Il cancro e la sessualizzazione dell’immagine della donna nelle campagne per la prevenzione

Come hanno fatto altri blogger, ho aderito alla lettera aperta de “Le Amazzoni Furiose” contro la campagna “Nastro Rosa 2015″. Invito pertanto i miei lettori a seguire il link e a leggere le motivazioni addotte ed eventualmente a inviare la propria adesione all’indirizzo pinkwashing2015@gmail.com.

anna-tatangelo-per-liltOggi vorrei concentrarmi su una delle suddette motivazioni, quella che denuncia un uso strumentale del corpo femminile”.

Le promotrici dell’iniziativa spiegano in intervista pubblicata da Repubblica che l’iniziativa non è “contro la Tatangelo ma contro l’uso del corpo della donna sessualizzato”:

…se per pubblicizzare la campagna di prevenzione per il tumore al seno si usa una donna bella, famosa, giovane (anche troppo) che si abbraccia il seno ammiccando, chi con un tumore sta combattendo o chi con i tumori ci lavora tutti i giorni, si arrabbia. Il corpo della donna ancor più nella nella malattia deve essere rispettato, tutelato, proprio per tornare a fiorire nella bellezza, ma quella quotidiana, non quella esasperata di un calendario sexy. Il cancro e la sua prevenzione non sono uno spot pubblicitario. Devono attirare attenzione, non sguardi.

 

E’ difficile, per molti, comprendere di cosa queste donne stiano parlando, quindi per rendervelo più evidente ho deciso di cercare delle immagini relative alle campagne di prevenzione del tumore alla prostata.

manifesto-2011_prostata

La Movember Foundation, nata nel 2003 in Australia, è l’organizzazione globale che promuove la sensibilizzazione del tema della salute maschile, attraverso programmi di educazione e ricerca.

Movember invita gli uomini, i Mo Bro, a farsi crescere i baffi durante i 30 giorni di novembre, per diventare a tutti gli effetti delle pubblicità ambulanti e stimolare il dialogo su argomenti come il cancro alla prostata e ai testicoli. Anche le donne, le Mo Sista, possono partecipare all’iniziativa, come supporto alle attività di raccolta fondi, senza necessariamente farsi crescere i baffi.

La campagna è questa:

cancro_prostatamovember7einsteinOra vi mostro un’altra campagna, intitiolata “L’oro della prevenzione”: si tratta di quattro cortometraggi, dedicati alla prevenzione del tumore della prostata,  liberamente ispirati al film di Vittorio de Sica “L’oro di Napoli”.

Mi soffermo in particolare sul quarto episodio, che non solo non ci mostra nessun bel ragazzo languido, seminudo e ammiccante, ma inizia con questa inquadratura:

prostata

La sessualizzazione, ci dice l’APA (American Psychological Association), si realizza quando:

  • a person’s value comes only from his or her sexual appeal or behavior, to the exclusion of other characteristics; (il valore di una persona viene fatto derivare soltanto dal suo sex appeal, escludendo altre sue caratteristiche)
  • a person is held to a standard that equates physical attractiveness (narrowly defined) with being sexy; (una persona è tenuta a conformarsi ad uno standard, che equipara l’attrazione fisica – intesa in senso stretto – con l’essere sexy)
  • a person is sexually objectified — that is, made into a thing for others’ sexual use, rather than seen as a person with the capacity for independent action and decision making; (le persone sono viste come oggetti adibiti all’uso sessuale altrui, piuttosto che come individui in possesso della capacità di agire e prendere decisioni autonomamente)
  • sexuality is inappropriately imposed upon a person. (la sessualità è inappropriatamente imposta a qualcuno)

Campagna di prevenzione del cancro al seno:

yamamay_cancroCampagna di prevenzione del tumore alla prostata:

prostata

Trova le differenze.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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65 risposte a Il cancro e la sessualizzazione dell’immagine della donna nelle campagne per la prevenzione

  1. Nato Invisibile ha detto:

    Anna Tatangelo non è incappata in una sessualizzazione della propria immagine: sta solo sposando delle cause più impegnate, rispetto al solito, per entrare in lizza come futura Dalai Lama. No? 😳

  2. Paolo ha detto:

    che il seno femminile abbia anche una valenza erotica (ma è la padrona del seno che decide se e come esprimerla) è vero e va bene, non va negato e non è degradante, è umano solo che ci sono contesti ben più adatti di una campagna per la prevenzione del tumore al seno

    • Nato Invisibile ha detto:

