Dicono della Pas XIX – Documento del Dipartimento di Giustizia del Canada per le separazioni in seguito a violenza in famiglia

Documento del Dipartimento di Giustizia del Canada per le separazioni in seguito a violenza in famiglia (1)

department-of-justice

Paragrafo 4.3.4 – Alienazione genitoriale
(pag. 27 della versione inglese e pag. 32 di quella francese)

Uno dei problemi più spinosi quando si tratta predisporre progetti per i bambini dopo la separazione è l’alienazione genitoriale, cioè i casi in cui un bambino rifiuta attivamente e fortemente uno dei suoi genitori. È stato Richard Gardner (2), medico (3)  americano, che ha descritto per primo questo fenomeno come «sindrome di alienazione genitoriale» e ha proposto un quadro patologico secondo il quale un genitore (Gardner stimava generalmente che si trattasse delle madri) plagia i suoi figli e li sottopone a un «lavaggio del cervello» affinché rifiutino l’altro genitore (Gardner stimava generalmente che si trattasse del padre). Alcune prove empiriche sulla «sindrome di alienazione genitoriale» non permettono di classificarla come una categoria diagnostica (4). D’altra parte, è evidente che alcuni genitori separati minano attivamente le relazioni del bambino con l’altro genitore. Tuttavia, i bambini possono rifiutare attivamente un genitore in seguito a una separazione per una moltitudine di ragioni.

Più recentemente, sono stati proposti quadri più complessi per comprendere i processi di rifiuto e definire interventi adeguati (5,6,7,8). Nei casi altamente conflittuali, capita molto spesso che i due genitori facciano commenti ostili e sgarbati ai bambini circa l’altro genitore e tentino di coinvolgerli nei loro conflitti. Anche se i bambini ne soffrono sul piano emotivo, sembra che la maggior parte di loro cerchi di conservare una relazione con entrambi i genitori, malgrado i loro comportamenti. Quando i bambini rifiutano un genitore, bisogna esaminare il ruolo dei due genitori nella vita dei loro bambini e le circostanze particolari intorno al bambino. In alcuni casi, un bambino può legarsi con il genitore più affettuoso e più efficiente e rifiutare l’altro genitore per vincere i suoi sentimenti conflittuali di lealtà.

È particolarmente controindicato procedere a un’analisi dell’alienazione nei casi di violenza in famiglia nei quali la reticenza dei bambini a venire in contatto con il genitore è percepita come conseguenza dell’ipervigilanza o della paura (9). Drozd e Olesen hanno proposto una struttura decisionale per aiutare i giudici, gli avvocati e i valutatori a risolvere i difficili problemi sull’alienazione percepita. Gli altri strumenti in questo campo comprendono un quadro che permetta di esaminare una moltitudine di fattori che contribuiscono al rifiuto del genitore, tra cui la fase dello sviluppo dei bambini, gli avvenimenti circa la separazione, il comportamento del genitore collocatario e quello del genitore rifiutato (10).

Contrariamente alla nozione non suffragata empiricamente della sindrome di alienazione parentale, i modelli seguenti più complessi e multidimensionali sono basati su ricerche preliminari. È essenziale valutare globalmente le ragioni del rifiuto per stabilire il fondamento dell’intervento più opportuno. Se un genitore è rifiutato principalmente per motivi quali il pensiero moralista dei bambini (p. es. il pensiero legato alla fase dello sviluppo), la mancanza di risorse (p. es. non ci sono tanti giocattoli nella casa dell’altro genitore) e commenti negativi formulati dal genitore presso cui il bambino è collocato, è indicato un intervento terapeutico per ristabilire la relazione tra il genitore rifiutato e i bambini. Diversamente, se una valutazione coscienziosa permette di constatare che il rifiuto è maggiormente legato agli an­tecedenti di violenza del genitore non collocatario e ai tentativi ripetuti di sorvegliare e di assillare i bambini e il genitore collocatario, è più importante assicurare la sicurezza dei bambini e del genitore collocatario che occuparsi dell’«alienazione».

