Una persona migliore di me

In this photo provided by Rob Godfrey, police officer Leroy Smith, left, helps a man wearing National Socialist Movement attire up the stairs during a rally Saturday, July 18, 2015, in Columbia, S.C. Members of the group were protesting Saturday the removal of the Confederate flag from the Statehouse grounds earlier this month. (Rob Godfrey via AP)

Questa foto, scattata a luglio di quest’anno e diffusa via Twitter da Rob Godfrey, ci mostra l’agente di polizia Leroy Smith il quale, nel corso di una manifestazione del Ku Klux Klan, offre il suo aiuto ad un sostenitore della supremazia bianca.

La foto è diventata in breve tempo virale, e tutti hanno lodato la straordinaria umanità di quest’uomo.

Straordinaria perché non è facile mostrarsi compassionevoli con chi mostra odio e disprezzo nei confronti di altri esseri umani, neanche quando la tua professione te lo impone.

I miei sentimenti sono perfettamente espressi da quell’utente di Twitter che ha dichiarato: The officer is a better person than I. Non mi sono mai trovata in una simile situazione, ma credo che Leroy Smith sia una persona migliore di me.

In questi giorni fanno scalpore le dichiarazioni dei genitori di Martina Levato, colpevole insieme a Alexander Boettcher e Andrea Magnani, di aver pianificato e messo in atto una serie di aggressioni: un tentativo di evirazione ai danni di uno studente della Cattolica, gli attacchi con l’acido a Pietro Barbini e Stefano Savi,  e la tentata aggressione a Giuliano Carparelli.

Una serie di crudeli reati le cui folli ragioni ricordano un poco quelle coppie diaboliche che  piacciono tanto agli sceneggiatori: i coniugi Birnie, ad esempio, Fred e Rosemary West, oppure Ian Brady e Myra Hindley. Storie terrificanti, come è terrificante leggere negli articoli di cronaca i dettagli del piano criminale di questi due giovani apparentemente normali, che, una volta scoperto di aspettare un bambino, con fredda determinazione hanno organizzato una serie di “atti purificatori” allo scopo di “mondare” la loro relazione dalle precedenti relazioni sentimentali di lei. L’idea era “punire” con l’acido “tutti i ragazzi con i quali” la studentessa “aveva avuto precedenti rapporti di tipo sessuale o anche semplici effusioni”. Per questo i due avevano anche acquistato “fucili a vernice, al fine di migliorare la capacità offensiva e la precisione nel colpire il volto delle vittime”, perché “colpire il viso delle vittime serve a cancellare la loro identità e quindi a cancellarle dalla vita di Martina Levato”.

Giova ricordare, a proposito di questo caso, che l’atteggiamento di Martina Levato, nei mesi di gravidanza trascorsi in carcere dopo la condanna a 14 anni per le lesioni gravissime inflitte al Barbini,  è stato di non mostrare “un minimo di pentimento, di volontà di sottoporsi a un cammino di recupero” (così scrive Repubblica).

Queste sono storie che, proprio perché scioccanti e ad alto contenuto di dettagli pruriginosi, destano l’attenzione del grande pubblico, sul quale esercitano il medesimo fascino di Hannibal Lecter, con la non trascurabile differenza che il sangue che scorre non è succo di pomodoro.

Già da mesi si parlava di aprire una procedura di adottabilità per inadeguatezza dei genitori, una richiesta motivata con un passaggio della perizia psichiatrica agli atti del processo in cui si ricorda che il tema della “purificazione” fosse strettamente legato alla maternità, ma si è arrivati alla data del parto senza che il Tribunale dei Minori si esprimesse in merito (erano al mare?).

Così, quando Martina Levato, dopo i fisiologici 9 mesi (sono sempre 9, per tutte), ha partorito, il pm del Tribunale dei minorenni di turno, Annamaria Fiorillo, ha firmato in tutta fretta un “provvedimento d’urgenza e di prassi”, stabilendo che la pericolosità del soggetto rendeva necessario l’allontanamento tempestivo del neonato.

All’inizio di questo post ho citato il gesto di Leroy Smith. L’ho citato come ideale cui ispirarsi, nella ferma convinzione che alla ferocia non bisognerebbe mai rispondere con ferocia, e che a tutti gli esseri umani, a prescindere da ciò che hanno fatto o detto, dovrebbe essere garantito il rispetto dei suoi diritti fondamentali.