      Giusto. La padrona del seno, o altra parte del corpo, può decidere liberamente se e dove esprimere la valenza erotica del suo “bene”. Erano state reclutate modelle del calibro di Kate Moss per la stessa campagna, in Inghilterra. Poi però ci sono campagne in cui il genere (maschile o femminile) non conta, come i tumori della pelle. Ma vengono ingaggiate super modelle da esporre nude al motto di “Protect the skin you’re in”: http://www.lussuosissimo.com/christina-miller-testimonial-campagna-anti-cancro-protect-the-skin-you’re-in-marc-jacobs/

      Ma il top è, come spesso accade, raggiunto dalla comunità scientifica stessa. Che è tendente al sessismo, si sa.. Ad esempio il prof. Gordon McVie, viene immortalato nel 2013 mentre inaugura la campagna per il cancro all’intestino.. Guarda un po’! http://www.telegraph.co.uk/men/active/mens-health/9965494/Bowel-cancer-on-the-rise-among-men.html Mi risponderai che il fondoschiena immortalato è femminile perché le donne sono più esposte alla malattia.. È vero il contrario, come si legge nell’articolo. Si espone il gluteo per il solo sollazzo del Prof ricercatore, bello sorridente!
      Anche quando il soggetto della campagna non è propriamente appartenente alla sfera riproduttiva/sessuale, e dunque i soggetti colpiti sono di entrambi i sessi, la tentazione di spogliare un corpo femminile è prassi incontrastata. Sono gli scienziati che lo chiedono!!

    • Vale ha detto:

      Anche il pene ha una valenza erotica, molto più del seno, eppure le campagne per la prostata non mi parevano sessualizzate…

  3. Blossom ha detto:

    La Yamamay è un’azienda di intimo, su quella immagine non trovo molto da dire.
    Quello dell’iniziativa che trovo criticabile è invece continuare ad insistere sulla giovane età delle testimonial; è vero che questo ha a che vedere col loro ruolo mediatico, l’essere giovani donne di bell’aspetto, e sarebbe opportuno che i manifesti contro il tumore al seno prendessero in considerazione anche le altre fasce di età che sono più a rischio, ma visto che si parla di prevenzione è importante far passare il messaggio e rivolgersi alle nuove generazioni, usare una giovane testimonial facilita la cosa.

    • “La Yamamay è un’azienda di intimo, su quella immagine non trovo molto da dire.” Come mai non si è mai pensato di associare una ditta di intimo maschile al cancro alla prostata? Io non ho trovato nulla in rete, vi risulta che vi siano campagne di prevenzione alle quali abbiano partecipato ditte di boxer?

      • Blossom ha detto:

        Ma sì il problema c’è, non lo sto negando. È una questione di abitudine: a nessuno è venuto in mente di reclutare un’azienda di intimo maschile. Però in quella immagine in particolare non trovo nulla di erotizzante, il seno manco si vede. Invece trovo un poco ambigua la prima immagine postata sul cancro alla prostata: ma esattamente chi dei due deve dire 33?

  4. Per la cronaca: a furia di cercare, dei bei ragazzi nudi li ho trovati: http://www.lettera43.it/cronaca/cancro-medici-nudi-in-un-calendario_43675157175.htm
    Gli aspiranti medici dell’Università francese di Caen (Bassa Normandia) si sono denudati per una buona causa. In occasione della Giornata mondiale contro il cancro (ricorre 4 febbraio), studenti e studentesse del secondo e terz’anno si sono fatti immortalare nudi nel calendario 2015: hanno raccontato la malattia attraverso quadri o fotografie famose.
    Il cancro alla prostata è rappresentato da due graziosi dottori maschi. Ma il tumore del sangue sono due dottoresse, il tumore ai reni una dottoressa, il tumore al cervello sempre una donna, come pure il cancro alle ossa…

    • Nota bene che le statistiche ci dicono che nel corso della vita circa un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalerà di tumore: più uomini che donne…

    • Blossom ha detto:

      È proprio una questione di abitudine, diamo per scontato il nudo femminile, è “normale”. Generalmente lo preferiamo, io lo preferisco almeno, ma anche questo è un dettaglio che ha a che fare con la normalizzazione del nudo femminile rispetto a quello maschile.
      Però ho trovato anche altro:



      La verità è che forse oltre al problema della sovraesposizione del corpo femminile, che è internazionale, c’è anche quello di quanto sia bigotta ed al contempo sessista la pubblicità in Italia, non proprio una novità.

      • Ecco, non mi era venuto in mente il cancro ai testicoli…

      • Paolo ha detto:

        sovra-esposizione? Se in determinati contesti serve mostrare una donna nuda la si mostra. lo stesso vale per gli uomini. Comunque ora che è venuto fuori che pure le campagne per il tumore al testicolo mettono dei bei manzi nudi ci sarà una lettera di protesta anche per questo? Io non credo perchè al di là del pessimo gusto queste campagne non sono nè sessiste nè dannose..tutt’al più sono inutili e ridicole.

