e questo stato emotivo alterato, nel momento in cui c’è conflitto (e il conflitto c’è perché “non è detto che loro si accontentino” di un tale amore – ricordiamoci che le donne sono stronze), questo produce reazioni che sarebbero spropositate se non fossero proporzionate all’intensità della passione erotica: “Si può essere misurati dopo la dismisura?”

Il motivo numero tre quindi si allinea con la tesi proposta più sovente nei casi di femminicidio: le faccio del male perché la amo troppo.

A questo punto Pace sente il bisogno di dirci che non sente il bisogno di insultare e percuotere “tutte” le donne; ci sono donne che non risvegliano la sua virile aggressività. Sono le donne “che lamentano la scomparsa degli uomini crudeli” (più avanti definite le donne-donne, un’espressione analoga alla più diffusa “le vere donne”).

Qui ci troviamo di fronte ad un graziosissimo paradosso: non sento il bisogno di essere crudele nei confronti di quelle donne che mi vorrebbero, in quanto uomo, crudele con loro. Il ragionamento è paradossale perché, se volessi essere accondiscendente con una donna che mi vuole crudele, dovrei essere crudele con lei, di conseguenza finirei con l’essere crudele con tutte le le donne, anche con quelle contro le quali “Mai potrei dire qualcosa”. Quindi, di fatto, non esistono donne contro le quali non sia legittimo agire con crudeltà.

Il motivo numero quattro: sono crudele con le donne perché ci sono donne alle quali piace così, e quelle a cui non piace non sono donne-donne, quindi si meritano la mia crudeltà in quanto traditrici del loro genere.

Veniamo ora alle donne non donne-donne, quelle che hanno perso per la strada la loro femminilità e “vestono casual o con tailleur giacca e pantaloni, tacco basso o medio, niente extension né smalto colorato sulle unghie, occhialetti allenati da tante letture che si portano, certificato di presenza ai raduni d’un tempo contro B. e orientamento elettorale come l’ingombro, a sinistra va da sé”. Queste donne non-donne meritano “una misoginia pesante e radicale”, perché ammorbano la società con il loro “il piagnisteo paritario, le quote rosa, la sovranità del corpo.”

La scarpa col tacco, a quanto pare, è un must del giornalismo d’agosto: già l’ottimo Andrea Scanzi ci aveva deliziate celebrando “ironicamente” la bellezza femminile con un articolo che invita le donne a gettare le infradito perché i piedi “non curati, brutti” gli rovinano le giornate. Pace, che è più esigente, ha le giornate rovinate anche dalle chiome non fluenti, dalle unghie non smaltate e dagli occhiali (a proposito di donne e occhiali vi consiglio Henry James per un approfondimento).

Il motivo numero cinque: è legittimo essere misogini nei confronti di quelle donne che pretendono di essere considerate esseri umani al pari dell’uomo, che leggono e che con protervia rifiutano di modificare il loro corpo a seconda dei gusti maschili.

Il motivo numero sei riguarda Ada Lovelace e il ruolo delle donne nella storia dell’umanità. Sappiamo che negli ultimi anni alcune di quelle fastidiose non-donne che si dedicano alla lettura si stanno organizzando per diffondere la novella che per secoli e secoli l’uomo ha occultato il ruolo determinante di alcune donne di ingegno nello sviluppo della filosofia, delle arti, della letteratura, della scienza, della politica, insomma in tutti quegli ambiti che i nostri manuali scolastici descrivono come mondi popolati esclusivamente da maschi. Posso citarvi le iniziative del blog “La filosofia maschia“, oppure la recente intitolazione di una piazza ad Ipazia, il progetto “Toponomastica femminile“, oppure la petizione per inserire Franca Viola nei libri di scuola, ma sono solo le prime che mi vengono in mente, perché ce ne sono molte altre.

Scrive Pace: “Recentemente alcune di loro hanno twittato nomi e personalità da cui sarebbero state influenzate. Bei nomi, ma a scorrerli sentivo che c’era qualcosa di strano. Quando una ha scritto Lovelace, ho avuto un sussulto: era Ada però, sono dovuto andare su Google per scoprire che è una matematica inglese dell’Ottocento morta molto giovane. Ecco queste così sono vere stronze, da prendere a schiaffi. E senza misura.”