Note:

  1. http://www.justice.gc.ca/eng/rp-pr/fl-lf/parent/2005_3/2005_3.pdf
    In francese: http://www.justice.gc.ca/fra/pr-rp/lf-fl/parent/2005_3/2005_3.pdf
  2. Gardner, R. «Recommendations for dealing with parents who induce a parental alienation syndrome in their children», Journal of Divorce and Remarriage,vol. 28, (1998), p. 1-23.
    Gardner, R. «“The parental alienation syndrome: What is it and what data support it?”: Comment», Child Maltreatment, vol. 3, (1998), p. 309-312.
  3. Come ben noto, il Dr Gardner non era specialista in psichiatria, ma solo laureato in Medicina.
  4. Garber, B. D. «Parental alienation in light of attachment theory consideration of the broader implications for child development, clinical practice, and forensic process», Journal of Child Custody, vol. 1, (2004), p. 49-76.
  5. Bala, N. et N. Bailey. «Enforcement of access and alienation of children: Conflict reduction strategies and legal responses», Canadian Family Law Quarterly, vol. 23, (2004), p. 1-61.
  6. Drozd, L. M. et N. Oien. «Is it abuse, alienation, and/or estrangement?», Journal of Child Custody, vol. 1, (2004), p. 65-106.
  7. Johnston, J. R. et J. B. Kelly. «Commentary on Walker, Brantley, and Rigsbee’s (2004) “A critical analysis of parental Alienation Syndrome and its admissibility in family court”». Journal of Child Custody, vol. 1, (2004), p. 77-89.
  8. Johnston, J. R. «Children of divorce who reject a genitore and refuse visitation: Recent research and social policy for the alienated child». Family Law Quarterly, vol. 38, (2005), p. 757-775.
  9. Drozd, L. M. et N. Olesen. «Is it abuse, alienation, and/or estrangement?», Journal of Child Custody, vol. 1, (2004), p. 65-106.
  10. Johnston, J. R. et J. B. Kelly. «Commentary on Walker, Brantley, and Rigsbee’s (2004)
    “A critical analysis of Parental Alienation Syndrome and its admissibility in family
    court”». Journal of Child Custody, vol. 1, (2004), p. 77-89

Per approfondire:

Dicono della Pas

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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6 risposte a Dicono della Pas XIX – Documento del Dipartimento di Giustizia del Canada per le separazioni in seguito a violenza in famiglia

  1. Nato Invisibile ha detto:

    Di questo articolo, del 2005, più di tutto mi colpisce la “valutazione coscienziosa”. Mi fa venire in mente il manuale per gli psicologi forensi adottato nel Lazio, pubblicato nel 2012, reperibile integralmente al seguente link: http://www.psicologiaforense.it/studio/Ascolto.minore.separazioni.OPlazio.pdf

    Incentrandosi in particolare sulle modalità d’ascolto del minore e sulle indagini per accertare le competenze genitoriali, si scorge un lieve accenno alla violenza (p.27)

    “16 Fanno eccezione i casi di violenza grave o abuso accertati i cui gli ex partner non possono essere incontrati insieme.”

    Resta un mistero però il motivo per cui l’ascolto genitore violento/minore non sia considerato allo stesso modo incompatibile, e chi sia responsabile dell’incolumità del minore in presenza di un genitore violento accertato. Ribadisco l’anno di pubblicazione 2012, ben successivo ad episodi come quello di Federco Barakat. Resta un mistero pure individuare chi debba eseguire l’accertamento di una eventuale violenza, insieme ad una scala di valutazione della gravità della violenza stessa. Specie se segnalata dall’altro genitore. Poiché questo accertamento non rientra nelle competenze del CTU che deve ascoltare il minore e valutare i genitori. Ad esempio:

    “APPENDICE 4 Linee guida per la consulenza tecnica in meteria di affidamento dei figli a seguito di separazione dei genitori: contributi psico-forensi (estratto). Guida metodologica per la consulenza tecnica in materia di affidamento dei figli a seguito di separazione genitoriale.