      • Paolo, la prevenzione è importante. C’è una grande differenza fra scoprire un cancro quando è ancora non si avvertono sintomi perché è ad uno stadio iniziale o scoprirlo più avanti nel tempo. A volte è ciò che fa la differenza fra la vita e la morte, te lo posso assicurare.

      • Paolo ha detto:

        e chi ha mai negato questo?

      • Devo aver frainteso…

      • Paolo ha detto:

        io ho detto che queste campagne di sensibilizzazione col bel maschione o con la bella femmina nudo/a e ammiccante sono non sessiste ma forse fuori luogo (perchè il sexy, la sensualità va bene in altri contesti) e ridicole, non sono dannose ma non credo che convinceranno a farsi gli esami qualcuno che non li avrebbe fatti, poi se mi sbaglio meglio così

      • Blossom ha detto:

        Sulla sovraesposizione Nato Invisibile cita un buon esempio: http://www.telegraph.co.uk/men/active/mens-health/9965494/Bowel-cancer-on-the-rise-among-men.html
        In questo determinato contesto non serviva. Ed anche in molti altri contesti pubblicitari.
        “Comunque ora che è venuto fuori che pure le campagne per il tumore al testicolo mettono dei bei manzi nudi ci sarà una lettera di protesta anche per questo?”
        Non so, magari qualcuno in UK se n’è lamentato, non ho fatto ricerche a riguardo. Per altro lo stai dicendo ad una persona che, appena sentita la diatriba su Tettangelo ed una volta vista la foto si è ritrovata a commentare: ah, tutto qui? Perché mi aspettavo ben di peggio. Sulla pubblicità in questione non mi trovo né totalmente in favore con quanto scritto qui http://amazzonefuriosa.blogspot.co.uk/2015/10/lega-tumori-e-lorenzin-ritirate-quella.html né però in disaccordo: non è l’ultima pubblicità di Anna Tatangelo e LILT a suscitare scalpore ma la constatazione di un trend, in cui questa pubblicità va comunque ad inserirsi, che riconferma un modo banale, stereotipato e spesso fuori luogo di fare pubblicità e rappresentare l’immagine femminile che diventa ancor più sbagliato quando questa deve parlare di salute e prevenzione.
        Di per sé trovo l’ultima pubblicità LILT un po’ sexy ma non erotica; riesce a rappresentare come ho letto su qualche articolo ” una giovane donna sana e sicura di sé”? Sì. Ma riesce anche a richiamare inequivocabilmente l’importanza della prevenzione? No. Finisce con l’essere solo una pubblicità tra le tante proprio perché è uguale a centinaia di altre, proprio perché il modo di rappresentare il corpo femminile è sempre uguale.
        Passiamo ai “manzi”.
        La prima pubblicità è suuuper sexy, molto più di quella di Tatangelo. È solo un modo per mostrare un po’ di carnazza? Sinceramente non credo. Perché? Per via della scritta: embarrassed? Che mi fa pensare a come molti uomini si rapportano alla malattia quando questa riguarda i loro genitali, con estrema vergogna. Chi ha fatto quella pubblicità non solo ne ha tenuto conto – e non è cosa da poco, almeno per i nostri standard – ma ha focalizzato tutta la pubblicità su questa comunicazione; un ragazzo sufficientemente belloccio, sufficientemente noto, fotografato in una posa sfrontata, con un’espressione sorniona, a rimarcare che non c’è nulla di cui vergognarsi. Per quanto questa richiami più facilmente un immaginario erotico è anche, paradossalmente, una pubblicità migliore. La nudità ed il modo di presentarla veicola il messaggio, non il contrario.
        La seconda pubblicità non ha nulla di sexy. È una nudità non erotizzata, ha una sua dimensione di normalità di cui è raro trovare un corrispettivo al femminile.
        In questa dimensione di normalità – ospedaliera – c’è un uomo che sponsorizza una raccolta di fondi sorridendo, stando ai consumatori a loro piace vedere sorridere chi sponsorizza un qualcosa sorridendo, pare sia efficace, di sicuro questa è una comunicazione diretta.
        La terza è più una via di mezzo tra le due. Ray Edwards è uno sportivo quindi la pubblicità punta soprattutto sulla sua prestanza fisica, fotografarlo con le sneakers è poi un tocco di genio. È una pubblicità che punta sulla bellezza del modello scelto ed una certa oggettivazione? Sì. Ma non punta a sessualizzare una parte del corpo che sarebbe poi quella su cui fare prevenzione, quella è perfettamente nascosta, ci basta sapere cosa sta pubblicizzando e vorrebbe farci intendere che si può essere strafighi e nel pieno delle forze eppure ammalarsi di cancro. Tra le tre è la meno efficace, ma mi pare meglio anche questa di quella della LILT.