Nel caso non lo sappiate, di Lovelace famose ce ne sono due: una è Ada, una matematica che contribuì alla realizzazione della “macchina analitica” – il primo computer della storia – e l’altra è Linda Lovelace, la protagonista di “Gola profonda”, celebre porno degli anni ’70. Lanfranco Pace conosce benissimo la seconda, ma non aveva mai sentito nominare la prima.

Concludo con il motivo numero sei: è legittimo prendere a schiaffi quelle donne che desiderano fare altro nella vita che soddisfare il desiderio sessuale maschile e si azzardano a chiedere un riconoscimento per il loro contributo allo sviluppo del genere umano.

In altri termini, care donne, se proprio dovete fare calcoli invece di pompini, siete pregate di farlo nell’ombra, magari adoperandovi affinché per il frutto del vostro lavoro venga premiato un maschio, perché il fatto che vi ostinate a girare in pantaloni e tacco basso cianciando di parità fa incazzare Lanfranco Pace e tutti gli altri uomini (quelli che lo negano, mentono).

So già che le obiezioni a questo post saranno “ma perché pubblicizzare simili sfoghi senili? Non sarebbe meglio ignorare questa mole di livorose sciocchezze invece di diffonderle ulteriormente?” o ancora “Che ti aspetti dal Foglio?”

Da un quotidiano a diffusione nazionale mi aspetto che non offra spazio all’hate speech contro le donne, contribuendo ad una cultura già fin troppo pervasa dalla discriminazione di genere. E per ciò che riguarda l’ignorare i discorsi che esprimono odio e intolleranza verso una persona o un gruppo e che rischiano di provocare reazioni violente contro quel gruppo, io preferisco rispondere con indignazione.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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24 risposte a Elogio della violenza

  1. Lidia Zitara ha detto:

    Questa la mia risposta sul Foglio:

    Fa veramente compassione questa miserabile creatura, affetta da scarsa autostima, da penuria di sentimento, da frustrazioni sessuali e violenza repressa.
    Ma certo non suscitano né pietà né comprensione il caporedattore o il direttore Cerasa, che lasciano che questa spazzatura venga pubblicata. Da giornalista dico che l’Ordine è allo sprofondo. Se tale egocentrismo ipertrofico trova spazio su un giornale a diffusione nazionale, credo ci siano speranze anche per i bassi strati della popolazione di tirocinanti in attesa di patentino. Basta che scrivano qualcosa che susciti indignazione per poche ore, per piombare nell’oblio della comunicazione postmoderna. Esplosione-obsolescenza.
    Siete presi dagli ultracorpi, voi poveri disgraziati. Ma a me, non mi avrete mai.

  2. Michela ha detto:

    Concordo, non si deve ignorare!

  3. IDA ha detto:

    La foto è un po inquietante..

  4. IDA ha detto:

    Lanfranco Pace, se non sbaglio, questo signore era di Potere Operaio, uno di quelli che volevano fare la rivoluzione, prima, poi scodinzolando sono andati alla ricerca di un padrone da servire, chi uno, chi due come Arlecchino chi ha perso il conto di padroni. Detto questo che non c’entra nulla ed è solo uno sfogo personale, troppo spesso abbiamo detto che è meglio ignorare, lasciar stare, è il risultato in questi anni è stato che il non parlare quando si poteva parlare è finito con il non parlare più.
    Che altro aggiungere, che agli uomini piace stabilire cosa deve o non deve fare una donna, come deve comportarsi, gli uomini hanno sempre odiato le donne. Se poi lo metti insieme ad Andrea Scalzi, un altro simpatico quando parla di donne, il cerchio si chiude.
    Senza giustificare il Lanfranco in questione, ma quello di proporre la percezione soggettiva come verità assoluta è una tendenza degli ultimi periodi.

    • paolam ha detto:

      ah la biografia è chiarificatrice della turba.

    • Non si chiama Scanzi? O era una di quelle sviste volute… sai, come quando ti presentano uno convinto di essere qualcuno e per fargli notare che è un nessuno gli storpi il nome? 😉

      (Lo sai Ida che ti voglio bene ormai, vero?)