    Le presenti indicazioni individuano gli obiettivi, le metodologie e gli strumenti di intervento da utilizzare dagli esperti nella consulenza tecnica in tema di affidamento dei figli a seguito di separazione genitoriale.

    1. Compitodell’esperto:obiettividellavalutazione

    1.1. Obiettivo della consulenza è riportare al giudice la condizione psicologica e relazionale che connota gli individui che compongono la famiglia, coppia, e il sistema nel suo complesso, evidenziando punti di debolezza, punti di forza, aree di criticità e risorse utili per attuare cambiamenti evolutivo di segno positivo. Particolare attenzione dovrà essere posta agli aspetti “progonostici” della situazione familiare (le risorse disponibili, le eventuali potenzialità al cambiamento dell’intero nucleo familiare, etc.) al fine di programmare e prevedere degli interventi opportuni. La consulenza mira idealmente ad una restituzione di responsabilità genitoriale in cui le parti – anche con l’aiuto dei propri CCTTPP – possano ricomporre la comunicazione tra loro, con e sui figli, al fine di rispondere alle esigenze di questi. L’esperto è consapevole che la valutazione della genitorialità si basa su modelli, costrututti, caratteristiche psicologiche e attitudinali declinati e verificati nella concretezza delle singole situazioni.

    1.2. Nella valutazione delle capacità genitoriali, per regolare la frequentazione del minore con entrambi i genitori o eventualmente per escludere dall’affidamento uno o entrambi i genitori, l’esperto dovrà tener conto dei criteri minimi relativi alle capacità genitoriali, che riguardano essenzialmente la funzione di cura e protezione, la funzione riflessiva, la funzione empatica/affettiva, la funzione organizzativa (scolastica, sociale e culturale), e il criterio dell’accesso all’altro genitore. In particolare, l’esperto chiamato dla giudice a compiere l’accertamento dovrà valutare le competenze del genitore nel:

    Comprendere e rispondere adeguatamente alle esigenze primarie del figlio (cure igieniche, alimentari, sanitarie, etc.);

    Preparare, organizzare e strutturare adeguatamente il mondo fisico del minore (aspetti ambientali) in modo da offrirgli un contesto di vita sufficientemente stimolante e protettivo;

    Comprendere le necessità e gli stati emotivi del minore, rispondere opportunamente ai suoi bisogni e coinvolgerlo emotivamente negli scambi interpersonali adeguatamente alla sua età e al suo livello di maturazione psico-affettiva;

    Favorire le opportunità educative e di socializzazione,

    Interpretare il proprio comportamento e quello altrui in termini di ipotetici stati mentali, cioè in relazione a pensieri, affetti, desideri, bisogni e intenzioni;

    Offrire regole e norme di comportamento congrue alla fase evolutiva del figlio, creando le premesse per la sua autonomia;

    Promuovere l’evoluzione della relazione genitoriale in virtù delle tappe di sviluppo del figlio adeguandosi alle competenze acquisite e favorendo la crescita del minore;

    Affrontare e gestire il conflitto con l’altro genitore – tenendo conto delle rispettive e peculiari strutture personologiche – valutando anche la loro capacità di negoziazione;

    Promuovere il ruolo dell’altro genitore favorendo la sua partecipazione alla vita del figlio, cooperando attivamente nella genitorialità (cogenitorialità/criterio di accesso) e salvaguardando i legami generazionali anche con la famiglia allargata;

    j. Qualora ritenuto necessario, l’esperto valuta la disponibilità del genitore e/o dei genitori a sottoporsi a un percorso di sostegno alla genitorialità.

    1.3.Altri compiti dell’esperto riguardano.