        “Io non credo perchè al di là del pessimo gusto queste campagne non sono nè sessiste nè dannose..tutt’al più sono inutili e ridicole.”

        Nessuna di queste tre campagne pubblicitarie è sessista, dannosa, inutile o ridicola.
        Dobbiamo sempre tenere in conto il mercato per cui è pensata e le persone che interesserà. La prima pubblicità sarebbe impensabile da noi, per questo nel mio commento precedente scrivevo “quanto sia bigotta ed al contempo sessista la pubblicità in Italia” perché siamo abituatissimi ad una sessualizzazione dell’immagine femminile anche senza un contesto ed una comunicazione valida a sorreggerla ma appena ci si discosta da questa per spostarsi sulla sessualizzazione maschile si grida allo scandalo.
        Perché spesso le pubblicità che erotizzano le donne vengono tacciate di sessismo? Per la disparità della rappresentazione tra uomini e donne a cui fa da corollario una precisa mentalità: erotizzare le donne è la regola, erotizzare gli uomini, quando si fa, l’eccezione. Diverse campagne che vorrebbero fare prevenzione per il tumore al seno pare si limitino a gridare: TETTE!
        A quanto pare per quanto banale e fallimentare sia la di dicotomia tumore al seno –> TETTE! dev’essere irresistibile.

      • Aggiungo solo una piccola cosa, per rispondere più approfonditamente alla domanda: Perché spesso le pubblicità che erotizzano le donne vengono tacciate di sessismo?
        In questo articolo sull’oggettificazione del corpo maschile nelle pubblicità http://thesocietypages.org/socimages/2013/12/12/hunkvertising-is-the-rise-of-mens-sexual-objectification-equality/ Lisa Wade ci ricorda che è importante anche il contesto sociale nel quale l’immagine si colloca.
        La Wade descrive le immagini con l’espressione tongue-in-cheek (un termine inglese che si riferisce a uno stile di umorismo in cui le cose sono dette seriamente solo a metà, o in una maniera sottilmente ironica e scrive: they didn’t seem to be acknowledging and validating women’s sexual desire, so much as mocking it. “It’s funny to us to think of women being lustful,” I told Gianatasio, “because we don’t really take women’s sexuality very seriously.” In this way, the joke affirms the gender order because the humor depends on us knowing that we don’t really objectify men this way and we don’t really believe that women are the way we imagine men to be.
        Il punto è che chi osserva questi spot è perfettamente consapevole del fatto che generalmente le donne non trattano gli uomini come meri oggetti sessuali.
        Certo, l’oggettificazione del maschio non è certo una cosa positiva, ma è l’effetto sui fruitori che è diverso, e questo dipende dal fatto che la nostra società è ancora una società patriarcale.

      • Paolo ha detto:

        io sono molto critico sul concetto di “oggettificazione” sia riferito alle donne sia agli uomini: il corpo nudo o seminudo di una persona adulta genericamente di bell’aspetto ritratta in pose sensuali, erotiche o che possono eccitare sessualmente non è “oggettificato” nè degradante di per sè: la sensualità e l’eros fanno parte dell’umano

      • Questo perché oggettificazione non significa né “corpo nudo” né “posa sensuale”.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/09/09/donne-biciclette-e-animali-domestici/

      • Paolo ha detto:

        bene Riccio sono felice di sentirtelo dire quindi se dico che, per quanto la campagna sia discutibile per le ragioni che ho detto, nè la Anna Tatangelo del tumore al seno nè tantomeno i bei manzi del cancro al testicolo sono “oggettificati” mi dai ragione?

      • Paolo, e dire che ho cercato di spiegarlo, anche linkando Lisa Wade: le immagini vanno contestualizzate.

      • Paolo ha detto:

        io dico che un immagine simile a quella della tatangelo all’interno di una scena erotica di un film o di un telefilm o un fumetto non è maschilista non è degradante, non è fuori luogo..è totalmente legittima a prescindere da quello che frulla nella testa dei fruitori, io nella mia testa vedo una bella (oddio la Tatangelo non è il mio tipo ma è solo un gusto personale) donna sensuale, se un altro ci vede una persona da non rispettare, se non è in grado di rispettare una donna che lo attrae sessualmente il problema non è l’immagine, è lui.
        La sensualità maschile o femminile, l’eros fa parte dell’umano e va rappresentato possibilmente fuori da campagne di sensibilizzazione dei tumori

      • Quando parlo di contesto, parlo di questo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/09/19/il-contesto/
        Il contesto cui faccio riferimento è una cultura dove regna il maschilismo.