Ciononostante non comprendo l’indignazione di una certa stampa per le misure straordinarie previste in questo caso.

Concordo sul fatto che è scandaloso che si sia dovuto ricorrere ad un “provvedimento d’urgenza”, come se la questione fosse sopraggiunta improvvisamente e nessuno fosse al corrente del fatto che sarebbe nato un bambino, ma non sul fatto che le preoccupazioni per l’incolumità di questo bambino siano una forma di vendetta o di accanimento nei confronti della madre.

Scrive La 27esima ora: “Martina avrebbe fatto del male al suo piccolo? Nessun elemento ci porta in questa direzione.

Francamente sono sconcertata. Questa donna è stata descritta da chi l’ha esaminata come una manipolatrice, la cui comunicazione è caratterizzata dal costante impiego della menzogna, refrattaria a qualsiasi terapia, priva di rimorso per azioni efferate accuratamente pianificate e messe in atto con estremo sadismo… Che deve fare una persona per essere considerata pericolosa?

Scrive Paolo Crepet: “Martina è sana“.

Sana?

Martina Levato è stata definita una persona “borderline“, che è un disturbo della personalità – così leggo – catalogato nel DSM in un gruppo noto come “drammatico-imprevedibile”, le cui caratteristiche sono “una paura eccessiva di essere abbandonati.”

I soggetti borderline “Si legano rapidamente e molto intensamente a partner o amici, spesso confondendo i ruoli. Tendono ad idealizzare il partner a volte già al primo incontro per poi farlo cadere dal piedistallo entro pochissimo tempo. Spesso creano legami, ovviamente disfunzionali, con personalità narcisistiche che hanno bisogno di immediata ed intensa gratificazione. Una volta però instaurato un rapporto hanno la sensazione di essere fagocitati, non più liberi. Ma, al solo accenno della possibilità di essere lasciati, o meglio, abbandonati, mettono in atto condotte esasperate nel tentativo di evitarlo. Il soggetto borderline ha necessità di manipolare l’ambiente, gli altri, proiettando nell’altro aspetti di se, mettendoli alla prova costantemente, esaurendo le energie di chi li circonda, facendo sentire chi è vicino al paziente sempre in colpa, responsabile di ciò che accade o potrebbe accadere.”

Non ho letto gli atti del processo, e forse mi sto esprimendo senza sufficienti elementi per giungere a delle conclusioni, ma non mi sento crudele quando dico che comprendo la difficoltà di chi non se la sente di lasciare in braccio ad una donna tanto instabile ed aggressiva una creatura fragile e indifesa come un neonato.

Tanti bambini muoiono, per mano di genitori dei quali si era detto che nessun elemento faceva pensare a tendenze omicide, ma la verità è che troppo spesso a parlare in questi casi è la convinzione che il genitore biologico abbia sempre e comunque il diritto di vantare il suo diritto di proprietà sulla creatura che ha generato solo per il fatto di averla generata.

Penso al recente caso di Simone Forconi, ucciso mentre si attendeva che il Tribunale valutasse le competenze di sua madre, in cura per problemi psichiatrici. Allora scrissi: è ingenuo pensare che, solo perché ha concepito, una persona sia in grado di agire nel migliore interesse del proprio figlio, e lo ribadisco.

Tutta la mia comprensione per il dolore dei nonni di questo bambino, non è mia intenzione criticare il loro desiderio di abbracciare un nipote dopo mesi che devono essere stati strazianti. Ma non è giusto scaricare sulle fragili spalle di un neonato il compito di lenire le ferite degli adulti.

Smettiamola una volta per tutte con questa retorica sugli abbracci materni e l’importanza dell’allattamento, perché ad uccidere un bambino così piccolo basta un attimo, e un bambino morto che ha preso il latte materno non sarà per questo meno morto, mentre di latte in polvere non è ancora morto nessuno. Ed io sono felice di constatare che per una volta si sia pensato prima di ogni altra cosa all’incolumità di chi non ha gli strumenti per difendersi da solo, invece di ascoltare soltanto chi è abbastanza grande da dare voce alle sue rivendicazioni.