    La valutazione qualitativa della relazione tra il minore ed entrambi i genitori;

    La valutazione delle principali cause di conflitto parentale e dei possibili effetti sullo sviluppo psico-sociale sui figli, tenendo conto che l’accesa conflittualità tra i genitori, di per sé, non è ragione sufficiente a giustiziare l’indicazione al giudice per un affidamento esclusivo a uno solo dei genitori;

    L’individuazione delle aree disfunzionali – siano essere di natura relazionale (conflitti genitori-figli, tentativi di esclusione di uno dei genitori da parte dell’altro genitore, etc.) oppure di origine individuale (psicopatologia di un genitore, alcolismo, tossicodipendenza, criminalità, instabilità comportamentale e affettiva) – e dei possibili riverferi negativi sullo sviluppo psico-sociale dei figli, tenendo presente che così la salute mentale di per sé non coincide con l’adeguatezza genitoriale, allo stesso modo la presenza di disturbi psicologici o di altri problemi di natura psico- sociale non necessariamente compromette la competenza genitoriale;

    Identificare le risorse potenziali e residuali, del sistema familiare di cui tenere conto nella pianificazione degli interventi che dovranno essere disposti a sostegno della genitorialità;

    Identificare le risorse pubbliche e private presenti sul territorio al fine di meglio pianificare gli eventuali interventi a sostegno della famiglia.”

    Sembrerebbe non sussistere la possibilità, per un bambino testimone o vittima di abusi/maltrattamenti/negligenze la possibilità di essere diagnosticato come vittima di violenza in sede di indagini CTU per l’affidamento. Viene da domandarsi se un atteggiamento ostile del minore verso un genitore sia oggetto di pregiudizio da parte di chi debba valutare la sua mente. Poiché se non è stata accertata una grave violenza (da chi? Quanto grave?) il genitore denunciante è valutato non cooperante verso l’altro ed autore di un’opera di suggestione nei confronti del minore, stando al testo. Chicca finale del manuale: l’enunciazione delle richieste tipo che il tribunale farà al CTU in merito alle sue indagini ed alla sua valutazione.

    “APPENDICE 5 Esemplificazione di quesiti al CTU sulle capacità genitoriali/affidamento/collocazione dei figli minori

    Tribunale per i Minorenni di Campobasso

    Il C.T.U., letti gli atti di causa, esaminati i genitori ed i minori, ed espletate tutte le indagini reputate opportune:

    1) Proceda a definire il profilo psicologico di ciascun genitore, al fine di valutarne la personalità, con particolare attenzione alla funzione genitoriale ed alla capacità di entrambi di garantire ai propri figli una crescita sana ed equilibrata;

    2) Valuti la qualità delle relazioni dei bambini con i rispettivi genitori;

    3) Verifichi le effettive potenzialità di cooperazione tra i genitori, l’esistenza di una disponibilità reciproca nell’assicurare ai propri figli “l’accesso” all’altro genitore o, di contro, l’eventuale sussistenza di una sindrome di alienazione genitoriale;

    4) Dia, inoltre, eventuali indicazioni terapeutiche, qualora se ne ravvisi la necessità, definendo la forma degli interventi e gli obiettivi terapeutici.”

    Si evince da una lettura complessiva che l’ascolto del minore non è in alcun modo legato alla tutela del minore, e che anche in caso di eventuali abusi non bene accertati o se accertati non ritenuti soggettivamente (dalla sensibilità del CTU stesso, non essendo indicata una chiara scala di valore) pregiudizievoli in maniera grave per lo sviluppo e l’incolumità del minore, la bigenitorialita va applicata comunque, ed il conflitto fra i due genitori (derivante anche da questi non accertati abusi) va stroncata. Il genitore perciò denunciante deve diventare cooperante del genitore presunto abusante, altrimenti verrà classificato “suggestionante”/alienante, e diverrà così la principale fonte di pregiudizio per il minore.

    Si dà il caso che i minori coinvolti in cause per affidamento non consensuali (dette giudiziali) sono soltanto qualche migliaio l’anno. Nel 2010 si conta che le cause giudiziali in tutta Italia siano state 16.000 ma non rientrano in questa statistica le coppie non coniugate. http://www.istat.it/it/files/2012/07/separazioni-divorzi-2010.pdf?title=Separazioni+e+divorzi+in+Italia+-+12%2Flug%2F2012+-+Testo+integrale.pdf