      • Paolo ha detto:

        ho risposto a quel post nei commenti

      • Blossom ha detto:

        “Paolo ha detto:
        20 settembre 2014 alle 05:29

        e l’oggettificazione in pubblicità certo esiste e andrebbe evitata”

        Oh, non ho resistito.

      • Paolo ha detto:

        certamente esistono pubblicità becere e sessiste ne ricordo una di pannelli solari, la tristemente nota “Montami a costo zero” o tutte le pubblicità in cui la moglie spolvera casa felice e sorridente come nessuna casalinga sia mentre fa le faccende, io non ho mai negato il sessismo in pubblicità solo che spesso si vuole vederlo anche in ambiti non pubblicitari dove secondo me non c’è o per meglio dire non c’è in quelle specifiche opere.
        comunque non ho lesinato critiche al manifesto della tatangelo dico solo che in altro contesto (e io per contesto intendo la narrazione in cui l’immagine compare:la narrazione di una pubblicità non è quella di un film) quell’immagine non sarebbe problematica

      • Blossom ha detto:

        Questa cosa per cui la pubblicità sì ma serie tv e film nonono è “razzista”, ecco.
        Parte sempre dal preconcetto che la pubblicità sia un mezzuccio, non abbia di suo alcuna dignità “creativa”, non può essere complessa e bella e originale e blabla.
        Notare che non sto mettendo pubblicità e film (cinematografia è forse esagerato) sullo stesso piano, vorrei però evidenziare che anche su altri prodotti come film e serie tv possa sussistere una critica concernente il sessismo; non sono incriticabili, non sono al di sopra.

      • Paolo ha detto:

        e va bene blossom sono razzista per me telefilm, film e fumetti hanno una dignità che la pubblicità anche la migliore non può aver. Ma non è che cinema e telefilm siano incriticabili, è che la gran parte delle critiche sociologiche (non tutte) che leggo nei vari blog mi sembrano sbagliate

    • Paolo ha detto:

      nel calendario ci sono bei ragazzi e belle ragazze, per me è più legittimo questo come campagna di sensibilizzazione (e anche occasione per divertirsi perchè si saranno pure divertiti/e a posare) che il manifesto con la Tatrangelo.Punto

  5. Paolo ha detto:

    infatti ho detto che tale valenza si esprime meglio in contesti diversi da quelli di una campagna di sensibilizzazione sul tumore al seno

  6. IDA ha detto:

    Sul Manzotin, mi trovo abbastanza d’accordo con l’analisi fatta da Blossom.
    Se nell’”oro della prevenzione”, la sessualizzazione è chiara, in quella della Tatangelo molto meno.
    Un corpo nudo, bello o meno bello, corrispondente o no ai canoni di bellezza, in quanto tale non fa oggettivazione e sessualizzazione di un corpo.
    Ma il messaggio della prevenzione al seno, a chi è indirizzato? Agli uomini o alle donne? Chi è che deve essere sensibilizzato alla prevenzione, gli uomini o le donne?
    La proliferazione delle immagini femminili sessualizzate nei media accomuna tutti i paesi occidentali, ma è particolarmente accentuata in Italia. Questo, probabilmente, fa si che i pubblicitari non sanno parlare alle donne, parlano agli uomini anche quando parlano alle donne. Come è stato ricordato in qualche commento, l’oggettivazione del corpo femminile, nei media è una regola, quello maschile un’eccezione. E quelll’eccezione non vuol dire uguaglianza di genere, perché è determinata unicamente dal business.
    Se un corpo nudo, femminile, una volta era considerato inopportuno, lo era perché si negava la sessualità femminile. Oggi lo si espone o meglio sovraespone per controllare la sessualità femminile. Siamo passati dalla negazione al controllo. Ci siamo perse la liberazione. La negazione o il controllo servono a costituire l’identità. Un’identità sociale e sessuale subordinata.
    L’immagine della Tatangelo mi resta difficile da concettualizzare, e mi resta difficile capire dove è che mi sensibilizza alla prevenzione del tumore al seno. Ma al contrario appartiene alle tante immagini che possiamo trovare sui periodici femminili, a quei messaggi che riguardano l’aspetto fisico e riguardanti diete e perdita di peso, prodotti di bellezza o consigli come migliorare l’attrattività sessuale. È qui che si forma l’identità sociale femminile, nell’attrattività sessuale, a interiorizzare la prospettiva dell’osservatore, vale a dire a trattare se stesse come oggetto da guardare e valutare sulla base dell’aspetto fisico.
    E non esclude una valutazione maschile, sulla base del possibile utilizzo delle sue funzioni sessuali . Tuttavia tutto questo, cosa c’entra con la prevenzione al tumore al seno? Si può comunicare alle donne senza veicolare messaggi di dominio?