      • IDA ha detto:

        Opss.. Vero si chiama Scanzi.. Storpiatura non voluta, ma il buon vecchio Sigmund qualcosa ha da dire, perchè un Andrea Scalzi, lo conosco, ma mi riferivo ad Andrea Scanzi del Fatto. Comunque scalzi o con l’infradito, è sempre bene scansarli tutti e due.
        🙂

  5. Paolo ha detto:

    questo è chiaramente uno sfogo senile di un misogino sessualmente frustrato. Il punto è questo: è vero che essere rifiutati da una che ci piace ci fa soffrire (succede anche alle donne), ma questo non può mai giustificare un atto violento..si possono anche avere pensieri nerissimi in certi momenti, non va negato ma metterli in pratica o rimpiangere di non averlo fatto è ingiustificabile
    E per me che credo nell’amore romantico, vederlo usato per giustificare i femminicidi mi fa cascare le braccia..l’amore può essere “estremo” per un uomo come per una donna, ma chi uccide una donna che ha deciso di lasciarlo non è innamorato, è malato di possesso.
    Precisazione: una donna coi tacchi alti o smalto colorato non lo fa solo e soltanto per compiacere gli uomini ed è libera e autentica come le donne con tacco basso o medio. Tutti ci occupiamo del nostro aspetto estetico chi più chi meno per noi stessi e per il prossimo, fa parte della nostra libertà ma questo non da’ a nessuno il diritto di denigrare chi non corrisponde ai nostri legittimi gusti estetici
    quanto alle donne competitive e manipolatrici sì lo sono, ma possono esserlo anche gli uomini, siamo moralmente pari nel bene e nel male (e poi ci sono pure uomini che si fanno manipolare)

  6. paolam ha detto:

    Ma cara Ricciocorno, come dobbiamo commentare? E su che cosa dobbiamo commentare? Dobbiamo chiedere se questo “pezzo” è stato inserito per sbaglio nel piano del quotidiano “on line” su cui è pubblicato? Se è stato lo scherzo di un addetto all’impaginazione in vena di sabotaggi? Ricordando la personalità multipla della redazione e della direzione del quotidiano medesimo direi che invece, esso pezzo la rispecchia. Vogliamo parlare del livello culturale e intellettuale di essa redazione e direzione attuale? Ne vale la pena? E’ tempo perso. No, no, io invece esaudisco il desiderio dell’autore, e mi adeguo al suo registro letterario: “Sì sì, sì, è vero, è vero. Ed è vero pure che gli asini volano. Per cui va’ a farti una sxxa, vecchio bavossso. E buon pro’ ti faccia “

    • Paola, per rispondere alla tua domanda: come dobbiamo commentare? Non lo so. Ho scritto questo pezzo perché quando l’articolo mi è capitato (maledetti social!) fra le mani ho sentito il bisogno- si, il bisogno, come quando ti scappa la pipì – di dire qualcosa. Non dico sempre qualcosa, anzi spesso rimango in silenzio. Quando il tizio di turno si volta verso di me e mi sussurra “le donne, tutte puttane!” (per ragioni che a tutt’oggi restano avvolte nel mistero, per me, e forse affondano le radici in un’infanzia disturbata) non dico nulla, sorrido ebete, bevo la mia birra (quando ce l’ho sotto mano, altrimenti me la procuro…)
      E’ una vita ingrata la nostra, la vita da donne. Ci sentiamo in colpa per cose assurde, come indossare gli occhiali (giuro che ho conosciuto una che si svegliava prima del marito per mettersi le lenti a contatto, lui non sapeva di avere una moglie miope, poi è successo che… ma questa è un a storia molto personale, che riguarda il mio avvicinamento ad Henry James) e troviamo comunque il modo di andare avanti ed essere felici…a momenti. Alcune affrontano il rischio di essere percosse o uccise, alcune vengono percosse o uccise da uomini che hanno rifiutato o che le amavano troppo, avviene da secoli e secoli, ma siamo ancora qui e continuiamo a sperare in un futuro in cui non si dovrà più affrontare l’argomento, nella consapevolezza che affrontare l’argomento è l’unica strada per arrivare a quel futuro.

      • Paolo ha detto:

        Conosco tante ragazze che portano gli occhiali senza problemi, poi una persona con problemi di vista ha tutto il diritto di preferire le lenti a contatto agli occhiali anche per mere ragioni estetiche (l’importante è che ci veda). Nessuno va insultato perchè non corrisponde ai nostri gusti estetici, ma è ingiusto anche dubitare della libertà interiore di chi ad esempio preferisce legittimamente le lenti a contatto
        Ovviamente se si metteva le lenti solo perchè il marito non voleva che mettesse gli occhiali allora è lui che è un bastardo: un uomo innamorato non deve dare importanza a queste cose

      • Paolo ha detto:

        (io porto gli occhiali per via di un leggero strabismo ma se non avessi una irrazionale paura metterei le lenti)