    Oggi il dato delle coppie di fatto avrà ragionevolmente aumentato questo dato. Nel 2010 questi casi erano di competenza dei 29 Tribunali dei Minorenni presenti in Italia. Dal 2013 questi casi sono diventati di competenza del Tribunale Ordinario. Ma la metodologia di valutazione resta invariata. Sono le perizie a decretare i provvedimenti. Nel Lazio ogni anno si contano più di 3.000 casi complessivi, fra divorzi e separazioni di fatto. Chi si occupa di accertare le violenze e di tutelare i minori nei casi di affidamento giudiziale? In una scala di valori, chi ha stabilito sia più importante tutelare da “presunte suggestioni” piuttosto che da “presunti abusi”? Chi valuta con coscienza? Chi??

    • “Fanno eccezione i casi di violenza GRAVE”: e i casi di violenza “non grave”? Che si intende con “grave”?
      Non è “grave” già solo il fatto che in una relazione una delle persone coinvolte si serva della violenza contro l’altra?
      Già questi dettagli ci danno la misura di quanto poco peso abbia la violenza in questo ambito…

    • Comunque di questo problema avevo già scritto: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/01/29/che-cosa-possiamo-fare-per-antonella-penati/
      L’incontro protetto è stato creato con l’obiettivo primario di salvaguardare la relazione genitore-figlio, anche quando il genitore è un genitore abusante: il legame sopra tutto.
      “Mantenere una relazione con entrambi i genitori, seppur in conflitto tra loro, seppur si siano macchiati di colpe “macroscopiche” in relazione ai figli, permette a questi ultimi un accesso alle proprie radici e l’elaborazione di cosa significhi avere quella famiglia e quei genitori”, è questo che sostengono gli “esperti”.
      Se segui questo link: http://www.humantrainer.com/articoli/separazione-abuso-legame-figlio-genitori-come-diritto.html ci viene spiegato come sia fondamentale costruire un legame fra il bambino e il genitore maltrattante: “Nei casi in cui un genitore è maltrattante si cerca comunque di recuperare quello che di buono ci può essere in un rapporto, anche se nelle situazioni più gravi le relazioni vengono eventualmente riprese dopo un congruo periodo di tempo, e solo dopo che il genitore abbia fatto un percorso personale con risultati positivi.”
      Anche qui, di nuovo, l’aggettivo “grave”. A me piacerebbe sapere quali sono queste situazioni “più gravi”, e quali quelle “mano gravi” che non richiedono neanche un “percorso personale” dell’abusante…

  2. Nato Invisibile ha detto:

    Esattamente. Chi può definire il livello di gravità della violenza? Ecco chi: la sensibilità della CTU. Figura professionale che è tenuta ad ignorare i dati sulle violenze domestiche, ma solo a vedere chi è il genitore più cooperante è capace di negoziazione in caso di conflitto. Come dire che le donne devono negoziare con l’aggressore per dimostrare di essere donne come madri.

    Leggendo questi dati viene davvero spontaneo domandarsi come si faccia a non tenerne conto, e come sia possibile che, vista l’incidenza delle false denunce, per citare un tuo pst, comuni come i quadrifogli in ambito femminile, uno psicoterapeuta non debba tenere in considerazione la denuncia di abusi da parte delle madri. Siccome ha mentito una, per sicurezza non crediamo a nessuna. Cosa importa della incolumità dei minori?


    Tabella N°5 Alcuni dati statistici a livello Nazionale e Mondiale

    A livello mondiale

    LA VIOLENZA È LA PRIMA CAUSA DI DECESSO;
    PIÚ DEL CANCRO O QUALSIVOGLIA MALATTIA PER
    LE DONNE DI ETÁ COMPRESA TRA I 16 E I 44 ANNI.
    In Europa 1 donna su 5 vive con un partner violento
    (Unione Europea, 2000).
    Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
    1 donna su 3 è stata picchiata o abusata sessualmente.
    1 donna su 4 ha subito violenza durante la gravidanza.
    Secondo l’OMS dal 40% al 70% delle donne vittime di omicidio
    sono state uccise dai propri partner.