Molti hanno scritto: ma ci sono persone ben peggiori di Martina Levato che conservano intatti i loro diritti di genitori (che suona un po’ come: ci sono tanti rapinatori in libertà, quindi dovremmo smetterla di perseguire tutti i rapinatori e liberare quelli già condannati). Comunque è vero, verissimo. Ho anche pubblicato una petizione di The Women Coalition alle Nazioni Unite che riguarda proprio una tipologia di casi che vedono i diritti del genitore sovrastare il diritto del minore all’integrità fisica e al benessere psicologico. Che un genitore, solo perché genitore, non possa danneggiare i suoi figli è uno stereotipo sociale che non trova alcun riscontro nella realtà dei fatti, soprattutto quando quel genitore ha dato prova di essere un violento.

Altri hanno scritto: i Tribunali sottraggono i minori alle famiglie con troppa facilità. Altrettanto vero. Ci sono casi e casi di bambini sottratti a genitori incolpevoli per ragioni che non esito a definire futili, e sarebbe ora che l’opinione pubblica si rendesse conto che questo in Italia è un problema serio del quale bisogna parlare di più, ma portando ben altri esempi. Ci sono bambini deprivati di genitori amorevoli e accudenti con motivazioni tanto pretestuose che a me sembra incredibile che nessun opinionista dedichi alle loro strazianti vicende commoventi paragrafi su quanto spudoratamente vengono violati i diritti fondamentali dell’essere umano proprio da chi è preposto a tutelarli, ma secondo me questo  caso non è da citare insieme a questi.

Hanno detto: il caso di Martina Levato crea un precedente che condurrà all’allontanamento dei bambini di tutte le donne carcerate. Questa mi sembra una fallacia logica, la fallacia di brutta china. Nel nostro ordinamento le decisioni prese in un particolare caso non vincolano i giudici in alcun modo, non siamo negli Stati Uniti o in altro paese con un modello di ordinamento giuridico basato sulla common law.

Forse Leroy Smith è molto, molto migliore di me. Forse mi riesce difficile provare empatia per persone che mi ricordano che la vita reale è peggiore delle più sanguinarie saghe cinematografiche, e inconsciamente vorrei che sparissero in qualche pertugio affinché io mi possa dimenticare che esistono e che hanno fatto quello che hanno fatto.

Forse Martina Levato, supportata da cure adeguate, potrà un domani recuperare il rapporto con la realtà e rendersi davvero conto di quanto è orrendo quello che ha fatto e ricominciare una nuova vita nella quale nessuno dovrà più preoccuparsi di essere in pericolo accanto a lei.

Posto che esista una realtà del genere. Perché se l’opinione diffusa è che è inumano avere paura di Martina Levato, mentre non è abbastanza inumano quello che lei ha pianificato e messo in atto senza mostrare a tutt’oggi il minimo pentimento, se non lo è abbastanza da adottare misure straordinarie, allora forse sono io che ho perso il contatto con la realtà.

Per approfondire:

Martina Levato, ‘per il neonato il distacco dalla madre non è un abbandono’

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a Una persona migliore di me

