Rosie Batty, australiana dell’anno

Dal 1960 l’Australia celebra e il contributo di eminenti cittadini attraverso l’Australian of the Year Awards. Il premio “Australiano/a dell’anno” è andato nel 2015 a Rosie Batty.

Rosie Batty, per chi non lo sapesse, è la mamma di Luke, brutalmente ucciso dal padre a soli 11 anni.

Meno di un anno prima di colpire in testa con una mazza da cricket il figlio e poi pugnalarlo con un coltello che aveva portato con sé sul campo da gioco, Greg Anderson era stato arrestato per aver minacciato di morte Rosie.

“When you’re involved with family violence, friends, family judge you, the woman. The decisions you should make, the decisions you don’t make. You’re the victim, but you become the person that people condemn.”

Quando si tratta di violenza domestica, gli amici, la famiglia, tutti giudicano te, la donna. Le decisioni che avresti dovuto prendere, quelle che non hai preso. Nonostante tu sia la vittima, diventi la persona che gli altri condannano“, aveva dichiarato Rosie Batty alla stampa lo scorso anno.

“But when you actually finally decide enough is enough, and decide to go through a court process, you do not know what the outcome will be.”

Ma quando alla fine decidi che ne hai avuto abbastanza, e ti rivolgi al Tribunale, non sai quali saranno i risultati.

Il risultato, nel caso di Rosie e Luke, è stato l’orrenda morte di Luke.

Una traduzione da Rights of children must trump violent parents

I genitori di Luke Batty non erano insieme quando è nato, ma alla sua mamma Rosie è stato detto che era molto importante che il bambino frequentasse entrambi i genitori.

Il prezzo da pagare per le visite con il suo pericoloso ex-partner Greg Anderson è stato “insopportabile” per lei e Luke, ha dichiarato Rosie Batty dopo la pubblicazione del rapporto del coroner sulla morte di suo figlio.

“Sembra essere che i violenti abbiano diritti in contrasto coi diritti dei bambini”, ha detto.

Persiste un mito, quello che racconta che gli uomini che abusano, aggrediscono, ricattano, pedinano o terrorizzano le loro ex partner possano essere, nonostante tutto, “buoni padri”.

E ‘un luogo comune diffuso nella nostra cultura che non è mai stato analizzato (ed è stato ampiamente diffuso dai gruppi per i diritti degli uomini), e ispira gli accordi per l’affido.

Non si può essere allo stesso tempo un buon padre e un partner violento – non è possibile“, afferma il professor Cathy Humphries, uno degli esperti  di violenza domestica che hanno sostenuto la sig.ra Batty nel corso dello straziante processo.

Luke ha sofferto, ed era in terapia perché afflitto dal rapporto con il padre violento, che amava.

Nel caso della sig.ra Batty, il suo buon rapporto con Luke ha comportato che i servizi sociali la definissero il “genitore protettivo”, per poi chiudere il caso.

Ma non prima di insistere affinché la sig.ra Batty firmasse un documento nel quale dichiarava che avrebbe fatto in modo che Anderson non prendesse le foto del figlio, e che avrebbe sorvegliato i loro incontri.

Che tipo di un sistema chiede alle donne di assumersi la responsabilità del comportamento violento dei loro partner?

Nel suo rapporto, il coroner Ian Gray raccomanda un approccio che ponga il benessere dei bambini – e quello delle loro madri – al primo posto.

Quando uno dei genitori è descritto come protettivo, dovrebbe ricevere supporto dal Department of Human Services per la gestione del rischio rappresentato dall’altro genitore, scrive.

Allo stesso modo, il dipartimento deve eliminare la prassi di chiedere alle donne di controllare o gestire il comportamento dell’altro genitore.

Il Giudice Gray spiega anche come chi si occupa di protezione dell’infanzia dovrebbe rispondere alla violenza in famiglia – alcuni suggerimenti sembrano così ovvi, che è preoccupante che debbano essere ribaditi.

Ad esempio, nel valutare i rischi che corre un bambino gli assistenti sociali devono informarsi se i genitori hanno sporto denuncia per violenza domestica alle organizzazioni che si occupano del fenomeno o alla polizia.

Poiché gli interventi possono variare fino al prevedere accordi per l’affido, continuano ad esserci molte donne che devono negoziare con l’uomo che le maltrattava, tra le quali donne che – come la sig.ra Batty ha sottolineato – debbono portare i loro figli a visitare il colpevole di violenza domestica in prigione.

Sappiamo che il principio prevalente dovrebbe essere decidere ciò che è meglio per il bambino, ma  in questo momento preferiamo accondiscendere alle richieste dei genitori e puntiamo a soddisfare i loro bisogni“, ha aggiunto.

lukeVi ho raccontato la storia di Rosie Batty, oggi, per ricordarvi che quello che è accaduto a lei, in Australia, accade anche da noi.

Ma se in Australia Rosie Batty è eletta “Australiana dell’anno”, in Italia Antonella Penati viene condannata a pagare le spese processuali agli assistenti sociali assolti dall’accusa di essere “venuti meno all’obbligo di garanzia nei confronti del bambino“ Federico Barakat, ucciso dal padre nel centro socio sanitario di via Sergnano a San Donato Milanese nel corso di un incontro “protetto”.

Colgo l’occasione per ricordarvi che è ancora in corso la raccolta fondi per consentire ad Antonella il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, a questo link: Giustizia per Federico Barakat.

E vi invito ad una riflessione: si parla tanto di “bigenitorialità”, e dell’importanza di garantire ai bambini la frequentazione di entrambi i genitori anche dopo il divorzio, ma se ne parla sempre senza tenere in nessun conto il fenomeno della violenza domestica.

