Il reo confesso e l’incredulità

Luca Priolo, 24 anni, l’ex convivente di Giordana Di Stefano, 20 anni, ha confessato: “Si sono stato io.”

Stava fuggendo quando è stato fermato alla Stazione Centrale di Milano dai Carabinieri; era pronto a salire su un treno diretto a Lugano, Svizzera, per lasciarsi il corpo di Giordana martoriato dalle coltellate alle spalle.

Dal sito tgcom24:

tgcom

Igor, come non ci credi? Non era sola, Giordana, quando ha incontrato Luca Priolo. C’era un cugino con lei, quel martedì sera. Pare sia stato lo stesso Priolo a chiedere all’uomo di allontanarsi e lasciarli soli. Ha confessato. Stava scappando. C’è una denuncia, a testimonianza del suo comportamento persecutorio nei confronti della vittima.

Da La Stampa:

la_stampaNon è strana tutta questa incredulità?

Soprattutto alla luce del fatto che – ci dicono i giornali – da gennaio 2015 a oggi, in soli 9 mesi, le vittime del femminicidio sono già 88, con un incremento di circa l’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Tra l’altro, l’associazione Sos Stalking ha dichiarato che una significativa percentuale delle vittime (circa il 25%) aveva già denunciato il suo assassino, proprio come nel caso dell’efferato omicidio di Giordana di Stefano.

Da Il Tempo:

iltempoIl caso di Luca Priolo rientra in una delle tipologie più comuni di femminicidio, frutto della radicata convinzione che la donna sia più un oggetto di proprietà che un essere umano.

Lei lo lascia, lui la uccide.

Lo sappiamo bene, ormai, che nella maggior parte dei casi l’assassino non è un mostro né un pazzo, che l’omicidio non è un’improvvisa e inspiegabile esplosione di insensata violenza, bensì l’ultimo atto di una serie di comportamenti lesivi che si sono protratti nel tempo, ma che diventano visibili all’esterno del rapporto intimo fra vittima e carnefice soltanto quando si concludono in tragedia.

Lo abbiamo visto così tante volte che ciò che suona veramente incredibile è l’incapacità delle persone intervistate di riconoscere uno schema comportamentale descritto e analizzato da una vasta e diffusa documentazione.

Da Il Corriere del Mezzogiorno:

corriere_mezzogiornoNon ci vuole credere, la gente. Non vuole credere che un rapporto di coppia che dall’esterno appare “una storia burrascosa” sia in realtà un rapporto segnato dalla violenza, non vuole rinunciare alla versione della “lite finita male”, non vuole abbandonare lo scenario del “conflitto”, ma soprattutto continua a lasciare sole le donne che cercano una via d’uscita da una relazione nella quale si sentono vilipese ed annientate.

In una cultura patriarcale la gente continua a descrivere come normale il terrorismo fisico ed emotivo contro le donne, continua a descrivere la violenza dell’uomo contro la sua partner come un fatto della vita, ed è per questo che nel racconto degli amici quella di Luca Priolo non era violenza, ma solo gelosia, non era persecuzione, ma solo la manifestazione di un amore tenace che non si rassegna.

E’ questa la tela di ragno che imprigiona le vittime di femminicidio per anni ed anni, fino al giorno della loro morte, una tela intessuta pazientemente dall’assassino ma anche da tutti coloro che non credono e rendono impossibile qualsiasi riflessione collettiva sulla la violenza di genere come problema culturale, impedendo alla donna di riconoscere e temere quei segnali d’allarme che potrebbero salvarle la vita.

Basterebbe un briociolo di consapevolezza in più.

Ma la gente si ostina a non credere e le donne continuano a morire.

Per approfondire:

La fabbricazione dell’uomo abusante

Violenza di genere: “ogni femminicidio è un fallimento della società”.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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20 risposte a Il reo confesso e l’incredulità

  1. missloislane79 ha detto:

    L’ha ribloggato su La Zitella Felicee ha commentato:
    Sempre puntuale ed incisiva, Il Ricciocorno. Articolo da leggere e su cui riflettere. MOLTO.

  2. primavera ha detto:

    Il meglio arriva oggi..leggo su tgcom che lui temeva che lei gli portasse via la bambina.
    Qui veramente si è toccato il fondo. Ormai con questa scusa,perché di scuse si tratta per passare loro da vittime perfino a confronto con un cadavere, si giustifica ogni cosa.
    Portare via i figli come se nei tribunali ti danno il condiviso pure con jack lo squartatore????
    Possiamo acquistare uno spazio su un quotidiano per dire come effettivamente stanno le cose visto che i dati dei femminicidi non bastano????

  3. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    Non rientra precisamente nel tuo campo di interesse ma potrebbe interessarti comunque. La nuova campagna Report The Abuse, con blog, di Megan Nobert.

    Sexual abuse and harassment as common place, a not infrequent experience, in the ambiente of humanitarian workers. Megan is a young human rights lawyer and humanitarian worker who was raped while on mission by a colleague employed by UNICEF. The entirely inadequate institutional response led her to start this campaign, with a view to supporting victims and also in the long term inducing organizations to improve their institutional response, protocols etc.