  1. Licia ha detto:

    Sono d’accordo quasi su tutto ma su una cosa davvero non sono d’accordo:
    quando ho paventato il rischio che questo caso potesse costituire un precedente (e non è importante che tecnicamente le sentenze non facciano giurisprudenza. In Italia le decisioni si prendono sempe sulla scorta delle emozioni, dell’opinione pubblica, delle opinioni della Chiesa, persino restando ancorati alla burocrazia) sapevo perfettamente che potesse suonare come la fallacia della cosiddetta china pericolosa, la “slippery slope”, ma non sono così fiduciosa nella giustizia, anche solo come concetto astratto, così ottimista da poter fingere di non vedere il verticale crollo dei diritti delle donne italiane, la verticale risalita del fascismo persino nella mentalità diffusa ( per esempio, l’opinione pubblica compatta contro l’aborto, la disoccupazione femminile che aumenta perché allo Stato fa comodo che tu rientri a casa tua e ti occupi dei tuoi parenti invalidi. I diritti delle donne sono sempre i primi ad essere sacrificati). Mi preoccupa il fatto che già solo se sei un attivista con idee “troppo a sinistra” ti arrestano anche se non hai mai tirato un sasso e in caserma trovi un faldone su di te, anche se tecnicamente resti incensurato. Per qualcuno è un’esagerazione e invece sono fatti, cose capitate a persone che conosco personalmente.
    Viviamo in uno Stato che esercita una certa quantità di repressione e autoritarismo. L’indice della gravità della situazione è visibile ogni volta che la polizia in assetto anti-sommossa è schierata per una manifestazione pacifica.
    E allora chi s’è cullata nell’illusione di aver superato il patriarcato? Se la repressione già vale per tutti i non allineati, allora quanto vale per le donne, per le donne poveracce, le non bocconiane in carcere? Ci vuole un attimo per togliere alle donne ciò che gli uomini hanno sempre invidiato loro, l’unico potere che a loro manca.
    Non è questo forse il motivo del patriarcato, della reclusione delle donne, del commissariamento della libertà femminile, della sessualità femminile, del parto stesso?
    è questo il motivo per il quale in Italia si pratica il triplo dei cesarei rispetto al resto d’Europa e il fatto che le donne lo chiedano non è una ragione per ritenerlo un metodo condiviso. è ingenuo pensarlo. Le donne chiedono tante cose che sono state loro vendute per giuste, anche se servono a finalità patriarcali.
    Non si parla di una possibilità fantascientifica, visto che le carcerate sono solo 2818 (non so quanto il dato sia aggiornato) e che al 2001, per esempio, erano solo 61 le donne detenute con bambini sotto i 3 anni.
    Quanto ci vorrebbe a sottrarre questi bambini anche solo con la motivazione (tra l’altro anche di buon senso) che il carcere non è un ambiente adatto allo sviluppo sano? Potrebbe persino essere la decisione migliore ma inevitabilmente aprirebbe ad una serie di riflessioni su chi decide, su come si decide questo ambiente migliore, sul diritto personale, sulla sovranità statale sul diritto personale e sul confine tra questi ultimi due.
    Non posso fare a meno di pensare al confine tra il diritto personale e il diritto esercitato dallo Stato, anche se penso che Martina Levato non sia in grado di assumersi la responsabilità di un altro essere umano, anche se resto comunque possibilista su molte cose perché la storia dell’umanità è fatta anche di figli rovinati da genitori equilibrati e figli equilibrati allevati da genitori psicopatici.

    • Paolo ha detto:

      i parti cesarei si fanno se servono ma non giudico come “non libere” le donne che lo chiedono

      • Valeria ha detto:

        Infatti.
        Non mi pare che abbandonare una donna al dolore del parto sostenendo che “è naturale provarlo” sia da attribuirsi invece a una cultura antipatriarcale. In un paese dove, peraltro, non si è mai riusciti a rendere gratuita l’epidurale….

    • Le sentenze fanno giurisprudenza, ma la giurisprudenza non vincola le decisioni dei giudici, questo tecnicamente.
      Ma la mia opinione in questo caso è che la vicenda Levato-Boettcher è troppo atipica per poter costituire un precedente per qualsiasi altro caso.
      Quante coppie innamorate decidono di celebrare la nascita del loro primogenito acquistando fucili a vernice per liquefare con l’acido la faccia della gente? A me non ne viene in mente nessuna. Quale tipologia di caso può essere considerata analoga a questo?
      Non sappiamo come sarebbe andata avanti questa storia, perché grazie al cielo sono stati beccati prima che il numero di vittime diventasse veramente terrificante, ma probabilmente sarebbe stata una di quelle storie in grado di fare la sua bella figura tra il maggiolino di Ted Bundy e i crani di Jeffrey Dahmer in qualche pseudo-documentario da mandare in seconda serata in TV.
      La cosa più inquietante, oggi, è che nella discussione si omette di parlare del fatto che ci troviamo di fronte ad un caso del tutto diverso da qualsiasi altro caso, e che si definiscano questi due soggetti “sani”; rituali di purificazione, evirazioni, inseguimenti con il martello, il bambino definito “sacro”… In che modo tutto questo può far pensare alla “sanità mentale”?