    A livello nazionale

    In Italia ogni 4 giorni viene uccisa una donna per mano del partner
    o ex (Eures – Ansa 2006).
    Il 93% delle violenze dal partner non viene denunciato.
    Il 31,9% delle donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni 743 mila) ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.
    In Trentino-Alto Adige il 32,2%;
    Il 18,8% (2 milioni 77 mila) ha subito stalking (comportamenti persecutori);
    Il 61,4% (674.000) delle donne ha dichiarato che i bambini hanno assistito a uno o piú episodi di violenza

    Fonte: ISTAT 2007

    VIOLENZA DOMESTICA

    Secondo una ricerca Istat del 2007 sono quasi tre milioni (il 14% del totale) le donne che in Italia hanno subito violenza fisica o sessuale. Si tratta di percosse, maltrattamenti, ingiurie, stupri, induzione alla prostituzione, violenze psicologiche. Chi usa violenza alle donne è nella maggioranza dei casi il marito, il fidanzato, il convivente, l’ex partner. Il teatro dei soprusi sono di solito le mura domestiche, tant’è che la violenza contro le donne è denominata anche “violenza domestica”, un fenomeno cui in passato si dava poca importanza, essendo considerato una delle possibili espressioni del conflitto coniugale. Il maschio violento con le donne non soffre generalmente di gravi turbe mentali, anzi può essere ben adattato nella vita lavorativa e di relazione. Non è possibile caratterizzarlo inoltre né per grado di istruzione, né per classe sociale. Si estrinseca in molte forme, quali l’aggressione fisica, minacce di aggressione, intimidazione, controllo, abusi sessuali od emozionali, trascuratezza, deprivazione economica. Tali comportamenti possono costituire reato a seconda della locale legislazione e della loro gravità. Recentemente le ricerche psicologiche hanno dato rilievo ad una forma di violenza contro le donne molto diffusa, il cosiddetto stalking, cioè il comportamento, prevalentemente maschile, caratterizzato da persecuzione reiterata, molestie asfissianti, appostamenti, intromissione nella vita privata verso una persona generalmente di sesso opposto. La violenza sulle donne non è naturalmente soltanto un problema italiano. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della propria esistenza.” (Articolo completo http://www.cipacounseling.eu/ricerche/violenza-sulle-donne-e-dati-istat-approfondimenti.html )

  3. primavera ha detto:

    Ma il documento “linee guida per l’ascolto del minore nelle separazioni e divorzi” è quello che ha come coordinatore la prof.ssa marisa malagoli togliatti? ? ? No perché se è quello allora che vogliamo dire? Chi ha avuto la sfortuna di incontrare la tizia in questione nella causa di separazione ,come ctu, sa come riduce donne e bambini. È chiaro che lei e il suo circolo di adoranti allieve o collaboratrici o come vogliamo chiamarle (come la lubrano lavadera che compare sempre come ombra della malagoli) se la cantano e se la suonano. Decide lei come si svolgono le ctu,gli ascolti,gli incontri protetti,le mediazioni familiari,i sostegni alla genitorialità..tutto attraverso i suoi centri sparsi ovunque e/o le sue seguaci ben addestrate. Lei insegnava nell’università come distruggere i bambini e le loro mamme. Ecco cosa. Pluridenunciata. Tutto archiviato. Chissà perché? Tutte matte scatenate quelle che l’hanno denunciata o segnalata all’ordine dei medici(che io sappia sempre madri perché la signora dichiara impunemente di essere pro padri)! La violenza domestica di qualsiasi forma o grado per lei non esiste. I disagi dei bambini per lei sono cose risolvibili dando loro un peluche in sostituzione della mamma(peluche che se lo chiamiamo oggetto transazionale come fa lei forse ci sembra più adatto a sostituire l’affetto e la sicurezza che una mamma sa dare..) o spedendoli dritti dai padri o in casa famiglia!!!
    Ne avrei da raccontare ma nessuno mi fa parlare,neppure il tribunale che ha ripetutamente rifiutato una ben motivata ricusazione mossa verso l’esimia professoressa!
    E lei continua a seminare minacce e terrore….

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