      • Paolo ha detto:

        “gusti estetici” che restano legittimi, beninteso
        (e personalmente ritengo che una persona possa essere bellissima e intendo fisicamente bellissima con o senza occhiali)

  7. Pingback: Giornalisti che scrivono stronzate 1 | Il Ragno

  8. Un'altra Laura ha detto:

    La qui presente stronza (sì, lo rivendico con orgoglio, un po’ come la slut walk). Dicevo: questa stronza qui conosceva benissimo Ada Lovelace ma non Lanfranco Pace. Leggo su wikipedia che ha due figlie adolescenti. Rabbrividisco, e mi chiedo se un articolo del genere non possa essere abbastanza per togliergli la potestà genitoriale.

  9. Close The Door ha detto:

    “Che ti aspetti dal Foglio?” Comunque sì, penso anche io che questo articolo sia abbastanza per togliere la potestà genitoriale di un padre di due figlie femmine (seriamente, poverette!).

  10. Close The Door ha detto:

    Detto questo, per par condicio mi metterei una mano sulla coscienza anche per una giornalista madre di quattro figli maschi che in caso di stupro di gruppo in zona suburbana degradata, parla di cultura e di bestie, mentre in caso di stupro di gruppo in zona “bene” da parte di ragazzini troppo simili ai suoi figli, naturalmente fa il processo alla ragazzina. So che ci sto andando pesante e forse non dovrei, ma quell’articolo mi ha fatto molto male.

  11. Antome ha detto:

    Che ignominia, si sono attrezzati, prima non avevano gli strumenti per replicare, ora addirittura perseverano per diversi commenti. Prima potevi dirgli “guarda che non ci sono comportamenti definiti e limitati in base al genere” ora si sono attrezzati di nozioni pseudobiologiche sulla natura umana.
    Basta qualche teoria del complotto.
    Non voglio cliccare sul link al foglio, non oso immaginare quanti acritici commenti a favore ci saranno.
    @Lidia Zitara. Pardon se ti scomodo ma, confermi :)?

  12. Valentina ha detto:

    Posso dirti che ti adoro? Sono dell’idea che si debba SEMPRE rispondere ad articoli di questo genere, e la tua analisi dell’articolo è ottima (e il commento su Doyle mi ha fatto piegare in due dalle risate). Ritengo sia sbagliato ignorare articoli di questo tenore, se nessuno si ribella passa l’idea che noi donne siamo d’accordo a farci descrivere così. Certo, come dici anche tu c’è sempre la scusa della libertà di espressione dietro cui si riparano, ricordo che quando ho letto l’articolo di Cubeddu ho scritto indignata al giornale, mi è stato ovviamente risposto che così limitavo la libertà di espressione di Cubeddu, poverino!
    Ripeto ottima analisi. Come sempre d’altronde.

  13. Pingback: Giornalismo: pettegoli e misoginia |

  14. Nato Invisibile ha detto:

    Svariate penne rancorose purtroppo affollano il web e obnubilano l’opinione pubblica a suon di stronz(at)e. Raffinate o no, sempre nocive, sempre inappropriate. Il signorotto in questione sembra l’ultimo dei valvassini, schiacciato sotto un rotondissimo valvassore, a sua volta vessato da un ulteriore vassallo della corte di un re fantoccio. Che ruolo ingrato! Scrive come se i lettori in generale, e non solo le donne, fossero servi della gleba. Uno che scrive così, dentro casa sua non fiata neanche! Fa lo zerbino prepotente inibito castrato perché la moglie e le figlie lo picchiano, lo schifano e lo rifiutano direttamente come essere umano, trattandolo alla stessa stregua del gatto randagio pieno di pulci che sporca di pipì il davanzale della cucina. Ovvero: fuori dalle balle! A giusta ragione.
    La compagna, affermata giornalista, inviata di guerra, che riceve premi ed onorificenze da vent’anni, pure Cavaliera al merito della Repubblica, lo ha lasciato. Definitasi “ragazza madre” (la cosa si commenta da sè) della loro figlia ormai ben maggiorenne e laureata. L’altra figlia, avuta da un’altra giornalista, inviato speciale de L’Espresso, armata d’intelligenza e di famigerati occhialini e tailleurini. Si è naturalizzato inglese. Non gli avevano detto che il sovrano, nella sua patria adottiva, è una donna.
    Poveretto. Pace.. all’anima sua!

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