    • Paolo ha detto:

      la sensualità, l’eros anche esplicito quindi una immagine (femminile o maschile che sia sessualizzata non ha nulla di degradante (escludendo certe pubblicità particolarmente becere), la sessualità e l’eros, la sensualità anche esplicita e “smaccata” e “non raffinata” fa parte dell’umano

      • IDA ha detto:

        Il nudo in se, non è sessista ne oggettivante, ma il contesto dove è inserito che lo rende sessista e oggettivante.

      • Paolo ha detto:

        lo dico anch’io, io dico che in un contesto non pubblicitario on c’è nessuna degradazione

      • Blossom ha detto:

        Fast&Furious, per dirne uno. Non puoi dire “in un contesto non pubblicitario” come fosse una regola d’oro e per tutti i film e per tutte le pubblicità. Si può usare il nudo e la sessualizzazione in entrambi e farlo bene oppure farlo male.

      • Paolo ha detto:

        ma guarda ci sono certi film di Francesco Nuti che sono di un sessismo e di una misoginia insopportabili a prescindere dalla presenza di nudità, Fast & furious al confronto è un film femminista. Comunque nel franchise di Fast & Furioius i personaggi femminili interessanti ci sono, certamente sono fisicamente bellissime e sexy ma anche gli uomini in quel film sono i classici “bei manzi” (sì continuo a dirlo! Sono “un “oggettificatore”, fatemi causa)

      • Paolo ha detto:

        e beninteso, anche un film dove ci sono donne bellocce e uomini brutti non è detto che sia maschilista

      • Blossom ha detto:

        I Fast&Furious sono machisti, sono pensati per un preciso target. Ciò non significa che non siano godibili o non ci sia nulla di più di fighi&fighe e tette&culi, ma sono anche un buon esempio di come nudità ed erotizzazione possano essere gratuite, senza particolare attinenza alla trama. Che ci siano buoni personaggi femminili o che ci siano “manzi” non c’entra nulla. E poi sì, Paul Walker era bellissimo, The Rock è un figo ma Vin Diesel fa gridare santa castità.
        Non mi viene in mente nessun film di Nuti adesso, ma mi sento di dire che se il sesso ed il nudo fanno parte del quotidiano e della normalità a suo modo, purtroppo, anche il sessismo ne fa parte: è come vengono raccontate le cose che cambia. I film di Nuti che hai visto erano film di propaganda sessista o erano film con dei personaggi sessisti? C’è differenza.

      • Paolo ha detto:

        Fast & Furious è sana tamarraggine senza nessuna pretesa e massima godibilità, Donne con le gonne di Nuti è intriso di misoginia e maschilismo (non sempre coincidono ma lì sì) e pretende anche di offrire riflessioni “ironiche” sui rapporti di coppia

      • Paolo ha detto:

        quando nudità ed erotizzazione non hanno attinenza con la trama forse ce l’hanno con l’atmosfera del film

      • Blossom ha detto:

        Sana per chi? Da quale punto di vista?
        Che non siano film pretenziosi è fuor di dubbio, ma lo sono da un punto di vista cinematografico. Lo sono anche sotto ogni altro aspetto?
        E sì è vero che un nudo non attinente alla trama può comunque rientrare nell’atmosfera del film, nel caso di Fast&Furious l’atmosfera è il machismo.
        Ma ce n’era a sufficienza anche senza i culi in piscina, se per questo.

      • Paolo ha detto:

        considero il machismo finto-intellettuale di Donne con le gonne molto peggiore di quello esplicitamente tamarro, trash e tutto sommato innocuo di F&F ma alla fine è anche questione di gusti