    At present she is sending out every day citations from the stories that have been shared with her.

    I am linking this to your post of today because more and more I have the impression that *in every social context we see people who are incredulous that this or that form of abuse of women – or even murder of women – is really happening.*

    I am very serious when I say that the level of feminist rhetoric in the media has possibly confused us all. We all talk about the empowerment and the protection of women but how much has changed? So much talk, so many hypothetical rights, and what happens down on the ground?

    Megan’s stories of rape, abuse, etc are coming from organizations that talk constantly about women’s rights.

    Un abbraccio

    Shonag

  4. IDA ha detto:

    Incredulità, riluttanza ad accettare un qualcosa per vero. Eppure la gente oggi è disposta a credere a tutto, dalle teorie gender alle scie chimiche. Per non parlare di politica che è disposta a bersi di tutto. Ma ci dobbiamo credere?
    Certo essere circondate da incredulità è già alienante di per se, forse nemmeno dai carabinieri quando ha fatto la denuncia è stata creduta. Perché crederle? Le donne esagerano e sono delle calunniatrici, a questo è facile credere a questo sono disposti a crederci tutti. Anche io sono incredula; incredulità, sconforto e sgomento, sono i sentimenti che provo nel vedere i giornali trattare le notizie in questo modo. Non si può dire ai giornalisti come fare i giornalisti, perché si offendono, certamente lo sapranno, allora perché continuano? Ci parlano dei desideri, dei sogni di lui, la grande mela ecc.. ma non sappiamo nulla dei desideri o sogni di lei, che non può più realizzare. In quel mondo di increduli, lei ci credeva? Pare di si, dal momento che nel 2013 ha fatto denuncia e non per gelosia, perché la gelosia non è un reato.
    Il 30 settembre c’è stato il processo all’idraulico fiorentino, che aveva, crocefisso Andrea Cristina Zamfir 26 anni, ad una sbarra e sodomizzata con un manico di scopa, fino a provocarle la morte dopo ore di agonia. La procura aveva chiesto l’ergastolo, è stato condannato a 20 anni. I giornali ci fanno sapere che il Viti, (l’idraulico fiorentino) avrebbe detto al suo avvocato andiamo avanti c’è ancora speranza. Ci fanno sapere che lui è addolorato e dispiaciuto e chiede scusa alla famiglia di lei. Ci fanno sapere che lui in carcere ha trovato conforto nella fede. La passione per questi giochi? Colpa la sua scarsa virilità, che certo non è colpa sua, ma nemmeno delle prostitute che si sono ritrovate un bastone in culo. Si perché c’era la denuncia anche di altre 5 prostitute, che hanno testimoniato al processo, ma che probabilmente non sono state considerate veritiere, perché erano ancora vive, si sa le donne solo da morte sono credibili.

    • Nato Invisibile ha detto:

      Ida, purtroppo questa ballerina di vent’anni non ha guadagnato credibilità neppure da morta. PS. Anche se sono una ragazza etero invece che un bel manzo, prenderesti in seria considerazione la possibilità di sposarmi??

      • IDA ha detto:

        Si è vero, spesso capita di non essere credute nemmeno da morte…
        Posso prendere in considerazione tutto quello che vuoi, ma non il matrimonio. Sono refrattaria ad ogni forma di matrimonio, sono stata con un uomo senza matrimonio, ho fatto figli senza matrimonio, si lo so, ho vissuto nel peccato.. ma a pensarci bene, sei la prima che me lo ha chiesto esplicitamente e quindi perchè no? Ma ricordati si vivrà nel peccato!

      • Nato Invisibile ha detto:

        Anche io non mi sono mai sposata ed ho un figlio fuori dal matrimonio… Da peccatrice a peccatrice è ufficiale: mi sto innamorando! 🙂

  5. Paolo ha detto:

    certo che si può essere gelosi (e gelose) senza essere violenti ma non è questo il caso, lei lo aveva denunciato per stalking quindi vuol dire che lui non era così “non violento”. era ossessivo, distruttivo. Uccidere una donna perchè non ti vuole più o perchè “vuole portarti via i figli” non centra con la gelosia, non centra con l’amore nè col romanticismo! E’ normale soffrire per essere stati mollati ma un uomo equilibrato e sì lo voglio dire “virile” nel senso migliore del termine, un uomo adulto trova sempre il modo di gestire questa situazione, di vivere il suo legittimo dolore senza scagliarsi contro la ex quindi questo assassino è solo un fallito, non è un uomo “troppo innamorato”, non è innamorato per niente a prescindere da quello che dice e di cui magari si auto-convince

    • Vale ha detto:

      Giuro, ultimamente i commenti di Paolo mi fanno commuovere…
      Comunque qualcosa mi puzza: intendo, che la gente non vada mai a pensare che qualcuno che conosce possa essere un assassino è normale. Che l’amico di lui lo descriva come un brav’uomo, pure. Che le amiche di lei non avessero alcun sentore che lei fosse terrorizzata (e per arrivare a denunciare un uomo violento, qui in Italia, ce ne vuole), mi fa dubitare di questa amicizia…

