Il porco al lavoro

porco_al_lavoroStamattina ho finito di leggere Toglimi le mani di dosso “Una storia vera di molestie e ricatti sul lavoro” di Olga Ricci, nom de plume di una giovane giornalista italiana che, oltre a lavorare come freelance per varie testate nazionali, da diverso tempo gestisce il blog “Il porco al lavoro“, uno spazio dedicato al tema delle molestie sessuali sul lavoro.

“Toglimi le mani di dosso” è la lettura da consigliare a tutti quelli che continuano a raccontarsi e a raccontarci la storiella dell’immenso potere che le donne avrebbero in mezzo alle gambe, quel magico triangolino capace di ipnotizzare il maschio eterosessuale e costringerlo a srotolare ai loro piedi il tappeto rosso che conduce a fama e ricchezza.

Dovrebbe leggerlo chiunque sostenga che la discriminazione di genere è solo una comoda scusa creata ad arte da donne “ipocrite e bacchettone” che puntano a trovare un gonzo che le mantenga, magari l’esperienza può avviarli alla consapevolezza del fatto che viviamo in una società popolata di individui convinti che basta sfoderare un pene per produrre un lavoro ben fatto.

E’ un libro adatto anche a quelli che accusano un’intera generazione di essere troppo choosy, sfigati “inoccupabili“, bamboccioni, lasciando intendere che trovare un lavoro ben remunerato è solo una questione di competenze, buona volontà e una giusta dose di autostima, doti che stranamente non mancano proprio ai rampolli di chi propone questo tipo di predicozzi.

Lo spedirei a quelli che suggeriscono che forse è l’autostima il problema delle donne e organizzano corsi per aiutarle a sfondare il proverbiale “soffitto di cristallo“, perché sotto sotto sono dello stesso avviso di quell’amica di Olga che ad un certo punto del racconto le suggerisce: “forse siamo noi [donne] che dobbiamo adattarci al mondo e smetterla di volerlo cambiare”.

Lo dovrebbero leggere Tim Hunt e chiunque abbia concordato con la sua analisi del problema della mancanza di donne nei laboratori: il problema è che in virtù del loro sesso le “ragazze” sono troppo sexy e troppo suscettibili.

Lo dovrebbero leggere quelli che creano meme come questo:

colloquio quelli che li trovano divertenti e quelle convinte che per sembrare sveglie, brillanti e intelligenti devono sorridere di più di fronte a questo genere di battute.

Ma soprattutto lo dovrebbero leggere le donne, tutte le donne, perché se c’è un aspetto di questo libro che fa male è che la protagonista, sin dalle prime pagine  – ancora prima di incontrare “il porco” e finire invischiata nella sua rete di false speranze, umiliazioni, menzogne e ricatti –  è sola, completamente sola, perché “tra disperate non c’è solidarietà“.

Per riferirsi al rapporto che lega una donna all’altra, nella tradizione femminista si usa una parola: sorellanza. Ecco, di sorellanza nel libro di Olga Ricci non ce n’è traccia, ed è questo vuoto che vorrei che percepiste, mentre leggete questo libro.

Perché lo leggerete, giusto?

Così poi possiamo discutere di come colmarlo.

 

Recensioni del libro:

“Toglimi le mani di dosso è un libro che dovrebbe essere letto e discusso nelle scuole, senza fare il clamoroso errore di volere parlare solo alle ragazze”

Toglimi le mani di dosso- Il libro che denuncia le molestie sul lavoro

Toglimi le mani di dosso

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a Il porco al lavoro

  1. IDA ha detto:

    Il merito che ha è quello di parlarne. Perchè quella delle molestie, ricatti e vessazioni sul lavoro è fatto di silenzi e solitudine, come giustamente hai ricordato.
    Il sesso non è un fine, ma un mezzo e non per la carriera delle donne, (come luoghi comuni vorrebbero far credere) ma per impedire carriere e ambizioni femminili.

  2. primavera ha detto:

    Lo leggerò.

  3. Nato Invisibile ha detto:

    Lo leggerò, grazie per il consiglio. Intanto condivido questa perla di oltre un anno fa. Maggio 2014. Non mi faceva lavorare perché non gliel’avevo data, no. Sapendo che già avevo i miei guai con un ex (i Tribunali, un figlio, tanti guai insomma), pensò ad una scorciatoia per farmi avere un aumento: quella che passava sotto la sua scrivania. Rifiutai e iniziò la mia gogna. Fui mobbizzata da un dipartimento di 35 uomini, con lui a capo. Non chinai la testa. Cercavo un altro lavoro senza riuscirci. Poi una sera dopo circa un anno di umiliazioni di ogni sorta, aprendo Facebook lessi questo, e cara Lucarelli, me la sono veramente legata al dito soprattutto per gli “uomini intelligenti”:

    “Volevo chiudere la giornata con un messaggio per le gatte morte, profumiere, finte Biancaneve : nella mia vita, di situazioni in cui ” Oddio m’e’ saltato addosso ma come si permette!” o “Non mi fa lavorare perché non gliel’ho data” o “oddio che palle continua a scrivermi messaggi pesantissiiiimiii”, me ne sono capitate davvero poche. Anzi, pochissime. Di solito, gli uomini intelligenti, se capiscono che non c’e’ storia, si fermano un passo prima. E sapete perché amiche care? Perché gli uomini sanno essere sgradevoli, inopportuni e talvolta molesti, ma e’ anche pieno di donne che lanciano messaggi espliciti e poi fanno le finte sdegnate. Se lanciate messaggi chiari e non lasciate scie di profumo che neanche Ivana Trump al Gran ballo della croce rossa, state serene che di fastidi ne avrete ben pochi. Ho imparato a diffidare delle “molestate seriali”, perché spesso, di seriale, nascondevano solo un gran narcisismo, una seduttivita’ ossessiva e un patologico bisogno di conferme. Brutta specie.
    12.707 mi piace
    https://m.facebook.com/selvaggia.lucarelli/posts/10152153292040983

    Riccio, dammi la pazienza..

  4. bob ha detto:

    Lo dovrebbe leggere anche la Lucarelli, allora.

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