Recentemente Doppia Difesa ha prodotto, insieme a Rai Cinema, un cortometraggio nel quale si suggerisce che il bravo genitore è il genitore friendly, il genitore collaborativo, quello che non oppone alcuna obiezione alla frequentazione dei propri figli con l’ex partner – anzi la favorisce – senza nessun accenno al fatto che quando c’è di mezzo la violenza domestica questo principio non dovrebbe trovare applicazione (come ha spiegato anche l’American Psychological Association).

Si paventano i danni provocati ai bambini dall’assenza di uno dei genitori, ma nessuno parla dei danni che la violenza domestica causa non solo alle donne che la subiscono direttamente, ma anche ai bambini che ne sono testimoni: “E’ ormai dimostrato che un bambino che assiste a una violenza su una persona per lui fondamentale come la madre vive un trauma e avrà delle conseguenze uguali a quelle di un bambino che abbia subito direttamente maltrattamento e violenza.” ha dichiarato Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children.

Sono tutt’altro che rari i casi nei quali ad una donna che ha subito violenza venga chiesto di negoziare con il suo stesso aggressore “per il bene del bambino”, e troppo spesso accade che una donna venga etichettata come “poco collaborativa” solo perché è riluttante a fidarsi di un uomo del quale ha imparato ad avere paura.

Per questo vi chiedo di firmare la petizione che chiede che il cortometraggio “Ancora un’altra storia” non venga messo in onda: la trovate qui.

Perché prima di ogni altra cosa, i bambini – e le loro madri – vanno protetti dal genitore maltrattante, alla luce del fatto che Non si può essere allo stesso tempo un buon padre e un partner violento – non è possibile“.

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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8 risposte a Rosie Batty, australiana dell’anno

  1. IDA ha detto:

    Se non si è dei buoni compagni, non si può essere dei buoni padri.
    Il mio ex compagno, è stato ed è un padre molto presente, un buon padre, perchè è stato sopratutto un buon compagno, anche nei momenti in cui i nostri conflitti erano ai livelli massimi.

  2. IDA ha detto:

    Dimenticavo. Ho anche firmato la petizione. 🙂

  3. Andrea Mazzeo ha detto:

    Uno dei protocolli proposti per gestire le separazioni che fanno seguito a violenza in famiglia prevede l’affido esclusivo e un rigido programma di visite sorvegliate.
    http://www.movimentoinfanzia.it/protocollo-per-laffidamento-nei-casi-di-violenza-coniugale-e-di-abusi-sessuali-sui-minori/

    • Dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, altrimenti nota come Convenzione di Istanbul (che l’Italia ha ratificato ed è entrata in vigore il 1 agosto 2014):

      Le parti devono adottare le necessarie misure legislative o di altro tipo per vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione.

  4. simonasforza ha detto:

    Due anni fa l’UDI e altre realtà vararono la Convenzione NOMORE. Si parlava, tra l’altro, anche di bandire la PAS, ma a quanto pare così non è stato e questa spazzatura ritorna periodicamente. Sinceramente mi chiedo, come possiamo stare tranquilli davanti a certi segnali che indicano che non abbiamo risolto un bel niente? Non me ne faccio niente di buoni propositi e di rassicurazioni. E’ ora di rispondere efficacemente che non ci bastano le soluzioni blande, per dare una parvenza di essersi adeguati a convenzioni internazionali. In questi giorni sto riscontrando tante resistenze e veti, ma non dovremmo tutti voler scardinare ciò che sinora non ha funzionato? Forse qualcosa non mi è chiaro, ma l’Italia dei salotti buoni pretende di dettare la linea a tutti gli altri e difende i propri feudi. Così, tutto resta congelato, immobile, immutabile. Il nostro paese è innegabilmente fermo per tanti motivi. Una presa di responsabilità collettiva al momento è molto complessa, se non addirittura impossibile. Ma non per questo ci si deve rassegnare.

  5. primavera ha detto:

    Sono grata a te riccio per tutto quello che fai. Sono grata della petizione che ho firmato e fatto firmare a chiunque potevo.
    Siete persone speciali.
    Sposo in pieno il commento di simonasforza.
    Mi era stato chiesto dai servizi di gestire una parte degli incontri padre-figlio disposti dal tribunale perché loro non possono più farlo dato che il centro famiglia della mia città è stato chiuso a causa di mafia capitale e l’appalto, dato sappiamo bene come alle tristemente note onlus, saltato. Ho rifiutato perché mi sentivo e mi sento in pericolo. Temo per il bambino. Non può essere mio oltretutto il compito di consegnare mio figlio a chi lo ha devastato quando lui mi supplica di non lasciarlo in balia di certi soggetti! speriamo tuttavia che anche questo non venga usato contro mio figlio.
    Ormai siamo al punto che alcuni avvocati suggeriscono di nn contraddire i servizi sociali perché rischiamo noi mamme di perdere i figli? Il motivo? Semplice :hai osato parlare di violenza e denunciarla!
    Domanda: saranno state serie le psicologhe della suddetta onlus il cui appalto è saltato? Qualcuno non dovrebbe preoccuparsi di verificare il lavoro svolto per mesi e mesi con questi appalti oltre che farli saltare? Se per caso avessero dei secondi fini a voler con tutta facilità spedire i bambini,il mio nello specifico, in casa famiglia e a fare relazioni false? Mio figlio al momento si è “salvato” solo per i suoi problemi di salute. Cosa stiamo ancora a guardare? Dobbiamo agire!!!

  6. Pingback: La tacita accettazione | Blog delle donne

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