  7. IDA ha detto:

    Poi: Ci sarebbe anche da dire che il termine “manzo”, riferito ad un uomo, a me non piace, un termine che non ho mai usato, che non ho mai sentito usare da mia figlia o dalle sue amiche, ma se Paolo lo riporta, vuol dire che almeno su internet ci sono donne che usano questo termine. Il manzo è un taglio di carne bovina, di maschio castrato tra il terzo e il quarto anno di età. È oggettivazione, deumanizzazione ed è sempre sbagliata anche se riferita ad un uomo, la parità di genere non funziona così. Quando ero un po’ più giovane e molto interessata agli uomini, si usava termini tipo: “belloccio”, “figo” e “interessante” e la durata della pausa indicava la qualità. Ai tempi dell’università che dividevo l’appartamento con altre tre compagne, avevamo un codice interno che era: “è un ragazzo sensibile” che voleva dire, “ m’interessa tieniti alla larga”, oppure “ è un ragazzo intelligente” che voleva dire hai campo libero. Facile prevedere che dopo un anno ci siamo scannate, ma non per i ragazzi sensibili e intelligenti, ma per lo yogurt. Perché chi lo mangiava, non era necessariamente la stessa persona che lo comprava, lo stesso accadeva per i biscotti, il latte, il formaggio e per gli affettati…

    • IDA ha detto:

      Altra annotazione: Una volta la virilità degli uomini si misurava dai peli sul petto, ho notato da quelle immagini, che sono tutti depilati da fare invidia. Cosa usano?

      • L’estetista, immagino.

      • IDA ha detto:

        🙂 ahh. ecco.. spiegato l’arcano!

      • Paolo ha detto:

        spero che nessuno accuserà questi uomini di aver “interiorizzato il canone estetico dell’uomo sportivo, muscoloso, dall’addome piatto e dal petto glabro o poco peloso” questi uomini hanno il diritto di depilarsi e coltivare il loro aspetto estetico come meglio credono senza che si dubiti della loro libertà interiore facendo ragionamenti pseudo-sociologici..ecco lo stesso diritto ce l’hanno le donne

      • Blossom ha detto:

        In realtà per contrapposizione al trend dell’uomo depilato in parte si è tornati a considerare la villosità come una parte della virilità. Purtroppo il connubio pelo e virilità, per quanto idiota, è duro a morire, almeno tra le persone comuni. Il trend barboso è in parte una constatazione di questo fenomeno.
        Io spero solo che questa malsana idiozia muoia al più presto, i peli mi fanno salire i conati di vomito e non riesco proprio a limitarmi a dire: vabbè a me non piace, ma chissene. No no e no.
        (Su un socialino una volta ho visto una pubblicità degli anni 50 su un toupée per il petto… L’Orrore.)

      • Paolo ha detto:

        l’associazione pelo-virilità deriva anche dal fatto che in linea di massima gli uomini hanno più peli delle donne. (io la faccia continuo a radermela, il trend barboso non mi avrà mai!)
        Blossom,se ti può consolare in molti telefilm gli uomini nelle scene d’amore sfoggiano petti depilati o con pochi peli, e anche in reality show tipo dating naked o L’isola di Adamo ed Eva (almeno la versione olandese del programma) la maggioranza dei concorrenti ha un petto glabro o quasi.
        Sinceramente l’uomo iper-peloso lucio dalla style non piace nemmeno a me, lo dico da etero ma ci sta che a qualcun’ aktro/a piaccia, de gustibus

      • Blossom ha detto:

        Oltre alla mia personale fobia – perché non è solo una questione di gusto per me – ho notato che l’uomo villoso piace soprattutto alle machiste, che è un ottimo motivo per farmi disprezzare maggiormente i peli.
        Una volta ho letto un commento che diceva grosso modo: ah questi uomini depilati come neonati non sprUzzano virilità. Ecco, ogni volta che becco una a cui piace la peluria penso a ‘sta disgraziata e mi immagino schiere di uomini che vanno in giro a spruzzare la virilità. Un incubo.

      • IDA ha detto:

        È superfluo dedicarsi a peli superflui, diceva spesso il mio ex compagno. Quando l’ho conosciuto, nel secolo passato, aveva capelli e barba lunga. A me mi, non si dice ma lo ripeto, a me mi piaceva moltissimo. Ci siamo messi insieme e si è tagliato i capelli e la barba. È stato vent’anni con me, con la barba e capelli corti. Quando si dice che gli uomini sono stronzi.. Con la sua nuova compagna,- che è anche molto più giovane di me.- non solo ha perso un po’ di chili e la pancetta, ma si è rifatto crescere i capelli e la barba.
        Bene, ricordo che lui la barba se la faceva solo la domenica mattina, aveva e ha tuttora un look trasandato, ma curato. Anche mio figlio, da circa un anno si è fatto crescere la barba, non so cosa ne pensi la sua compagna, ma a me piace, così. Ma si sa “ogni scarrafone è bello a mamma soja.”
        Ora non dico dei gorilla, ma un po di barba e peli in un uomo mi piacciono. Ricordo alcuni colleghi che venivano in ufficio, con la stessa cravatta, giacca, camicia, pantaloni e probabilmente mutande per mesi, ma sempre ben rasati, e alla sera quando finiva l’effetto del dopobarba o del deodorante, non ti potevi avvicinare a loro..