  6. Blossom ha detto:

    Tipico, anche nelle famiglie. X dice che il compagno della sorella è un violento stando seduta a tavola con le cugine Y e Z. Y e Z le rispondono che si sbaglia, fanno spallucce, minimizzano, è lei che inventa. Tempo dopo si ricredono: stai a vedere che invece X aveva ragione?
    E perché non avrebbe dovuto aver ragione? Che motivo si ha di inventare storie simili?
    Perché se X e le cugine sono in ottimi rapporti, cresciute assieme, sincero affetto, non dovrebbero fidarsi di ciò che dice una di loro?
    Per me è perché è molto più comodo così, mettere la testa sotto la sabbia, minimizzare, allontanare il pensiero che qualcosa possa non andare bene è comodo, quando si tratta di violenza di genere serve forse ad esorcizzare una certa paura latente, ma è anche il frutto di quanto sia stato convincente il sessismo. Le cazzate a quanto pare passano con estrema facilità, la verità no.

  7. primavera ha detto:

    Ida sei grande!!!!

  8. Nato Invisibile ha detto:

    Per dovere di cronaca, volevo segnalare che non tutti i giornalisti si focalizzano sull’incredulità dei conoscenti. Ieri sera ho appreso la notizia al tg2, ed è stata raccontata ben altra storia: Primavera, sei molto vicina al vero (purtroppo). Lo spregevole individuo che ha flagellato e martoriato il corpo della povera AMATA ventenne, lasciando orfana una bambina di 4 anni, non temeva esattamente che lei gli sottraesse la figlia. Erano in causa per l’affidamento esclusivo (da lei richiesto), e lui aveva promesso di concederglielo se lei avesse ritirato la denuncia per stalking. Lei non l’ha ritirata, e il giorno prima della prima udienza, lui l’ha ammazzata.
    Il tg2 ha trasmesso un servizio di un minuto, realizzato abbastanza obiettivamente da due giornaliste donne, ed annunciato così dal conduttore in studio Laruffa: “Una storia che si ripete: una ragazza di vent’anni che denuncia l’ex compagno. Lei è stata ritrovata uccisa a coltellate in provincia di Catania, lui è stato fermato a Milano mentre tentava di fuggire. Ha confessato.” (Min 20.52 tg2 h.20.30 07/10). Segue servizio dettagliato http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3cb2c0c6-ba6b-45ac-bf13-3ec57cecf64c-tg2.html#p=0
    Non si accenna ad incredulità degli “amici” né a dichiarazioni dei familiari, di chi cioè sapeva la sofferenza di questa giovanissima madre. Non che questo servizio renda giustizia alla ragazza. Ma meno peggio di altri. Il punto,secondo me, è che lui confessa. Questo lo rende “collaborativo” agli occhi del giudice. Sconto di pena? Sono pronta a scommetterci.

    • IDA ha detto:

      Quando vogliono i giornalisti, sanno fare il loro lavoro e lo sanno fare molto bene. Non si parla dell’incredulità degli amici, perchè l’attenzione del servizio è su di lei, sulla vittima. Quando si vuole togliere l’attenzione dalla vittima, si va a cercare le motivazioni o meglio le giustificazioni del carnefice.. era un bravo ragazzo, un bravo padre di famiglia.. si fa le interviste ai vicini, l’amava tanto ma tanto.. colpito da un raptus, follia, gelosia.. ecc..

      • Nato Invisibile ha detto:

        Proprio così, salvavo questa notizia perché in controtendenza rispetto al solito focus sul maschio reo per “raptus”, ma di certo un po’ di rivittimizzazione ai danni di lei c’è: “lo ha denunciato solo una volta”! Come se una ragazza appena maggiorenne dovesse essere una veterana delle violenze per essere più credibile… Una sola denuncia.. Mi fanno proprio rabbia! E quella bambina, oggi, che futuro avrà?

      • IDA ha detto:

        il denunciato solo una volta mi era sfuggito. Quante denunce deve fare? Non ne basta una? Che comunque l’unica che aveva fatto era intenzionata a non ritirarla, e questo le è costato la vita.

  9. Tiziana ha detto:

    A dire la verità, le parole dell’amico Igor sono state pronunciate prima che lui confessasse di essere colpevole.
    E poi non sarei così sever: dire “non posso crederci” davanti a una fatto del genere che coinvolge una persona che conosci, è una reazione del tutto normale. Anche io se mi dicessero che un mio amico ha ucciso una persona, reagirei cosi come prima reazione.

    • “Non ci posso credere!” può essere intesa come un’espressione di stupore (e il significato è “mi riesce difficile credere a quello che vedo”) ma il punto è proprio questo: è tanto difficile credere al fatto che un uomo denunciato per stalking sia un violento pericoloso? E perché è così difficile?
      Ciò che impedisce di prevenire questi reati è il fatto che la gente non sembra in grado di riconoscere la violenza, neanche quando se la trova accanto.

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