  2. primavera ha detto:

    Concordo con il post e resto esterrefatta dalle parole degli esperti di turno che definiscono non pericolosa una donna del genere mentre sono pronti a fare perizie fantasiose su donne normali pur di sbattere dei bambini in casa famiglia.
    A ben vedere oggi per lo stato italiano siamo tutte madri passibili di sottrazione dei propri figli da parte del tribunale pure se in verità saremmo dovute essere vittime di questo o quell’abuso e come noi i nostri bambini,pure se siamo persone perbene e non abbiamo mai torto un capello a nessuno.
    Trasmissioni intere e giornali a parlare di due delinquenti incoscienti e sadici,giudici che si preoccupano dell’opinione pubblica invece di mettere seduta stante quel povero bambino in sicurezza. Sentenze sempre tardive e imprecise. Non è detto che la levato potesse far del male al bimbo??? Ma scherziamo vero?? Ricordo a chi sproloquia in questo modo che,solo per fare un esempio,il tribunale dei minori di roma ha tolto da 4 anni la figlia alla signora amerighi ginevra solo perché una tizia che di lavoro fa la psichiatra e la ctu (non è dio è una psichiatra/ctu!!!!) avrebbe rinvenuto in lei una fantomatica personalità istrionica. Perizia sconfessata da altre 3 o 4 perizie ma sulla quale nessuno è tornato indietro. La signora non ha più visto sua figlia nemmeno per 5 minuti da allora. La psichiatra è a piede libero e continua a distruggere bambini e mamme tronfia del suo potere e della sua impunità.
    Non mi pare che se ne parli.
    Al contrario Annamaria Franzoni ha figli e quant’altro pur essendo stata giudicata e condannata per il massacro di suo figlio samuele. Ma cos’è il mondo dei contrari??un gioco di società? No,ahimè è la realtà del nostro bel paese.
    Lo stato nn c’è più, la legge nn c’è più, i diritti di donne e bambini non ci sono mai stati. Tutto nel più totale silenzio. Fino al prossimo mostro da sbattere in prima pagina e a meno che tu non sia ricco sfondato o figlio di..
    Sono profondamente preoccupata per il nostro futuro.

  3. maura ha detto:

    La valenza mediatica di questa storia è veramente paradossale. Ieri su sky vi era dedicato un intero canale tematico! per 24 ore, ininterrottamente interviste all’avvocato e a Don Mazzi! Don Mazzi che imperversa ovunque asserendo che una donna, che mangia la propria cacca per amore, sarà una buona mamma. E l’avvocato che parla del suo dolore, di quanto ami il figlio…….
    E’ proprio vero che la tv ha trasformato la nostra capacità di provare emozioni, in emotività, per altro a comando.

    • Onestamente, tutto questo interesse da parte dei media mi sconcerta. Soprattutto perché ci sono stati altri casi nei quali sono stati violati i diritti umani di donne e bambini e che sono passati del tutto sotto silenzio, e sono casi molto più eclatanti e sconvolgenti.
      Prendiamo questo, che ho trovato spulciando la stampa locale: http://www.estense.com/?p=476356
      Perché gli opinionisti della TV non trovano vergognoso che in un paese che pretende di definirsi civile venga strappata alla madre una ragazzina solo perché vuole fare la ballerina? Che reati ha commesso questa donna per essere considerata pericolosa per lo sviluppo della figlia?
      Nessun salotto televisivo si è animato in difesa dei diritti di questa ragazzina e di sua madre, eppure Billy Elliot è stato un grande successo…
      Perché Martina Levato? Perché tutti improvvisamente si smuovono dal letargo per i suoi diritti, e quelli di questa madre di Ferrara, che si è resa colpevole di aver trasmesso alla figlia l’amore per la danza (che non è un reato, o almeno a me non risulta), non hanno destato in nessuno il desiderio di alzare la voce in sua difesa?

  4. Caterina ha detto:

    sono totalmente d’accordo con l’articolo.

  5. Blossom ha detto:

    L’ironia di tutto ciò è che di norma la vittimizzazione della donna a prescindere è un’accusa che viene mossa a chi si occupa di violenza di genere, solitamente con chiari intenti sessisti: “a parità di reato una donna è considerata meno colpevole di un uomo per il medesimo” (menzogna) “le donne vengono sempre descritte come vittime mai come carnefici” (menzogna); poi arriva Martina Levato e la solfa, magicamente, cambia. E gli stessi che prima giustificavano gli uomini violenti nascondendo le loro giustificazioni con ” e allora le donne?” ad un tratto provano enorme compassione ed empatia per una persona che non mi pare ne meriti alcuna solo perché ha partorito. Che le Martine Levato di questo mondo siano in qualche modo funzionali alla retorica sessista di questi individui?
    Non mi stupisce infatti vedere il link alla 27esima ora, che è una cloaca-lager di clichè, di (pa)maternalismo urticante ed è perfetto per il suo scopo: cambiar tutto per non cambiare nulla.

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