      • Paolo ha detto:

        ognuno faccia quello che vuole e apprezzi quello che vuole. Io ho i miei gusti altri hanno i loro

      • IDA ha detto:

        Ci mancherebbe altro.. Paolo.

      • Blossom ha detto:

        “Ricordo alcuni colleghi che venivano in ufficio, con la stessa cravatta, giacca, camicia, pantaloni e probabilmente mutande per mesi, ma sempre ben rasati, e alla sera quando finiva l’effetto del dopobarba o del deodorante, non ti potevi avvicinare a loro.. ”
        Dài però che schifo 😀
        Credo che in questo giochi anche il fattore generazionale, in linea di massima alla mie coetanee gli uomini pelosi non piacciono. Mentre a mia madre ed alle sue coetanee non spiacciono; la loro generazione ha avuto a che fare più facilmente con uomini villosi della mia ed una ventina o trentina di anni fa non c’erano così tanti uomini depilati.
        Poi tra barba e petto villoso scelgo la prima sempre e comunque. Sono stata con un barboso perenne e la barba gli donava, ha un suo perché da un punto di vista estetico epperò punge.

      • IDA ha detto:

        Punge, quando è corta.
        La prima più che altro è una rivendicazione sindacale, se una donna si reca al lavoro con lo stesso vestito per due giorni consecutivi, se n accorgono tutti, gli uomini nessuno.. quindi le donne per fare lo stesso lavoro devono investire molto di più denaro nell’abbigliamento….

      • Paolo ha detto:

        se lavori in un posto dove sono tutti esperti di moda può succedere

    • Paolo ha detto:

      “figo” e “belloccio” li uso anch’io, ho iniziato a usare “manzo” sia perchè sì è un termine che esiste per definire gli uomini genericamente bellocci, dal fisico asciutto e solitamente aitante anche se forse è usato da persone più giovani e generalmente più “tamarre” rispetto alle persone probabilmente frequentate da Ida sia perchè volevo vedere chi di voi sarebbe stato il primo a scandalizzarsi “Ahhh! Noo è oggettivazione!! Nooooo”, se fosse stato un uomo avrei potuto dargli del vittimista. A te Ida dico che se una donna definisce “figo” “belloccio” o “manzo” un uomo che la attrae o se lo fa un uomo non ci vedo nulla di tremendo..certamente è perlomeno maleducato gridare “bello/a manzo/a” a una persona sconosciuta che passeggia per i fatti suoi quindi eviterei ma in una situazione intima e se entrambi condividono l’uso di un certo linguaggio considerato “volgare” lo si può fare.

      • Manzo io non l’ho mai sentito. Ma forse sono troppo “anziana”.

      • IDA ha detto:

        Per quello che riguarda i peli, non ho espresso giudizi, ne estetici ne di legittimità, ma ho notato un cambiamento di costumi, hai miei tempi i maschi facevano mostra dei peli sul petto. Il mio giudizio soggettivo che a me le fasce muscolari mi fanno effetto, li trovo poco attraenti, dei tre maschi in “mostra” preferisco il secondo, i bronzi di Riace stanno bene nei musei non nel mio letto. Ma è un giudizio personale.
        Sul resto non sono d’accordo, le parole sono importanti, le parole esprimono concetti. Non è scandalizzarsi, lo scandalo è un’altra cosa. Abituarsi ad usare concetti che frammentano una persona, che li rende solo oggetti, o funzionali a vari scopi, è pericoloso, perchè ci si abitua a considerare gli altri meno umani.

      • Paolo ha detto:

        a te come ad altre donne i bronzi di riace non piacciono ed è legittimo, ad altre donne piacciono e hanno il diritto di trovarli attraenti, lo stesso vale per gli uomini nei confronti delle donne, per i gay eccetera
        Tra l’altro io non ho il fisico di un bronzo di riace quindi non parlo certo per interesse personale

      • Blossom ha detto:

        Io ho preferito metterlo tra virgolette. Finché è scherzoso o è utilizzato in confidenza non ho nulla da dire, ma non mi piace l’idea di utilizzare il vocabolo al posto di bello a mo’ di sinonimo. Se fosse utilizzato in pubblicità lo troverei molto negativo.

      • Paolo ha detto:

        anche le parole dipendono dal contesto “bella gnocca, bel figo” e simili tra due amanti sono cosa lecita, urlati a degli sconosciuti per strada sono oggettivamente beceri

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